
Nella traduzione di Messa in Latino, l’articolo pubblicato sul sito Infovaticana il 6 marzo.
Dall’estate scorsa, in Vaticano si è configurata una serie di udienze che difficilmente può essere considerata casuale. Da agosto 2025, Papa Leone XIV ha ricevuto diverse figure rappresentative dell’ala tradizionale della Chiesa: il card. Raymond Leo Burke, Patrono emerito del Sovrano Militare Ordine di Malta, il card. Robert Sarah, Prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede; mons. Athanasius Schneider O.R.C., Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana; il card. Joseph Zen Ze-kiun S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong; e mons. Fernando Arêas Rifan, Amministratore apostolico dell’Amministrazione apostolica personale San Giovanni Maria Vianney (Campos, Brasile), una delle strutture canoniche che mantiene la liturgia tradizionale in piena comunione con Roma.
Il registro nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede mostra quasi un’udienza al mese:
Dall’estate scorsa, in Vaticano si è configurata una serie di udienze che difficilmente può essere considerata casuale. Da agosto 2025, Papa Leone XIV ha ricevuto diverse figure rappresentative dell’ala tradizionale della Chiesa: il card. Raymond Leo Burke, Patrono emerito del Sovrano Militare Ordine di Malta, il card. Robert Sarah, Prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e il card. Gerhard Ludwig Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede; mons. Athanasius Schneider O.R.C., Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana; il card. Joseph Zen Ze-kiun S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong; e mons. Fernando Arêas Rifan, Amministratore apostolico dell’Amministrazione apostolica personale San Giovanni Maria Vianney (Campos, Brasile), una delle strutture canoniche che mantiene la liturgia tradizionale in piena comunione con Roma.
Il registro nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede mostra quasi un’udienza al mese:
22 agosto 2025: Em.mo Card. Raymond Leo Burke [QUI: N.d.T.];
22 settembre 2025: Em.mo Card. Robert Sarah [QUI: N.d.T.];
15 novembre 2025: S.E. Mons. Fernando Arêas Rifan, Vescovo tit. di Cedamusa, Amministratore Apostolico dell’Amministrazione Apostolica Personale di São João Maria Vianney (Brasile) [QUI: N.d.T.];
18 dicembre 2025: S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo tit. di Celerina, Ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan) [QUI: N.d.T.];
7 gennaio 2026: Em.mo Card. Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong (Cina) [QUI: N.d.T.];
29 gennaio 2026: Em.mo Card. Gerhard Ludwig Müller [QUI: N.d.T.].
Presi singolarmente, questi incontri potrebbero sembrare parte normale dell’agenda di qualsiasi Pontefice. Ma considerati nel loro insieme – e nel contesto della crisi liturgica che la Chiesa sta vivendo dalla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II – invitano almeno a una riflessione: Papa Leone XIV sta cercando una soluzione stabile per le comunità legate al Vetus Ordo?
Forse siamo ingenui a riproporci la domanda.
Un dibattito che il Concistoro non ha risolto
Il Concistoro di gennaio aveva suscitato grandi aspettative in questo senso. Per settimane si è ipotizzato che la questione liturgica potesse trovare lì uno spazio di riflessione collegiale tra i cardinali. Anche padre Louis-Marie de Blignières FSVF, fondatore della Fraternità di San Vincenzo Ferrier, ha inviato una lettera a diversi Cardinali proponendo di esplorare soluzioni canoniche concrete per le comunità legate al rito antico [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
Alla fine non è successo nulla di tutto ciò. Il Concistoro – che ha deciso di concentrarsi su questioni come la sinodalità e l’evangelizzazione – non ha affrontato pubblicamente il problema. L’atmosfera si è ulteriormente irrigidita dopo la pubblicazione del documento del card. Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, interpretato da molti come una riaffermazione della linea restrittiva stabilita dalla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes [QUI in esclusiva su MiL: N.d.T.].
Il tempo stringe verso Écône 1 luglio
A questa situazione si è aggiunto un nuovo elemento di pressione. All’inizio di febbraio, la Fraternità sacerdotale di San Pio X ha annunciato la sua intenzione di procedere a nuove consacrazioni episcopali il prossimo 1º luglio a Écône, con o senza l’autorizzazione di Roma.
Come spiegato dalla stessa Fraternità, la decisione è stata presa «dopo un lungo processo di riflessione, preghiera e consultazioni interne, e dopo aver chiesto esplicitamente alla Santa Sede una soluzione che garantisse la continuità del ministero episcopale all’interno della Fraternità».
L’annuncio ha inevitabilmente riacceso il ricordo della crisi del 1988. Nessuno desidera una ripetizione di quell’episodio, ma non si può nemmeno ignorare che la questione liturgica rimane aperta e che migliaia di fedeli vivono oggi questa situazione con incertezza: sia all’interno della Fraternità sacerdotale di San Pio X che nelle comunità tradizionali che sono in piena comunione con Roma.
Da allora, il dibattito è continuato attraverso lettere, dichiarazioni e commenti che si incrociano tra i diversi protagonisti del mondo ecclesiale.
Una proposta sul tavolo
In questo contesto hanno cominciato ad apparire proposte che cercano di superare il confronto che ha segnato il dibattito liturgico per decenni. In una recente intervista concessa al settimanale Famille Chrétienne, padre Louis-Marie de Blignières ha insistito sulla necessità di abbandonare gli approcci radicali [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
«Data l’importanza e la durata della crisi, bisogna essere ragionevoli e abbandonare le logiche totalitarie», afferma. Il sacerdote rifiuta sia l’idea di sopprimere la liturgia tradizionale sia quella di imporre universalmente il ritorno al rito antico: «Non desidero che venga fatto agli altri ciò che è stato fatto a noi dal 1969».
La sua proposta, già presentata prima del Concistoro di gennaio, consiste nell’esplorare la creazione di un Ordinariato per i fedeli legati alla liturgia tradizionale, ispirato alle strutture già esistenti nella Chiesa. Secondo padre Louis-Marie de Blignières, questo quadro consentirebbe di garantire un accesso stabile all’antico rito e alla pedagogia spirituale ad esso associata, mantenendo al contempo la piena comunione con le diocesi e con la Chiesa universale.
L’Ordinariato – secondo la sua proposta – offrirebbe uno strumento giuridico flessibile per rispondere alle esigenze pastorali di molti fedeli che oggi vivono questa questione con incertezza.
Ma perché questa proposta potrebbe essere una di quelle prese in considerazione da Papa Leone XIV?
Udienze che invitano alla riflessione
Le udienze tenutesi nei primi giorni di marzo aggiungono nuovi elementi a questa situazione.
22 settembre 2025: Em.mo Card. Robert Sarah [QUI: N.d.T.];
15 novembre 2025: S.E. Mons. Fernando Arêas Rifan, Vescovo tit. di Cedamusa, Amministratore Apostolico dell’Amministrazione Apostolica Personale di São João Maria Vianney (Brasile) [QUI: N.d.T.];
18 dicembre 2025: S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo tit. di Celerina, Ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan) [QUI: N.d.T.];
7 gennaio 2026: Em.mo Card. Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong (Cina) [QUI: N.d.T.];
29 gennaio 2026: Em.mo Card. Gerhard Ludwig Müller [QUI: N.d.T.].
Presi singolarmente, questi incontri potrebbero sembrare parte normale dell’agenda di qualsiasi Pontefice. Ma considerati nel loro insieme – e nel contesto della crisi liturgica che la Chiesa sta vivendo dalla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes sull’uso dei libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II – invitano almeno a una riflessione: Papa Leone XIV sta cercando una soluzione stabile per le comunità legate al Vetus Ordo?
Forse siamo ingenui a riproporci la domanda.
Un dibattito che il Concistoro non ha risolto
Il Concistoro di gennaio aveva suscitato grandi aspettative in questo senso. Per settimane si è ipotizzato che la questione liturgica potesse trovare lì uno spazio di riflessione collegiale tra i cardinali. Anche padre Louis-Marie de Blignières FSVF, fondatore della Fraternità di San Vincenzo Ferrier, ha inviato una lettera a diversi Cardinali proponendo di esplorare soluzioni canoniche concrete per le comunità legate al rito antico [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
Alla fine non è successo nulla di tutto ciò. Il Concistoro – che ha deciso di concentrarsi su questioni come la sinodalità e l’evangelizzazione – non ha affrontato pubblicamente il problema. L’atmosfera si è ulteriormente irrigidita dopo la pubblicazione del documento del card. Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, interpretato da molti come una riaffermazione della linea restrittiva stabilita dalla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis custodes [QUI in esclusiva su MiL: N.d.T.].
Il tempo stringe verso Écône 1 luglio
A questa situazione si è aggiunto un nuovo elemento di pressione. All’inizio di febbraio, la Fraternità sacerdotale di San Pio X ha annunciato la sua intenzione di procedere a nuove consacrazioni episcopali il prossimo 1º luglio a Écône, con o senza l’autorizzazione di Roma.
Come spiegato dalla stessa Fraternità, la decisione è stata presa «dopo un lungo processo di riflessione, preghiera e consultazioni interne, e dopo aver chiesto esplicitamente alla Santa Sede una soluzione che garantisse la continuità del ministero episcopale all’interno della Fraternità».
L’annuncio ha inevitabilmente riacceso il ricordo della crisi del 1988. Nessuno desidera una ripetizione di quell’episodio, ma non si può nemmeno ignorare che la questione liturgica rimane aperta e che migliaia di fedeli vivono oggi questa situazione con incertezza: sia all’interno della Fraternità sacerdotale di San Pio X che nelle comunità tradizionali che sono in piena comunione con Roma.
Da allora, il dibattito è continuato attraverso lettere, dichiarazioni e commenti che si incrociano tra i diversi protagonisti del mondo ecclesiale.
Una proposta sul tavolo
In questo contesto hanno cominciato ad apparire proposte che cercano di superare il confronto che ha segnato il dibattito liturgico per decenni. In una recente intervista concessa al settimanale Famille Chrétienne, padre Louis-Marie de Blignières ha insistito sulla necessità di abbandonare gli approcci radicali [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
«Data l’importanza e la durata della crisi, bisogna essere ragionevoli e abbandonare le logiche totalitarie», afferma. Il sacerdote rifiuta sia l’idea di sopprimere la liturgia tradizionale sia quella di imporre universalmente il ritorno al rito antico: «Non desidero che venga fatto agli altri ciò che è stato fatto a noi dal 1969».
La sua proposta, già presentata prima del Concistoro di gennaio, consiste nell’esplorare la creazione di un Ordinariato per i fedeli legati alla liturgia tradizionale, ispirato alle strutture già esistenti nella Chiesa. Secondo padre Louis-Marie de Blignières, questo quadro consentirebbe di garantire un accesso stabile all’antico rito e alla pedagogia spirituale ad esso associata, mantenendo al contempo la piena comunione con le diocesi e con la Chiesa universale.
L’Ordinariato – secondo la sua proposta – offrirebbe uno strumento giuridico flessibile per rispondere alle esigenze pastorali di molti fedeli che oggi vivono questa questione con incertezza.
Ma perché questa proposta potrebbe essere una di quelle prese in considerazione da Papa Leone XIV?
Udienze che invitano alla riflessione
Le udienze tenutesi nei primi giorni di marzo aggiungono nuovi elementi a questa situazione.
2 marzo 2026: S.E. Mons. David Arthur Waller, Ordinario dell’Ordinariato Personale di Our Lady of Walsingham; S.E. Mons. Steven Joseph Lopes, Ordinario dell’Ordinariato Personale di The Chair of Saint Peter [QUI: N.d.T.];
5 marzo 2026: Il Professor Stephen Bullivant, con il Professor Stephen Cranney [QUI: N.d.T.].
Lunedì 2 marzo, Papa Leone XIV ha ricevuto i responsabili di due degli Ordinariati personali istituiti per i fedeli provenienti dall’Anglicanesimo: l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham (Regno Unito) e l’Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro (Stati Uniti d’America e Canada).
Queste strutture, create da Papa Benedetto XVI con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus circa l’istituzione di ordinariati personali per Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica, mostrano come la Chiesa possa integrare tradizioni liturgiche particolari nella piena comunione ecclesiale.
Dopo l’udienza con Papa Leone XIV, i responsabili degli Ordinariati hanno anche avuto un incontro con il Dicastero per la dottrina della fede, guidato dal card. Víctor Manuel Fernández, dove hanno condiviso informazioni sulla vita delle loro comunità e riflettuto su diversi aspetti della trasmissione della fede.
5 marzo 2026: Il Professor Stephen Bullivant, con il Professor Stephen Cranney [QUI: N.d.T.].
Lunedì 2 marzo, Papa Leone XIV ha ricevuto i responsabili di due degli Ordinariati personali istituiti per i fedeli provenienti dall’Anglicanesimo: l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham (Regno Unito) e l’Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro (Stati Uniti d’America e Canada).
Queste strutture, create da Papa Benedetto XVI con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus circa l’istituzione di ordinariati personali per Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa cattolica, mostrano come la Chiesa possa integrare tradizioni liturgiche particolari nella piena comunione ecclesiale.
Dopo l’udienza con Papa Leone XIV, i responsabili degli Ordinariati hanno anche avuto un incontro con il Dicastero per la dottrina della fede, guidato dal card. Víctor Manuel Fernández, dove hanno condiviso informazioni sulla vita delle loro comunità e riflettuto su diversi aspetti della trasmissione della fede.
Giovedì 5 marzo, Papa Leone XIV ha ricevuto anche i ricercatori Stephen Bullivant e Stephen Cranney, noti per i loro studi sociologici sul Cattolicesimo contemporaneo e sugli atteggiamenti dei fedeli nei confronti delle diverse forme del rito romano.
L’udienza è particolarmente significativa perché entrambi stanno preparando una ricerca dedicata specificamente ai Cattolici che frequentano la Santa Messa tradizionale. Lo studio, intitolato Trads: Latin Mass Catholics in the United States, sarà pubblicato nel novembre 2026 [QUI: N.d.T.].
In un’anteprima pubblicata nel 2023, i risultati preliminari mostrano che il 98 per cento dei partecipanti – fedeli che frequentano la Santa Messa tradizionale – affermava di credere nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, contro il 69 per cento dei Cattolici in generale che la considerano un simbolo. Allo stesso modo, una larga maggioranza ha dichiarato di accettare l’autorità del Papa e molti hanno anche espresso la loro accettazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, pur distinguendo tra i testi conciliari e alcune interpretazioni successive.
Gli autori concludono che la realtà di queste comunità è più ricca e pienamente ecclesiale di quanto spesso suggeriscano certi stereotipi, e che i dati non supportano l’idea che si tratti di ambiti caratterizzati da atteggiamenti scismatici o da un rifiuto sistematico del Magistero.
Il metodo di Papa Leone XIV
Forse è ancora presto per sapere se Papa Leone XIV stia preparando un’iniziativa concreta. Ma la successione di udienze degli ultimi mesi conferma almeno un atteggiamento che lo stesso Papa ha annunciato in un’intervista concessa a Elise Ann Allen: «Non ho avuto la possibilità di sedermi davvero con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino. Presto ci sarà un’occasione e sono sicuro che ci saranno altre opportunità per farlo» [QUI; QUI su MiL: N.d.T.].
Non è necessario interpretare ogni udienza come un segnale politico. Ma non sembra nemmeno ragionevole ignorare il contesto in cui si svolgono.
La speranza – virtù profondamente cristiana – invita a pensare che Roma possa ancora trovare una parola in grado di aprire quella strada.
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