mercoledì 9 ottobre 2019

“OGNI GINOCCHIO SI PIEGHI”. UN LIBRO SULL’EUCARESTIA, PREFAZIONE DI DON NICOLA BUX






Marco Tosatti, 08-10-2019

Come seguito ideale del convegno del 5 ottobre sull’eucarestia, e della discussione sul tema che si è sviluppata nel nostro blog, pubblichiamo una nota su un libro di Sergio Russo, intitolato “Ogni ginocchio si pieghi!”.

«Come mai oggi un credente non si inginocchia più di fronte a Gesù Eucarestia, presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Perché non piega le ginocchia dinanzi al suo Signore e al suo Dio?»

Da questa domanda Sergio Russo prende l’avvio per un suo personalissimo viaggio spirituale mettendo in campo profezie e visioni di mistici cattolici, comparate ad autorevoli analisi di liturgisti contemporanei. Tutto ciò porta l’autore a formulare delle ipotesi che come tutte le ipotesi possono essere oggetto di discussione, ma che meritano di essere se non altro esaminate, e che individuano in quel “fumo di satana penetrato nel Tempio di Dio”, di montiniana memoria l’inizio drammatico di un vero e proprio offuscamento della Sacra Liturgia, e di conseguenza la causa remota dell’attuale disorientamento dottrinale e della crisi di Fede.

Questo testo porterà così il Lettore a riflettere sulla medesima conclusione a cui è giunto Benedetto XVI: «E’ nel rapporto con la Liturgia che si decide il destino della Fede e della Chiesa.»!

Il volume contiene anche una ricca antologia di preghiere eucaristiche, ed è arricchito da una Nota Pastorale sulla Comunione scritta da s. ecc. mons. Mario Oliveri, Vescovo emerito di Albenga e Imperia.

Pubblichiamo di seguito la prefazione di don Nicola Bux, sul tema – centrale in questo discorso – della grazia. Buona lettura.

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La Grazia è la cosa più sublime che esista nell’universo mondo. Oggi l’uomo contemporaneo non sa neppure cosa sia: troppo impalpabile, troppo evanescente, non si può misurare, non è visibile! Quest’uomo moderno crede alle leggi della fisica e della scienza, ma anche queste non sono visibili, e nemmeno misurabili!

Ogni generazione ha i suoi maestri, e ogni società i suoi punti di riferimento.

L’uomo del “duemila” ha per maestro se stesso e come punto di riferimento: il progresso “inarrestabile” della scienza.

I cattolici hanno per maestro Gesù Cristo, e come punto di riferimento guardano al successore di san Pietro, cioè al Papa.

L’uomo razionalista auspica che il suo agire sia sempre più produttivo, sempre più finalizzato, sempre più pragmatico.

L’uomo spirituale aspira invece a che il suo agire divenga sempre più “liturgico”: ogni gesto un simbolo, ogni parola un effetto.

La Grazia è la vita di Dio nell’essere umano: essa eleva l’uomo, lo spiritualizza, gli fa desiderare di compiere cose belle e nobili.

La scienza moderna insiste che l’uomo sia soltanto un animale – sociale, senza dubbio – ma pur sempre un animale: uno fra i tanti nel gran mondo della natura. Questa moderna cultura può diffondersi grazie ai mezzi di comunicazione di massa e riesce ad uniformare gli individui attraverso questo suo “pensiero dominante”.

La Grazia si attinge nella preghiera e nella liturgia. La Grazia è verità e libertà, è bellezza ed è bontà.

La scienza moderna spesso è altèra, arrogante, orgogliosa dei suoi risultati. Si mostra cinica la scienza. E oggi essa insegna che solo i migliori sono destinati a prevalere, al contrario dei più deboli che, necessariamente, soccombono: è infatti questa la legge della “selezione naturale”. Dunque la guerra è, tutto sommato, un buon setaccio per l’umanità. Le guerre, si sa – dicono costoro – sono “inevitabili”!

Però – su altro fronte – la Grazia sta parimenti rinnovando il mondo intero: ma come una foresta che cresce, essa non fa rumore; e come la marea ti inonda, ma non te ne accorgi.

La Grazia permane in eterno, poiché essa procede da Dio. La Grazia è anzi la Vita stessa di Dio. E questa vita è resa disponibile a tutti (per coloro che ne vogliano usufruire) e si comunica per mezzo dei Sacramenti della Chiesa. Similmente però, proprio come ogni vita ha il suo centro nel cuore, così anche la Grazia divina ha il suo Cuore nell’Eucarestia.

Ed è proprio questo sublime Sacramento a costituire l’argomento attorno al quale gravita il presente libro.

Don Nicola Bux



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Sergio Russo è nato a Livorno nel 1955. Ha conseguito il Baccalaureato in Filosofia presso la Pontificia Università “Angelicum” in Roma e il Diploma in Scienze Religiose all’I.S.S.R. di Volterra. Dopo aver scritto nel 2013 il suo primo libro “Il fumo di satana”. Riflessioni su un gesto fondante del Cristianesimo (con Prefazione di Nicola Bux e una Nota Pastorale del Vescovo Mario Oliveri), nel 2017 pubblica il suo secondo libro “Sei tu quello, o dobbiamo aspettarne un altro?” L’Ultimo tassello mancante alla celebre profezia di Fatima, ora invece riedita, nel 2019, una nuova edizione del primo, dal titolo “Ogni ginocchio si pieghi!”

Attualmente vive e lavora a Guardistallo, in Toscana.







fonte 




martedì 8 ottobre 2019

Importante messaggio video di mons. Athanasius Schneider, vescovo di Astana, sul celibato sacerdotale in vista dell’apertura del Sinodo dell’Amazzonia




Intervento di Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, Kazakistan al convegno "Amazzonia: la posta in gioco" di sabato 5 ottobre 2019 a Roma, presso l'Hotel Quirinale.

Conclude mons. Schneider:

"Se il papa dovesse approvare l'abolizione del celibato sacerdotale anche solamente regionale prima che diventi dopo naturalmente universale, violerebbe gravemente il suo dovere di Successore di Pietro, di Vicario di Cristo e quindi il papa causerebbe in questo caso una eclissi spirituale se pur passeggera della chiesa. Ma Cristo, l'invincibile sole della verità, spazzerà via questa breve eclissi inviando di nuovo alla sua Chiesa santa papi coraggiosi e fedeli perché le forze dell'inferno non siano in grado di sconfiggere la roccia di Pietro."

I riti tribali dentro le mura vaticane. E fuori il popolo prega sconcertato




All'apertura del Sinodo nei giardini vaticani si celebrano imbarazzanti riti tribali alla "madre terra" sotto gli occhi del Papa. Intanto fuori i fedeli si interrogano sconcertati tra convegni, preghiere pubbliche e testimonianze controcorrente sull'Amazzonia. 



di Marco Tosatti, 08-10-2019

Gli ultimi giorni della settimana passata sono stati densi di iniziative – e di preoccupazione – per non pochi cattolici. Domenica si apriva ufficialmente il Sinodo sull’Amazzonia, il cui Documento preparatorio, l’Instrumentum Laboris, ha provocato tante dichiarazioni, prese di posizione e avvertimenti da parte di teologi, cardinali – anche vicini al Pontefice regnante e studiosi – per alcune affermazioni giudicate addirittura eretiche, o apostatiche.

Il clima di inquietudine non si è certo placato di fronte alla cerimonia del 4 ottobre, in cui nei giardini vaticani, alla presenza del Pontefice si è svolta una celebrazione – che potete vedere qui – per certi versi imbarazzante; fra l’altro, al centro della cerimonia, nel “mandala”, un tappeto posato sull’erba, e sul quale erano poggiate statue e oggetti, faceva bella mostra anche un pupazzo maschile con il membro (sproporzionato rispetto alla figura intera) orgogliosamente eretto…

La preoccupazione dei cattolici di tutto il mondo per questo appuntamento, e per la situazione della Chiesa in generale, ha trovato espressione in una serie di appuntamenti e convegni, e in un momento molto particolare, la Preghiera pubblica per la Chiesa. Che si è svolta sabato pomeriggio al Largo Giovanni XXIII, al fondo di via della Conciliazione, con vista su San Pietro, e a cui hanno partecipato circa settecento persone giunte da tutta Italia. Un momento particolare, perché era stato organizzato da “cristiani della strada”, senza nessuna organizzazione alle spalle. E che oltre alla partecipazione in loco è stato seguito “spiritualmente” – da quanto è apparso sui social – da molte persone lontane. Era una preghiera per la Chiesa in passione; e questo concetto è stato affermato con chiarezza e vigore anche venerdì pomeriggio, in una tavola rotonda a Roma (trasmessa in streaming in tutto il mondo e con la platea che ha superato le 5.000 presenze), dal titolo: “La nostra Chiesa: riformata o deformata?”.

Erano presenti grossi nomi del cattolicesimo anglosassone (la conferenza, e le risposte erano tutte in inglese), fra cui John Henry Westen, fondatore di LifeSiteNews, Michael Matt, Michael Voris, Taylor Marshall, Roberto De Mattei, Jeanne Smits, José Antonio Ureta e chi scrive queste righe. Durante gli interventi i partecipanti hanno sottolineato diversi punti di criticità: dal documento di Abu Dhabi, che sembra porre tutte le religioni sullo stesso piano (“volute” da Dio) alla proposta dell’ordinazione femminile, all’attacco al celibato dei preti, alle infiltrazioni per distruggere la Chiesa dall’interno, e naturalmente alle proposte non cristiane presenti nel documento preparatorio del Sinodo.

E alla sparizione dei missionari tradizionali e degli ordini religiosi. John Henry Westen ha affermato sintetizzando, che essere preoccupati, e dirlo “non vuol dire che non si vuole bene a papa Francesco. In realtà non sarebbe amore glissare su tutte queste preoccupazioni monumentali e tacere su di esse, perché danneggiano lui più di tutti. Dovrà rispondere a Cristo nel Giudizio come tutti noi dovremo”. Sul documento di Abu Dhabi, che invece di essere corretto è stato diffuso da tutte le istituzioni cattoliche, è stato detto che la frase “La pluralità e diversità delle religioni, del colore, del genere e della razza e linguaggio sono volute da Dio nella Sua saggezza” è esplosiva: “Le implicazioni della frase sono evidenti: se Dio ha voluto… che esistano parecchie religioni , se ne può dedurre che tutte le religioni sono volontà divina e quindi ciascuno è libero di scegliere la religione che più gli si attaglia”.

Sabato si è invece svolto il convegno – centrato sull’Amazzonia e sul suo Sinodo – organizzato dall'Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO). Fra i tanti interventi di valore ne ricordiamo, in sintesi estrema, due. Che smentiscono i luoghi comuni purtroppo ben presenti nel documento preparatorio del Sinodo, e nella mentalità di molti degli organizzatori. Il primo è quello di un indio, Jonas Marcolino Macuxi. I Macuxi sono un’etnia amazzonica, e Joans ha raccontato che fino a dodici anni di età cacciava e pescava. I suoi genitori erano analfabeti. Ha studiato matematica e si è laureato in diritto. È oggi uno degli esponenti della Società di difesa degli indigeni uniti del Roraima settentrionale. I macuxi nella Raposa Serra do Sol sono circa 12.000. Jonas dice che “il 70% è contro la delimitazione della riserva (…). Siamo integrati, dal 1988 abbiamo l’energia elettrica, automobili, bus e viviamo in villaggi produttivi. La maggioranza assoluta degli indios dell’Amazzonia brasiliana chiede di progredire. Il problema è che ci sono alcuni che vorrebbero farci tornare ancora all’età della pietra”.

E Luiz Carlos Baldicero Molion, metereologo brasiliano, professore e ricercatore all’Universidad Federal de Alagoas, ha detto in buona sostanza che non esistono mutazioni climatiche o riscaldamento globale prodotti dall’uomo ma variazioni naturali del clima. Esistono argomenti fisici concreti che suggeriscono che il riscaldamento globale tra il 1916 e il 1945 è stato causato dall’attività solare (la maggiore degli ultimi 400 anni). Oppure che il riscaldamento del 1976-2005, attribuito a attività umane, è invece stato causato dalla riduzione della copertura nuvolosa del 5% e dalla grande frequenza di eventi come El Niño. Per i prossimi anni è presente una tendenza al raffreddamento (aumenta la copertura nuvolosa) dell’Oceano Pacifico, che è il fattore più importante per il clima globale. In Europa nei prossimi anni ci saranno inverni più lunghi. Molion ha poi negato quel luogo comune secondo cui l’Amazzonia è polmone verde del mondo. Secondo Molion l’Amazzonia non è essenziale per la distribuzione delle piogge in altre regioni lontane dall’America del Sud, perché l’Amazzonia non è fonte di umidità per l’atmosfera. La foresta consuma più ossigeno di quanto ne produca. La foresta non produce acqua, in realtà, ma ricicla l’acqua caduta in piogge precedenti.

Certo, è da verificare quante di queste verità – e dubbi – potranno farsi strada in un Sinodo così ideologicamente prefabbricato e precostituito. Probabilmente molto poche, e l’esperienza dei sinodi precedenti ci dice che quello che accade dietro le alte mura vaticane influenza ben poco i risultati futuri dell’evento, stabiliti prima ancora che i lavori abbiano inizio.














lunedì 7 ottobre 2019

CONVEGNO TFP: AMAZZONIA, IL RISCHIO DI UN SINODO SURREALE




di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 6 ottobre 2019


Alcuni echi dell’incontro, ricco di stimoli molteplici in vari ambiti, promosso sabato 5 ottobre a Roma dall’Istituto Plinio Corrĕa de Oliveira (fondatore di Tradizione Famiglia Proprietà). Erano presenti anche i cardinali Burke e Brandmüller.

Aperto dalla preghiera alla Madonna di Guadalupe condotta dal cardinale Raymond L. Burke e chiuso dall’Angelus serale guidato dal cardinale Walter Brandmüller, si è svolto a Roma per l’intera giornata di ieri, sabato 5 ottobre, un Convegno di notevole spessore sui temi proposti dall’Instrumentum laboris del Sinodo panamazzonico, che si è aperto oggi in Vaticano.

Promosso dall’Istituto Plinio Corrĕa de Oliveira/Tradizione Famiglia Proprietà (Tfp), ha visto succedersi al tavolo dei relatori personalità di varia estrazione culturale che in mattinata hanno illustrato gli aspetti storici, missiologici, identitari, climatici di quella regione latino-americana e nel pomeriggio si sono concentrati sui contenuti del contestato Instrumentum laboris dell’assemblea speciale dei vescovi.

Presentato in pompa magna il 17 giugno in Sala Stampa Vaticana, il 3 ottobre nella stessa sede l’ Instrumentum è stato de facto declassato, con insistita e non casuale accentuazione, dal cardinale Lorenzo Baldisseri (segretario generale del Sinodo) a semplice “documento di lavoro non pontificio, indicazione di lavoro”, addirittura “base per costruire da zero il documento finale”. Una mossa tattica con l’intento di attenuare le gravi preoccupazioni di molti (anche di diversi suoi confratelli)? Purtroppo vicino a lui stava il cardinale brasiliano (e relatore generale del Sinodo) Claudio Hummes che il “documento di lavoro” l’ha definito come “voce della Chiesa, della terra, della gente, della storia dell’Amazzonia”, evidentemente attribuendogli, anche lui de facto, uno status non certo da carta straccia.

E’ un peccato che la sala Verdi (gremita) dell’Hotel Quirinale a via Nazionale non potesse contenere più di 200 persone. Perché il Convegno è stato (per dirla con papa Francesco) “poliedrico”, affrontando con la competenza dei suoi relatori le varie tematiche che sull’Amazzonia sono (per dirla ancora con papa Francesco) “interconnesse”. Non sarebbe certo male se fosse replicato nell’Aula del Sinodo, a beneficio delle conoscenze e delle riflessioni (non necessariamente della condivisione) dei venerabili partecipanti. O se, ad esempio per la parte ‘climatica’, fosse ripetuto in presenza di Greta Thurnberg e dei suoi tifosi. E’ sempre buona cosa ascoltare le ragioni dell’ altera pars… Insomma un sabato guadagnato per chi ha voluto o potuto convenire presso l’Hotel Quirinale: veramente tanta la carne (appetitosa) al fuoco, ma in ogni caso – per proseguire con calma le opportune riflessioni – gli interessati potranno richiedere la copia delle relazioni ai promotori.

Dicevamo della varietà dei temi affrontati nella giornata moderata da Julio Loredo, (presidente della Tfp italiana), che ha evidenziato come l’associazione segua da vicino da oltre mezzo secolo la loro evoluzione sul terreno (“Non è la freccia che va incontro al bersaglio, ma il bersaglio che viene incontro alla freccia…”). Di storia del cattolicesimo in Brasile, di evangelizzazione dell’Amazzonia, di svolta negativa con l’imporsi della teologia della liberazione ha parlato l’erede al trono imperiale brasiliano Bertrand d’Orléans e Braganza. E’ poi risuonata la voce delle esperienze indie ad opera dell’esponente dell’etnia macuxí di Roraima, Jonas Marcolino Macuxí. Il climatologo Luiz Carlos Molion (laureato in fisica, meteorologia, idrologia delle foreste) è conosciuto come uno dei capifila del fronte scettico verso la teoria del riscaldamento globale (dunque si può immaginare quanto sia contestato…) ed è stato nel 2010 delegato per il Brasile presso l’Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia dell’ONU con sede a Ginevra: il suo ampio e dettagliato intervento ha riguardato sia l’andamento climatico mondiale che in particolare la situazione climatica dell’Amazzonia. James Bascon (Tfp di Washington) si è invece soffermato sui legami tra marxismo ed ecologismo. Nel pomeriggio Stefano Fontana (direttore dell’Osservatorio Card. Van Thuăn per la Dottrina sociale della Chiesa) si è chiesto perché mai la Chiesa dovrebbe darsi un ‘volto amazzonico’ e non invece l’Amazzonia un “volto cattolico”. Lo storico Roberto de Mattei (presidente della Fondazione Lepanto) ha evidenziato i pericoli che corre per la sua stessa sussistenza una Chiesa che aderisca alla ‘nuova religione’ postmoderna dell’ambientalismo. Infine José Antonio Ureta (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/898-sinodo-amazzonia-jose-antonio-ureta-la-presa-del-potere.html ), intellettuale e scrittore appartenente alla Tfp francese, ha analizzato in particolare la teologia india come emerge dall’Instrumentum laboris, preludio a un neo-paganesimo. Da notare l’attenzione e la partecipazione con cui il pubblico ha seguito le diverse relazioni, con un crescendo che è culminato in una standing-ovation finale a quelle di de Mattei e di Ureta.

Tra i molti spunti particolari offerti dal Convegno ne proponiamo alcuni per chi ci legge.



BERTRAND D’ORLEANS E BRAGANZA: BRASILE FONDATO SUL CATTOLICESIMO, MA OGGI SOLO IL 50% E' CATTOLICO



- Storia. Il primo monumento innalzato in Brasile è stato una Croce, il primo atto pubblico una santa Messa. (…) Gli indios aiutarono i portoghesi ad innalzare le Croci (…) Già i Papi del tempo difesero gli indios con la Bolla “Sublimis Deus” (Paolo III) e con il Breve “Commissum Nobis”(Urbano VIII). (…) Si può affermare che tutta la conquista dell’Amazzonia si deve ai missionari, dal secolo XVII.(…) Tutte le principali città dell’Amazzonia sorsero attorno a cappelle e insediamenti missionari. (…) Il cattolicesimo è stato il cemento dell’unità del Brasile.

- Cattolicesimo moderno. Nell’ultimo mezzo secolo il numero dei cattolici in Brasile è diminuito dal 95% al 50% (‘Un nunzio apostolico in Brasile – NdR: proprio l’odierno cardinale Lorenzo Baldisseri…- mi disse qualche anno fa che stiamo perdendo l’1% dei fedeli ogni anno. E ora organizza i Sinodi’). (…) Le messe tradizionali sono state sostituite da una ‘missiologia aggiornata’ che ha cambiato radicalmente la concezione delle stesse. (…) Secondo José Luiz Azcona, vescovo emerito della prelatura di Marajò, in alcune zone amazzoniche i pentecostali sono l’80%.

- Amazzonia e indios. Non stiamo distruggendo l’Amazzonia, l’Amazzonia è intatta. Non ha fondamento il mito dell’Amazzonia che brucia. (…) Secondo un recente studio dell’Istituto brasiliano di geografia e statistiche gli indios nel Paese sarebbero 897mila, di cui solo 180mila vivono in Amazzonia. Come si giustifica un Sinodo di fronte a un numero tanto ridotto di popolazione?



JONAS MARCOLINO MACUXI’: LA MAGGIORANZA DEGLI INDIOS VUOLE PROGREDIRE, NON REGREDIRE
- Esponente dell’etnia macuxí. Fino a dodici anni di età cacciavo e pescavo, figlio di genitori analfabeti. Ho studiato matematica e mi sono laureato in diritto. Sono oggi uno degli esponenti della Società di difesa degli indigeni uniti del Roraima settentrionale. I macuxí nella Raposa Serra do Sol sono circa 12mila. Il 70% è contro la delimitazione della riserva (…) Siamo integrati, dal 1988 abbiamo l’energia elettrica, automobili, bus e viviamo in villaggi produttivi. La maggioranza assoluta degli indios dell’Amazzonia brasiliana chiede di progredire. Il problema è che ci sono alcuni che vorrebbero farci tornare ancora all’età della pietra.

- Teologia della liberazione, ecologisti, Ong. Tutta la sapiente costruzione di secoli per l’inserimento degli indios nella società nazionale è stata smantellata dai missionari della Teologia della liberazione dagli Anni Settanta, da alcuni membri dei movimenti ecologisti e ambientalisti, da alcune Ong che fanno i propri interessi o quelli dei loro finanziatori. (…) Ci sono missionari che hanno fatto il lavaggio del cervello agli indios, proiettando per ore e ore filmati con bianchi che picchiavano altri indios.



LUIZ CARLOS MOLION: L’AMAZZONIA NON E’ IL POLMONE DEL MONDO
- Riscaldamento globale. Non esistono mutazioni climatiche o riscaldamento globale prodotti dagli uomini. Quella che esiste è una variazione naturale del clima. Ad esempio ci sono argomenti fisici concreti che suggeriscono che il riscaldamento globale tra il 1916 e il 1945 è stato causato dall’attività solare (la maggiore degli ultimi 400 anni). Oppure che il riscaldamento del 1976-2005, attribuito a attività umane, è invece stato causato dalla riduzione della copertura nuvolosa del 5% e dalla grande frequenza di eventi come El Niño.


- Prossimi anni. Da qualche anno c’è una tendenza al raffreddamento (aumenta la copertura nuvolosa) dell’Oceano Pacifico, che è il fattore più importante per il clima globale. In Europa nei prossimi anni ci saranno inverni più lunghi.

- Amazzonia polmone verde del mondo? L’Amazzonia non è essenziale per la distribuzione delle piogge in altre regioni lontane dall’America del Sud, perché l’Amazzonia non è fonte di umidità per l’atmosfera. La foresta consuma più ossigeno di quanto ne produca. La foresta non produce acqua, ricicla appena l’acqua di piogge anteriori.



JAMES BASCON: IL ROSSO E’ DIVENTATO VERDE
- Comunismo ed ecologismo. Contrariamente a quanto sembrerebbe a prima vista (vedi i disastri ambientali nei Paesi comunisti) comunismo ed ecologismo trovano nel loro sviluppo molti principi in comune. Chiedono un egualitarismo radicale, rifiutano il messaggio cristiano, odiano la civiltà occidentale, rifiutano la proprietà privata in ogni forma, perseguono l’utopia. L’ecologismo moderno, de facto, può essere considerato semplicemente come una forma più avanzata di socialismo paludato quasi religiosamente. Il comunismo non è morto, ma vive nella forma dell’ecologismo. Il verde è il nuovo rosso. L’ecologismo è la concretizzazione perfetta del sogno egualitario di Karl Marx.

- Comunismo e indigeni in America latina. Al sesto Congresso mondiale dell’internazionale comunista a Mosca, ai partiti comunisti dell’America latina fu richiesto di lottare per l’autodeterminazione delle tribù indigene, di produrre propaganda in lingua india e di reclutare indios per la causa comunista. Negli Anni Trenta i comunisti peruviani e cileni incominciarono ad agitarsi per la creazione di repubbliche indie indipendenti nei due Paesi. Nel 1950 in Messico i comunisti lanciarono lo slogan per l’autonomia india nelle amministrazioni regionali e locali.

- Comunismo, ecologismo, indios pre-cristiani. L’indio pre-cristiano delle Americhe serve come modello per le due ideologie. Come accadde nell’America latina negli Anni Settanta, in particolare in Brasile, dove tale idea fu adottata e rimpolpata dalla sinistra cattolica, ad esempio con Leonardo Boff.



STEFANO FONTANA: TRE ERRORI NELL’APPROCCIO AL SINODO PANAMAZZONICO
- Approccio al Sinodo sull’Amazzonia/ Primo errore. Considerare il Sinodo, le sue tematiche e l’approccio teologico che emerge dall’Instrumentum laboris come nati da esigenze di questi tempi (…) come un fungo che nasce nel bosco nel giro di una notte.

- Secondo errore. Pensare che la prospettiva teologica emergente dal Sinodo sia nata in Amazzonia o comunque in America latina. La prospettiva teologica è invece tutta europea, elaborata sulle cattedre universitarie delle università renane e dell’Europa centrale.

- Terzo errore. Stupirsi per il Sinodo, meravigliarsi che sia stato possibile scrivere un Instrumentum laboris con tante dottrine inaccettabili dal punto di vista della fede apostolica. L’impostazione di questo Sinodo è perfettamente coerente con la nuova teologia sviluppatasi nei decenni scorsi.

- Amazzonia dal volto cattolico o Chiesa dal volto amazzonico. Se si vuole una ‘Amazzonia dal volto cattolico’ si presuppone che la Chiesa abbia un suo messaggio che rimane sempre uguale, che non dipende dalla lettura fatta a partire dalla situazione amazzonica. (…) In questo caso la cultura e la situazione sociale ed economica dei popoli amazzonici non sono co-autrici del messaggio cristiano. (…) Se invece si vuole una ‘Chiesa dal volto amazzonico’, significa che l’annuncio di Cristo non ha una sua risonanza originaria, fondante, trascendente, assoluta, ma si comunica dentro la storia (…) Sarebbe come dire che la conoscenza del messaggio è sempre mediata dalla situazione di vita in quanto da essa si parte sempre per l’interpretazione di Cristo. (…) La Chiesa deve ascoltare, imparare, accompagnare e non più insegnare. L’Instrumentum laboris è molto chiaro su questa impostazione.



ROBERTO DE MATTEI: IL PROFETA ELIA GLI IDOLI LI ABBATTEVA
- Amazzonia, parola talismano. Tra le parole talismano della nostra epoca c’è anche quella di Amazzonia. I poteri mediatici internazionali, dopo averla lanciata nel 1992, in occasione del V centenario della scoperta dell’America e della Conferenza di Rio, la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull'ambiente, l’hanno rilanciata nelle ultime settimane. Le settimane in cui una sedicenne svedese, Greta Thurnberg, ha portato il vangelo dell’ambientalismo alle Nazioni Unite, e in cui papa Francesco dedica all’Amazzonia addirittura un Sinodo dei vescovi. Oggi l’Amazzonia non è considerata come un territorio fisico-geografico, ma come un paradigma culturale e addirittura, secondo quanto afferma la Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi, un ‘luogo teologico’ (nn. 18-19).

- Amazzonia, un eden? Ai primi missionari che vi penetrarono nel Cinquecento, questa terra non apparve molto diversa da come la descrive Emil Schulthess, un celebre fotografo svizzero che la esplorò nel Novecento. In un suo famoso libro sull’Amazzonia pubblicato negli anni Sessanta del Novecento, Schulthess spiega quanto sia falsa l’immagine idilliaca che molti ne danno. L’Amazzonia non è un romantico Eden, ma una selva inaccessibile, dove vivono legioni di insetti, eserciti di formiche e di zanzare, miriadi di ragni e di serpenti velenosi; le acque che la percorrono sono infestate da feroci piranhas, da alligatori e da anaconda, mentre sugli alberi sono in agguato giaguari e belve feroci. E’ un mondo dove non penetra mai il sole, senza luce e senza stagioni, dove non esiste la frescura della notte, ma solo afa incontenibile. Un paesaggio in cui piove sempre, le acque marciscono e domina l’umidità e la putredine. E’ il regno delle ombre, non un paradiso, ma piuttosto, afferma Schulthess un ‘inferno verde’.

- Europa, foreste, San Benedetto. L’Europa, dopo la caduta dell’Impero romano, era quasi completamente ricoperta di foreste e di boscaglie. I monaci benedettini disboscarono le foreste, prosciugarono le paludi, irrigarono le campagne, lavorarono i terreni per renderli coltivabili, costruirono il paesaggio di un intero continente. L’esistenza delle foreste è permessa da Dio per spingere l’uomo a non sottomettersi alla natura, ma a dominarla e a trasformarla. Alla foresta, che è il regno delle ombre, che ospita gli spiriti delle tenebre, i monaci opposero la terra coltivata, simbolo della cultura dell’uomo, che è vero progresso sulla strada della verità. Così il Medioevo alle tenebre della foresta, abitata da spiriti maligni, oppose la luce delle cattedrali. La deforestazione è simbolo di civiltà, il culto della foresta simbolo di barbarie. Il primo grande deforestatore della storia fu san Benedetto da Norcia, il padre della Civiltà europea.

- Una svolta preoccupante. Questa è la nuova religione che ci viene proposta: una religione dal volto tribale, che è in realtà un’antireligione, una visione idolatrica della natura, davanti a cui dobbiamo chiedere al Signore lo spirito con cui Elia abbatteva gli idoli e sconfiggeva i falsi profeti (1 Re, 18, 20-40).Temiamo che gli idoli siano accolti in Vaticano e di fronte a questa terribile prospettiva dobbiamo ripetere a voce alta le parole che gli Apostoli opposero a chi chiedeva loro di non predicare il Vangelo subito dopo la morte di Cristo: ‘Non possumus’ ‘Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato’ (Atti 4, 20).



JOSE’ ANTONIO URETA: LA ‘CONVERSIONE ECOLOGICA INTEGRALE’ NON E’ PER GLI INDIOS, MA…
- Teologia india. Ciò che la teologia india cerca è di ‘recuperare il pensiero religioso dei popoli indigeni prima del loro incontro con la cristianità’, come spiega il sacerdote indigeno messicano Eleazar Lopez (tra gli invitati del Sinodo), il quale si autoproclama ‘ostetrico’ di questa scuola teologica.

- Dialogo interculturale e infanticidio. Il dialogo interculturale mira ad avere una ‘presenza solidale e di testimonianza’ accanto a un popolo, a ‘collaborare al rafforzamento della sua identità’ e ad ‘accompagnarlo nella lotta’. Quindi, per esempio, per gli indiani Yanomami e venti altri gruppi etnici, abbandonare l’infanticidio sarebbe anti-evangelico, perché rappresenterebbe una ‘infedeltà ai propri progetti di vita’. Non sorprende quindi che il Consiglio Indigenista Missionario dei Vescovi del Brasile sul suo sito web abbia ancora la difesa dell’infanticidio presentata dall’antropologa Rita Segato presso la Commissione per i Diritti Umani della Camera dei Deputati brasiliana.

- Conversione ecologica integrale. La parola ‘conversione’ appare 34 volte nell’Instrumentum laboris, ma non una volta si riferisce a un’eventuale conversione degli indigeni (come è noto ci sono vescovi come mons. Kräutler e congregazioni missionarie come i missionari della Consolata di Torino che si vantano di non aver battezzato nessun aborigeno per diversi decenni). La conversione che viene incoraggiata è sempre una ‘conversione ecologica integrale’ dei civilizzati, predatori della natura in nome della loro presunta superiorità.

Durante i lavori del Convegno è stato proiettato anche un video in cui mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, ha illustrato con forza le ragioni per le quali va difeso da un possibile indebolimento - e anzi valorizzato - l'obbligo del celibato ecclesiastico. In serata invece Daniel Martins (del coordinamento della Tfp giovani) ha presentato il video sulla carovana di giovani che ha raccolto oltre ventimila firme in un viaggio di 20 giorni attraverso l'Amazzonia. Le firme sono state consegnate venerdì alla Segreteria del Sinodo.

















giovedì 3 ottobre 2019

IL CONSIGLIO "PSICHIATRICO" DI GESÙ – Beato Fulton John Sheen







Fu questa la sana norma “psichiatrica” che diede Nostro Signore quando disse: “Dov’è il tuo tesoro, là c’è anche il tuo cuore”. Lasciate che un uomo guardi nello specchio del proprio cuore e conoscerà la causa dei propri disordini. La pietra di paragone è ciò che la mente considera un tesoro. Per tesoro s’intende ciò che ogni uomo crede che sia il meglio, ovvero il supremo valore della vita; ciò che ogni uomo si sforza col massimo ardore di conseguire e il cui mancato conseguimento lo scoraggia al massimo grado…

Venite a conoscenza di ciò che un uomo ambisce nel suo cuore, scoprite la fonte della sua massima gioia quando ne è in possesso, e del suo massimo scontento quando ne è privo, e conoscete il dio dell’uomo: il suo tesoro.

Fondamentalmente i cuori tendono verso tre tesori: l’egotismo, ovvero l’affermazione dell’autonomia della volontà; la lussuria, ovvero l’amore sregolato del sesso; l’avarizia, ovvero l’amore sregolato del denaro e del lusso. La maggior parte dei disordini da cui è affetta la gente dipende dall’aver essa il cuore in queste cose che non danno pace. Un uomo normale non ha bisogno di alcun aiuto esteriore per scoprire dov’è il suo cuore: nove volte su dieci, scoprirà che esso non sta dove dovrebbe stare.

Beati coloro il cui tesoro è Dio, che desiderano in tutti i modi che si compia la Sua Volontà, che pensano a Lui con tutti i loro pensieri. Allora, qualunque cosa accada al cuore umano in questa epoca atomica, esso sarà immortale come il suo tesoro…

Come può un estraneo il cui cuore non è in pace dar consigli a un altro cuore? Va forse lo psicanalista da un altro psicanalista? Nessuno può dare ciò che non ha. Se la psicanalisi è il modo di ottenere una qual certa pace, perché ci sono psicanalisti infelici?

Comunque sia, Gesù, il Nostro Buon Signore, oltre ad averci dato il segreto per vivere felici, ha anche offerto a gente più o meno normale la possibilità di risparmiare un mucchio di quattrini psicanalizzandosi da sé: ossia scoprendo semplicemente il tesoro del proprio cuore. Se costoro sono anormali e pieni di contraddizioni, allora faranno meglio a recarsi da uno psichiatra, ma i più non sono così pazzi come credono di essere: è che dove sono i loro falsi tesori, là hanno anche i loro cuori.

Non che Dio sia difficile da trovare: solo che per trovarLo bisogna essere severi con il proprio egotismo e il proprio orgoglio. Ma una volta che questi siano stati schiacciati, la ricompensa è indescrivibilmente bella.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)













mercoledì 2 ottobre 2019

OTTOBRE il mese del ROSARIO. Supplichiamo tutti la Vergine con l'arma del Rosario



La devozione alla Beata Vergine Maria mediante il Rosario risale al secolo XIII, quando venne fondato l’ordine dei Domenicani. Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa, vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una sua preghiera a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia albigese. Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa per contrastare le eresie. Furono poi i discepoli di san Domenico, tra cui su tutti il beato Alàn de la Roche, a diffondere la pratica del Rosario, ossia la recita di 150 Ave Maria raggruppate in tre serie di episodi della vita di Gesù e di Maria, dette “misteri”, con l’ausilio di uno strumento, la corona, formata da alcuni grani tenuti insieme da una corda o da una catenella. Quel modo di pregare, detto anche “Salterio mariano” o “Vangelo dei poveri”, ebbe larga diffusione per la facilità con cui permetteva di meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere un testo.


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1. “Maria aiuto dei Cristiani”. Il Rosario arma potente
«Papa san Pio V (domenicano, †1572) con la bolla “Consueverunt” del 1569, ha istituito il Santo Rosario nella forma sostanzialmente identica a quella attuale. Egli ascrisse alla recita del Rosario la vittoria delle navi cristiane contro la strapotente flotta islamica, nelle acque di Lepanto (Grecia, 7 ottobre 1571). Da allora declinò l’impero ottomano e crebbe incontenibile la devozione al Rosario nella Cristianità. Dalla vittoria di Lepanto deriva anche il titolo di “Regina delle Vittorie” attribuito alla Regina del Santo Rosario» (1). Quando Papa Pio V ricevette la notizia del felice esito della battaglia, non si mostrò per niente sorpreso. Si racconta, infatti, che nell'ora della vittoria il papa interruppe all'improvviso il dialogo con il suo tesoriere, aprì la finestra e disse con le lacrime negli occhi: “In quest'ora la nostra flotta cristiana è risultata vittoriosa sui turchi. Ringraziamo il nostro Signore!”, attribuendo la vittoria all’aiuto della celeste Regina che la Cristianità aveva invocato nell’ora del pericolo attraverso la corona del Rosario: «Tutte le grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria Santissima le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati dai musulmani. Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di “Auxilium Christianorum”, titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a ringraziare la Madonna» (2).

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2. I Pontefici, cantori dei pregi della santa corona


Tutti i Pontefici del XX sec. sono stati profondamente devoti della corona del santo Rosario. Due nomi su tutti: il ven. Pio XII e san Giovanni Paolo II. Come dimenticare le immagini così ieratiche e paterne di questi due Pontefici mentre recitano il Santo Rosario per radio e per televisione?

Il venerabile Pio XII scolpì con espressioni stupende il valore e la bellezza del S. Rosario, chiamandolo “sintesi di sacrificio vespertino, corona di rose, inno di lode, preghiera della famiglia, compendio di vita cristiana, pegno sicuro del favore celeste, presidio per l'attesa salvezza”. In un altro discorso ancora, lo stesso papa Pio XII descriveva i “pregi e gli effetti salutari del Santo Rosario” particolarmente per gli sposi novelli, per i fanciulli, per i giovani e per le giovani, per i genitori, per gli anziani, per i malati e per i morenti.

Per papa Giovanni Paolo II il Rosario è, come diceva, la sua “preghiera preferita” e la “preghiera più urgente” per i grandi bisogni dell’umanità in travaglio. Per questo motivo, per l’urgenza e la gravità della situazione in cui versano Chiesa e l’umanità, giustamente e profeticamente propose la recita del rosario quale rimedio privilegiato, sulla scorta anche di numerosi richiami del Cielo.

Ma non sono i soli.

Grande devoto del Rosario era pure, per esempio, il papa Giovanni Paolo I. Una volta, a coloro che provano scetticismo o addirittura rifiuto verso il rosario, rispose in maniera semplice ma profonda: “Pregare il rosario! Naaman si scandalizzò alla richiesta del semplice bagno nel Giordano consigliato dal profeta Eliseo. Egli non voleva credere che questo semplice mezzo l'avrebbe curato dalla sua malattia. Oggi, alcuni si comportano come Naaman e dicono: “Io sono un grande teologo, un cristiano adulto che ha assorbito la Bibbia con i due polmoni e che suda la liturgia da tutti i pori e lei osa consigliarmi il rosario? A che giova?”.

Questo papa, il cui pontificato durò appena 33 giorni, conosciuto come “Papa Luciani”, incantava il mondo non solo con la sua semplicità e naturalezza, ma anche con il suo tenero amore verso la Madonna. “Il rosario, una preghiera noiosa?” - domandò una volta – “Dipende. Può essere anche una preghiera della gioia e della letizia. Se si prega veramente il rosario, questo può trasformarsi in uno sguardo a Maria che cresce di intensità più si allunga la preghiera. Esso é come un ritornello che sgorga dal cuore e, mediante la ripetizione, rappacifica l'anima come una melodia. Una preghiera povera, il rosario? E che cosa sarebbe poi una preghiera completa, vera? Il rosario si compone di una catena di preghiere importanti e piene di contenuti: il Padre nostro, l'Ave Maria e il Gloria. Preferireste piuttosto altissime sofisticherie teologiche? Queste non sarebbero adatte per i poveri, per gli anziani e per le anime umili e semplici”.

Il “papa del Santo Rosario” per eccellenza è Leone XIII (†1903), il quale scrisse ben 13 lettere sul Rosario e che “a buon diritto è stato definito il Pontefice del Rosario. Egli afferma che solo la Ma-donna è stata l’Inventrice del Santo Rosario, nessun altro avrebbe potuto creare una preghiera e una devozione così preziosa e così alla portata di tutti” (3). A lui si deve pure che il titolo di “Regina Sacratissimi Rosarii” fosse introdotto nelle Litanie Lauretane (nel 1883).

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3. Il santo Rosario nell’insegnamento del Magistero: la lettera apostolica “Rosarium BVM” di san Giovanni Paolo II
L’ultimo documento del Magistero sul Rosario è la lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, datata al 16 ottobre 2002, di Giovanni Paolo II († 2005). Essa riassume il magistero precedente presentando i fondamenti teologici della preghiera del Rosario, offre efficaci ed utili spunti pastorali e spirituali per un modo fruttuoso di pregarla e, soprattutto, con questa Lettera il papa faceva dono alla Chiesa dei cinque misteri luminosi che completano il quadro dei miseri della vita di Gesù e della Madonna, aggiungendo gli eventi più significativi del periodo della sua vita pubblica che vanno dal suo battesimo all’Istituzione dell’Eucaristia nella vigilia della sua Passione e morte.

In questo Documento san Giovanni Paolo II presenta la natura ed il valore del Rosario indicandolo quale “itinerario di contemplazione con Maria”, “preghiera per la pace e per la famiglia”, “scuola di preghiera, di fede, di perfezione della vita cristiana”, “compendio del Vangelo”.

Il papa potè scrivere, tra le altre cose, che Il Rosario “ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più matura” (RBVM, n.39). Da qui si coglie la sua universalità che ne fa una preghiera di tutta la Chiesa. Per il Papa, il Rosario è la “via mariana” per arrivare a Gesù; è una via di “assimilazione amorosa” al Vangelo e alle ricchezze indelimitabili degli esempi e delle virtù del Signore. È la preghiera dell’ “estasi di amore” per chi sa non stancarsi di pregarlo: “Se si guarda superficialmente a questa ripetizione (delle Ave Maria, ndr.) si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione di quell'amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade” (RBVM, n.26).

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4. Il beato Bartolo Longo e la “Supplica alla Regina del Rosario di Pompei”


Il beato Bartolo Longo è il fondatore dell’augustissimo santuario della Regina del S.Rosario di Pompei e il compositore della splendida Supplica che si recita solennemente nella Chiesa due giorni all’anno, l’8 maggio e la prima domenica di Ottobre. In questo splendido testo pregno di supplice confidenza alla Sovrana del Cielo e della terra, rivolge al Rosario di Maria – quasi fosse un interlocutore a cui poter parlare –, queste parole immortali:

“O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne”.

Sono qui riassunte, in poche sillabe e con accenti vibranti di amore, alcune tra le più belle immagini e prerogative della sacra Corona: “catena dolce che rannoda a Dio”, “vincolo di amore che unisce agli angeli”, “torre di salvezza”, “porto sicuro nel comune naufragio”.

Il Rosario è veramente “catena che unisce al Cielo”, che media ogni grazia che si spera dal Cielo, che “rannoda” il nostro cuore con quello di Gesù e Maria, stringendoci in un dolce e soave amplesso con le Tre divine Persone, con la Vergine Maria, con tutti gli abitanti del Cielo; catena che profuma di Cielo, rimanda al Cielo, richiama il Cielo, porta in Cielo.

Il Rosario è davvero “torre di salvezza”, baluardo di difesa, protezione certa, scudo di difesa da tutti gli assalti dei nemici, capace di spegnere con la forza che da esso promana tutti i dardi infuocati che a milioni il demonio e i sui satelliti sferrano in continuazione su questa povera terra per perderla e distruggerla.

Il Rosario è certamente “porto sicuro” nel comune naufragio, dolce e soave consolazione, riposo dell’anima, sostegno della debolezza, medicamento ad ogni ferita, brezza refrigerante che rigenera e dilata lo spirito affannato ed intossicato. È un dolce amico, è il fedele compagno che mai ci lascia se noi non lo lasciamo, che ci accompagnerà fino al momento in cui, emesso l’ultimo respiro, lasceremo questa terra per entrare nell’eternità.

E beati saremo noi se quell’ultimo alito di vita l’avremo emesso con la Corona tra le nostre mani. Così davvero, o Rosario di Maria, “Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario (…), oh Madre nostra cara, oh unico Rifugio dei peccatori, oh Sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia” (4).

Di Tempi di Maria (fr Pietro)

Note

1) Padre Alessandro M. Apollonio, “Le Litanie lauretane, preghiera mariana, preghiera della Chiesa”, Casa Mariana Editrice.

2) Cristina Siccardi, “Beata Vergine Maria del Santo Rosario”, in: www.santiebeati.it/dettaglio/24800

3) Cf P. Stefano M. Manelli, “Ottobre: il mese del Rosario”, Casa Mariana Editrice.

4) Dalla Supplica alla Regina del Rosario di Pomepi del Beato Bartolo Longo: www.santuario.it/…/supplica-alla-m…

















martedì 1 ottobre 2019

SE ROMA DECIDE DI NON ESSERE PIU' ROMA







Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 10 - Ottobre 2019

Roma non può decidere di non essere più Roma e se lo facesse, Roma continuerebbe a sussistere, perché è voluta da Dio e non dagli uomini.


Uno degli effetti più devastanti della distruzione della messa cattolica, sostituita da una nuova composizione chiamata Novus Ordo, appunto novus, cioè nuovo rito, è proprio la perdita della romanità.


La messa cattolica della tradizione è la Messa romana, il messale è appunto il Missale Romanum, cioè la Messa di Roma. Tutto in essa richiama la romanità, a partire dalla lingua liturgica, il latino.


Per questo l'hanno abbandonata, per questo hanno imposto violentemente come sostituzione una messa nuova, confezionata per fondare una Chiesa universale non romana, una chiesa ecumenica. L'ecumenismo protestantico, d'altronde, non sopportava e non sopporta la romanità. Non si era mai visto un simile autoritarismo nella Chiesa; nessuno avrebbe mai osato sostituire la Messa dei secoli cristiani con una nuova composizione fatta a tavolino dai cosiddetti esperti. Nessun Papa di Roma avrebbe mai osato fare questo, una cosa così non fu mai vista. Paolo VI ebbe, alla fine, solo la prudenza di non promulgare lui il nuovo messale, ma di farlo fare alla Congregazione dei riti: fu scrupolo del pontefice? Fu disposizione della Provvidenza? Lo sapremo in Paradiso.
Sta di fatto che la nuova messa fu imposta con terrorismo curiale, facendo morire di crepacuore tanti preti e vescovi: emblematica, tra tutte, l'opposizione dei 6000 preti spagnoli o il dolore mortale dell'allora arcivescovo di Madrid.


Lo scempio causato è sotto gli occhi di tutti, il disastro nella Chiesa registrabile da ogni uomo onesto.


In questo disastro fu colpita a morte la romanità. La messa di oggi non è più la Messa di Roma, anche se sulla copertina del Messale c'è ancora stampato “Messale Romano”. L'odio per il latino è una delle manifestazioni più evidenti dell'anti-romanità. La scusa è quella della comprensione dei fedeli; in verità l'uso delle lingue nazionali è stato voluto per rendere la Chiesa cattolica meno romana. Ma se non è romana non è nemmeno cattolica. La Chiesa non sarà mai cattolica, cioè universale, perché internazionale. È il marxismo, il comunismo ad essere internazionale; no, la Chiesa sarà universale, cattolica, perché romana. Proprio in questo si manifesta la terribile crisi che viviamo. Esattamente come il Papa: non sarà Papa, se non perché romano, cioè vescovo di Roma. Il Papa non potrà mai essere il funzionario supremo di una ONU religiosa, sarà il pastore universale solo perché romano.


È così nel disegno di Dio, che ha preparato la grandezza della Roma antica, affinché divenisse la culla della cattolicità, cioè del vero cristianesimo, quello compiuto.


E' opportuno riportare qui le solenni affermazioni del grande Pontefice S. Leone Magno, eletto Papa nel 440, il quale in un solenne sermone per la festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, così proclamava l'alto destino di Roma: «Affinché l'ineffabile grazia della Redenzione si diffondesse per tutto il mondo, la Provvidenza divina preparò l'impero romano, che di tutti i popoli formò una sola grande famiglia ravvicinata ed unita... affinché la predicazione dell'umano riscatto rapidamente si diffondesse in mezzo ai popoli governati da una sola città». E più sotto aggiunge: «Il Beatissimo Pietro principe del Collegio Apostolico fu destinato all'arce del Romano Impero, affinché la luce rivelata per la salvezza di tutte le genti, dal centro stesso più efficacemente si diffondesse per tutto il corpo». Ed in un impeto oratorio il grande Pontefice si rivolge a Roma e le dice: «O Roma, gli Apostoli Pietro e Paolo, questi sono gli eroi che ti innalzarono alla gloria di città santa, di popolo eletto, di città sacerdotale e regale, per modo che divenuta in virtù della sacra sede del B. Pietro, veramente capo del mondo, estendi il tuo impero con la religione divina più che non l'estendesti con la dominazione umana. Sebbene infatti, resa potente dalle molte vittorie, affermassi per terra e per mare il diritto all'impero; tuttavia, quello che le tue belliche imprese ti assoggettarono, è meno di quello che ti sottomise la pace cristiana».


Ebbene, tutto questo era espresso nella Messa latina, nella Messa di Roma; ebbene tutto questo non c'è più per la maggioranza dei cristiani, che non essendo più romani, perché orfani della messa di Roma, non possono più essere compiutamente cattolici.


E questo, spaventoso, è avvenuto perché Roma ha deciso di non essere più Romana.


Ma Roma sussiste, nonostante Roma, perché fa parte del disegno di Dio. Non dipende dagli uomini, anche ecclesiastici.


Roma sussiste, e noi in attesa di un'alba nuova per la fede, custodiamo il Missale Romanum.


PAX ROMANA
Il testo completo da cui è tratto il brano di pag. 3
di "Radicati nella fede": Onde Cristo è romano.
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