mercoledì 22 dicembre 2021

Messale sì, Rituale no: cortocircuiti dei Responsa su Traditionis custodes





Riprendiamo dal blog Messa in latino del 22/12/2021

Si dice che il diavolo si nasconde nei dettagli. È un apparente dettaglio, quello scoperto da Joseph Shaw, ma gravido di conseguenze. Se il Messale si può usare e il Rituale no (così dicono i Responsa), come la mettiamo con il rito della comunione dei fedeli, che si trova proprio nel Rituale (proibito)? Questo dimostra:

1) che non si può tenere un libro senza l'altro, concedendo a piacimento un "pezzo" del rito e vietandone un altro;

2) che in questo caso è giocoforza disobbedire, anzi, non si disobbedisce affatto perché un tale divieto di comunicarsi sarebbe privo di valore oltre che di buon senso;

3) che gli autori dei documenti vaticani legiferano su una materia che ignorano, dotati di ideologia più che di conoscenza, vale a dire: sono incompetenti.

Stefano


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Un problemino posto dai Responsa

di Joseph Shaw – Rorate Caeli, 20 dicembre 2021

Senza dubbio verranno pubblicate nuove e migliori analisi sui Responsa della Congregazione per il Culto Divino, ma riflettendo sulle sue implicazioni mi ha colpito qualcosa che altri potrebbero non notare, utile a illustrare alcune caratteristiche del documento nel suo insieme.
 
Tutta la legislazione della Chiesa deve essere intesa alla luce del buon senso, della legislazione precedente dotata di maggiore autorità e dei principi teologici e morali fondamentali della Chiesa. Questi principi sono di particolare importanza quando si considera una legislazione che, da un lato, sembra composta in fretta e, dall'altro, è foriera di conseguenze di vasta portata e forse impreviste.


I Responsa ne forniscono un buon esempio.


A quanto pare la Congregazione per il Culto Divino non è a conoscenza del fatto che, per ragioni storiche, il Rito della Comunione ai fedeli utilizzato nella Messa tradizionale non si trova nel Missale Romanum del 1962.


Me ne sono accorto mentre preparavo l'ordinario della Messa tradizionale per la Latin Mass Society. Fino al periodo compreso tra le due guerre la Comunione non veniva amministrata durante la Messa, per cui il rito, che si usava al di fuori dalla Messa, era e rimane nel Rituale Romanum. Durante la Messa, questo rito viene inserito dopo la Comunione del Sacerdote. Il Messale salta direttamente al Postcomunionio.


Questo implica che, se il Missale è permesso, mentre il Rituale è vietato al di fuori delle "parrocchie personali", come affermano i Responsa, allora ne consegue a rigor di logica che i fedeli (al di fuori di una parrocchia personale) non potrebbero ricevere la Santa Comunione nelle celebrazioni secondo il Messale del 1962. Tuttavia, ciò contrasta con tutti e tre i suddetti principi: buon senso, legislazione precedente di maggiore autorità (cfr cann. 213, 912, 918, 923), e principio fondamentale del bene delle anime (cfr can. 1752).


È evidente la mancanza di comprensione della liturgia tradizionale nella Congregazione per il Culto Divino. Non sembra che vi siano al suo interno persone dotate di una conoscenza approfondita dei libri e di come essi interagiscono. Ne aveva invece la Quarta Sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si occupava delle questioni legate alla Messa tradizionale, ma a questi uomini non è stato chiesto di unirsi alla Congregazione per il Culto Divino per assistere il Prefetto, l'arcivescovo Roche, in tali complicate questioni.


Infatti, a un certo punto, i Responsa negano addirittura l'esistenza di un volume a sé stante contenente il Lezionario del 1962. Evidentemente non hanno mai sentito parlare di un libricino apposito, l'Evangeliario, spesso usato dal diacono nelle Messe solenni per proclamare il Vangelo.


Allo stesso modo, sospetto fortemente che i funzionari del Culto Divino abbiano la minima idea delle differenze tra il testo liturgico utilizzato nel Lezionario e ciò che troverete nelle traduzioni della Bibbia autorizzate per l'uso liturgico nel Novus Ordo dalle Conferenze episcopali. Il testo liturgico non è sempre continuo; ci sono formule di apertura e talvolta di conclusione che non si trovano nella Scrittura; ed è la Vulgata Clementina, che può differire significativamente dai testi originali tradotti da queste traduzioni della Scrittura.


Ma torniamo al Rituale. Il fatto è che i diversi libri – il Missale, il Rituale, il Pontificale, il Breviario e altri libri di cui la Congregazione sembra completamente all'oscuro, come il Ritus Servandus, il Manuale di preghiere e il Canon Pontificale, sono componenti inseparabili dell'antica liturgia che, come ha notato Papa Benedetto, non è mai stata abrogata. Non si può avere solo uno senza gli altri. Semplicemente non funziona così.


Queste osservazioni non hanno lo scopo di indurre le persone a disobbedire alla legge così come è scritta. Piuttosto, il punto è capire il vero significato della legge. Il significato di un testo legislativo è condizionato dal suo più ampio contesto giuridico e teologico e dalla complessità della sua materia. Mentre l'illustrazione di cui sopra è un esempio particolarmente chiaro, questo principio è applicabile all'intero documento, come lo è a tutta la legislazione ecclesiale.


Le leggi che hanno conseguenze palesemente ridicole o dannose, o che sono confuse, poco chiare o impossibili da attuare, non hanno vigore. Non dico: puoi disobbedire loro. Dico piuttosto: una corretta comprensione indica che non hanno vigore.

La disobbedienza, in tal caso, non è necessaria. Non c'è niente a cui disobbedire.


Fonte: Rorate Caeli






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