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by Aldo Maria Valli 12 mar 2026
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
“birra e salcicce” chiedeva il maggiordomo Antonio nel tentativo di arruolarsi nella legione straniera. Avendo sbagliato locale, il povero cameriere continuava a portargli birre e salsicce fino a quando il tavolo si è riempito di una montagna di insaccati e bottiglie.
Avranno forse pensato al buon Totò i solerti rappresentanti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio dell’Unione europea che, verosimilmente preoccupati del livello di trigliceridi, hanno finalmente trovato un accordo per tutelare i termini “manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, caprino, filetto, controfiletto, fianco, lombo, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia, costata, T-bone, scamone e pancetta”, che possono essere usati solo per prodotti contenenti carne animale. È libero, invece, l’uso di termini come “salsiccia, burger, nuggets”, che possono essere associati anche a prodotti contenenti ingredienti vegetali.
Non c’è che dire: in Europa sanno quali sono le vere priorità. Il conflitto russo-ucraino? Il conflitto israelo-palestinese? Il conflitto statunitense-iraniano? Quisquiglie, pinzillacchere, direbbe sempre il buon Totò. È il “meat sounding” la vera emergenza, per non parlare dell’emergenza climatica (per la verità negli ultimi tempi in ribasso) e del linguaggio inclusivo (sempre in voga).
Così finalmente non si potrà più dire bistecca di zucchine ma in compenso si potrà parlare di burger di carote o di salsiccia di asparagi.
Nulla sfugge alla disciplina europea, attenta a ogni dettaglio.
Mi chiedo, tuttavia, perché in passato non vi fosse necessità alcuna di regolamentare ogni aspetto della nostra esistenza. Forse perché un tempo il buon senso (oggi merce rara) era ancora presente e verosimilmente se qualcuno avesse deciso di commercializzare una braciola di peperoni sarebbe stato preso in giro dal mondo intero e il prodotto sarebbe marcito nei supermercati.
Mi chiedo ancora: saranno riusciti i rappresentanti europei a catalogare tutte le possibili varianti dei tagli di carne presenti sul mercato? Non si potrà più dire fegato di melanzane, ma si potrà forse dire trippa di piselli?
Chissà. Nel frattempo saremo liberi di mangiare salsicce di finocchio e bere birra analcolica, con trigliceridi, colesterolo e tasso alcolemico sotto controllo, e saremo tutelati dalle lenticchie che pretendono di essere riconosciute come bistecche (per lo meno finché qualcuno non si accorgerà che in realtà viene così violata la libertà dei legumi di riconoscersi in un genere diverso); ma soprattutto saremo grati all’Unione europea per le leggi del cavolo che ogni giorno ci regala.
by Aldo Maria Valli 12 mar 2026
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
“birra e salcicce” chiedeva il maggiordomo Antonio nel tentativo di arruolarsi nella legione straniera. Avendo sbagliato locale, il povero cameriere continuava a portargli birre e salsicce fino a quando il tavolo si è riempito di una montagna di insaccati e bottiglie.
Avranno forse pensato al buon Totò i solerti rappresentanti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio dell’Unione europea che, verosimilmente preoccupati del livello di trigliceridi, hanno finalmente trovato un accordo per tutelare i termini “manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, caprino, filetto, controfiletto, fianco, lombo, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia, costata, T-bone, scamone e pancetta”, che possono essere usati solo per prodotti contenenti carne animale. È libero, invece, l’uso di termini come “salsiccia, burger, nuggets”, che possono essere associati anche a prodotti contenenti ingredienti vegetali.
Non c’è che dire: in Europa sanno quali sono le vere priorità. Il conflitto russo-ucraino? Il conflitto israelo-palestinese? Il conflitto statunitense-iraniano? Quisquiglie, pinzillacchere, direbbe sempre il buon Totò. È il “meat sounding” la vera emergenza, per non parlare dell’emergenza climatica (per la verità negli ultimi tempi in ribasso) e del linguaggio inclusivo (sempre in voga).
Così finalmente non si potrà più dire bistecca di zucchine ma in compenso si potrà parlare di burger di carote o di salsiccia di asparagi.
Nulla sfugge alla disciplina europea, attenta a ogni dettaglio.
Mi chiedo, tuttavia, perché in passato non vi fosse necessità alcuna di regolamentare ogni aspetto della nostra esistenza. Forse perché un tempo il buon senso (oggi merce rara) era ancora presente e verosimilmente se qualcuno avesse deciso di commercializzare una braciola di peperoni sarebbe stato preso in giro dal mondo intero e il prodotto sarebbe marcito nei supermercati.
Mi chiedo ancora: saranno riusciti i rappresentanti europei a catalogare tutte le possibili varianti dei tagli di carne presenti sul mercato? Non si potrà più dire fegato di melanzane, ma si potrà forse dire trippa di piselli?
Chissà. Nel frattempo saremo liberi di mangiare salsicce di finocchio e bere birra analcolica, con trigliceridi, colesterolo e tasso alcolemico sotto controllo, e saremo tutelati dalle lenticchie che pretendono di essere riconosciute come bistecche (per lo meno finché qualcuno non si accorgerà che in realtà viene così violata la libertà dei legumi di riconoscersi in un genere diverso); ma soprattutto saremo grati all’Unione europea per le leggi del cavolo che ogni giorno ci regala.
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