venerdì 8 maggio 2020

IL PROTOCOLLO SULLA MESSA. Ecco le liturgie biocompatibili.





ECCLESIA
Nel protocollo d’intesa Cei-Governo, la sicurezza è certamente garantita. Bene l’indicazione di aumentare il numero delle Messe e il non aver ceduto sui termoscanner. Ingiustificato il “no” all’acquasantiera, a Cresime e Prime Comunioni, e la mancanza dell’eccezione al distanziamento per i nuclei familiari. Misure confuse e iper-igieniste sull’Eucaristia. Resta di buono che potrà essere distribuita anche in bocca.






Paolo Gulisano, 08-05-2020

Per la prima volta nella storia, dovremo sperimentare delle celebrazioni liturgiche biocompatibili con un’epidemia. Il tutto sarà regolato dal protocollo per il quale la CEI ha ottenuto l’autorizzazione dal “Comitato tecnico-scientifico” che supporta le decisioni del presidente del Consiglio.

In realtà c’è un precedente storico per quanto riguarda il fatto che un’autorità statale possa fissare le norme per le celebrazioni liturgiche, ed è lo scisma anglicano di Enrico VIII. Ma in quel caso le motivazioni non erano di tipo igienico-sanitario come oggi.

Cosa si può dire di questa regolamentazione? Se la prima preoccupazione dei governanti, così come dei vescovi, era la sicurezza - cioè il fatto che un fedele o un sacerdote possa partecipare alla Messa senza che ciò rappresenti un’occasione di contagio - possiamo dire che il protocollo la garantisce a sufficienza. Naturalmente il rischio non può essere azzerato, così come per nessun’altra attività, peraltro. Una chiesa non è assolutamente un luogo più a rischio di un supermercato, un centro commerciale, una tabaccheria, un’edicola, e soprattutto un ospedale, luogo di contagio per eccellenza.

Il protocollo prende in considerazione i princìpi fondamentali della prevenzione di una malattia trasmissibile, ovvero il distanziamento di un metro tra una persona e l’altra, e quindi avremo una partecipazione di popolo più diradata, quantomeno dimezzata. Il protocollo recepisce fortunatamente l’indicazione che era stata suggerita di aumentare il numero di Messe. Quindi, niente sciagurati “maxischermi” come qualcuno aveva ventilato, con celebrazioni in due settori, quello interno e quello esterno. La CEI è riuscita anche ad evitare l’imposizione di Messe tutte all’aperto, che non aveva alcun senso da un punto di vista sanitario, col rischio poi tra qualche settimana - quando esploderà il caldo - di patologie da insolazioni o colpi di calore. Dunque tutti in chiesa, anche se contingentati.

La CEI è riuscita ad evitare anche l’imposizione dei costosi termoscanner, o di altre procedure di misurazione della temperatura. È prevalso un criterio di autoresponsabilità: se non sto bene, se ho la febbre, non vado a Messa. Più problematica è invece un’altra richiesta del protocollo: niente celebrazione per chi è stato in contatto con “persone positive” nei giorni (quanti?) precedenti. Anche qui comunque ci si deve appellare al senso di responsabilità dei fedeli, e all’ovvia evidenza che se uno è un contagiato o un familiare convivente dovrebbe essere stato già posto in quarantena dalle autorità sanitarie locali.

Varcata la fatidica soglia della chiesa, cosa attende il fedele? Non c’è l’acquasantiera, ma il dispenser del disinfettante per le mani. Il no all’acquasantiera da un punto di vista medico è ingiustificato: non c’è infatti nessuna evidenza scientifica che il Covid-19 sopravviva nell’acqua. Ma evidentemente i tecnocrati hanno manifestato dei dubbi sulle qualità organolettiche dell’H2O benedetta. In compenso ci sono i dispenser, perché - a differenza di quanto era stato suggerito - non è previsto l’uso di guanti. Un’assenza quantomeno strana. Quindi a Messa a mani nude, ma disinfettate. Mani che non ne stringeranno altre, perché non c’è più nella celebrazione lo scambio della pace. Un addio (o un arrivederci?) senza alcun rimpianto vista la confusione che spesso questo gesto comportava.

Avremo Messe decisamente più composte, e per di più senza cori o coretti, non previsti dal protocollo. Solo musica d’organo. Anche qui potremmo dire che non tutti i protocolli vengon per nuocere. E nemmeno avremo le collette: le offerte dovranno essere versate in appositi contenitori. Insomma: ci sarà una certa cura affinché siano limitati al minimo i contatti fisici, possibili fonti di trasmissione del virus.

C’è tuttavia una criticità: si era suggerito ai Vescovi di consentire un’eccezione alla norma del distanziamento dei fedeli sulle panche: i nuclei familiari. Una famiglia vive insieme, mangia insieme, dorme insieme. Che senso ha che in chiesa debba essere “distanziata”? Una famiglia - ad esempio - di cinque persone dovrebbe occupare ben tre panche. E i bambini piccoli? Devono stare all’estremità di una panca, lontani dai genitori? Si rischia che i bambini non vengano più a Messa, o che le famiglie vi vengano scaglionate.

Veniamo poi ad una misura che era stata oggetto nei giorni scorsi di varie ipotesi e illazioni: la distribuzione della Comunione. Purtroppo questo protocollo si è dimenticato di indicare come i fedeli devono recarsi a riceverla. Erano state date delle indicazioni sul distanziamento e sull’“incolonnamento” dei fedeli, ma non sono state recepite, così come l’indicazione che a distribuirla fosse il solo celebrante, il quale si era precedentemente disinfettato le mani. I “ministri straordinari” non resteranno disoccupati, perché bardati con guanti (loro sì) e mascherine di ordinanza potranno ancora distribuire la Comunione. A proposito di mascherine: anche se la misura del distanziamento le renderebbe non indispensabili, queste sono ormai un oggetto-simbolo della nuova società pandemica, e quindi sono state imposte dalle disposizioni. Ciò purtroppo darà all’assemblea dei fedeli un aspetto davvero spettrale. Speriamo dunque che l’obbligo di mascherina sia molto transitorio.

Ma torniamo all’Eucaristia: il sacerdote dopo essersi igienizzato le mani, aver indossato i guanti, e con la mascherina sul viso, avrà cura - dice il protocollo - “di offrire l’ostia senza venire in contatto con le mani dei fedeli”. Già, perché le mani dei fedeli potrebbero essere contaminate. Quindi, questo passaggio può essere interpretato in due modi: il celebrante lascia cadere la Particola sulle mani, oppure la posa sulle labbra del fedele avendo cura di non venire a contatto con esse. La Comunione può dunque essere fatta in tutte e due le modalità oggi previste, mentre in un primo tempo si parlava di un’esclusiva della Comunione sulla mano.

Resta una perplessità: se questo “passaggio” dell’Ostia è giudicato tanto critico da far mettere al celebrante i guanti, a rigor di medicina i guanti stessi andrebbero cambiati ogni volta che si “consegna” la Comunione. O meglio ancora sarebbe ogni volta disinfettare le mani. Un po' macchinosa come operazione.

Infine, una perplessità: alla luce di queste indicazioni, possono essere anche celebrati i Sacramenti della Riconciliazione (al di fuori del confessionale), nonché funerali, matrimoni e battesimi. Stranamente escluse sono le Cresime. A cui si aggiungono le Prime Comunioni. Non se ne comprende proprio il motivo: la celebrazione di questo importantissimo Sacramento potrebbe avvenire tranquillamente con un ridotto numero di partecipanti, cresimandi, padrini e madrine, parenti. Certo: i Vescovi dovrebbero sobbarcarsi l’impegno di moltiplicare gli impegni pastorali in cui celebrare questo Sacramento, ma i tempi difficili richiedono a tutti un surplus di impegno, e siamo certi che i Pastori non vorranno tirarsi indietro. Ci auguriamo dunque che questo punto del protocollo venga presto rivisto.

Da ultimo, tra le raccomandazioni finali del protocollo c’è il suggerimento, che non c’entra nulla con le misure di sicurezza sanitaria, di favorire le trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming. In realtà questo tipo di Cyberchiesa è proprio quella che i fedeli vogliono lasciarsi quanto prima alle spalle come un brutto ricordo del triste tempo dell’epidemia.


Paolo Gulisano






martedì 5 maggio 2020

Intervista / Padre Lanzetta: “Se Dio non fosse anche in una pandemia, non saprebbe più trarre il bene dal male”






Aldo Maria Valli, 05/05/2020

Cari amici di Duc in altum, Aurelio Porfiri ha intervistato padre Serafino Maria Lanzetta, teologo, docente e autore di numerosi testi, soprattutto di ecclesiologia e apologetica. Al centro del dialogo il rapporto tra un evento storico come la pandemia e la volontà divina.


A.M.V.

***




La pandemia è un castigo di Dio?


Partiamo dall’adagio popolare, secondo cui “non si muove foglia che Dio non voglia”, e chiediamoci: qual è il rapporto tra un evento storico in generale, in questo caso specifico una pandemia, e Dio? L’accadimento è legato alla Provvidenza oppure Dio è assente mentre gli eventi scorrono sotto i nostri occhi? Chiaramente Dio guida tutti gli eventi a un fine salvifico, quindi anche una pandemia. La vuole però non come fine, ma come mezzo per un fine di bene che è la purificazione dell’uomo, in vista della vita eterna, dai suoi peccati e dal male che lo abita. Dio non può mai volere il male come fine. Quello fisico, come ad esempio una pestilenza, è voluto/permesso come mezzo a un fine. Il male morale, invece, il peccato, è semplicemente permesso da Dio per un fine di bene. Se Dio non fosse all’opera anche in una pandemia, non saprebbe più trarre il bene dal male. La via sarebbe così aperta all’ateismo.


Ma ad alcuni questa idea dà fastidio, anche nella stessa Chiesa cattolica. Non è possibile, per loro, pensare che Dio possa assistere a eventi tragici e non intervenire, non fermarli. Cosa ne pensi?



Il problema è l’idea di Dio che si ha. Purtroppo per molti Dio è una sorta di “ambulanza” che deve soccorrerci quando siamo in pericolo, scampato il quale non si ha più bisogno di Lui. In questa logica Dio è un mezzo perché l’uomo sia felice e non invece Colui che è verità e amore al quale obbedire per avere la vita. Dio interviene anche quando permette che un evento tragico accada. Il suo parlare in quel caso è il dire di un Padre che scuote suo figlio dal torpore e lo invita al ravvedimento.


Il predicatore della Casa pontificia, il padre Raniero Cantalamessa, nella sua predica per il Venerdì Santo ha detto: “Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo Figlio sulla croce, al fine di ricavarne del bene? No, ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola però servire al suo piano, non a quello degli uomini. Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie. Non le suscita lui. Egli ha dato anche alla natura una sorta di libertà, qualitativamente diversa, certo, da quella morale dell’uomo, ma pur sempre una forma di libertà. Libertà di evolversi secondo le sue leggi di sviluppo. Non ha creato il mondo come un orologio programmato in anticipo in ogni suo minimo movimento. È quello che alcuni chiamano il caso, e che la Bibbia chiama invece sapienza di Dio”. Alcuni hanno criticato questa omelia, a te che sembra?



Dire che il Padre non ha permesso la morte del Figlio e che l’odio dissacrante facesse il suo corso al fine di redimerci significa di fatto negare che Dio ci abbia voluto salvare e oltretutto è abbandonare la morte sacrificale del Figlio al destino cieco della libertà dell’uomo a cui Dio si assoggetterebbe. È così vanificare il sacrificio salvifico di Gesù, di Colui che ha il potere di donare la sua vita e di riprenderla (cf. Gv 10,18). Pur di “giustificare” l’innocenza di Dio, lo si rende inerme dinanzi al male. Assente. Basterebbe comunque leggere il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 312) per apprendere che dal male più esecrando, l’uccisione del Figlio, Dio ha tratto i beni più grandi, la glorificazione di Cristo e la redenzione degli uomini.

Attribuire poi alla natura una “libertà” che non sia l’obbedienza alle leggi fisiche iscritte in essa dal Creatore, dandole così un’autonomia ritenuta giusta, mi sembra in verità abbracciare l’idea ecologista e panteista che va per la maggiore. La natura diventa una dea che ci genera e si auto-genera, perfino combattendo contro quei cattivoni che non la rispettano. Dio è muto dinanzi al male mentre la natura combatte e reagirebbe con i virus! Allora, o questa natura è una divinità o siamo dinanzi a una forte contraddizione del pensiero debole.


Non ti sembra che questa idea del Dio buono o cattivo reintroduca un dualismo che fu coltivato da molte tendenze ereticali dei primi secoli, come il marcionismo?


Il fatto che Dio permetta un castigo non è assolutamente postulare un Dio cattivo contro un Dio buono. È invece la negazione del castigo di Dio che ci fa ripiombare nella vecchia eresia del marcionismo. Infatti, l’Antico Testamento (come d’altronde il Nuovo) è molto chiaro a proposito del castigo permesso da Dio per un fine di salvezza. Si pensi, tra tutti gli episodi, a Davide che a causa della sua superbia, e istigato dal diavolo, vuole fare comunque il censimento (cfr. 1Cro 21), provocando un castigo divino su tutto il suo popolo. Siccome non si può negare l’evidenza dell’Antico Testamento in questa materia, la via d’uscita sarebbe quella della misericordia e del perdono insegnati da Gesù. Eccoci a Marcione quindi: un Dio cattivo nell’Antico Testamento e un Dio buono nel Nuovo.


In tutto questo, qual è il ruolo della Beata Vergine Maria?


La Santissima Vergine è nostra madre, colei che prende a cuore le infermità dei suoi figli, soprattutto di quei figli più provati a causa della piaga del peccato in tutte le sue forme. Mentre desidera ardentemente che il figlio ritorni al Padre e quindi supplica e intercede per questo, come madre fascia le nostre ferite e allevia il nostro dolore. È “madre di misericordia”, come la invochiamo nella Salve Regina, e perciò è sempre pronta ad accoglierci nel suo cuore. Lì troviamo il conforto, la fede per vedere e giudicare con sapienza gli avvenimenti della nostra vita. Lì troviamo la speranza che ci infonde la pace anche nelle più terribili calamità.

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L’intervista è stata pubblicata in inglese nel sito altaredei.com











lunedì 4 maggio 2020

Glosse a...







Il presente contributo muove dal regina Coeli del 3 maggio 2020 del Santo Padre Bergoglio.

Tante le cose ivi affermate.

Alcune condivisibili altre invece gravemente capziose e svianti.

Partiamo dalle condivisibili.

Il Santo Padre prima del Regina Coeli propone alcuni paradigmi per operare il discernimento degli spiriti.

Rilevante e degno di nota quanto Egli afferma invitando a distinguere ciò che fa bene ad ognuno di noi da ciò che ognuno di noi vorrebbe fare, e che non necessariamente giova, invitando il fedele ad evitare le cattive inclinazioni del proprio Io ed a cercare non il proprio piacere quanto piuttosto la nostra edificazione.

Vorremmo che le cose belle fossero molte di più, ma purtroppo l'intervento del Santo Padre declina subito nell'equivoco.

Lasciamo perdere gli usuali riferimenti alla “creatività dell'amore” ovvero anche i cenni alla voce di Dio che (sic!) “... ha un orizzonte ...”.

Se il Santo Padre, in questi anni di felice suo regno, ci ha dato prova di cosa intenda Egli per creatività dell'amore (Amoris Laetitia, la dichiarazione di Abu Dabhi tutti atti, codesti, assolutamente in linea con certe correnti teologiche post-conciliari) allo stato, absit iniuria verbo, risulta piuttosto difficile comprendere a cosa si riferisca il Dolce Cristo in terra quando insegna che la voce di Dio ha un orizzonte.

Confidiamo che il Supremo Pastore con la solerzia e spontaneità che lo contraddistingue toglierà il velo dai nostri occhi.

Ma se l'orizzonte del Logos risulta allo stato, concetto affatto nigrificato di converso drammaticamente chiara, nella sua letteralità, è la papale asserzione secondo cui “la voce di Dio non obbliga mai...”.

Bisogna capire cosa si intenda per obbligare.

Obbligare significa esser in grado di suscitare un vincolo morale o giuridico.

Se certamente la Parola di Dio non è in grado di suscitare un vincolo giuridico immediatamente eseguibile, non di meno è capace di generare un vincolo morale che si impone alla coscienza del singolo come norma di condotta.

Sia dunque che si adotti il verbo obbligare nel senso giuridico sia che invece lo si adotti nel senso della capacità d'evocazione di norme “in foro interno” (diciamo così) la papale asserzione appare problematica perchè laddove adottata dovremmo conseguire che Dio non è in grado di inferire con la realtà essendo altro che, il Divin Verbo, una lex imperfecta.

Non pare che sia così e la prova è nell'esistenza dell'inferno.

Se la Voce di Dio non obbligasse, solo proponesse e mai imponesse, la condanna eterna per la violazione della legge di Dio sarebbe ingiusta. Tutto si può fare tranne che accusare di ingiustizia la Divina Monotriade.

La verità è che la Voce di Dio impone eccome e nient'affatto meramente propone.

Impone e richiede non solo condotte apprezzabili in foro esterno (gli atti umani) ma impone anche atti interiori.

La Voce di Dio, la Fede e in ultima istanza la Chiesa, ebbene sì, impongono atti interiori e pretendono di sindacare persino i pensieri.

Ancora una volta la prova è semplice e la si evince dalla Messa.

Confiteor Deo omnipotenti et vobis fratres quia peccavi nimis cogitatione, verbo et opere
.

Si pecca con i pensieri quando non si ascolta la voce di Dio anche in quel terreno tanto nebuloso e sfuggente che è la nostra mente ove ancora Dio, la Fede e la Chiesa pretendono di inserirsi.

La chiesa invero nella sua infinita saggezza, che derivava dall'aver sempre ascoltato e messo in pratica la voce di dio, obbligava anche nei pensieri perchè il buon pensiero produce sempre buone azioni.

Pensare male non è un atto irrilevante o neutro il marchese De Sade sta li a dimostrarlo e deve essere indirizzato, finanche vietato.

Nella mente della Chiesa, recte nella mente di Dio, non esiste la libertà di pensiero perchè non vi è alcuna libertà di praticare l'errore, a nessun livello.

*** ** ***

Quest'ultima riflessione ci porta dritti dritti all'ultimo doveroso rilievo.

Dopo il Regina Coeli il Santo Padre ha affermato di aver “...accolto la proposta dell'Alto Comitato della Fratellanza Umana affinchè il prossimo 14 maggio i credenti di tutte le religioni si uniscano spiritualmente in una giornata di preghiera e digiuno e opere di carità per implorare Dio di aiutare l'umanità a superare la pandemia di coronavirus”.

Che un non meglio precisato alto comitato per la Fratellanza Umana, con tutto il vago sentore massonico che un tale sintagma si tira seco, possa avere accesso al Soglio è cosa che agghiaccia.

Ma in questa sede non si vuol certo affermare che la Chiesa Conciliare, dopo anni di dialogo, sia venuta a patti col mondo, recte con Beliar, secondo il vecchio auspicio massonico. No, lungi da noi.

Qui ci si vuole ricollegare alla prima parte di questo contributo rammentando che che l'errore non si declina solo nella mancanza del fedele al precetto di Dio, ma anche nella adesione dell'uomo, singolo o associato, a false religioni.

L'uomo che non accoglie Cristo secondo l'insegnamento della Chiesa non è un “credente in un'altra religione” bensì un errante.

E la preghiera di chi non ha la Vera Fede non è mai gradita a Dio.

Per amare Dio occorre conoscerLo e lo si conosce solo attraverso Gesù Cristo, l'Eucarestia, la Fede Santa e Cattolica che la Chiesa ci impone.

Una rapida ricognizione del Catechismo di San Pio X (nient'affatto abrogato) darà contezza di quanto sopra affermato e che costituisce dottrina cattolica certa ed infallibile che non è in discussione.

Laddove eretici, infedeli, giudei, pagani, atei vengano invitati ad associarsi ai Credenti in preghiera li si confermerebbe nel loro errore esiziale con grave danno per la loro anima.

Di converso, qualora i Credenti accettassero di pregare con chi non ha conosciuto Cristo, commetterebbero peccato contro il primo comandamento.

Affermare che la preghiera di tutti sia buona ed ascoltata da dio significa indefettibilmente diminuire o peggio escludere la Croce del Signore. Un qualche cosa di ben più blasfemo dell'antico “descende” e non più oltre tollerabile.

Ritengo assolutamente necessario mostrare la Verità.

Ritengo gravemente colpevole omettere di difendere la Verità.

Lo farò finchè avrò forza perchè è un dovere degli Uomini.



In qualche luogo, lì nella Terra di mezzo.

03/05/2020

Elendil










domenica 3 maggio 2020

Le Messe? Vittime di una ignobile farsa





CHIESA E CORONAVIRUS
EDITORIALI

Il Papa a sostegno di Conte; i vescovi di mezza Italia che si ribellano all’accordo della CEI sui funerali e rinunciano alle Messe: il presidente della CEI, Bassetti, che ringrazia Conte annunciando l’accordo sulle Messe ma senza spiegarne il contenuto; le Conferenze episcopali di Marche e Sardegna che rifiutano l’offerta dei rispettivi governatori che davano il via libero immediato alle Messe con popolo. E il colpo di scena finale.... Per la Chiesa italiana quella di ieri è stata proprio una giornata di ordinaria follia, a cui si fa perfino fatica a credere.




Riccardo Cascioli, 03-05-2020

Ha cominciato di buon mattino papa Francesco alla messa delle 7, dando il via a una giornata che per la Chiesa italiana è stata di ordinaria follia. Dopo essere già intervenuto in soccorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 28 aprile - sconfessando la CEI che aveva pubblicato domenica 26 un comunicato rabbioso per il prolungarsi del divieto di Messa con popolo -, ieri mattina è stato ancora più esplicito: «Preghiamo oggi per i governanti che hanno la responsabilità di prendersi cura dei loro popoli in questi momenti di crisi – ha detto introducendo la Messa -: capi di Stato, presidenti di governo, legislatori, sindaci, presidenti di regioni … (…) che quando ci siano differenze tra loro, capiscano che, nei momenti di crisi, devono essere molto uniti per il bene del popolo, perché l’unità è superiore al conflitto».

Traduzione: anche se non siete d’accordo con Conte – con cui il Papa peraltro si sente spessissimo al telefono – fate quello che dice. L’intervento blocca subito i tentativi di alcuni governatori di venire incontro ai cattolici concedendo la partecipazione del popolo, per quanto contingentato, alle Messe, aggirando il divieto dle governo. Anzi, per essere più precisi blocca i vescovi. Infatti il vescovo di Pesaro, monsignor Piero Coccia, nonché presidente della Conferenza Episcopale marchigiana, e i vescovi della Sardegna ringraziano i rispettivi governatori ma rifiutano l’offerta di riprendere le Messe con il popolo. Dice ad esempio il comunicato dei vescovi sardi, dopo aver declinato l’offerta del governatore Christian Solinas, che si riservano di «leggere e valutare il testo dell'ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo competono unicamente all'Autorità ecclesiastica».

Cioè, fateci capire: se il governo dice no alle messe, bisogna obbedire al governo; se invece un governatore riapre le chiese, allora si afferma che questo è compito dell’autorità ecclesiastica. Cari vescovi, forse fate prima a dire che siete voi a non volere le Messe, così ci si mette l’anima in pace.

Ma ovviamente non finisce qui. Infatti quello che nei giorni scorsi era un mugugno sempre più rumoroso, ieri è diventata una vera e propria rivolta aperta: nell’imminenza del 4 maggio, quando si potranno ri-celebrare le Messe per i funerali, tante diocesi hanno fatto il punto sulle condizioni assurde poste dalla CEI su indicazione del Comitato tecnico-scientifico del governo. E hanno constatato che, su queste basi, la ripresa delle Messe è impossibile. Termometri, mascherine, guanti, gel igienizzanti, sanificazione continua delle chiese (probabilmente anche da certificare): troppe cose da fare, e anche con il rischio – in mancanza di patti chiari – che le forze dell’ordine entrino in chiesa a controllare se tutto è a norma, disturbando la liturgia.

Venezia, Aosta, Alba, Chioggia, lo annunciano ufficialmente: niente Messe, a queste condizioni è impossibile. Ma molte altre diocesi faranno lo stesso, veloce benedizione delle salme al cimitero e basta. Compresi diversi decanati della diocesi di Milano. È una farsa, come dice chiaramente il vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo: «Allora diciamo alla gente: niente funerale in chiesa, ci hanno gabbato. Abbiano il coraggio di dire alla gente che i loro morti se li portino dritti al cimitero! Non infingimenti! Proibite e basta».

Una vera e propria presa in giro. E nel bel mezzo di queste reazioni senza precedenti, il presidente della CEI che ti fa? Pubblica un bel comunicato in cui fa elogi sperticati di Conte e del suo Comitato tecnico-scientifico – quello delle condizioni capestro per i funerali -, con cui annuncia di aver trovato un accordo per la ripresa delle celebrazioni liturgiche. Si tratta di un «Protocollo di massima», ma non subito, con calma: nel comunicato non si parla di date, ma indiscrezioni dicono che si tratterebbe del 24 o del 31 maggio. Pare che ci sia «la soddisfazione mia, dei vescovi e, più in generale, della comunità ecclesiale», tale che Bassetti non può fare a meno di esprimere “il mio ringraziamento (…) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui in queste settimane c’è stata un’interlocuzione continua e proficua».

Ma non era la stessa presidenza del Consiglio contro cui si era scagliato non più di sei giorni fa? Ah, già, ma il martedì successivo il Papa aveva detto che ci vuole «prudenza» e «obbedienza», e quindi tutti a cuccia. «Questo clima – prosegue il cardinale Bassetti - ha portato un paio di giorni fa a definire le modalità delle celebrazioni delle Esequie, grazie soprattutto alla disponibilità e alla collaborazione del Ministro dell’Interno e del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione». Fantastico, è lo stesso accordo che ha mandato fuori dai gangheri tutti i vescovi, la dimostrazione che la presidenza della CEI vive chiaramente in un mondo separato dalla comunità ecclesiale che intende rappresentare.
Ma il presidente della CEi non vuole dimenticare nessuno: così “un pensiero di sincera gratitudine mi sento in dovere di esprimerlo al Ministro della Salute e all’intero Comitato tecnico-scientifico: questa tempesta, inedita e drammatica, ha posto sulle loro spalle un carico enorme in termini di responsabilità”.

Come sarà venuto in mente a Bassetti di scrivere un tale comunicato mentre la rivolta dei vescovi è diventata pubblica? Semplice, poche ore prima era stato in udienza da papa Francesco, e quindi…. Viva Conte!

Ma i colpi di scena non sono finiti perché in tarda serata esce un altro comunicato della CEI, stavolta firmato dal segretario monsignor Stefano Russo, in cui si annuncia che, dopo tante insistenze, anche i membri del Comitato tecnico-scientifico hanno capito che la faccenda dei termometri non è fattibile (diciamo pure che è ridicola) e che quindi questa incombenza viene abbonata. Basterà questo per far tornare i vescovi sui loro passi e tentare di celebrare i funerali con Messa? Difficile dirlo ora, ma a questo punto è diventato secondario.

Il fatto è che stiamo assistendo a uno spettacolo indecoroso, con i vescovi più preoccupati della politica – civile ed ecclesiale – che non dei sacramenti. Che si genuflettono al governo ignorando la barbarie consumata in questi mesi sulla pelle delle vittime di Covid e dei loro familiari, a cui è stato negato anche un funerale degno. Che si fanno impunemente prendere in giro da presunti “esperti” che rappresentano solo se stessi e li ringraziano pure pubblicamente. Che hanno rinunciato alla libertà della Chiesa e quindi a difendere la libertà di ogni persona. Che accettano di farsi dettare le norme liturgiche dalla politica. Che si sono fatti complici di un disegno tendente a svuotare le Chiese e a svilire la Messa e l’Eucarestia che – come ricorda il cardinale Sarah - «è il cuore della vita della Chiesa».

Così ora aspettiamo con timore e tremore di sapere i termini dell’accordo per le Messe con popolo che riprenderanno a fine maggio (sempre che nel frattempo il governo non ci ripensi). Con questi negoziatori e questa controparte, solo un miracolo potrà renderci una Messa degna del Mistero che riaccade.

Riccardo Cascioli









sabato 2 maggio 2020

LETTERA AD UN ERETICO





Nella memoria di Sant'Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa, di insigne santità e dottrina, che ad Alessandria d’Egitto dai tempi di Costantino fino a quelli dell’imperatore Valente combattè strenuamente per la retta fede, pubblichiamo una lettera in difesa della vera Chiesa.






Mi rivolgo a te caro amico eretico, che tu sia un eretico greco o slavo scismatico (volg. Ortodosso) ovvero protestante ovvero evangelico ovvero testimone di Geova ovvero cattolico conciliare.

Ti scrivo questa lettera, in spirito di Carità, perché la tua anima è in pericolo.

Hai abbracciato false Religioni e quindi l'esito tuo è l'eterna dannazione.

Ascoltami ordunque, fratello eretico, e dopo avermi ascoltato convertiti e credi al Vangelo.

L'unica religione è Cristo e l'unica chiesa è la Chiesa Cattolica Apostolica e Romana (romana nel senso opposto rispetto a quello predicato dall'aggettivo “periferica”; aggettivo codesto tanto in voga quanto infausto e sviante).

Le prove di quanto sopra sono varie e di vario ordine: Logico, teologico, storico, scritturale.

In prima battuta si potrebbe semplicemente parlare così: poiché c'è un solo Dio in cielo ci deve essere una sola chiesa sulla terra.

Ipotesi codesta, condivisibile, immediata, ma forse un po' vaga anche se certamente utile perché, laddove in un dato ambito religioso, si venisse a derogare a tale predicato saremmo allora sicuri di non trafficare con merce genuina, ma con una contraffazione del vero.

Quanto alle ragioni scritturali esse abbondano.

Diffusamente, invero, nei vangeli – sia i sinottici che nel giovanneo – si parla della primazia petrina.

Si va dal “tu sei Pietro” di San Matteo al “Pasci le mie pecorelle” di San Giovanni al “conferma i tuoi fratelli” di San Luca.

Ma anche la prassi (peraltro riversata e descritta poi negli Atti) conferma l'unicità della Chiesa e l'unicità del suo capo: Pietro.

San Paolo medesimo va a Gerusalemme da Pietro per essere confermato nella Fede (i protestanti negano ciò; si riempiono la bocca di scrittura, ma la rileggono pro domo propria ove questa sconfessi le loro fesserie).

E' del tutto ovvio che con la morte di Cristo la Chiesa avrebbe dovuto proseguirne il ministero ciò che ha fatto nelle forme e nelle vesti date da Cristo medesimo.

Pietro poi stabilì la sua cattedra a Roma e lì è rimasta sino ad oggi.

Altra prova storica molto significativa (non dirimente, si badi, ma significativa si) è il fatto seguente.

Verso il 90 d.c., mentre a Efeso è ancora vivo niente meno che san Giovanni, a Corinto scoppiano dei disordini tra i fedeli.
Anziché appellarsi a San Giovanni che, ancora vivo, sta ad Efeso, sull’altra sponda del Mar Egeo, i cristiani di Corinto vanno direttamente dal successore di Pietro che è Papa Clemente. Ed è questi ad intervenire con un rescritto dirimendo la questione. Eppure San Giovanni, ancora vivo, era niente meno che l'Apostolo prediletto!

Perché una processione di questo genere? Perché la Chiesa vicaria in terra del Logos (la Ragione ordinatrice dell'universo) non è né può essere carismatica anche se, nel caso dei fedeli di Corinto, il carisma cui appellarsi sarebbe potuto essere niente meno che quello di San Giovanni il Teologo.

Il Logos, che costituisce l'oggetto della Fede, non può essere rilasciato al “capriccione” (recte carisma) di un eretico di turno, pena perderne l'unicità e univocità.

Laddove la fede fosse Carisma avremmo tante fedi per quanti eretici calchino la terra.

Il che contrasta il primo principio per cui essendo Dio uno, una deve essere la Sua Chiesa.

Ecco il perché della Gerarchia e del suo vertice, Petrus: precipuamente per evitare che la Fede da Logos muti in “pancia” ossia, infine, si disperda.

Il panegirico di cui sopra è importante perché accede a quella che per me è la prova più significativa.

La prova che fa della Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana l'unica vera è il meccanismo gnoseologico col quale la Chiesa “apprende” la sua Fede rispetto a quello che invece tipizza, ed affetta, le varie sette ereticali.

Cerca di capire, fratello eretico (anche se ciò per te potrebbe costituire un esercizio affatto nuovo) sto provando a semplificarti al massimo alcune realtà metafisiche per renderle acconce al tuo esiguo intelletto, affinché il velo sia distolto dalla tua vista e tu, rinnegando la tua eresia, abbia infine salva la vita.

Breviter: la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana fonda il suo “conoscere” sul principio di Autorità (che si sostanzia nella accettazione e proposizione della Rivelazione) mentre le sette ereticali ribaltano di 180 gradi il precedente paradigma mettendo in mano ai singoli (al carisma di ognuno) il significato delle scritture ossia, in ultima istanza, l'oggetto della Fede.

Esito paradosso del processo di cui sopra: tante religioni per quanti eretici popolino la terra.

Capisci bene, fratello eretico, che nel contesto gnoseologico protestante il concetto di religione traligna indefettibilmente nel concetto di “chi-è-dio-per-me”, ossia in una religione esclusivamente naturale, orizzontale che, se infaustamente adottata, si risolve in una mera proiezione del proprio Io che diventa, infine, il proprio Dio.

E poiché in genere il proprio Io è dominato prevalentemente dai propri vizi e dalle proprie perversioni capisci bene che razza di accrescimento ci può essere in ambito protestante, ma anche in ogni altro ambito che non sia quello cattolico apostolico e romano.

La religione è vera solo in quanto rivelata, ossia in quanto originante da Dio stesso e l'eresia (protestante, ortodossa e chi più ne ha più ne metta) costituisce, in nuce, la negazione della Religione perché fa originare la fede dal sentire privato.

In una parola la vera religione non è adottata dall'uomo, ma può essere solo imposta e subita (principio di Autorità congiunto con quello di Rivelazione).

Ora mi dirai, d'accordo, il principio di autorità è l'unico che può reggere la religione, ma chi dice che l'autorità cattolica sia quella giusta.

La risposta è semplicissima: la Chiesa stessa.

Non è una tautologia.

La Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana è l'unica che ha sempre adottato il principio di Autorità, di Tradizione, mentre il resto della banda (dagli eretici greco scismatici agli eretici protestanti di ogni ordine, grado e latitudine) ha trovato sempre la sua origine in una soluzione di continuità incardinata nelle ubbie (non ultime di natura sessuale, vedi il caso di Lutero) di qualche eresiarca.

O meglio nel carisma di qualche eresiarca che, magari come Lutero 1500 anni dopo Cristo, ha preteso di sostituire l'autorità della Rivelazione come principio gnoseologico certo ed immutabile, col proprio sentimento ovvero, come nel caso di Lutero col sentimento di tutti mettendo la Bibbia in mano ad ogni caprone teutonico generando così tanti cristianesimi quanti teutonici chiorboni affettassero la terra.

Quanto ai Greci scismatici le ubbie rivoluzionarie derivarono dalla necessità dell'Imperatore d'oriente di essere indipendente dal Papa: ecco spiegata la nascita della prima chiesa di stato (la c.d. Chiesa autocefala ortodossa, che Chiesa non è – difettando il requisito dell'universalità – e tanto meno ortodossa).

Se si va a vedere, dal punto di vista meramente storico, l'unica realtà che rispetta il corretto processo logico per cui possa darsi Vera Religione (ossia il binomio Autorità e Rivelazione) è costituita dalla Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

Tutti gli altri hanno, in buona sostanza, sostituito Dio con Io; che poi questo Io sia l'Io proprio di Ario o di Fozio ovvero quello collettivo di Lutero poco cambia essendo sempre, il loro intendimento, la negazione in radice della Grazia che è quella realtà specifica che viene da Dio, mediante la quale Dio medesimo colma quel saltus che Lo separa dall'uomo e senza la quale vi sarebbe solo incomunicabilità tra il Creatore e la Creatura.

Il concetto da capire e da meditare è quello di Grazia. La Religione Cattolica ce l'ha perché dice di averla, le altre (false) religioni invece no perché, in ultima istanza e per loro stessa affermazione, dicono che non serve riposando la religione nell'interpretazione, più o meno diffusa, datane dal caporione carismatico di turno (Ario, Fozio piuttosto che Lutero o Calvino o Carlostadio e via delirando).

Io ho finito, o fratello protestante, e in nome del Dio Uno e Trino ti chiedo: abbandona il tuo errore, accetta la Grazia, convertiti alla Vera Fede, entra nella vera Chiesa ossia la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana.

Ad maiora.

02/05/2020
Festa di Sant'Atanasio

Elendil & Malachi



2 maggio 2015, un controrivoluzionario in più.

2 maggio 2020 5 anni con noi.
Tanti auguri mio piccolo Atanasio.

Tuo Babbo
Elendil.











venerdì 1 maggio 2020

Fondatore Padre Stefano Manelli: «Questo mese (maggio) è un dono speciale della Madonna. Non bisogna sciuparlo».







«Oggi inizia il bel mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio»
. Così scriveva san Massimiliano M. Kolbe in una delle sue ultime lettere. Si trovava già internato nel famigerato carcere di Varsavia, il Pawiak. Ma il pensiero del mese di maggio dedicato a Maria era per lui più forte e importante dei travagli della prigionia.

Questo mese è un dono speciale della Madonna. Non bisogna sciuparlo. Andremo a scuola da Lei, ed Ella sarà la Celeste Maestra della nostra vita cristiana. Ella ci insegnerà le verità fondamentali e vitali della nostra Fede per viverle con generosità e coerenza di figli devoti, di cristiani sinceri. .

Se maggio è il mese splendido dei fiori, portatori di frutti per la mensa dei figli di Dio, è anche il mese della fioritura spirituale in ogni anima che si accosta alla Madonna per portare i frutti della somiglianza con Gesù. Questo è il compito della Madonna: «riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio» (Marialis cultus, 57), ed Ella lo fa nella maniera «più rapida, più facile, più gradita», come ci assicura san Massimiliano M. Kolbe.

* * *


Il mese di Maria

«Ecco finalmente tornato il mese della bella Mammina... »: così scrisse una volta il beato Pio da Pietrelcina all’inizio del mese di maggio.

Proprio così. È da secoli, ormai, che il mese di maggio è il mese di Maria per eccellenza, il mese della «bella Mammina».

È il mese più bello dell’anno per lo splendore primaverile che lo riveste; per questo è consacrato a Colei che la Chiesa canta e loda come Tutta Bella.
È il mese in cui sbocciano fragranti le rose nel tepore della ridente natura; per questo viene consacrato a Colei che la Chiesa esalta come Rosa Mistica.
«Mese di maggio - così il papa Paolo VI - Noi ricordiamo la letizia infantile con cui andando a scuola, portavamo fiori per l’altare della Madonna: lumi, canti, preghiere e “fioretti” davano gioconda espressione alla devozione verso Maria Santissima, che ci appariva allora come la regina della primavera, primavera della natura e primavera delle anime».

* * *


Il mese delle grazie


Maggio è chiamato anche il mese delle grazie e delle glorie di Maria, perché in questo mese si ricevono copiose grazie, celebrando le glorie della Madre e Regina universale.

Anzi, soprattutto per i frutti spirituali che produce, il mese di maggio canta le più alte glorie di Maria Corredentrice e Mediatrice di ogni grazia.

Sono grazie di ogni sorta che Ella dona amorosamente a chi celebra questo mese. Grazie di progresso spirituale, di rinnovamento di vita, di conversione; grazie temporali per la salute, per il lavoro, per gli studi, per la sistemazione, per la famiglia. Quante grazie in questo mese benedetto! Tanto più che esso si chiude con la festa dolcissima della Madonna delle grazie. Chi di noi non ha bisogno di grazie?

San Massimiliano M. Kolbe, per aiutare il fratello travagliato da pericolose angustie spirituali e materiali, non trovò rimedio più efficace che raccomandargli con premura di fare il mese di maggio; e gli mandò libretti utili a fargli seguire il mese mariano giorno per giorno.

* * *


Un mese di maggio… per sbaglio


Un giovane ebreo, Ermanno Coen, trovandosi a Parigi per studiare musica, si era dato al gioco e alla dissipazione. Bisognoso di denaro per soddisfare le sue brutte passioni, trovò un posto di suonatore d’organo nella Chiesa di Santa Valeria, per tutto il mese di maggio.

Le prime sere egli suonava con totale indifferenza, da semplice mestierante. Ma senza volerlo, stando lì era costretto a sentire le prediche che ogni sera si tenevano sulla Madonna. Di sera in sera, ascoltando, il suo spirito cominciò a turbarsi e il suo cuore a commuoversi.

Alla fine del mese di maggio pensò seriamente di prepararsi al Battesimo per diventare cattolico. E poco dopo si fece battezzare in quella stessa Chiesa. Insieme, ebbe il dono della vocazione religiosa; divenne religioso carmelitano e morì in concetto di santità. Quante grazie da quel mese di maggio fatto fortuitamente!

* * *


Per la Chiesa intera


Fare il mese di maggio, quindi, è accumulare grazie, è risolvere problemi o situazioni dolorose, è ottenere il patrocinio della Divina Madre.

Per questo la Chiesa, i Pontefici, i Santi, hanno tanto raccomandato di celebrare con devozione il mese mariano.

Il papa Paolo VI nel 1965 pubblicò una Lettera Enciclica sul «Mese di Maggio» per riaffermare espressamente che la Chiesa lo considera il mese più fecondo di preghiera e di grazie celesti per tutti i bisogni dell’umanità e della Chiesa.

«Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogni qualvolta lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo».

* * *


Facciamolo bene


Non perdiamo questa grande occasione di grazia. E cerchiamo di non farla perdere neppure ad altri. Invitiamo i nostri cari e sforziamo i nostri amici a partecipare alle funzioni del mese mariano.

La Madonna non rimanderà nessuno a mani vuote. Ricordiamoci che Ella stessa, apparsa con le mani che proiettavano fasci di raggi luminosi, disse a santa Caterina Labouré: «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io spargo sopra le persone che me le domandano». E santa Caterina Labouré - sull’esempio di san Filippo Neri, san Camillo, sant’Alfonso de’ Liguori e di tanti altri santi - voleva che soprattutto nel mese di maggio si intensificasse la preghiera mariana, l’umile ricorso a Colei che siede sul «trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia nel bisogno» (Eb 4,16).

Ricorriamo alla Madonna ogni giorno di questo mese con la recita devota del santo Rosario, di questa preghiera mariana che il papa Paolo VI considerava e chiamava «compendio di tutto quanto il Vangelo».

Soprattutto durante il mese di maggio, san Benedetto Giuseppe Labre si faceva vedere con due corone del Rosario: una al collo e l’altra in mano; così cercava di invogliare tutti a recitare il santo Rosario, che è catena di grazie e di benedizioni.

Ai piedi di Maria, troviamo la sorgente di ogni grazia e santità.

(Padre Stefano Maria Manelli, Fondatore dei Francescani dell'Immacolata)

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Per fare un buon mese di maggio ho alcuni suggerimenti:

Potete farvi accompagnare dalle meditazioni di Sant'Alfonso M. de'Liguori raccolte in un libro apposito edito dall'Editrice Shalom. A questo indirizzo: www.editriceshalom.it/…/8463.pdf trovate la meditazione per il primo giorno

oppure

Potete servirsi bel bel libretto del Padre Stefano Manelli di cui ho caricato qui la prima meditazione (quella per il primo giorno) che trovate disponibili tutte a questo link: http://www.stellamatutina.eu/category/spiritualita/mesi-meditati/maggio/page/3/

oppure

E' possibile anche servirsi delle meditazioni di san Giovanni Bosco, caricate dal sito rosarioonline.altervista. Si visiti questa pagina web: rosarioonline.altervista.org/…/1










La Madonna entra in reparto e i contagi si fermano





NEWS 30 aprile 2020  di Andrea Zambrano

«Io di miracoli non parlo. Ma metti mai che…». Il cappellano ospedaliero don Claudio Pirillo mette le mani avanti, ma sa che qualche cosa deve essere andato per il verso giusto. Ad accorgersi che potrebbe essere un miracolo invece è stata un’infermiera dell’ospedale di Crotone San Giovanni di Dio. Dal 26 di marzo i contagi Covid si sono arrestati. E da quel giorno hanno iniziato a guarire i primi malati di Coronavirus fino a che da una settimana Crotone è una provincia Covid free dato che al momento non figurano nuovi contagi.

Ebbene. Il 26 marzo è anche la data in cui in ospedale ha fatto il suo ingresso anche una signora speciale. Si chiama Madonna di Capocolonna ed è la patrona della diocesi calabrese. L’effige della Madonna nera, che viene portata i processione tutti gli anni dai crotonesi fino al promontorio (Capocolonna) in cui oggi sorge il suo santuario, era stata prestata temporaneamente dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta con questa singolare motivazione: «Nei prossimi giorni il Quadricello della Madonna di Capocolonna, lo manderò per qualche giorno presso l’ospedale di Crotone come segno della vicinanza della nostra chiesa a questo luogo nel quale si sta combattendo una battaglia importante per la salute è il benessere di tutti noi».

Ebbene: da quel giorno i contagi si sono arrestati e le guarigioni hanno iniziato a contarsi copiose.

«E’ andata proprio così – spiega al Timone il cappellano don Claudio –. A Crotone abbiamo tre immagini: quella originale, grande, viene esposta ogni sette anni, mentre in processione una volta all’anno esce un “quadricello” che viene scortato da oltre 120mila crotonesi. Bene, il vescovo ha nella sua cappella privata una copia del quadricello della Madonna nera e dal 26 marzo me lo ha consegnato direttamente perché lo potessi custodire in ospedale».

Il quadro però non è rimasto solo nella cappella. «No, durante la preghiera e la Messa con il personale medico lo espongo – prosegue il sacerdote – e poi lo porto in processione per farlo vedere ai malati». E loro? «Pregano e si affidano», aggiunge. Quindi, pare di capire che la donazione del vescovo non sia stato un semplice gesto devozionale, ma qualche cosa di concreto deve averlo operato.

«Sì, ho letto l’articolo su quanto dice l’infermiera… che cosa vuole che le dica? Bè… diciamo che le vie del Signore sono davvero misteriose, ma in un’ottica di fede dobbiamo dire che se non ci avessimo creduto non l’avremmo esposta e non ci saremmo affidati a Lei».

Storia ricca di significati quella della Madonna di Capocolonna, che affonda le sue radici – come tante devozioni italiane – ai tempi in cui i Saraceni nel 1519 compivano le loro consuete scorribande da Sibari al basso Ionio. A Capocolonna, appena a sud di Crotone, i Mori devastarono il promontorio su cui sorgeva una chiesetta che ospitava il quadro di origine bizantina. Antica devozione, arrivata a sostituire il tempietto pagano di Hera Lacinia che della città fondata dagli Achei era il cuore religioso. Ed è li, nella città di Kroton, fratello di Alcinoo, Re dei Feaci, che diede ospitalità ad Odisseo, che i musulmani devastarono tutto, portandosi via anche quel quadro come bottino di guerra. Solo che la nave pronta a salpare per la Turchia, non voleva saperne di mollare gli ormeggi. Così, gli islamici decisero di gettare in mare quell’immagine quasi a volersi liberare di una zavorra. Recuperata da un pescatore, l’icona fu portata “trionfalmente” in città e da lì iniziò la sua nuova vita di Protettrice dei crotonesi.

Oggi, mutatis mutandis, la Madonna nera è ancora lì, pronta a difendere i suoi cittadini.

Miracolo? Rispondere non è facile, ma anche in questo caso è sempre meglio crederci. Anche perché non sappiamo che cosa sarebbe accaduto, e soprattutto quanti morti ci sarebbero stati, se la Madonna non fosse entrata in reparto dove è stata accolta con la stessa devozione dei crotonesi che nel ‘500 la salvarono dalle acque. Nel dubbio, sempre meglio optare per la scommessa di Pascal.