martedì 13 settembre 2022

Congresso dei leader religiosi mondiali, un progetto ateo



Non può non suscitare domande e perplessità la partecipazione del Papa in persona al Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, che si svolge a partire da oggi in Kazakistan. Il pretesto è lavorare per la pace nel mondo, ma in questo modo la Chiesa partecipa alla nuova morale civile sincretista, che necessariamente mette tra parentesi la verità o non verità delle religioni.



KAZAKISTAN
ECCLESIA

Stefano Fontana, 13-09-2022

Il viaggio di Francesco in Kazakistan da oggi, 13 settembre, al 15 settembre è stato ampiamente coperto dai media. È noto il programma dettagliato diffuso dalla Santa Sede, si sa che non incontrerà il patriarca Kirill come era stato precedentemente ipotizzato, è invece ormai ben noto che ci potrebbe essere lo spazio per vedere il presidente cinese Xi Jinping. Soprattutto è stato spiegato che Francesco parteciperà al VII Congresso dei leaders delle religioni mondiali e tradizionali che si terrà appunto ad Astana, oggi Nur Sultan, “come messaggero di pace” in un momento in cui il mondo ne ha grande bisogno.
I notiziari hanno molto insistito sulla importanza di questi incontri religiosi per la pace e l’armonia. Tutto questo si sa, ma il significato dell’incontro dei leader religiosi si presta anche ad altre valutazioni, di cui i media ufficiali – ormai sono quasi tutti – non parlano. Vediamo …

Cominciamo ad esaminare cosa sia questo Congress of Leaders of World and traditional Religions. Esso è sorto nel 2003 per iniziativa dell’allora presidente del Kazakistan e ha come obiettivi di cercare «punti di riferimento umani comuni nel mondo e nelle religioni tradizionali» e di far funzionare una «istituzione interreligiosa internazionale permanente per il dialogo delle religioni e l’adozione di decisioni concordate». Si tratta della cosiddetta “ONU delle religioni”.

Il Congresso funziona tramite una Segreteria, che, come si apprende dal sito ufficiale, attua le decisioni, predispone i materiali, stende i documenti, concorda i temi chiave e, soprattutto, coordina «l’interazione con le strutture internazionali sui temi del dialogo interreligioso e intercivilizzato». Fino ad oggi hanno funzionato 19 Segreterie. Nella attuale siedono 10 rappresentanti dell’islam, 5 del cristianesimo di cui un cattolico, 4 rappresentanti del buddismo, 1 del taoismo, 1 dello shintoismo, 1 dell’induismo, 3 di istituzioni internazionali e 5 rappresentanti della Repubblica del Kazakistan. Come si vede, la composizione della Segreteria non offre grandi garanzie di equilibrio, i cattolici ne sono quasi del tutto assenti, e sembra funzionare più che altro per i contatti con le istituzioni. L’ONU delle religioni non può certo rimanere staccata dai consessi degli organismi internazionali, con i quali deve sintonizzarsi sui problemi della pace e dell’armonia.

La Chiesa cattolica aveva inviato ai precedenti Congressi cardinali come Tomko, Etchegaray o Tauran, ma non era mai andato il papa. Giovanni Paolo II aveva visitato il Kazakistan nel 2001, ma in un viaggio pastorale che non aveva nessun nesso con il Congresso mondiale dei leader delle religioni mondiali e tradizionali. Ora, Francesco ci va, invece, proprio per questo, più per il Congresso che per il Kazakistan.
Il suo viaggio è sicuramente in linea con l’enciclica Fratelli tutti, con la dichiarazione di Abu Dahbi e con la sua concezione del dialogo interreligioso. Ma questo non può eliminare, anzi semmai alimenta, le perplessità e le domande su un investimento di immagine così importante su un consesso fragile come è appunto il Congresso e su un progetto di ONU delle religioni che ricorda più i progetti dell’internazionalismo illuminista che non i propositi dell’universalismo cattolico.

Il più illustre pensatore che ha fornito le basi di un progetto come quello che si sta portando avanti nei Congressi in Kazakistan fu certamente Immanuel Kant. A questo scopo egli scrisse i suoi due trattati sulla Pace perpetua (1795) e sulla Religione nei limiti della sola ragione (1793). Da buon “pietista”, Kant riduce la religione alla ragione e la fede alla morale. L’unica cosa che il credente deve fare è «comportarsi bene», tutto il resto è superstizione. E lo deve fare perché è l’unica cosa che egli possa fare. La religione kantiana è, quindi, una religione universale, perché la ragione e la morale sono universali. Essa è anche una religione senza dogmi, perché i suoi principi sono i principi della morale che la sola ragione è capace di fissare nella coscienza.

L’universalismo illuminista e massonico si è sempre attenuto a queste premesse. Però Antonio Rosmini, e Sofia Vanni Rovighi con lui, dicevano che Kant era filosoficamente ateo. Perché quella morale alla quale la religione doveva ridursi, era la morale “del mondo”, la morale dominante, possiamo dire l’umanesimo dell’ONU. La morale naturale che anche il Congresso di cui stiamo parlando ricerca, non è la morale naturale, ma è la morale corrente, il minimo comun denominatore di quanto gli uomini (e le istituzioni internazionali) oggi considerano bene e male. Se fosse la morale naturale, allora pretenderebbe il Dio vero come compimento delle sue esigenze e non il sincretismo dei vari dèi.

Vedremo ancora una volta il Papa pregare con shintoisti e taoisti. Chissà se questo servirà veramente alla pace, le vie del Signore sono misteriose e non alla nostra portata. Però porsi delle serie e radicali domande sulla partecipazione della Chiesa cattolica a questa nuova morale civica sincretista che non può che nascere dalla messa tra parentesi della verità o non verità delle religioni e dalla loro riduzione alla morale convenzionale delle istituzioni internazionali, mi sembra veramente un dovere morale e religioso.






lunedì 12 settembre 2022

Bibbia CEI 2008, una traduzione da pentimento…





12 settembre 2022


Indizio n.100 Bibbia CEI 2008: “Errore di traduzione nella Lettura della XXIV Domenica del T.O – 11 Settembre 2022”


di Investigatore Biblico (11-09-2022)

Esodo 32, 7-14

Nella prima Lettura di questa Domenica (XXIV del T.O.), che si leggerà in tutte le Parrocchie di rito Romano (Esodo 32,7-14), si trova un grossolano errore di traduzione (parlo sempre della versione CEI 2008). Per la precisione al versetto 14.

Non sto qui a polemizzare sulla scarsa preparazione dei neotraduttori, perché vi accorgerete voi stessi dello strafalcione riportato in suddetta traduzione. Il mio lavoro si limita a mettere in guardia i lettori dalla “poco attendibile” (per essere buoni) versione CEI 2008. Per questo non mi stancherò mai di consigliarvi la buona “vecchia” versione CEI 1974. Ancora reperibile su qualche sito internet, di seconda mano.

Andiamo al testo:

CEI 1974: “Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo” Es 32,14

CEI 2008: “Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo” Es 32,14


Avete notato la differenza? La ‘74 usa “abbandonò il proposito”, mentre la ‘08 traduce con “si pentì”.

Prima di scrivere due righe di riflessione sull’errore andiamo a vedere il termine originale ebraico.

Il termine in questione (in ebraico traslitterato) è: “waynnahem”.

Su tutti i vocabolari di ebraico biblico questo termine ha un significato preciso: “REVOCARE”, nel senso di revocare una condanna.

Quindi, è molto più attendibile la traduzione del ‘74.

Il termine “pentimento” infatti in ebraico è “teshuvà”. Pertanto, la mia domanda è la seguente: perché hanno tradotto con “pentimento” un verbo che, invece, ha come significato “revocare una condanna”?

L’errore può sembrare di poco conto, ma non lo è. Dietro questi “piccoli” errori ci può essere tutta una teologia. Può essere che Dio dica una cosa e poi si penta?

Leggete Numeri 23,19 e capirete.

Può essere che i neotraduttori vogliano far passare un altro messaggio. Forse un “dogma” non è per sempre: Dio si può “pentire” di a

Dove porta questo tipo di traduzione? A far dire a Dio e alla Sua Parola tutto e il contrario di tutto.

Non sto a dilungarmi poiché penso di essere stato esaustivo, seppur breve. Lascio a voi lettori le varie riflessioni in merito. Il mio studio biblico si limita a presentarvi gli errori. Le conseguenze le stiamo vedendo…

(Fonte: Investigatore Biblico)









sabato 10 settembre 2022

Al Concistoro nemmeno una parola sull’assenza (forzata) del card. Zen







Di Redazione, 9 SET 2022

Nel Concistoro tenutosi la settimana scorsa a Roma è emerso, tra i tanti, un altro punctum dolens: una forzosa assenza di spicco, quella del cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, prigioniero del regime comunista cinese.

Come noto, a maggio scorso il cardinale Zen è stato arrestato per aver difeso i diritti umani sia a Hong Kong che in Cina con l’accusa di “collaborazione con potenze straniere” – reato penale ai sensi della legge sulla sicurezza – poi ridotta all’accusa di non aver registrato correttamente una fondazione per fornire assistenza legale agli attivisti democratici detenuti. Ora è in attesa del processo che dovrebbe iniziare il 19 settembre ed evidentemente è per questo che non ha potuto lasciare il Paese per recarsi a Roma.

Il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, ha espresso il suo rammarico per la mancanza di attenzione da parte dei partecipanti all’incontro cardinalizio riguardo alla vicenda della persecuzione del card. Zen, che il 13 gennaio scorso ha compiuto 90 anni.

Lo riporta Il Messaggero con le parole del card. Müller che lamenta come nessuno, al Concistoro, abbia affrontato “il gravissimo problema del nostro fratello Zen”. Né il Decano del Collegio Cardinalizio, né il Segretario di Stato Pietro Parolin, né il Santo Padre. Per lui non c’è stato alcun documento di solidarietà, nessuna iniziativa di preghiera.

“È evidente il timore di interferire in una questione come questa, che ha a che fare con i rapporti con la Cina”, ha aggiunto Müller. Tuttavia, spera e si augura che il card. Zen – che non aveva fatto mancare cocenti critiche per com’è stata condotta la vicenda degli accordi Sino/Vaticani – non venga “abbandonato”. Conclude il Card. Müller: «Se necessario la Chiesa dovrebbe criticare anche i potenti di questo mondo. E poi l’esempio di Pio XII dovrebbe averci insegnato qualcosa, non si può sacrificare sempre la verità. …La paura ad intervenire su un argomento del genere che ha a che fare con i rapporti con la Cina è scontata, a parer mio. La situazione con Pechino è complessa, le informazioni qui arrivano parziali e, purtroppo, non sono tutte buone e trionfali. La Chiesa clandestina attualmente in tante zone è perseguitata e si trova a far fronte a vescovi patriottici più obbedienti allo stato ateo di Pechino che non al Papa. Il silenzio su Zen riscontrato al concistoro non vorrei che fosse indicativo del fatto che questo cardinale anziano venga consacrato, sacrificato sull’altare della ragion di stato, per difendere e portare avanti l’accordo diplomatico con Pechino. Io intravedo questo rischio e provo dolore».



Cogliamo l’occasione per ricordare ai nostri lettori che il cardinale Zen ha partecipato con un suo scritto al nostro XIII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo su IL MODELLO CINESE, SOCIAL-CAPITALISMO DEL CONTROLLO SOCIALE [vedi].






giovedì 8 settembre 2022

L’8 settembre del 1907 viene resa pubblica la “Pascendi” di San Pio X. Se non hai tempo per leggerla, te ne offriamo una brevissima sintesi POSTED BY: ADMIN 7 SETTEMBRE 2022 di Corrado Gnerre La Pascendi di san Pio X ha un’architettura perfetta: esposizione degli errori del modernismo, individuazione delle cause della diffusione di questa eresia e infine individuazione dei rimedi contro di essa. Partiamo dagli errori. San Pio X afferma che il modernista può essere individuato sotto sei aspetti: di filosofo, di credente, di teologo, di storico-critico, di apologeta, e di riformatore. Primo aspetto: il modernista filosofo esprime il suo modernismo sotto due prospettive. Una di “negazione” ed un’altra di “affermazione”. La “negazione” riguarda il suo agnosticismo, l’ “affermazione” la sua convinzione secondo cui il divino è immanente nel creato, ovvero una sorta d’identità tra Dio e il creato. Secondo aspetto: il modernista credente afferma la cosiddetta esperienza del sentimento religioso, ovvero un’accettazione della definizione luterana della fede come pura esperienza di abbandono, piuttosto che (come invece afferma la dottrina cattolica) di assenso dell’intelletto alle verità rivelate. Terzo aspetto: il modernista teologo afferma che tanto la fede, tanto la formulazione dei dogmi, tanto il culto, quanto l’esistenza dei sacramenti sarebbero l’esito di inconsci bisogni nella natura umana. Quarto aspetto: il modernista storico-critico afferma che un conto sarebbe l’indagine storica, altro l’esperienza della fede; per cui un conto sarebbe il Cristo storico, altro quello della fede. Quinto aspetto: il modernista apologeta, cercando di far accettare a chi non crede l’ “esperienza” del cattolicesimo, utilizza due prospettive. Una oggettiva e l’altra soggettiva. Quella oggettiva, nel momento in cui cerca di provare che tutto nella Chiesa sarebbe mosso da un divino totalmente misterioso e inconoscibile. Quella soggettiva, quando cerca di dimostrare immanente in ogni uomo l’esigenza del soprannaturale e, quindi, della stessa “esperienza” cattolica. Sesto ed ultimo aspetto: il modernista riformatore vorrebbe cambiare tutto (l’insegnamento, la dottrina, il culto, il governo della Chiesa, perfino la morale). San Pio X, poi, passa ad analizzare le cause della nascita e della diffusione del modernismo, individuando cause “morali” ed “intellettuali”, ponendo però opportunamente le “morali” prima di quelle “intellettuali”, ovvero facendo capire che gli errori intellettuali nascono sempre da deficit morali. Le cause “morali” sono soprattutto la superbia e la vana curiosità. Quelle “intellettuali”, l’opposizione al metodo scolastico, alla Tradizione, alla Patristica e all’autorità del Magistero della Chiesa. Passando poi ai rimedi, san Pio X ribadisce l’insostituibilità del metodo scolastico. Indica l’importanza di scegliere per i seminari adeguati rettori e docenti; e, inoltre, la necessità che vi siano in ogni diocesi consigli di vigilanza della dottrina. Chiede, quindi, ai vescovi e ai superiori degli ordini religiosi una relazione dello stato dottrinale con cadenza triennale. Si potrebbe pensare: troppa rigidità. No. Tutto ciò che è moralmente possibile per difendere la verità deve essere perseguito. Discorso, questo, che l’uomo contemporaneo, ubriaco di relativismo, non riesce ad accettare. Oggi si è abituati a far di tutto per difendere se stessi (fioccano continuamente querele), ma non si fa nulla per la verità. Invochiamo la tolleranza se si offende la verità, ma poi se ci offendono riteniamo giusto e doveroso reagire. I Santi sono abituati a fare il contrario: se va di mezzo la propria persona, passi; ma se si offende la verità, allora no: non si possono incrociare le braccia. L’attualità della Pascendi Il modernismo figura come una sorta di fiume carsico che sparisce per poi riemergere. Sappiamo bene, infatti, che questa eresia non è affatto sparita, anzi ha ispirato molte posizioni teologiche contemporanee che hanno profondamente inciso nelle convinzioni e nei comportamenti di molti cattolici. Brevemente e schematicamente vediamo in che senso il modernismo ha influito su molti atteggiamenti dei cattolici contemporanei. Per questo riprendiamo lo schema che la Pascendi ci offre. 1.Il modernista filosofo. I due punti, agnosticismo ed immanentismo, li ritroviamo ampiamente in molte convinzioni di cattolici contemporanei. L’agnosticismo: oggi molti ritengono che le cose di Dio non possano essere conosciute nella loro verità e che quando si parla di fede è come se si entrasse in un campo totalmente “altro” rispetto alla vita, quasi in una possibilità di assentire su cose assurde. L’immanentismo: oggi molti ritengono che non vi sia più differenza tra vita naturale e vita soprannaturale; anzi, che la prima è senz’altro più importante, convincendosi che la malattia fisica –piuttosto che il peccato- sia il più grave dei problemi. 2.Il modernista credente. La fede ridotta ad esperienza comporta che ogni esperienza religiosa, in quanto esperienza, possa essere vera. Molte volte si sente dire: “L’importante non è la religione che si professa, ma sentirsi bene nella propria.” Ebbene, se la religione può essere giudicata solo dall’elemento esperienziale, ciò impedisce di capire dove sta la verità e dove sta l’errore. Teniamo presente che è la verità a dover giudicare l’esperienza, non l’esperienza la verità. 3.Il modernista teologo. La convinzione secondo cui la formulazione dei dogmi nascerebbe solo da una sorta di bisogno inconscio, conduce inevitabilmente ad uno di spirito critico nei confronti del Magistero della Chiesa, che si riduce da elemento vincolante a vago punto di riferimento. Certe posizioni di cosiddetti “cattolici adulti” tendono a concepire il Magistero della Chiesa come “magistero” inferiore ad un altro, quello della propria coscienza. 4.Il modernista storico-critico. La separazione tra indagine storica ed esperienza della fede, e soprattutto il ritenere che le verità della fede non possano accreditarsi storicamente, hanno condotto ad un atteggiamento oggi molto diffuso, prima nella teologia, e poi tra i credenti, e cioè la riduzione del Cristianesimo da “fatto” a “mito”. 5.Il modernista apologeta. La convinzione secondo cui nella Chiesa sia prevalente il “misterioso” e l’ “inconoscibile” conduce ad un rifiuto della formazione catechistica, o meglio ad una trasformazione di questa formazione in pura e fumosa formazione esperienziale. Pensiamo a tanti catechismi del postconcilio dispersivi e privi di contenuti precisi. Inoltre, il ritenere la perfetta coincidenza dell’esigenza del soprannaturale con l’adesione al cattolicesimo vuol dire negare la gratuità della Grazia arrivando ad una sorta di convinzione secondo cui l’Incarnazione di Cristo salverebbe ogni uomo indipendentemente dalla libera e personale adesione alla Grazia stessa. 6.Il modernista riformatore. Da tempo ormai è molto diffusa l’idea secondo cui la storia non sia il “luogo” in cui si è manifestata la Rivelazione, ma la Rivelazione stessa; per cui tutto ciò che viene dopo sarebbe sempre migliore e più conforme al vero di ciò che è venuto prima. Il modernismo: sintesi di tutte le eresie Insomma, un’enciclica, la Pascendi, capace di capire appieno la complessità del modernismo e soprattutto la sua pericolosità. San Pio X scrive a conclusione: “In tutta questa esposizione della dottrina dei modernisti vi saremo sembrati, o Venerabili Fratelli, prolissi forse oltre il dovere. Ma è stato ciò necessario, sì per non sentirCi accusare, come suole, di ignorare le loro cose, e sì perché si veda che, quando parlasi di modernismo, non parlasi di vaghe dottrine non unite da alcun nesso, ma di un unico corpo e ben compatto, ove chi una cosa ammetta uopo è che accetti tutto il rimanente. Perciò abbiam voluto altresì far uso di una forma quasi didattica, né abbiamo ricusato il barbaro linguaggio onde i modernisti fanno uso. Ora, se quasi di un solo sguardo abbracciamo l’intero sistema, niuno si stupirà ove Noi lo definiamo, affermando esser esso la sintesi di tutte le eresie.”



 7 SETTEMBRE 2022


di Corrado Gnerre

La Pascendi di san Pio X ha un’architettura perfetta: esposizione degli errori del modernismo, individuazione delle cause della diffusione di questa eresia e infine individuazione dei rimedi contro di essa.

Partiamo dagli errori.

San Pio X afferma che il modernista può essere individuato sotto sei aspetti: di filosofo, di credente, di teologo, di storico-critico, di apologeta, e di riformatore.

Primo aspetto: il modernista filosofo esprime il suo modernismo sotto due prospettive. Una di “negazione” ed un’altra di “affermazione”. La “negazione” riguarda il suo agnosticismo, l’ “affermazione” la sua convinzione secondo cui il divino è immanente nel creato, ovvero una sorta d’identità tra Dio e il creato.

Secondo aspetto: il modernista credente afferma la cosiddetta esperienza del sentimento religioso, ovvero un’accettazione della definizione luterana della fede come pura esperienza di abbandono, piuttosto che (come invece afferma la dottrina cattolica) di assenso dell’intelletto alle verità rivelate.

Terzo aspetto: il modernista teologo afferma che tanto la fede, tanto la formulazione dei dogmi, tanto il culto, quanto l’esistenza dei sacramenti sarebbero l’esito di inconsci bisogni nella natura umana.

Quarto aspetto: il modernista storico-critico afferma che un conto sarebbe l’indagine storica, altro l’esperienza della fede; per cui un conto sarebbe il Cristo storico, altro quello della fede.

Quinto aspetto: il modernista apologeta, cercando di far accettare a chi non crede l’ “esperienza” del cattolicesimo, utilizza due prospettive. Una oggettiva e l’altra soggettiva. Quella oggettiva, nel momento in cui cerca di provare che tutto nella Chiesa sarebbe mosso da un divino totalmente misterioso e inconoscibile. Quella soggettiva, quando cerca di dimostrare immanente in ogni uomo l’esigenza del soprannaturale e, quindi, della stessa “esperienza” cattolica.

Sesto ed ultimo aspetto: il modernista riformatore vorrebbe cambiare tutto (l’insegnamento, la dottrina, il culto, il governo della Chiesa, perfino la morale).

San Pio X, poi, passa ad analizzare le cause della nascita e della diffusione del modernismo, individuando cause “morali” ed “intellettuali”, ponendo però opportunamente le “morali” prima di quelle “intellettuali”, ovvero facendo capire che gli errori intellettuali nascono sempre da deficit morali. Le cause “morali” sono soprattutto la superbia e la vana curiosità. Quelle “intellettuali”, l’opposizione al metodo scolastico, alla Tradizione, alla Patristica e all’autorità del Magistero della Chiesa.

Passando poi ai rimedi, san Pio X ribadisce l’insostituibilità del metodo scolastico. Indica l’importanza di scegliere per i seminari adeguati rettori e docenti; e, inoltre, la necessità che vi siano in ogni diocesi consigli di vigilanza della dottrina. Chiede, quindi, ai vescovi e ai superiori degli ordini religiosi una relazione dello stato dottrinale con cadenza triennale.

Si potrebbe pensare: troppa rigidità. No. Tutto ciò che è moralmente possibile per difendere la verità deve essere perseguito. Discorso, questo, che l’uomo contemporaneo, ubriaco di relativismo, non riesce ad accettare. Oggi si è abituati a far di tutto per difendere se stessi (fioccano continuamente querele), ma non si fa nulla per la verità. Invochiamo la tolleranza se si offende la verità, ma poi se ci offendono riteniamo giusto e doveroso reagire. I Santi sono abituati a fare il contrario: se va di mezzo la propria persona, passi; ma se si offende la verità, allora no: non si possono incrociare le braccia.

L’attualità della Pascendi

Il modernismo figura come una sorta di fiume carsico che sparisce per poi riemergere. Sappiamo bene, infatti, che questa eresia non è affatto sparita, anzi ha ispirato molte posizioni teologiche contemporanee che hanno profondamente inciso nelle convinzioni e nei comportamenti di molti cattolici.

Brevemente e schematicamente vediamo in che senso il modernismo ha influito su molti atteggiamenti dei cattolici contemporanei. Per questo riprendiamo lo schema che la Pascendi ci offre.

1.Il modernista filosofo. I due punti, agnosticismo ed immanentismo, li ritroviamo ampiamente in molte convinzioni di cattolici contemporanei. L’agnosticismo: oggi molti ritengono che le cose di Dio non possano essere conosciute nella loro verità e che quando si parla di fede è come se si entrasse in un campo totalmente “altro” rispetto alla vita, quasi in una possibilità di assentire su cose assurde. L’immanentismo: oggi molti ritengono che non vi sia più differenza tra vita naturale e vita soprannaturale; anzi, che la prima è senz’altro più importante, convincendosi che la malattia fisica –piuttosto che il peccato- sia il più grave dei problemi.

2.Il modernista credente. La fede ridotta ad esperienza comporta che ogni esperienza religiosa, in quanto esperienza, possa essere vera. Molte volte si sente dire: “L’importante non è la religione che si professa, ma sentirsi bene nella propria.” Ebbene, se la religione può essere giudicata solo dall’elemento esperienziale, ciò impedisce di capire dove sta la verità e dove sta l’errore. Teniamo presente che è la verità a dover giudicare l’esperienza, non l’esperienza la verità.

3.Il modernista teologo. La convinzione secondo cui la formulazione dei dogmi nascerebbe solo da una sorta di bisogno inconscio, conduce inevitabilmente ad uno di spirito critico nei confronti del Magistero della Chiesa, che si riduce da elemento vincolante a vago punto di riferimento. Certe posizioni di cosiddetti “cattolici adulti” tendono a concepire il Magistero della Chiesa come “magistero” inferiore ad un altro, quello della propria coscienza.

4.Il modernista storico-critico. La separazione tra indagine storica ed esperienza della fede, e soprattutto il ritenere che le verità della fede non possano accreditarsi storicamente, hanno condotto ad un atteggiamento oggi molto diffuso, prima nella teologia, e poi tra i credenti, e cioè la riduzione del Cristianesimo da “fatto” a “mito”.

5.Il modernista apologeta. La convinzione secondo cui nella Chiesa sia prevalente il “misterioso” e l’ “inconoscibile” conduce ad un rifiuto della formazione catechistica, o meglio ad una trasformazione di questa formazione in pura e fumosa formazione esperienziale. Pensiamo a tanti catechismi del postconcilio dispersivi e privi di contenuti precisi. Inoltre, il ritenere la perfetta coincidenza dell’esigenza del soprannaturale con l’adesione al cattolicesimo vuol dire negare la gratuità della Grazia arrivando ad una sorta di convinzione secondo cui l’Incarnazione di Cristo salverebbe ogni uomo indipendentemente dalla libera e personale adesione alla Grazia stessa.

6.Il modernista riformatore. Da tempo ormai è molto diffusa l’idea secondo cui la storia non sia il “luogo” in cui si è manifestata la Rivelazione, ma la Rivelazione stessa; per cui tutto ciò che viene dopo sarebbe sempre migliore e più conforme al vero di ciò che è venuto prima.

Il modernismo: sintesi di tutte le eresie

Insomma, un’enciclica, la Pascendi, capace di capire appieno la complessità del modernismo e soprattutto la sua pericolosità.

San Pio X scrive a conclusione: “In tutta questa esposizione della dottrina dei modernisti vi saremo sembrati, o Venerabili Fratelli, prolissi forse oltre il dovere. Ma è stato ciò necessario, sì per non sentirCi accusare, come suole, di ignorare le loro cose, e sì perché si veda che, quando parlasi di modernismo, non parlasi di vaghe dottrine non unite da alcun nesso, ma di un unico corpo e ben compatto, ove chi una cosa ammetta uopo è che accetti tutto il rimanente. Perciò abbiam voluto altresì far uso di una forma quasi didattica, né abbiamo ricusato il barbaro linguaggio onde i modernisti fanno uso. Ora, se quasi di un solo sguardo abbracciamo l’intero sistema, niuno si stupirà ove Noi lo definiamo, affermando esser esso la sintesi di tutte le eresie.”






Alta Corte, infima sentenza: vietato mostrare Down felici



Bimbi e adulti affetti da Sindrome di Down non possono sorridere, né apparire felici quando lo sono. Ovvero: ecco come l’eugenetica radicale è dottrina dello Stato francese, condivisa dalla Corte Europea dei Diritti Umani. La sconcertante decisione del 1° settembre che dà ragione al governo contro un video trasmesso in tv dalla Fondazione Lejeune per rassicurare le donne incinte sull'accoglienza dei bambini con Sindrome di Down. Così va in scena l'eugenetica pratica.



EUGENETICA PRATICA
VITA E BIOETICA


Luca Volontè, 08-09-2022

Bimbi e adulti affetti dalla Sindrome di Down non possono sorridere, né apparire felici quando lo sono. Ovvero: ecco come l’eugenetica radicale è dottrina dello Stato francese, condivisa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu). Progressivamente da almeno un ventennio, l’intero continente europeo si burla e calpesta la dignità umana e mistifica, solo nell’interesse delle lobby di potere, il concetto di diversità.

Però, ciò che è accaduto in Francia e, successivamente assecondato con un gesto di pavida compiacenza dalla Corte di Strasburgo, supera di gran lunga ogni prevedibile malignità. Il caso su cui la Cedu ha rifiutato di discutere lo scorso 1° settembre e, in questo modo, dato ragione al Governo francese, riguarda un video breve, "Dear Future Mom". Il video prodotto dai sostenitori dei bimbi affetti da sindrome di Down in collaborazione con la Fondazione Jérôme Lejeune, uno dei principali centri mondiali di ricerca e assistenza per le persone con sindrome di Down.

Le immagini incriminate iniziano citando un'e-mail di una madre incinta, in cerca di consigli: "Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura: che tipo di vita avrà il mio bambino?". Seguono i messaggi di 15 adulti e bambini con sindrome di Down che, in diverse lingue, sereni e sorridenti, rassicurano la madre preoccupata: la vita con la sindrome di Down può essere felice e appagante.

Nel 2014, l'autorità radiotelevisiva francese, sotto il “regno” del presidente socialista François Hollande, aveva emesso un avvertimento di allarme, sostenendo che il video "disturbava la coscienza delle donne che, in conformità con la legge, avevano fatto scelte di vita personali diverse". Ai tre canali televisivi che avevano trasmesso il video era stata inviata una lettera in cui si intimava loro di non trasmetterlo più nelle fasce orarie riservate ai "messaggi di interesse generale", con conseguente ordine di censura effettiva.

Sconcertati, i promotori del video e la Fondazione Lejeune si erano rivolti ai canali televisivi per trasmettere nuovamente il video, senza ottenere risposta positiva. In poche parole, i bimbi Down non dovevano essere felici e se lo erano, e la loro vita lo dimostrava, non avrebbero dovuto comunque farlo sapere alle future mamme che, si presumeva, era preferibile che abortissero. Paradossalmente, il video aveva ottenuto diversi riconoscimenti (2 Leoni d’oro e 2 d’argento) al Festival Internazionale della Creatività di Cannes e dall'Art Directors Club of Europe ed è stato ampiamente condiviso in tutto il mondo dal 2014 ad oggi. Solo su YouTube è stato visualizzato oltre 8,4 milioni di volte.

La Fondazione Lejeune aveva dunque contestato la lettera di censura dell'autorità francese, ma “i tribunali transalpini non avevano riscontrato alcun errore di diritto nel parere dell'autorità", perciò si era deciso di presentare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, e di farsi rappresentare da ADF International. Nel ritenere irricevibile il ricorso, la Corte non ha riscontrato una violazione del diritto alla libertà di espressione della Fondazione.

Questa sentenza è arrivata nonostante il fatto che lo stesso governo francese avesse riconosciuto, sia nel procedimento nazionale (2014-2017) che davanti alla Corte durante il 2022, che la lettera dell'autorità radiotelevisiva aveva impropriamente "influenzato in modo significativo il comportamento dei canali televisivi, invitandoli a evitare la futura trasmissione del messaggio in questione" (vedi Giudizio dell'1 settembre 2022 e allegati).

Più in particolare, si spiega nella nota dettagliata sul caso di Adf International, la Corte ha stabilito che la Fondazione Lejeune non può affermare di essere una "vittima", ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, perché il video sulla sindrome di Down era stato trasmesso più volte prima dell'intervento dell'autorità francese. Inoltre, la Corte non ha trovato prove sufficienti di un legame diretto tra la lettera inviata dall'autorità radiotelevisiva e il successivo rifiuto del canale televisivo di trasmettere il film.

Una minaccia di censura, che ha prodotto l’esito chiaro e univoco dell'autocensura, non è una chiara ‘correlazione’ tra la lettera e il conseguente comportamento? La decisione della Corte, di dichiarare irricevibile la giusta denuncia della Fondazione Lejeune, invia un doppio segnale ai governi europei: in primis, essi possono esercitare pressioni, direttamente o per interposta istituzione, per mettere a tacere le voci delle persone con sindrome di Down nella sfera pubblica. Inoltre, con la marcatamente pavida decisione, la Corte autorizza i governi ad agire, direttamente o indirettamente, con censure nei confronti di chiunque possa in qualche misura indurre gli utenti a riflettere sulle ragioni della vita umana e sulle prospettive di vita felice per i bimbi diversamente abili.

"Questa decisione è deludente, ma anche molto rivelatrice del modo in cui il rispetto per i più vulnerabili viene trattato nei tribunali", ha dichiarato Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune. “Ciò contribuisce a creare una cultura della discriminazione, contro la quale dobbiamo opporci. I bambini e gli adulti con sindrome di Down meritano di essere ascoltati e visti nella società", ha dichiarato Jean-Paul Van De Walle, di Adf international. La decisione ha avuto una vasta eco (Le Figaro) e provocato un grande sconcerto in Francia, non solo tra i mass media cattolici (Famille Chretienne), ma anche sui siti di organizzazioni che si occupano di persone con handicap. Il XXI secolo avanza come il XX, guerra, anticristianesimo, epidemie e molte delle stesse ideologie totalitarie e mortali, in primis l’eugenetica pratica.






lunedì 5 settembre 2022

Pandemia, clima e gas: tre crisi create dall'Occidente




Il lockdown a fronte di un virus spacciato per peste nera, la rinuncia ai combustibili fossili per contrastare un'indimostrabile emergenza climatica, le sanzioni alla Russia che danneggiano soltanto i nostri popoli: così si sta distruggendo la nostra economia e il nostro vivere sociale. Ma non sono crisi piovute dal cielo, si tratta di scelte ideologiche che portano a una verticalizzazione autoritaria.


SCELTE IDEOLOGICHE
EDITORIALI

Eugenio Capozzi, 05-09-2022

Un legame strettissimo di continuità logica e causale connette la gravissima crisi energetica nella quale oggi ci troviamo con le politiche di "transizione ecologica", le restrizioni/coercizioni "pandemiche", la guerra russo-ucraina.

La massiccia e accelerata riduzione dei combustibili fossili - non compensata da fonti alternative e competitive - e la strozzatura drammatica della domanda generata da lockdown, chiusure, lasciapassare vaccinali, seguita da una improvvisa ripresa a partire dal 2021, hanno prodotto una sproporzione colossale, innaturale tra le materie prime disponibili e le esigenze dei paesi industrializzati.

Le sanzioni adottate da G7 e Ue verso il gas russo, sebbene da esso quasi tutta l'Europa continuerà a essere dipendente ancora per anni, hanno dato il colpo di grazia a una situazione già difficilissima, mettendo bruscamente i paesi del Vecchio Continente davanti allo spettro del razionamento, della paralisi economica, di una recessione catastrofica.

Ma cosa hanno in comune questi tre fenomeni - "decarbonizzazione", lockdown, sanzioni a Mosca? Il fatto di non essere calamità piovute dal cielo, eventi naturali o imposti da circostanze esterne, bensì al contrario decisioni consapevoli delle classi politiche, da loro assunte in piena responsabilità. Decisioni prese come se fossero ineluttabili, come se non ci fossero alternative. Ma non era e non è vero. Si tratta invece di scelte fondate su dogmi ideologici.

Se i governi occidentali (più altri, che però nella pratica si comportano diversamente) hanno deliberato di tagliare drasticamente i combustibili fossili a rischio di lasciare i loro popoli senza energia, industria, collegamenti ciò è avvenuto esclusivamente perché quei governi hanno propugnato come una verità apodittica la tesi - indimostrata, indimostrabile, largamente confutata da teorie e fatti - di una "crisi climatica" catastrofica in corso, causata dalla civilizzazione umana, e più in particolare dalle emissioni di anidride carbonica.

Se i governi occidentali e quelli di altre nazioni industrializzate e popolose (in particolare la Cina) hanno costretto per mesi e mesi le popolazioni a limitare ogni interazione sociale, hanno costretto alla chiusura gran parte degli esercizi commerciali e del terziario, hanno impedito la circolazione delle persone, hanno tagliato fuori dalla vita sociale chiunque non accettasse terapie di dubbia efficacia e sicurezza imposte dai poteri statali e dalle grandi multinazionali farmaceutiche ciò è avvenuto esclusivamente perché essi hanno sposato ciecamente la tesi secondo cui un virus della famiglia influenzale rappresentasse una minaccia pari a quella delle pestilenze dei secoli scorsi, e potesse essere bloccato soltanto attraverso la clausura, l'isolamento, il "congelamento" della vita collettiva, la coazione all'inoculazione più o meno universale con vaccini mai usati prima nella storia.

Se, infine, i governi dell'Ue hanno deciso, su pressione degli Stati Uniti, di adottare severissime sanzioni economiche verso la Russia e di ridurre bruscamente da un giorno all'altro i loro acquisti di gas russo, al quale per decenni si erano sempre più affidati, ciò è avvenuto unicamente perché essi hanno fatto propria, senza quasi fiatare, la linea dell'amministrazione Biden e dei vertici Nato secondo cui la Russia putiniana è il pericolo pubblico numero uno per le democrazie occidentali, la rottura dei rapporti commerciali con esso è uno strumento necessario per fermarne le mire imperialistiche, e tale rottura in breve tempo avrebbe mandato all'aria la sua economia.

Naturalmente, come molti osservatori di economia avevano visto fin dall'inizio, l'economia russa non è andata gambe all'aria, perché le materie prime che essa non vende all'Occidente può tranquillamente venderle ad altri (Cina e India in primis) a cui Mosca, tra l'altro, si è legata sempre più, mentre quelle europee (molto meno gli Usa, che almeno riguardo all'energia sono autosufficienti, anzi esportatori) stanno andando sempre più velocemente verso il baratro: tanto più quando, come l'Italia, rifiutano di adottare anche le valide alternative che avrebbero (o avrebbero già avuto) a disposizione (rigassificatori, centrali nucleari, estrazione di petrolio e gas sul proprio territorio).

Eppure politica, istituzioni, media a canali praticamente unificati continuano imperterriti a negare l'evidenza, a descrivere penuria e razionamento come fossero un fato determinato dagli astri per affrontare il quale si può ricorrere solo al risparmio, alla riduzione dei consumi, a una diversificazione delle forniture nel medio-lungo periodo; e continuano a proclamare stentorei che grazie a questi sacrifici "spezzeremo le reni" al brutale invasore, tacciando chiunque esprima scetticismo o critiche in proposito di essere un agente del nemico.

Siamo di fronte dunque, in tutti e tre i casi, a crisi create artificialmente dalle classi politiche, derivanti pressoché integralmente da assiomi imposti alle opinioni pubbliche volenti o nolenti, pretendendo che in merito a essi non vi sia discussione e delegittimando radicalmente chi osa intraprenderla: con una tendenza sempre più marcata, in quelle che ancora vengono definite democrazie, all'abolizione del pluralismo, del government by discussion, appunto, e alla verticalizzazione autoritaria del potere. In tutti e tre i casi, con effetti che si sommano e amplificano dall'uno all'altro, si tratta di scelte che comportano impoverimento, decrescita (infelice per definizione, perché la tesi che esista una decrescita felice è uno dei peggiori inganni dei nostri tempi), recessione.

Soprattutto, in tutti e tre i casi i governi tendono non soltanto a presentare crisi e restrizioni come un dato indiscutibile, ma a investire fortemente di responsabilità etica in merito a esse i cittadini da loro governati, cercando di convincerli che la radice delle crisi stesse e la condizione primaria per la loro risoluzione risiedono nei loro comportamenti privati individuali. La tendenza crescente alla verticalizzazione del potere cerca di trovare un fondamento di consenso popolare culturale attraverso una propaganda eticizzante che fa leva sul senso di colpa incombente sugli individui, e sull'aspirazione di questi ultimi a "espiare" loro "peccati" conformandosi a "penitenze" imposte dall'alto da autorità indiscutibili (una classe politica sempre più intrisa di pretese scientistiche e tecnocratiche), fino a essere, in virtù di tali sacrifici, "purificati" e redenti.

È chiaro, insomma, che in Occidente (altro discorso vale per società più continuativamente gerarchiche e fondate sul dovere individuale come quella cinese) la verticalizzazione autoritaria, coercitiva, decrescitista viene innescata innanzitutto da una diffusa domanda etico-religiosa, che prende la forma di ossessioni e sensi di colpa legati alle conseguenze materiali di comportamenti e stili di vita, perché nasce per colmare il gigantesco vuoto lasciato dell'eclissi di un autentico sentimento religioso, quello fondato sul Dio creatore e trascendente proprio della civiltà ebraico-cristiana.

Il dibattito democratico deperisce, i comandi dei governi vengono subìti sempre più passivamente, le crisi artificialmente provocate da miti ideologici si succedono a catena e vengono troppo poco messe in discussione perché quanto più avanza una secolarizzazione radicale, relativista, nichilista tanto più il bisogno fondativo di senso, salvezza, di connessione all'origine e al destino della vita, deviato dal suo oggetto proprio - il Dio trascendente che fonda la razionalità del mondo - si scarica in un pervasivo, irrazionalistico sentimento apocalittico segnato da colpe oscure e irredimibili, in superstizioni sempre più paradossali, nella credulità diffusa, in un atteggiamento ossessivo/compulsivo fondato sull'ansia di salvarsi osservando "regole" minuziose, sulla cui fondatezza si rinuncia ormai a porsi domande.








venerdì 2 settembre 2022

Chi non prega, pretende andare in battaglia senza armi




 2 SETTEMBRE 2022


di Pierfrancesco Nardini

Sono molte le persone che in situazioni di difficoltà o anche, semplicemente, in un momento di bisogno, non sfruttano quella che è la più efficace arma a loro disposizione: la preghiera.

Si torna spesso su questo punto, a costo di ripetersi, perché importantissimo. Ci si torna per sottolinearne un ulteriore decisivo aspetto: come l’uomo di oggi pretenda vivere senza pensare all’essenziale.

L’uomo di oggi vive immerso nell’aspetto materiale della vita e solo con questo metro di giudizio reagisce alle difficoltà.

Si pensa solo alla soluzione pratica (il medico più bravo, il modo migliore per aumentare lo stipendio, l’aiuto economico meno invasivo, ecc…) e magari il conforto di un amico, la classica spalla su cui piangere. Ci si affida, insomma, alle cose materiali.

E quando i problemi sembrano irrisolvibili, ci si lamenta fino ad imprecare contro Dio (clicca qui)

E’ evidente che le soluzioni pratiche (se lecite moralmente) vanno perseguite. Così come è anche normale piangere quando ci sono motivi validi. Il pianto non è debolezza di cui vergognarsi. Ma affidarsi solo alle cose materiali, alle cose della vita, è per l’uomo come limitarsi nelle sue possibilità, come se non sfruttasse tutto il potenziale a sua disposizione.

Se il generale di un esercito ha i cannoni a lunga gittata, non si limiterà ad usare arco e frecce per difendere la propria città. San Pio da Pietrelcina lo ripeteva spesso, “la preghiera è la migliore arma che abbiamo; è una chiave che apre il cuore di Dio” e spiegava anche che “il miglior conforto è quello che viene dalla preghiera”.

Con la preghiera l’uomo prende i classici due piccioni con una fava: apre il cuore di Dio e aumenta a dismisura la possibilità di ottenere quel che gli serve, ma nello stesso tempo trova anche conforto alle sue sofferenze, come nessuna spalla amica può dare.

Il punto è proprio questo: confidare in Dio e chiedere a Lui, come consigliatoci da Cristo, è l’azione più attiva (si scusi il gioco di parola) che si possa fare, ed anche la più efficace (clicca qui).

La più grande e potente azione umana è nulla al confronto della minima di Dio.

Non diamo peso allora a chi ci guarda con ironia se parliamo di preghiera, a chi ci prende in giro se recitiamo un Rosario, ma convinciamoci che la nostra preghiera non è ingenuo e credulone devozionismo dei tempi andati, ma “la migliore arma che abbiamo”.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri