martedì 17 febbraio 2026

Minoranze organizzate controllano maggioranze disorganizzate







Islamizzazione dell’Europa. A che punto siamo?



Di Paolo Piro, 16 feb 2026

“Sentiamo il rumore del muro che crolla

ma non quello dell’edera che si insinua,

si radica, fessura e frattura”.


Yusuf al-Qaradawi, esponente di rilievo della Fratellanza Musulmana, nel 2007 in una intervista all’emittente televisiva Al-Jazeera affermò che l’islam avrebbe nuovamente volto le sue mire di conquista verso l’Europa: “La conquista di Roma, la conquista dell’Italia e dell’Europa. Questo significa che l’Islam tornerà in Europa ancora una volta. Si può dire che questa conquista si farà attraverso una guerra? No, non è necessario. Esiste la conquista pacifica, e la conquista pacifica è uno dei principi di questa religione. Prevedo che l’Islam tornerà in Europa senza ricorrere alla spada. Questo sarà fatto attraverso la predicazione e le idee”. 

L’eminente teologo musulmano puntualizzò che si sarebbe trattato del terzo tentativo. Il primo si era consumato ad opera dei Saraceni fra il VII e l’XI secolo, vanificato da Carlo Martello a Poitiers nel 743 e a Tourtour nel 973 dal Duca Guglielmo; il secondo, ad opera degli Ottomani, si infranse nelle acque di Lepanto nel 1571 e sotto le mura di Vienna l’11 settembre del 1783, grazie al Re di Polonia Giovanni III Sobieski. Il terzo tentativo, questa terza aggressione dell’Islam verso l’Europa, sottolineò al-Qaradawi, non userebbe la spada ma la demografia, la predicazione e la battaglia culturale attraverso l’espansione della presenza musulmana con le sue moschee e le sue comunità parallele, alimentate dagli immigrati. Lo stesso Erdogan, aspirante Califfo neo-ottomano, nel 1997, fece suo un brano del poeta nazionalista turco Ziya Gökalp “Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, le cupole i nostri elmi e i credenti i nostri soldati”.

Intanto, il mondo islamico tesse la sua nahda (il risveglio) come definita da Jamal al-Din al-Afghānī, fra i più grandi riformatori dell’islam del XIX secolo, la trama di un risveglio che la Fratellanza Musulmana dal Maghreb, Jamaat dalla regione indiana ed altre realtà nel mondo tessono dal 1922, data della fine del califfato ottomano. In tale contesto si consuma la contesa per la conquista della leadership nella ummah. il contenzioso ha tre pretendenti, gli ayatollah di Teheran i Sauditi di Ryad e il leader turco di Ankara con le varianti, pro-tempore, dell’Isis e di altre sigle. Tutti consci che non basta vincere la battaglia per la supremazia politica e quella del confronto con l’occidente ma occorre, per avocare a sé il titolo di Califfo, possedere le chiavi del luogo sacro islamico per eccellenza, La Mecca. Il che vorrebbe dire, almeno per due dei tre aspiranti, ricevere le chiavi dai sauditi, con le buone o con le cattive. L’ultima volta, nel 1500, cinquant’anni dopo che Maometto II aveva conquistato Costantinopoli, il sultano Selim II marciò con le sue truppe alla volta de La Mecca, allo Sceriffo, che ne deteneva le chiavi, non rimase che consegnarle nelle mani del capo ottomano che, così, acquisiva il titolo di vicario di Maometto (Califfo), guida suprema della Nazione Giusta, la Ummah.

Le sorti di questa vicenda, cioè il terzo tentativo di conquista musulmana, passano per l’Europa, una realtà di difficile definizione. È l’Europa a 27 della Unione Europea? Oppure quella dall’Atlantico agli Urali di woytilana memoria? Oppure l’Europa di una cristianità che non c’è più e che, comunque, continua a costituire, sul piano culturale e spirituale, l’unica vera identità a cui gli europei possono fare riferimento? Risposta difficile perché, oggi, l’Europa rischia sempre più di ridursi ad una espressione geografica intesa come estrema propaggine continentale dell’Asia che si distende verso l’Atlantico.

L’Unione Europea spende il meglio di sé per rendersi insignificante, collabora con il Consiglio d’Europa che comprende 46 Paesi fra i quali la Turchia e si occupa di diritti umani. Il Consiglio, nel 2010, ha votato la risoluzione 1743 che recita “Vogliamo rendere chiaro che l’Islam è parte della Civiltà Europea, che non è una importazione recente, ma ha radici che risalgono a 13 secoli”. Per non farci mancare niente nel 2014 è stata istituita la “Giornata mondiale contro l’Islamofobia” e ogni anno è pubblicato un rapporto che rende edotti sugli episodi islamofobici e la diffusione di quello che viene passato per un diritto umano, cioè “essere musulmani”, come se qualcuno mettesse in dubbio tale libertà. Non esiste, invece, un rapporto annuale sugli istituzionalizzati abusi contro i diritti umani nei paesi dove vige la sharia.

L’Europa dei 27 conta 450milioni di abitanti fra i quali 30milioni di musulmani, poco meno del 7%. Numeri approssimativi dal momento che mancano cifre esatte e in alcuni Paesi, come la Francia, vige il divieto di condurre contabilità inerenti la diffusione di religioni, etnie e quanto altro andrebbe contro l’etos dei “diritti”. Le proiezioni sul futuro dell’Europa, nella prospettiva di alta immigrazione parlano, per il 2050, di 70milioni di musulmani, a fronte di un tragico ed inesorabile declino demografico che riguarda soprattutto la componente autoctona europea. In Italia e Spagna la percentuale di muslim tocca il 5%, nel Regno Unito il 6,5%, in Germania il 7%, in Francia e Belgio il 10%, paesi come la Svezia, la Danimarca, l’Olanda hanno percentuali fra 5 e l’8%. 

Questi ultimi tre Paesi vivono una drammatica situazione sul fronte della sicurezza pubblica, grazie a decenni di maggioranze governative a trazione “Verde” che hanno promosso l’accoglienza senza limiti di immigrati fra i quali molti musulmani. Un welfare oltremodo generoso ha fatto accorrere stranieri da ogni parte del mondo, ha trasformato l’identità di queste nazioni diventate l’emblema del multiculturalismo e del suo fallimento. C’è chi afferma che quello di Stoccolma sia uno Stato fallito, famoso negli anni ’70 del XX secolo per sua maestà il Re che andava sul bus senza scorta, come segno di una democrazia compiuta, oggi interi quartieri sfuggono al controllo delle forze dell’ordine, lo Stato non ha più giurisdizione su di essi. In molti Paesi europei sono sorte società parallele, enclave, dove vige la sharia oppure, come nel Regno Unito, dove si sono insediate diverse ShariaCourt, enti che amministrano la giustizia, valutano divorzi ed eredità secondo il Corano e, infine, interi quartieri del tutto islamizzati come Molenbeek e Schaerbeek in Belgio, Lavapiès in Spagna oppure Marsiglia dove i musulmani puntano a quota 50% della popolazione e la città è definita “città algerina per eccellenza”. In Germania e Regno Unito, le autorità consentono la Sharia Police, ronde che redarguiscono per strada le donne vestite in modo non consono. Non si può dimenticare che le autorità inglesi, nel 2019, negarono l’asilo ad Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata nel suo paese, di blasfemia. Londra, evidentemente, temeva di non essere in grado di contenere la piazza musulmana.

L’espansione islamica in territorio europeo conta grandi moschee come quella di Roma, Strasburgo o Est London, e quelle simboliche di Poitiers, dedicata ai “martiri saraceni” di Carlo Martello o Cordoba ex capitale dell’emirato di Andalusia, inoltre esistono innumerevoli luoghi di culto che ogni venerdì accolgono milioni di fedeli. In Italia se ne contano circa 1.200, in Germania 2.500, in Spagna 2.000, in Francia 3.000, numeri approssimativi che offrono l’idea del processo di espansione in corso, finanziato da miliardi di petroldollari investiti da Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Turchia, un fenomeno avallato dagli stati nazionali anche perché i fondi giungono in Europa unitamente all’avvio di affari e lucrosi investimenti di altro genere. Sarebbe complesso descrivere la progressiva penetrazione turca nei Balcani che ha visto con la guerra in Bosnia Erzegovina del 1992-95, accorrere mujahidin (combattenti islamici) da tutto il mondo e i croato-cattolici diventare piccola minoranza.

Il fenomeno dell’islamizzazione europea si intreccia con quello migratorio, la Germania è la patria delle Ong che incoraggiano ed incentivano l’immigrazionismo promuovendo una cultura multiculturalista che, nonostante il fallimento dei modelli di integrazione anglosassone e di assimilazione francese, continua ad essere alimentata da investimenti su migliaia di progetti come fa, ad esempio, la Migration Hub Network di Berlino, apice del “volontariato” pro migrazioni.

A Bruxelles la popolazione musulmana ha raggiunto il 26%, così come a Birmingham e Rotterdam, ad Anversa il 17, a Manchester il 16, all’Aia il 15, a Vienna e Colonia il 12 e così via. Osservando le dinamiche di espansione dell’Islam si può affermare che al 5% la presenza islamica genera società parallele (enclave), al 10% nascono partiti islamici, al 20% l’islamizzazione è conclamata, oltre, si può ipotizzare lo scontro armato per la sottomissione dell’intera società e, al 70% la dhimmitudine, la sottomissione di cristiani ed ebrei che diventano cittadini di serie “b”.

Il politologo Gaetano Mosca scrive “Minoranze organizzate controllano maggioranze disorganizzate, prive di identità, obiettivi, modelli, senza una visione del mondo, di Dio, dell’uomo” qualcosa di simile è avvenuto durante la rivoluzione di ottobre nel 1917, quando Lenin prese il potere. “I muslim hanno fervore e convinzione, sono convinti della giustezza della loro causa, hanno disciplina” e, soprattutto, hanno un progetto politico, la Ummah. L’uomo europeo mostra di non avere più nulla di tutto questo. Pare non nutrire più convinzioni, ideali, giuste cause per cui vivere e per cui morire.

Mentre il fenomeno che è stato sommariamente decritto continua a lievitare, in Europa, a Roma batte ancora un cuore universale che parla di fede e di speranza, di ideali, di un passato e di un presente che potrebbero costituire il materiale di costruzione per un nuovo futuro. Se le genti d’Europa guardassero a Roma si riapproprierebbero della Speranza, la capacità di pensare e realizzare un grande ideale, un grande progetto, trovando nella cristianità di ieri l’ispirazione per una cristianità di domani, facendo di quel passato il proprio futuro, diverso, migliore e più perfetto di quello che fu, sia nella Fede che nella Carità unico baluardo di fronte ad un Islam che cresce e conquista.



(Foto di Nils Huenerfuerst su Unsplash)





Nessun commento:

Posta un commento