venerdì 3 ottobre 2025

Per far crescere il tasso di natalità, dobbiamo guardare a soluzioni spirituali






di John Horvat

I tassi di natalità sono in calo ovunque. La maggior parte degli analisti cita cause materiali per la mancanza di bambini. Le difficoltà economiche, l'insufficienza dei servizi di assistenza all'infanzia e l'incertezza politica sono tutte citate come ragioni per cui le persone non vogliono avere figli.

Chi ha una mentalità materialista non riesce a concepire altre ragioni. Pertanto, propone maggiori sussidi governativi, agevolazioni fiscali e programmi di sostegno all'infanzia nella speranza di invertire la tendenza. Sebbene tali programmi possano aumentare leggermente i tassi di natalità, di solito non hanno il necessario impatto per evitare il collasso demografico. Inoltre, sono programmi estremamente costosi.

Purtroppo, nessuno vuole prendere in considerazione le ragioni o le soluzioni spirituali che potrebbero contribuire ad aumentare il tasso di natalità.

Alcuni analisti ammettono che la religione è un fattore che contribuisce all'aumento dei tassi di natalità. I fatti dimostrano molto chiaramente che più una società è secolarizzata, più basso è il tasso di natalità. Sta emergendo un numero crescente di prove che non lasciano dubbi sul fatto che quelli che frequentano regolarmente la Chiesa, in particolare i cattolici, hanno più figli.

Tuttavia, gli analisti laici che ammettono questi fatti insistono nel vederli attraverso il prisma materialista. Concludono che le parrocchie e le comunità religiose della Chiesa forniscono alle famiglie i beni materiali che mancano. Le parrocchie sono ridotte a reti di sicurezza e di sostegno che rendono più facile per i genitori far fronte a un numero maggiore di figli.

In altre parole, la Chiesa fa ciò che dovrebbe fare il governo, e lo fa a basso costo.

La Chiesa cattolica, ad esempio, forniva suore che gestivano scuole e ospedali. L'economista della famiglia Kasey Backles ha dichiarato alla rivista Newsweek che «quando il numero delle suore diminuì drasticamente in Europa nella seconda metà del XX secolo, scomparvero gli ospedali, le scuole e i servizi di sostegno alle famiglie che quelle suore fornivano e ciò portò a un forte calo della fertilità tra i cattolici europei».

Si tratta di una prospettiva materialista che riconosce anche i benefici sociali della religione come fattore di aumento della fertilità tra i fedeli. Il demografo Lyman Stone, direttore dell' Institute of Family Studies’s Pronatalism Initiative, ha affermato che "la comunità religiosa è molto utile per i genitori, poiché riduce il peso della genitorialità, fornisce modelli di riferimento di famiglie numerose e aiuta i genitori a scambiarsi idee e pratiche".

Cioè, per gli analisti materialisti, la soluzione sta nella creazione di "ambienti favorevoli" in cui le persone si sentano sicure nell'avere figli. Si tratta dunque più di sicurezza finanziaria che di amore genitoriale.

Ma nessuno vuole considerare che le considerazioni spirituali potrebbero essere l'unico modo per aumentare la fertilità e i tassi di natalità. Crescere un figlio è sempre stato costoso e lo sta diventando sempre di più. Tuttavia, la genitorialità non è mai una decisione puramente finanziaria.

L’incentivo che la Chiesa cattolica ha sempre fornito ad avere figli supera di gran lunga qualsiasi cosa possa proporre il materialismo moderno. La Chiesa sostiene che ogni bambino ha un'anima con un destino eterno. Ogni essere umano è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ogni bambino esiste per conoscere, amare e servire Dio in questa vita ed essere felice con Lui nella prossima.

I genitori che amano Dio comprendono che i loro figli possono rendere gloria a Dio se cresciuti bene. Per questo motivo, si sforzano di avere molti figli e di dare un senso e uno scopo a coloro che sono affidati alle loro cure. Confidano nella Provvidenza di Dio per provvedere alla famiglia. Il loro obiettivo non è solo quello di provvedere ai loro bisogni materiali, ma anche di aiutare i loro figli e se stessi nella santificazione. La meta finale è il paradiso, non la terra.

Per questo motivo, la Chiesa fornisce quelle magnifiche risorse materiali ammirate da studiosi laici della famiglia, come quelli citati. Le sue reti di sicurezza e le sue strutture sono orientate al raggiungimento dell’obiettivo spirituale di dare gloria a Dio. Essa fornisce modelli di riferimento nei santi. Tutto questo avviene in un'atmosfera di carità in cui tutti danno liberamente per ottenere l’obiettivo comune. Sappiamo che in un'atmosfera del genere, tutto diventa possibile.

La Chiesa ha sempre valorizzato i bambini perché è sollecita per le loro anime. Le culture pagane (come la società postmoderna) non credono nelle anime e non danno alcun valore ai bambini, promuovendo così l’aborto e l'infanticidio.

Per aumentare il tasso di natalità, la soluzione è guardare verso l'alto, verso queste verità spirituali. Allora le persone supereranno gli ostacoli che fanno diminuire il tasso di natalità.




Fonte: Tfp.org, 15 settembre 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.



giovedì 2 ottobre 2025

Angeli: compagni di adorazione nella liturgia del cielo


Angeli nella Santa Messa

Nella traduzione di Chiesa e postconcilio da Substack.com Peter Kwasniewski ci offre una completa analisi sulla presenza e le funzioni degli angeli nella Storia della salvezza, a partire dalla liturgia. 





Come tutti gli antichi riti liturgici della Chiesa, il rito romano tradizionale della Messa – soprattutto se si includono l' Asperges me e la preghiera leonina a San Michele – è ricco di riferimenti e allusioni ai santi angeli e, ancor più, di preghiere rivolte direttamente a loro.(1) Citare tutti questi meravigliosi testi, per non parlare del commentarli, richiederebbe di per sé un lungo articolo. Poiché il mio scopo qui non è quello di analizzare il testo della Messa, ma di presentare un'introduzione accessibile agli angeli, tralascerò questa allettante alternativa. Tuttavia, in linea con l'antica verità legem credendi statuit lex orandi (o, più concisamente, lex credendi, lex orandi),(2) il modo migliore per iniziare è ricordare alcune di queste espressioni liturgiche della nostra fede.

La preghiera dopo l' Asperges me chiede al Signore di "degnarsi di inviare il tuo angelo santo dal cielo, per custodire, amare, proteggere, visitare e difendere tutti coloro che sono riuniti in questo luogo".

Il Confiteor invoca due volte San Michele Arcangelo e, durante la Messa solenne, il sacerdote benedice l'incenso all'Offertorio: "Per intercessione del Beato Michele Arcangelo, che sta alla destra dell'altare dell'incenso, e di tutti i suoi eletti, il Signore si degni di benedire questo incenso e di riceverlo come grato profumo. Per Cristo nostro Signore. Amen". (Vale la pena notare che, poiché il Confiteor viene recitato tre volte in totale – due volte all'inizio della Messa e una prima della comunione – l'incensazione avviene durante la Messa solenne o dopo la Messa bassa viene recitata la preghiera leonina, San Michele verrà invocato sette volte in totale).

Il Munda cor meum recitato prima della proclamazione del Vangelo si basa su Isaia 6:6, dove un serafino è colui che fa scendere il carbone ardente.(3) Il Credo niceno-costantinopolitano, un po' come il racconto della creazione nel Libro della Genesi, fa un breve ma toccante accenno al mondo degli spiriti creati: Credo in … factorem caeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium, “Credo in … Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”.

Letto ad alta voce o cantato in ogni celebrazione della Messa, il riferimento liturgico più noto agli angeli è il verso culminante del Prefazio, che varia nella sua formulazione a seconda del Prefazio utilizzato, ma acclama sempre gli angeli come principali cantori del Sanctus. Così ascoltiamo nel Prefazio della Santissima Trinità:

Affinché, confessando la vera e sempiterna Divinità, adoriamo la proprietà delle persone, l'unità dell'essenza e l'uguaglianza della maestà. Ad essa inneggiano gli Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini, che non cessano ogni giorno di cantare a una sola voce: Santo, santo, santo il Signore Dio degli eserciti… (4)

C'è una misteriosa preghiera nel Canone Romano poco dopo la consacrazione: "Umilmente ti imploriamo, Dio Onnipotente, ordina che queste offerte siano portate dalle mani del tuo Angelo Santo al tuo sublime altare, al cospetto della tua Divina Maestà". Gli esegeti liturgici medievali non furono mai completamente d'accordo su chi fosse questo angelo, alcuni sostenendo che si trattasse di un angelo propriamente detto, persino di San Michele, altri che si trattasse di un riferimento simbolico a Cristo stesso, "l'angelo del gran consiglio" come è intitolato in un versetto di Isaia secondo la Settanta greca, introdotto nella nostra liturgia nell'introito della terza Messa di Natale, Puer natus est.(5) (San Tommaso d'Aquino decide di offrire entrambe le interpretazioni e sorvola!(6)

Oltre a quanto sopra, vi sono riferimenti indiretti e generici e, naturalmente, preghiere e letture che commemorano espressamente gli angeli in determinate feste. (7)
Angeli nell'Antico Testamento



Come risulta dall'etimologia della parola (greco aggelos, latino angelus, «messaggero»), il nome collettivo degli angeli deriva dalle rispettive missioni per cui Dio li invia nel novero della storia della salvezza; ma la Scrittura parla anche di spiriti o esseri spirituali ministranti davanti al trono di Dio (cfr Is 6,1-2; Ez 10; Ap 4,5). «Lodatelo, voi tutti suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere!» (Sal 148,2).

Sebbene il libro della Genesi non menzioni esplicitamente la creazione degli angeli, alcuni Padri della Chiesa vedono un riferimento agli angeli nella creazione della luce il primo giorno (Gen 1,3). Indipendentemente da come venga interpretato l'inizio della Genesi, l'esistenza di angeli buoni e cattivi è indubbio, e il loro intervento nella storia risulta evidente fin dal primo libro della Bibbia.

Quando Adamo viene cacciato dal paradiso, Dio manda i cherubini per impedirgli di tornare nell'Eden (Gen. 3:24); un angelo va due volte da Agar (Gen. 16:7-9, 21:17-18), tre angeli appaiono ad Abramo (Gen. 18:2,16), due angeli visitano Lot (Gen. 19:1,12,13), un angelo impedisce ad Abramo di sacrificare Isacco (Gen. 22:9-12), angeli appaiono a Giacobbe in momenti diversi (cfr. Gen. 31:11,13; 32:1-2, 23-28; in sogno vede gli angeli salire e scendere dal cielo, Gen. 28:12).

Il Signore promette che un angelo accompagnerà il Suo popolo nel suo cammino: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato» (Es 23,20).

Un angelo porta del cibo a Elia nel deserto (1 Re 19,4-8). Nella visione di Ezechiele leggiamo: «Questo è l'essere vivente che ho visto sotto il Dio d'Israele presso il fiume Chobar: e compresi che erano cherubini» (Ez 10,5), e nella visione di Isaia: sopra il trono del Signore «stavano i serafini... e uno gridava all'altro e diceva: "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria"» (Is 6,1-3). Sia nelle liturgie orientali che in quelle occidentali, questo triplice canto dei serafini viene ripetuto in un momento vicino alla consacrazione della Santa Eucaristia.

L'Antico Testamento nel suo complesso mostra gli angeli come messaggeri, guerrieri e guardiani inviati da un Dio misericordioso al Suo popolo eletto o a individui privilegiati. Vediamo anche che Satana, il principe degli angeli caduti, è all'opera nel tentativo di ingannare le anime e condurle alla perdizione (cfr. Is 14,12-15; Gb 2,1-2).

Immagine: Da un antico messale romano

Angeli nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento rivela che gli angeli hanno un ruolo ancora più intimo nell'opera di salvezza di Dio. "Non sono forse essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che devono ottenere la salvezza?" (Eb 1,14).

L'angelo Gabriele appare prima a Zaccaria, predicendogli la nascita di Giovanni Battista (Lc 1,11-19), e poi alla Vergine Maria con la notizia del miracolo che si sarebbe compiuto in lei (Lc 1,26-35). Gli angeli annunciano la nascita di Cristo (Lc 2,8-14) e dicono a Giuseppe di prendere Maria come sposa, di fuggire in Egitto e di tornare in Israele dopo la morte di Erode (Mt 1,20; 2,13; 2,19-20).

Il diavolo tenta Gesù nel deserto e gli angeli lo assistono dopo la sua partenza (Mt 4,11). Nel Giardino del Getsemani, un angelo conforta Cristo nella sua agonia (Lc 22,41-43) e, quando le guardie del tempio vengono ad arrestarlo, Gesù rimprovera Pietro: «Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi manderebbe subito più di dodici legioni di angeli?» (Mt 26,52-53, una legione romana contava tra i 4000 e i 6000 soldati; cfr. Ap 5,11, che parla di «miriadi di miriadi e migliaia di migliaia» di angeli). Gli angeli appaiono alla tomba di Cristo risorto annunciando la sua risurrezione alle donne (Gv 20,11-13).

Durante il suo ministero pubblico, Gesù parla più volte degli angeli. Gli angeli a cui è affidata la cura dei bambini rimangono sempre alla presenza di Dio: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre il volto del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). La tradizione cristiana interpreta questo e altri testi come un'indicazione che Dio dispensa angeli custodi agli esseri umani. (8) Nel giudizio finale, gli angeli accompagneranno Cristo: «Perché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli» (Mt 16,27), un insegnamento ribadito da San Paolo: «quando il Signore Gesù si rivelerà dal cielo con i suoi angeli potenti, in un fuoco fiammeggiante» (2 Ts 1,7-8). Gli angeli sono consapevoli delle vicende umane – un peccatore che si pente suscita gioia tra gli angeli davanti al Padre (Lc 15,10) – e condividono la gloria del cielo con gli eletti: «Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa, e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli» (Eb 12,22-23). Gesù si paragona alla scala vista da Giacobbe: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo» (Gv 1,51).

Il Figlio e Verbo di Dio è Colui per mezzo del quale e per il quale tutte le creature, compresi gli angeli, sono state create (cfr. Col 1,16-18; Gv 1,3), e per mezzo di Cristo, Dio riconcilia a sé tutte le cose, «sia quelle sulla terra, sia quelle nei cieli» (Col 1,19-20). Gli angeli adorano Cristo (Eb 1,6), che, assumendo la natura umana, «si è abbassato al di sotto degli angeli» per essere esaltato al di sopra di ogni creazione come Signore di tutto (Eb 2).

Nelle sue lettere, Paolo testimonia ripetutamente l'opera degli angeli buoni e cattivi, come pure Pietro e Giuda.(9) Gli angeli intervengono nella storia della Chiesa primitiva, liberando gli apostoli e, in seguito, Pietro, dalla prigione (Atti 5:18-23, 12:6-11), dicendo a Filippo di andare a Gaza (Atti 8:26) e a Cornelio di cercare Pietro (Atti 10:3-5), colpendo a morte a causa di bestemmia Erode, o Agrippa I, (Atti 12:21-23; lo stesso Erode nipote di quell'Erode che aveva comandato la strage degli Innocenti), mentre confortavano Paolo nella sua predicazione (Atti 27:22-24). Gli angeli offrono le nostre preghiere a Dio (Ap 5:8, 8:3-4, Tb 12:12-15).

A Giovanni viene rivelato l'Arcangelo Michele come il principale avversario di Satana (Ap 12,7-8),(10); il che spiega l'usanza cattolica di pregare San Michele per la difesa contro i demoni.

Immagine: Icona di un serafino

La metafisica di puri spiriti


Il ragionamento metafisico può dimostrare l'esistenza necessaria di un essere spirituale supremo, Dio, come causa efficiente, esemplare e finale di tutti gli esseri, il loro creatore e Signore sovrano; ma, dato che l'uomo deve usare la ragione partendo dalle cose apparenti ai sensi per dedurre le loro cause necessarie, la metafisica può solo dimostrare la possibilità di esseri puramente spirituali inferiori a Dio, una possibilità colta da chiunque comprenda che l' intelletto umano in quanto tale è immateriale e di conseguenza incorruttibile.

La perfezione dell'universo nel suo insieme suggerisce l'idoneità di Dio nel creare esseri a tutti i livelli, dalle cose materiali non viventi (elementi e minerali), alle cose materiali viventi (piante e animali), alle cose materiali viventi con un'anima spirituale o intellettuale (l'uomo), agli esseri viventi ma completamente immateriali (puri intelletti o angeli). Sebbene gli angeli siano puri spiriti – cioè esseri intellettuali privi di materia fisica – sono tuttavia capaci, quando Dio lo vuole, di organizzare la materia in un corpo temporaneo simile all'uomo per comunicare con gli uomini o per intervenire "umanamente" in una situazione senza essere notati per quello che sono.

Sebbene la Chiesa non si sia mai pronunciata in modo definitivo sull'esatta "identità" metafisica degli angeli, l'opinione più probabile, difesa da San Tommaso d'Aquino, è che ogni angelo sia una specie o genere distinta, poiché la materia quantificata è un principio di individuazione per le cose fisiche (in altre parole, è solo a causa della disponibilità di porzioni distinte di materia che possono esserci molti individui appartenenti alla stessa specie).

Allo stesso tempo, i teologi cristiani fin dai tempi più antichi hanno interpretato vari passaggi della Scrittura come indicativi dell'esistenza di nove gerarchie o raggruppamenti di angeli, che vanno dal più basso o minimo tra gli esseri spirituali al più alto o più vicino a Dio: angeli (Romani 8:38-39, 1 Pietro 3:22),
arcangeli (1 Tess. 4:15, Giuda 9), principati, potestà, virtù, dominazioni, troni (Ef 1,21 e 3,10; Rm 8,38-39; 1 Pt 3,22; Col 1,16), cherubini (Gen. 3:24, Sal. 17:10-11, Ez. 10), serafini (Is 6,2).
Questi titoli vengono dati o in base alle loro missioni nel mondo (per esempio, la gerarchia più bassa riceve il nome comune di “angelo” o messaggero) o in base a qualche caratteristica speciale (i serafini ardono dell’amore più ardente, i cherubini sono illuminati in modo più perfetto dalla luce divina).

Un'indicazione che l'esistenza degli angeli sia alla portata della ragione naturale è il fatto sorprendente che molti filosofi greci pagani, tra cui spiccano Socrate, Platone e Aristotele, accettassero o sostenessero l'esistenza di esseri intellettuali immateriali. (È noto che Socrate disse alla gente che era trattenuto dal consentire alla falsità o all'ingiustizia dall'impulso del suo "demone", un termine che si riferisce a una sorta di spirito familiare – non un "demone" nel nostro senso della parola, nonostante la somiglianza ortografica.)

Inoltre, non c'è quasi nessuna religione nella storia dell'umanità che non abbia riconosciuto l'esistenza di esseri spirituali subordinati a Dio; e poiché le religioni non cristiane contengono qualcosa di vero nonostante la loro mescolanza di errori, questa testimonianza pressoché universale ha un peso. Il cardinale Newman, nella sua magnifica opera Essay on the Development of Christian Doctrine, osserva che le credenze ebraiche e cristiane sugli angeli furono certamente plasmate dalle concezioni babilonesi dei ministri angelici, e che non dovremmo preoccuparci di tale discendenza. In effetti, come afferma C. S. Lewis, una delle prove più convincenti della verità della religione cristiana è che essa contiene, pur superando di gran lunga, le verità vagamente preannunciate nelle religioni pagane di epoche e popoli diversi.

D'altro canto, coloro che sostengono che gli angeli siano semplicemente un modo "mitologico" di descrivere l'interazione del Dio trascendente con la creazione non sono in grado di fornire una spiegazione ragionevole della testimonianza insistente ed esplicita della Scrittura, che parla degli angeli come creature di Dio designate a servirlo e adorarlo, li presenta come esseri personali (vengono rivelati persino i nomi: Michele, Raffaele, Gabriele) e attribuisce loro una certa indipendenza nell'azione (altrimenti nessuno degli angeli avrebbe potuto ribellarsi a Dio, né gli angeli buoni avrebbero potuto svolgere il loro ministero per la salvezza degli uomini).

Il Nuovo Testamento dispiega una vasta cosmologia in cui gli angeli hanno il loro posto privilegiato nella guida provvidenziale delle vicende umane, nella prima e seconda venuta di Cristo e nella beatitudine eterna del cielo. Gesù parla apertamente degli angeli, mentre gli autori ispirati registrano, come semplici fatti stotici, la loro presenza nella vita del Salvatore e della Chiesa nascente. L'incredulità nell'esistenza degli angeli in alcuni settori del cristianesimo liberale moderno può essere ricondotta a un rifiuto più radicale dell'idea stessa di rivelazione soprannaturale. Negando la verità della nascita verginale e della risurrezione di Cristo con la stessa prontezza con cui negano l'esistenza degli angeli, tali oppositori devono prima essere convinti dell'ispirazione divina e dell'inerranza della Scrittura. Avendo accettato la verità della Bibbia e l'autorità della Chiesa come sua legittima interprete, è impossibile non accettare l'esistenza e il ministero degli angeli.

Compagni di culto nella liturgia del Cielo
 
La profonda venerazione o onore – una virtù che San Tommaso chiama dulia – è l'unica risposta appropriata che l'uomo può dare a creature splendenti come gli angeli. In tutta la Bibbia ci viene mostrato come l'apparizione di un angelo susciti timore reverenziale e omaggio.

Quando il principe dell'esercito celeste gli apparve, Giosuè «cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: "Che cosa ordina il mio signore al suo servo?"» (Gs 5,13-14). Gedeone temeva di perire per aver visto l'angelo del Signore faccia a faccia, tanta è la sua maestà e potenza; ma il Signore lo confortò: «Pace a te; non temere, non morirai» (Gd 6,22-23). Quando Raffaele rivelò la sua identità, Tobi e Tobia «furono entrambi spaventati e caddero con la faccia a terra, perché avevano paura. Ma egli disse loro: "Non temete; sarete salvi"» (Tb 12,16-18). Lo stesso timore sopraffece Zaccaria, e lo stesso «Non temere» viene pronunciato quando un angelo gli apparve nel tempio per annunciargli la nascita di Giovanni Battista (Lc 1,11-13). Le donne che si recarono al sepolcro del Cristo risorto «furono prese da timore e chinarono il volto a terra» quando videro due «uomini» in vesti sfolgoranti (Lc 24,4-5).

Naturalmente, un angelo non deve mai essere adorato con l'adorazione che spetta solo a Dio ( latria ). L'angelo per mezzo del cui ministero San Giovanni ricevette le visioni apocalittiche gli dice di adorare solo Dio, perché "io sono un servo come te e i tuoi fratelli, i profeti, e con coloro che custodiscono le parole di questo libro" (Ap 22,8-9).

Gli angeli sono nostri compagni di adorazione davanti al trono dell'Agnello, sia in cielo, dove i santi contemplano il volto di Cristo, sia sulla terra, dove si uniscono silenziosamente e invisibilmente alla nostra adorazione del Signore Eucaristico. È bello, anzi consolante e fortificante, conoscere la loro vicinanza e trarne profitto invocando la loro intercessione e affidandoci, alla protezione di Dio, con la loro potente protezione.

Oltre all'amicizia di carità di cui ogni membro del Corpo Mistico di Cristo gode con le schiere celesti, le vite dei santi ci mostrano in modi vividi e talvolta sorprendenti quanto gli angeli siano disposti a stringere con noi un'amicizia (per così dire) personale, che diventa più reale quanto più ci rivolgiamo a loro con fede, fiducia e affetto.

Per incoraggiare questa devozione e rendere accessibile questa amicizia, Dio dona a ciascuno di noi, fin dal momento del concepimento, un angelo custode che cammina al nostro fianco per tutta la vita: noi, in pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste; il nostro angelo, che contempla il volto di Dio ed è in grado di guidarci là. Quest'angelo è estremamente percettivo su chi e cosa siamo, ed estremamente delicato e gentile nel suo modo di trattare con noi, per noi e intorno a noi. Non si imporrà; dobbiamo rivolgerci a lui e invocare il suo aiuto, che ci darà volentieri.

Un volo di angeli e il loro ritorno


Questo articolo inizia con l'osservazione che l'antico rito romano ci insegna (e ci ricorda di non dimenticare) che gli angeli sono presenti ovunque, ma in particolar modo durante il Santo Sacrificio della Messa, come nostri compagni di culto e come intercessori in nostro favore.

Sembra ovvio che una delle ragioni principali per cui la fede negli angeli, o persino la consapevolezza della loro esistenza, sia diventata così indebolita, difettosa e rara, è semplicemente che gli angeli sono in gran parte scomparsi dai testi impiegati nel culto pubblico della Chiesa latina o occidentale. Sono presenti, certo, ma in qualche modo marginalizzati e facili da trascurare(11) ; il loro ruolo sembra più decorativo che dogmatico, una "retrocessione di rango" confermata ancora di più dal generale allontanamento, liturgico e paraliturgico, dall'invocazione esplicita e ripetuta dei santi (siano essi umani o angelici).

Forse la cosa più tragica, tuttavia, è stata la brutale riduzione delle feste degli angeli nel calendario liturgico. Nel calendario tradizionale se ne potevano contare cinque:San Gabriele Arcangelo (24 marzo)
L'apparizione di San Michele Arcangelo (8 maggio)
Dedicazione di San Michele Arcangelo (29 settembre, “Giorno di San Michele”)
I Santi Angeli Custodi (2 ottobre)
San Raffaele Arcangelo (24 ottobre)
Solo due sopravvivono nel nuovo calendario: i Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele il 29 settembre, una riduzione molto sorprendente, se si considera che questi tre angeli sono gli unici angeli di cui la Scrittura parla a lungo. rendendo possibili letture appropriate per ciascuno; e i Santi Angeli Custodi il 2 ottobre.(12)

Poi ci sono perdite più sottili, come il fatto che l'Introito usato per la terza domenica dopo l'Epifania – un Introito poi ripetuto per tante altre domeniche quante ce ne sono fino alla Settuagesima (il che significa che possono esserci fino a quattro domeniche con gli stessi propri) – dichiara con gioia: Adorate Deum, omnes Angeli ejus: audivit et laetata est Sion: et exsultaverunt filiae Judae, “Adorate Dio, voi tutti suoi angeli: Sion ha udito e si è rallegrata, e le figlie di Giuda si sono rallegrate” (Sal 96:7-8).

Nella mia esperienza della sacra liturgia, l'Introito, soprattutto quando cantato da una schola, è uno dei momenti più importanti per una participatio actuosa correttamente intesa dell'assemblea. Il sacerdote ha indossato la casula, forse si sente suonare una campanella, e i neum adagiati prendono vita in un canto solenne. La Messa sta davvero entrando nel vivo, è tempo per noi di prestare molta attenzione, di immergerci di nuovo nei tesori che il Signore ha preparato per i Suoi discepoli oggi. In questo modo, l'Introito diventa emblematico ed espressivo dell'intero banchetto di preghiera imbandito dai ministri della Chiesa a coloro che hanno fame della Parola.

Purtroppo, come sappiamo, l'Introito stesso esiste a malapena nel mondo del Novus Ordo. E così questa nobile antifona, Adorate Deum, omnes Angeli eius – le cui parole osano dire agli angeli di impegnarsi proprio in ciò che stanno già facendo, molto meglio di quanto faremo mai noi in questa vita! – è, per la maggior parte dei cattolici, sepolta nel silenzio di libri raramente aperti.

Alla luce della nostra situazione, una parte trascurata ma importante del movimento per restaurare la tradizione deve essere una catechesi più ampia e migliore sui Santi Angeli di Dio, sempre accompagnata da una viva devozione nei loro confronti. Nel pellegrinaggio sono i nostri custodi e le nostre guide; nel destino beato che ci attende saranno i nostri compagni. Come dice Gesù riguardo agli eletti: «Nella risurrezione saranno come angeli nel cielo» (Mt 22,30; Mc 12,25), «uguali agli angeli e figli di Dio, figli della risurrezione» (Lc 20,36).(13) Alla condivisione della sua risurrezione ci conduca il Signore Risorto, che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna un solo Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.Peter Kwasniewski, 29 settembre

Per ulteriori letture

Tommaso d'Aquino. Summa contra gentiles , Libro II, capitoli 46–55 e 91–101; Libro III, capitoli 78–80; Summa theologiae, Prima Pars (Ia), Domande 50–64 e 106–114.
Daniélou, Jean. Gli angeli e la loro missione secondo i Padri della Chiesa.
Huber, Georges. Il mio angelo ti precederà.
Horgan, John. I suoi angeli al nostro fianco: comprendere il loro potere nelle nostre anime e nel mondo.
Paine, Scott Randall. L'altro mondo in cui viviamo: una visione cattolica della realtà angelica.
Saward, John. Mondo invisibile: la dottrina cattolica degli angeli.Tra questi, il mio consiglio numero uno è il libro di Padre Saward. Per saperne di più su questo, su quelli di Padre Paine, di Padre Horgan e su un altro non elencato sopra:

Angeli ovunque: una serie di libri recenti


A parte alcune delle strane idee sugli angeli che si possono leggere nella letteratura New Age e le immagini sdolcinate che si trovano sugli adesivi per paraurti o nei biglietti d'auguri, bisogna ammettere che per molto tempo il tema degli angeli ha ricevuto poca o nessuna attenzione adeguata nell'Occidente moderno. Sicuramente il materialismo e l'umanesimo dei nostri tempi contribuiscono in larga misura a spiegare...Leggi la storia completa

Peter Kwasniewski, 26 gennaio 2024


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1. Sorprendentemente, la maggior parte di ciò di cui parlerò qui è stato semplicemente rimosso dal Novus Ordo, apparentemente perché la devozione agli angeli era percepita come un'aggiunta medievale (?) e non come parte di una fede moderna matura (??).

2. «La legge del pregare stabilisce la legge del credere»: il modo in cui adoriamo mostra ciò in cui crediamo; l'adorazione incarna ed esprime la dottrina. Pio XII ci ricorda la verità parallela: Lex credendi legem statuat supplicandi, «che la legge del credere stabilisca la legge della supplica»: la vera fede è essa stessa la misura e la regolatrice di ogni vera adorazione. Da qui la presenza degli angeli nella Chiesa.
3. La preghiera prima del Vangelo recita: «Purifica il mio cuore e le mie labbra, o Dio onnipotente, che hai purificato le labbra del profeta Isaia con un carbone ardente». Questo rimanda a un intero dialogo in Isaia 6, versetti 5-8: «Io dissi: "Guai a me! Sono perduto! Perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; poiché i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti!". Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e disse: "Ecco, questo ha toccato le tue labbra; la tua colpa è tolta e il tuo peccato è perdonato". E udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". Allora ho detto: «Eccomi, manda me!». Notate innanzitutto che il Signore purifica le labbra del profeta affinché possa proclamare la parola del Signore, e in secondo luogo che il profeta è la figura o la prefigurazione del grande Profeta promesso da Mosè (Deut. 18:15), Nostro Signore Gesù Cristo, che è mandato dal Padre come la stessa Parola di Dio in carne, per purificare le nostre labbra e i nostri cuori.
4. Vale la pena notare che questo inno angelico ci viene narrato solo poche righe prima dell'episodio del carbone ardente menzionato poco sopra. Isaia capitolo 6, versetti 1-4: "Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; e il suo manto riempiva il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva il volto, con due si copriva i piedi, e con due volava. E uno gridava all'altro e diceva: 'Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria'. E le fondamenta delle porte tremarono alla voce di colui che gridava, e il tempio si riempì di fumo". (Continua con i versetti citati nella nota 3.)
5. L'introito: Puer natus est nobis, et Filius datus est nobis: cujus imperium super humerum ejus: et vocabitur nomen ejus, magni consilii Angelus. Poiché “angelo” significa originariamente “messaggero”, questa frase dice che Cristo è colui che porta il messaggio di potente consiglio per l’umanità, la Buona Novella. 6. Nel suo mini-trattato sul rito della Messa (Summa theologiae III, q. 83), San Tommaso a un certo punto solleva l'obiezione:

Come il corpo di Cristo non inizia a essere presente in questo sacramento per un cambiamento di luogo, come detto sopra, così non cessa di esservi. Perciò è improprio che il sacerdote chieda: «Ordina che queste cose siano portate dalle mani del tuo santo angelo al tuo altare in alto».(obj. 9 dell'art. 4). La sua risposta è molto interessante:

Il sacerdote non prega affinché le specie sacramentali siano portate in cielo; né affinché il vero corpo di Cristo sia portato lassù, poiché non cessa mai di essere lì; ma egli offre questa preghiera per il corpo mistico di Cristo , che è significato in questo sacramento, affinché l'angelo presente ai divini misteri presenti a Dio le preghiere sia del sacerdote che del popolo, secondo Apocalisse 8:4: "E il fumo dell'incenso delle preghiere dei santi salì al cospetto di Dio, dalla mano dell'angelo". Ma "l'altare in alto" di Dio significa o la Chiesa trionfante, alla quale preghiamo di essere traslati, o Dio stesso, al quale chiediamo di partecipare; perché di questo altare è detto in Esodo 20:26: "Non salirai per gradini al mio altare" (cioè, non farai alcun gradino verso la Trinità). Oppure per angelo dobbiamo intendere Cristo stesso, che è l'«Angelo del grande consiglio» (Is 9,6 [secondo la Settanta]), che unisce il suo corpo mistico a Dio Padre e alla Chiesa trionfante.Per un caso simile, vale a dire quando Sant'Agostino suggerisce perché Cristo è l'“angelo” che agitò la piscina di Betsaida o Betzatha (cfr. Gv 5,2), vedi il Commentario di San Tommaso a Giovanni 5, lec. 1, n. 708.
7. Tornerò sulla questione delle feste degli angeli alla fine di questo articolo.
8. Vedere Es 23:20, Sal 34:7, Sal 91:11-12, Giobbe 33:23-26, Bar 6:6-7, Zaccaria 1:8-11.
9. Vedi 1 Pietro 3:22, 2 Pietro 2:11, Giuda 9.
10. Vedi Giuda 9, Dan. 10:12-13, 20-21, Giosuè 5:13-15.
11. Ironicamente, l'uso del volgare rende più facile eliminare gradualmente ciò che viene detto: entra da un orecchio ed esce dall'altro; mentre i fedeli della MLT spesso consultano messali o opuscoli per vedere cosa dicono le preghiere e quindi prestarvi maggiore attenzione.
12. Se è vero che le feste di San Gabriele e San Raffaele sono relativamente moderne (entrambe furono introdotte nel calendario generale da Benedetto XV nel 1921), la devozione nei loro confronti risale a molti secoli fa e, cosa ancora più importante, esistevano già Messe votive in loro onore nel XV e XVI secolo. In ogni caso, una volta opportunamente aggiunte al calendario, come sarebbe stato opportuno rimuoverle ?
13. Si noti che "uguale" qui significa uguale proporzionalmente, cioè tutti in cielo saranno figli adottivi di Dio, figli della risurrezione e benedetti per sempre, ma ciascuno sarà ricompensato in proporzione ai suoi meriti, il che, dice San Tommaso, significa in proporzione all'entità della sua carità. Certamente non si tratta di uguaglianza di rango o status. Per la sua suprema carità e il suo inscindibile legame con il Figlio come Madre, la Vergine Maria è Regina di Tutti i Santi, compresi i santi angeli, che si inchinano e si sottomettono a lei, sebbene per natura sia inferiore all'ultimo di loro.




mercoledì 1 ottobre 2025

Maschio e femmina in Costituzione, la Slovacchia difende l'ovvio



La Slovacchia introduce in costituzione un nuovo articolo in cui si riconosce solo il sesso biologico (maschio o femmina) e si stabilisce che il matrimonio è solo fra uomo e donna. Era necessario? Sì, in questo tempo straordinario.

GENDER

Famiglia 



«C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico». L’osservazione pascoliana sembra cucita su misura per quello che è avvenuto venerdì scorso in Slovacchia dove il Parlamento di Bratislava ha approvato alcune modifiche alla Costituzione che, da una parte, appaiono inedite, ma su altro versante ribadiscono ciò che l’uomo da sempre ha riconosciuto come vero.

Vediamo nel dettaglio quali sono state le riforme alla Costituzione slovacca. Lo Stato slovacco «mantiene la sovranità soprattutto sulle questioni di identità nazionale», ossia sulla protezione della vita, della dignità umana, della vita privata e familiare, del matrimonio, della genitorialità, della famiglia, della morale pubblica, dell’identità personale, della cultura e della lingua, nonché delle decisioni connesse in ambito sanitario, educativo, etc. In breve l’Europa, ad esempio, non potrà costringere la Slovacchia a legittimare le “nozze” gay o l’omogenitorialità.

Proseguiamo: «L’adozione di un minore è consentita ai coniugi, oppure ad uno dei coniugi che vive con un genitore del bambino, o al coniuge superstite; eccezionalmente anche ad una persona sola se è nell’interesse del bambino. La decisione spetta al giudice». E ancora: «I genitori hanno il diritto di decidere sulla partecipazione dei figli alle attività extracurricolari dell’istruzione scolastica. L’educazione riguardante la vita intima e il comportamento sessuale può essere fornita solo con il consenso del rappresentante legale». Ed infine: «La Repubblica Slovacca riconosce il sesso biologicamente determinato di maschio e femmina» che fa eco, nella sua sostanza, a ciò che già era specificato dalla Costituzione in materia di matrimonio: «un'unione unica tra un uomo e una donna».

Il primo commento, a pelle, è quello più rilevante: finalmente uno Stato che va controcorrente, che ribadisce addirittura in Costituzione verità lampanti, che non le manda a dire e non ha paura dell’Europa. Un esempio che dovrebbe essere seguito anche dall’Italia, un esempio che riaccende la speranza che i principi non negoziabili possano tornare a splendere.

Poi c’è un secondo commento, apparentemente più tecnico-giuridico, ma che invece è di carattere culturale-politico. Queste modifiche alla Costituzione richiamano quelle fatte da Orban nella propria Costituzione ungherese: i sessi sono due, limitazioni a spettacoli pubblici che possono offendere i minori, etc. Per spirito queste modifiche rimandano anche ai dispositivi di Trump inseriti in ordini esecutivi che riguardavano la transessualità e l’aborto. Ora appare evidente che dovrebbero essere delle norme ordinarie – ad esempio le leggi del Parlamento – a disciplinare queste condotte, non gli articoli di una Costituzione o gli ordini esecutivi di un Presidente degli Stati Uniti (anche se in alcuni casi occorre l’intervento aggiuntivo del Congresso). È la legge ordinaria lo strumento normativo adatto al carattere di queste disposizioni. Non la Costituzione. Quest’ultima enuclea i principi fondanti di una nazione, i valori generali su cui si fonda la convivenza civile di un popolo. La legge invece esplicita, concretizza e declina questi principi nelle situazioni specifiche. Ad esempio esplicitare che solo le coppie sposate eterosessuali possono adottare e che spetta ai genitori acconsentire ad attività extracurricolari sono norme di comportamento di carattere così specifico che mal si adattano ad essere presenti in un testo costituzionale. Il loro habitat naturale è la legge.

Hanno fatto quindi male l’Ungheria e la Slovacchia ad adottare in Costituzione alcune disposizioni che, per loro natura, avrebbero dovuto essere oggetto di una legge? No, perché, per dirla semplicemente, a mali estremi, estremi rimedi. L’attacco virulento e proveniente da più parti alla famiglia, all’identità nazionale, ai bambini, alla vita nascente, ai costumi esige una risposta altrettanto adeguata. Affermare l’ovvio non per tramite di una legge ordinaria, ma per il tramite della legge straordinaria che è la Costituzione, o tramite un ordine esecutivo dello stesso Presidente Usa, esplicita una doppia intenzione di questi governi.

La prima: su questo punto non possiamo transigere, perché fondamentale per l’ordine civile. Dichiararlo in Costituzione significa riconoscere l’alto valore della disposizione. Seconda intenzione: adottiamo la soluzione di blindare queste disposizioni in un testo costituzionale in modo tale che sarà assai difficile cambiarle negli anni a venire. Dunque la via costituzionale è necessaria per due motivi: gridare dai tetti della Costituzione alcune evidenze perché non sono più riconosciute come tali da molti e mettere in sicurezza il risultato ottenuto grazie alle procedure assai rigide di modifica costituzionale.

In tempi normali per soddisfare queste finalità non sarebbe servito scomodare la Costituzione, ma nemmeno la legge ordinaria. In tempi normali sarebbe bastato il buon senso di tutti per riconoscere l’ovvio. Ma vivendo in tempi eccezionali servono mezzi eccezionali per tornare a riconoscere l’ovvio. E così l’antico sembra nuovo.





Il Rosario in famiglia, l’arma per la pace



Mentre il mondo è segnato da guerre che rischiano di allargarsi, l’inizio del mese di ottobre ricorda l’importanza di pregare il Rosario per ottenere la pace, come chiesto dalla Madonna a Fatima. L’esempio dei santi e la chiamata per i genitori: recitare il Rosario in famiglia.

Mezzo di salvezza

Ecclesia 


Ermes Dovico, 01-10-2025

Mancano pochi giorni al secondo anniversario dell’inizio della guerra tra Hamas e Israele (7 ottobre 2023), con le diplomazie al lavoro, tra innumerevoli stop, per trovare un accordo di pace. Simile dramma si vive per il conflitto Russia-Ucraina, in corso da oltre tre anni e mezzo e con picchi di tensione tra Mosca e l’Occidente che hanno fatto evocare più volte il pericolo di una terza guerra mondiale. Se le vie diplomatiche non vanno certo trascurate, al tempo stesso i cristiani sanno di avere nella preghiera il più grande mezzo – insieme al digiuno – per ottenere la pace.

Ogni preghiera è gradita a Dio, ma una lo è particolarmente: il Santo Rosario. E può risolvere o scongiurare ogni tipo di conflitto, come spiegò la Madonna già nella sua prima apparizione ai pastorelli di Fatima, il 13 maggio 1917: «Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra». Una pace, quella recata dalla meditazione costante dei misteri della nostra salvezza, che non è solo assenza di conflitti armati, ma avviene innanzitutto nei nostri cuori e permette di portare Cristo nei vari ambiti del vivere sociale, premessa indispensabile perché la pace sia vera e duratura.

Quantomai opportuno è giunto dunque il richiamo di Leone XIV, che nell’udienza generale di mercoledì 24 settembre ha ricordato che ottobre è specialmente dedicato al Rosario e ha invitato perciò tutti, per «ogni giorno» del mese che inizia oggi, «a pregare il Rosario per la pace, personalmente, in famiglia e in comunità». E proprio la dimensione della famiglia è quella su cui vale la pena soffermare la nostra attenzione, perché essa è la culla per la trasmissione della fede e quindi anche dell’attitudine alla preghiera.

Nelle vite dei santi vediamo non di rado descritta l’importanza dell’educazione cristiana ricevuta in casa, di come questa o quell’altra persona abbiano tratto grande giovamento dall’esempio dei genitori che in momenti precisi della giornata – al mattino e anche alla sera, magari davanti al focolare – radunavano i figli per pregare insieme. Gli esempi si sprecano, ma senza andare troppo indietro nel tempo possiamo ricordare la biografia di una santa vicina a noi, Gianna Beretta Molla (1922-1962). Tra le varie pratiche di pietà a cui la formarono i suoi genitori – che andavano a Messa ogni giorno (con eroiche levate alle 5 del mattino), nonostante i mille impegni – c’era l’appuntamento fisso del dopocena. Allora, come scrive uno dei fratelli di santa Gianna, don Giuseppe, «arrivava un altro momento importante nella vita della nostra famiglia, quello della recita del Santo Rosario. Il papà in piedi dinnanzi all’immagine della Madonna con accanto i più grandicelli, e noi più piccoli attorno alla mamma che ci aiutava a rispondere fino a che non ci addormentavamo appoggiati sulle sue ginocchia».

Riunita tutta insieme a pregare era anche la famiglia di un’altra santa dei nostri tempi, Teresa di Calcutta (1910-1997): anche i suoi genitori avevano una speciale devozione per il Rosario. E lei, ormai adulta, raccomandava: «Portate il Rosario nella vostra famiglia, consacrate la vostra famiglia al Sacro Cuore. Genitori, insegnate ai vostri figli a pregare e pregate con loro».

Nello stesso solco le parole scritte da un suo famoso amico, san Giovanni Paolo II (che pure la citava), nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae (2002): «La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova» e facilita la comunicazione tra i suoi membri, la capacità di perdonarsi, proprio perché, se recitato con cura, aiuta a gettare «lo sguardo su Gesù». Papa Wojtyła aveva ben chiaro che l’influsso potente di questa preghiera tanto cara a Maria vale sia per le singole famiglie che per le intere nazioni e che essa è capace di propiziare quell’«intervento dall’Alto» che solo può cambiare le sorti del mondo. Perciò, nella stessa lettera, scriveva: «Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e nostra pace (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo succedersi delle Ave Maria, il Rosario esercita sull’orante un’azione pacificante che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale del Risorto». Una pace, questa, che si riflette quindi nei rapporti con il prossimo e fa vedere nell’altro il volto di Cristo.

Da quanto visto, si capisce perché il demonio cerchi in tutti i modi – ispirando norme e stili di vita contrari alla legge morale naturale (divorzio, aborto, fecondazione artificiale, unioni gay, convivenze, ecc.) – di distruggere l’identità della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e perché tema molto il Santo Rosario. I genitori hanno dunque il grave compito di riscoprire questa preghiera e di educare i figli a recitarla insieme. È un compito tanto delle madri quanto dei padri. I quali sono chiamati a recuperare quel sano ruolo di guida – anche nella pratica della fede in famiglia – che la secolarizzazione e l’attacco alla figura paterna hanno contribuito a liquefare. Una chiamata che è al cuore della loro stessa missione educativa, il cui fine ultimo non può che essere uno: portare i figli a Dio (cioè a Colui a cui davvero appartengono), instradandoli sulla via dei sacramenti, della preghiera e dell’amore a Maria, così da aiutarli a realizzare il progetto di salvezza eterna che il Padre celeste ha su di loro. La pace in terra, tassello dopo tassello, può arrivare solo da qui.







martedì 30 settembre 2025

Padre Spataro sul prof. Grillo e la liturgia tradizionale




Da Padre Spataro un ulteriore scritto relativo al suo precedente post (QUI su MiL) e alla risposta del Prof. Andrea Grillo.
Luigi C.




Gentilissimo Dott. Casalini,


Laudetur Iesus Christus!

Le chiedo, ancora una volta, di pubblicare sul Sito “Messa in latino”, a beneficio dei lettori, una mia ulteriore riflessione suscitata dall’articolo, apparso sul blog “Come se non” il 23.09 u.s., con il quale il prof. Andrea Grillo ha proseguito la conversazione suscitata dalla mia lettera del 19.09 u.s., divulgata dal sito cattolico, denominazione più appropriata di “tradizionalista”, da Lei generosamente e saggiamente diretto.

Anzitutto, sono grato al prof. Grillo per l’attenzione che riserva ai miei scritti e volentieri accolgo il Suo invito a un ulteriore approfondimento, in quello spirito di amicitia christiana che caratterizza l’esposizione della differenza di opinioni teologiche ed è nell’anima della sinodalità ecclesiale, alla quale ci ha introdotto il Papa Francesco.

1. Con grande schiettezza viene chiesto ai cultori del Ritus Romanus Antiquior (RRA) di valutare l’ipotesi teologica che il prof. Grillo ha illustrato più volte e ribadito nel suo intervento del 23.09. Se ho ben compreso, tale ipotesi è così formulabile: nella storia della liturgia si assiste a uno sviluppo costante per cui il nuovo assorbe e sostituisce il precedente. In tale prospettiva, la riforma liturgica seguita al Vaticano II ha rinnovato i libri liturgici precedenti che hanno, dunque, cessato la loro funzione.

2. In realtà, questi libri liturgici, pur se in forma derogatoria o eccezionale, hanno continuato a guidare l’orazione liturgica di alcune ferventi comunità ecclesiali, con l’approvazione di San Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco. Pertanto, quei libri liturgici non sono scomparsi e dissolti una volta per sempre nei libri liturgici successivi. Anche queste res esistono e appartengono al presente della storia e – come tutto lascia pensare – sempre più lo saranno nel futuro. Possono essere cassati a conclusione di un sillogismo teologico, ma la loro esistenza si impone, anche dopo la formulazione del paralogismo e lo smentiscono. Né potrebbe essere diversamente: il RRA non è mai stato abrogato.

3. Nessuno potrebbe pensare che quei Pontefici siano stati avversari del Concilio Vaticano II. È bene ricordarlo perché è infondata l’equazione: RRA = Rifiuto del CV II. La stragrande maggioranza dei fedeli che amano il RRA sono nati dopo il Concilio Vaticano II e con serenità accettano toto corde quel Concilio ecumenico, secondo l’ermeneutica della continuità magistralmente illustrata da Papa Benedetto XVI. Piuttosto, l’ostilità al Concilio Vaticano II e alle sue riforme andrebbe cercata altrove perché esso, strumentalizzato, “copre una moltitudine di peccati”. Anche questo dovrebbe preoccupare chi ama il Concilio Vaticano II.

4. Non siamo però ancora giunti al cuore della ripresa dell’ipotesi teologica del prof. Grillo: moneta nuova scaccia moneta vecchia. E qui credo che le obiezioni siano sostanziali: è proprio vero che il Messale Romano (MR) del 1962 è confluito in quello di San Paolo VI, poi aggiornato da San Giovanni Paolo II? Chi ha esperienza dell’uno e dell’altro coglie molte differenze e, proprio per questo, privilegia l’una, pur apprezzando l’altra, e viceversa. La discontinuità fu colta immediatamente e con grande preoccupazione, eccessiva – possiamo dirlo serenamente alla luce del vissuto ecclesiale successivo e odierno - dai Cardinali Bacci e Ottaviani nel loro celebre Memorandum. Il patrimonio eucologico del MR del 1962 è confluito in quantità assai ridotta in quello successivo: si parla di uno scarso 17%, spesso riformulato sino a essere significativamente modificato per poi essere ripreso in traduzioni – e non potrebbe essere diversamente – che vanno ben oltre la parafrasi. Come si può pensare che le eulogie dell’offertorio attuale siano uno sviluppo organico delle preghiere del MR del 1962? Gli esempi si potrebbero modificare e illustri autori lo hanno fatto in pregevoli pubblicazioni apparse negli ultimi vent’anni. Più che di sviluppo occorrerebbe parlare di creatività e di evoluzione, termine, come sappiamo, decisamente rifiutato nella storia dei dogmi, da Vincenzo di Lerins a San John Henry Newman, dottore, lui sì, della Chiesa.

5. Questa novità – e a volte le novità nascono da rerum novarum cupiditas, per ricordare l’incipit della celebre enciclica di Leone XIII al quale si ispira l’attuale Pontefice Leone XIV – induce a una valutazione certamente prudenziale sulla presunta abrogazione dei libri liturgici del 1962 comprensiva, se non di simpatia per tutto ciò che è autenticamente umano (e qui penso a un bellissimo discorso di Paolo VI a molti noto), a un rispettoso atteggiamento che non sempre ravvisiamo in coloro che ritengono del tutto superato quel patrimonio liturgico, dottrinale, spirituale nel quale molti fedeli trovano alimento spirituale.

6. E qui mi distanzio dal prof. Grillo che dichiara che “ogni spazio di lavoro pastorale ha questa unica base rituale [i libri liturgici apparsi con la riforma liturgica del CV II]”. L’assertività è drastica. Nessuna ammirazione e nessuna comprensione per comunità e fedeli oranti che su altre basi rituali vivono la loro esperienza di fede, che è sacra e non può essere trattata con questa severità. A essa occorre avvicinarsi mossi da pietas, scalzandosi come dinanzi al roveto ardente, perché Dio agisce nelle anime! Imporre un altro cibo a chi è saziato da questo alimento spirituale mi appare sinceramente crudele. D’altra parte, le “basi rituali” non impediscono, se ben interpreto le parole del prof. Grillo, di partire da esse per costruire un accompagnamento pastorale che includa la spiritualità, la dottrina e la celebrazione degli altri libri liturgici.

7. Concludo – rammaricato per l’estensione dello scritto – con un’ultima osservazione. Antiquior/antiquius, come scrivevo, significa anche e, oserei dire, principalmente “più importante”, nonostante la confutazione del prof. Grillo, come appare evidente a chi ha familiarità con la lettura dei testi latini classici. La preposizione “ante” ha infatti un doppio significato: locativo-temporale (prima) e qualitativo (più, al di sopra, superiore). Anche un semplice vocabolario liceale permette di acquisire questa interpretazione. Sutor ne ultra crepidam!

In unione di preghiera e ideali liturgici, ossia il culto di Dio e la santificazione delle anime, saluto i lettori tutti di ML, spesso coraggiosi difensori del RRA, e il chiarissimo prof. Andrea Grillo.

Dev.mo in I et M

Sac. Prof. Roberto Spataro, sdb, DLett, DSTh






Caso Hamilton. Se il cane vale più del bambino




30 set 2025

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by Aldo Maria Valli


di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

qualche mese fa ironizzavo sui nuovi diritti che avanzano e in particolare sul diritto al “congedo animale”, cioè alle proposte di legge che vorrebbero il congedo retribuito in caso di morte di un animale domestico. Mi sono, quindi, avventurato in una previsione di un futuro neppure troppo lontano in cui potrebbero essere estese le prerogative di cui alla legge 104 (per l’assistenza ai familiari disabili) agli animali.

La legge non è stata ancora varata, ma la realtà supera il diritto e così apprendo che Lewis Hamilton, pluricampione di Formula 1 con sette titoli mondiali alle spalle, da quest’anno alla Ferrari con risultati non proprio esaltanti, ha deciso di non scendere in pista per i test programmati dalla Pirelli per stare al fianco di Roscoe. Chi è Roscoe, si chiederanno i non appassionati di automobilismo. Forse un figlio? Forse un caro amico? Nessuno dei due: si tratta del suo cane, in coma dopo una crisi respiratoria.

Il congedo animale è già in mezzo a noi. Basta essere un pilota multimilionario e non serve neppure la legge. Hamilton ha lasciato la pista per il cane, e il paddock – un tempo santuario di velocità – si trasforma in sala d’attesa di una clinica veterinaria. Con tanto di appello social: “Pregate per lui”.

Chissà cosa avrebbero pensato piloti come Villeneuve e Senna: uomini che avrebbero corso anche con una mano fratturata e che avrebbero forse pagato di tasca loro pur di non perdere l’occasione di scendere in pista anche solo per un test.

I tempi cambiano e cambiano sensibilità e priorità. È il progresso.

Peccato che la stessa sensibilità non sia manifestata per ben altre priorità. Così se da un lato il buon Hamilton chiede oggi di pregare per Roscoe, tempo fa, dopo la sentenza dei giudici della Corte Suprema americana che ha ribaltato quella nota come “Roe v. Wade” in materia di aborto, dichiarava di essere “disgustato dalla decisione presa oggi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Non capisco perché chi è al potere abbia spinto e continui a spingere per strappare via i diritti a milioni di persone. Questa decisione impatterà sulle persone più vulnerabili tra di noi. Donne, persone di colore e membri della comunità LGBTQIA+ e così via”.

Preghiere per Roscoe, allora, ma nessuna pietà e nessuna preghiera per milioni di bambini che non vedranno mai la luce, sacrificati sull’altare di quei “diritti” o pseudo tali che negano ogni voce a chi è ancora nel grembo materno e non ha modo di postare sui social il suo dissenso.

In fondo è il paradosso della modernità: il cane vale più del nascituro umano. E guai a dire il contrario se non si vuole essere oggetto del disgusto altrui.




lunedì 29 settembre 2025

La misteriosa Linea Sacra di San Michele Arcangelo




l 29 settembre si festeggia San Michele Arcangelo ed è la data giusta per raccontare dei sette santuari dedicati al culto del Santo che sorgono lungo una linea retta di ben 2mila km, che taglia l’Europa partendo dall’Irlanda ed arrivando fino ad Israele, passando per Inghilterra, Francia, Italia e Grecia: la misteriosa Linea Sacra di San Michele, altresi’ detta via Michelita o Micaelica. Si tratta di una delle ‘ley lines’, ovvero una delle linee rette che toccano punti energetici del mondo, che già nei secoli passati erano considerati di grande valore e spiritualità.


29 settembre San Michele Arcangelo 

La Leggenda della Linea Sacra di San Michele

La Linea Sacra di San Michele fu tracciata, secondo la leggenda, dal colpo di spada che il Santo inflisse al Diavolo per rimandarlo all’inferno. Il culto del Santo, di origine orientale, si diffuse in occidente grazie soprattutto all’imperatore Costantino che nel 313 dc, costruì a Costantinopoli una basilica dedicata all’Arcangelo.

Da quel momento San Michele, riconosciuto da tutte le religioni e rappresentato come guerriero, assunse il ruolo di massimo simbolo di difensore della fede cristiana e comandante delle milizie celesti, per averla difesa contro Satana.

I sette santuari della Linea di San Michele sono: Skellig Michael (Irlanda), St Michael’s Mount (Gran Bretagna), Mont Saint Michel ( Francia), la Sacra di San Michele (Piemonte), San Michele ( Puglia), il Monastero di San Michele (Grecia) e il Monastero di Monte Carmelo (Israele).

1. Il Monastero di Skelling in Irlanda


Il punto di partenza dell’ itinerario è in Irlanda, dove si trova il Monastero di Skelling (roccia di Michele), dal 1996 patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Lo scrittore George Bernard Shaw nel 1910 scriveva: “Un incredibile, impossibile, folle posto che ancora induce devoti a strisciare in antri bui e a baciare “pietre di panico” che si gettano a 700 piedi d’altezza sull’Atlantico”. Il sito fu costruito intorno al 588 d.c. dai primi monaci cristiani che arrivarono in Irlanda e rappresenta pertanto uno dei primi esempi di architettura cristiana nel nord Europa. La leggenda vuole che in questo isolotto l’Arcangelo apparve a San Patrizio per aiutarlo a sconfiggere le forze del male. Il sito è stato scelto per ben due volte come set della saga Star Wars: l’isolotto infatti compare negli episodi VII, «Il risveglio della Forza» e VIII «Gli ultimi Jedi».

2. Il monastero di St. Michael’s Mount in Cornovaglia – Inghilterra

Dirigendosi verso Sud, in Gran Bretagna, in un’isola a largo della Cornovaglia, si trova il monastero di St. Michael’s Mount. Qui sarebbe apparso l’Arcangelo nel 495 e avrebbe parlato ad un gruppo di pescatori. I monaci benedettini provenienti da Mont Saint Michel in Francia su indicazione dello stesso San Michele Arcangelo, edificarono un’abbazia dedicata al Santo, di cui rimangono solo il refettorio e la chiesa, incorporata poi nel XVI secolo in un Castello Fortezza.

3. L’abbazia di Mont Saint Michel in Normandia – Francia

La linea sacra prosegue in Francia, su un’altra celebre isola, le Mont Saint-Michel, anch’esso tra i luoghi di apparizione dell’Arcangelo Michele e patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979. Questo luogo già dal tempo dei Galli era intriso di forte misticismo e qui, nel 709 d.c., l’Arcangelo apparve al vescovo di Avranches, Auberto, che avrebbe assistito al combattimento tra l’ Arcangelo Michele e il drago, al termine del quale avrebbe ricevuto dall’arcangelo l’ordine di avviare un tempio dove aveva sconfitto il maligno, intimandogli che gli venisse costruita una Chiesa nella roccia sul modello di quella di Monte Gargano, in Puglia, dove il Santo era venerato già dal V sec. d.c. I lavori presero il via, ma fu con i monaci benedettini a partire dal 900 d.c. che l’Abbazia venne edificata.

4. La Sacra di San Michele in Piemonte – Italia

A distanza di 1000 km, siamo in Italia, in Val di Susa in Piemonte, dove sorge una grande Abbazia, la Sacra di San Michele, che ispiro’ Umberto Eco per la scrittura del “Nome della rosa”. Secondo la leggenda Giovanni detto Vincenzo, vescovo di Ravenna, nel X secolo abbandono’ la sua carica per ritirarsi a pregare e vivere da eremita sul monte Caprasio, “delle capre”, di fronte all’allora monte Porchiriano (dei porci), nella Val di Susa. Giovanni voleva costruire una chiesetta e per questo accatastava tronchi e pietre che al mattino seguente pero’ erano scomparse. Giovanni decise di rimanere sveglio e vide, così, che un gruppo di angeli, insieme ad alcune colombe, andava trasportando in volo quei materiali, accatastandoli sulla vetta del monte opposto mentre San Michele gli indicava il monte Porchiriano come il luogo sul quale avrebbe dovuto erigere la chiesa.

5. Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo – Italia

Ad una distanza di altri 1.000 km si arriva in Puglia, sul Gargano dove sorge il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Anglo, anch’esso Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 2011, meta di pellegrinaggi dei fedeli cristiani sin dal VI secolo d.C. La storia di Monte Sant’Angelo ebbe inizio nel 493 d.C., quando fu costruita la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele dopo tre apparizione al vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano. La chiesa fu costruita nel luogo indicato dal Santo, dove c’ era una sacra grotta venerata fino ai giorni nostri come un luogo di culto consacrato non da mano umana ma dallo stesso San Michele, e ricevette nel corso dei secoli il titolo di “Celeste Basilica”.

6. Il monastero di San Michele Arcangelo di Panormitis nell’isola di Symy – Grecia

Proseguendo lungo la linea sacra, arriviamo in Grecia, nel Dodecanneso, all’isola di Simy dove si trova il sesto santuario dedicato al Santo, eretto intorno al XII secolo e che conserva una delle più grandi effigi dell’Arcangelo alta ben tre metri.
La storia di questo luogo sacro nasce con il ritrovamento di una immagine di San Michele Arcangelo da parte di una donna dell’isola. Questa raffigurazione, che fu protagonista di eventi e fatti miracolosi che la resero famosa in Grecia facendo giungere molti devoti sull’isola, iniziò ad essere usata come esempio per raffigurare anche in altre icone l’Arcangelo Michele e, nel luogo del ritrovamento, venne costruito il Monastero. La tradizione vuole che gli oggetti devozionali che vengono lasciati in mare da devoti nel mondo, poi arrivano miracolosamente nella baia del monastero. Sull’isola inoltre ci sono ben 9 chiese dedicate all’Arcangelo Michele corrispondenti a 9 ordini angelici.

7. Il monastero di Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa – Israele

L’ultimo Santuario della Linea Sacra, si trova in Israele ed è il Santuario Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa. Il Monte Carmelo, letteralmente “Vigna di Dio”che si trova nell’Alta Galilea, è un luogo sacro poichè si narra che qui ebbe la sua dimora il profeta Elia che proprio sul Monte Carmelo si scontro’ con i 450 profeti di Baal. Sul monte si sviluppa la tradizione mariana della Madonna del Carmelo. La prima fondazione del monastero omonimo risale comunque all’epoca bizantina, quando alcuni eremiti lo scelsero come luogo di culto dell’Arcangelo Michele. A differenza degli altri Santuari dedicati esclusivamente a San Michele Arcangelo, il monastero del Monte Carmelo è un luogo sacro legato principalmente alla Madonna ed al Profeta Elia. Tuttavia il particolare legame dell’ Arcangelo Michele con le figure del Profeta Elia e della Vergine, ne fanno un luogo ideal in cui le forze del bene sconfiggeranno le forze del male.