Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch nei Paesi Bassi
di Sabino Paciolla, 27-03-2026
Il vescovo olandese Rob Mutsaerts, ausiliare della diocesi di ’s-Hertogenbosch, ha lanciato un forte monito alla Chiesa in Germania: se continuerà a seguire la linea eterodossa del Cammino Sinodale, rischierà lo stesso crollo drammatico vissuto dalla Chiesa nei Paesi Bassi dopo il Concilio Vaticano II.
In un’intervista esclusiva concessa al giornalista Andreas Wailzer di LifeSiteNews, mons. Mutsaerts ha ripercorso la tragica parabola della Chiesa olandese, che negli anni Sessanta passava dall’essere «il ragazzo più ben educato della classe» a «il ragazzo più ribelle della classe che voleva riformare la Chiesa Universale».
Fino agli inizi degli anni Sessanta, nella sua diocesi il 97% della popolazione era cattolico e il 96% partecipava alla Messa domenicale. Poi arrivò la svolta: ossessionati dagli ideali degli anni Sessanta – liberazione sessuale, eliminazione delle regole e dell’autorità – i riformatori olandesi, guidati da teologi progressisti come Edward Schillebeeckx, consigliere del cardinale Jan Alfrink, diedero vita a un processo di “aggiornamento” radicale.
Nel 1966 venne pubblicato il celebre Catechismo Olandese, pieno di formulazioni ambigue su peccato originale, divinità di Cristo, natura della Chiesa e salvezza. Nonostante le correzioni richieste dal Vaticano, la versione originale continuò a circolare. Liturgia “disastrosa”, innovazioni continue, altari senza balaustre e celebrazione versus populum completarono il quadro.
Il risultato fu catastrofico. «Il numero di confessioni è sceso dal 90% a meno del 10% in uno o due anni». Oggi solo circa il 2% dei cattolici olandesi partecipa alla Messa domenicale. «Volevamo compiacere così tanto la società che abbiamo perso la nostra identità. Non c’era alcuna differenza tra le opinioni cattoliche e quelle della società», ha sottolineato il vescovo.
Mons. Mutsaerts vede inquietanti paralleli con quanto accade oggi in Germania: «È un po’ simile a ciò che sta accadendo ora in Germania con questo Cammino Sinodale. Gli stessi argomenti, le stesse opinioni». La relativizzazione della verità oggettiva, la confusione dottrinale e la spinta a riforme su celibato, morale sessuale e struttura della Chiesa riproducono lo stesso meccanismo che ha portato al collasso olandese.
Il vescovo non nasconde la propria perplessità verso una parte della gerarchia tedesca e verso alcune ambiguità del pontificato precedente: «Non capisco la maggior parte dei vescovi tedeschi… Prima di Papa Francesco non si sentivano mai quelle dichiarazioni». E aggiunge con franchezza: «O sei cattolico o non lo sei. Dai il buon esempio o no. Sei chiaro o no. E se non lo sei, per favore, dimettiti».
Tuttavia, mons. Mutsaerts non è senza speranza. Dopo anni di “fondo toccato”, nei Paesi Bassi si intravedono segni di ripresa: «Giovani, davvero straordinari, che si presentano nelle nostre chiese ovunque. I numeri sono piccoli, ma qualcosa sta accadendo. Molti di loro sono ragazzi delle scuole superiori… la grande maggioranza sono giovani uomini».
Il suo monito alla Germania è netto: «Allora perché continuare così? Per noi è davvero difficile capire questa linea liberale che stanno seguendo… non porta mai a nulla di buono». La storia olandese dimostra che compiacere il mondo al prezzo dell’identità cattolica porta solo al declino. «Spero che siamo i primi a iniziare un’evoluzione disastrosa, ma forse siamo i primi a toccare il fondo in modo da poter risalire».
«Non capisco la maggior parte dei vescovi tedeschi, perché prima di Papa Francesco non si sentivano mai quelle dichiarazioni», ha osservato. «Non si sentiva mai quel linguaggio. Poi è arrivato Papa Francesco e le cose sono cambiate».
Alla domanda se il Vaticano dovrebbe chiedere le dimissioni ai vescovi tedeschi che promuovono opinioni eretiche, ha risposto: “Beh, o sei cattolico o non lo sei. Dai il buon esempio o no. Sei chiaro o no. E se non lo sei, per favore, dimettiti.”

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