venerdì 3 dicembre 2021

La normativa europea per diventare scemi






Marcello Veneziani, 

Ma cos’hanno nella testa i commissari europei, mer*a e segatura? Non riesco a esprimermi in modi più civili e cortesi davanti a un esempio di demenza istituzionale contro le più comuni espressioni augurali, inoffensive e bonarie, che si usano da svariati secoli e non hanno mai ferito nessuno. Provo a ripensare al provvedimento ritirato, al Natale cancellato dall’Europa, più varie censure; un tema su cui, lo confesso, mi ero promesso di non intervenire. La nausea di ripetersi, l’inutilità di opporre seri ragionamenti all’idiozia antinatalizia e antisessi, l’inevitabile sarcasmo che ti scappa…

Capisco che un cantante, un influencer, un cretino qualunque possa dire quelle fregnacce; ma che lo faccia in un documento ufficiale il massimo organismo dell’Unione Europea, la suprema autorità verso cui tutti noi sudditi e cittadini dobbiamo scappellarci, è inaccettabile, insopportabile. Non è questione di idee diverse o dissenso, è solo buon senso e senno comune. Come si può solo pensare di cancellare il Buon Natale perché esclude o può urtare la suscettibilità di chi non è cristiano? Quando mai qualcuno si è sentito escluso da un augurio così innocuo e benigno? Come si può censurare poi il riferimento a “signore e signori”, a Maria e ai nomi cristiani, per sostituirli con formule più neutre (nel primo caso colleghi, che peraltro è maschile), più fluide (cioè transgender) o con nomi non derivanti dalla tradizione cristiana? Basta con Maria e Giuseppe, chiamiamoli Bim e Bum, con la stessa iniziale e le stessa finale, così evitiamo disparità di genere. Ma non hanno nulla di più serio, più importante di cui occuparsi che quella di preparare polpettine di sterco, per essere appena più gentili, da lanciare contro la tradizione popolare e religiosa?

Il documento, come sapete, è stato ritirato e verrà ripresentato magari in forme più furbe e ipocrite. Ma che sia quella la linea ispiratrice dell’Unione Europea, la sua Ideologia e il suo Canone, è una conferma, se consideriamo i precedenti, il contesto, i commissari nominati e gli interventi delle corti europee. Ma in che mani siamo? Apprendo dai giornali la biografia della promotrice, la commissaria europea dell’uguaglianza Helena Dalli, laburista maltese, nota per le battaglie Lgbti+ e per i legami con l’ex premier Joseph Muscat, cacciato dopo l’uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia. Helena faceva l’attricetta con lo pseudonimo Helena Abella. Un passato da modella e concorrente a Miss Mondo, poi donna di potere, un figlio nei guai per droga, a lei dedicò un articolo proprio Caruana Galizia, pochi mesi prima di essere uccisa, in cui ricordava “i due figli messi a libro paga del governo” e denunciava “Una ministra per l’Uguaglianza che pratica clientelismo e nepotismo”.

La cosa più grave non è il caso personale, ma il ruolo politico che le hanno assegnato; è grave che gli orientamenti sull’Europa su tematiche così delicate, sensibili, debbano essere nelle mani di una così. Chi l’ha voluta se non i socialisti con l’accordo degli altri gruppi di comando in Europa? E non ha mica fatto tutto da sola.

Con enorme sforzo e santa pazienza, anche se non si può dire, ho letto le motivazioni contenute nel documento della Commissione europea intitolato Union of Equality, indirizzato alla comunicazione interna ed esterna.

Nel testo veniva cancellata la parola Natale, natalizio, buon Natale, e sostituita con vacanze, festività; si raccomandavano nomi generici e non cristiani, si sconsigliavano espressioni come “colonizzazione di Marte” perché alludono a un capitolo nefasto di storia da cancellare, meglio “insediamenti umani su Marte” (io suggerirei di sostituire direttamente colonizzare con coglionizzare, è più adatto al tenore del discorso). Nella premessa Dalli spiega che dobbiamo sempre offrire “una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti in tutto il nostro materiale indipendentemente dal sesso, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale”. Mi rifiuto di controbattere, di argomentare il dissenso: siamo alla demenza più cieca e al disprezzo più grossolano delle più comuni tradizioni, usi linguistici, modi di dire che mai hanno suscitato esclusione, odio, negazione. Una sola cosa vorrei dire: se si crede che l’uguaglianza si ottenga azzerando tutto, rendendo neutra o asettica ogni identità, varietà, cultura, il risultato sarà l’uguaglianza seriale dei bottoni, non delle persone. Ogni attacco, esclusione, mortificazione ed eliminazione del prossimo sono nati da modelli, ideologie, religioni che nulla hanno a che vedere con le espressioni che l’Europa vuol cancellare; non è teoria, basta la cronaca. Di fronte a simili argomentazioni lascio la difesa di Natale al bue e all’asinello che saranno sicuramente più convincenti dei commissari europei.

MV, La Verità (2 dicembre 2021)












giovedì 2 dicembre 2021

Avvento e Apocalisse. Meditazione del cardinale Raymond Leo Burke





giovedì 2 dicembre 2021

Una nuova lettera del card. Raymond Leo Burke, che con gioia condivido. Precedenti a partire da qui.
Sia lodato Gesù Cristo!



Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Sono molto lieto di informarvi che presto celebrerò la mia prima Messa pubblica dopo il mio ricovero in ospedale, il 10 agosto di quest'anno. Sebbene la mia riabilitazione sia ancora in corso, la mia salute è migliorata abbastanza da poter tornare al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse, nel Wisconsin.

Il prossimo 11 dicembre, alle ore 11, ora centrale USA (CT), offrirò una Messa pontificale solenne, secondo l'uso più antico del rito romano - quella che viene spesso chiamata la forma straordinaria del rito romano -, che sarà data in streaming da Catholic Answers. Chi non può assistere di persona alla Santa Messa, è invitato a vedere il live-stream.

Sebbene il giorno successivo, il 12 dicembre, sia la tradizionale festa della Madonna di Guadalupe, quest'anno ricorre la terza domenica di Avvento o domenica del Gaudete. Poiché, secondo l'uso più recente del Rito Romano – quella che spesso viene chiamata la Forma Ordinaria del Rito Romano – , una solennità – quale è la Festa Patronale al Santuario – non può sostituire una domenica di Avvento, la celebrazione della Solennità di Nostra Signora di Guadalupe, secondo il Novus Ordo, è spostata, quest'anno, al giorno successivo, 13 dicembre. Pertanto, offrirò la Messa domenicale del Gaudete il 12 dicembre alle 13:00 CT, così come la Messa del 13 dicembre per la festa di Nostra Signora di Guadalupe alle 12:15 CT, entrambe secondo il Novus Ordo. Nessuna di queste messe sarà trasmessa in streaming. Quindi, se siete liberi, siete invitati a fare un pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe per assistere a una o a entrambe queste Sante Messe.


Poiché il Vetus Ordo consente la sostituzione della Festa di Nostra Signora di Guadalupe con la Domenica Gaudete, la Messa domenicale regolare presso la Chiesa del Santuario, secondo il Vetus Ordo, domenica 12 dicembre, alle ore 9:30, sarà per la Festa di Nostra Signora di Guadalupe. Uno dei Padri Norbertini in servizio presso il Santuario offrirà la Messa. Per quanto io desideri che queste liturgie pubbliche segnino il ritorno alle mie consuete attività pastorali, la mia riabilitazione deve procedere per il prossimo futuro. Continuerò a tenervi aggiornati sui miei progressi mentre continuo a scrivervi. Per coloro che desiderano ricevere le mie lettere in stampa, il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe le pubblicherà nella sua newsletter mensile, a partire da gennaio 2022. Registratevi qui!

Ora, come per le mie precedenti lettere a voi dirette, come vostro padre spirituale, vorrei trasformare l'argomento da un aggiornamento sulla mia salute a un messaggio pertinente per l'anno liturgico. Pertanto, offro una breve riflessione su come il messaggio della lettera del mese scorso sui Quattro Novissimi – Morte, Giudizio, Paradiso e Inferno – sia collegato al tempo di Avvento e alla preparazione alla festa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo che si è incarnato nel seno della Beata Vergine Maria nell'Annunciazione, il Primo dei Misteri Gaudiosi del Rosario, che celebriamo il 25 marzo di ogni anno. Ad ogni Santa Messa della domenica e delle altre feste, professiamo la nostra fede nell'Incarnazione redentrice con queste parole del Simbolo Niceno-Costantinopolitano: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nella Vergine Maria e si è fatto uomo». O ci inchiniamo (Forma Ordinaria) o ci inginocchiamo (Forma Straordinaria) mentre diciamo queste parole perché esprimono il mistero centrale della Fede.

Il tempo di Avvento, che quest'anno inizia per noi il 28 novembre, è denso di grazia per la nostra vita cristiana. In modo particolare, l'Avvento è per noi un invito ad avvicinarci al mistero dell'Incarnazione redentrice, il mistero incomparabile per il quale Dio Figlio ha assunto la nostra natura umana per salvarci dal peccato e dalla morte mediante la sua passione, morte, risurrezione e ascensione, e ha scelto di rimanere sempre con noi nella Chiesa. Il tempo di Avvento non ci invita soltanto a una maggiore intimità con Cristo – Dio Figlio incarnato – nella nostra vita quotidiana. Ci dà la grazia di raggiungere la maggiore intimità per la nostra felicità in questa vita e la pienezza della nostra felicità nella vita che verrà. Cristo incarnato, assiso glorioso alla destra di Dio Padre, agisce in mezzo a noi attraverso i sacramenti della Penitenza e della santa Eucaristia per portare i nostri cuori sempre più pienamente nel Suo più sacro Cuore.

Nello stesso tempo, l'Avvento ci prepara soprattutto all'Ultimo Giorno, il giorno in cui Cristo, vivo per noi nella Chiesa, tornerà nella gloria per compiere la sua opera salvifica, per inaugurare «nuovi cieli e nuova terra in cui abita la giustizia».” (2 Pt 3, 13). In altre parole, il Natale del Signore prepara la via alla «cena delle nozze dell'Agnello» (Ap 19,9), alla quale siamo stati chiamati a partecipare sin dal momento del nostro battesimo. Quando l'angelo del Signore apparve nei campi di Betlemme, annunciando ai pastori: «Non abbiate paura; poiché ecco, è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11), preparava il cuore dell'uomo a ricevere l'invito del «re che fece la festa di nozze per suo figlio» e ordinava ai suoi servi di «invitare alla festa nuziale quanti ne troverete» (Mt 22,2.9). La parabola di Nostro Signore sulla festa di nozze troverà il suo compimento definitivo nell'ultimo giorno.

Sebbene collegare il tempo dell'Avvento all'ultima venuta o all'Apocalisse possa sembrare che smorzi la natura celebrativa della nostra preparazione alla festa della Natività di Nostro Signore, è di vitale importanza per noi che la prima venuta del Salvatore sia essenzialmente collegata alla Sua Seconda Venuta. La connessione intima non è per noi fonte di paura o tristezza, ma piuttosto di fiducia e gioia. La parola "apocalisse" è usata non solo come parola di apertura del Libro dell'Apocalisse (...), ma è usata anche poco dopo la Natività, nel racconto della Presentazione del Signore. Quando la Vergine Madre di Dio e san Giuseppe, padre adottivo del Salvatore e vero sposo di Maria, presentarono Nostro Signore, poco dopo la sua nascita, al tempio, il profeta Simeone prese in braccio il neonato Salvatore, dichiarandolo: “ luce per illuminare [apocalisse] le genti e gloria del tuo popolo Israele» (Lc 2,32).

La parola, apocalisse, nella lingua greca comunemente parlata all'epoca (greco dellq koinè) significa "svelare" o "scoprire", ad esempio, una coppia reale che scopre il volto del bambino appena nato per mostrarlo in pubblico o uno sposo che svela il volto della sua sposa alla cerimonia di nozze. In modo simile, il nostro Salvatore, manifestando il mistero profondo del Divino Amore, iniziò la sua Rivelazione, la sua Apocalisse, sotto la luce della Stella che invitava e guidava i Magi «dall'Oriente» (Mt 2,1; cfr. Is 49, 12). Quando i Magi videro la luce della stella che “si posò sul luogo dove era il bambino . . . esultarono grandemente con grande gioia. Ed entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,9-11). Chiaramente e meravigliosamente, la luce miracolosa della Stella ha rivelato, manifestata, svelata la presenza di Dio – Dio Figlio Incarnato – per la vera gioia dell'uomo e il giusto culto di Dio. Gesù Cristo è la «luce vera, che illumina tutti» (Gv 1,9), come aveva profetizzato Simeone, e come Nostro Signore ha rivelato più pienamente nel Libro dell'Apocalisse: «Io sono la radice e la progenie di Davide, la luminosa stella del mattino» (Ap 22, 16).

La Luce del Signore illumini la vostra vita con la sua gloriosa verità e amore durante tutto il tempo di Avvento, che Giovanni Paolo II ha definito «un periodo di intensa formazione che ci orienta decisamente verso Colui che è già venuto, che verrà e che viene continuamente” (Udienza Generale, 18 dicembre 2002). Trascorriamo quindi questo tempo di forte grazia nel calendario liturgico della Chiesa, preparandoci a celebrare la nascita di Dio Figlio incarnato, il Redentore, mantenendo nel nostro cuore la gioia che è nostra nell'anticipare la sua seconda venuta nell'ultimo giorno. Possa la nostra osservanza dell'Avvento tenere davanti ai nostri cuori l'esortazione e la promessa di Nostro Signore ai suoi servi fedeli: «Si cingano i vostri lombi e le vostre lampade siano accese, e siate come uomini che aspettano che il loro padrone torni a casa dalla festa nuziale, affinché gli aprano subito quando viene e bussa. Beati quei servi che il padrone trova svegli quando viene; in verità vi dico: si cingerà e li farà sedere a tavola, e verrà a servirli» (Lc 12,35-37).

Implorando Nostro Signore, per intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, di benedire voi, le vostre case, le vostre famiglie e tutte le vostre fatiche durante questo tempo di Avvento, rimango
Vostro nel Sacro Cuore di Gesù e nel Cuore Immacolato di Maria, e nel Purissimo Cuore di San Giuseppe

Raymond Leo Cardinal Burke - Fonte


[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]






Polonia, Cile, Francia, Usa: il diritto all’aborto non è un finale già scritto







Media e Ong ce l'hanno venduto come un tema già chiuso, ma è l'esatto contrario. L'enfant, il senza voce per eccellenza, continua a scuotere le coscienze (anche delle società occidentali)




Leone Grotti02/12/2021

Dopo oltre 40 anni di aborto legale in Italia, l’interruzione di gravidanza, da eccezionale che era, appare ormai come qualcosa di normale e acquisito. Ogni volta che un personaggio pubblicoAlfonso Signorini è solo l’ultimo di una lunga seriesi dichiara contrario alla pratica, scoppia un finimondo. Come se nessuno potesse permettersi anche solo di mettere in dubbio che il feto è solo “un grumo di cellule”, come se “il corpo è mio e lo gestisco io” fosse un versetto del Vangelo.


Il Cile boccia la legalizzazione dell’aborto


Ma per quanto i giornali amino dare voce e spazio a una sola parte, quella secondo cui l’aborto è un diritto umano, e i grandi organismi internazionali, dall’Onu all’Unione Europea, abbiano posto una pietra tombale sul dibattito, scattando sull’attenti ogni volta che qualcuno osa mettere in dubbio la libertà della donna, la gente non si è mai messa il cuore in pace. Il feto è l’enfant (senza voce) per eccellenza e sull’equilibrio da trovare, per difenderne il diritto alla vita in modo non punitivo verso le donne, il mondo intero ancora dibatte animatamente. L’aborto, insomma, non è un problema chiuso. Anzi.

Basta scorrere le notizie di questa settimana. Ieri, nonostante un’incessante propaganda abortista, il Congresso del Cile ha bocciato una legge che avrebbe depenalizzato l’aborto compiuto fino al secondo mese. La proposta è stata bocciata 65 voti a 62: sono stati determinanti almeno cinque deputati del centrosinistra, che si sono schierati a sorpresa con i conservatori.


Dibattiti in Francia, Polonia e Usa

L’esatto opposto è avvenuto in Francia, dove per «rafforzare il diritto all’aborto» l’Assemblea nazionale ha permesso alle donne di abortire fino alla quattordicesima settimana, invece che alla dodicesima come previsto dall’attuale legge. I deputati di centrodestra sono riusciti per un soffio ad evitare che venisse addirittura cancellata la possibilità per i medici di fare obiezione di coscienza.

È tornata a far discutere anche la Polonia, che ha recentemente approvato importanti restrizioni alla possibilità di abortire e dove oggi alla Camera continuerà la discussione iniziata ieri su un nuovo disegno di legge, di iniziativa popolare, che ha come obiettivo quello di definire l’aborto un omicidio. Le Ong si stracciano le vesti gridando al golpe umanitario, incolpando il partito al governo, senza considerare che la proposta è partita dal basso, dalla popolazione polacca.

Infine, non si possono non citare gli Stati Uniti, dove ieri la Corte Suprema ha ascoltato gli argomenti orali del caso del secolo Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization – che potrebbe portare alla fine dell’aborto come diritto costituzionale, restituendo agli Stati, cioè ai cittadini, la possibilità di decidere se permetterlo o meno.


Il diritto all’aborto non è un finale già scritto


L’aborto come diritto umano che riduce il feto a un ammasso di cellule è una favola, antiscientifica, a cui crede nel mondo un’estrema minoranza. Se in molti paesi dell’Africa e dell’Asia l’interruzione di gravidanza è ancora un tabù innominabile, anche in molti tra gli Stati più avanzati dal punto di vista dei diritti individuali il dogma della libertà assoluta nei confronti dei bambini non nati vacilla. In altri, invece, si rafforza.

È comunque la dimostrazione che il discorso non è chiuso e che l’aborto come diritto non è un destino ineluttabile delle società più avanzate. Il senza voce per eccellenza continua a far sussurrare, in alcuni casi, e gridare, in altri, le coscienze di tutto il mondo.

@LeoneGrotti

Foto Ansa







All’uomo la conquista, alla donna la custodia… parola di sant’Edith Stein







2 DICEMBRE 2021

Scrive sant’Edith Stein ne La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, Roma 1987, pp.116-117

“L’orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all’uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti (…).

La missione primaria dell’uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. 

La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l’uomo le è dato come difesa. 

Ne deriva che nell’uno e nell’altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. 

Nell’uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l’intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l’energia attiva con cui può plasmarlo. 

Nella donna, l’attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l’essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere in calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo.”



Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Intervista a Marcello Veneziani sulla Messa in latino





Intervista a Marcello Veneziani 
a cura di Stefania Briccola

Marcello Veneziani, perché il motu proprio di papa Francesco sulla messa in latino ha limitato, con l’autorizzazione lasciata ai vescovi, non solo i gruppi tradizionalisti, ma anche la libertà di culto?


Mv. Perché ostacolare o sopprimere di fatto un rito antico e una liturgia che ha accompagnato per secoli i fedeli è un gratuito atto ostile verso chi ama la tradizione e la liturgia antica e uno sfregio alla Chiesa in saecula saeculorum. Si può essere progressisti e preferire la messa in lingua nazionale e moderna, ma impedire a chi si riconosce in quel rito di seguire l’ordo missae è una limitazione della libertà e del culto, un impoverimento spirituale e un segno di odio verso quei gruppi e ciò che rappresentano. Che senso ha dialogare con i non credenti, i credenti in altre religioni, i lontani e chiudere le porte della chiesa ai credenti e praticanti della liturgia latina?

Come ricorda la sua partecipazione alla messa in latino e il rito antico ignorato dalle nuove generazioni? (Dove era esattamente ? Quando? È davvero rappresentazione teatrale dal linguaggio criptico… non proprio una messa rock)

Mv. Ero bambino e andavo a messa la domenica mattina con mio padre a Bisceglie, seduti nel coro della cattedrale o in sacrestia. Ricordo il fascino di quel rito e di quella liturgia, il mistero di quelle parole arcane, il senso del sacro nella bellezza e l’odore d’incenso, la convinzione puerile che adorare fosse l’equivalente di odorare… fede olfattiva… Ne ho scritto nel mio ultimo libro, la Leggenda di Fiore.

L’ateo Michael Onfray difende a spada tratta la messa in latino e il senso del sacro di cui si è perso il valore. Perché si ha tanta nostalgia di personaggi come Mircea Eliade e Andre Malraux?

Mv. Perché ci ricordano che non esiste solo il nostro presente, l’uomo a una dimensione; ma ci sono altri mondi che noi abitiamo: il passato attraverso il ricordo e la memoria storica, l’avvenire mediante la speranza e la profezia, l’eterno attraverso il sacro e il mistero… Eliade ci ha pure insegnato a ritrovare le tracce del sacro dissimulate nella vita moderna e profana.

Chi ricorda tra i firmatari degli appelli sottoscritti all’indomani del Concilio Vaticano II che riformavano la liturgia e sopprimevano l’ordo missae (il rito della messa secondo il rito tridentino) nel 1964? (c’erano ortodossi come Ashkenazy ecc.)

Mv. Ricordo tra tanti due figure straordinarie, il poeta Borges che non può definirsi propriamente un fedele ma che ne era tuttavia affascinato dalla bellezza e dall’antico splendore e la scrittrice Cristina Campo (al secolo Vittoria Guerrini) che era salda nella fede e credente e vanamente si impegnò nella difesa dell’ordo missae. Nacque un movimento, vi fu poi Monsignor Lefevbre, una brutta ferita che di recente era stata rimarginata; ora Bergoglio la riapre, e in un’epoca di chiese vuote, messe disertate, vocazioni calanti…

La questione della stretta sulla messa in latino riguarda un problema “politico” all’interno della Chiesa con una minoranza di cattolici da arginare o la reale unità da raggiungere seguendo la linea del Concilio Vaticano II?

Mv. C’è una motivazione politica e c’è anche una concezione personalistica e lievemente dispotica, comunque intollerante da parte di un papa che pure si schermì dicendo: chi sono io per giudicare?… Ma anche sul piano politico è stato un errore grossolano, perché ha ridato fiato e spinta a gruppi davvero minoritari. La Chiesa dell’accoglienza non accoglie i fedeli e i riti di sempre, respinge i devoti che non condividono il discorso politico di Bergoglio.

L’antico messale è cambiato e la nuova liturgia ha conferito un volto nuovo alla Chiesa. Tutto questo cosa ha comportato? (dalla limitazione di una lingua universale, madre della nostra civiltà, a un senso feriale che pervade la liturgia non più solenne. Una specie di caffè decaffeinato…)

Mv. Paradossalmente la chiesa che insegue la globalizzazione rinuncia all’universalità sul piano liturgico e linguistico. Si sostituì il rito comunitario con una riunione assembleare e condominiale; così si perde la bellezza, il mistero e il lindo rigore di una liturgia e si tagliano i ponti con la tradizione, la civiltà cristiana, il legame tra il santo e il sacro.

(l’Ordine, 15 agosto)








mercoledì 1 dicembre 2021

Lgbt senza più freni, “arruolato” anche Babbo Natale







di Mauro Faverzani, 1 Dicembre 2021

Niente da fare, l’ideologia gender è ormai eretta a sistema mondiale e da ogni fessura entra nelle nostre case, con la pretesa d’imporsi ovunque. Non v’è bocciatura politica che tenga: ddl Zan o meno, par rientrare dalla finestra quanto uscito dalla porta. A volte complice proprio la politica, com’è accaduto in Nuova Zelanda, dove, dopo il via libera giunto dalla Commissione parlamentare speciale sulla governance e sull’amministrazione, è giunto ad approvazione un disegno di legge, per rendere “neutra” o, per meglio dire, per cancellare di fatto l’indicazione del sesso dai certificati di nascita oppure per consentire di cambiarla anche ripetutamente, una volta raggiunta la maggiore età. Tutto questo, come dichiara la Commissione speciale, per far capire come «il genere possa essere fluido». L’importante, quando si cambi sesso, è non pretendere poi di tornare indietro, poiché tale scelta potrebbe sembrare cisgender, propria cioè di coloro per i quali identità e sesso biologico coincidano, il che rappresenterebbe un dietrofront assolutamente intollerabile, politicamente scorrettissimo, quindi controproducente per la galassia Lgbt. Il provvedimento del governo neozelandese coltiva l’ambiziosa illusione, invece, di cancellare la realtà, senza speranze, in concreto, di riuscirvi.

Sulla stessa falsariga anche le nuove linee-guida assunte dal Comitato Olimpico Internazionale, per consentire la partecipazione senza vincoli degli atleti transgender alle competizioni femminili. Abolite tutte le regole sui livelli ormonali, perché giudicate «medicalmente inutili», la decisione prevede dunque zero restrizioni, imponendo un’evidente discriminazione nei confronti delle donne, che difficilmente potranno raggiungere le stesse prestazioni sportive dei loro colleghi uomini, trans o meno che siano. Ma l’entusiasmo sopra le righe, con cui media e sigle Lgbt hanno accolto il provvedimento, toglie ogni dubbio circa la matrice ideologica dell’intera faccenda.

A proposito di media¸ è giunta in questi giorni in tutte le case norvegesi l’improponibile, vergognosa pubblicità di Posten, il servizio postale nazionale, che non ha trovato di meglio, per promuovere i propri servizi, d’inventarsi uno spot con un Babbo Natale Lgbt, propostosi quale dono al suo partner, aitante cinquantenne di nome Harry. Il video si conclude con un appassionato bacio tra i due, dinanzi all’albero addobbato. Immediate le proteste su web e social per l’icona natalizia ideologizzata tanto maldestramente, da lasciare tutti senza parole, bimbi compresi. Ma in questo messaggio v’è di più e v’è di peggio: nell’immaginario collettivo di ogni angolo del pianeta, qualsiasi versione del tradizionale “Babbo Natale” fa riferimento, in realtà, ad un personaggio storico, san Nicola, ch’era vescovo, vescovo di Myra per la precisione, oggi Demre, in Turchia. Fu considerato protettore dei bambini, in quanto, secondo la tradizione, ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, ch’erano stati rapiti e uccisi da un oste. Lo stesso nome Santa Claus deriva da Sinterklaas, versione olandese di san Nicola. Imporre il marchio Lgbt, quindi, su di una figura così, ben sapendo come la pratica omosessuale sia assolutamente vietata dalla Dottrina della Chiesa, significa voler attaccare direttamente la fede cattolica e ferire la sensibilità di milioni di fedeli. Peccato che nessuno, questo, lo abbia fatto notare.

In questo arcipelago di pessime notizie, l’unica buona giunge, una volta tanto, dalla Francia: il tribunale di Parigi ha assolto Jean-Pierre Maugendre, caporedattore di Renaissance catholique, dall’accusa di incitamento alla discriminazione, formulata dall’associazione «Stop all’omofobia», per aver pubblicato nel giugno 2019 un articolo contrario alle unioni Lgbt, articolo firmato dai cardinali Raymond Leo Burke e Janis Pujats, nonché dagli arcivescovi Tomash Peta, Jan Pawel e dal vescovo Athanasius Schneider. Il passo incriminato altro non era che un commento al pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede, risalente al 3 giugno 2003 sull’insegnamento della Chiesa cattolica a proposito del riconoscimento civile delle coppie omosessuali. In particolare, nel mirino degli attivisti Lgbt, era finito il seguente passaggio: «Le autorità non devono legalizzare tra persone dello stesso sesso le unioni civili, che imitino apertamente il patto nuziale, poiché, quand’anche non si chiamino matrimonio, fomentano in loro il peccato grave e provocano tra gli altri grave scandalo».

Secondo quanto riportato dalla rivista cattolica Famille chrétienne, il tribunale parigino ha chiarito come l’insegnamento della Chiesa non sia illegale – contrariamente a quanto ritenuto dai querelanti, che speravano proprio per questo in una condanna, che facesse scuola – ed ha anzi precisato come sia compito precipuo di vescovi e cardinali ribadire la Dottrina tradizionale: ciò non rappresenta un’incitazione a chicchessia, rientra anzi nella tutela della libertà di parola e d’espressione. Checché ne pensino i querelanti. Da qui, l’assoluzione di Maugendre.

L’ideologia gender, insomma, imperversa con ogni mezzo ed in ogni modo, indipendentemente dal fatto che il sistema politico la segua o meno. Ma il caso di Renaissance catholique mostra che la partita è ancora aperta, laddove vi siano persone disposte a combattere per le proprie idee e per i propri ideali.





Polpi e aragoste protetti in quanto esseri senzienti. E i nascituri umani?


1 DIC 2021


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by Aldo Maria Valli

Il Regno Unito ha deciso di approvare una legge per aumentare le tutele del benessere di polpi, granchi e aragoste a seguito di un rapporto della London School of Economics che suggerisce che ci sono forti prove scientifiche che questi animali possono provare dolore e angoscia. Una decisione assurda se si pensa che invece in UK i nascituri possono essere tranquillamente smembrati e uccisi tramite l’aborto.

Il governo del Regno Unito ha confermato che l’Animal Welfare (Sentience) Bill copre tutti i crostacei decapodi e i molluschi cefalopodi. La mossa segue i risultati di una revisione indipendente commissionata dal governo che attinge a oltre trecento studi scientifici esistenti che hanno valutato le prove di sensibilità nei cefalopodi (compresi polpi, calamari e seppie) e decapodi (compresi granchi, aragoste e gamberi).


La revisione ha anche valutato le potenziali implicazioni sul benessere delle attuali pratiche commerciali che coinvolgono questi animali. Si sconsiglia la rimozione degli artigli, l’incisione, l’ablazione del gambo oculare, la vendita di crostacei decapodi vivi a operatori non addestrati e non esperti e metodi di macellazione estremi come la bollitura dal vivo senza stordimento. Include anche suggerimenti per le migliori pratiche per il trasporto, lo stordimento e la macellazione.


Quindi ora in UK persino le aragoste saranno più tutelate rispetto ai bambini non ancora nati. Uno scandalo che dimostra la disonestà intellettuale di certi scienziati e di certi legislatori.


Fonte: BioEdge tramite provitaefamiglia.it