sabato 14 marzo 2026

Protesta contro l'adorazione, campana a morto per la libertà di culto



La campana per i bimbi non nati, che suona anche a Imperia, manda fuori di testa i collettivi che mostrano la loro natura satanica. Contro l'adorazione eucaristica organizzata dai gruppi pro life, chiesto e ottenuto dalla Questura il permesso per una contro adorazione transfemminista. Ma la legge a tutela della religione vale anche per i cristiani o no?

Imperia

Libertà religiosa?


Maria Bigazzi, 14-03-2026

Fare adorazione eucaristica offende la libertà di espressione. Succede a Imperia, città del ponente ligure, dove il comitato studentesco “Spiraglio imperiese” ha organizzato un presidio persistente contro gli incontri di preghiera e la campana per la vita che suonerà per tutta la Quaresima presso la chiesa ex convento dei padri cappuccini.

Il parroco del duomo di Imperia, sotto la cui giurisdizione rientra anche la chiesa in questione, ha infatti voluto aderire alla proposta del vescovo della diocesi limitrofa di San Remo, mons. Antonio Suetta, facendo suonare ogni giorno alle ore 20 alcuni rintocchi in memoria dei bambini non nati.

Dal mese di febbraio oltre alla campana sono state organizzate alcune serate di adorazione a favore della vita, in cui si prega per il rispetto e la difesa della vita nascente, meditando sui brani dell’Evangelium Vitae.

A quanto pare però, c’è chi non condivide l’iniziativa e si sente in dovere di organizzare una “contro adorazione” in concomitanza con l’adorazione in chiesa per contrastare – a detta loro – ogni pretesa di controllo sui corpi e sull’esercizio del proprio diritto all’autodeterminazione, ostacolando la sempre più diffusa “ideologia marcia di patriarcato”.

Così, improvvisamente e senza alcuna autorizzazione, è successo che mentre i fedeli pregavano in modo del tutto lecito e pacifico, si sono presentati davanti alla porta della chiesa gruppuscoli di ragazzi, armati di megafono, bandiere e striscioni con il solo scopo di disturbare la preghiera.

Lo stesso comitato si era già presentato a Sanremo con l’intento di opporsi alla campana dei bimbi non nati, organizzando una manifestazione definita con il titolo blasfemo di “Messa transfemminista”. I prossimi appuntamenti, invece, sono presentati con il nome di “Adorazione transfemminista Pro-choice” con tanto di croce rovesciata che ne evidenzia il carattere satanico.

Già a inizio gennaio lo stesso comitato si era prodigato a far girare una locandina con un rosario a forma di utero accompagnato dalla scritta “Ma quale stato? Ma quale dio? (appositamente minuscolo, ndr) sul mio corpo decido io”, sempre in risposta all’iniziativa pro-vita di Sanremo.

Deciso a non arretrare neanche di un passo, il collettivo pubblica anche un comunicato in cui viene dichiarata la ferma volontà di opporsi al “modello Sanremo”, il quale - si legge - «dimostra l’intenzione di espandersi come una malattia per i territori che abitiamo, di far risuonare le sue vomitevoli campane in ogni chiesa del ponente».

Pieni di odio e incitando alla rivolta con tanto di emoticon esplosivo, il gruppo ha preannunciato su Instagram la propria presenza alle adorazioni del 20 e 25 marzo e del 1° aprile prossimo.

Un atteggiamento di profonda illiberalità in un Paese in cui, a dir loro, il rispetto dovrebbe rappresentare una nuova divinità da adorare, cosa che in questo caso sembra non avere nessuna importanza, dato che ci si ritrova a manifestare in modo del tutto illegittimo contro una preghiera e contro il Magistero della Chiesa letto all’interno della chiesa stessa. Come a dire, in casa tua non puoi mangiare perché così offendi chi si rifiuta di prendere cibo.

Ma poi, ci chiediamo, la libertà di culto dov’è finita? Il comitato si giustifica dicendo che la libertà di espressione e di culto trovano muro dove si vogliono ritagliare spazi troppo grandi rispetto alla libertà altrui e alla decisione sulla propria vita, quella per cui “sul mio corpo decido io”.

A preoccupare sono le modalità in cui si svolgeranno tali manifestazioni. C’è chi ha domandato alla Questura di Imperia se fosse al corrente del fatto, scoprendo che i prossimi presidi sono già stati autorizzati dall’autorità locale con la clausola per i manifestanti di rimanere sulla piazza antistante alla chiesa. Visto quanto successo le scorse volte, non sembra molto plausibile il fatto che questi non si avvicinino disturbando così il momento di preghiera e i fedeli.

Pregare quindi, è diventato motivo di contesa e di attacco, in questo caso legittimato. Eppure, a noi risulta essere ancora in vigore l’articolo 19 della Costituzione Italiana, il quale prevede il «diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato e in pubblico il culto». A quanto pare invece, vengono autorizzate proteste contro un diritto che dovrebbe essere tutelato, violando così la libertà religiosa e anche la sicurezza stessa dei fedeli lasciati alla mercé dei contestatori.

Inoltre, offendere pubblicamente una confessione religiosa, mediante vilipendio verso chi la professa, costituisce una violazione dell’articolo 403 del Codice penale. A questo punto ci sia lecito domandare se ciò vale anche per le altre forme di religione o se a dover ingoiare il boccone amaro devono essere sempre i cristiani.

Tale atteggiamento dimostra un sempre più diffuso sentimento di cristianofobia che si insinua neanche troppo lentamente tra le pieghe di una società sempre più assuefatta alle ideologie, al punto da permettere nella più totale indifferenza offese gravi in nome di una falsa libertà di espressione dove a pagare sono sempre gli stessi.






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