domenica 5 novembre 2017

Quel miracolo eucaristico di Buenos Aires






scritto da Aldo Maria Valli

Mentre si parla con sempre maggiore insistenza di una «messa ecumenica» che sarebbe allo studio di una commissione vaticana, e mentre da parte cattolica c’è chi sostiene che il centro dell’eucaristia non sarebbe la consacrazione del pane e del vino ma l’ascolto della parola, vorrei portare l’attenzione su un miracolo eucaristico che papa Francesco dovrebbe conoscere bene, perché avvenuto a Buenos Aires, prima e durante gli anni dell’episcopato di Bergoglio.

Anche se la Chiesa di Buenos Aires non ha mai voluto suscitare clamore attorno ai fatti, ormai il quadro è piuttosto chiaro.

Nella parrocchia di Santa Maria, che si trova nel centro della capitale argentina, al numero 286 di Avenida La Plata, quartiere di Almagro, il 1° maggio 1992, un venerdì (lo stesso mese e lo stesso anno in cui Jorge Mario Bergoglio diventa vescovo ausiliare della metropoli) due pezzetti di ostia consacrata sono trovati sul corporale del tabernacolo. Come si fa in questi casi, il parroco ordina di metterli in un recipiente d’acqua, perché si sciolgano, e di riporre il tutto nel tabernacolo.

Venerdì 8 maggio, però, i due pezzetti di particola non si sono ancora sciolti. Hanno anzi preso un colore rosso sangue, e due giorni dopo, domenica 10, durante la messa della sera alcune gocce di sangue vengono notate sulla patena.

Si arriva a domenica 24 luglio 1994, quando il celebrante, durante la messa dei bambini, prendendo la pisside dal tabernacolo si accorge che una goccia di sangue scorre sulla parete interna.

Ed eccoci all’agosto 1996, giorno 15, festa dell’Assunzione di Maria al cielo.

Alle ore diciannove, al termine della messa, padre Alejandro Pezet vede una fedele che si avvicina: ha con sé un’ostia trovata in un angolo della chiesa ed evidentemente profanata.

Anche in questo caso il sacerdote mette la particola in un contenitore pieno d’acqua, perché si possa scogliere, e ripone il tutto nel tabernacolo. Qualche giorno dopo, il 26 agosto, scopre però che l’ostia, anziché dissolversi, si è trasformata in qualcosa di solido: qualcosa che sembra proprio un frammento di carne insanguinata.

Il parroco avverte l’arcivescovo Antonio Quarracino, che coinvolge l’ausiliare Bergoglio. Un professionista fotografa i reperti, viene stilato un rapporto e il tutto è trasmesso a Roma.

Dopo che nel 1992 alcuni ematologi hanno stabilito che si tratta di sangue umano, anni dopo è l’arcivescovo Bergoglio ad autorizzare analisi ancora più approfondite, in un laboratorio di Buenos Aires i cui tecnici sono tenuti all’oscuro della provenienza dei reperti. Risultato: i globuli rossi e bianchi, così come i tessuti, sono di un cuore umano, di un uomo ancora vivo, con cellule pulsanti.

A questo punto, siamo nel 1999, l’arcivescovo Bergoglio chiede nuovi esami e ne incarica il dottor Ricardo Castañon Gomez, specialista boliviano, il quale preleva un frammento di quella che sembra essere carne e lo invia al laboratorio di genetica Forence Analitycal di San Francisco, dove il 28 gennaio 2000 viene reso noto che sul materiale è stato trovato DNA umano.

I campioni sono inviati anche al professor John Walker, dell’Università di Sydney in Australia, il quale rileva a sua volta che si tratta di cellule muscolari e cellule bianche del sangue, tutte intatte. Non solo. Le analisi, come Walker comunica nel 2003 a Castañon, stabiliscono che i tessuti sono infiammati, segno che la persona a cui appartengono ha subìto un trauma.

Alla ricerca di ulteriori conferme, i campioni vengono inviati anche a un esperto di malattie del cuore, il dottor Frederic Zugibe della Columbia University di New York, che nella relazione del 26 marzo 2005 scrive: «Il materiale analizzato è un frammento del muscolo cardiaco tratto dalla parete del ventricolo sinistro in prossimità delle valvole. Questo muscolo è responsabile della contrazione del cuore. Va ricordato che il ventricolo cardiaco sinistro pompa sangue a tutte le parti del corpo. Il muscolo cardiaco in esame è in una condizione infiammatoria e contiene un gran numero di globuli bianchi. Ciò indica che il cuore era vivo al momento del prelievo dal momento che i globuli bianchi, al di fuori di un organismo vivente, muoiono. Per di più, questi globuli bianchi sono penetrati nel tessuto, ciò indica che il cuore aveva subito un grave stress, come se il proprietario fosse stato picchiato duramente sul petto». Naturalmente anche nel caso del dottor Zugibe e dei suoi collaboratori è stata omessa l’origine dei campioni.

Risulta che quanto il dottor Zugibe seppe che quel materiale era stato tenuto per un mese in acqua e per tre anni in acqua distillata, restò esterrefatto. E ancor più sconvolto fu quando scoprì, dal dottor Castañón, che quel frammento di cuore umano «vivente» era in origine un’ostia consacrata.

«Come e perché un’ostia consacrata possa mutare e diventare la carne e il sangue di un essere umano vivente – commentò il dottor Zugibe, patologo che ha analizzato anche la Sacra Sindone – rimane un mistero inspiegabile per la scienza, un mistero al di fuori della sua competenza».

I risultati delle analisi realizzate sui campioni provenienti da Buenos Aires sono stati confrontati con quelli del miracolo eucaristico di Lanciano, e gli esperti, ignari della provenienza dei tessuti, hanno concluso che appartengono alla stessa persona, con sangue di tipo AB positivo e DNA identico a quello riscontrato sulla Sacra Sindone e sul Sudario di Oviedo.

Va notato che Jorge Mario Bergoglio, sia da ausiliare sia poi da arcivescovo, ha seguito la procedura prevista dal documento «Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni», emanato dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 1978. Inoltre risulta che lo stesso Bergoglio si sia recato più volte nella chiesa di Santa Maria, anche per l’adorazione eucaristica.

Nella chiesa di Santa Maria i fatti che abbiamo narrato vengono illustrati periodicamente ai fedeli. «Preghiamo perché in tutte le comunità ecclesiali cresca il senso eucaristico della nostra fede», dicono i parrocchiani.

Aldo Maria Valli










AUTORITARIA E' SEMPRE LA RIVOLUZIONE, MAI LA TRADIZIONE





Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 11 - Novembre 2017



Solitamente, nell'immaginario collettivo anche cattolico, la Tradizione viene affiancata a una visione autoritaria della Chiesa, verticistica e accentrata, mentre la modernità con tutto il suo carico rivoluzionario, viene affiancata ad una chiesa semplice e libera, popolare e democratica: niente di più falso! È proprio vero il contrario!

La Tradizione, quella vera, che non è conservatorismo, proprio perché pone l'accento sull'autorità dell'insegnamento perenne di duemila anni di cristianesimo; proprio perché parla di un contenuto di verità, di un deposito della fede da custodire vivere e tramandare intatto; proprio perché a questo contenuto intangibile ricevuto da Dio, tutti devono obbedire e sottostare, dal Papa al più piccolo bimbo del catechismo: proprio per questo la Tradizione non è fatta di un autoritarismo tutto umano, dove il “capo” impone in nome di se stesso la linea da seguire.
È la Rivoluzione che invece è autoritaria: in ogni rivoluzione, per imporre il “mondo nuovo” che a turno dovrebbe migliorare l'esistenza umana, è necessario che chi è a capo imponga con violenza, fisica o morale, la svolta da compiere.

Il problema è che questa visione autoritaria distrugge la vera autorità che è quella della verità.

La Tradizione della Chiesa è fatta per custodire e trasmettere la verità; e difendendola, contro tutti i falsi cristiani che vogliono modificarla e cambiarla, rende possibile la libertà dei giusti: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

L'autoritarismo moderno è pestifero, entra dappertutto, e se entra nella Chiesa di Dio la corrompe.
Per questo dobbiamo vigilare e coltivare un amore sconfinato alla Tradizione e guardarci bene dall'autoritarismo. Dobbiamo coltivare un amore sconfinato alla Tradizione perché è la forma con cui Cristo ci raggiunge. Dobbiamo guardarci dall'autoritarismo perché è la violenza dell'uomo che vuole sostituirsi alla verità di Dio.

Solo che per guardarsi da questa moderna malattia occorre vivere di autorità e non di autoritarismo.
Cioè, non bisogna aspettare dall'alto, dai “capi”, le indicazioni per vivere pienamente il cristianesimo come Dio comanda. Non bisogna aspettare, ma prendere in mano la propria obbedienza a Dio per compiere l'opera che chiede.

Nella Chiesa è sempre avvenuto così.

Ve lo immaginate un San Francesco che si lamenta del Papa perché non riforma la Chiesa? No, San Francesco non ha atteso dal Papa, è andato dopo dal Papa per sapere se si ingannava; ma prima di andare dal Papa ha fatto ciò che Dio gli indicava.

Ve lo immaginate san Paolo che aspetta da Pietro l'indicazione su cosa deve fare? Assurdo sarebbe: certo che Paolo andò da Pietro, ma carico già del compito affidatogli da Cristo del predicare alle genti, compito accettato e abbracciato.

Tutto nella Chiesa, tutte le vere riforme, tutte le vere opere, sono nate dall' “alto” della grazia di Dio, ma questa grazia è germogliata nel “basso” della vita di anime cristiane che non hanno atteso una “patente” dall'autorità. L'autorità, il Papa e i Vescovi, sono intervenuti dopo, spesso molto dopo, per giudicare la bontà dell'opera. Ma per essere giudicata dall'autorità, l'opera deve esserci già, questo è ovvio!

Ma non lo è ovvio per tutti i malati di autoritarismo, che hanno trasformato la Chiesa in una società di impiegati che fanno corte all'autorità.

Sono malati della stessa malattia tutti quei cristiani che dicono di amare la Tradizione, ma non si muovono nel costruire alcunché.
Attendono Papa dopo Papa, Vescovo dopo Vescovo, parroco dopo parroco, pretendendo da essi un certificato di fiducia in anticipo, prima di aver costruito qualcosa.

Il concilio di Trento, così amato dai tradizionali, è stato preparato e reso possibile da tutti i Santi della riforma cattolica, che è nata ben prima del concilio!

Il concilio di Nicea che salvò la fede in Cristo fu possibile per tutti i santi che, nella solitudine dell'incomprensione, rimasero attaccati alla Tradizione e fecero l'opera di Dio.
Nessuno di essi ebbe un certificato anticipato di fiducia dall'autorità.

Il pericolo dell'autoritarismo è serio: è lo strumento che ogni dittatura culturale ha per fermare la vita, che non corrisponde mai allo schema che l'uomo ha in testa.

Se il mondo tradizionale cadrà nell'inganno dell'autoritarismo, la vera riforma della Chiesa, ahimè, sarà da rimandare... chissà per quanto tempo.
Se il mondo tradizionale cadrà nell'inganno dell'autoritarismo non costruirà l'opera che Dio gli ha dato da compiere e molte anime non avranno il riparo sicuro nella tempesta.

Se cadremo nell'inganno dell'autoritarismo, quello di chi aspetta dal “capo” la riforma della propria vita, non potremo poi lamentarci se a sera saremo a mani vuote, l'abbiamo voluto noi.










RADICATI NELLA FEDE






sabato 4 novembre 2017

MEDITAZIONE SUI NOVISSIMI





Padre Stefano Manelli (FI)

«In tutte le tue opere, ricordati dei “Novissimi” e non peccherai in eterno!» (cf Sir 7,36). Questa massima del Siracide era molto cara a sant’Agostino, e noi amiamo porla come «pietra angolare» (1Pt 2,7) per tutto il corso delle meditazioni e lo svolgimento delle riflessioni sui Novissimi durante l’intero mese di novembre, che è chiamato il Mese dei defunti e, più in particolare, il Mese delle anime purganti, ossia delle anime defunte che si trovano nel Purgatorio, in attesa di poter entrare nel Regno dei cieli con l’aiuto dei nostri suffragi.

I quattro Novissimi sono questi: la Morte, il Giudizio, l’Inferno e il Paradiso. Si può senz’altro dire che essi sono le quattro colonne portanti del destino finale di ogni uomo. Nessun uomo, infatti, può evitare l’incontro con i quattro Novissimi al terminale della sua vita terrena.

Si può anche dire, quindi, che i Novissimi, in effetti, sono la verità più reale e la realtà più vera perogni uomo. La Fede cristiana, infatti, nostra maestra di vita, è la depositaria della verità dei quattro Novissimi che animano l’intero deposito della Rivelazione divina sia scritta (Sacra Scrittura), sia parlata e trasm essa (Tradizione e Magistero).

Affrontare la Morte, subire il Giudizio, essere precipitato nell’Inferno, essere innalzato nel Paradiso: questo è il terminale ultimo dell’uomo che deve lasciare la vita temporale ed entrare nella Vita eterna, ossia deve lasciare questo mondo passeggero ed entrare nell’eternità dell’Aldilà che, infine, può essere soltanto l’eternità dell’Inferno o l’eternità del Paradiso.

A chi tocca la scelta dell’eternità nell’Inferno o nel Paradiso? Tocca soltanto all’uomo, ad ogni singolo uomo. Nessuno può essere sostituito in questa scelta finale, che è la più decisiva di ogni altra, una vera scelta eterna. La scelta, in effetti, si fa sulla terra, durante la vita. Alla fine, ci sarà soltanto il rendiconto della vita di ciascuno per ottenere la sentenza inappellabile del Giudice supremo, Dio.

È con la scelta della mia vita svolta sulla terra, dunque, che preparo il Giudizio finale e inappellabile di Dio. Se, di fatto, scelgo di vivere in maniera meritevole dell’Inferno, meriterò l’Inferno eterno di Satana e dei suoi satelliti. Se invece scelgo di vivere in maniera degna del Paradiso, meriterò il Paradiso eterno di Dio con i suoi angeli e santi.

1. San Crispino da Viterbo

Nella vita di san Crispino da Viterbo, l’umile frate Cappuccino che fece molto parlare delle sue grandi virtù, si legge questo istruttivo episodio. Un giorno una povera donna del popolo si avvicinò a san Crispino, in Orvieto, e gli chiese, in segreto, tre... numeri per giocare e vincere al Lotto. Il Santo, dopo un attimo di sorpresa, le rispose: «Volentieri, buona donna, vi darò quattro numeri, perché la vostra vittoria vi frutti di più. E i numeri che vi do sono proprio infallibili, sapete! Scriveteli: Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso. Combinate voi stessa questi numeri come volete e farete una vittoria eterna». La donna capì la lezione e, rientrata a casa, pensò seriamente a menare una vita più cristiana da quel giorno. Il Santo la incontrò di nuovo alcuni giorni dopo e le annunciò la prossima vincita della quaterna, ossia del suo passaggio nell’Aldilà, dove Dio l’accoglieva nel Paradiso. E pochi giorni, la donna morì.

Sono i “Novissimi”, dunque, che aiutano molto a prepararsi all’incontro ultimo con Dio per essere da Lui giudicati degni della Salvezza eterna, entrando nel Paradiso subito o dopo qualche tempo di necessaria purificazione nel Purgatorio. “Si muore come si vive”, dice una massima popolare. Ed è per questo che sant’Agostino può esortare, dicendo a tutti: «Vivi bene e muori bene». Salve le eccezioni, infatti, l’esperienza ci dice che avviene proprio così: chi vive bene, muore bene; chi vive male, muore male. È la scelta del vivere bene, dunque, che prepara e assicura il morire bene, e di conseguenza garantisce un Giudizio di Dio che escluda la condanna all’Inferno eterno, anche se, per l’entrata in Paradiso, potrà essere necessario un supplemento del tempo di purificazione nello stato doloroso di vita chiamato il Purgatorio.

Si può capire già, a questo punto, che il destino eterno di ogni uomo è legato direttamente alla scelta dell’eternità che in concreto si vuole ottenere. Chi vuole l’eternità del Paradiso è colui che sceglie di vivere in maniera degna del Paradiso, mentre chi non sceglie di vivere per il Paradiso, è segno che vuole rischiare l’eternità dell’inferno.

2. Un santo frate trappista...

Il padre Maria Geniez, Trappista, prima di entrare fra i monaci, era stato Prefetto e Deputato di alto rango. Amici e compagni di alto livello politico andarono a visitarlo e vollero chiedergli di ritornare alla vita politica, abbandonando il monastero. «Non posso – rispose il Trappista – perché davanti alla porta del monastero ci stanno sempre tre guardie che me lo impediscono».
«Ma non c’è problema per noi, se chiamiamo la Direzione della Polizia per togliere subito quelle tre guardie». «Venite e leggete», disse allora il trappista, conducendo gli amici davanti al portone su cui erano scritte le tre parole: «Morte-Giudizio Eternità». «Togliete queste guardie, cari amici, e io tornerò con voi».

Si capisce, infatti, che se noi vogliamo vivere spensierati e gaudenti secondo il mondo, dobbiamo disfarci dei Novissimi, i quali ci fanno paura quando non siamo fedeli e coerenti nello scegliere e nel vivere sempre in maniera degna del Paradiso, contentandoci, facilmente, purtroppo, di una vita mediocre, a base di numerosi compromessi e di mezze misure che spingono a non pensare ai Novissimi, lasciando però nell’anima un peso di brutte responsabilità e di molte colpe da espiare sulla terra o nel Purgatorio, per poter poi entrare, purificati e liberi, nel Regno dei cieli.

3. San Pio da Pietrelcina

Dalla vita di san Pio da Pietrelcina, invece, noi sappiamo che già diversi anni prima della morte, ogni sera, egli, prima di ritirarsi nella sua cella per andare a dormire, passava dal suo padre superiore per salutarlo, chiedergli la benedizione e poi pregarlo di dargli il permesso o l’obbedienza di... morire, ossia di poter lasciare questa terra per andare... in Paradiso: «Padre Guardiano – diceva padre Pio – sono tutto scassato, dammi l’obbedienza di andarmene con il Signore!... Perché non mi dai il permesso di andarmene da questa terra?»...

Ben diversamente da noi, quindi, che siamo sempre timorosi e che vogliamo scansare anche il solo pensiero dei Novissimi, per padre Pio da Pietrelcina, invece, i Novissimi sono stati il «pensiero costante di lasciare questo mondo per andare incontro al Signore». Questa è la visione genuinamente cristiana dei Novissimi, che aprono la porta alla beatitudine eterna per chi vuole salvarsi.

4. San Luigi Gonzaga...

Anche di san Luigi Gonzaga si sa che, avendo contratto la peste nel trasportare gli appestati, fu avvertito dai medici che gli restavano pochi giorni di vita, e il Santo ne provò tanta gioia che, ad un confratello venuto da lui, disse tutto giulivo: «Ho da dirti una buona nuova: non ho più che pochi giorni da vivere. Diciamo dunque il Te Deum di ringraziamento a Dio, per tanto beneficio». Al momento di partire da questa vita terrena, il Santo giovane esclamò beato: «Sono molto lieto... andiamo nella casa del Signore!...». E morì con il sorriso sulle labbra...

La scelta di vivere santamente per andare in Paradiso – come hanno fatto tutti i santi – è l’unica scelta che fa capire i Novissimi non con paura o terrore – come succede a noi, che non siamo “santi” – ma con serenità, perché è proprio meditando sui Novissimi che si impara a evitare ogni peccato, vivendo santamente per ottenere il Paradiso.


















L’aborto non è mai abbastanza






Nonostante i numeri pazzeschi registrati in 50 anni di aborto legale, nel Regno Unito (e in Europa) l’opposizione a questo “diritto” è sempre più nel mirino





Novembre 3, 2017 Pietro Piccinini


In effetti fa impressione quel numero stampato sulla copertina del Catholic Herald in occasione del cinquantesimo anniversario della legalizzazione dell’aborto nel Regno Unito. Da quel 27 di ottobre del 1967 in cui il parlamento di Londra approvò l’Abortion Act, sono state 8.894.355 le interruzioni volontarie di gravidanza registrate in Inghilterra, Scozia e Galles.


NUMERI E STERLINE.
E dire che, secondo le rassicurazioni dei promotori della legge, l’aborto sarebbe dovuto rimanere una misura eccezionale a cui fare ricorso solo ed esclusivamente in «circostanze estreme e tragiche», come ricorda Lord David Alton. Invece, in mezzo secolo «hanno perso la vita» quasi 9 milioni (nove milioni) di «bambini non nati», per usare le parole di questo pari d’Inghilterra celebre per l’impegno a favore dei diritti umani. Si tratta di «una morte ogni tre minuti; 20 vite soppresse ogni ora», scrive Lord Alton. E non solo l’aborto è ormai applicato all’infinito nell’indifferenza generale come una qualunque pratica «routinaria e seriale», ma «quello che una volta era un crimine è diventato un’industria redditizia», se è vero che, per limitarsi all’ultimo decennio, ben «757.832.800 sterline dei contribuenti sono state versate ad abortisti privati».


VIOLENZA SULLE DONNE.
Eppure tutto questa sembra non essere ancora abbastanza, per la «cultura di morte» contestata da Lord Alton. Sempre attraverso il Catholic Herald l’eurodeputato Steven Woolfe denuncia che a Strasburgo e a Bruxelles stanno brigando per mettere definitivamente fuori dal consesso civile l’opposizione all’aborto. Con una manovra che richiama alla mente l’invenzione del “reato di intralcio all’aborto”, introdotto in Francia a febbraio, il Parlamento europeo ha appena approvato un rapporto provvisorio della sua commissione per le Libertà civili e la Giustizia nel quale sta scritto che l’Unione Europea «afferma con forza che la negazione dei servizi per la salute e per i diritti sessuali e riproduttivi, incluso l’aborto sicuro e legale, è una forma di violenza contro le donne». Al termine dell’iter, il testo andrà a «costituire la base delle raccomandazioni del Parlamento di Strasburgo alla Commissione europea per le prossime proposte di legge» in materia di contrasto alla violenza sulle donne, ma fin da ora secondo Woolfe bisogna preoccuparsi per come una simile affermazione potrebbe trovare concreta traduzione. Domani sarà ancora legale battersi contro il “diritto” all’aborto o anche solo per una sua restrizione?


PENSIERI VIETATI
. Steven Woolfe è un indipendentista e da esponente del “partito della Brexit” sembra voler suggerire che l’uscita del suo paese dall’Unione Europea lo proteggerà almeno in parte da questa deriva. Ma da un lato lui stesso ricorda che in futuro Bruxelles potrebbe sempre decidere di imporre le regole in questione come «condizione per i trattati commerciali con i paesi non europei» (il caso citato da Woolfe è quello dell’Irlanda del Nord, la cui legislazione assai restrittiva in materia di aborto rischierebbe di diventare criminale per i futuri standard europei). E d’altro lato il Regno Unito in quanto a derive da «cultura della morte» non ha da invidiare nulla a nessuno. Le innumerevoli richieste di dimissioni seguite di recente alle dichiarazioni «ripugnanti» del parlamentare cattolico Jacob Rees-Mogg, messo in croce per essersi detto contrario all’aborto sempre e comunque, rappresentano solo la più recente e rumorosa di una lunga serie di variazioni sul tema. Mobbing, discriminazione e boicottaggio sono il “new normal” per chi si rifiuta di seguire la corrente dell’aborto libero.


SERVIZIO GRATUITO.
Londra non si fa mancare nemmeno qualche invadente tentativo di ingerenza abortista verso l’Irlanda del Nord, che come accennato sopra è l’unico stato del Regno Unito risparmiato cinquant’anni fa dall’introduzione dell’Abortion Act, e restando tuttora un paese convintamente antiabortista è fatto oggetto di una forte pressione internazionale verso il “cambiamento” (c’è un referendum in programma per l’anno prossimo). È di pochi giorni fa la notizia che il governo britannico intende rendere gratuito per le nordirlandesi l’accesso all’aborto in Inghilterra, servizio che invece attualmente prevedere per loro il versamento di un ticket non indifferente. Sarà anche «allestito un sistema di prenotazioni telefoniche centralizzato per permettere loro di prendere appuntamento con i professionisti inglesi», informa un articolo del Guardian. La cultura della morte, commenta Lord Alton, «preferisce corrompere le donne nordirlandesi offrendo loro 1.400 sterline per ogni bambino che abortiscono in Inghilterra anziché dare loro sussidi equivalenti o aiutarle a salvare quel figlio o promuovere l’adozione».


PRO-LIFE AL BANDO.
Nel frattempo, proprio in occasione del 50esimo anniversario della legalizzazione dell’aborto, 113 parlamentari britannici, fra i quali il leader del Partito laburista Jeremy Corbyn e quello dei Lib-Dem Vince Cable, hanno sottoscritto una lettera aperta per chiedere al ministro dell’Interno Amber Rudd di fare il necessario affinché le donne possano avere «accesso sicuro» alle cliniche abortive, ovvero vietare le veglie dei pro-life all’esterno delle strutture. Iniziative, le veglie antiabortiste, che naturalmente sono criticabili sotto molti aspetti, ma che non possono certo essere accusate di esercitare “violenza sulle donne”. O sì?













venerdì 3 novembre 2017

BRUXELLES, COMMEMORAZIONE IN CATTEDRALE DELLA RIFORMA PROTESTANTE. I GIOVANI PROTESTANO CON IL ROSARIO




03 novembre 2017

Sabato scorso nella cattedrale dei Santi Michele e Gudula a Bruxelles si è tenuta una commemorazione congiunta, cattolico protestante, dei 500 della Riforma di Martin Lutero. Presente anche l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, il cardinale Jozef De Kesel. Nel momento i cui ha preso la parola il pastore Steven Fuite, un gruppo di ragazzi ha iniziato a recitare a voce alta il Rosario, interrompendo il sermone luterano. I giovani sono poi stati portati fuori dalla polizia.















giovedì 2 novembre 2017

PRIMO SABATO DEL MESE SANTO ROSARIO INTERO PER CONVERSIONE E TRIONFO CUORE IMMACOLATO DI MARIA






Sabato 4 novembre - primo sabato del mese 
presso la chiesa di San Vitale a Pistoia 

alle ore 21:00

Adorazione e Santo Rosario intero 

per conversione di noi peccatori e
 trionfo Cuore Immacolato di Maria 

sarà disponibile un sacerdote per le confessioni 


Promosso dall'associazione Amicizia Mariana