mercoledì 27 aprile 2016

In Belgio metà delle chiese a rischio di essere chiuse o convertite

Camera dell'hotel a 4 stelle nella chiesa gotica di Mechelen

27 aprile 2016

 Il Foglio

Giulio Meotti

La Chiesa di Santa Caterina di Bruxelles, costruita nel 1874, domina con il suo splendore il centro storico di Bruxelles. E' l' unico edificio religioso che è stato costruito nel "pentagono" dalla fine dell' Ancien Régime e oggi è uno degli edifici più protetti dopo gli attentati del 22 marzo scorso. Il comune di Bruxelles aveva dichiarato di voler trasformare l' edificio religioso in un mercato di frutta e verdura. Soltanto la mobilitazione dei fedeli rimasti lo ha impedito.
La Chiesa di Santa Caterina non è un caso particolare in Belgio: si parla di più di novanta chiese in pericolo imminente nel paese. La Chiesa di Saint -Hubert di Watermael-Boitsfort potrebbe ospitare appartamenti, mentre la Chiesa della Santa Famiglia di Schaerbeek è in attesa di un potenziale investitore. Con la radicale diminuzione di fedeli, molte chiese sono abbandonate. A Malonne, la cappella di Piroy è stata trasformata in una fabbrica di birra. Nel centro di Namur, la chiesa di Saint -Jacques è stata trasformata in un negozio di abbigliamento. A Tournai, la chiesa di Santa Margheri ta è stata trasformata in una serie di appartamenti di lusso. Sempre a Namur, la chiesa di Notre Dame, costruita nel 1749 e sconsacrata nel 2004, è oggi adibita a "spazio culturale". La piazza sarà riqualificata, con servizi di biglietteria e di ristorazione. Decine di mostre, concerti e sfilate di moda si sono già tenute nella chiesa.

Delle chiese del Belgio si occupa una inchiesta del quotidiano La Libre. Si parla di una chiesa su due a rischio conversione o abbandono. 35 chiese su 110 a Bruxelles sono destinate a chiudere a fronte del drammatico calo di fedeli: i cattolici praticanti sono appena l' 1,5 per cento della popolazione della capitale dell' Unione europea, secondo un sondaggio del 2010 dell' Università di Lovanio.

Il Belgio è il prodotto non della natura ma della mente umana, quasi di un' astrazione cerebrale, di un ragionamento, per questo le sue chiese sono capolavori di civiltà. Adesso in pericolo.

Il primo a rompere il tabù era stato nel 2008 Philip Heylen, vicesindaco di Anversa, che aveva invitato a usarle come luoghi di culto islamici: "Le chiese sono state costruite come luoghi di culto e non dovrebbero essere utilizzate come centri commerciali. Abbiamo avuto una risposta positiva da parte dei membri della comunità musulmana che è aperta all' idea di convertirle". A marzo, anche l' Economist si era occupato di questo trend inarrestabile. "Le antiche città del Belgio sono culle dell' arte e della cultura cristiana, e il cattolicesimo è per molti versi la ragion d' essere del paese. Ma così come il ruolo del cristianesimo è scemato, un nuovo credo, l' islam, sta guadagnando importanza".

"I fedeli dell' islam più dei cattolici" A Bruxelles, circa la metà dei bambini nelle scuole statali è di fede islamica. Nella capitale dell' Unione europea, i cattolici praticanti sono pari al 12 per cento, mentre il 19 per cento è musulmano praticante. Tra gli intervistati, i livelli di aderenza al cattolicesimo diminuisce drasticamente con l' età, mentre l' islam aumenta corrispondentemente.

"Se questa tendenza continua, i fedeli dell' islam potrebbero presto superare comodamente i cattolici devoti non solo nella cosmopolita di Bruxelles, come è già, ma su tutto il territorio meridionale del Belgio".

Otto secoli dopo la sua fondazione, la chiesa del Santissimo Sacramento di Binche, un edificio maestoso nel cuore della città medievale a circa cinquanta chilometri da Bruxelles, è stata messa in vendita alla simbolica cifra di un euro. La diocesi ha tentato di tutto pur di liberarsene. Intanto a Mechelen, nelle Fiandre, un albergo a quattro stelle è sorto al posto di una imponente chiesa gotica. Archi, colonne e vetrate sono ancora al loro posto fra menù e tavoli per i clienti. Un tempo vanto dell' architettura gotica del Belgio, oggi l' hotel è classificato tra i cinque più belli al mondo.

Specchio di un paese che finirà per ospitare soltanto le 295 moschee (77 soltanto a Bruxelles) e i palazzi trasparenti degli organismi internazionali. Una mecca postmoderna. In una chiesa di Bruges è conservato il "Sangue Santo" che un conte di Fiandra riportò da Gerusalemme dopo una crociata. Ma il prodigio della liquefazione, dicono le guide, non avviene più da molti secoli. Si è seccato. Come il paese.



 Posted by Il sismografo






martedì 26 aprile 2016

Qualcuno ha il numero del cardinale Schonborn?









di Francesco Agnoli

26-04-2016

Caro direttore,
è cambiato tutto, o non è cambiato nulla? Cosa dice Amoris laetitia? Che questa domanda, su cui decine di commentatori si sono confrontati con risposte diverse, sia possibile, è già di per sè un problema. Che poi il quid stia, all'interno di un lungo documento, in una nota a piè di pagina, la quale da sola cambierebbe una dottrina e una prassi millenaria, rende le cose molto "curiose". Che infine, la risposta di chi la nota l'ha firmata, sia sibillina, trasforma il tutto in rebus indecifrabile.

In passato, richiesto sulla posizione della Chiesa riguardo ai matrimoni gay, papa Francesco preferì rimandare al catechismo della Chiesa cattolica, testo molto chiaro, sebbeno poco conosciuto dai giornalisti che lo interrogavano. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dall'isola di Lesbo, si è ripetuto qualcosa di simile. Così il giornalista: «Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai Sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così; altri sostengono invece che molto sia cambiato e che ci sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, un cattolico che vuole sapere: ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione o no?».

Questa la risposta del Papa: «Io potrei dire “si”, e punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. Grazie!».

Verrebbe da domandare, ingenuamente: ma il prefetto della Congregazione della Fede di alcuni anni orsono, il cardinal Ratzinger, non aveva già dato delle risposte chiare durante il pontificato di Giovanni Paolo II? E perché chiedere al cardinal Schönborn, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, e non invece al cardinal Muller, attuale prefetto di quella stessa Congregazione? Forse perché avremmo due risposte differenti? Ma soprattutto: possibile che dopo un documento così lungo, dopo ben due sinodi, permanga questa confusione dottrinale?

È un anno e mezzo che si discute, nella Chiesa, di ciò che non è mai stato considerato discutibile: l'approdo può essere l'incertezza, la divisione tra cardinali, vescovi e preti che danno interpretazioni diverse?

A forza di fughe in avanti, retromarce, sinodi ordinari e straordinari, interviste aeree e terrestri, distinzioni sottilissime tra dottrina e pastorale... siamo ancora a non aver capito se è possibile o meno rompere la comunione con coniuge e figli, vivere nel contempo una nuova relazione, e  ciononostante rimanenere in comunione con Cristo.

Proviamo a ricostruire brevemente alcuni fatti:
1) il Sinodo del 2014 viene anticipato da una relazione del cardinale Walter Kasper, al Concistoro del febbraio 2014, nella quale si introduce, riguardo alla dottrina insegnata dai papi precedenti, una evidente novità: la formulazione di vari casi in cui l'indissolubilità del matrimonio perderebbe, diciamo così, un po' di smalto. Indissolubilità solubile, diciamo. Ma qual'è la posizione del papa? Sembra, da alcune dichiarazioni, che egli sia in accordo con Kasper, per anni avversario di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, elogiato in più occasioni, sin dalla sua elezione, da papa Francesco. Ma da altre dichiarazioni sembrerebbe il contrario, dal momento che il Papa prende le distanze dalla casistica, sostenendo appunto che non si può farne una questione di singoli casi (Gesù «non era un fariseo casistico moralista», predica a santa Marta del 26 giugno 2014; «A me non è piaciuto che tante persone, anche di chiesa, preti, hanno detto 'Ah il sinodo per dare la comunione ai divorziati', e sono andati proprio lì, a quel punto. Io ho sentito come se tutto si riducesse a una casistica... E io non vorrei che si cadesse in questa casistica...», conferenza stampa in volo dalla Terra Santa a Roma, 26 maggio 2014).

2) In effetti, nel Vangelo, quando Cristo parla del matrimonio indissolubile, lo fa con poche, chiarissime ed inequivocabili parole. La fedeltà e l'amore cristiano hano proprio questa caratteristica: non patiscono eccezioni. Che poi ci siano casi singoli, storie individuali, questo è ovvio, ma si è sempre pensato che a leggere nel profondo dei cuori possa essere solo Dio (a cui la Chiesa non potrà mai strappare la parola definitiva, e che certamente rovescerà tanti giudizi umani)

3) Esce una Relatio intermedia, a cura di mons. Bruno Forte, a metà del Sinodo del 2014: in essa vi sono aperture alla comunione ai divorziati che vivono stabilmente una relazione adulterina, aperture sul matrimonio gay... Si viene a sapere, grazie alle domande di alcuni giornalisti e alle dichiarazioni di alcuni cardinali - Napier ed Erdo su tutti - che la Relatio è un falso. L'hanno scritta mons. Bruno Forte e padre Antonio Spadaro, senza per nulla rispecchiare il parere e le idee dei padri sinodali. Non un buon inizio per una consultazione che dovrebbe essere franca, aperta, libera. Ciò che è accaduto rivela un fatto: coloro che hanno avuito il compito di gestire il Sinodo hanno una posizione ben chiara. Portano avanti il loro pensiero, costi quello che costi, non quello dei padri. Senza subire, per questa patente violazione della dignità dei confratelli, alcun richiamo.

4) La relatio intermedia viene fatta a pezzettini dei cosidetti Circoli minori, cioè dai padri sinodali. Il Sinodo si conclude con l'ennesimo scontro: chi lo guida, dopo aver inventato la Relatio intermedia, vuole censurare i testi contenenti il parere vero e particolareggiato dei padri sinodali. Alcuni cardinali, tra cui Pell, che papa Francesco ha nominato "super-ministro dell'Economia in Vaticano", si oppongono e ottengono trasparenza. Inizierà contro di lui il tiro al piccione dei grandi giornali italiani.

5) Il secondo tempo è il sinodo straordinario del 2015. Tra un sinodo e l'altro alcune testate "specializzate" vedi Avvenire e Vatican Insider - arano il terreno con interviste ed articoli quasi in una sola direzione: ne sono sempre protagonisti i novatori come Kasper, Marx, Cupich (che rappresentano una minoranza all'interno del Sinodo, ma la maggioranza tra i padri di nomina papale). Si ha inoltre, poco prima del Sinodo, una riforma dei processi canonici di nullità.

6) Anche il Sinodo del 2015 è una guerra intestina. Polarizzata su un solo fatto: concedere o meno la comunione ai divorziati che vivono una relazione adulterina? Archiviare o meno Humanae vitae, Veritatis splendor, Familiaris consortio? È evidente che i padri sinodali sono molto divisi; che il pressing mediatico internazionale non è stato sufficiente a spostare molti di loro dalla parte di Kasper. Si arriva così ad un documento aperto, che lascia le conclusioni al Papa. Sull'interpretazione di questo documento, le interpretazioni divergono. Si aspetta una parola decisiva.

7) Siamo così ad Amoris Laetitia: sapremo finalmente se sino ad oggi i nostri papi, cardinali, vescovi e preti ci hanno detto qualcosa di giusto, o ci hanno imposto solo il rigido fardello della legge?

La risposta viene da Kasper, che, prima ancora che il documento esca, ne fa la celebrazione e l'esegesi preventiva. Spiega che cambierà, finalmente, tutto. Ma proprio tutto. Viene a qualcuno il sospetto che il cardinale straparli; qualcuno invece può credere che non sia stato chiamato a fare il discorso del 2014 "per caso", e che, se Kasper parla di Amoris Laetitia, la conosce prima degli altri, e la apprezza... Difficile non chiedersi se i due Sinodi non siano stati un po' scenici, folkloristici, essendo la conclusione già scritta nell'introduzione.

Viene reso finalmente pubblico il documento finale e riparte la danza...
Al sottoscritto verrebbe voglia di chiedere il cellulare del cardinal Schönborn: «Datemi il suo cellulare, che voglio capire se per la Chiesa aver rotto il giuramento di fedeltà al proprio coniuge, magari abbandonando i figli, per unirsi ad un'altra persona, sia compatibile con le parole di Gesù». Vorrei chiedere anche se il fatto che il Papa non abbia mai detto, chiaramente, esplicitamente, che «i divorziati che vivono e intendono permanere in una condizione adulterina possono accedere alla comunione», sia dovuto, diciamo così, a prudenza, al fatto che non lo pensa, o al fatto che è lui stesso in dubbio se porsi davvero contro i suoi predecessori. Perché, infatti, se lo ritiene davvero giusto, non lo dice in modo inequivocabile, meno ambiguo, dopo quasi due anni di discussioni, e lascia che lo dicano invece, apertamente, vescovi, cardinali e giornalisti di Repubblica? Ma forse il cellulare del cardinale non serve, c'è il rischio di venire rimandati a qualche documento, chilometrico o di difficile reperibilità.

Viene spontanea una conclusione: per essere cattolici, basta rimanere attaccati al comandamento mosaico («Non commettere adulterio»), al pensiero della Chiesa (ben espresso nel giuramento «Prometto di esserti fedele sempre...») ed al Vangelo («Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non separi»). Poche parole, molto chiare, senza interpetazioni possibili. Vanno benone per noi sempliciotti, che davanti ad una crisi matrimoniale, allo sconforto di un momento difficile, potremmo rischiare di trovare, nella dottrina-pastorale del «caso per caso», una pericolosa via di fuga. Perché, visto che ogni caso è a se stante, perché il mio non dovrebbe essere proprio uno di quelli che giustificano la rottura del vincolo?




La nuova Bussola Quotidiana



 

domenica 24 aprile 2016

Il pensiero del vescovo Schneider sull'Esortazione post-sinodale è deducibile da una recente intervista







23 aprile 2016

Rorate caeli pubblica una recentissima intervista al Vescovo Athanasius Schneider che precede di poco l'uscita della Esortazione post-sinodale. Si tratta di un lungo e ampio excursus sull'intera realtà ecclesiale e tocca molti punti della crisi attuale. L'intervista, di notevole interesse, è stata rilasciata il 6 marzo scorso in Ungheria a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman, che la riporta integralmente qui.
Mentre stiamo curando [chiesaepostconcilio.blogspot.it] traduzione dei punti successivi, stralcio questi di apertura, che si riferiscono alle due sessioni Sinodali in generale e che, per l'approccio alle questioni dibattute, sono già di per sé rivelatori del pensiero di Mons. Schneider sulla Esortazione, a causa dell'evidente riscontro rilevabile nell'analisi riguardante la Relatio finale.


Circa i Sinodi sulla famiglia [1]

Mr. Fülep: Dopo il Sinodo straordinario [2] molte persone sono rimaste spaventate o piene di false speranze. Coloro che si aspettavano un cambiamento nella dottrina morale della Chiesa sono stati probabilmente delusi dal contenuto della Relatio finale. [3] Ma in realtà non era forse un esperimento di controllo per ammorbidire l'apertura ad abusi gravi e a futuri tentativi similari di cambiare la dottrina morale della Chiesa? Cosa ne pensa Sua Eccellenza in base alla relazione finale [4] del Sinodo Ordinario?

Sua Eccellenza Mons Schneider: Ebbene, grazie a Dio, la relazione finale del Sinodo ha reso dichiarazioni chiare sul comportamento omosessuale, che è inaccettabile alla luce della morale cristiana, e contiene anche parole buone e chiare contro l'ideologia del genere. Grazie a Dio. Ma, come ho affermato nella mia analisi sulla relazione finale [da noi tradotta qui] [5], la sezione del rapporto delle coppie risposate rimane ambigua. E così coloro che promuovono la comunione per i divorziati risposati ad un tratto dichiarano che la relazione finale rappresenterebbe una porta aperta, anche se non direttamente, per l'accesso ai sacramenti dei risposati. I vescovi, tuttavia, devono evitare tali dichiarazioni ambigue nei documenti ufficiali. Naturalmente, la relazione finale non è un testo del Magistero, grazie a Dio, è solo un comunicato. Quindi dobbiamo aspettare e sperare che ci sarà un altro testo ufficiale del Magistero che indichi chiaramente la dottrina cattolica. [quanto a questo, ora è accaduto e, purtroppo, molto si sta dibattendo]

Mr. Fülep: In un'intervista [6] [da noi tradotta qui] Sua Eccellenza, a proposito del Sinodo straordinario, ha detto che "purtroppo la Relatio finale del Sinodo contiene anche un paragrafo riguardante il voto sulla questione della Comunione ai divorziati risposati. Anche se non ha raggiunto i necessari due terzi dei voti, è preoccupante e sorprendente che la maggioranza assoluta dei vescovi presenti abbiano votato a favore della Santa Comunione ai divorziati risposati, che si ripercuote negativamente sulla qualità spirituale dell'episcopato cattolico odierno". [7] Cosa pensa Sua Eccellenza circa questa cattiva qualità spirituale dell'episcopato cattolico? Quali sono le sue ragioni profonde?

Sua Eccellenza Mons Schneider: abbiamo osservato per molti anni che molte delle conferenze ufficiali episcopali si occupano prevalentemente di questioni temporali e terrene, piuttosto che soprannaturali ed eterne anche se queste ultime dovrebbero essere considerate le più importanti nella vita della Chiesa. Salvare le anime e condurle al cielo: questa è la ragione per cui Cristo è venuto a salvarci e ha fondato la Chiesa. Perciò la Chiesa deve condurre le persone al Cielo e trasmettere loro le verità divine, le grazie soprannaturali e la vita di Dio. Questo è il compito principale della Chiesa. Trattare le cose temporali spetta al governo. Così vedo qui una dislocazione indebita del compito del governo: assumere l'autorità civile a parte dei vescovi, successori degli apostoli. Naturalmente, ciò è basato sulla dottrina sociale della Chiesa, che può consigliare il governo in modo che la vita sociale adotti al meglio la legge naturale. Ma questo non è il compito principale della Chiesa. Si tratta di un compito secondario. La crisi attuale della Chiesa è in gran parte dovuta a questo: la sostituzione del compito principale con quelli secondari.


Mr. Fülep: Il Sinodo Ordinario [8] ha pubblicato un rapporto finale con alcune proposte pastorali sottoposte al discernimento del Papa. Sua Eccellenza ha scritto [da noi tradotto qui] [9] su questo che "durante il Sinodo sono già apparsi i nuovi discepoli di Mosè e i nuovi farisei che nei numeri 84-86 della relazione finale hanno aperto una porta sul retro per l'ammissione dei divorziati risposati alla Comunione . ... Durante le ultime due Assemblee del Sinodo (2014 e 2015) i nuovi discepoli di Mosè e i nuovi farisei mascherano la loro negazione pratica della indissolubilità del matrimonio e la sospensione del Sesto Comandamento dietro un approccio caso per caso ... "Anche qui il metodo consiste nella lingua ambigua tipica del modernismo. Troviamo alcuni termini indistinti o equivoci, ad esempio, "via del discernimento", "accompagnamento", "Forum Internum", "orientamenti del vescovo", "il dialogo con il prete", "una maggiore integrazione nella vita della Chiesa". Sembra che nella relazione finale (e soprattutto i paragrafi 85-86) la coscienza prevalga sulla legge divina. Non era questo il vero errore di Lutero? Esso è legato al principio protestante del giudizio soggettivo su questioni di fede e la disciplina e la teoria erronea [10] sulla "fundamentalis Optio", non è vero?

Sua Eccellenza Mons Schneider: Anche se questi paragrafi stabiliscono che il giudizio individuale della coscienza di queste coppie deve essere effettuata secondo la dottrina della Chiesa, resta una mancanza di chiarezza. Coloro che promuovono la comunione ai divorziati risposati, come ad esempio il cardinale Kasper e il suo gruppo, asseriscono apertamente che mentre la dottrina della Chiesa resta, c'è sicuramente la possibilità che i divorziati risposati possano ricevere la Comunione. Così hanno ammesso la possibilità di un contrasto tra dottrina e la prassi. Questa è anche la posizione tipica del protestantesimo. Si mantiene la teoria o la dottrina, le opere non sono così importanti e necessarie. Questo è il principio pericoloso della salvezza solo per fede. E gli stessi paragrafi non affermano in alcun modo che la convivenza al di fuori di un matrimonio valido è peccato. Si tratta di omissioni oggettivamente gravi. La relazione finale dice indirettamente che per i divorziati risposati la colpevolezza di convivenza potrebbe essere ridotta o addirittura non imputabile a causa di alcune circostanze o per le sofferenze che patiscono. Tuttavia, l'applicazione del principio implicito di convivenza fuori dal matrimonio è completamente scorretto. Coloro che convivono hanno l'intenzione di commettere il peccato di continuo, quindi non è un atto immorale momentaneo. Essi devono avere l'intenzione di evitare atti sessuali al di fuori del matrimonio. E così una tale imputabilità del peccato di convivenza potrebbe essere applicata anche al giovani conviventi non sposati. Ammettendo tale teoria, questi vescovi annullano il sesto comandamento di Dio. E se questo principio è accettato, nessuno dei peccati contro il sesto comandamento sarà considerato più un peccato. In qualche modo è l'abolizione del sesto comandamento.


Mr. Fülep: Sua Eccellenza, a proposito della relazione finale del Sinodo ordinario, ha detto che "sembra inaugurare una cacofonia dottrinale e disciplinare nella Chiesa cattolica, che contraddice l'essenza stessa dell'essere cattolici". Ci può spiegare cosa intende ?

Sua Eccellenza Mons Schneider: Cacofonia è il contrasto della sinfonia. Sinfonia significa che tutte le voci si combinano per produrre armonia, annunciando le stesse cose. In cacofonia, una delle voci appare dissonante. Ciò va contro la verità della melodia. E così, quando questo rapporto finale non riesce ad affermare chiaramente l'immoralità della convivenza tra persone divorziate, quando non riesce a indicare chiaramente la condizione stabilita da Dio per ricevere degnamente la Santa Comunione, altri utilizzeranno questo fallimento per proclamare una bugia, così la loro voce sarà contro la verità, proprio come una voce falsa nella musica è contro la verità della sinfonia.

[...] Stiamo traducendo il seguito


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[1] Queste domande si applicano alla terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi (Città del Vaticano, 5-19 ottobre 2014) e XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Città del Vaticano, 04-25 Ottobre 2015). Entrambe riguardavano il matrimonio e la famiglia, quindi sono conosciute come sinodi sulla famiglia.
Il Sinodo dei Vescovi (Synodus Episcoporum) è un organo consultivo per assistere il Romano Pontefice nello svolgimento del suo ministero petrino. Esso non prende decisioni, ma consiglia il papa. Può essere ordinario, straordinario o speciale. Documenti: un'introduzione e linee-guida del soggetto di discussione, (Lineamenta), uno strumento di lavoro (Instrumentum laboris ), la relazione post-dibattito (Relatio post disceptationem ) e il documento finale, che può avere diversi nomi (Propositiones, Relatio Synodi, Relatio finalis), e un messaggio del Sinodo finalizzato alla stampa (Messaggio sinodale). A seguito del Sinodo, il Papa emette generalmente un'Esortazione post-sinodale.
[2] Terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, Città del Vaticano, 5-19. Ottobre 2014.
[3] Relatio Synodi, Terza Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, Città del Vaticano, 18 ottobre 2014.
[4] Relatio finalis, XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Città del Vaticano, 24 ott 2015.
[5] Athanasius Schneider, una porta sul retro di una pratica neo-Mosaica nella relazione finale del Sinodo 2 novembre 2015 [da noi tradotta qui]
[6] Interview with Izabella Parowicz, Polonia Christiana. 5 November 2014. [da noi tradotta qui]
[7] http://www.pch24.pl/against-pharisees,31907,i.html#ixzz3IDLUUmew
[8] Quattordicesima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Città del Vaticano, 4-25 ottobre 2015. Dedicato al tema "La vocazione e la missione della famiglia nel mondo Chiesa e contemporanei"
[9] http://rorate-caeli.blogspot.com/2015/11/rorate-exclusive-bishop-athanasius.html
[da noi tradotta qui]
[10] Questa teoria è stata condannata dal Magistero (cf. Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis splendor, 65-70)

 [Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]




sabato 23 aprile 2016

Ortoprassi e ortodossia

    

213



Dal libro “Rapporto sulla Fede”, Vittorio Messori intervista il Card. Joseph Ratzinger – 1985. Capitolo 1


«Circolano dei facili slogans. Secondo uno di questi, ciò che oggi conta sarebbe solo l’ortoprassi, cioè il “comportarsi bene”, l’“amare il prossimo”. Sarebbe invece secondaria, se non alienante, la preoccupazione per l’ortodossia e, cioè, il “credere in modo giusto”, secondo il senso vero della Scrittura letta all’interno della Tradizione viva della Chiesa.

 Slogan facile perché superficiale: infatti i contenuti dell’ortoprassi, dell’amore per il prossimo, non cambiano forse radicalmente a seconda dei modi di intendere l’ortodossia?

 Per trarre un esempio attuale dal tema scottante del Terzo Mondo e dell’America Latina: qual è la giusta prassi per soccorrere i poveri in modo davvero cristiano e dunque efficace? La scelta di una retta azione non presuppone forse un retto pensiero, non rinvia forse alla ricerca di una ortodossia?»










 

venerdì 22 aprile 2016

Dio non comanda cose impossibili, ma vuole che chiediamo la grazia necessaria per adempiere ciò che non possiamo con le nostre forze





di Sant' Alfonso Maria de Liguori

Il sacro Concilio di Trento (Sess. VI, cap. 11) ha dichiarato che Dio non comanda cose impossibili; ma ci consiglia a fare ciò che possiamo con le forze della grazia, o almeno a chiedere la grazia più abbondante, necessaria per adempiere ciò che non possiamo con le nostre forze; ed allora egli ci dà l'aiuto necessario. Anche molti Teologi insegnano che Dio dona a tutti o la grazia prossima per osservare i precetti o la grazia remota della preghiera con la quale poi ciascuno ottiene la grazia prossima per osservare i precetti divini.

Perciò fu bestemmia quel che dissero Lutero e Calvino: che l'osservanza della divina legge è resa impossibile agli uomini dopo il peccato di Adamo; ma fu errore anche quel che disse Giansenio, condannato dalla Chiesa: che alcuni precetti erano impossibili anche ai giusti.

E' vero che l'osservanza della legge nello stato presente della natura corrotta è molto difficile, anzi è moralmente impossibile senza un aiuto speciale di Dio. Ora questo aiuto speciale Dio non lo concede, ordinariamente parlando, se non a coloro che lo domandano. Insegna Gennadio, autore antico, che, eccettuate le prime grazie eccitanti, le quali vengono a noi senza di noi, come la chiamata alla fede o alla penitenza, tutte le altre, e specialmente la grazia della perseveranza, si donano solo a coloro che pregano.

S. Agostino è dello stesso parere.
Da ciò concludono i Teologi (Suarez, Habert, Layman, il P. Segneri ed altri con S. Clemente Alessandrino, S. Basilio, S. Agostino e S. Giovannni Grisostomo) che la petizione agli adulti è necessaria di necessità di mezzo; viene a dire che, di provvidenza ordinaria, un fedele senza raccomandarsi a Dio e cercargli le grazie necessarie alla sua salvezza, non può salvarsi. Dice S. Giovanni Grisostomo che, conforme è necessaria l'anima al corpo per vivere, cosi è necessaria all'anima l'orazione per conservarsi nella divina grazia. Ciò vuole insegnare la parabola della vedova e del giudice ingiusto, narrata da Gesù per raccomandare di pregare sempre senza stancarsi (cfr. Lc 18, 1-5). Ciò afferma l'apostolo S. Giacomo: Non avete perché non chiedete (Gc 4, 2). Ciò vuol dire Gesù Cristo quando afferma: Chiedete e vi sarà dato (Lc 11, 9). Se, dunque, chi cerca ottiene, chi non cerca non ottiene. Dio vuole tutti salvi, come afferma S. Paolo (1 Tm 2, 4); ma vuole che gli cerchiamo le grazie che ci sono necessarie per salvarci. Neppure questo vogliamo fare? Terminiamo questo primo punto concludendo, da quanto si è detto, che chi prega certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i Santi si sono salvati e fatti santi col pregare. Tutti i dannati si sono dannati per non pregare; se pregavano, certamente non si sarebbero perduti. E questa sarà la maggiore disperazione nell'inferno: il pensiero di esserci potuti salvare con tanta facilità, con chiedere a Dio l'aiuto, ed ora non essere più in tempo di cercarlo.

L'EFFICACIA DELLA PREGHIERA

La Sacra Scrittura è piena di testi in cui il Signore ci fa intendere che lui esaudisce tutte le nostre preghiere. In un passo si legge: Mi invocherà e gli darò risposta (Sal 90, 15). In un altro è scritto: Dio ha ascoltato, si è fatto attento alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio: non ha respinto la mia preghiera (Sal 65, 19ss). Un versetto dice: Invocami nel giorno della sventura: ti salverò e tu mi darai gloria (Sal 49, 15). Un altro conferma: Invocami e io ti risponderò (Ger 33, 3). In una pagina si afferma: Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? o chi lo ha invocato ed è stato trascurato? (Sir 2, 10). In un'altra: Tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica, il Signore ti farà grazia (Is 30, 19). In un brano si legge: Prima che invochino, io risponderò; mentre ancora stanno parlando, io li avrò ascoltati (Is 65, 24). E altrove: Lo supplicherai ed egli ti esaudirà (Gb 22, 27).

Dobbiamo unire sempre la preghiera al ricordo della misericordia infinita di Dio; così, come ci invita a fare Sant'Agostino, quando noi ci troviamo a raccomandarci a Dio stiamo molto allegri perché, mentre preghiamo, siamo sicuri che Dio ci esaudisce.
Lo stesso nostro Salvatore ci spinge a fargli richieste con la promessa di esaudirci: Chiedete quel che volete e vi sarà dato (Gv 15, 7).
Teodoreto dice che l'orazione è onnipotente: «Essa è una, ma può ottenere tutte le cose». E S. Bonaventura dice che per l'orazione si ottiene l'acquisto d'ogni bene e la liberazione da ogni male. E S. Bernardo soggiunge che qualora il Signore non ci concedesse la grazia che domandiamo, ben possiamo sperare per certo che ci doni una grazia più utile di quella.
Davide, pregando, diceva: Tu sei buono, o Signore, e perdoni; sei pieno di misericordia con chi ti invoca (Sal 85, 5).

Dice l'apostolo S. Giacomo che a coloro che pregano, il Signore non dà con la mano stretta, come fanno gli uomini della terra, perché la ricchezza degli uomini è ricchezza finita. Ma Dio, perché la sua ricchezza è infinita, quanto più dà, ha più che dare, perciò dà con la mano larga più di quello che noi gli sappiamo domandare. Né ci rimprovera i disgusti che gli abbiamo dato quando andiamo a cercargli le grazie (cfr. Gc 1, 5).
Ciò avviene, perché la bontà di sua natura è diffusiva. Perciò Dio, che per natura è bontà infinita, come dice S. Leone, ha un desiderio sommo di comunicare a noi i suoi beni e la sua felicità. E ciò lo rende sollecito del nostro bene.

Davide diceva: Di me ha cura il Signore (Sal 39, 18). «Signore, quando io ti chiamo, subito conosco che tu sei il mio Dio, cioè una bontà infinita, che desideri d'essere da noi pregato per beneficarci; e appena noi ti chiediamo le grazie, subito tu ce le concedi».Si presentò un giorno un povero lebbroso al nostro Salvatore, e gli disse: Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi (Mt 8, 2); e Gesù rispose: Lo voglio, sii sanato (Mt 8, 3). Come dicesse: Figlio mio, di questo dubiti, che io voglia guarirti? e tu non sai che io sono il tuo Dio, che ho desiderio di vedere tutti felici? E perché sono sceso dal cielo in terra, se non per fare tutti contenti? Sì, che voglio: sii guarito!

Molti si lamentano di Dio perché non concede loro le grazie che desiderano. Ma S. Bernardo dice che a maggior ragione Dio si lamenta di loro perché non lo pregano, e così gli chiudono la mano, che vorrebbe aprire a beneficarli secondo il suo desiderio. No, non vi lamentate di me, dice il Signore, se da me non avete ricevuto le grazie che vi bisognavano; lamentatevi di voi, che non me le avete richieste, e perciò non le avete ottenute; cercatele da oggi innanzi, e sarete pienamente contenti: Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena (Gv 16, 24).

Alcuni monaci antichi, facendo una volta un consiglio tra di loro per vedere quale fosse l'esercizio più utile per accertare la salvezza eterna, conclusero essere l'orazione di petizione, con dire: «Dio, vieni in mio aiuto». E il P Paolo Segneri, parlando di se stesso, diceva che prima nella meditazione si tratteneva in fare affetti; ma poi, avendo conosciuto il grand'utile e la necessità della preghiera, cercava maggiormente trattenersi a pregare. Ma come va che alcuni pregano, e poi non ottengono? Pregano, ma non pregano come si deve; perciò non ottengono: Chiedete e non ottenete perché chiedete male (Gc 4, 3).

Molti cercano le grazie, ma senza le dovute condizioni. Vediamo dunque quali sono le condizioni necessarie della preghiera per ottenere le grazie.

Laura Vicuña, la beata che offrì la vita perché la madre troncasse una unione "irregolare"








Laura del Carmen Vicuña, questo il suo nome completo, nacque nella capitale cilena, Santiago, il 5 aprile 1891, primogenita di José Domingo e di Mercedes Pino. La città era attraversata da tensioni politiche e militari ed a causa di ciò fu necessario atendere quasi due mesi per procedere alla celebrazione del suo battesimo, che ebbe luogo il 24 maggio successivo. Tra gli antenati di Laura figuravano parecchi personaggi illustri e per tal motivo la rivoluzione imperante si scagliò anche sulla famiglia di Laura. Il padre fu forzatamente costretto all’esilio e dovette trasferirsi verso sud, alla frontiera con l’Argentina sulle Ande. L’intera famiglia traslocò dunque a Temuco. La famiglia si ritrovò repentinamente in una triste situazione di precarietà a seguito della morte del padre avvenuta nel 1893. Alcuni mesi dopo, l’anno successivo, nacque una seconda bambina, Giulia Amanda. La madre si ritrovò così sola con due figlie a dover vincere la fame e la disperazione.


Nel 1899 il residuo nucleo familiare si trasferì nella vicina regione argentina del Neuquén. La madre potè così trovare lavoro nella tenuta agricola di Manuel Mora, uno dei tanti colonizzatori che avevano intrapreso lo sfruttamento dei terreni incolti della Patagonia. In seguito a pressioni subite dal datore di lavoro, ne divenne la compagna. Ciò conseguentemente influì purtroppo negativamente sull’educazione delle due bambine. Laura, seppur ancora piccola, si rese conto della precarietà e dell’irregolarità dal punto di vista religiosa della mamma, che in tal modo non poteva essere ammessa ai sacramenti.


Nonostante ciò la mamma non abbandonò mai completamente le figlie e tentò nei limiti del possibile di educarle anche religiosamente. Al fine di assicurare loro un’istruzione adeguata e continua, le affidò nel gennaio 1900 ad un piccolo collegio missionario tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, situato a Junin de los Andes ai confini con il Cile, patria natia di Laura.
Di quest’ultima, nel consegnarla alla superiora, la madre assicurò: “Non mi ha mai dato dispiaceri. Fin dall’infanzia è stata sempre obbediente e sottomessa”.


Repentinamente catapultata in questo nuovo ambiente, Laura si trovò comunque subito a proprio agio. Il suo animo fu tempestivamente conquistato dalle verità evangeliche infusele mediante la catechesi e ciò la portò a rendersi maggiormente conto della contrarietà della situazione di convivenza della madre rispetto alla legge divina. Il 2 giugno 1901 potè ricevere la prima Comunione, ma in tal giorno divenne ancor più profonda la sua sofferenza nel vedere la mamma non accostarsi ai sacramenti. Non potè dunque astenersi dal pregare intensamente per la pacifica conclusione di tale relazione. Purtroppo la sua speranza non ebbe compimento, ma ciò non toglie che questa esperienza fu decisiva nel provocare una grande svolta nella sua vita, che fu così descritta: “Notammo in lei da quel giorno un vero e solido progresso”.


Il giorno della prima Comunione scrisse alcuni propositi, molto simili a quelli del santo allievo di don Bosco, Domenico Savio: “O mio Dio, voglio amarti e servirti per tutta la vita; perciò ti dono la mia anima, il mio cuore, tutto il mio essere. Voglio morire piuttosto che offenderti col peccato; perciò intendo mortificarmi in tutto ciò che mi allontanerebbe da te. Propongo di fare quanto so e posso perché tu sia conosciuto e amato, e per riparare le offese che ricevi ogni giorno dagli uomini, specialmente dalle persone della mia famiglia. Mio Dio, dammi una vita di amore, di mortificazione, di sacrificio”.


Con questi propositi Laura si abbandonò totalmente al Signore pur di ottenere la conversione di sua madre e le Figlie di Maria Ausiliatrice non tardarono a comprendere di trovarsi dinnanzi ad una bambina eccezionale.


Sin dal suo primo anno di permanenza nel collegio si distinse per la volenterosa applicazione nello studio e per l’intensità della sua vita interiore. Dall’8 dicembre 1900 si iscrisse alla Pia Unione delle Figlie di Maria.


Nel secondo anno le sorelle Vicuña furono mandate in vacanza dalla madre, ma Laura restò negativamente scossa dall’impatto con il suo convivente. Era sofferente fin nel più profondo della sua intimità, ma ciò non traspariva se non nei momenti di maggiore amarezza. Una di queste occasioni fu per esempio la mancata partecipazione della mamma alla missione popolare che fu predicata a Junin de los Andes. L’anno successivo le due sorelle raggiunsero nuovamente la mamma a Quilquihué nel periodo delle vacanze. Mora esternò un eccessivo interesse nei confronti di Laura, la quale se ne accorse prontamente e si cinse come di una corazza di ferro per combatterne i malvagi propositi. Questi reagì crudelmente e si vendicò rifiutandosi di pagare la retta del collegio. Mossa da pietà e comprensione la direttrice accolse ugualmente le due bambine.


Il 29 marzo 1902 le due sorelline ricevettero la cresima, presente la madre che però perseverò nell’astensione dai sacramenti. In tale occasione Laura fece richiesta di poter essere ammessa tra le postulanti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma ottenne una risposta negativa a causa della situazione familiare. Dovette dunque rassegnarsi, senza però desistere dal suo intento.


Il mese successivo, infatti, emise privatamente i voti di castità, povertà ed obbedienza, consacrandosi così a Gesù ed offrendogli la propria vita. Verso fine anno iniziò a manifestarsi in Laura un leggero deperimento fisico.


Trascorse l’intero anno successivo rinchiusa nel collegio e nel settembre 1903 non riuscì neppure a prendere parte agli esercizi spirituali, tanto era diventata cagionevole la sua salute. Tentò un cambiamento climatico, tornando dalla madre, ma ciò non si rivelò alquanto salutare. Allora tornò a Junin e vi si trasferì anche la madre, alloggiando però privatamente.


Nel gennaio 1904 giunse in visita il Mora, con il proposito di trascorrere la notte nella medesima abitazione. “Se egli si ferma qui, io me ne vado in collegio dalle suore” minacciò Laura scandalizzata, e così dovette fare seppur stravolta dal male. Mora la inseguì e, raggiuntala, la percosse violentemente lasciandola traumatizzata. Giunta poi in collegio si confessò dal suo direttore spirituale, rinnovando l’offerta della propria vita per la conversione della madre.


Il 22 gennaio ricevette il Viatico e quella sera fece chiamare la madre per trasmetterle il suo grande sogno: “Mamma, io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?”. Questa le promise allora di cambiare completamente vita. Laura potè allora spirare serenamente dopo aver pronunciato queste ultime gioiose parole: “Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!”


In occasione del funerale la mamma tornò ad accostarsi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.


La tomba di Laura è collocata nella cappella del Collegio Maria Ausiliatrice di Bahia Blanca, in Argentina, dove è metà di pellegrinaggi in particolare per le popolazioni cilena ed argentina.


Venerata fin dalla sua morte, l’apertura della sua causa di canonizzazione avvenne solo il 19 settembre 1955, portando al riconoscimento delle virtù eroiche ed al conferimento del titolo di “venerabile” il 5 giugno 1986.


A seguito del riconoscimento ufficiale di un miracolo avvenuto per sua intercessione, Laura del Carmen Vicuña, poema di candore, di amore filiale e di sacrificio, fu beatificata dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il 3 settembre 1988 sul Colle delle beatitudini giovanili, presso Castelnuovo Don Bosco. Il nuovo Martyrologium Romanum la commemora dunque il giorno della sua morte, nel quale è fissata anche la sua memoria liturgica per la Famiglia Salesiana.


Con il riconoscimento di un ulteriore miracolo, verificatosi dopo la beatificazione, Laura potrà essere la più giovane santa non martire della storia della Chiesa.



da «Santi e Beati»
tramite iltimone.org










Il segreto delle Tre Fontane




d. Curzio Nitoglia
22 aprile 2016

Saverio Gaeta[1] ha scritto un interessante libro intitolato Il veggente. Il segreto delle tre fontane (Salani editore, Milano, 2016)[2]. L’Autore ha potuto consultare i Diari che Bruno Cornacchiola[3] aveva scritto dal 1947 al 2001, anno della sua morte, custoditi presso l’associazione dei fedeli[4] da lui fondata, e ne svela i contenuti nel suddetto libro.


Il 12 aprile 1947 Cornacchiola presso la località delle Tre fontane in Roma, ove San Paolo subì il martirio, ebbe una apparizione della Madonna contenente alcune rivelazioni. Esse (circa una sessantina) son continuate per tutta la sua vita e Cornacchiola stesso le ha trascritte nei suoi Diari.


In questo breve articolo riassumo quelle più attuali, che possono aiutarci a capire meglio il terribile periodo che stiamo attraversando.
Sono soltanto rivelazioni private. Cornacchiola stesso le ha sottomesse al giudizio dell’Autorità ecclesiastica, che già con Pio XII iniziò ad approvarle.


Gli incontri con Pio XII




Innanzitutto occorre sapere che il primo quaderno dei suoi Diari, contenente il resoconto della prima apparizione della Madonna, Bruno Cornacchiola lo consegnò a papa Pio XII la notte del 22 luglio del 1947 alla presenza di don Sfoggia, di padre Riccardo Lombardi e di padre Felice Maria Cappello, i quali avevano potuto leggere il messaggio del 12 aprile dietro autorizzazione del Papa. A questo incontro privato ne seguì uno pubblico e ufficiale il 9 dicembre del 1949 (Saverio Gaeta, op. cit., p. 62) in cui il Papa incoraggiò Cornacchiola a fare delle conferenze sulle apparizioni da lui avute.


Inoltre il 5 ottobre del 1947 Pio XII benedisse la statua della Madonna riproducente la Vergine apparsa a Cornacchiola e nel 1956 papa Pacelli consentì il culto pubblico, affidando ai francescani minori conventuali la custodia della grotta e della cappella adiacente (op. cit., p. 106).


Il contenuto dei messaggi

Il contenuto della prima apparizione non era stato reso noto e si trova negli archivi del Sant’Uffizio, ma Cornacchiola ne aveva fatto una fotocopia, depositata negli archivi della sua associazione, della quale il Gaeta (op. cit., p. 59) riporta i principali brani sinora inediti.


I Diari consultati da Salvatore Gaeta si trovano presso l’associazione “Schiere Arditi di Cristo Re Immortale” (SACRI) fondata da Cornacchiola. Gli “Arditi di Cristo” si occupano soprattutto di catechesi e non avevano letto i Diari di Cornacchiola, i quali contengono delle rivelazioni sorprendenti e inedite sino a che Saverio Gaeta le ha raccolte nel suo libro.


La prima (12 aprile 1947) si trova scritta a mano in un quaderno di una trentina di pagine. I punti più salienti sono i seguenti: “I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sacre e sante. […]. Il mondo entrerà in un’altra guerra, più spietata delle precedenti; maggiormente sarà colpita la Rocca eterna (Roma). L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo. […]. La colpita maggiormente sarà la Chiesa di Cristo per nettarla dalle sozzure che vi sono dentro. […]. I sacerdoti saranno calpestati e trucidati, ecco la croce rotta vicino alla talare dello spogliamento esteriore sacerdotale” (Saverio Gaeta, op. cit., pp. 80-88).


L’apparizione del 21 febbraio 1948 recita: “Questo dico ai miei figli sacerdoti: voi state diventando del mondo, spogliandovi del sacro per dissacrare e abbandonare il sacerdozio. […]. Il mondo ha sete di verità, ma voi non gli date più l’acqua che disseta” (op. cit., pp. 89-91).


Apparizione del 15 agosto 1949: “Perché non vi allontanate dal peccato? Il quale vi condurrà nel più atroce degli smarrimenti. […]. Ciò accadrà specie a coloro che in questi tempi colmi di peccato vi nascondono i miei richiami, nel tempo moderno colmo di falsità” (op. cit., pp. 91-93).


Apparizione del 15 agosto 1958: “Vi sarà un fortissimo terremoto, che scuoterà tutto il globo terrestre. Non andate in giro, né mettetevi a dormire se siete in peccato mortale, ma confessatevi e pentitevi di averlo fatto, e non fatelo più. […]. Il sole si oscurerà, le stelle cadranno, ma non intendete ciò soltanto nella parte materiale del pensiero: c’è la parte interpretativa e spirituale e saranno i soli dei superbi e le stelle degli orgogliosi che cadranno. […]. Fuori della Chiesa cattolica, apostolica e romana non c’è la salvezza. […]. Amare tutti non significa tenere un atteggiamento sentimentalista. […]. Non spogliatevi dell’abito sacerdotale: l’abito richiama, è un segno celeste” (op. cit., p. 93-95).


Ve ne sono altre ancora. Particolarmente interessante è la visione avuta il 24 febbraio 1968: “Satana regna oramai in tutti i posti più alti di comando […]. Satana entrerà nei posti guida della Chiesa. […]. Le tentazioni saranno terribili, il mondo vivrà in una confusione tale che gli eletti stessi sosteranno nel dubbio! Non c’è scampo […] tutti vivranno momenti terribili di guerra, distruzione e di caos politico, religioso e culturale. Quanti errori e quante eresie serpeggiano in ogni nazione, in ogni convento. […]. Quello che occorre è l’apostolato individuale non l’apostolato monopolizzato. […]. Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale: chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare” (op. cit., p. 73).


Il 2 febbraio 1960 la Madonna dice: “Sangue e lacrime, Gesù sangue, io vostra Madre lacrime; si è perduto il senso esatto della verità” (op. cit., p. 78).


Il 16 aprile del 1987: “Tu devi offrirti vittima per la conversione e la santificazione dei sacerdoti e religiosi, che hanno abbandonato la via della dottrina e della morale perdendo la forza della salvezza e per colpa loro molte anime vanno all’inferno” (op. cit., p. 102).


Il 12 aprile del 1980 (trentatreesimo anniversario dell’apparizione) migliaia di fedeli accorsi alle Tre Fontane poterono assistere dalle 17.50 alle 18.20 al miracolo del sole che si mise a volteggiare come era avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917 (op. cit., p. 119).


Il 1° febbraio 1986 Cornacchiola riceve un altro messaggio severo: “Preparatevi figli miei: la mano non posso trattenerla più! L’ira della giustizia è sopra di voi ” (op. cit., p. 150).


A pagina 153 del suo libro Saverio Gaeta riporta una annotazione personale di Cornacchiola su un malinteso ecumenismo, che definisce “ecclesiasticamente scorretto”: “Non posso farmi l’idea che tutte le religioni portano alla redenzione. Tutte le religioni, dicono oggi, danno la salvezza. Ma allora perché Gesù è venuto, se già esistevano tante religioni? Gesù dice: ‘Chi crede in Me sarà salvo’; non chi crede alla sua religione. Se anche i protestanti si salvano, perché la Vergine mi è venuta a chiamare e mi ha detto di rientrare nell’Ovile santo, quando poteva lasciarmi benissimo dov’ero, fra gli avventisti?”.


Il 9 gennaio 1986 Cornacchiola ha un’altra locuzione: “Oggi gli uomini hanno messo tutte le religioni sullo stesso piano per cui tutte portano a Dio e tutti si salvano. […]. Allora si salvano anche coloro che non accettano Gesù?. […]. Contro la Chiesa satana non può far nulla perché è divina; ma contro le anime che vivono in essa può molto; anzi presenterà il male sotto la veste morale, religiosa, politica e sociale. […]. Chiamo tutti alla conversione, ma per giustizia devo lasciare la mano di mio Figlio: proprio perché si compia la giustizia ” (op. cit., p. 165-166).


Impressionante è la visione avuta il 7 aprile 1966: “si vede la basilica di San Pietro che ha la faccia tutta rovinata, la guardiamo e piangiamo” (op. cit., p. 169). Il 1° agosto 1966: “Mi son trovato davanti alla chiesa detta della Scala Santa, nella piazza adiacente ove c’è l’obelisco. Vi era allestita come una sala con vescovi e cardinali. D’improvviso crolla sopra molti vescovi, cardinali e altri tutta la facciata della chiesa” (ivi).


Nel messaggio del 1° gennaio 1988 un particolare ammonimento è riservato ai sacerdoti: “Voi state calpestando le mie pecore e le portate verso la perdizione. Perché non fate più conoscere la mia dottrina? Perché le mie pecorelle le portate dove sono erbe secche e cespugli mortali? […]. Io sono stato ucciso proprio perché la mia dottrina non era la loro (dei farisei) dottrina. Voi avete chiuso la vostra bocca e le orecchie del mio gregge. Avete chiusa la porta della mia Chiesa per non entrarvi voi e non farvi entrare il mio popolo” (op. cit., p. 171).


Nel 1982 la Madonna dà un ulteriore monito ai sacerdoti (che costerà a Cornacchiola tantissime grane): “essi miseramente girano sicuri senza segni sacerdotali esterni: non solo vivono nel dubbio della fede, ma attirano altri a lasciare la fede […] si sono ubriacati del mondo e del falso modernismo” (op. cit., pp. 172-173).


Una delle visioni più toccanti è quella del 28 aprile 1986. Cornacchiola si trova in piazza San Pietro e la Madonna gli dice: “anche se chi dà un ordine ti sembra che sbagli, tu sei tenuto ad obbedire, a meno che quest’ordine tocchi la fede, la morale e la carità. Allora no!” (op. cit., p. 174).


Il 12 novembre 1986 la Madonna gli mostra una scena terrificante: “vedo molti sacerdoti con la loro talare e religiosi e religiose con il loro saio: tutti in fila e degli aguzzini che li spingono e trascinano uno alla volta su un palco di legno. Li facevano inginocchiare e chiedevano loro: ‘Getta l’abito’. Alla risposta ‘No!’ gli prendevano la testa e gliela mettevano su un ceppo e lì venivano decapitati dal boia che aveva una scure” (op. cit., p. 174-175).


Una delle visioni più attuali mi sembra quella del 18 luglio 1996: “Specialmente tanti miei figli sacerdoti, e anche più in alto, facilmente cadono nella braccia di satana come foglie secche che cadono da un albero al soffio del vento” (op. cit., pp. 181-182).


Il 4 giugno 1964 la Madonna aveva dettato a Cornacchiola una richiesta per “salvare l’umanità dal diluvio di fuoco” (op. cit., p. 183).


Il 1° gennaio 1988 il veggente riceve una rivelazione che dischiude le porte del futuro: “Avete degli esempi, Sodoma e Gomorra: non si pentirono, non fecero penitenza e conoscete quello che la giustizia ha fatto di loro. […]. Se non vi convertirete ferro e fuoco scenderà sopra di voi. […]. Quello che voi chiamate pace non è altro che inganno perché manca la conversione e tutto si sta preparando per una satanica guerra” (op. cit., p. 187).


Un’altra apparizione attualissima è quella del 14 agosto 1999: «La Vergine mi fa vedere religiosi e religiose, sacerdoti, vescovi, cardinali e mi dice: “Sono sordi e stolti! Vedono i segni che sono un richiamo, ma non riflettono sopra questa realtà. […]. Negano Dio uno e trino e si fanno orgogliosamente essi stessi dio”» (op. cit., p. 195).


Il 13 marzo del 2000 la Madonna gli dice: “la salvezza non è riunire tutte le religioni per farne un ammasso di eresie e di errori, ma convertitevi per l’unità di amore e di fede” (op. cit., p. 204).
La notte del 31 dicembre 1984: “Mi sento trasportare nel centro di Roma e precisamente a piazza Venezia. Lì c’è una folla radunata che gridava: ‘Vendetta!’. Scorreva molto sangue in tutto il mondo, tutto il mondo imbrattato di sangue. Improvvisamente tutta quella gente si mette a gridare: ‘Tutti a San Pietro!’ e continuavano a gridare: ‘Vendetta!’. Sul piazzale all’interno del colonnato c’erano il papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti. Tutti piangevano. Meraviglia: erano scalzi e la Madonna che grida. ‘Fate penitenza!’ ” (op. cit., p. 207).


Il 21 luglio 1998: “Ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto andava a fuoco” (op. cit., p. 210).


All’alba del 10 febbraio 2000 un altro sogno angoscioso: “Mi trovo a San Pietro […] una folla di barbari correva dentro la basilica uccidendo chiunque incontrava. […]. Tutti i sacerdoti presenti erano con l’abito talare, ai lati del sagrato i vescovi erano a sinistra i cardinali a destra e pregavano in ginocchio col viso a terra” (op. cit., p. 210).


11 marzo 1970 “che brutta notte ho passato. Un sogno mi ha tenuto in apprensione tutta la notte. Il Papa circondato da cardinali e vescovi che gridavano verso di lui dicendogli parole rivoluzionarie. […]. Il Papa viene preso e scaraventato dentro un pozzo” (op. cit., p. 217).


Quella del 21 settembre 1988 è la più interessante: “Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine” (op. cit., p. 218).


Il 4 gennaio 1992: “I cristiani si combattono perché non hanno più un capo che li guidi” (op. cit., p. 219).


Il 26 gennaio 1996: “Questa notte ho visto la basilica di San Pietro andare a fuoco” (op. cit., p. 220).


Il 31 dicembre 1990 Maria gli confida: “Falsi profeti, che cercano con tutti i mezzi di avvelenare le anime cambiando la dottrina di Gesù in dottrine sataniche; e toglieranno il Sacrificio della croce che si ripete sugli altari del mondo” (op. cit., p. 221).


Il 12 marzo 1983 la Madonna della Rivelazione dice a Cornacchiola: “Il pericolo è alle porte, una guerra atomica, se non si fa come ho detto, è inevitabile. […]. Parlo a tutti, l’atomica è pronta, gli uomini senza coscienza minacciano di usarla e il pericolo è sempre più vicino di quanto non pensiate” (op. cit., p. 223).


Il 13 luglio 1998: “Questa notte ho sofferto molto in sogno. C’era la guerra e gli stranieri invadevano l’Italia” (op. cit., p. 226).
Conclusione


Saverio Gaeta conclude: “So bene che queste pagine potranno innescare contestazioni e polemiche, accuse di sensazionalismo e insinuazioni di ‘preconciliarismo’. Ma se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano realmente dal Cielo, come personalmente ritengo, è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico, sottraendole all’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede” (op. cit., p. 229).




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1. Caporedattore di Famiglia Cristiana e di Credere. In passato è stato redattore dell’Osservatore Romano e caposervizio del mensile Jesus.
2. 233 pagine; 13,90 euro.
3. Inizialmente protestante e comunista, intenzionato ad uccidere papa Pio XII, identificato, secondo la dottrina luterana, con l’Anticristo. Si convertì al cattolicesimo dopo che la Madonna gli è apparve il 12 aprile 1947. A partire dal quel giorno ricevette molti altri messaggi che sono rimasti segreti sino a che Saverio Gaeta ha consultato i Diari che li contengono e li ha resi pubblici nel libro in questione. 4. “Schiere Arditi di Cristo Re Immortale” (SACRI).









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