sabato 24 febbraio 2024

Ed Eva la pasionaria tornò a casa



Le notizie che condividiamo con gioia e alimentano la speranza.




23 febbraio 2024

Non so molto di Eva Vlaardingerbroek. So che è olandese, ha ventotto anni, è laureata in filosofia del diritto ed è molto seguita sui social, sia in Europa sia in America, per le sue posizioni nettamente antiglobaliste e controcorrente rispetto al pensiero dominante.

Nata ad Amsterdam da madre cattolica e padre protestante (un musicologo), è nipote di un teologo calvinista ed ha conseguito il master in filosofia del diritto all’Università di Leida con una tesi su La contrattualizzazione del sesso nell’era #MeToo. Voto massimo, con lode.

I temi sui quali si impegna sono l’opposizione al femminismo, la difesa delle sovranità nazionali, il no all’immigrazione indiscriminata e la denuncia del Great Reset e dell’ideologia ambientalista. Naturale che appoggi la causa dei contadini in lotta contro le imposizioni delle élite ambientaliste. E altrettanto naturale che venga definita una “pasionaria di destra”.

Per saperne di più, sono andato nel suo blog, scoprendo che il titolo è Resist Much, Obey Little, ovvero Resistere molto, obbedire poco. Quattro parole per dire tutto.

Ho saputo anche che Eva, assieme al padre, da poco si è convertita al cattolicesimo. “Eccomi a casa”, ha detto subito dopo, con un’espressione tipica di molti convertiti.

Tra i suoi interventi ce n’è uno, intitolato Rifiuta il globalismo, abbraccia Dio, in cui Eva spiega che se le forze che si oppongono al globalismo non riescono a imporsi non è per mancanza di organizzazione o per motivi meramente politici: è perché hanno perso il contatto con Dio. Come ha detto in un’intervista, ad aprirle definitivamente gli occhi è stata la psico-pandemia, utilizzata a fini dittatoriali e per imporre il relativismo morale.

Una frase mi ha colpito: “Se non prendiamo abbastanza sul serio i nostri nemici e non osiamo parlare a favore di Cristo, dopo tutto quello che lui ha fatto per noi, come possiamo aspettarci di vincere?”.

Giorni fa Eva ha girato per un aeroporto con una croce sulla fronte: aveva ricevuto le ceneri per l’inizio della quaresima e non se le è tolte. Molti l’hanno presa per una pazza esibizionista, ma ha incontrato anche cattolici che si sono congratulati e l’hanno abbracciata. “Una grande opportunità di testimonianza”, ha commentato.

E allora… grazie Eva, e benvenuta a casa. Ti avverto: qui troverai tanta gente strana. Ma, tutto considerato, hai fatto la scelta giusta. . Fonte





venerdì 23 febbraio 2024

In Francia i pulcini sono tutelati, i bambini abortiti




C’è ancora un giudice a Berlino…cioè, negli USA
Aborto e Persona

Di Dalla Rete, 23 FEB 2024
Società Domani
Dal 2021, in Francia, negli allevamenti, è proibita l’eliminazione dei pulcini maschi per schiacciamento. In modo simile dal 2026 sarà proibito detenere, anche nei circhi, tigri, leoni etc…
 Contemporaneamente è stato consentito alle ostetriche di eseguire aborti chirurgici ed è stata rimossa la clausola di coscienza per i medici, ma soprattutto, i deputati francesi hanno approvato, a larga maggioranza l’inserimento in Costituzione del principio che garantisce alla donna la libertà d’aborto. ll limite per eseguire l’aborto è stato portato da dodici a quattordici settimane. 
Di fatto l’aborto non è nemmeno un diritto, è semplicemente libero. I pulcini non saranno più schiacciati, la testa dei bambini a 14 settimane si! Gli animali non saranno più vivisezionati, gli esseri umani Si! La vita animale è promossa quella umana è profanata. 
L’esito della negazione delle radici cristiane dell’Europa è la cancellazione del senso di umanità, abbiamo rinunciato alla fede, la conseguenza è la negazione della ragione. 
Nel giugno del 2022, la Corte Suprema della Stati Uniti ha emanato una sentenza con la quale nega dignità costituzionale alle leggi sull’aborto. I giudici Samuel Alito e Brett Kavanaugh, fra gli artefici della sentenza della Corte Suprema, sono stati messi sotto protezione perché oggetto di minacce e di un tentativo di assassinio. 
Un ventiseienne Nicholas John Roske è stato arrestato davanti la casa di Kavanaugh armato di pistola e coltello. Peraltro il dispositivo della sentenza era stato oggetto di una fuga di notizie anticipata, mai verificatasi sui disposti dell’alta corte USA. 
E’ chiaro che il tema è scottante, intorno all’aborto si svolge un conflitto in cui è in gioco il fondamento stesso della civiltà occidentale. 
La Federazione Internazionale Ginecologi e Ostetrici, ha dichiarato che “l’autonomia riproduttiva, compreso l’accesso ai servizi di aborto sicuro, è un diritto umano fondamentale e non negoziabile di ogni donna”. La UE ha chiesto di inserire nella Carta dei diritti fondamentali di Nizza l’aborto “sicuro e legale”. L’Alto Commissariato per i diritti umani dell’ONU, tutela il diritto all’interruzione di gravidanza. 
Nel 1975, in Italia, la Corte Costituzionale con sentenza n.27, ha stabilito che non c’è equivalenza giuridica tra chi è persona (la donna) e chi persona lo deve ancora diventare (il concepito). 
Questo passaggio fa comprendere la grande importanza che ha avuto la sentenza statunitense che riporta il dibattito alle sue radici. Quando un essere umano può essere considerato “persona”?
Ma porsi tale interrogativo non è ammettere al possibilità che ci siano esseri umani che non sono persone? Così si torna indietro.
Gli schiavi dell’epoca classica non erano considerate persone. Gli schiavi della tratta musulmana sulle coste dell’Europa meridionale, dal VIII al XVIII secolo sono stati rapiti, usati e venduti come cose. Gli schiavi neri d’America non erano considerate persone.
Questo è l’esito della negazione delle radici cristiane? Quali altre categorie umane saranno qualificate come “non-persone”? 
Il sonno delle fede e della ragione produce mostri, Tolkien aveva visto bene!!! La battaglia sull’aborto trascende se stessa, è la battaglia per ribadire la verità che “l’Uomo è Persona”. Una verità svelatasi dal connubio fede-ragione, che fonda il valore dell’umanesimo occidentale. 
Le culture non sono tutte uguali, il ruolo della “persona” è la misura del loro progresso. In questo senso sull’affermazione della verità-valore “persona” si gioca il futuro dell’occidente… e, soprattutto, se ne avrà uno.



http://www.societadomani.org









Del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo e di un “Pastore angelico” che verrà


Don Dolindo Ruotolo


Di Redazione Blog di Sabino Paciolla, 23 Febbraio 2024



di Occhi Aperti!

Per chi ancora non conoscesse il sacerdote napoletano, Don Dolindo Ruotolo, contemporaneo di San Pio da Pietrelcina, ecco un breve excursus [1]:

Nacque nel 1882 nella città partenopea, quinto di undici figli. All’età di circa 14 anni, col fratello Elio, entra come collegiale nella Scuola Apostolica dei Preti della Missione ai “Vergini”, a Napoli. Ordinato sacerdote nel 1905, viene nominato dai Superiori maestro di canto gregoriano dei chierici, professore di matematica, storia, geografia e greco. Ma tutto ciò fu possibile solo per un intervento speciale della Madre di Dio: infatti don Dolindo era, per sua stessa ammissione, un “cretino”, un “sciosciammocca”. Egli non riusciva affatto negli studi, in cui si dimostrava regolarmente un “disastro” e un “ebete”.

Afflitto sinceramente per tale condizione, una grazia improvvisa – ma chiesta! – mutò la vita dell’allora ragazzo Dolindo Francesco Giuseppe, che così scrive sul retro di un’immaginetta della Madonna:

“Dio solo! Viva Maria! In memoria. Ero fanciullo insipiente, stentavo a capire e a studiare, avendo fatto tre volte la prima ginnasiale. Vestito l’abito clericale nel giorno 15 giugno 1896, pregai innanzi a questa immagine la Madonna e le domandai l’intelligenza.

Recitavo con i condiscepoli il Santo Rosario, e avevo dinanzi a me questa immagine appoggiata ad un libro. Dissi alla Madonna: "O mia dolce Mamma, se mi vuoi sacerdote dammi l’intelligenza, perché lo vedi che sono un cretino".

D’un tratto, genuflesso com’ero, mi assopii, l’immagine si mosse, per il vento o per grazia speciale, non so dirlo, mi toccò la fronte, e mi risvegliai dall’assopimento con la mia povera mente pronta e lucida. Discorrevo di tutto, verseggiavo, ero un altro, ma solo, allora come ora, per ciò che glorificava Dio.

Per il resto ero e sono un autentico cretino.

Ricorro a Te, Mamma mia, e Tu m’illumini…Quanto sei bella! La grazia mi si accrebbe in due confessioni generali: 5 aprile 1898 e 5 maggio 1899. Napoli, 24 settembre 1956. Il povero sacerdote Dolindo Ruotolo”.

La vita di Don Dolindo (Dolindo significa dolore), un “martire di desiderio”, fu tutta una tremenda prova, da cui scaturì – grazie a quel dono d’intelligenza avuto per mediazione di Maria Santissima – uno stupefacente commento alle Sacre Scritture in 33 tomi e un’opera straordinaria sulla Madonna.

Ed è appunto dal suo commento alle Sacre Scritture che si offre ad una attenta lettura quanto segue [2].

Don Dolindo, rifacendosi a Pietro Galatino citato da Cornelio a Lapide (vol. XIX, p.1136), così contempla:

[…] “i mille anni nei quali satana sarà legato debbono computarsi da Gesù Cristo, e per la loro maggior parte dal Pastore angelico, ossia dal grande Pontefice sotto il cui pontificato si realizzerà la sconfitta del regno del male e lo splendore del regno di Dio e del trionfo della Chiesa sulla terra. Egli dice che questo Pontefice sarà di ammirabile umiltà, sapienza e santità, avrà dodici apostoli come Gesù Cristo, e con essi riformerà la Chiesa, restituendola allo splendore degli Apostoli. Questo Pontefice singolare è annunciato e promesso anche da Santa Caterina da Siena, dal beato Amedeo e da altri Santi.

In ogni epoca della Chiesa, in realtà, c’è stata sempre una forte aspirazione e una viva speranza in un periodo di vita santa, pacifica e soprannaturale e in un manifesto e universale regno del bene su questa terra. Satana fu legato da Gesù Cristo nella Redenzione, ma la Chiesa ha atteso e attende ancora una vittoria più smagliante sul nemico infernale. […]

Il Pontefice sotto il cui regno si dovrà compiere questo trionfo dovrà essere eccezionalmente santo e forte, e il trionfo della Chiesa dovrà avverarsi dopo un periodo di grandi tribolazioni, e, come tutto fa credere, dopo una guerra sterminatrice e disastrosa che sarà seguita o accompagnata da fiere persecuzioni contro la Chiesa medesima. […]

Noi, perciò, attendiamo con fede come imminente la comparsa di un grande capo di stato e di un grande Pontefice che ridonino la pace al mondo e alla Chiesa.

[…] La Chiesa, …, attende dalla misericordia di Dio il regno trionfante del Redentore nelle anime, e confida in un millennio di santificazione e di pacifico trionfo sull’empietà e sul male. In questo periodo, che già si delinea, sarà sconfitta la bestia che viene dal mare e quella che viene dalla terra, l’imperialismo apostata e la falsa scienza, e ci sarà una mirabile fioritura di spirito cristiano e di santità.

La Chiesa non avrà bisogno di fare delle novità, non dovrà mutare la sua costituzione, ma dovrà solo valorizzare nei fedeli quelle ammirabili ricchezze che essa possiede. Splenderà di vivissima luce la verità, e i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, rinnoveranno la vita cristiana. La santità fiorirà in maniera splendente tra le anime consacrate al Signore, tra i Sacerdoti, le suore e i semplici fedeli. La vera carità allevierà tutte le sofferenze umane, e sarà sostituita a tutte le utopie degli attuali avvelenatori e corruttori del popolo.

Finirà – speriamolo fermamente – l’ignominia della vita mondana con tutte le sue aberrazioni teoretiche e pratiche, finiranno le degradazioni della moda, del malcostume della prepotenza, del ladrocinio, e ci sarà un tenore di vita più semplice che allevierà notevolmente le preoccupazioni del pellegrinaggio terreno.

Segreto mirabile di questo rinnovamento dell’umanità sarà la Santissima Eucaristia, Gesù vivo e vero nella Chiesa, che diventa cibo delle anime, che orienta al Padre Suo ogni loro attività, le fa vivere per la gloria di Dio, vive in loro per farle vivere in Lui, e le trasforma in creature nuove.

I primi Cristiani vissero da santi perché vissero intimamente con Gesù Eucaristia; questo è un fatto storico inconfutabile; la vita loro si rilassò miseramente a misura che si allontanò da Lui, e giunse ai secoli di piombo che prepararono il protestantesimo prima, e poi l’apostasia di tutte le nazioni da Dio”. […]

Accostando il pensiero di santi e mistici cattolici, pensiero che viene esaminato attentamente dalla Chiesa, che ne è giudice, è buona norma rammentarsi anche dell’insegnamento di San Paolo: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”. (1Ts 5, 19-21) Ed è tenendo ben presente questa esortazione che, ancor più dirompenti, paiono le parole di Don Dolindo nel descrivere accadimenti che oggi ravvisiamo inequivocabilmente: dal protestantesimo all’apostasia il passo è stato breve ed, anzi, oggidì avanzano a braccetto; così come il propugnare utopie per avvelenare e corrompere il popolo ha preso il posto della vera carità[3] laddove, senza timor di Dio e sprovvisti di umiltà, si è scelto di barattare Cristo e la propria primogenitura per molto meno di trenta denari e un piatto di lenticchie.

Anche identificando la bestia che viene dal mare nell’imperialismo apostata e quella che viene dalla terra nella falsa scienza, Don Dolindo mostra tutta la sua divina perspicacia, dove imperialismo oggi sta per globalismo (Mons. Crepaldi tenne, qualche anno fa, una interessante conferenza online su questo tema) – che è la forma negativa, ideologica, della globalizzazione, in cui a prevalere non è più il bene della globalità ma gli interessi di quella classe elitaria che impone il totalitarismo del pensiero unico anticristico con l’unico fine di render l’uomo dio di se stesso – e dove la falsa scienza, prezzolata, ideologizzata e politicizzata, cioè strumentale, non è più a servizio del genere umano ma lo fa schiavo stringendo gradualmente il cappio. Non lo abbiamo forse vissuto da protagonisti dell’era “covidiota”?

Infine, come non constatare l’evidenza del “piccolo numero” di cattolici, tanto più fra i presuli e il clero, che va restringendosi ognor di più?

Ma, non va dimenticato, i piccoli numeri, insignificanti secondo il metro del mondo, sono i numeri che piacciono a Dio, il quale non vince mai con la forza, mai con una maggioranza soverchiante, ma con poche, umili anime, pochi apostoli veramente Suoi. Suoi amici. Suoi eletti. Non solo della “prima” ma anche dell’“ultima ora”!

E in che modo vincerà? Il segreto, ci dice il Servo di Dio, è “Gesù Eucaristia”.

A tal proposito, ascoltiamo il Vescovo ausiliare di Astana (rinominata nel 2019 Nur-Sultan, Kazakhstan), Sua Eccellenza Mons. Athanasius Schneider che in un breve, mirabile testo [4] da lui composto, così si esprime:

“Solo una fede profonda e pienamente cattolica nell’Eucaristia nonché una corrispondente riverenza e pietà esteriori rinnoveranno efficacemente la vita della Chiesa”…e poco più avanti: “Il tempo di una nuova fioritura spirituale della Chiesa necessariamente richiede una fede più profonda ed espressioni più ricche e devote di venerazione della Santa Eucaristia…I grandi periodi di fioritura della vita della Chiesa sono sempre coincisi con i tempi di penitenza e di accorata venerazione del Sacramento dei sacramenti, la Sacra Eucaristia”… “L’Eucaristia è il culmine e la fonte della vita della Chiesa (Concilio Vaticano II), la Chiesa vive dell’Eucaristia (Enciclica e testamento spirituale del beato Giovanni Paolo II) e l’Eucaristia è conseguentemente il cuore pulsante della Chiesa. La vera crisi della Chiesa di oggi si rivela quindi nel modo come questa fonte e questo cuore sono trattati concretamente.” …

Mons. Schneider, profondamente devoto della Madonna di Fatima – tanto da condurre una Crociata in onore del Suo Cuore Immacolato iniziata il primo sabato di gennaio 2024 con lo scopo di impetrare l’intervento divino a favore della Chiesa [5] – parla della Santissima Eucaristia secondo la sobria pienezza del suo ministero apostolico ma con lo stesso fervore e con gli stessi, basilari concetti espressi dal sacerdote napoletano: come non sottolinearlo?

Il Vescovo kazako usa parole attuali dicendo, nella sostanza, parole già spese da don Dolindo: l’Eucaristia è il fulcro di tutto e l’unico mezzo attraverso cui potrà avverarsi la “risurrezione” della Chiesa – oggi agonizzante, flagellata e crocifissa – e del Suo corpo mistico!

Particolare attenzione e interesse si dovrebbero cominciare ad avere, allora, per il Servo di Dio Don Dolindo, – di cui oggi è in corso il processo di beatificazione per decreto di Sua Eccellenza l’Arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia -, sacerdote che subì molto anche dalla stessa Chiesa, cui fu totalmente obbediente e mai ribelle, allo stesso modo del suo “amico” e contemporaneo San Pio da Pietrelcina, che lo stimava come “santo”.

Molto singolare – ed ora ne accenneremo brevemente – è che i più devoti del sacerdote napoletano siano i polacchi, forse più ancora degli italiani. Il motivo risiede nel fatto che Don Dolindo profetizzò quanto segue, intendendolo come proveniente dalla Madonna:

“Maria all’anima. Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia, come ai tempi di [Giovanni, ndr] Sobieski, per la devozione, sarà oggi come i 20 mila che salvarono l’Europa e il mondo dalla tirannia turca [sotto le mura di Vienna nel 1683, ndr]. Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia. Ti benedico. Beneditemi”.

Papa Giovanni Paolo II – oggi spesso fatto oggetto di partigianesche critiche e rinnegato da chi, de facto, ha abbandonato il Cattolicesimo [6] per un sedevacantismo goffamente mascherato da amore per la tradizione – non fu soltanto il protagonista della profezia di Don Dolindo ma, come è noto, fu “visto” anche dal Santo di Pietrelcina ben prima che divenisse Papa. “A questo non si può dire di no”, disse Padre Pio alla richiesta di guarigione che l’allora vescovo Karol gli fece pervenire, tramite missiva risalente al 1962, per la salvezza di Wanda Półtawska, malata di cancro.

Ebbene, oggi i polacchi, proprio dal Santuario di Jasna Gòra – dedicato alla Madonna di Czestochowa (da noi forse più conosciuta come Madonna Nera, festeggiata il 26 agosto) -, tanto caro a San Giovanni Paolo II e alla nazione polacca, pregano per la beatificazione del sacerdote napoletano.

Don Dolindo, insieme a Padre Pio, è stato per i suoi tempi come per i nostri, esempio quanto mai necessario per più facilmente consentire un netto distinguo dei veri Pastori dai mercenari: gli uni pronti a dare la vita – “martiri di desiderio”! – per le pecorelle, in esemplare umiltà e obbedienza alle autorità ecclesiastiche, gli altri ubriachi di superbia e vanagloria, intenti a ghermire le greggi digiune di verità, per guidarle alla ribellione e per coinvolgerle nelle loro medesime, tristissime sorti.

Similarmente, anche il Pastore angelico che ha da venire, già si “ritrova” in nuce in quei suoi Predecessori che veramente si sono conformati al Figlio di Dio, dando vita, così, agli inconfondibili tratti del Vicario di Cristo in terra che si è uniformato in tutto alla Divina Volontà. Mentre colui che è preso dall’amore di sé fino al disprezzo delle leggi divine e della dottrina perenne, non potrà che mostrare i tratti grotteschi, sfigurati e stravolti di un Capo della Chiesa che, per libero arbitrio, non si è posto alla sequela di Cristo Crocifisso e Risorto.

Riflettendo sulla figura del Pastore angelico si è altresì facilitati nel comprendere il senso recondito di quella fretta diabolica con cui si vuole sovvertire ogni ordine, non tanto e solo nel mondo, quanto nella Chiesa.

Ogni tentativo di seppellire la gerarchia ecclesiastica, ogni manovra per boicottare e adombrare il ruolo di Pietro, ogni mossa per deturpare la Sposa di Cristo e modificarne l’abito immacolato che è la Dottrina, ovvero gli insegnamenti imperituri e immutabili del Figlio di Dio, non farà che dividere i capri dalle pecore, i mercenari dai Pastori. A qualunque livello.

Per non soccombere alla prova, allora, occorre tenersi stretti non ai venditori di parole e di slogan, non a chi con una mano lava e con l’altra sporca, non a chi strizza l’occhio al secolo e ai suoi mefistofelici diktat, non agli sbandieratori di discorsi persuasivi o bombaroli né agli sciorinatori di fantasiose congetture con cui metter nel sacco un nugolo di sprovveduti ma ai Pastori fedeli alla Parola di Dio, obbedienti di vera obbedienza, che, appunto, pur senza tacere, nel ricordarLa e proclamarLa mai mancano di rispetto né di carità o di mansuetudine. Pastori che vivono nell’unica vera Chiesa senza mai discostarsene e non costruendosi una chiesuola parallela con luciferina superbia!

Come disse la Vergine della Rivelazione, nota anche come Madonna delle Tre Fontane, al convertito Bruno Cornacchiola: “Non si può fare, nella Chiesa, la chiesa” …

Regina Umiltà non è forse da sempre sublime e infallibile criterio di discernimento? Insieme a virtù di vera obbedienza! E chi dimostrasse di non possedere queste virtù essenziali, per ciò stesso non potrebbe essere vero discepolo di Cristo né di Maria Santissima.

Infine, Don Dolindo guardava “con speranza” alla Seconda Guerra Mondiale come alla purificazione conclusiva che avrebbe preceduto la comparsa del Pastore angelico ma, oggi lo sappiamo, ormai a un passo da una nuova e ben peggiore Purga, così non fu. Motivo di più perché si preghi fervorosamente, fidando nel Cuore Immacolato di Maria, per un Pontefice (meglio, per tutti i pontefici a venire) profondamente e pienamente cattolico – come poco tempo fa ha esortato il lungimirante Vescovo Schneider – che sarà domani, a Dio piacendo, Vicario di Cristo, dolce Cristo in terra, per la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e romana.

Possa il suo motto apostolico essere:

“et portae inferi non praevalebunt”!





Note:

[1] Per le notizie biografiche: “Fui chiamato Dolindo che significa dolore. Pagine di autobiografia” – Casa Mariana Editrice, 2021

[2] “Atti degli Apostoli, Lettere cattoliche, Apocalisse” vol. 9 – Casa Mariana Editrice, 2022

[3] Sulla vera carità: “Avremmo fatto ben poco quando avessimo assistito tutti i malati, soccorso tutti i poveri, educato tutti gli ignoranti. Che cos’è una carità che lenisca tutti i dolori degli uomini, se poi questi debbono morire? La nostra carità differisce la rovina ultima, ma non la evita, è perciò una carità inefficace. La morte non si può abolire. Carità più grande è invece quella che immediatamente opera la salvezza soprannaturale, unendo gli uomini a Dio”. Don Divo Barsotti, “La Mistica della Riparazione”, Edizioni Parva

[4] Mons. Athanasius Schneider, “Corpus Christi, La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa”, Libreria Editrice Vaticana, 2016 –

[5] https://www.livefatima.io/crusade/

[6] https://www.sabinopaciolla.com/esposizione-e-riflessioni-sul-compendio-del-catechismo-della-chiesa-cattolica-puntata-n-41-nn-166-169/






giovedì 22 febbraio 2024

Il vescovo di Ascoli Piceno “concede” la messa “vetus ordo” ma ne prende le distanze: “Troppo silenzio”




21 FEB 2024

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by Aldo Maria Valli


Caro Valli,

desidero segnalare a Duc in altum questo breve articolo del giornale cronachepicene.it, dal titolo piuttosto eloquente: Anche ad Ascoli la messa secondo l’antico rito: il vescovo Palmieri autorizza ma non nasconde le perplessità. Sostanzialmente il succo è il seguente: sì alla messa in latino come concessione, ma il vescovo tiene a sottolineare di essere d’accordo con i preti che la rifiutano.

La messa vetus ordo qui si celebra per grazia di un bravo sacerdote di Roma, don Giorgio Lenzi, che ogni mese tra andata e ritorno si sottopone a oltre quattro ore di viaggio (neppure comodo, visto che deve attraversare gli Appennini su una strada che è un perenne cantiere) per servire circa una trentina di cattolici fedeli alla tradizione.

E il vescovo, anziché ringraziare, che fa? Dice di condividere i motivi che spingono i sacerdoti del territorio a rifiutare la celebrazione della messa apostolica: “La liturgia della Chiesa è una sola ed è quella riformata dal Concilio Vaticano II”. La paura? Che si crei una spaccatura. Come se già non ci fosse!

Faccio notare la conclusione dell’articolo, là dove il vescovo (forse per ignoranza? nel senso che ignora di cosa stia parlando) descrive il silenzio e la musica d’organo come se questi fossero un difetto e non un pregio della liturgia, e accusa questi elementi di allontanare il popolo dalla parola di Dio.

Segnalo anche l’osservazione sulle letture, che nella messa antica, dice il vescovo, sono troppo poche. Come se una volta finita la messa, durante la settimana, un buon cristiano non potesse trovare modo e tempo di meditare le scritture.

E perché il vescovo, anziché prendersela con il silenzio e la musica d’organo, non parla del fatto che le omelie nel corso delle messe riformate sono ormai ridotte a propaganda ecologista o a cartoni animati (perché è questo che accade nelle chiese del territorio)? Sarebbe questa, signor vescovo, la messa che noi cattolici ci meritiamo? Quella che Gesù ci ha tramandato?

Lettera firmata






mercoledì 21 febbraio 2024

LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA: I CERVELLI DEGLI UOMINI E QUELLO DELLE DONNE FUNZIONANO E ORGANIZZANO LE INFORMAZIONI IN MODO DIVERSO



A DIRLO È UN NUOVO STUDIO CONDOTTO DAI RICERCATORI DELLA STANFORD MEDICINE, CHE HANNO UTILIZZATO UN MODELLO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE È RIUSCITO A DISTINGUERE, CON UNA PRECISIONE DEL 90%, SE LE SCANSIONI DELL’ATTIVITÀ CEREBRALE PROVENISSERO DA UNA DONNA O DA UN UOMO


Estratto dell'articolo di www.meteoweb.eu, 21 FEB 2024



IL CERVELLO DEGLI UOMINI

Il cervello umano funziona e organizza le informazioni in modo diverso a seconda se uomo o donna. A dirlo un nuovo studio condotto da ricercatori della Stanford Medicine, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori hanno utilizzato un modello di intelligenza artificiale che ha distinto, con una precisione superiore al 90%, se le scansioni dell’attività cerebrale provenissero da una donna o da un uomo.


CERVELLO UOMINI E DONNE 

I risultati contribuiscono a risolvere una controversia di lunga data sull’esistenza di differenze di sesso affidabili nel cervello umano e suggeriscono che la comprensione di queste diversità può essere fondamentale per affrontare le condizioni neuropsichiatriche.

“Una motivazione fondamentale per questo studio è che il sesso gioca un ruolo cruciale nello sviluppo del cervello umano, nell’invecchiamento e nella manifestazione di disturbi psichiatrici e neurologici“, ha dichiarato Vinod Menon, professore di psichiatria e scienze comportamentali e direttore dello Stanford Cognitive and Systems Neuroscience Laboratory. […]


Nello studio attuale, Menon e la sua squadra hanno sfruttato i recenti progressi dell’intelligenza artificiale e l’accesso a più serie di dati di grandi dimensioni, per condurre un’analisi più potente. In primo luogo, hanno creato un modello di rete neurale profonda, che impara a classificare i dati di imaging cerebrale: quando i ricercatori hanno mostrato le scansioni cerebrali al modello e gli hanno detto che stava osservando un cervello maschile o femminile, il modello ha iniziato a “notare” quali sottili modelli potevano aiutarlo a distinguere la divergenza di pensieri fra uomo e donna.


Il modello ha mostrato prestazioni superiori rispetto a quelli degli studi precedenti, in parte perché ha utilizzato una rete neurale profonda che analizza scansioni MRI dinamiche, un approccio che cattura l’intricata interazione tra le diverse regioni cerebrali.

Quando i ricercatori hanno testato il modello su circa 1.500 scansioni cerebrali, sono riusciti quasi sempre a capire se la scansione proveniva da una persona di sesso maschile o femminile. Il successo del modello suggerisce che le differenze di sesso rilevabili nel cervello esistono, ma non sono mai state delineate in modo affidabile prima d’ora.



Il fatto che l’approccio abbia funzionato così bene in diversi set di dati, tra cui scansioni cerebrali provenienti da più siti negli Stati Uniti e in Europa, rende i risultati particolarmente convincenti, in quanto tiene conto di molti fattori di disturbo che possono affliggere studi di questo tipo.

“Questa è una prova molto forte del fatto che il sesso è un fattore determinante dell’organizzazione del cervello umano“, ha detto Menon. Fino a poco tempo fa, un modello come quello utilizzato dal gruppo di ricerca di Menon aiutava i ricercatori a suddividere i cervelli in gruppi diversi, ma non forniva informazioni su come avveniva l’ordinamento.

[…] Gli scienziati hanno, dunque, sviluppato modelli di abilità cognitive specifici per sesso: un modello prevedeva efficacemente le prestazioni cognitive negli uomini ma non nelle donne, e un altro nelle donne ma non negli uomini. I risultati indicano che le caratteristiche funzionali del cervello che variano tra i due sessi hanno implicazioni comportamentali significative.

“Questi modelli hanno operato molto bene perché siamo riusciti a separare i modelli cerebrali tra i due sessi“, ha affermato Menon. “Questo ci dice che trascurare le differenze di sesso nell’organizzazione cerebrale potrebbe farci perdere i fattori chiave alla base dei disturbi neuropsichiatrici“, ha continuato Menon.

Mentre il gruppo di scienziati ha applicato il suo modello di rete neurale profonda alle domande sulle differenze di sesso, Menon ritiene che il modello potrebbe essere applicato per rispondere a domande su come qualsiasi aspetto della connettività cerebrale possa essere correlato a qualsiasi tipo di abilità cognitiva o comportamento.

Lui e il suo gruppo di ricerca intendono rendere il loro modello pubblicamente disponibile per l’utilizzo da parte di qualsiasi ricercatore. “I nostri modelli di intelligenza artificiale hanno un’ampia applicabilità“, ha evidenziato Menon. “Un ricercatore potrebbe impiegarli per cercare le differenze cerebrali legate a difficoltà di apprendimento o a differenze di funzionamento sociale, aspetti che siamo desiderosi di comprendere meglio per aiutare gli individui ad adattarsi e a superare queste sfide“, ha concluso Menon.


IL MALE NON E' FRUTTO DELLA TROPPA LIBERTA'



Più la società sembra andare a rotoli (violenze, stupri, rapine, ecc.) più si vorrebbero leggi restrittive, severità nell'applicazione e più divieti... ma non è la soluzione



di Roberto Marchesini

C'è una tendenza chiara in questi ultimi anni: regole, divieti, sorveglianza scrupolosa anche grazie a volonterosi delatori. Togliamo la patente, vietiamo il barbecue, l'uso dell'automobile, censura contro le fake-news e i "discorsi di odio", denunciamo pubblicamente gli eserciti che non emettono lo scontrino, ci vogliono più leggi, regole più severe e applicazione più stringente.

Eppure, più leggi ci sono, più la società sembra andare a rotoli: violenze, stupri, aggressioni, rapine, città sporche e sempre meno sicure. La soluzione proposta è come omeopatica: più leggi, più severità, più divieti! Questo atteggiamento mette d'accordo tutti: destra e sinistra.

A tutti sarà capitato di sentire, a conclusione di un discorso sul degrado della società moderna, la frase :"C'è troppa libertà!". Sarà vero? Dubito fortemente e credo che questa tendenza indichi una progressiva "protestantizzazione" della nostra società tradizionalmente cattolica. Protestantizzazione che preluda alla sua dissoluzione, ovviamente. Mi spiego.

Il punto di divaricazione tra cattolicesimo e protestantesimo è teologico, ma anche antropologico. Il ritenere che, dopo il peccato originale, l'uomo sia irrimediabilmente corrotto; che non possa fare il bene, ma solo il male. L'unico modo per fargli fare i bene è costringerlo con una serie di regole a fare il bene; limitare quindi sua libertà (di fare il male).

Il cattolicesimo, invece, insegna che, l'uomo, dopo il peccato originale, è semplicemente inclinato al male. Cosa significa? Significa che "io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio" (Rm 7,19). Compio il male, ma non voglio: io voglio il bene. Il problema è che (a causa del peccato originale) è più facile fare il male che il bene; non è però impossibile fare il bene e, soprattutto, io voglio il bene, tendo al bene, sono orientato al bene.

Cosa mi impedisce di fare il bene che voglio? Il peccato. Il peccato non è dunque, come ritengono i protestanti, il frutto della libertà; ma al contrario, di una libertà limitata dal peccato. Infatti "chi fa il peccato è schiavo", non libero. Se fossimo liberi dal peccato non faremmo tanto male, ma tanto bene; più libertà, meno male.

Quindi "c'è troppa libertà" lasciamolo ai protestanti; semmai, ce n'è troppo poca, di vera libertà.
Un'altra riflessione: senza libertà le nostre azioni non hanno un valore morale, sia nel male che nel bene.

Partiamo dal male. Perché sia un peccato grave, occorrono tre condizioni:

1) materia grave (violazione dei dieci comandamenti);
2) piena avvertenza (cioè devo sapere che sto per fare un azione moralmente malvagia);
3) deliberato consenso (cioè devo dare la mia libera adesione al male).

La gravità di un peccato mortale dipende dal grado di libertà: più sono libero, più sono responsabile, e, quindi, colpevole. Meno sono libero (a causa di vizi, compulsioni o altri problemi psicologici) e meno sono responsabile e, quindi, colpevole. Un po' come la differenza tra un omicidio colposo (non voluto) e doloroso (cioè liberamente voluto): la pena è molto diversa.

Questa cosa vale anche per il bene. Se io esco di casa e incontro una persona bisognosa, gli do qualche euro perché possa sostenersi; faccio, cioè, un'opera di misericordia corporale e ne guadagno un merito che spero di poter far valere nel giorno del giudizio particolare. Mettiamo invece il caso che quel bisognoso mi punti un coltello alla gola; io farei lo stesso gesto: aprirei il portafogli e gli darei qualche euro. Ma in quel caso non sarebbe un gesto di carità, perché io non sarei libero. Non avrei avuto la libertà di scegliere se compiere o meno quel gesto. Venendo meno la libertà, non avrei guadagnato alcun merito. La libertà, dunque, è necessaria per la vita morale. Infine: se Gesù stesso si è presentato come liberatore ("se il Figlio vi farà liberi, siete liberi davvero",Gv 8,36), può essere la libertà un male? Può il Figlio, il Logos incarnato, volere il nostro male?

Impariamo, quindi, ad apprezzare la libertà che, in fondo, è il fine della nostra vita; e cerchiamo di fare attenzione, che la superficialità dei discorsi non ci faccia perdere di vista i fondamenti della nostra esistenza. "libertà va cercando, chè si cara, come sa chi per lei la vita rifiuta", ha scritto Dante, non solo poeta ma profondo teologo: cerchiamo di ricordarcene.



Titolo originale: C'è troppa libertà! Sarà vero?
Fonte: Provita & Famiglia, gennaio 2024
Pubblicato su BastaBugie n. 861



Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di lavorare e pregare per rimettere Gesù al centro



Un lettore di questo blog, che si firma con lo pseudonimo “Occhi aperti!”, mi ha inviato la traduzione dell’articolo che segue, scritto dall’arcivescovo Mons. Samuel J. Aquila, e pubblicato su What we need to know.



Mons. Samuel J. Aquila

“Ogni cosa crolla; il centro non può reggere.” Queste parole dalla poesia di W. B. Yeats intitolata “La seconda venuta” furono pubblicate per la prima volta cento anni fa, in un tempo non così tanto differente dal nostro. L’epidemia di influenza del 1918-1919 aveva devastato gran parte dell’Europa, colpendo duramente le comunità e le famiglie senza discriminazioni (Yeats per poco non perse la moglie e il nascituro a causa dell’influenza). Il fetore della Prima Guerra mondiale aleggiava ancora sulle trincee e nuovi conflitti si stavano preparando. Le persone erano incerte riguardo al futuro, mentre i leader politici erano alle prese con un mondo che cambiava. Eppure, nonostante tutte queste prove, la fede rimase al centro e tenne insieme il mondo occidentale, anche se a volte debolmente.

Oggi, però, c’è una differenza significativa rispetto a prima. Noi non abbiamo da affrontare le miserie della Prima Guerra mondiale o le tempeste che hanno portato alla Seconda Guerra mondiale; piuttosto, il cambiamento spirituale nel suo asse portante ha permesso a ciò che una volta erano basi solide per la nostra vita comune, di sgretolarsi. Secondo l’agenzia di sondaggi Gallup solo l’81% degli americani crede in Dio – la percentuale più bassa registrata da quando è stata posta la domanda nel 1944 – mentre solo il 56% crede in Dio come descritto nella Bibbia. E questi numeri in calo sembrano mostrare quanto il tenore della nostra cultura sia cambiato.

Le manifestazioni che oggi osserviamo contro vere e proprie ingiustizie, in alcuni luoghi sono state cooptate da quell’agenda che mira a distruggere il centro della cultura occidentale. Anziché protestare pacificamente contro la discriminazione razziale, alcuni hanno incanalato la loro energia al fine di distruggere chiese o simboli del Cristianesimo. Altri stanno ridefinendo il concetto di natura con l’obiettivo di introdurvi certa “licenza morale” o la libera espressione dell’“identità” scelta, senza restrizioni. Altri ancora usano il potere esecutivo, legislature o tribunali per emarginare le persone di fede e le opere di servizio cristiano. Un caos organizzato ha spezzato la nostra comune identità e minaccia di disfarsi del patrimonio che abbiamo la responsabilità di trasmettere ai nostri figli.

La causa di tutto ciò è l’aver rimosso Dio dal centro. È Dio – e per i Cristiani, Gesù – a tenere insieme il mondo decaduto e fragile. Dio, tuttavia, non è più il centro del nostro ordine sociale. Senza dubbio la pandemia di COVID-19 ha messo a nudo la nostra fragilità, ma la pandemia non è la causa della disfunzione, che era già lì.

La pandemia ha messo in luce una diffusa paura della morte e grande inconsistenza nell’anima, il che può venire solo dall’aver preso le distanze da Dio. Rimuovendo Dio dal centro, la nostra cultura è arrivata fino alla dissoluzione sociale. L’assolutizzazione del nostro benessere fisico (per quanto importante) rispetto al nostro benessere spirituale tradisce un’attenzione miope, preferendo ciò che è temporale all’eterno, ciò che è orizzontale al verticale.

Una cultura che non ha fede in Dio e nella Sua creazione è una cultura che non reggerà. Forse questo momento che affrontiamo come nazione è solo un altro momento della storia che svanirà, o forse questo è un momento di cambiamento epocale che ci trasformerà per sempre, modificando il nostro modo di comprenderci. La risposta a questo interrogativo ruota attorno alla questione su Dio. Come popolo che condivide lingua e terra, abbiamo anche un fondamento in comune per quanto riguarda il nostro posto davanti al Creatore, o abbiamo abbandonato la nostra eredità e fatto dell’individuo la misura di tutte le cose?

Più di 1.500 anni fa sant’Agostino cristallizzò quelle che sono le due scelte di ogni cittadino: “Due amori hanno fatto le due città. L’amore di sè fino al disprezzo di Dio, ha fatto la città terrena; e l’amore di Dio fino al disprezzo di sé, ha fatto la città celeste”. In tempi più recenti, Christopher Dawson spesso scrisse riguardo al luogo di “culto” in una società debitamente ordinata. La cultura di un popolo è definita principalmente da chi o da ciò che le persone adorano o pongono al centro – ciò che identificano come lo scopo della loro esistenza. 

Fin dalla fondazione del nostro paese c’era la percezione che Dio fosse essenziale per la nostra vita comune. George Washington capì che religione e valori erano necessari per tenere insieme una popolazione altrimenti diversificata. Nel suo discorso di addio Washington avvertì: “Ed è con circospezione che assecondiamo la congettura secondo cui la moralità possa essere salvaguardata senza la religione… Ragion per cui la logica e l’esperienza impediscono di attenderci che un’etica a livello nazionale possa davvero regnare una volta escluso il principio religioso”. Il “centro” culturale teneva, perché avevamo un fondamento morale comune radicato nelle credenze giudaico-cristiane, ad eccezione della schiavitù, che perseguita la nostra coscienza nazionale fino ai giorni nostri. Anche i padri fondatori che professavano l’Unitarianismo (che rifiuta la divinità di Cristo), come John Adams e Thomas Jefferson, capivano l’importanza del Cristianesimo in questo paese, spesso parlando liberamente attraverso immagini bibliche e facendo riferimento alla Scrittura.

Nel secolo scorso siamo diventati sempre più un paese slegato da una fondamentale verità e cioè che un Padre amorevole ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, l’unico modo per essere felici in quella prossima. La nostra felicità, temporale ed eterna, dipende dal guardare al di fuori di noi per trovare un vaccino che ci difenda da quel virus spirituale che provoca molti più danni di qualsiasi cosa possa infliggere il COVID-19. Ma sembra proprio che ce lo stiamo dimenticando. La nostra salute fisica è davvero una grande benedizione che dovremmo proteggere, ma è la nostra salute spirituale che determina la nostra destinazione eterna. Lasciare che il piano fisico eclissi quello spirituale equivale ad arrendersi al diavolo e alle sue vuote promesse.

Dobbiamo rivolgerci a una persona: Cristo. La Chiesa ha un ruolo unico da svolgere per mantenere saldo il centro. Essa è il richiamo visibile che sta a ricordarci che Cristo vive e continua ad agire in mezzo a noi. Non sorprende, quindi, che le statue di santi siano state deturpate, le chiese incendiate e contro i fedeli si sia perseguito anche un male fisico in nome del progresso. Allo stesso modo, questa nuova “moralità woke” ha ridefinito il concetto di separazione tra Chiesa e Stato, che originariamente era intesa a garantire la libertà della pratica religiosa (e quindi proteggeva la Chiesa dallo Stato). Oggi questa nozione viene invertita, e molti credono che la fede dovrebbe essere completamente bandita dalla pubblica piazza e, peggio ancora, che lo Stato dovrebbe imporsi sulla Chiesa in tutte quelle questioni di maggior conflitto (ad esempio, richiedendo alle agenzie di adozione cattoliche di permettere ai bambini di essere adottati da coppie dello stesso sesso o obbligando le Piccole Sorelle dei Poveri a pagare la contraccezione). Forse coloro che mirano a far prevalere questa nuova “moralità woke” non sono pienamente consapevoli di ciò che fanno, ma il diavolo lo è, ed è fuor di discussione che stia usando il momento attuale per fare ciò che gli riesce meglio.

La Chiesa – vescovi, sacerdoti, religiosi e tutti i fedeli – deve impegnarsi in questo momento di incertezza per testimoniare con forza e coraggio la fede. Solo così possiamo resistere all’opera nefasta di quella forte creatura spirituale che i cristiani conoscono come l’Avversario. I fedeli – e qui sto parlando specificamente a me e ai miei fratelli nell’episcopato – hanno il dovere di essere voce della ragione in questi tempi irragionevoli. Nella nostra ordinazione episcopale, abbiamo assunto pienamente il triplice ufficio di Cristo, in veste di sacerdote, profeta e re. Come sacerdoti siamo chiamati a offrire il sacrificio, il sacrificio della Messa ma anche il sacrificio della nostra vita. Questo tempo, che vede crollare il “centro”, offre nuovi modi per ognuno di noi di offrire i nostri sacrifici quotidiani per la santificazione del mondo. Oggi non c’è penuria nella scelta dei modi in cui tutti possiamo offrire sacrifici, non ultimo quello di offrire le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di ogni giorno, come ci insegna l’Offerta Mattutina.

Dobbiamo anche assicurarci che la Messa rimanga la sorgente e il culmine della nostra vita cristiana. L’unico, vero sacrificio di Cristo è il sacrificio in cui tutti gli altri sacrifici dovrebbero innestarsi. Non c’è dubbio che le autorità civili abbiano il diritto e il dovere di proteggere la popolazione, ma la Messa non può diventare un lusso meno importante di altre pubbliche convocazioni. Se si verificasse un altro divieto, la Chiesa dovrebbe essere pronta a difendere i propri luoghi di culto. La Messa è essenziale per il benessere spirituale di ogni cristiano. Certamente, la Chiesa deve sì rispettare l’autorità civile e accettare quelle limitazioni che definiscono un prudenziale raduno di fedeli, ma l’autorità civile dovrebbe anche rispettare i luoghi di una comunità religiosa, almeno quanto tollera (o promuove) gli altri incontri pubblici. La fede, specialmente la partecipazione sicura ai sacramenti, è essenziale.

L’ufficio profetico esige che la Chiesa insegni la verità in ogni occasione opportuna e non opportuna. Mentre le panche e gli inginocchiatoi possono essere meno occupati in un mondo post-pandemico, il nostro bisogno di insegnare il potere salvifico di Cristo non è meno urgente. Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli dovrebbero trovare in modo creativo la maniera di sostenersi reciprocamente nella fede, in una cultura che può essere ostile; e diffondere il Vangelo in quella stessa cultura, la quale – nel migliore dei casi – considera irrilevante la religione. La tecnologia è uno strumento utilissimo a questo scopo, ma il contatto personale è di cruciale importanza. L’evangelizzazione e la catechesi devono essere fatte in modi innovativi per portare Gesù nelle nostre comunità, evangelizzando la cultura una testa alla volta. Ahimè, questo ufficio profetico ci impone anche di proclamare la verità al crescente numero di voci dentro la stessa Chiesa che cercano di cambiare la dottrina perenne.

L’ufficio regale, o ufficio di governo, dovrebbe essere esercitato per condurre le persone a Cristo. Non è un ufficio di autorità sui fedeli, ma un’autorità data alla Chiesa, operando attraverso i vescovi, per condurre gli uomini a Cristo. Mentre navighiamo in questi tempi difficili, è necessario prendere ardue decisioni, decisioni coraggiose, tenendo presente tutta una serie di considerazioni pratiche. Decisioni prese alla luce della missione data alla Chiesa, cioè di attirare tutti gli uomini a Cristo! Se Gesù è la misura con cui vengono prese le decisioni, lo Spirito Santo caverà il bene dal male. Dobbiamo pregare che la chiusura di parrocchie o scuole, per quanto pesante sia per l’intera comunità, possa misteriosamente trasformarsi in bene se Cristo – e non considerazioni finanziarie o legali – è al centro. Io e i miei confratelli vescovi possiamo condurre davvero solo se ci poniamo davanti a Cristo, ogni giorno, nella preghiera e se riceviamo le preghiere dei fedeli. Se la Chiesa non prega, allora lo Spirito Santo non è sollecitato ad agire. La natura non permette alcun vuoto; quando rimuoviamo Cristo lo spazio si riempie di qualcosa o di qualcun altro – qualcosa che non è mai buono per noi e, il più delle volte, qualcosa che è il male stesso.

Senza un tempo specifico dedicato esclusivamente a Dio nella preghiera e nell’adorazione, inevitabilmente il nostro tempo sarà pieno di cose che distraggono o addirittura che ci ostacolano nel rapporto con il nostro amorevole Creatore. Ma quando troviamo il tempo ogni giorno per metterci davanti a Dio, per adorarLo e supplicarLo, allora siamo in grado di ascoltare la Sua voce. È allora che possiamo dirci convertiti e che irradiamo al mondo l’amore che il Padre ha per ciascuno di noi, un amore di cui c’è tanto bisogno oggi. In quell’amore, possiamo scoprire la nostra identità come Suoi figli prediletti. In quell’amore, possiamo salvaguardare e conservare tutto ciò che è vero e buono del nostro patrimonio mentre dobbiamo riformare ciò che non lo è. In quell’amore, il “centro” ritorna ad esser saldo ancora una volta.

Le parole di Yeats ci suonano veritiere oggi come oggi, ma dobbiamo fare in modo che non lo siano più. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di lavorare e pregare per rimettere Gesù al centro, in modo che Egli possa reggere questo mondo decaduto e portare ciascuno di noi alla casa celeste.





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*Il reverendo Samuel J. Aquila è l’arcivescovo di Denver. Il suo motto episcopale è: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Questo saggio è rivisto e adattato dall’autore e proviene da precedenti riflessioni (2020) pubblicate da First Things.