giovedì 7 marzo 2024

L'ECOCIDIO DIVENTA REATO: LA NUOVA FOLLIA VERDE PRENDE FORMA NELL'UE



Da 5 a 10 anni di carcere per commercio illegale di legname, estrazione dell'acqua da una fonte, diffusione di specie invasive, distruzione dell'ozono (questi ed altri saranno reati paragonabili ai crimini di guerra)




di Luca Volontè

L'ecocidio reato punibile da 5 a 10 anni di carcere, questo prevede l'ultima folle normativa europea che l'attuale Parlamento, ormai agli sgoccioli, ha definitivamente approvato il 26 febbraio e che dovrà essere traslata nell'ordinamento giuridico dei 27 paesi europei entro i prossimi due anni. Ieri, al culmine della follia, lo stesso Parlamento ha approvato la nuova legge sul «ripristino della natura» dove i protagonisti saranno farfalle e uccelli, non certo gli agricoltori o boscaioli. Martedì, il Parlamento ha approvato in via definitiva nuove misure e sanzioni per contrastare la criminalità ambientale, la nuova direttiva, concordata con il Consiglio il 16 novembre 2023, è stata approvata con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni. Tra i nuovi reati figurano il commercio illegale di legname, l'esaurimento delle risorse idriche, le gravi violazioni della legislazione dell'Ue in materia di sostanze chimiche e l'inquinamento provocato dalle navi.

I parlamentari europei hanno voluto inserire nel testo anche i cosiddetti "reati qualificati", vale a dire quelli che portano alla distruzione di un ecosistema e sono quindi paragonabili all'ecocidio (ad esempio gli incendi boschivi su vasta scala o l'inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo). I reati ambientali commessi da persone fisiche e rappresentanti d'impresa saranno punibili con la reclusione, a seconda della durata dell'evento provocato, della gravità o della reversibilità del danno. Per i cosiddetti reati qualificati o paragonabili ad ecocidii, il massimo è di 8 anni di reclusione, per quelli che causano la morte di una persona 10 anni e per tutti gli altri 5 anni. Per le imprese l'importo dipenderà dalla natura del reato: potrà essere pari al 3 o 5% del fatturato annuo del gruppo, in alternativa, a 24 o 40 milioni di euro. Inoltre, i parlamentari hanno introdotto l'obbligo per gli Stati membri di organizzare corsi di formazione specializzati per forze dell'ordine, giudici e pubblici ministeri, redigere strategie nazionali e organizzare campagne di sensibilizzazione contro la criminalità ambientale.


CRIMINALIZZATI I CASI DI DANNO AMBIENTALE

Con l'approvazione definitiva del Parlamento, l'Unione Europea è diventata il primo organismo internazionale a criminalizzare i casi più gravi di danno ambientale "paragonabili all'ecocidio". La distruzione dell'ecosistema comprende la perdita di habitat e il disboscamento illegale: aspetta dunque a tagliare il boschetto sotto casa o accendere fuochi per incenerire le stoppie! Secondo Marie Toussaint, avvocato francese ed eurodeputata del gruppo Verdi/Alleanza libera europea e già parte del team degli ambientalisti di "EndEcocide", l'Ue sta «adottando una delle leggi più ambiziose al mondo... La nuova direttiva apre una nuova pagina nella storia dell'Europa, punendo da coloro che danneggiano gli ecosistemi e, di conseguenza, proteggendo la salute umana. Significa porre fine all'impunità ambientale in Europa, che è cruciale e urgente», ha affermato.

Nella sua relazione sulla lotta contro la criminalità ambientale in Europa, l'Ufficio europeo dell'ambiente (Eeb) cita numerosi esempi di reati ambientali che sono rimasti impuniti perché non sono stati inclusi nella direttiva. La direttiva non include direttamente la parola «ecocidio», nel suo preambolo si fa riferimento solo a «casi paragonabili all'ecocidio», gli ambientalisti si sono detti molto soddisfatti. L'ecocidio è definito come «atti illeciti o arbitrari commessi con la consapevolezza che esiste una sostanziale probabilità che tali atti causino danni gravi e diffusi o a lungo termine all'ambiente» e tale proposta è stata formulata nel 2021 da 12 avvocati di tutto il mondo e presentata dall'organizzazione ambientalista "Stop Ecocide International".


UN NUOVO REATO

L'approvazione di una definizione comune da parte di diversi Stati di tale nuovo reato, potrebbe consentire il perseguimento e la condanna degli atti di distruzione ambientale da parte della Corte penale internazionale, fondata sullo Statuto di Roma e che al momento si dedica a giudicare in casi di crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità, dei genocidi e delle aggressioni. Insomma, dall'estrazione dell'acqua da una fonte, all'introduzione e alla diffusione di specie esotiche invasive, sino alla distruzione dell'ozono, tutti identificati come reati ambientali paragonabili all'ecocidio nella nuova direttiva, vi porterebbero sul banco dei 'criminali di guerra'. Gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva riveduta nel diritto nazionale, ma secondo il relatore della direttiva in Parlamento Antonius Mandes del Ppe , potrebbe esser necessario avere anche un pubblico ministero a livello europeo, ampliando il «mandato della Procura europea» per gestire «tali casi».

Con l'introduzione dei reati «paragonabili all'ecocidio» l'ideologia green europea tocca il suo apice giustizialista. A riprova che al peggio non c'è limite, il Parlamento europeo ieri ha approvato definitivamente la nuova normativa per il «ripristino della natura» che obbliga gli Stati membri a ripristinare almeno il 20% degli habitat (le foreste, praterie e zone umide ai fiumi, ai laghi e ai letti coralli) entro il 2030, aumentando al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, i paesi dell'Ue dovranno compiere progressi in due dei seguenti tre indicatori: l'indice delle farfalle dei pascoli; la quota di terreni agricoli caratterizzati da un'elevata diversità paesaggistica; lo stock di carbonio organico nel suolo minerale delle terre coltivate.

Si deve anche aumentare l'indice di avifauna dei terreni agricoli comuni, perché gli uccelli sono buoni indicatori dello stato generale della biodiversità. L'affidamento ai sacerdoti verdi, protettori di farfalle, uccelli e bestie randagie, segna l'ulteriore scivolamento verso la follia totale degli attuali parlamentari e burocrati di Bruxelles.

Titolo originale: L'ecocidio diventa reato. La nuova follia verde prende forma nell'Ue
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28 febbraio 2024
Pubblicato su BastaBugie n. 863






mercoledì 6 marzo 2024

Il sacerdozio, oggi. Un quadro desolante








06 MAR 2024


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by Aldo Maria Valli



di The Wanderer

In diverse occasioni in questo blog abbiamo affrontato un tema urgente: i nostri sacerdoti. Noi cattolici sappiamo che senza sacerdoti la religione finisce. Peggio ancora, se i sacerdoti si spacciano per cattolici ma non lo sono, la religione si estingue senza che noi ce ne rendiamo conto. Pensiamo di essere ancora cattolici e di ricevere i sacramenti quando, in realtà, abbiamo iniziato ad appartenere a una setta più o meno cristiana che non dispone di veri sacramenti.

Se scomponiamo il problema, ci troviamo ad affrontare innanzitutto la questione della formazione sacerdotale, laddove questa è ancora possibile. La verità è che i seminari diocesani sono vuoti oppure, quando c’è qualcuno, nella maggior parte dei casi si tratta di individui per i quali la vita sacerdotale è l’opzione più comoda, o l’unica rimasta. Non dico che questo sia sempre sbagliato, ma il più delle volte è molto pericoloso e di solito finisce male: gli esempi abbondano.

D’altra parte, in presenza di un episcopato che in gran parte ha perso la fede cattolica, la vita nei seminari e le condizioni di accesso sono state subappaltate a specialisti delle risorse umane o del casting.

Vediamo due esempi recenti.

Sul sito web di una diocesi tedesca, come ha scritto Duc in altum, è apparso questo annuncio: “Sei un uomo, hai almeno vent’anni e cerchi una formazione che ti garantisca un contratto di lavoro a tempo indeterminato? Allora l’attuale annuncio di lavoro della diocesi di Dresda-Meissen potrebbe interessarti”. Oppure, nell’arcidiocesi di Madrid, sotto il nuovo arcivescovo Cobo, i candidati al seminario devono sottoporsi a un accurato esame psicologico durante il quale una professionista, non necessariamente cattolica, li interroga sulle loro abitudini sessuali presenti e passate e persino sulla vita sessuale dei loro genitori. Non so quale rilevanza possano avere queste informazioni per il vescovo.

La situazione negli ordini e nelle congregazioni religiose è, se possibile, peggiore. Non credo di sbagliare se dico che molte di esse sono già senza speranza. Facciamo un esempio. In Spagna, l’ordine di Sant’Agostino conta quattrocento frati. Certo, un numero impressionante. Tuttavia, indagando un po’, si scopre che la stragrande maggioranza di loro è anziano o molto anziano. In altre parole, qualsiasi giovane che creda di avere la vocazione di entrare in questo ordine benemerito deve sapere che nel migliore dei casi farà da badante agli anziani e nel peggiore dovrà dedicarsi all’amministrazione di un’enorme quantità di scuole e proprietà. Una vita religiosa senza senso: si può essere un ottimo infermiere o un ottimo contabile senza diventare frate.

La situazione attuale dei sacerdoti, se passiamo al secondo livello di considerazioni, è molto complessa. Una buona parte dei giovani sacerdoti (mi riferisco a quelli di età inferiore ai quarant’anni) è di orientamento conservatore o tradizionale. Uno studio recente negli Stati Uniti (anche in questo caso ne ha parlato Duc in altum) ha rilevato che il 52% dei sacerdoti appena ordinati si considera “conservatore” o “molto conservatore” e il 44% “moderato”, mentre solo il 4% si considera “progressista”. Le percentuali negli Usa sono probabilmente un po’ più alte che nel resto del mondo, ma è logico che un giovane sacerdote normale sia conservatore o tradizionalista, poiché nessun giovane ha intenzione di offrire la sua vita a Dio per benedire e incoraggiare le stesse situazioni di peccato e mondanità da cui proviene.

Il problema, molto serio, si pone in presenza di vescovi non necessariamente progressisti, ma ignoranti e incapaci di governare anche solo una parrocchia. Qualche settimana fa, con un’onesta ammissione sicuramente frutto della sua incapacità, un cardinale membro del Dicastero dei vescovi – cioè dell’organismo vaticano che decide le nomine dei vescovi in tutto il mondo – in un incontro pubblico ha ammesso che l’attuale direttiva è di non scegliere i vescovi tra i sacerdoti che sono professori universitari o hanno titoli accademici. I vescovi devono essere “pastori” e avere “l’odore delle pecore”. Ecco lo stato della Chiesa. Il problema non è la loro mancanza di qualifiche, non è la loro fragranza più o meno ovina, ma la stupefacente mediocrità di comprensione che spesso li caratterizza. Sono incapaci non solo di recitare il Padre nostro in latino (molti di noi ricordano il pietoso video di un primate che si sforzava a fatica di leggere il latino: non di recitarlo, ma di leggerlo!) ma anche di tenere una discussione moderatamente seria su questioni che li riguardano. Con questo voglio dire che per un giovane sacerdote conservatore o tradizionalista perseguitato dal suo vescovo semplicemente è impossibile difendere la sua posizione in un dialogo “franco e paterno”: il suo vescovo infatti non conosce i rudimenti della teologia e non ha letto con cognizione di causa i documenti del Vaticano II, ma procede unicamente a slogan, soprattutto per obbedienza servile a colui a cui deve tutto, cioè Francesco. Pertanto, di fronte a una situazione minimamente complicata nei confronti di un bravo sacerdote di idee tradizionali, non farà altro che correre a Roma per ricevere istruzioni. Un vescovo oggi è incapace di prendere una decisione, ma non per timidezza: per ignoranza.

La situazione di molti ottimi sacerdoti cattolici che vengono perseguitati sempre più crudelmente dai loro vescovi è davvero preoccupante, ovunque nel mondo. Doloroso è vedere vescovi che giocano con la vita di giovani che si sono donati completamente e generosamente alla Chiesa, proprio quella Chiesa che attraverso i vescovi li colpisce in modo permanente. Mi chiedo come sia possibile che questi sacerdoti rimangano indenni di fronte alle occasioni e alle tentazioni che costantemente il mondo offre loro.

Ciò che i vescovi stanno facendo, incoraggiati da Roma, è criminale. Approfondiremo il tema in un prossimo articolo, ma intanto notiamo che, se guardiamo la cosa dal punto di vista dei laici, il dramma è che a un certo punto i buoni sacerdoti non ci saranno più o, nella migliore delle ipotesi, non ce ne saranno più in una situazione regolare.

Se passiamo all’ultimo livello di analisi, relativo al futuro, il quadro è assolutamente desolante. Riprendiamo il caso degli Stati Uniti per il semplice fatto che lì disponiamo di statistiche aggiornate. Ebbene, se nel 1970 c’erano 59.200 sacerdoti e 53 milioni di cattolici, oggi abbiamo 34.300 sacerdoti e 65 milioni di cattolici. È chiaro che è solo questione di tempo: presto la Chiesa si ritroverà con un numero troppo esiguo di sacerdoti, del tutto insufficiente per servire i fedeli.

Di fronte a ciò, ci sono due fattori da considerare. In primo luogo, la questione di cui stiamo parlando costituisce una preoccupazione per noi e per una buona parte dei membri della Chiesa, ma non per tutta la Chiesa. La verità è che non so fino a che punto, per esempio, i vescovi tedeschi o il cardinale pornografo Tucho Fernández o la maggior parte del clero si preoccupino veramente del fatto che i fedeli sono lasciati senza sacramenti e, soprattutto, senza Messa. Come abbiamo detto altre volte, questo clero ha perso la fede cattolica e, di conseguenza, considera i sacramenti nient’altro che costruzioni rituali nate da alcuni gruppi sociali e utili per preservare l’identità del gruppo e per il conforto emotivo dei suoi membri. Siamo brutalmente onesti: questi cardinali, questi vescovi e questi sacerdoti credono davvero nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia? Credono davvero che l’assoluzione rimetta i peccati? Com’è possibile, visto che non credono nemmeno nel peccato! Per loro – e quando dico “loro” mi riferisco a quelli che ora hanno l’autorità in tutta la Chiesa – la mancanza di sacerdoti non è un problema. Essi ritengono che i laici possono facilmente assumere il ruolo di coordinatori e animatori delle comunità, e i sacramenti possono essere sostituiti da qualche altro tipo di costruzione rituale più adatta ai tempi.

Esagero? Guardate cosa è successo qualche giorno fa in Uruguay, a Maldonado e nell’eremo madrileno di El Campillo.

Dal punto di vista di chi, come noi, ama la tradizione, sembrano esserci due possibilità. La prima: importare sacerdoti da aree con ricchezza di vocazioni, ovvero dall’Africa.

Già è frequente vedere sacerdoti africani che prestano servizio nelle chiese europee. E non se la cavano male. È noto che a Parigi, per esempio, gli africani del santuario di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa sono buoni confessori, migliori anche di molti sacerdoti parigini, che non sono i peggiori in Francia. La questione è se e quanto a lungo i sacerdoti africani manterranno la fede. Il male dell’eresia modernista si sta diffondendo come una marea nera e prima o poi arriverà ovunque.

La seconda possibilità è l’ordinazione di uomini sposati, soluzione che, sebbene susciti ripugnanza in molti di noi, è preferibile all’empia ordinazione di donne. Ma, a mio avviso, non è altro che una fantasia. Ci saranno, sicuramente, giovani uomini che sceglieranno il sacerdozio purché sia loro permesso di sposarsi. Il problema è vedere se ci saranno ragazze disposte a sposare qualcuno il cui sostentamento sarà il sacerdozio. Questo è ciò che sta accadendo attualmente in diversi seminari cattolici delle Chiese orientali: ci sono seminaristi che hanno terminato gli studi e non possono essere ordinati perché non riescono a trovare una sposa. Devono prima sposarsi e poi essere ordinati al sacerdozio. Il mondo è cambiato, e anche le donne. Non ci sono più molte giovani che vogliono diventare matushka.

Si potrebbe, naturalmente, scegliere di ordinare “laici impegnati”, come oggi vengono ordinati i diaconi permanenti. Il problema è che il sacerdozio richiederebbe una dedizione a tempo pieno, e in pochissimi Paesi le entrate parrocchiali permetterebbero loro di vivere e di mantenere la famiglia, che sarebbe necessariamente numerosa (o il matrimonio sacerdotale praticherebbe la contraccezione?). Si potrebbe forse scegliere di ordinare uomini più anziani, in pensione, non vincolati da problemi economici. Ma non vedo come l’impegno per l’animazione comunitaria, i campeggi per i giovani e i pellegrinaggi possano essere sostenuti da uomini che hanno già parecchi decenni di vita alle spalle.

Il quadro, lo ripeto, è desolante. La speranza, ancora una volta, risiede nei piccoli gruppi che, intorno alla messa celebrata dai pochi sacerdoti fedeli e bastonati, resistono e mantengono la fede. Finché il Signore non si manifesterà.


Fonte: caminante-wanderer.blogspot.com

Titolo originale: El drama de los buenos sacerdotes

Traduzione di Valentina Lazzari






martedì 5 marzo 2024

La Francia ha deciso di avere il triste privilegio di essere l’unico Paese al mondo a ratificare l’aborto nella sua Costituzione


Feto di 12 settimane nel grembo materno


Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog il discorso pronunciato da Jean-Pierre Maugendre alla manifestazione organizzata dalla Marcia per la Vita a Versailles il 04 marzo 2024 e pubblicato su Renaissance Catholique. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco il discorso nella traduzione da me curata.

Dal blog di  Sabino Paciolla 5 Marzo 2024



Cari amici,

Grazie per essere qui in questo giorno di lutto per ricordarci la sacralità della vita umana innocente.

La storia può essere crudele! Ieri, il castello di Versailles era il simbolo universalmente riconosciuto e invidiato della grandezza e dell’influenza intellettuale, artistica e spirituale della Francia. Oggi, lo stesso luogo è teatro di un evento che né Luigi XIV né alcuno dei suoi contemporanei avrebbe potuto immaginare: l’incisione solenne, nella massima forma giuridica, del diritto illimitato all’aborto.

Domani i nostri discendenti guarderanno a questa realtà con lo stesso sguardo incredulo con cui noi guardiamo alla banalizzazione della schiavitù nei nostri Paesi dal XVI al XIX secolo. Ieri, persone unanimemente considerate umane, perché battezzabili, venivano ridotte in schiavitù. Oggi, un embrione di 14 settimane che nessuno mette in dubbio sia un bambino – come conferma tutta la genetica moderna – può essere ucciso dalla madre senza che il padre abbia voce in capitolo.

Questo spaventoso intorpidimento generale delle coscienze è un dato di fatto. Non è la prima volta nella storia dell’umanità e non dobbiamo sorprenderci o scoraggiarci. Così come la Russia sovietica è stata il primo Paese al mondo a legalizzare l’aborto nel 1920, la Francia avrà il triste privilegio di essere l’unico Paese al mondo ad oggi a sancire il diritto all’aborto nella sua legge suprema. Una triste fama per un Paese devastato da una crisi sociale, economica, demografica e di civiltà di rara gravità. Guai alla città il cui principe è un bambino”, ci dice la Scrittura, “e tanto più se è capriccioso e narcisista…”.

Contro i potenti di oggi non difendiamo un’ideologia, ma la realtà che un essere umano esiste nel grembo di sua madre fin dal momento del concepimento. Siamo gli indegni ma tenaci eredi di Antigone, che ricordava a Creonte l’esistenza delle “leggi eterne e immutabili volute dagli dei”, e di Cassandra, che prediceva le prossime sventure di Troia. Dalla parabola del figliol prodigo sappiamo che nell’economia divina le conversioni necessarie non avvengono nel piacere e nell’agio, ma nel dolore e nelle difficoltà.

Colpiti, ma non sorpresi, dal clima di paura e di terrore che la lobby della cultura della morte e i suoi media stanno imponendo al nostro Paese e ai nostri rappresentanti eletti, ci rifiutiamo di disperare o di scoraggiarci. La nostra fede nel destino della Francia rimane intatta, nella certezza che, con l’aiuto di Dio, Davide trionferà sempre su Golia.

Di fronte a una nuova barbarie ammantata di libertà femminile, che in realtà, come dice Bernanos, non è altro che la “liberazione della cerniera”, noi difendiamo i più deboli: il bambino, già concepito o che deve ancora nascere, e le donne che troppo spesso sono ingannate sulle reali conseguenze dell’aborto e che talvolta sono trattate come semplici oggetti di piacere da maschi irresponsabili.

Impegnati a costruire un futuro meno crudele del presente e del passato, accettiamo fin d’ora di vedere le nostre parole mascherate da ideologi perversi per sedurre folle credulone. Come annunciava a suo tempo Louis Veuillot, se gli anni a venire sembrano prometterci un lungo periodo di battaglie mediocri senza vittoria apparente, di abbattimenti di ogni genere; se saremo derisi, disprezzati, espulsi dalla vita pubblica; se in questo martirio del disprezzo dovremo subire il trionfo degli stolti e la gloria dei pazzi, Dio, da parte sua, ci riserva un ruolo la cui grandezza feconda e duratura non rifiuteremo né ignoreremo. Ci dà la sua verità da portare, diminuita e ridotta come una fiaccola d’altare che può essere messa nelle mani di un bambino, e ci ordina di sfidare la tempesta perché, a patto che la nostra fede non si indebolisca, la fiamma viva non solo non si spegnerà, ma non tremolerà nemmeno! La terra ci coprirà con la sua polvere, l’oceano ci sputerà addosso la sua schiuma, saremo calpestati dalle bestie scatenate contro di noi, ma supereremo questo brutto momento della storia umana. La piccola luce nelle nostre mani lacerate non perirà. Riaccenderà il fuoco divino, acceso da Colui che è la Via, la Verità e la Vita, illuminando con il suo splendore il destino dei bambini sacrificati, delle donne ferite e degli uomini ingannati.

Vi ringrazio tutti.

Jean-Pierre Maugendre








Ecofollie: l'eco-peccato si ripara interrando piantine



Sciocchezze in diocesi di Forlì nel nome dell'ecologia. Per riparare all'eco-peccato del volo aereo dei giovani in Gmg, verranno messe a dimora 3000 piantine. L’offesa all’ambiente ha preso il posto dell’offesa a Dio.

FORLÌ

EDITORIALI 



Stefano Fontana, 05-03-2024

Nella Chiesa ormai accade di tutto. Cose impensabili, stranezze inaudite, sciocchezze travestite da novità pastorali. Adesso si fanno anche gli atti di riparazione per aver viaggiato in aereo e per aver così contribuito all’emissione di gas nell’atmosfera. Bisogna riparare l’ingiustizia commessa verso l’ambiente, pentirsi di averlo fatto, piantare pianticelle in riparazione del torto inflitto e per compensare l’anidride carbonica prodotta, seminare speranza per un mondo più verde … il tutto alla presenza del vescovo diocesano.

Succede nella diocesi di Forlì-Bertinoro. Domenica scorsa 3 marzo si è svolta una cerimonia con la partecipazione del Vescovo Livio per mettere a dimora nel “Bosco Laudato si’ La Pieve” la prima di tre mila piantine. Nei giorni prossimi di sabato 16 e domenica 17 marzo continuerà la piantumazione. Ad organizzare sono stati l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, la Pastorale vocazionale e la pastorale giovanile. Il titolo dell’iniziativa suona così: “Piantiamo la speranza”. Sono invitati “tutti i giovani in gruppo o singolarmente”. Quali giovani, tutti ma in particolare quelli che hanno partecipato alla Giornata mondiale della Gioventù di Lisbona del 2023. Infatti, la motivazione di tutta questa iniziativa è di compiere un gesto di “consapevolezza ecologica e di riparazione” per il viaggio di questi giovani a Lisbona. Viaggiando essi hanno inquinato ed ora bisogna riparare l’offesa inflitta all’ambiente, l’eco-peccato, in quanto eco-offesa, richiede una eco-riparazione.




Le perplessità sull’enciclica Laudato sì sono tante e diffuse, ma nessuno dei suoi critici può essere giunto a prevedere simili banalità come conseguente della sua applicazione. Forse nemmeno il suo autore può essere arrivato a prevedere superficialità così imbarazzanti. La speranza cristiana ridotta ad attività di giardinaggio, l’uso tecnico del linguaggio da vivaio (“mettere a dimora”), un viaggio in aereo concepito come peccato da riparare, l’ambiente personalizzato come il soggetto che ha subito l’ingiuria o l’ingiustizia che sia, il vescovo inteso come il direttore responsabile del vivaio. Ci si chiede da dove provenga un parto immaginifico di questo genere.

Nei giorni scorsi si è discusso sulla nuova stretta dell’Unione Europea sull’“ecocidio”. Sono stati definiti i reati da perseguire e sono state date indicazioni agli Stati di formare forze dell’ordine e giudici. Ci si è inventati l’eco-reato, molto simile allo psico-reato di Orwell. Parlare di ecocidio vuol dire considerare l’ambiente un essere vivente, una persona che può essere uccisa, e significa presentare l’uomo, ossia la persona vera, come responsabile di quel delitto. A questo stravolgimento delle parole e quindi della realtà ora si aggiunge anche la diocesi di Forlì-Bertinoro, che crea l’eco-peccato, l’eco-confessione e l’eco-riparazione. Ma a questo punto, invece di riparare l’offesa inflitta all’ambiente andando a Lisbona, la prossima volta non sarebbe meglio non mandare i giovani alla GMG dell’anno che verrà?

La cosa che più di tutte suona male in queste iniziative pastorali superficialmente emotive e prive di serio fondamento spirituale e teologico è l’uso della parola riparazione. Una parola molto alta dal punto di vista teologico e nella vita spirituale e morale del cristiano. Il “nuovo Adamo” ripara la disobbedienza di Adamo. Gesù ha riparato presso il Padre per i nostri errori e per i nostri peccati. Il sacrificio di Cristo ha un valore di riparazione, di espiazione e di redenzione.

Entrando poi nella vita morale cristiana, imporre una riparazione a chi è giusto che sia punito è lodevole; la giustizia richiede che si ripari al torto inflitto a chi è stato derubato restituendo il mal tolto. Il Catechismo dice che «ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il dovere di riparazione». È inspiegabile come si possa applicare questa tradizione sapienziale cristiana sulla riparazione ad una presunta ingiustizia commessa contro l’ambiente, dico presunta perché sappiamo quanto la questione ambientale sia dibattuta e sfruttata da ideologie e da interessi.

La parola riparazione poi ci riporta con la mente a Fatima. L’Angelo invita al sacrificio e alla preghiera in riparazione dei peccati dai quali Dio è offeso. L’oltraggiato Cuore di Maria chiede tramite i Pastorelli riparazione. La devozione dei primi sabati viene indicata come un mezzo di riparazione. Per i Pastorelli la riparazione è un atto di amore per rallegrare Dio reso triste dai nostri peccati.

Se confrontiamo questi significati della riparazione qui sommariamente ripresi con la riparazione che sta alla base della iniziativa della diocesi di Forlì-Bertinoro si prova un senso di desolazione. L’offesa all’ambiente ha preso il posto dell’offesa a Dio, il peccato è visto come cosa profana, la riparazione non implica la “conversione” a Dio ma una nuova “consapevolezza ecologica”, i nostri eco-peccati possono essere riparati tramite una prassi come quella di “mettere a dimora” delle piantine. Il peccato e la riparazione sono cose mondane, e la speranza si riduce ad un ambiente verdeggiante.






lunedì 4 marzo 2024

Messa, sacramenti ed esorcismo in latino schiacciano la testa del demonio



Cose note, ma repetita iuvant. Precedenti qui - qui. Stranamente, ma forse non tanto, la fonte originaria non è raggiungibile (ho tradotto il testo da una traduzione spagnola). Qui l'indice degli articoli sul Latino. Qui l'indice degli articoli sulla Traditionis custodes e successive restrizioni. 




4 marzo 2024

Gli antichi Messali Cattolici ci mostrano che il Canone della Santa Messa in Latino è rimasto praticamente invariato dal pontificato di Papa Gregorio Magno (560-604). Papa Pio V (1504-1572), ha modificato solo leggermente questo antico messale gregoriano, insieme ad alcune sue rubriche, mantenendo comunque invariato il Canone Romano. Successivamente ha promulgato questa antica Messa romana in tutto il mondo cristiano (tranne i luoghi in cui si usava un altro Rito di almeno 200 anni fa). Ciò non comprendeva i luoghi in cui si usava il rito bizantino. Non dobbiamo dimenticare che la stragrande maggioranza dei cattolici erano e sono cattolici di Rito Romano.

Da allora sono state apportate piccole modifiche, come l'introduzione di feste di nuovi Santi, ma in linea generale il Messale Tridentino, o Messale di Pio V, è stato usato in tutta la Chiesa di Rito Romano da oltre 400 anni.

Nel 1965 il Messale Tridentino è stato tradotto in vernacolo (nel nostro caso in inglese) e manca l'obbligo di celebrare la Messa solo in latino. Il Novus Ordo (nuova Messa) di Papa Paolo VI è stata promulgata nel dicembre 1969 ed è stata celebrata in tutto il mondo cattolico di Rito Romano. Da quel momento in poi la Messa Tridentina è stata praticamente soppressa nella Chiesa (ad eccezione di alcuni luoghi specifici o in parrocchie dove i preti, già anziani, non volevano celebrarla o non hanno potuto imparare la nuova Messa).

Proprio nello stesso periodo in cui il latino veniva estirpato dai Sacramenti della Chiesa Cattolica, le porte dell'inferno si sono aperte al mondo. Molti attribuiscono la disgregazione della fede e della civiltà cattolica alla rivoluzione, caratterizzata dal trio “sesso, droghe e rock’n’roll”, avvenuto negli anni 60. Io sostengo che è stato il diavolo e la sua compagnia (i demoni) a scatenare questa rivoluzione. Ricordo che il diavolo odia il latino e in particolare gli antichi Sacramenti, Riti e Preghiere della Chiesa Cattolica in latino. Possiamo constatare che proprio nel momento in cui è stato rimosso il latino dalla vita della Chiesa (dal 1965-1969), i cancelli dell'inferno si sono aperti al mondo.

Molti si chiedono perché il diavolo odia il latino e perché questa lingua venga applicata agli esorcismi e eserciti potere sul diavolo. La risposta è che il latino ecclesiastico è stato riservato esclusivamente al servizio della Chiesa di Dio, nelle sue preghiere e nei suoi sacramenti. (Parallelamente c'è anche il classico latino romano di Cicerone, che è ancora studiato oggi. Questo tipo di latino differisce notevolmente dal latino sacro ecclesiastico).

La nostra lingua profana è l'inglese. La usiamo per insultare, imprecare, incuriosire, mentire, ingannare e corrompere le anime, al pari degli altri comuni strumenti di comunicazione di cui ci serviamo.
A sua volta il latino ecclesiastico è usato solo per il sacro, è una lingua morta che rimarrà invariata ed è consacrata, da secoli, in esclusiva per la preghiera (e in particolare per la celebrazione della Messa in latino). Ed è per questo che il diavolo odia il latino.

È fonte di profonda tristezza quando un cattolico (e soprattutto i vescovi -ndT) afferma di odiare la messa in latino. Dicono letteralmente che non piace loro o, in alcuni casi, addirittura afferma di odiarla, solo ed esclusivamente perché è in latino. Affermano inoltre di non voler assistere perché non capiscono cosa si dice. Io dico: “Per favore, Dio vi sostiene per tutta la settimana, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e non potete offrire a Dio un'ora di preghiera santa, come Egli la vuole? Perché odiano quello che il diavolo odia? Perché non amare ciò che Dio ama?

Vi chiedono, la prova dell'amore di Dio per la Messa in latino, è il fatto che è stato per Sua volontà che la Chiesa, nel mondo del Rito Romano, l'ha celebrata in questa lingua negli ultimi 1800 anni? E l'unica risposta che riescono a trovare è che Dio e la sua Chiesa hanno sbagliato tutti questi anni, ma ora, finalmente, siamo riusciti a celebrarla bene? È assurdo!

Propongo la teoria che nel momento in cui i papi hanno rimosso il latino dalla Chiesa cattolica romana e soppresso il Rito Tridentino, hanno permesso l'apertura dei cancelli dell'inferno sulla terra. Spetta a noi tornare alla Messa Tridentina o ad altri Riti e Preghiere in latino per combattere il diavolo.

Ho parlato solo del Rito Romano e della Chiesa Cattolica Romana perché il latino è la nostra lingua sacra. Altri riti usano altre lingue sacre come il greco, il russo e l'aramaico. La maggior parte di questi riti non ha visto alterazioni delle loro divine liturgie con l'avvento del Concilio Vaticano II, e mantengono quasi intatta la loro forma originale.

Facciamo tutti il nostro ruolo nello sradicare le macchie infernali su questo mondo attraverso il ritorno alla messa in latino, così come tutti i sacramenti e gli esorcismi in latino. È una grande benedizione essere difensori della Tradizione e poter avere a portata di mano queste vere armi nucleari nella lotta contro il maligno. 

Padre Carota 


in http://www.traditionalcatholicpriest.com 

(purtroppo questo link è irraggiungibile e io ho tradotto il testo da una traduzione spagnola trovata su Facebook, che indicava la fonte, che evidentemente è censuratissima dal nuovo google, sul quale peraltro non trovo più alcune mie pagine sull'ecumenismo e sul dialogo ebraico-cristiano che sono sicura siano sul mio sito tuttora funzionante... io, quando serve, me le consulto negli originali; ma sono sulla rete e nessuno le trova! M.G.)

Eutanasia. Così in Belgio si è passati dal diritto al dovere di morire


I casi di eutanasia in Belgio sono aumentati dal 2002 del 14.000% (Ansa)


Nel 2023 si sono verificati 3.423 casi, un aumento del 14.000% rispetto al 2002. Più dei numeri, però, spaventa la riforma della legge in Parlamento, che cancella il principio del rispetto dell'autodeterminazione del paziente



Leone Grotti04/03/2024

Dopo oltre 20 anni di eutanasia legale in Belgio, farsi uccidere con l’iniezione letale e la benedizione dello Stato è diventato così normale che anche i due principi cardine sui quali si fonda la legge, autonomia e compassione, stanno per essere abbattuti nell’indifferenza generale. Gli ultimi dati della Commissione federale di valutazione e controllo dell’eutanasia (Fcce), al pari delle più recenti iniziative legislative in Parlamento, confermano il trend inquietante e aumentano il rischio che da diritto la “buona morte” si trasformi in dovere.


Decessi aumentati del 14.000% in 20 anni


I numeri dell’eutanasia in Belgio sono eclatanti: dai 24 decessi del 2002 si è passati ai 3.423 del 2023, più di nove al giorno, un aumento del 15% rispetto al 2022 e di oltre il 14.000% rispetto a 20 anni fa. Dall’analisi dei dati, contenuti nell’ultimo rapporto della Fcce, si evince che lo scenario in realtà è ancora più preoccupante.

Se un decesso con l’eutanasia su tre riguarda persone con meno di 70 anni, continuano a cambiare le patologie per cui la morte viene richiesta. Se dieci anni fa la patologia alla base del 70% dei casi era un cancro, perlopiù allo stadio terminale, nel 2023 la percentuale è scesa al 55,5.

Continuano a crescere, invece, le polipatologie, cioè un insieme di malattie che va dai problemi cardiaci all’artrite, dall’abbassamento della vista a quello dell’udito. Problematiche cioè non letali e legate alla vecchiaia. L’anno scorso le polipatologie hanno motivato il 23,2% delle richieste di eutanasia, e in quasi la metà dei casi (47%) la morte non era prevista nel breve periodo. Dieci anni fa costituivano appena il 9%.


Da case di cura a case di morte

La traiettoria è chiarissima: in Belgio l’eutanasia non serve più – o se si preferisce, serve sempre di meno – a porre fine a sofferenze insopportabili provocate da malattie letali, bensì a sbarazzarsi prematuramente delle persone anziane e disabili, a prescindere dalle prospettive di vita.

È indicativo, da questo punto di vista, che siano in continuo aumento le iniezioni letali praticate all’interno delle case di riposo (16,4% nel 2022, 17,4% nel 2023), che rischiano di trasformarsi in vere e proprie case della morte.

Se nel 2022, infine, sono stati uccisi 68 malati psichiatrici o affetti da diversi tipi di demenza o disturbi cognitivi, nel 2023 i casi sono aumentati a 89, una crescita del 30%.


Addio al caposaldo della compassione


Se uccidendo anche persone sane o affette da patologie minori si manda in soffitta il criterio della compassione, uno dei due capisaldi di qualunque legge sull’eutanasia, anche il principio dell’autonomia è clamorosamente in pericolo in Belgio.

Dopo i casi di Tine Nys e Godelieva de Troyer, infatti, il 20 ottobre 2022 la Corte costituzionale del Belgio ha dichiarato la legge sull’eutanasia incostituzionale nella misura in cui non prevede un sistema di sanzioni graduale per i medici che la violano. Per questo il Parlamento ha iniziato a modificare la legge, ma il testo approvato in prima lettura dalla commissione Giustizia il 14 febbraio fa già discutere.


Nuove pene per chi viola la legge sull’eutanasia


Gli emendamenti proposti dalla maggioranza disegnano un sistema diviso in tre sezioni che prevede pene diverse a seconda delle condizioni della legge che vengono violate. Se un medico non rispetta le condizioni “di base” rischia dai 10 ai 15 anni di carcere; se non rispetta le condizioni “procedurali”, può essere punito con un periodo di reclusione dagli otto mesi ai tre anni e con un’ammenda dai 26 ai 1.000 euro; se non rispetta infine le condizioni “formali” non è prevista alcuna pena, neanche un rimprovero.

Se può apparire strano che un Parlamento non preveda sanzioni penale per la violazione di una legge che disciplina la morte delle persone, la situazione diventa addirittura inquietante quando si va ad analizzare quali siano le condizioni “formali” dell’eutanasia.

Il numero di casi di eutanasia dichiarati in Belgio dal 2002 al 2023


Le condizioni “procedurali” e “di base”

Le condizioni “di base”, ritenute le più importanti, che il medico deve verificare sono quelle che riguardano lo stato del paziente: deve essere in grado di intendere e di volere, essere cosciente nel momento in cui presenta la domanda ed essere affetto da una patologia incurabile che provoca sofferenze fisiche o psichiche insopportabili.

La condizioni “procedurali” riguardano il consulto di un secondo medico, indipendente dal primo e competente, o di un terzo se la morte del paziente non è prevista a breve termine; il consulto di un familiare e di un medico indipendente nel caso in cui l’eutanasia sia praticata sulla base di una dichiarazione anticipata di trattamento; il consulto di uno psichiatra infantile o di uno psicologo, insieme al rappresentante legale del minore, nel caso in cui l’eutanasia sia praticata su un bambino.


L’autodeterminazione non conta più niente


Le condizioni “formali”, la cui violazione non comporta alcuna sanzione penale, sono in realtà tutt’altro che secondarie. Si parla infatti della verifica da parte del medico che la domanda di eutanasia sia presentata dal paziente «in maniera volontaria» dopo attenta riflessione, sulla base di una volontà espressa in modo reiterato nel tempo e «che non sia il risultato di alcuna pressione esterna».

Sarà trascurabile anche «informare il paziente sul suo stato di salute e sulle sue speranze di vita», così come informarlo «delle possibilità terapeutiche ancora disponibili» e della possibilità di accedere alle «cure palliative». Non sarà più necessario nemmeno «assicurarsi della persistenza della sofferenza fisica o psichica» e parlare ripetutamente con il paziente «a distanza di tempo ragionevole». Neanche «parlare con i cari che il paziente indica» sarà più importante.

I medici potranno inoltre sorvolare sull’obbligo di far passare «almeno un mese tra la richiesta di eutanasia» e l’iniezione letale; non dovranno più preoccuparsi, in caso di dichiarazione anticipata di trattamento, «di discuterne con la persona di fiducia indicata dal paziente». Infine, i dottori che praticano una eutanasia non riceveranno alcuna sanzione penale se non invieranno tutta la documentazione alla Commissione federale di controllo e valutazione «entro quattro giorni».


Niente cure palliative, c’è l’eutanasia


In sintesi, non è più importante assicurarsi che la richiesta di eutanasia nasca davvero dalla volontà del paziente e non sia invece frutto di pressioni esterne o della depressione del momento. Non è più importante offrire al malato le costose cure palliative o spiegargli se e come potrebbe continuare a vivere.

Se gli emendamenti venissero approvati in via definitiva – e lo saranno probabilmente visto che la maggioranza in Belgio è d’accordo – cadrebbe il più importante pilastro della legge sull’eutanasia: quello dell’autonomia e dell’autodeterminazione.


Dal diritto al dovere di morire


Dopo 20 anni di eutanasia legale, a quanto pare, al Belgio non interessa più sapere né se una persona vuole davvero morire né perché desidera la morte. La cosa che conta davvero per Bruxelles, verrebbe da pensare, è che il richiedente sia ucciso il prima possibile, alla luce del sole o in segreto. Un medico, infatti, potrebbe anche attendere anni prima di segnalare l’eutanasia alla commissione incaricata di valutarla: non riceverebbe alcuna sanzione penale.

Impunità, omertà, assenza di verifiche e garanzie, disprezzo della volontà del paziente e totale abbandono terapeutico: così l’eutanasia in Belgio passa in sordina da diritto a dovere di morire.

@LeoneGrotti





Contro l’eresia woke



Nella nostra traduzione da The Catholic Thing un interessante articolo di David Warren dello scorso 23 febbraio, sul filo conduttore della Speranza cristiana. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.




 3 marzo 2024

La verità vince sempre, spesso più rapidamente di quanto ci aspettiamo. Questa è una visione ottimistica spesso sostenuta dalla Chiesa cattolica, anche nei momenti in cui è messa alla prova.

Non è una dottrina formale, né è mai stata una promessa di Cristo, che invece ci ha avvertito di non dare le cose per scontate (tranne la persecuzione). È quindi solo un parere pieno di speranza. Eppure ho più fiducia in esso che in tutti i vari esperti e tuttologi.

La speranza in sé non è un argomento a favore dell’autocompiacimento, bensì contro la disperazione. La virtù cristiana della speranza — come tutti gli altri misteri di grazia — presenta difficoltà alle menti rigidamente razionaliste e alla loro coscienza logica, intrisa di naturalismo.

Quando entra in azione, la speranza — virtù fondamentale cristiana — si dimostra sorprendentemente robusta. Ma nella nostra cultura eretica attuale, ciò non è facilmente comprensibile. in cosa dovremmo mai sperare?

La speranza è una virtù teologale, in un certo senso superiore a qualsiasi virtù cardinale. Le virtù “cardinali”, in effetti, possono ricevere una spiegazione razionale da parte delle persone intelligenti, cristiane o no. Nel perseguimento di un degno fine, si mettono “in mostra”. Sono virtù “ragionevoli”, facili da difendere.

Mentre le virtù “teologali” — fede, speranza, carità — non possono avere senso per l’uomo puramente razionale, per una mente formata sull’ideale della scienza “pura”, scrollandosi di dosso la religione. Una persona del genere deve essere un puro scettico e arrivare, per coerenza, al puro cinismo.

Le sue speranze possono essere riposte solo nelle piccole cose; nelle cose naturalistiche o materiali, incontrate per caso. È un turista in questo mondo, come lo sono tutti gli esseri umani. Senza le virtù teologali non può sperare di “scrivere a casa” per mezzo della preghiera. Le sue speranze per se stesso devono sempre dipendere dalla sua conoscenza umana. Sa che morirà. Niente può finire bene.

Il cattolico, e come lui anche altri fedeli cristiani ed ebrei, costruirà invece la propria risposta alla domanda: “Speranza in cosa?”, in ricordo della promessa divina.

“Venga il Tuo Regno” è la frase chiave del Padre Nostro in questo senso. È nella venuta del Suo Regno che è riposta la nostra speranza individuale e, per il cristiano, si tratta di una speranza in grande stile.

Non si tratta di una speranza “scientifica” che possa dimostrare la realtà e l’autenticità del Regno di Dio. Non siamo nemmeno nella posizione di poter speculare su questo. Ci viene DETTO che ciò è la realtà e noi o accettiamo o rifiutiamo ciò che ci è stato detto.

Immaginare che questo Regno POSSA esistere, è come immaginare che la terra possa esistere; che nonostante ogni riserva, le apparenze del qui e ora NON sono un velo di Maya o un’illusione, come vengono presentate nelle religioni orientali.

Desideriamo piuttosto essere salvati davvero. E lanciamo il nostro appello in questa vita complicata; nel qui e ora. È in questo appello di speranza che la vita nel mondo diventa vivida per noi. Il Regno di Dio è, per così dire, a portata di mano.

Naturalmente, qualsiasi concezione dell’immortalità diventa causa di una grande quantità di “scienza” speculativa. Le nostre percezioni ci infondono l’idea secondo cui ciò che sentiamo è reale e ciò che è reale continua. Che un essere umano abbia un corpo, che abbia memoria, che abbia il potere e la chiamata a essere un santo — lo diamo per vero, perché è così che stanno le cose qui e ora.

Quindi: “Sia fatta la Tua volontà come in Cielo così in terra”. Questa è un’altra frase che esprime la nostra speranza teologica — da non confondere con un’espressione di aspettativa. Il nostro compito, nell’avvicinamento al Cielo, deve iniziare qui e ora. Il nostro lavoro “è tagliato su misura per noi”.

La fede, la speranza e la carità vanno oltre la ragione, illuminando la via verso il Cielo. Queste non sono semplicemente cose in cui “credere”, ma cose da fare. In complemento, virtù cardinali come la prudenza offrono controlli razionali sul nostro “viaggio” o “pellegrinaggio”, ma sarebbero utili ovunque andassimo.

Invece, le virtù teologali sono oziose, inutili, per l'uomo che percorre il sentiero naturalista. A volte vengono menzionate in modo sentimentale, ma proprio per questo diventano semplici parole.

Ed Feser — un pensatore americano di rilievo — scrive altrove dei trionfi dell’eresia woke. Usa il termine “eresia” in modo abbastanza preciso, per significare qualcosa di più che “risposte errate a un quiz”.

Come Eric Voegelin, Hilaire Belloc e molti, molti altri nel corso dei secoli, non si abbandona alla vanità della “caccia all’eresia”, come se fosse una sorta di gioco ecclesiastico. Si confronta con qualcosa di reale e molto oscuro che è tornato a vivere nel nostro mondo “qui e ora” e lo sta capovolgendo.

Questa eresia è inequivocabilmente grande. Eppure si dimostrerà che inizia e finisce con il nulla, come hanno sempre fatto le empie eresie.

Ciò che a suo tempo abbiamo chiamato gnosticismo, manicheismo, albigianesimo, catarismo, etc., in passato prima ha resistito e poi è evaporato, lasciando in ogni caso una scia di distruzione terribile, molto tangibile. Anche il puritanesimo sembra essere andato e venuto. Nelle nostre società moderne e “secolarizzate”, varie ideologie socialiste e progressiste sono andate e venute.

Che sia “religiosa” o “laica”, in ogni caso l’eresia offre una parodia della religione giudaico-cristiana[1]. (Anche il comunismo lo ha fatto.)

L’eretico finge di offrire la pace, se i suoi termini vengono rispettati; e se vengono soddisfatti, instaurerà il caos.

Che sia confezionata come un culto post-religioso o come un movimento secolare alla moda, l’eresia woke presenta comunque essenzialmente la stessa lista di prodotti di TUTTE le precedenti grandi eresie. In modo significativo, nega la fioritura umana e ci mette sotto la guida di un ordine gnostico autoproclamato di “esperti” che ci dicono come vivere.

È la “rivoluzione” perpetua — ricorrente, come suggerisce la parola. Perché gira e ritorna, come la luna.

L’ideología woke è la follia attuale, la fase attuale. Ma può essere sconfitta per mezzo di un’autentica virtù cristiana. La speranza.


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[1] Ci risiamo: da quando in qua esiste UNA religione “giudaico-cristiana”?. — N.d.T.