martedì 5 settembre 2017

Liturgia al centro. I progressisti ora sono conservatori






di Claudio Crescimanno (05/09/2017)

Ancora una volta la questione liturgica è tornata al centro dell’attenzione
della vita della Chiesa e non solo, visto che anche numerosi mezzi di informazione ‘laici’ ne hanno dato un certo risalto: alcuni giorni fa papa Francesco ha rivolto un discorso denso e articolato ad un importante organismo (il CAL) che si occupa di liturgia e che compie settant’anni di vita; quasi in contemporanea è uscita l’intervista che il cardinal Sarah, prefetto del dicastero per il Culto Divino, ha rilasciato ad una rivista cattolica francese (la Nef). Pur tenendo presente che si tratta di due interventi di tenore diverso per destinatari e per contesto, sarebbe comunque difficile negare che vi sia tra essi una difficoltà di sintonia. Infatti mentre il cardinale Prefetto rilancia ancora una volta, e nonostante le ripetute opposizioni ad essa, l’idea di un possibile intervento correttivo sulla ‘riforma’ liturgica in corso da cinquant’anni, il Papa dichiara questa stessa riforma irreversibile, aggettivo che a questo punto pare sinonimo di irreformabile.

Dunque, dicevamo, la questione liturgica è di nuovo al centro.
E lo è in una forma sorprendente: il fronte progressista, che sta dietro a questo discorso di papa Francesco e agli altri suoi interventi in materia, è ora paradossalmente arroccato in una posizione conservatrice per cui la riforma liturgica postconciliare non si può toccare; il fronte conservatore invece sostiene, pur con mille distinguo, l’esigenza di interventi correttivi sulla scorta della ‘riforma della riforma’ ratzingeriana o, per meglio dire, della ‘riconciliazione liturgica’ di cui parla il cardinal Sarah. Inutile dire che le forze in campo sono assolutamente sproporzionate e che il destino della tesi riformistica è, nello stato attuale, già segnato. Non di meno la questione è di importanza capitale e merita qualche riflessione.

Anzitutto resistiamo alla tentazione di pensare che si tratti di problemi di lana caprina,
di ‘roba da preti e che se la vedano loro’. La liturgia è sempre espressione di una visione della fede, del cristianesimo, della Chiesa; e mentre la esprime ne è anche il veicolo: cinquant’anni fa la Chiesa (nel senso dell’autorità ecclesiastica) ha cambiato la messa, e in questi cinquant’anni la (nuova) messa ha cambiato la Chiesa (nel senso della comunità dei fedeli e della loro mentalità). D'altronde gli stessi operatori della riforma liturgica postconciliare hanno motivato l’esigenza del cambiamento del rito e coerentemente hanno proibito con forza per decenni la forma liturgica tradizionale, poiché – sostenevano – solo il nuovo rito era pienamente adeguato ad esprimere il rinnovamento della visione teologica ed ecclesiologica di cui erano portatori i documenti conciliari. Dunque non si tratta di dettagli. Non possiamo non citare ancora una volta le parole, più attuali che mai, dell’allora cardinale Ratzinger: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia” (La mia vita, Ed. San Paolo 1997, pag. 113).

Detto questo, occorre quindi valutare con attenzione la forma liturgica in corso
e la congruenza di una sua presupposta irreversibilità. Riguardo a questo, infatti, non si possono evitare alcune osservazioni.

Per prima cosa, già stando alla semplice cronologia, c’è un problema di logica:
pare strano infatti che si dichiari intoccabile una storia liturgica che ha cinquant’anni, mentre i suoi fautori cinquant’anni fa non si sono fatti problema a mettere le mani su una storia liturgica che di anni ne aveva mille e cinquecento! Infatti è vero che il messale in uso fino alla riforma postconciliare è stato codificato da san Pio V (XVI secolo), ma l’ordo, cioè la struttura e i testi, della messa tradizionale risale a san Gregorio Magno (VI secolo) tanto che essa può a giusto titolo essere chiamata anche messa gregoriana.

In secondo luogo c’è un altro problema di coerenza.
Stiamo vivendo un momento di attuati o previsti mutamenti non della forma ma addirittura del contenuto della messa e dei sacramenti: in seguito ai due sinodi sulla famiglia è ampiamente mutata la prassi circa la ricezione dei sacramenti della confessione e della comunione ai divorziati risposati e ai conviventi; riguardo al sacramento dell’ordine è ufficialmente al lavoro ai più alti livelli una commissione che studia la possibilità del diaconato femminile e contemporaneamente la Civiltà cattolica, organo sempre più quasi ufficiale della santa Sede, lascia intendere che l’esclusione delle donne dal presbiterato non sia poi così definitiva come sembrava ai tempi di Giovanni paolo II; quanto poi al battesimo, è da un pezzo che il suo valore è stato relativizzato, visto che ben pochi lo considerano ancora davvero necessario alla salvezza eterna; infine veniamo alla messa: è noto, anche se non ufficialmente confermato, che a Roma si stia lavorando per produrre un rito che consenta a cattolici e protestanti di mettersi intorno allo stesso altare; come si intenda realizzare questo non è dato saperlo, ma visto che i protestanti hanno una dottrina opposta circa l’essenza stessa della messa, cioè circa il sacrificio, il sacramento e il sacerdozio, i mutamenti richiesti da una presunta ‘concelebrazione’ non saranno quisquiglie… E dunque con tutto questo in ballo, mentre si stanno compiendo o almeno preparando epocali cambiamenti di contenuti dottrinali bimillenari, contemporaneamente si proclama l’intangibilità delle forme rituali codificate pochi decenni fa?

Alla luce di tutto questo la barriera messa in atto in questo momento dall’Autorità ecclesiastica
e dai corifei della conservazione dello status quo contro qualunque ipotesi di correzione della riforma liturgica postconciliare è più che comprensibile: l’idea di ‘riforma della riforma’ o di ‘riconciliazione’ tra le due forme liturgiche, quella preconciliare e quella postconciliare, porta con sé l’idea di un benefico reciproco influsso tra di esse (che Benedetto XVI auspicava nella promulgazione del Summorum Pontificum) e quindi di un riequilibrio rispetto alle spinte innovatrici che hanno estremizzato la riforma in ambito liturgico, ma anche, di conseguenza, in ambito teologico, morale, pastorale, ecc… Ora, è evidente che questo è incompatibile con la visione di coloro, e sono la maggioranza in alto e in basso, che ritengono che il problema sia invece non aver portato ancora a radicale compimento il cambiamento iniziato cinquant’anni fa.








http://www.lanuovabq.it/it/articoli-liturgia-al-centroi-progressisti-orasono-conservatori-20937.htm






lunedì 4 settembre 2017

Convegno-pellegrinaggio Summorum pontificum: Roma 14-17 settembre 2017









MARCO TOSATTI (04/09/2017)

È un appuntamento importante, quello che si terrà a Roma dal 14 al 17 settembre, per celebrare i dieci anni di vita del Motu proprio di Benedetto XVI “Summorum Pontificum”, con cui si allargavano le possibilità di celebrazione della messa secondo il vetus ordo. È importante perché rappresenta una conferma di vitalità e di interesse nei confronti di una celebrazione liturgica che nonostante tutto la virulenza ideologica di una larga parte di Chiesa non è riuscita a cancellare. Anzi; se come dicono alcuni, molti giovani, non gli ottuagenari, trovano affascinante e carica di significato questa celebrazione un qualche motivo ci sarà…

Laicamente, chi scrive trova che il Motu Proprio abbia costituito un atto di pura ragionevolezza; non è pensabile che un rito che si è celebrato per secoli e secoli da un giorno all’altro perda valore, perché un mons. Bugnini e i suoi seguaci e accoliti lo hanno deciso. Non solo; ma vedendo quello che succede nelle chiese di tutto il mondo, non si capisce perché sia necessario e obbligatorio cancellare la bellezza e la solennità di una formula per rivolgersi a Dio che tocca il cuore e le sensibilità di tante persone. E addirittura, farne una colpa, e discriminare chi la celebra, come purtroppo accade troppo spesso e in troppi luoghi in questa misericordiosissima Chiesa. Cioè, forse si capisce; ma fermiamoci qui. Nella speranza che l’immediato futuro non ci riservi qualche ulteriore follia autoritaria o improvvisazione creativa…

Comunque: per gli interessati, alleghiamo, in fotografia, il programma delle giornate, e chi desideri avere più informazioni le può trovare sul sito http://www.summorumpontificum.org

In particolare per conoscere i dettagli del pellegrinaggio e delle altre iniziative che si svilupperanno in quei tre giorni. Il 14 settembre la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (l’Angelicum) ospiterà un importante convegno, di cui alleghiamo il programma.

Programma

Il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI: Una rinnovata giovinezza per la Chiesa
Ore 9.00: Ritiro dei badge

9.30 Saluti: P. Vincenzo M. Nuara OP (Moderatore di Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum e Assistente spirituale di Giovani e Tradizione)

10.00: S.E.R. Mons. Guido Pozzo (Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei): Il Summorum Pontificum dieci anni dopo. Bilancio e prospettive.

10.30: S.Em.R. il Sig. Cardinale Gerhard Ludwig Müller (già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei): Dogma e Liturgia.

11.30: D. Marino Neri (Segretario di ASSP): Presentazione degli Atti del 4° convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum del 2015.

11.45: M.R.P. Dom Jean Pateau (Abate del Monastero benedettino di Fontgombault): I frutti di grazia del Summorum Pontificum per la vita monastica e sacerdotale.

12.30: Martin Mosebach (scrittore e saggista): Santa routine: sul mistero della ripetizione.

15.30: S.Em.R. il Sig. Cardinale Robert Sarah (Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti): “Il silenzio e il primato di Dio nella sacra Liturgia”.

16.15: Mons. Markus Graulich (Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi): Dall’Indulto alla legge universale della Chiesa, una lettura canonistica del SP.

17.15: Dott. Ettore Gotti Tedeschi (già Presidente dello IOR ): “L’economia” della Liturgia.

18.00: Conclusioni






http://www.marcotosatti.com/





domenica 3 settembre 2017

Cardinal Sarah: COME I CATTOLICI POSSONO ACCOGLIERE I CREDENTI LGBT





di Sandro Magister (1 sett 2017)

È uscito stamane sul "Wall Street Journal", nella sezione degli editoriali e delle opinioni, questo articolo del cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione vaticana per il culto divino:

> How Catholics Can Welcome LGBT Believers

In esso, il cardinale critica le tesi di padre James Martin, firma di punta della rivista dei gesuiti di New York "America", consulente in Vaticano della segreteria per la comunicazione, autore quest'anno di un libro che rovescia l'insegnamento della Chiesa in materia di omosessualità, legittimando i rapporti tra persone dello stesso sesso. Un libro prontamente confutato, negli Stati Uniti, dall'arcivescovo di Filadelfia, Charles Chaput, ma anche pubblicamente apprezzato da altri esponenti di spicco della Chiesa americana, i cardinali – molto cari a papa Francesco – Kevin Farrell e Joseph Tobin.

Ecco qui di seguito i passaggi essenziali dell'articolo del cardinale Sarah.







di Robert Sarah

La Chiesa cattolica è stata criticata da molti, inclusi alcuni dei propri seguaci, per la sua risposta pastorale alla comunità LGBT. […] Tra i sacerdoti cattolici, uno dei critici più espliciti del messaggio della Chiesa in materia di sessualità è padre James Martin, un gesuita americano. Nel suo libro "Building a bridge", pubblicato all'inizio di quest'anno, egli ripete la critica corrente secondo cui i cattolici sono stati aspramente critici dell'omosessualità ma nello stesso tempo trascurano l'importanza dell'integrità sessuale tra tutti coloro che vivono in questa condizione.

Padre Martin è corretto nell’affermare che non ci dovrebbe essere alcun doppio binario riguardo alla virtù della castità, la quale, per quanto sia impegnativa, fa parte della buona notizia di Gesù Cristo per tutti i cristiani. Ma per i non sposati – a prescindere dalla natura delle loro attrazioni – la castità fedele richiede l'astensione dal sesso.

Questa potrebbe sembrare un'esigenza troppo elevata, soprattutto oggi. Tuttavia sarebbe contrario alla saggezza e alla bontà di Cristo chiedere qualcosa che non può essere compiuto. Gesù ci chiama a questa virtù perché ha fatto i nostri cuori per la purezza, proprio come ha fatto la nostra mente per la verità. Con la grazia di Dio e con la nostra perseveranza, la castità non solo è possibile, ma diventerà anche la fonte della vera libertà.

Non abbiamo bisogno di guardare lontano per vedere le tristi conseguenze del rifiuto del piano di Dio per l'intimità e l'amore umano. La liberazione sessuale che il mondo promuove non mantiene ciò che promette. Piuttosto, la promiscuità è la causa di tanta sofferenza inutile, di cuori spezzati, della solitudine e del trattare gli altri come un mezzo di gratificazione sessuale. Come madre, la Chiesa cerca di proteggere i propri figli dal male del peccato, come espressione della sua carità pastorale.

Nel suo insegnamento sull'omosessualità, la Chiesa guida coloro che la vivono distinguendo le loro identità dalle loro attrazioni e azioni. In primo luogo ci sono le persone stesse, che sono di per sé buone perché sono figli di Dio. Poi ci sono le attrazioni dello stesso sesso, che non sono peccaminose se non volute o seguite, ma sono comunque in contrasto con la natura umana. E infine ci sono i rapporti tra persone dello stesso sesso, che sono gravemente peccaminosi e dannosi per il benessere di chi li pratica. Le persone che si identificano come membri della comunità LGBT esigono che si dica loro questa verità nella carità, specialmente da parte dei sacerdoti che parlano per conto della Chiesa su questo complesso e difficile argomento.

La mia preghiera è che il mondo finalmente ascolti le voci di quei cristiani che sperimentano le attrazioni dello stesso sesso e hanno scoperto pace e gioia vivendo la verità del Vangelo. I miei incontri con loro sono stati per me una benedizione e la loro testimonianza mi commuove profondamente. Ho scritto la prefazione a una testimonianza di questo tipo nel libro di Daniel Mattson, "Why I Don’t Call Myself Gay: How I Reclaimed My Sexual Reality and Found Peace [Perché non mi chiamo gay. Come ho riconquistato la mia realtà sessuale e ho trovato la pace]", con la speranza di far udire meglio la sua e simili voci.

Questi uomini e donne testimoniano il potere della grazia, la nobiltà e la capacità del cuore umano e la verità dell'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità. In molti casi essi hanno vissuto lontano dal Vangelo per un certo periodo ma sono stati poi riconciliati con Cristo e la sua Chiesa. Le loro vite non sono facili né prive di sacrificio. Le loro inclinazioni per lo stesso sesso non sono state vinte. Ma hanno scoperto la bellezza della castità e delle amicizie caste. Il loro esempio merita rispetto e attenzione, perché hanno molto da insegnare a tutti noi come accogliere e accompagnare i nostri fratelli e sorelle con autentica carità pastorale.




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sabato 2 settembre 2017

Storico discorso di Viktor Orban: “Esiste un piano per realizzare una Europa nelle mani di una popolazione cosmopolita con preminenza mussulmana”





Nel discorso del Primo Ministro ungherese, censurato dai media di regime, riconosciamo saggezza e spina dorsale che diventano responsabilità a fronte di una valutazione sapiente e realistica della situazione. Doti che purtroppo mancano ai politici del resto d'Europa e soprattutto ai nostri.



“Circa 27 anni addietro avevamo pensato che il nostro futuro fosse in Europa. Attualmente, noi siamo il futuro dell’Europa”, ha dichiarato questa mattina il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban, nel corso della 28a edizione della Università Libera di Tusnádfürdő.
Nel suo discorso annuale, Orban ha manifestato l’idea che le elezioni parlamentari che si svolgeranno la prossima primavera nel paese avranno una importante dimensione europea. “Quello che accadrà in Ungheria avrà importanti implicazioni per l’insieme dell’Europa, perché oggi una Ungheria forte gioca un ruolo decisivo nella battaglia per evitare la scristianizzazione dell’Europa”, ha segnalato.

Orban ha considerato allo stesso modo che un paese forte non può permettersi un declino demografico. “I paesi più forti sono quelli che sono in grado di mantenersi biologicamente. Perché l’Ungheria abbia un futuro deve mantenere una tassa di fecondità di 2,1 figli per famiglia”.


Orban ha sottolineato che uno Stato forte necessita di un buon livello di sicurezza, inclusa la protezione delle sue frontiere e la lotta contro il terrorismo, così come il mantenimento di un forte senso di identità culturale”. In contrasto con questi principi, ha indicato l’Europa, vittima a suo giudizio di un cambiamento culturale e demografico di imprevedibili conseguenze.


“L’Immigrazione non apporterà alcuna soluzione ai problemi economici. Cercare di rimediare la scarsezza di mano d’opera mediante l’importazione di immigrati è come se, nel mezzo di un naufragio, ti metti a consumare acqua di mare. E’ anche quella acqua ma il problema lo farà aumentare”, ha sostenuto il primo ministro ungherese.


In particolare Orban ha voluto mostrarsi molto franco e deciso circa le sfide della integrazione di un gran numero di immigrati mussulmani nella nostra cultura cristiana. ”Non possiamo mantenere i nostri ideali solidali nelle nostre nazioni quando esistano gruppi etnici che pretendono di modificare la cultura europea. Non possiamo mantenere i nostri ideali nel mezzo di collettività che si oppongono all’esistenza ed alla cultura europea, perché il risultato finale sarebbe catastrofico”, ha sottolineato Orban.


“La sfida nei prossimi decenni è se l’Europa continuerà appartenendo agli europei. Se l’Ungheria continuerà ad essere la terra degli ungheresi, se la Germania continuerà ad essere la terra dei tedeschi, se la Francia continuerà ad essere la terra dei francesi, se l’Italia seguirà ad essere la terra degli italiani”, ha aggiunto il leader magiaro, criticando in questo senso i burocrati europei dell’Impero mondialista di George Soros nell’opporsi alla volontà delle nazioni.


Oggi gli interessi di George Soros sono meglio rappresentati a Brusseles ed a Washington, DC che non a Tel Aviv, ha affermato Orban, il quale ha respinto che le critiche fatte allo speculatore ebreo di origine ungherese facciano parte di teorie cospirative. “Esiste un piano di Soros, che lui stesso ha scritto”.


Secondo Orban, detto piano consisterebbe nel trasferire un milione di migranti nel territorio dell’Unione Europea. Al loro arrivo devono ricevere 15.000 milioni di euro per mantenere così l’effetto di aspirazione. Questo importo è maggiore del reddito medio degli ungheresi. Soros pretende che gli immigrati siano distribuiti per tutti i paesi dell’Unione Europea. Proteggere le nostre frontiere di fronte all’entrata di questi migranti illegali ha comportato un grande sforzo economico. L’Europa si è caricata di una piccola parte di questo costo. Oggi la Germania si trova sull’orlo della bancarotta, così che non ci vengano più a parlare di mancanza di solidarietà dell’Ungheria”, ha segnalato.
“Se l’Europa vuole continuare ad esssere attuabile, deve recuperare la sua sovranità e liberarsi dell’Impero di Soros”, ha ribadito Orban.


Orban si è inoltre pronunciato per una riforma dell’Unione Europea e di ritornare alla forma originaria prevista dai trattati costitutivi. “Le Nazioni Unite devono proteggere le frontiere dell’Europa. Questo può suonare duro, ma quelli che sono entrati illegalmente in Europa devono essere espulsi. l’Europa non può seguitare ad essere un continente senza protezione delle frontiere”, ha proclamato il primo ministro ungherese.


Orban si è augurato inoltre che i leaders europei sappiano essere all’altezza delle loro responsabilità (anche se ne dubita) e che l’Europa deve recuperare la sua competitività, garantire la pace, aprirsi agli stati balcanici e risolvere i suoi problemi esterni con la Russia e la Turchia. Orban ha ribadito alla necessità di opporsi al progetto di scristianizzazione del Continente e che si sappia resistere all’attacco ideologico in atto da parte dei liberisti e degli intellettuali, denunciando come anche i partiti socialdemocratici abbiano rinunciato a difendere i diritti dei lavoratori nazionali. Loro sono tutti impegnati a difendere gli interessi economici del neoliberismo”, ha denunciato il presidente ungherese.


Secondo Orban esiste in piano per mettere il territorio europeo nelle mani di una popolazione cosmopolita, in modo predominante mussulmana, un piano di sostituzione di popoli. “La riuscita di questo piano richiede una Europa scristianizzata, governi burocratici e senza anima”, ha avvertito il leader magiaro. (……….)


“Siamo noi il principale ostacolo per la realizzzazione del piano Soros”, ha dichiarato Orban, insistendo che il principale ostacolo sarà quello di affrontare i partiti dell’opposizione del suo paese. Noi dobbiamo in primo luogo misurarci con la “rete di Soros”, gli eurocrati di Bruxelles ed i loro media. Conosciamo le loro tattiche, basate sul ricatto, sulla diffamazione e sul giornalismo prostituito ai grandi interessi”.


Orban ha avvisato che molto è in gioco in questa sfida non soltanto nell’ambito nazionale ma anche a livello europeo. “Da 27 anni pensiamo al nostro futuro in Europa. Oggi siamo il futuro dell’Europa”, ha concluso lo statista magiaro. [Fonte]







http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2017/09/storico-discorso-di-viktor-orban-esiste_2.html#more






ESTRATTO DELL’APOCALISSE 12 SPIEGATA DALLA MADONNA A DON GOBBI







Solo lo Spirito del Signore può rinnovare la Chiesa con lo splendore della sua unità e della sua santità.

Solo lo Spirito del Signore può vincere la potenza e la forza vittoriosa dell'enorme Drago rosso, che, in questo vostro secolo, si è scatenato ovunque, in maniera terribile, per sedurre ed ingannare tutta l'umanità.

L'enorme Drago rosso è il comunismo ateo, che ha diffuso in ogni parte l'errore della negazione e dell'ostinato rifiuto di Dio.

L'enorme Drago rosso è l’ateismo marxista, che si presenta con dieci corna, cioè con la potenza dei suoi mezzi di comunicazione, per condurre l'umanità a disubbidire ai dieci comandamenti di Dio, e con sette teste, su ciascuna delle quali vi è un diadema, segno di potere e di regalità. Le teste incoronate indicano le nazioni in cui il comunismo ateo si è stabilito e domina con la forza del suo potere ideologico, politico e militare.

L'enormità del Drago manifesta chiaramente la vastità della terra occupata dal dominio incontrastato dell'ateismo comunista.

Il suo colore è rosso perché usa le guerre ed il sangue come strumenti delle sue numerose conquiste.
L'enorme Drago rosso è riuscito in questi anni a conquistare l'umanità con l'errore dell'ateismo teorico o pratico, che ha ormai sedotto tutte le nazioni della terra.

Si e riusciti cosi a costruire una nuova civiltà, senza Dio, materialista, egoista, edonista, arida e fredda, che porta in sé i germi della corruzione e della morte.

L'enorme Drago rosso ha il compito diabolico di sottrarre tutta l'umanità al dominio di Dio, alla glorificazione della Santissima Trinità, alla piena attuazione del disegno del Padre che, per mezzo del Figlio, l'ha creata per la sua gloria.

Il Signore mi ha rivestita della sua Luce e lo Spirito Santo della sua divina potenza, così Io appaio come un grande segno nel cielo, Donna vestita di sole, perché ho il compito di sottrarre l'umanità al dominio dell’enorme Drago rosso e riportarla tutta alla perfetta glorificazione della Santissima Trinità.

Per questo mi formo la schiera dei miei più piccoli figli in ogni parte del mondo, e ad essi domando che si consacrino al mio Cuore Immacolato. Così li conduco a vivere solo per la gloria di Dio, per mezzo della fede e della carità, e coltivo Io stessa gelosamente nel mio celeste giardino.

La bestia porta sul capo due corna simili a quelle di un agnello.

Al simbolo del sacrificio è intimamente unito quello del Sacerdozio: le due corna.

Un copricapo con due corna portava il Sommo Sacerdote nel Vecchio Testamento.

La mitria - con due corna - portano i Vescovi nella Chiesa, per indicare la pienezza del loro Sacerdozio.

La bestia nera
, simile a una pantera, indica la Massoneria; la bestia con due corna, simile a un agnello, indica la Massoneria infiltrata all'interno della Chiesa, cioè la Massoneria ecclesiastica, che si è diffusa sopratutto fra i Membri della Gerarchia.

Questa infiltrazione massonica, all'interno della Chiesa, vi è già stata da Me predetta in Fatima, quando vi ho annunciato che Satana si sarebbe introdotto fino al vertice della Chiesa.

Se compito della massoneria è di condurre le anime alla perdizione, portandole al culto di false divinità, lo scopo della massoneria ecclesiastica è invece quello di distruggere Cristo e la sua Chiesa costruendo un nuovo idolo, cioè un falso Cristo ed una falsa Chiesa.

La massoneria ecclesiastica agisce per oscurare la Sua divina Parola, per mezzo di interpretazioni naturali e razionali, nel tentativo di renderla più comprensiva ed accolta, li svuota di ogni suo soprannaturale contenuto.

Così si diffondono gli errori, in ogni parte della stessa Chiesa Cattolica
. A causa della diffusione di questi errori, oggi molti si allontanano dalla vera fede, dando attuazione alla profezia che vi è stata fatta da Me a Fatima: - verranno tempi in cui molti perderanno la vera fede.

La perdita della fede è apostasia
.

La massoneria ecclesiastica agisce, in maniera subdola e diabolica, per condurre tutti alla apostasia.
Scopo della massoneria ecclesiastica è quello di giustificare il peccato, di presentarlo non più come un male, ma come un valore ed un bene.

Così si consiglia di compierlo, come un modo di soddisfare le esigenze della propria natura, distruggendo la radice da cui può nascere il pentimento e si dice che non è più necessario confessarlo.

Frutto pernicioso di questo maledetto cancro, che si è diffuso in tutta la Chiesa, è la sparizione della confessione individuale in ogni parte.

Le anime vengono portate a vivere nel peccato, rifiutando il dono della Vita, che Gesù ci ha offerto.

Gesù è Via, che conduce al Padre, per mezzo del Vangelo.

La massoneria ecclesiastica giunge a negare la realtà storica dei miracoli e della sua resurrezione e si mette in dubbio la divinità stessa di Gesù e la sua missione salvifica.

Dopo di avere distrutto il Cristo storico, la bestia con due corna simili a un agnello cerca di distruggere il Cristo mistico che è la Chiesa.

La Chiesa istituita da Cristo è una sola: quella santa, cattolica, apostolica, una, fondata su Pietro.

La Chiesa è verità, perché ad essa sola Gesù ha affidato da custodire, nella sua integrità, tutto il deposito della fede. Lo ha affidato alla Chiesa gerarchica, cioè al Papa ed ai Vescovi uniti con Lui.

La massoneria ecclesiastica cerca di distruggere questa realtà con il falso ecumenismo, che porta all'accettazione di tutte le Chiese cristiane, affermando che ciascuna di esse possiede una parte della verità.

Essa coltiva il disegno di fondare una Chiesa ecumenica universale, formata dalla fusione di tutte le confessioni cristiane, fra cui la Chiesa cattolica.

La Chiesa è vita perché dona la Grazia ed essa sola possiede i mezzi efficaci di Grazia, che sono i sette Sacramenti.

Specialmente è vita perché ad Essa sola è stato dato il potere di generare l'Eucarestia, per mezzo del Sacerdozio ministeriale e gerarchico.

Nella Eucarestia Gesù Cristo è realmente presente col suo Corpo glorioso e la sua divinità.

Allora la massoneria ecclesiastica, in tante e subdole maniere, cerca di attaccare la pietà ecclesiale verso il Sacramento della Eucarestia.

Di essa valorizza solo l'aspetto della Cena, tende a minimizzare il suo valore sacrificale, cerca di negare la reale e personale presenza di Gesù nelle Ostie consacrate.

Per questo si sono gradualmente soppressi tutti i segni esterni, che sono indicativi della fede nella presenza reale di Gesù nella Eucarestia, come le genuflessioni, le ore di adorazione pubbliche, la consuetudine santa di circondare il Tabernacolo di luci e di fiori.

La Chiesa è via perché conduce al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo sul cammino della perfetta unità.

Come il Padre e il Figlio sono uno, cosi dovete essere una sola cosa fra voi.

Gesù ha voluto che la sua Chiesa sia segno e strumento dell'unità di tutto il genere umano.

La massoneria ecclesiastica riceve ordini e potere dalle varie Logge massoniche ed opera per condurre segretamente tutti a fare parte di queste sette segrete.

Così sollecita gli ambiziosi con la prospettiva di facili carriere; ricolma di beni gli affamati di denaro; aiuta i suoi membri a primeggiare e ad occupare i posti più importanti, mentre emargina, in maniera subdola, ma decisa, tutti coloro che si rifiutano di partecipare al suo disegno.
Infatti, la bestia simile a un agnello esercita tutto il potere della prima bestia, in sua presenza, e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia.

Ma secondo il primo comandamento della santa legge del Signore, solo DIO si deve adorare e a Lui solo deve essere data ogni forma di culto.

Allora si sostituisce DIO con un IDOLO potente, forte, dominatore. Un idolo così potente da far mettere a morte tutti coloro che non adorano la statua della bestia.

Un idolo così forte e dominatore, da far sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno può comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.

Questo grande idolo, costruito per essere da tutti adorato e servito, come vi ho già rivelato nel precedente messaggio, è un falso Cristo e una falsa Chiesa.

Ma qual è il suo nome?

Al cap. 13 dell’Apocalisse è scritto: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia; esso rappresenta un nome di un uomo. E tale cifra è 666 (seicentosessantasei)”.

Con intelligenza illuminata dalla luce della divina Sapienza, si riesce a decifrare dal numero 666 il nome di un uomo e questo nome, indicato da tale numero, è quello dell’Anticristo.

Calcolate ora il suo numero 666, per comprendere come indichi il nome di un uomo.

Il numero 333 indica la Divinità.

Lucifero si ribella a Dio per superbia, perché vuole mettersi al di sopra di Dio.

Il 333 è il numero che indica il mistero di Dio. Colui che vuole mettersi al di sopra di Dio porta il segno 666, pertanto questo numero indica il nome di Lucifero, Satana, cioè colui che si mette contro Cristo, dell’anticristo.

Il 333, indicato una volta, cioè per 1, esprime il mistero dell’unità di Dio.

Il 333, indicato due volte, cioè per 2, indica le due nature, quella divina e quella umana, unite nella Persona divina di Gesù Cristo.

Il 333, indicato tre volte, cioè per 3, indica il mistero delle Tre Persone divine, cioè esprime il mistero della Santissima Trinità.

Allora il numero 333, espresso una, due, tre volte, esprime i misteri principali della fede cattolica, che sono:

1. l’unità e trinità di Dio;

2. l’incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.

Se il 333 è il numero che indica la Divinità, colui che vuole mettersi al di sopra dello stesso Dio viene indicato col numero 666.

Il 666, indicato una volta, cioè per 1, esprime l’anno 666, seicentosessantasei. In questo periodo storico, l’Anticristo si manifesta attraverso il fenomeno dell’Islam, che nega direttamente il mistero della divina Trinità e la divinità di nostro Signore Gesù Cristo.

L’Islamismo, con la sua forza militare, si scatena ovunque, distruggendo tutte le antiche comunità cristiane, invadendo l’Europa e solo per un mio materno e straordinario intervento, sollecitato fortemente dal Santo Padre, non riesce a distruggere completamente la Cristianità.

Il 666, indicato due volte, cioè per 2, esprime l’anno 1332, milletrecentotrentadue. In questo periodo storico, l’Anticristo si manifesta con un radicale attacco alla fede nella Parola di Dio.

Attraverso i filosofi, che iniziano a dare esclusivo valore alla scienza e poi alla ragione, si tende gradualmente a costituire unico criterio di verità la sola intelligenza umana. Nascono i grandi errori filosofici, che continuano nei secoli fino ai nostri giorni.

L’importanza esagerata data alla ragione, come criterio esclusivo di verità, porta necessariamente alla distruzione della fede nella Parola di Dio.

Infatti, con la riforma protestante, si rifiuta la Tradizione come fonte della divina Rivelazione, e si accetta solo la Sacra Scrittura. Ma anche questa deve essere interpretata per mezzo della ragione, e si rifiuta ostinatamente il Magistero autentico della Chiesa gerarchica, a cui Cristo ha affidato da custodire il deposito della fede.

Ciascuno è libero di leggere e di comprendere la Sacra Scrittura, secondo la sua personale interpretazione. In questa maniera la fede nella Parola di Dio viene distrutta.

Opera dell’Anticristo, in questo periodo storico, è la divisione della Chiesa, la conseguente formazione di nuove e numerose confessioni cristiane, che gradualmente vengono sospinte ad una perdita sempre più estesa della vera fede nella Parola di Dio.

Il 666, indicato tre volte, cioè per 3, esprime l’anno 1998, millenovecentonovantotto.

In questo periodo storico, la massoneria, aiutata da quella ecclesiastica, riuscirà nel suo grande intento: costruire un idolo da mettere al posto di Cristo e della sua Chiesa.

Un falso Cristo e una falsa Chiesa. Pertanto la statua costruita in onore della prima bestia, per essere adorata da tutti gli abitanti della terra e che segnerà del suo marchio tutti coloro che vorranno comprare o vendere è quella dell’Anticristo.

Siete così giunti al vertice della purificazione, della grande tribolazione e dell’apostasia.

L’apostasia sarà ormai generalizzata perché quasi tutti seguiranno il falso Cristo e la falsa Chiesa. Allora sarà aperta la porta per la comparsa dell’uomo o della persona stessa dell’Anticristo!











https://gloria.tv/article/87yqiz1Ym6wgDUxQeGZ2R4icM










venerdì 1 settembre 2017

LASCIATE CHE I MORTI SEPPELLISCANO I LORO MORTI






Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 9 - Settembre 2017



Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti,
è ciò che viene a noi in mente mentre leggiamo i terrificanti dati pubblicati in questi giorni dalla conferenza episcopale tedesca. Terrificanti davvero per il futuro del cattolicesimo in quelle terre: nell'ultimo anno (2016) la Chiesa tedesca ha perso 162.000 fedeli e chiuso 537 chiese. Dal 1996 ad oggi il numero dei fedeli è crollato de15% e a questo si aggiunge la chiusura di un quarto delle comunità cattoliche... la diocesi di Monaco per esempio nell'anno scorso ha avuto un solo candidato al sacerdozio... potremmo dilungarci in questo tristissimo elenco.

Tutto suona come una beffa: nell'anno centenario di Lutero, la Chiesa cattolica che si è ammodernata diventando così simile alla chiesa protestante, deve celebrare il proprio funerale, constatando il progressivo e inesorabile assottigliamento della sua presenza.

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti, ci viene da ripetere difronte al progressivo smantellamento della presenza cattolica anche nelle nostre terre.
Lasciate che la cosiddetta chiesa conciliare, nata da una presunta nuova pentecoste, faccia il proprio funerale.

Solo che questa chiesa ammodernata, che doveva invadere il mondo con il suo gioioso annuncio di liberazione, non ne vuole proprio sapere di seppellire i propri morti: li ha imbalsamati e finge che stiano tutti bene.

Finge di essere nella primavera di una perenne pentecoste, mentre si trova nel più gelido freddo invernale.
Ed è tutto il mondo cattolico a vivere il medesimo declino; e questo lo può constatare chiunque, lì dove vive. La Chiesa regredisce, lascia libero terreno al paganesimo più vago e violento; i nostri paesi, dal punto di vista cattolico, sono dei ruderi della cristianità antica. Eppure nessuno ne parla.

È singolare che tutto il mondo pastoralista si sottragga a qualsiasi verifica, è questo che fa più impressione e male.

Hanno inaugurato l'era del Pastoralismo Dogmatico buttando via il dogma.

Si, è così. In questi decenni è stata innescata tutta una serie di cambiamenti rivoluzionari e lo si è fatto in nome di un principio pratico di pastorale. Si è anche indetto, primo nella storia cristiana, un Concilio Pastorale, che non voleva proclamare nuovi dogmi né comminare condanne; un concilio preoccupato di rinnovare il linguaggio della chiesa perché fosse comprensibile al mondo di oggi, un concilio preoccupato dell'azione dei cristiani nel mondo, preoccupato della pastorale appunto.

Solo che questa pastorale, senza dogmi e anatemi, ha fallito il suo compito: non solo il mondo ha continuato ad essere mondo senza incontrarsi con la chiesa; ma la chiesa è letteralmente scomparsa dalla scena di questo mondo a cui ha lasciato il posto.

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: è vero, dovremmo preoccuparci d'altro, ma come restare indifferenti a tanta rovina? È la presenza della chiesa che viene meno e le anime restano indifese e denutrite, preda dei briganti di turno. Come restare indifferenti? La chiesa è una e abbiamo ricevuto tutto da lei; la rovina della sua presenza, anche se causata da scelte colpevoli, non può giovare ad alcuno.

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: ma come non soffrire difronte a questo gran funerale che sembra seppellire il nostro passato fatto di parrocchie e di paesi cristiani? Come non soffrire difronte al seppellimento delle radici fisiche che ci hanno generato?

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: ma mentre accompagnate il funerale della chiesa della moderna pastorale, non sarebbe possibile con tutta semplicità riaprire la questione per lasciarsi giudicare dai dati spaventosi di questi anni? Che senso ha una pastorale che non si lascia giudicare dai fatti? È già consumata in ideologia. La pastorale ammodernata, nata senza voler proclamare dogmi e comminare condanne, si è sostituita al dogma: possibile che non si trovino pastori della chiesa disposti a discutere di tutto questo? Se non lo faremo, ma apertis verbis, sarà come lasciare i cadaveri senza sepoltura, con il rischio di infettare tutto e tutti.

La Pastorale moderna eretta a dogma è in sostanza la dogmatizzazione dell'agnosticismo: avendo buttato le verità di fede, espresse con precisione e difese nella Tradizione; avendole buttate in secondo piano e avendole rese fluide per essere adattabili a tutte le opinioni in circolazione, il cattolicesimo ammodernato deve riempire la propria vita con una nuova pastorale: la pastorale del fare compagnia agli uomini in nome di se stessa, non in nome della Verità che salva.
È l'agnosticismo, è il vuoto di fede eretto a pastorale pratica. Per un po' questa pastorale ha illuso i suoi attori ad essere ancora presenti sulla scena del mondo, ma ora... ora suona l'ora del rendiconto: questa scelta ha distrutto la Chiesa.

Ma questi, e sono tanti, si sottraggono a qualsiasi verifica.

Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti: mentre soffriamo per tutta questa aria di morte, e soffriamo perchè amiamo la Chiesa, è urgente fare la Tradizione, farla concretamente sul campo, senza attardarsi in un perenne funerale della modernità del mondo e della sua chiesa. Se non ci mettiamo a farla la tradizione, saremmo solo degli afflitti del corteo funebre.
Ma mentre viviamo secondo il cattolicesimo della tradizione, il cattolicesimo di sempre, avremo sempre la preoccupazione di invocare un libero confronto nella chiesa sull'attuale disastro.

Non ci piace questo silenzio che non accetta un confronto, è il silenzio dell'ideologia che non vuole fare i conti con la realtà.

Il cattolicesimo di sempre, invece, quello del dogma e degli anatemi per intenderci, con la realtà i conti gli ha sempre fatti, preoccupato della salvezza delle anime e quindi della presenza forte e capillare della chiesa.

Non ci piace questo silenzio, indifferente o colpevole che sia; non ci piace, perché siamo figli della chiesa.







http://radicatinellafede.blogspot.it/







Papa Francesco, Ratzinger e il problema della liturgia della messa




Riprendiamo con piacere dal sito Formiche.net questo bel pezzo di Ettore Gotti Tedeschi. Ve lo proponiamo con un caldo invito ad accorrere a Roma - ormai fra meno di quindici giorni - per il grande Pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum: il pellegrinaggio del decennale. (http://blog.messainlatino.it/)



L'intervento di Ettore Gotti Tedeschi

L’attuale Pontefice (Francesco) ha recentemente affermato di considerare la riforma liturgica, avviata dal Concilio Vaticano II, “irreversibile”. Detta irreversibilità suona come una sfida, se non una censura, al precedente Pontefice (Benedetto XVI) che aveva autorizzato la celebrazione della messa preconciliare, con il motu proprio “Summorum Pontificum”. In questi giorni proprio il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il Card. Sarah, ha proposto (in una intervista al mensile La Nef) una riconciliazione liturgica orientata ad accorpare il rito liturgico preconciliare con quello conciliare. 

Bene, dirà il lettore di Formiche.net, ma a noi perché dovrebbero importare questi “conflitti clericali”? Con tutti i problemi che ci sono perché dovremmo occuparci di liturgia? Stiamo assistendo impotenti al crollo di una civiltà, di una cultura e di valori morali e ci fan perder tempo con discussioni sulla liturgia? Ma se fosse la liturgia della messa un elemento chiave di spiegazione di tutto? NOM (Nuovo Ordine Mondiale) e NOM (Novus Ordo Missae) coincidono nella sigla e nei tempi di attuazione. È bene riflettere su questa disputa, che non è sulla forma, bensì sulla sostanza (della liturgia), che non è affatto la stessa nei due casi sopra citati e la posta in gioco è sugli effetti conseguenti, sul comportamento (anche economico) del fedele, che interessano l’intera società, non solo i cattolici. 

Riferiamoci ora, per spiegare con un esempio, al rapporto liturgia/economia. Poiché l’economia è uno strumento di per sé neutrale che produce bene o male in funzione dell’uso che ne fa chi la usa, è importante non solo saperla usare, ma darle un senso, un fine. Questo senso è funzione del senso che si dà alla propria vita, funzione di ciò in cui crede, della fede che si ha e si vuole vivere. La fede di cui stiamo parlando si conquista e ravviva grazie al Magistero della Chiesa, alla preghiera e ai Sacramenti. Tra questi il primo è la Messa, il cui valore è funzione della liturgia utilizzata, diventando, o no, fonte di tutte le grazie necessarie alle opere del fedele. Per questa ragione la liturgia della Messa rafforza la fede e diventa “incubatrice” delle aspirazioni alla santità personale di cui beneficia l’intera società, inclusa la ricchezza morale che produce quella economica orientata al bene comune. 

L’economia dovrebbe saper soddisfare alcuni bisogni umani grazie ai consumi e agli strumenti di lavoro con cui l’uomo si realizza. Ma l’economia funziona se l’uomo ha individuato e sa soddisfare i suoi veri bisogni globali da soddisfare, che sono, oltre a quelli materiali, quelli intellettuali e quelli spirituali. Se ciò non avviene e si privilegia solo la soddisfazione materiale, il mezzo economico prende “autonomia morale” e degenera, provocando crisi economiche, queste sì, “irreversibili” e dannose. Come abbiamo visto negli ultimi decenni. 

Ho cercato di spiegare che il bisogno spirituale (per il cattolico) è soddisfatto soprattutto dai Sacramenti, la Messa è il più importante, la liturgia rende la Messa idonea o no al suo compito di produrre grazie, essendo la liturgia sostanza, non forma. “Corrompendo” la liturgia della messa, adattandola a supposte esigenze di semplificazione (come spesso avviene con il rito liturgico conciliare troppo lasciato alla “creatività” di singoli celebranti) e riducendo, relativizzando, spesso perfino confondendo, il valore del Sacramento, si rischia di privare chi partecipa del nutrimento spirituale citato, perché lo scopo della Messa non è di essere celebrata, ma cambiare l’uomo influenzandone il comportamento. 

La liturgia si può corrompere negli atti compiuti per celebrare la Messa, nelle parole pronunciate, nelle posizioni del sacerdote, nelle preghiere recitate, nei canti, nel ringraziamento, nelle intenzioni a rinnovare il Sacrificio, ecc. Tutto ciò genera la partecipazione interiore di chi assiste che da validità allo scopo della Messa. Dissacrando la Messa è evidente che si provoca crisi morale che genera crisi nei comportamenti, in specifico in quello economico, più sensibile alla guida morale. Da qui la miseria materiale generata da quella morale, non è infatti “l’economia che uccide”, bensì l’uomo che la usa male perché le dà un senso errato. 

La liturgia della messa che Benedetto XVI aveva concesso con il motu proprio non era per contentare “quattro tradizionalisti”, era per salvare e lasciare a disposizione un mezzo di valore certo per produrre ricchezza integrale per l’uomo. Vietarla significa produrre altri rischi di perdita senso della vita e rischi di povertà integrale. Senza senso della vita l’economia diventa lei stessa un fine, solo orientato a soddisfazioni materiali. Una etica economica senza fede forte e viva sta difficilmente in piedi. Perché infatti si dovrebbe fare il bene se il male da più vantaggi? Soprattutto se in più si lascia pensare che si è “giustificati”? 

Liturgia ed economia sono indirettamente correlate, l’elemento comune è il cuore dell’uomo che si nutre della prima e dà senso alla seconda. Il Convegno sul Summorum Pontificum, con la presenza anche del Card. Sarah e del Card. Muller, si terrà a Roma il 14 settembre (all’Angelicum).