mercoledì 25 marzo 2026

Papa: «Generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo»



Papa Leone XIV - imagoeconomica

Leone XIV invita a ricucire le divisioni sulla liturgia promuovendo una “generosa inclusione” dei fedeli legati al Vetus Ordo, nel solco del Concilio Vaticano II e dopo le tensioni tra Summorum Pontificum e Traditionis Custodes


Messa in latino


Lorenzo Bertocchi, 25 Marzo 2026

Nel solco di una linea che punta esplicitamente alla ricomposizione delle tensioni interne alla Chiesa, Papa Leone XIV interviene sulla delicata questione liturgica, invitando a una “generosa inclusione” dei fedeli legati alla forma tradizionale della Messa. Il passaggio, contenuto in un messaggio ai vescovi francesi riuniti in assemblea plenaria a Lourdes (24-27 marzo 2026) e firmato dal cardinale Pietro Parolin, rappresenta uno dei segnali più chiari del nuovo pontificato.

Una “ferita” nella Chiesa

Il Papa non nasconde la preoccupazione: “È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell’unità”. Una diagnosi netta, che riconosce come il tema liturgico sia diventato negli ultimi anni un punto di frattura tra sensibilità ecclesiali diverse.

Il riferimento esplicito è alla crescita delle comunità legate al Vetus Ordo, cioè alla liturgia precedente alla riforma del Concilio Vaticano II. Di fronte a questa realtà, Leone XIV non propone né una chiusura né un ritorno indistinto al passato, ma un cambio di sguardo: maggiore comprensione reciproca e accoglienza “nella carità e nell’unità della fede”.

Dal Summorum Pontificum a Traditionis Custodes

Per comprendere la portata dell’intervento, è necessario collocarlo nel contesto degli ultimi due decenni.

Nel 2007, Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum aveva liberalizzato l’uso della liturgia tridentina, definendola “forma straordinaria” del rito romano. L’intento era favorire la riconciliazione interna alla Chiesa e offrire spazio a sensibilità diverse, senza mettere in discussione la riforma conciliare.

Questa apertura è stata significativamente ridimensionata nel 2021 da Papa Francesco con il motu proprio Traditionis Custodes, che ha riportato sotto un controllo più stretto l’uso del rito preconciliare, affidandone la regolamentazione ai vescovi e sottolineando l’unicità della lex orandi espressa dal rito riformato.

Il provvedimento di Francesco nasceva dalla preoccupazione che l’uso del Vetus Ordo fosse talvolta accompagnato da atteggiamenti di rifiuto del Concilio Vaticano II. Tuttavia, in diversi contesti ecclesiali, ha anche contribuito ad acuire tensioni e incomprensioni.

Il tentativo di Leone XIV

È in questo scenario che si inserisce la posizione di Leone XIV. Il Papa non mette in discussione il quadro normativo ereditato, né le “linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di Liturgia”, ma invita a un’applicazione pastorale che eviti esclusioni e contrapposizioni.

La richiesta di “soluzioni concrete” che consentano una “generosa inclusione” appare come un tentativo di superare una stagione segnata da polarizzazioni, senza tornare semplicemente indietro. Piuttosto, si tratta di ricucire il tessuto ecclesiale, riconoscendo che la diversità liturgica, se vissuta nella comunione, può essere una ricchezza e non una minaccia.

Un pontificato orientato all’unità

Il passaggio si inserisce coerentemente nella linea che sembra caratterizzare l’inizio del pontificato di Leone XIV, eletto nel conclave del maggio 2025: una forte attenzione all’unità della Chiesa, intesa non come uniformità, ma come comunione riconciliata.

Non a caso, il Papa parla della Messa come “sacramento stesso dell’unità”, indicando implicitamente che proprio sul terreno liturgico si gioca una delle sfide più delicate per la Chiesa contemporanea.

Il messaggio ai vescovi francesi, dunque, non è solo un intervento circoscritto a una situazione nazionale segnata da tensioni sul tema della liturgia tridentina, ma assume un valore più ampio: è un invito a tutta la Chiesa a uscire da logiche contrappositive e a ritrovare, anche nella pluralità delle forme, una comune appartenenza ecclesiale.

In questo senso, la “generosa inclusione” evocata dal Papa si configura come una possibile chiave per riaprire un dialogo che negli ultimi anni si era progressivamente irrigidito.




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