domenica 4 dicembre 2022

Il nascituro è persona, dal concepimento. Il Magistero non ha dubbi




Cosa intendeva Papa Francesco quando, a proposito del nascituro e del suo essere persona, ha affermato che "su questo c'è dibattito"? Ci sarà pure un dibattito nel mondo laico, ma il Magistero della Chiesa è assolutamente chiaro in merito: fin dal concepimento, è persona. E come tale ha diritto alla vita.

Tommaso Scandroglio 02-12-2022

Torniamo a trattare della frase pronunciata da Papa Francesco nell’intervista rilasciata alla rivista America in cui affermava in merito al nascituro: “C’è un essere umano vivente. Non dico una persona, perché su questo c’è dibattito [l’originale spagnolo riporta “porque se discute eso” che nella traduzione inglese diventa “because this is debated”], però un essere umano”.

Giovedì, da queste stesse colonne, Stefano Fontana ha sintetizzato i motivi di carattere filosofico che giustificano l’affermazione secondo la quale laddove abbiamo un essere umano, fosse anche delle dimensioni di uno zigote, abbiamo una persona. Questi stessi motivi sono stati fatti propri dal Magistero il quale non nutre alcun dubbio sulla coincidenza essere umano-persona. Ci sarà pure dibattito sullo statuto ontologico nel mondo laico e persino in casa cattolica, ma il Magistero, come vedremo, si è espresso limpidamente sulla questione.

A questo proposito leggiamo il numero 60 dell’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II: “Alcuni tentano di giustificare l'aborto sostenendo che il frutto del concepimento, almeno fin a un certo numero di giorni, non può essere ancora considerato una vita umana personale. In realtà «dal momento in cui l'ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre […] la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate» [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato] Anche se la presenza di un'anima spirituale non può essere rilevata dall'osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull'embrione umano a fornire «un'indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?» [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione ‘Donum vitae’]”.

Poi il Santo Padre aggiunge: “al di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nelle quali il Magistero non si è espressamente impegnato, la Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: «L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» [Ibidem]”.

Il Magistero è quindi chiarissimo sul punto. Come però interpretare la frase “al di là dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nelle quali il Magistero non si è espressamente impegnato”? Può assumere due significati congiunti. Il primo: il Magistero non si è pronunciato sulle singole discussioni filosofiche sul tema, ma ha tagliato la testa al toro affermando che il nascituro è persona. Il secondo: non c’è mai stato un pronunciamento dogmatico su questo aspetto (ma nulla vieta che ci possa essere in futuro). Coloro che vogliono asserire che il nascituro, almeno nelle sue prime fasi di sviluppo, sia solo essere umano e non persona si aggrappano a quest’ultima interpretazione. Appiglio fragile che li precipita nel vuoto. Infatti da una parte il Magistero non si è mai pronunciato dogmaticamente, ad esempio, sulla tossicodipendenza, sull’alcolismo, sullo sfruttamento del lavoro minorile, ma nessuno si sognerebbe mai di affermare che la Chiesa è a favore di queste pratiche perché il Magistero, seppur non si sia espresso in modo dogmatico, ha condannato in diverse occasioni e in modalità diverse questi fenomeni.

In secondo luogo, anche se non abbiamo una dichiarazione dogmatica esplicita sul tema, ne possiamo avere, per così dire, una implicita, ossia ricavata dal dogma del divieto di aborto così come espresso dal numero 57 dell’Evangelium vitae: “Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Tale dottrina, fondata in quella legge non scritta che ogni uomo, alla luce della ragione, trova nel proprio cuore (cf. Rm 2, 14-15), è riaffermata dalla Sacra Scrittura, trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magistero ordinario e universale”. Possiamo qualificare questa asserzione di Giovanni Paolo II come dogmatica non solo per il tenore della stessa che richiama molti aspetti tecnici degli insegnamenti dogmatici, ma anche a motivo del periodo che precede questa stessa affermazione: “Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa [in tema di condanna dell’aborto], Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile”. E gli insegnamenti immutabili hanno carattere dogmatico.

Se l’aborto è sempre dogmaticamente vietato, perché azione intrinsecamente malvagia, vuol dire che il nascituro non può essere solo un essere umano, ma anche persona. Perché solo quest’ultima, se innocente, non può mai venire direttamente uccisa, non il primo. Se l'essere umano fosse solo essere umano vorrebbe dire che è solo la sua biologia, la sua materia, il suo fisico, il suo corpo. Ma se fosse solo il suo corpo ciò significherebbe che ci possono essere corpi sani e ammalati, corpi giovani e vecchi, corpi efficienti ed inefficienti. Scadremmo nel criterio della qualità della vita, della qualità dell'essere umano e coerentemente potremmo non solo stilare una graduatoria di valore tra gli esseri umani (di serie A, B, C etc), ma anche determinare quando un'esistenza non ha ancora (aborto) o non più (eutanasia) dignità di vivere. Ciò che invece assegna dignità all'essere umano è soprattutto la sua anima razionale che la fa diventare persona, essere sempre preziosissimo al di là di patologie e difetti corporei. Togliete l'anima e l'essere umano è ridotto a bestia, seppur più evoluta di altre, ma sempre bestia e quindi sacrificabile. Dunque non ci può essere difesa efficace contro l’aborto se si pensa che il nascituro sia solo un essere umano.

Allora condannare l’aborto in modo dogmatico come ha fatto Giovanni Paolo II comporta necessariamente, come premessa, riconoscere il nascituro come persona. Solo una persona innocente non può mai essere direttamente uccisa, cioè solo chi ha una dignità incommensurabile, data dalla presenza di un’anima razionale, non può mai venire assassinata.





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