mercoledì 10 maggio 2023

Il "discernimento" è la negazione della morale



"Discernimento" è oggi la parola chiave della nuova teologia morale. Viene intesa in un senso agnostico e protestante: la norma morale non è più assoluta, è sempre storica e mai definitiva, ha sempre del soggettivo e non è solo oggettiva. Ma alla fine il discernimento rende impossibile l'insegnamento morale.



NUOVA TEOLOGIA


EDITORIALI

Stefano Fontana, 10-05-2023

Tra le parole magiche della Chiesa di oggi c’è il “discernimento”. La Chiesa deve educare al discernimento, camminare insieme a tutti educandosi vicendevolmente al discernimento, la sinodalità serve al discernimento e viceversa, non bisogna sostituirsi alla coscienza ma educarla a discernere, i divorziati risposati si impegnano in un percorso di discernimento, la pastorale richiede discernimento comunitario, le leggi ingiuste vanno valutate dopo un discernimento fondato sul dialogo e così via.

Il discernimento è la parola chiave della nuova teologia morale ed è pane quotidiano per i teologi delle facoltà teologiche di Milano e Padova e, dopo il cambiamento, anche per i docenti dell’Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Ma è ormai pane quotidiano anche nella semplice prassi pastorale della Chiesa di base. Il problema è che dietro il nuovo senso della parola “discernimento” c’è un cambiamento totale della dottrina morale cattolica.

Di questo nuovo senso di discernimento non c’è traccia nella Veritatis splendor di Giovanni Paolo II, né nell’insieme della dottrina morale cattolica tradizionale. Una accezione nuova che veicola una morale radicalmente diversa e nuova. Il percorso del cambiamento è stato lungo. Per l’Italia la svolta decisiva risale addirittura al 1971, quando Enrico Chiavacci disse che l’uomo ha la natura di non avere natura, con il che negava la natura come fonte finalistica dei criteri etici, cosa che anche Maurizio Chiodi, per fare un solo nome tra i tanti, fa oggi nel suo “Manuale di teologia fondamentale”.

Qual è allora questo senso nuovo della parola discernimento? Essa si fonda su un presupposto agnostico: la nostra conoscenza è sempre parziale e imperfetta perché storica e situazionale. Essa è e rimane sempre interpretazione. La morale tradizionale viene quindi sistematicamente accusata di intellettualismo, perché riteneva che l’uomo, così come conosce la natura delle cose e di se stesso, anche conosca i principi della vita morale a cominciare dalla legge aurea: fare il bene ed evitare il male.
I nuovi manuali di teologia morale demoliscono in poche pagine parti intere della Somma teologica di Tommaso, accusandolo appunto di intellettualismo. Questa accusa vorrebbe dire che la vecchia teologia morale assegnerebbe all’intelletto un ruolo conoscitivo del bene a scapito delle altre potenze umane come la volontà o le passioni, distinguerebbe estrinsecamente tra mezzi e fini e tra norma e situazione. La morale così avrebbe un fondamento astratto, teorico, dottrinale, oggettivante e non emergerebbe da tutta la vita della persona, bensì solo dalla sua intelligenza.

Ovviamente questa è una caricatura di San Tommaso, il quale assegnava ad ogni potenza umana quanto le spettava e la conoscenza spetta certamente all’intelletto che, pur non essendo separato dalle altre potenze umane, comunque è capace di svolgere il proprio ruolo. Diventava così possibile conoscere la legge morale e i precetti morali senza escludere l’intreccio concreto nella persona di tutte le sue facoltà. Il discernimento era allora l’incontro tra la norma così oggettivamente conosciuta e le situazioni concrete e particolari in cui la coscienza deve muoversi. Non si tratta di opposizione tra astratto e concreto perché la norma vive qui, illuminando la situazione di vita e indirizzando – non muovendo – la volontà.

La nuova teologia morale accoglie il principio agnostico e protestante del pensiero moderno e pensa che l’uomo conosca non solo con l’intelletto ma anche con la volontà, i desideri, le passioni, la cultura, le intenzioni, l’emozionalità, l’esperienza, sicché la norma morale è prodotta e non semplicemente trovata, ha sempre del soggettivo e non è solo oggettiva, ha un senso ermeneutico rilevante, è sempre storica e mai definitiva perché la sua formulazione ha il proprio principio nella complessità del qui e ora. Per questo al giudizio morale inteso nel senso tradizionale oggi si sostituisce il discernimento.

La nuova teologia morale vuole superare la distinzione tra soggettivo e oggettivo e tra intenzione e azione. Non vale più la regola secondo cui si agisce in base a quello che si pensa, perché anche l’azione sarebbe fonte di un sapere etico e non solo l’intenzione. La situazione con le sue varie circostanze non sarebbe più solo il campo applicativo del giudizio morale ma contribuirebbe alla conoscenza stessa della norma. Per questo va superata la nozione di “azioni intrinsecamente cattive”, ritenuta valida – secondo i nuovi teologi – quando si pensava che l’oggetto materiale dell’azione (cosa si fa) messo in luce dall’intelletto, sia criterio fondamentale del giudizio morale.

Come è noto, i dubia (tutti di carattere morale) che i quattro cardinali hanno presentato a Papa Francesco non hanno avuto risposta. La teologia morale contemporanea spiega così questa mancata risposta del Pontefice: come si poteva rispondere a dubia formulati in quel modo? Ossia in un modo intellettualistico, oggettivistico, astratto? Francesco, quindi, non avrebbe risposto perché quei dubia mancavano di discernimento e impedivano il discernimento. Dal che deriva che il nuovo discernimento agnostico rende impossibile l’insegnamento morale.






martedì 9 maggio 2023

Alcune semplici domande da porre ai nostri vescovi





09 MAG 2023

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by Aldo Maria Valli

Mi scrive da Genova un Alleato dell’Eucaristia.




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Caro Valli,

verso la metà di febbraio 2023 ho aderito, su consiglio di don Leonardo P., agli Alleati dell’Eucaristia, persuaso della bontà del movimento dopo esserne stato informato da Duc in altum, blog che seguo volentieri. Sono molto grato ai fondatori degli Alleati, in particolare a Veronica Cireneo con la quale ho potuto parlare a voce scambiandoci molti utili pensieri che stanno aiutando il mio cammino di fede.

Nato alla fine degli anni Cinquanta da una famiglia di salde tradizioni cattoliche, grazie al Cielo ho ricevuto insegnamenti che hanno alimentato la mia fede. Con il passare degli anni ho preso coscienza di tutte le mancanze e gli abusi che segnano la Messa uscita dal Vaticano II e oggi, nella Chiesa attuale, specie dopo ciò che abbiamo subito nel corso della “pandemia”, mi sento un pesce fuor d’acqua.



Ho deciso così di scrivere al mio vescovo e ne sono nate due paginette che gli ho consegnato per metterlo a conoscenza del disagio di molte pecorelle.

Sebbene l’iter sia stato sfiancante (sei mesi dalla prima richiesta all’incontro), il colloquio è stato comunque molto cordiale. L’arcivescovo mi ha ascoltato attentamente e ha preso appunti.



Ora attraverso Duc in altum vorrei proporre a tutti di scrivere ai vescovi ponendo alcune domande. Eccole, in ordine sparso.

Perché nessuno ricorda che papa Pio V scrisse la bolla Quo primum tempore in cui lanciava anatema, cioè la scomunica, a chiunque avesse osato, in qualunque tempo modificare l’ordo Missae redatto dal Concilio di Trento?



Perché non ci si chiede come mai prima dei cambiamenti imposti dal Concilio Vaticano II il sacerdote celebrasse rivolto verso l’altare al cui centro vi era il tabernacolo con sopra il Crocifisso?

Perché l’altare su cui si consuma il sacrificio incruento di Gesù Cristo oggi viene degradato al ruolo di semplice mensa?



Perché sopra l’altare non vi è più il tabernacolo e, spesso, nemmeno il Crocifisso?

Perché in molte chiese moderne il tabernacolo è decentrato o addirittura sistemato in posizione defilata rispetto all’altare maggiore?

Perché le omelie, invece di spiegare al popolo la Parola della Sacra Scrittura del giorno, spesso puntano l’accento solo sulla misericordia di Dio, secondo l’idea che Egli perdona tutti ma senza ricordare che Dio oltre che infinitamente misericordioso è anche infinitamente giusto? Perché non si dice che per essere perdonati bisogna pentirsi, confessarsi e adempiere alla penitenza impartita?

Perché i celebranti, prima e dopo l’omelia, non dicono più “sia lodato Gesù Cristo”?



Perché i sacerdoti non parlano più del significato del Sacrificio della Messa, della redenzione dell’uomo da parte di Gesù con lo spargimento del suo sangue, della necessità di confessarsi (sacramento della penitenza sminuito dalla parola riconciliazione) prima di ricevere l’Eucaristia?

Perché tanti fedeli si accostano alla Santa Comunione con superficialità?

Quanti possibili sacrilegi vengono commessi in ogni Messa? I sacerdoti se ne rendono conto? Perché nelle omelie non fanno un po’ di sano catechismo dal pulpito ricordando come ci si deve comportare entrando in chiesa, come prepararsi a ricevere l’Eucaristia, come riceverla e fare il ringraziamento?

Perché nelle chiese sono state abolite le balaustre e i fedeli che lo desiderano non possono più comunicarsi in ginocchio?



Perché i sacerdoti invece di chiamare chiaramente il peccato col suo nome usano termini più blandi come fragilità, debolezze, cadute, miserie?

Perché i bambini che frequentano il catechismo non hanno coscienza del peccato e spesso non sanno cosa dire al confessore?

Perché i volontari laici che si propongono come catechisti non vengono prima sottoposti a un accurato esame da parte dei parroci per accertarne le sane conoscenze in materia ed eventualmente istruirli su come insegnare?

Perché i catechisti insegnano ai bambini che l’ostia consacrata al momento della Comunione si riceve sulla mano, mentre dovrebbero insegnare a riceverla in bocca, con devozione?

Perché nessuno ricorda che le uniche persone che possono prendere in mano l’ostia consacrata sono i sacerdoti e i diaconi, poiché sono gli unici che hanno le mani consacrate, mentre tutti gli altri commettono sacrilegio?

Perché in poche chiese ormai c’è l’acqua benedetta nelle acquasantiere nonostante dal 1° maggio 2022 la Cei abbia detto che si possono riempire?



Perché i catechisti e i sacerdoti non insegnano più come ci si deve comportare quando si entra in chiesa (fare il segno di Croce con l’acqua benedetta e genuflessione) e come si deve seguire la Santa Messa (quando si deve stare in piedi, in ginocchio o seduti)?

Perché i confessionali sono poco frequentati, ma alla Messa domenicale la quasi totalità dei presenti si comunica?

Perché tanti fedeli, appena terminata la funzione, si intrattengono in chiesa chiacchierando e disturbando quei pochi che desiderano fare qualche minuto di ringraziamento?

Perché i celebranti non tengono più le mani giunte e pochi fanno la genuflessione di fronte al tabernacolo?

Perché i celebranti all’inizio e al termine della Santa Messa si rivolgono all’assemblea con parole che esulano dalla liturgia tipo “buona domenica”, “buona giornata”, “buon appetito”?

Perché dopo la Messa non si recita più la preghiera a san Michele Arcangelo?



Perché i sacerdoti prima di leggere il Vangelo dicono “dal Vangelo…” mentre la formula latina “Sequéntia Sancti Evangelii…” andrebbe tradotta “dal Santo Vangelo…”?

Perché i sacerdoti dal pulpito non parlano più delle indulgenze? Ormai pochissimi sanno che cosa siano e come sia possibile lucrarle, a che cosa servano e chi le ha istituite. Il compito del sacerdote è salvare le anime, ma non lo esegue se i fedeli non sono a conoscenza di quali sono le grazie che Gesù e la Chiesa ci hanno lasciato nelle indulgenze.

Perché i sacerdoti non vestono più l’abito talare, indossano raramente il clergyman e spesso vestono abiti civili?

Sono domande semplici ma cruciali. Rivolgetele anche voi al vostro vescovo.

Laudetur Jesus Christus
e grazie.

Piero

Genova

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Per dire la vostra scrivete a blogducinaltum@gmail.com








lunedì 8 maggio 2023

Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei


8 maggio 2023

Supplica alla Madonna di Pompei recitata solennemente alle ore 12 dell'8 maggio e della prima Domenica d'ottobre




Nel Nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo Amen.


I. – O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie. Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.Salve Regina.

II. – È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.Salve Regina.


III. – Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria. Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli. Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti. Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario. Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.Ave Maria
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Questa Supplica, approvata dalla Sacra Congregazione dei Riti, fu arricchita da Leone XIII con l’indulgenza di sette anni e sette quarantene, a chi, con il cuore almeno pentito e devoto, la recita l’8 maggio e la prima Domenica di ottobre (Rescritto dell’8 giugno 1887). Indulgenza confermata in perpetuo da San Pio X e resa applicabile alle anime del Purgatorio (Rescritto del 28 novembre 1903). Pio XI, con Breve Apostolico del 20 luglio 1925, ha confermato la detta indulgenza e ha concesso in più l’indulgenza plenaria a coloro che reciteranno la Supplica, confessati e comunicati.
Questa Supplica, col nome di Atto d’amore alla Vergine, venne composta nel 1883 dal Beato Bartolo Longo, che sollecitava i fedeli a recitare un Ave Maria alla fine delle preghiere da lui composte: si aggiunga una preghiera di suffragio per la sua anima benedetta.





domenica 7 maggio 2023

Ma quale abisso? Un altro errore nella Bibbia Cei





05 MAG 2023

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by Aldo Maria Valli



di Investigatore Biblico

“Sull’orlo dell’abisso io ti invoco”. Sembra il titolo di un film dell’orrore, vero?

Andiamo subito ad analizzare l’errore-orrore di oggi. Se di errore, nel senso stretto, possiamo parlare.

Cei 1974: “Dai confini della terra io ti invoco” (Sal 61,3)

Vulgata: “A finibus terrae ad te clamavi” (Sal 61,3)

Cei 2008: “Sull’orlo dell’abisso io ti invoco” (Sal 61,3)

Come sempre, cari lettori, evidenzio nei versetti la parte incriminata. In questo caso non si tratta di un singolo termine, ma di un’intera espressione, che viene cambiata in modo totalmente arbitrario e senza alcun fondamento.

Ricorderete il precedente articolo nel quale segnalavo che il pool di traduzione ha utilizzato un termine totalmente fuori luogo, ovvero idolo, invece di santo. Chi non lo avesse letto, faccia un piccolo recap.

Nel caso odierno, ci troviamo di fronte a una scelta di termini per la quale ci si domanda quali vivande avariate abbiano consumato i traduttori, prima di avallarne la stesura finale.

Se prendiamo l’originale ebraico, troviamo quanto segue: “Miqtzeh ha’aretz elèkha eqrà” (Salmo 61,3), che tradotto letteralmente significa: “Dall’estremità della terra verso di te grido”.

La Cei 2008, con grande spirito di innovazione, decide di modificare l’espressione in: “Sull’orlo dell’abisso io ti invoco”.

Come dire, non ci sono considerazioni retoriche o sfumature. L’espressione scelta è inventata di sana pianta.

Prima di tutto, nel versetto originale non è presente il termine orlo o men che meno abisso. In secondo luogo, vado a riporre la mia fiducia in san Girolamo e nella sua Vulgata, per cui, fedele al testo ebraico, tradusse con A finibus terrae.

Terza e ultima personale considerazione: dall’abisso, che a me ricorda l’inferno, anche se solo l’orlo, non mi sembra che si possa invocare Dio, semmai bestemmiarlo.

Forse una traduzione che vuole abbracciare la teologia dell’inferno vuoto, reversibile o inesistente? Chissà, forse è l’investigatore che le pensa tutte, per carità. Non voglio trarre conclusioni affrettate.

Tuttavia, una conclusione la voglio trarre, eccome. Possiamo fidarci di questa traduzione 2008? Anzi, traetela voi, gentili lettori, la conclusione.



Fonte: investigatorebiblico.wordpress.com








sabato 6 maggio 2023

Non sarà altro che un'adesione alla moda




Riprendo il testo che segue da un link segnalato: dal blog La Fede dei nostri Padri su cui leggo il motto che sostanzialmente è anche il nostro: "Facciamo quello che abbiamo sempre fatto, quello che han fatto i nostri Padri". (san Pio da Pietrelcina)

Non sarà altro che un'adesione alla moda.
Anno 1838. L'incredibile profezia del Vescovo di Oxford.



Ai tempi dell'Anticristo, la Chiesa di Dio, come si può facilmente immaginare, vedrà il numero dei suoi fedeli grandemente ridotto, a causa della dichiarata diserzione delle potenze di questo mondo.

Sotto la copertura di una universale tolleranza, questa diserzione inizierà con una indifferenza mostrata verso tutte le forme di cristianesimo, tolleranza che non troverà la sua fonte in un veritiero spirito di carità o di indulgenza, ma nel disegno di minare il cristianesimo moltiplicando e incoraggiando le sette.

Questa pretesa tolleranza andrà molto più lontano di una giusta tolleranza, anche in ciò che concerne le differenti sette cristiane. Perché i governanti si pretenderanno indifferenti a tutte e non accorderanno protezione preferenziale ad alcuna.Partendo dalla tolleranza per le eresie più perniciose, si arriverà alla tolleranza per le false religioni, l'ateismo ed infine si avrà la persecuzione esplicita della verità del cristianesimo.

In questo tempo il Tempio di Dio sarà ridotto al Santo dei Santi, cioè al piccolo numero di cristiani veritieri che adorano il Padre in Spirito e Verità e che regolano strettamente la loro dottrina, il loro culto e tutta la loro condotta sulla Parola di Dio.

I cristiani che non lo sono che di nome abbandoneranno tutta la professione della verità al momento del suo abbandono da parte delle potenze del mondo.

Per me questo tragico avvenimento è prefigurato nell'ordine dato nell'Apocalisse a San Giovanni di misurare il tempio e l'altare, ma di lasciare l'atrio esteriore calpestato dai pagani. I beni del clero saranno saccheggiati, il culto esterno oltraggiato e sminuito per questi disertori di una fede che avevano una volta professato; non si potrà chiamarli apostati poiché essi non avevano mai preso seriamente la loro professione di fede.

Tutto ciò non sarà altro che un'adesione alla moda e all'opinione pubblica.
In fondo, essi sono sempre stati ciò che si riveleranno in quel momento: dei pagani.
Quando si avrà questo abbandono generale della, fede allora inizierà il ministero dei testimoni vestiti di sacco.

Non si avrà nessuno splendore apparente in questa Chiesa; i cristiani di quel tempo non riceveranno alcun sostegno da parte dei governi, nessun onore, retribuzione, protezione, nessuna autorità - ma essi avranno ciò che nessuna potenza terrestre può togliere: il possesso di Colui che ha dato loro la missione di essere suoi testimoni.


Da una Lettera al cardinal Newman di Mons. Horsley, vescovo di Oxford. Anno 1838.







venerdì 5 maggio 2023

Sacro Cuore di Gesù: le grazie e le benedizioni







Don Marino Neri

Infiniti tesori di grazie e di benedizioni sono racchiusi nel Sacro Cuore di Gesù. Recitarne le litanie è un esercizio di devozione efficace, per innalzare l’anima alla più alta perfezione. Matilde di Hackenborn e santa Geltrude la Grande vi videro un rifugio ed una sorgente d’acqua viva. A santa Margherita Maria Alacoque Gesù promise le effusioni della Sua grazia a quanti le recitassero, riunendo le famiglie divise e riportando la pace nella comunità umana.

Era il 15 maggio 1956 quando il venerabile Pio XII pubblicava l’enciclica Haurietis Aquas con cui intendeva ricordare e promuovere l’istituzione della festa del Sacro Cuore – estesa a tutta la Chiesa – da parte di Pio IX il 23 agosto 1856.
Santificare e convertire

La prima, in ordine cronologico, a concentrare la propria devozione privata sul Cuore del Redentore fu Matilde di Hackenborn (1241-1299), che contemplò nel cuore del Cristo il rifugio dove entrare per trovare pace gioia anche nei giorni di angoscia e tristezza.

L’altra fu santa Geltrude la Grande (1256-1303), che nei suoi scritti contemplò il Cuore del Cristo risorto, «sorgente d’acqua viva», che si effuse sulla terra per santificare i giusti e convertire i peccatori, nel Purgatorio per recar refrigerio alle anime sofferenti.

La propagazione del culto al Cuore di Gesù in età moderna fu dovuta all’apostolato dei Gesuiti. Grande tuttavia fu l’opera di S.Giovanni Eudes (1601-1680), il quale si adoperò molto nella diffusione della devozione ai SS. Cuori di Gesù e Maria. A lui si deve la prima composizione della Messa e dell’ufficio in onore del Sacro Cuore. Cinque anni dopo l’approvazione della Messa avvennero le rivelazioni a S. Margherita Maria Alacoque (1647-1690), a Paray-le Monial, dal 1673 al 1675.

Il gesuita S. Claudio la Colombière, confessore della veggente, ritenne autentiche le rivelazioni e ne radicò la spiritualità nei suoi figli spirituali, tra cui molti sacerdoti (su tutti, si pensi al padre G. Gallifet, che assimilò fortemente il messaggio delle rivelazioni e dedicò grande cura nell’illustrare e diffondere la devozione al Cuore di Gesù).
Una devozione costante

Sin dal principio, Gesù ha fatto comprendere a Santa Margherita Maria Alacoque, che avrebbe sparso le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si fossero interessati a questo amabile culto di latria, promettendo di riunire le famiglie divise e di riportare la pace nella societas degli uomini. Vale la pena leggere quanto la monaca visitandina ebbe a scrivere a un sacerdote gesuita, forse padre Croiset: «I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti. Io non so se vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale, che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio di Gesù Cristo».

«In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo di rifugio durante tutta la loro vita e principalmente all’ora della morte. Ah! come è dolce morire dopo avere avuto una tenera e costante devozione al sacro Cuore di Gesù Cristo».
«Cor Iesu, miserere nobis»

Tangibile sintesi di tutta la teologia e la spiritualità connessa al culto del S. Cuore sono le litanie a Lui votate, costituite, nella loro forma attuale, da Leone XIII il 2 aprile 1899, con le loro 33 invocazioni. Sono le stesse, nel numero, delle prime litanie, quelle che padre Giovanni Croiset pubblicò nel 1691 contemporaneamente alla sua opera La devozione al sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo. A queste si ispirò fondamentalmente la Sacra Congregazione dei Riti nel dover disporre e approvare le preci litaniche per il culto della Chiesa: delle 33 invocazioni attuali, 22 provengono dalle litanie di Croiset.

Esse, così come ancora oggi si pregano, dipendono fortemente da quelle di Croiset, sia pure attraverso la mediazione della visitandina Anna Maddalena Remusat, la quale, nel 1718, unisce al suo libro di devozioni una silloge di litanie, che per la maggior parte si ricollega al Croiset, oltre alla presenza di altri autori.

L’andamento regolare delle litanie si costituisce da invocazioni dottrinali o biblico-teologiche ritmate dalla regolare invocazione Cor Iesu… miserere nobis: si va da invocazioni relative alla natura divina del Verbo all’esplicitazione dei doni spirituali a Lui connessi ad affermazioni più squisitamente dottrinali o devozionali. Il richiamo insistente al Gesù, mite e umile di Cuore affinché abbia pietà del suo popolo è professione di Fede fermissima nella Misericordia divina, ma altresì nel fatto che nulla siamo senza la sua Grazia che perfeziona i doni di natura.

Nell’egocentrismo soffocante della società attuale, che ha escluso Dio dai luoghi più importanti della vita pubblica, vale la pena richiamare l’importanza capitale del culto al S. Cuore di Gesù, abisso infinito di verità, di giustizia e di ogni altra virtù, per una rinascita dei singoli cuori al palpito del Cuore, che tanto ha patito per gli uomini.

A tanto esorta, del resto, l’enciclica di Leone XIII Annum sacrum (25 maggio 1899), con cui intende consacrare l’umano consorzio al Cuore di Gesù per un vero progresso nella verità e nella pace: «In questi ultimi tempi si è fatto di tutto per innalzare un muro di divisione tra la chiesa e la società civile. Nelle costituzioni e nel governo degli stati, non si tiene in alcun conto l’autorità del diritto sacro e divino, nell’intento di escludere ogni influsso della religione nella convivenza civile.

In tal modo si intende strappare la fede in Cristo e, se fosse possibile, bandire lo stesso Dio dalla terra. A lui si deve ricorrere, che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Si è andati fuori strada? bisogna ritornare sulla giusta via. Le tenebre hanno oscurato le menti? è necessario dissiparle con lo splendore della verità.

La morte ha trionfato? bisogna attaccarsi alla vita. Solo così potremo sanare tante ferite. Solo allora il diritto potrà riacquistare l’autentica autorità; solo così tornerà a risplendere la pace, cadranno le spade e sfuggiranno di mano le armi. Ma ciò avverrà solo se tutti gli uomini riconosceranno liberamente il potere di Cristo e a lui si sottometteranno; e ogni lingua proclamerà “che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,11)».



FONTE: Radici Cristiane n. 105






Un Orso vale più di un Uomo




Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Silvana De Mari, che ringraziamo di cuore, su un evento che sta monopolizzando i media da qualche settimana. Buona lettura e condivisione.



Silvana De Mari, 05 mag 2023

Andrea Papi aveva 26 anni quando è morto sbranato da un’orsa. Aveva un destino, vivere, sposarsi, avere dei figli, lavorare, viaggiare, un destino che è stato spezzato. I suoi genitori avrebbero dovuto avere il destino di vederlo vivere, di diventare i nonni dei suoi bambini e anche questo destino è stato spezzato. Ora sono senza di lui, in mezzo ai suoi oggetti, ai suoi libri, i suoi vestiti, che sono tutto quello che resta di lui. Forse stanno riordinando le pagelle delle elementari, forse stanno stampando tutte le foto che sono sui cellulari per poterle toccare. Era un uomo sano che correva nei boschi, respirando l’aria piena di essenze, sentendo scricchiolii, cinguettii, ascoltando il vento tra gli alberi. Andrea quando è stato attaccato e ucciso da un’orsa, correva in maniera assolutamente normale, su una strada poderale piuttosto larga e frequentata, che traversa un bosco, in una zona dove nessun segnale avvertiva di un qualche pericolo.

Non era penetrato in una riserva scavalcando un reticolato, non era in una zona di safari. Tenendo presente che, se anche avesse violato qualche regola, averlo pagato con la vita avrebbe meritato uno straccio di umana pietà, non ne aveva violata nessuna. Se anche fosse vera la teoria che era andato apposta per fotografare gli orsi, all’orsa sarebbe bastato ringhiare per metterlo in fuga; i tre orsacchiotti pesano 40 chili, sono grossi come un doberman e con zanne più grosse. Aveva violato la regola non scritta, ma sempre più imperante, che all’essere umano spettano solo luoghi sporchi e degradati, con le scritte sui muri, la spazzatura per terra a guardare la faccia di Fedez e della Ferragni in televisione.

Questo è il destino corretto dell’uomo. Andrea è stato attaccato mentre era sulla strada. Forse uno degli orsacchiotti si trovava sulla strada e l’orsa voleva difenderlo? Possibile, ma Andrea è stato trascinato dall’orsa per un centinaio di metri e poi sventrato da vivo. Se l’orsa avesse voluto difendere i suoi orsacchiotti ritenendoli in pericolo le sarebbe bastato ringhiare. Invece ha impiegato molti minuti per ferire Andrea, trascinarlo e poi sventrarlo. Gli orsi sono animali feroci e pericolosi. Possono essere pacifici e possono non esserlo. Possono essere addestrati, come i cani o le tigri e possono uccidere. Un animale feroce resta feroce per sempre. Ci sono cani feroci e pericolosi: ogni anno migliaia di creature umane vengono sbranate dai cani. Molti cani sono magnifici, ma esistono cani feroci. Molti orsi sono pacifici, ma esistono esemplari feroci, che vanno abbattuti immediatamente. 

L’orsa in questione aveva già attaccato altre persone in passato e se fossa già stata abbattuta, non come “punizione”, ma come normale e logica precauzione, Andrea sarebbe ancora vivo. Tra i doveri di uno stato c’è quello di garantire che le strade siano prive di bestie feroci. Per inciso: in Slovenia hanno appena preso la decisione di abbattere 150 orsi perché sono in sovrannumero. Andrea è stato sventrato dallo sterno in giù mentre era ancora vivo e ora i suoi genitori devono guardare foto di manifestanti a favore della vita libera dell’orsa, che hanno alzato cartelli con su scritto “Non si separa una madre dai figli”. Una frase che nessun manifestante ha mai portato davanti alla casa del signor Nicola Vendola, evidentemente la maternità umana può essere devastata dal più ignobile e sfruttamento capitalistico del corpo della donna e del diritto del bambino di non essere venduto, di vivere con l’uomo e la donna che lo hanno generato. 

Per inciso: gli orsacchiotti pesano 40 chili e i veterinari li hanno dichiarati autonomi. La vita degli animali vale più di quella degli uomini perché gli uomini non valgono nulla: questo nasce con una propaganda pluridecennale. Si chiama antispecismo l’ideologia che vede tutte le specie sullo stesso livello di dignità. La vita del vostro gatto è importante quanto quella del vostro bambino. Ma in realtà anche la vita dei pidocchi che qualche volta dovete levare dalla testa del vostro bambino è sacra come quella di vostro figlio. Il campione dell’antispecismo è il dottor Singer, paladino dell’aborto post natale, quello che noi cafoni chiamiamo infanticidio. La morte di Alfie Evans o di altri bambini fallati è raccomandata dal dottor Singer che caldeggia anche l’aborto postnatale per bambini down eventualmente scampati all’amniocentesi, bambini con la spina bifida eventualmente scampati all’ecografia, e bambini emofiliaci.

Il dottor Singer scrive saggi, ma i saggi non hanno molta importanza. I saggi sono letti da pochi studiosi e in più stiamo diventando un popolo di sempre più solidi semianalfabeti. Sono le narrazioni quelle che hanno fatto l’affare. Sono stati film della Disney che umanizzando gli animali hanno inevitabilmente disumanizzato l’uomo. Ricordo ancora il punto del cinema in cui ero seduta e il vestitino che avevo addosso, a righe verdi, quando hanno assassinato la mamma di Bambi, è un momento di enorme emotività che ci segna per sempre: Una volta umanizzata la mamma di Bambi, sono degli assassini i cacciatori, andati a cacciare forse per sfamare i loro figli o per tenere basso il numero dei cervi che devastano i campi di patate. Se nel cinema qualcuno ci avesse informati che erano morti, uccisi da una frana come la strega di Biancaneve, lo avremmo trovato giustissimo. 

La scena in cui la famiglia di Babe il maialino si avvia verso la fabbrica di salumi ha la potenza emotiva di un film sui martiri cristiani che si avviano al Colosseo. Gli utenti devono alla Disney se nella loro mente inconscia è radicata l’idea che la vita degli animali valga più di quella degli uomini. La carica dei 101 a cartoni animati era un film grazioso. La carica dei 101 fatta con esseri umani è un film mostruoso. Uno dei personaggi malvagi è stato reso cattivo da un morso di carne che lo ha reso muto, e si ride di questo. Non stiamo deridendo il dolore umano? I due ladri di cani, Gaspare e Orazio nel film finiscono nell’acqua gelata di inverno e prendono la corrente di un recinto elettrificato, tra l’altro prendendola sui genitali. Non si sta insegnando ai ragazzi a ridere del dolore umano? 

Nel film Up, un film che comincia in maniera graziosa, mostrando la bellezza di amore e matrimonio, la vita di un uomo, il cattivissimo esploratore, è sacrificata alla vita di un animale, un uccello misterioso. La Disney ha addestrato i nostri figli all’antispecismo. E ora i genitori di Andrea piangono la perdita del loro figlio assordati di idiozie isteriche, crudeli e deliranti. 

In questo momento stanno circolando frasi atroci: la colpa è di Andrea che, se fosse rimasto a casa sua, sarebbe ancora vivo. Il punto fondamentale è che negli esseri umani c’è un lato oscuro. Noi siamo anche la nostra ferocia. Senza la nostra ferocia non saremmo riusciti a sopravvivere nell’ età più lunga e più difficile della nostra permanenza sul pianeta, l’età della pietra. Questa ferocia deve far parte di noi. Senza il nostro lato oscuro non saremo perfetti, ma incompleti. Animalisti, vegetariani e vegani non sono in grado di affrontare il loro lato oscuro. Lo negano. Il risultato è che lo rivolgono contro sé stessi e contro l’uomo, che non merita quindi di esistere. 

Chiedo il silenzio. Che i genitori di Andrea, già col cuore spezzato, non siano assordati dall’odio verso il loro figlio, reo di essere stato ucciso da un’orsa.

Il 10 ottobre del 2010 il tassista Luca Massari investì un cagnolino, per inciso senza guinzaglio. Ebbe la tragica idea di fermarsi per vedere se poteva soccorrere il cane; è stato picchiato a morte e i suoi assassini sono stati condannati a pene ridicole. Picchiare dove già ci sono fratture, continuare a prendere a calci dove già c’è un’emorragia interna presuppone una ferocia degna dell’orsa che ha ammazzato Andrea.

Vorrei segnalare l’assoluta indifferenza che commenta lo sterminio dei cristiani nelle terre dell’islam reale.