venerdì 10 giugno 2022

"Questa è la Messa!" Testimonianze sulla Messa antica




09GIU22

Testimonianze / Il tesoro della Messa antica. 9

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by Aldo Maria Valli

Cari amici di Duc in altum, le vostre testimonianze sulla Santa Messa vetus ordo compongono ormai un grande affresco ricco di bellezza e verità. Grazie per tutti i contributi. Continuate a inviarli: sono di edificazione per molti.

Scrivete a: venietvide.missa@gmail.com

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Carissimo Aldo Maria, grazie per questa meravigliosa iniziativa! Vorremmo portare anche la nostra testimonianza riguardo la Messa Gregoriana.

Come sa, qui in Austria l’ecumenismo ha provocato un progressivo adattamento della liturgia cattolica a quella protestante, tanto da divenire una cosa sola. Non vi è ormai alcuna differenza tra l’assistere a un rito protestante o a una “messa” pseudo-cattolica. Il sensus fidei del popolo però ha fiutato ben presto l’inganno; ecco che sono germogliate un po’ ovunque comunità (sempre più numerose) intorno a coraggiosi sacerdoti che celebrano vetus ordo. Purtroppo sono comunità quasi catacombali, perseguitate dalle diocesi e che, quindi, non fanno alcuna pubblicità. Per questo, venirne a conoscenza non è proprio facilissimo.


Ma torniamo a noi: non riuscivamo più ad assistere a una messa protestantizzata senza uscirne profondamente turbati. La domenica dovevamo farci violenza per entrare in una chiesa… ne uscivamo sempre più tristi e nervosi. Un giorno un amico, ascoltando i nostri sfoghi, ci invita a partecipare a una Messa vetus ordo in una piccola cappella a mezz’ora da casa. Eravamo preoccupati per i nostri tre bimbi, fra i quali il piccolo, di soli due anni, piuttosto vivace. Avrebbero accettato? Come avrebbero reagito a una lingua così nuova per loro, al silenzio, all’austerità? Che sciocchi a dubitare dei bambini!


Usciti dalla nostra prima Messa Gregoriana, il figlio di otto anni ci guarda negli occhi ed esclama: “D’ora in poi torneremo solo qui. Qui ho sentito la Presenza di Dio. Qui è diverso…è più bello. Poi si riceve Gesù in ginocchio e in bocca. Non Lo voglio più ricevere in mano, mai più”. Vi assicuro che nostro figlio non è un san Domenico Savio e noi, quando abitavamo ancora in Italia, eravamo tipici e convinti frequentatori delle “messe parrocchiali rock”. Mai ci eravamo posti il problema della Comunione sulla lingua. I nostri figli sono bambini come tutti gli altri. Eppure hanno imparato senza difficoltà ogni risposta in latino, ogni preghiera, compresi Gloria e Credo (mentre in italiano dimenticano sempre dei pezzi). Inoltre, il piccolo di due anni miracolosamente non si è mosso… Ora che di anni ne ha sei, risponde in latino e fa tutto ciò che fanno tutti senza problemi e senza sconti: una danza ordinata e comunitaria fatta di inchini verso Cristo, di ginocchia che si piegano, di mani che ripetono più volte il segno della croce. Il suo desiderio ora è poter servire il sacerdote sull’altare!


Pochi mesi dopo il nostro primo incontro con la Messa Gregoriana è nata la quarta bimba, con la Trisomia 21, che ora ha tre anni. È sempre stata buona durante la Messa e anche ora partecipa cantando e rispondendo “Amen!” alle invocazioni recitate in latino! Mentre, quando ci capita di andare alla messa novus ordo, dobbiamo sempre portarla fuori, perché inizia a piangere con rabbia e a fare capricci. Non abbiamo idea di cosa le succeda, ma è incredibile la sua reazione, quasi allergica, al nuovo rito. Credo ci sia troppa confusione… Mentre, durante la Messa vetus ordo, durante l’elevazione, punta il ditino verso l’altare esclamando “Gesù! Ecco Gesù!” e corre per prima a inginocchiarsi per ricevere la benedizione del sacerdote. Sta così, ferma, in ginocchio, fino alla fine della distribuzione della Comunione, fissando con sguardo pieno di meraviglia tutti quelli che si inginocchiano di fianco a lei per ricevere Gesù sulla lingua. Il sacerdote mi ha raccontato che da quando c’è lei lì accanto, le persone ricevono finalmente Gesù con un gran sorriso! E pensare che nelle messe “protestantizzate” spesso venivamo cacciati dalla chiesa perché avevamo troppo figli, potenziali disturbatori, ed eravamo invitati a partecipare solo alle messe fatte apposta per i bambini, oppure a lasciare i bambini nei cosiddetti “acquari”, cioè in stanze adiacenti alla chiesa con speciali baby-sitter pagate dalla diocesi per intrattenerli. Una vera e propria diavoleria.


Per concludere, da quella prima volta, non riusciamo più a fare a meno della Messa Gregoriana! Anche quando viaggiamo, il criterio per scegliere un luogo dove soggiornare piuttosto che un altro è il fatto che ci sia una Messa Gregoriana nei dintorni…

Ora siamo finalmente sereni!

Elena, Enrico, Philipp, David, Samuel, Miriam

*



Era una calda domenica di settembre, quando la prima volta ho partecipato alla Santa Messa vetus ordo.

Mi ero costruita il velo muliebre ed ero impaziente, tant’è che durante la notte riuscii a riposare poco o niente. La domenica mi recai in chiesa di buon’ora per la recita del Santo Rosario e, durante la Santa Messa, seguii attentamente il Messale.


Durante il bellissimo atto di elevazione dell’ostia e del calice, piansi. Non so descrivere ciò che accadde fuori e dentro di me, ma ne colsi tutta la potenza.

Tutta la Grazia dal Cielo era scesa giù e non ricordo quanto tempo restai inginocchiata a contemplare quel Mistero. Questa è la Messa!

Lasciata la chiesa, mi avviai nei vicoli per tornare a casa e mentre camminavo fui inondata da un intenso profumo di rose.

Eppure non vi erano roseti o fiorai lungo la strada.

Maria Grazia

*



Carissimo Aldo Maria, sono un’assidua lettrice del suo blog. Io non ho esperienza di Messa “antica”. Vivo in un piccolo paese di montagna, e la Messa antica la celebrano in città, a trenta chilometri, solo la domenica. Io non riesco a guidare in città. Ci sono stata una sola volta con mio nipote. La chiesetta era piena di gente. Nonostante io conosca abbastanza il latino, ho faticato a seguire. Mi sarebbe piaciuto frequentare ancora, anche se non ho avuto sconvolgimenti come leggo nelle varie testimonianze da lei pubblicate. Purtroppo non ne ho la possibilità. Sono andata un po’ in crisi e ho chiesto al Signore di farmi capire. Lui, nella Sua immensa misericordia, mi ha messo nel cuore questo: ovviamente il meglio è auspicabile, ma l’importante è il desiderio di incontrarLo che fa la differenza e, se questo desiderio è forte, sincero e fedele, l’incontro che ti cambia la vita avviene anche in una povera chiesa di montagna, dove non tutto è perfetto, i canti lasciamo perdere. Ed è quello che cerco di fare nella povertà del mio nulla che dono a Lui.

Grazie se ha avuto la bontà di ascoltare e leggere una piccola montanara.

Maria Rosa

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Le precedenti puntate sono apparse in Duc in altum il 7, 14, 21, 28 aprile e il 5, 12 e 26 maggio e il 2 giugno 2022.









giovedì 9 giugno 2022

Terminato il commissariamento dei Francescani dell'Immacolata




Da Messa in Latino 
8 GIUGNO 2022

Dopo nove anni di calvario e dolori, è finito il commissariamento dei Francescani dell'Immacolata.
Sotto un primo articolo di commento.
Vedendo i nomi dei nominati del governo dell'Istituto (p.e. Bruno e Zangheratti) non ci pare che la soluzione adottata sia delle migliori, ma i fatti futuri parleranno.
QUI il video dell'udienza papale durante il commissariamento.
Luigi






FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA: TERMINATO IL CALVARIO?



Silere non possum

L’11 luglio 2013, a pochi mesi dall’inizio del suo Pontificato, il Santo Padre Francesco approvava il Decreto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica con il quale si disponeva il commissariamento della Congregatio Fratrum Franciscanorum Immaculatae, ovvero i Frati Francescani dell’Immacolata.

Anche questo amaro calvario ebbe inizio con una Visita Apostolica disposta il 5 luglio 2012 e condotta dal Reverendo Mons. Vito Angelo Todisco, presbitero della diocesi di Avellino. Al termine di questa visita, venne disposta la sospensione del Governo Generale dell’Istituto e si nominò, quale Commissario Apostolico, il Rev.do Fr. Fidenzio Volpi, O.F.M. Cap.

Nonostante fosse in vigore il Motu Proprio Summorum Pontificum il decreto dispose “è fatto obbligo ai frati di celebrare la Messa secondo il Rito Antico solo previo permesso esplicitamente autorizzato dalle competenti autorità”. Come nuovo Segretario Generale venne nominato il Rev.do Padre Alfonso Maria Bruno.


Il 10 giugno 2014 il Santo Padre incontrò una delegazione dei Frati Francescani dell’Immacolata insieme al Commissario Volpi ed utilizzò il suo solito metodo incomprensibile, ovvero colpire con gli atti e i documenti ma poi mostrarsi misericordioso e amorevole. Con i religiosi, in questo incontro, è affabile e conferma il loro carisma.

In quello stesso periodo però diversi religiosi sono stati dimessi dall’Istituto senza seguire alcuna procedura canonistica legittima. Purtroppo il 07 giugno 2015 il Rev.do Padre Volpi morì colpito da un improvviso ictus e la Congregazione nominò i nuovi Commissari. Si scelse di optare per tre sacerdoti: il Rev.do don Sabino Ardito, salesiano; il Rev.do padre Gianfranco Ghirlanda, gesuita, e il Rev.do padre Carlo Calloni, frate minore cappuccino.
Si finisce in Tribunale


In quegli anni si susseguono accuse e teatri indecenti che vedono addirittura il fondatore, padre Stefano Maria Manelli, accusato di aver fatto firmare i voti delle suore francescane dell’immacolata con il loro stesso sangue.


Nei confronti di Padre Manelli e il suo governo vengono formulate accuse di truffa, falso ideologico e molto altro. Sui giornali vengono scritte tantissime cose che poi non vengono mai verificate o comunque non trovano riscontro in indagini ufficiali.
Un lungo Calvario


Non entreremo nel merito della vicenda perchè alcuni autori di Silere non possum hanno conosciuto la realtà dei Francescani dell’Immacolata e hanno potuto constatare personalmente che vi è stato un periodo particolarmente fruttuoso. L’istituto godeva di molte vocazioni ed una seria volontà di seguire la regola di Francesco. Successivamente si sono palesate alcune ideologie ed altrettante rigidità da parte di alcuni membri (superiori e non) che hanno appesantito il clima. Alcuni membri hanno palesato gravi difficoltà nel rapporto con altri per via di veri e propri abusi spirituali e psicologici. Addirittura vi erano alcuni monasteri claustrali che mettevano in dubbio l’autorità del Sommo Pontefice. Su tutto si può discutere, sul fatto che Francesco non applichi il diritto, che abbia un carattere particolare e tanto altro ma comunque la sua autorità di Sommo Pontefice non si può affatto mettere in discussione.


In questa vicenda è entrato con fare abbastanza aggressivo anche il chiacchierato segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica che è stato Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori quando vi fu uno scandalo finanziario su cui indagò la procura Svizzera. S.E.R. Mons. José Rodríguez Carballo ha subito colpito l’aspetto della celebrazione liturgica, quando in realtà le problematiche più gravi potevano riassumersi nella rigidità di alcuni membri e non certo, quella che era, la Forma Straordinaria del Rito Romano.


Inoltre è emerso che durante la degenza del Rev.do don Sabino Ardito in ospedale, sono stati firmati diversi decreti di dimissione dall’Istituto e questo ovviamente pone alcuni dubbi sulla loro legittimità. Anche in questo caso è necessario distinguere quali siano le ragioni che hanno portato a questa decisione della Santa Sede con la metodologia. Molto spesso, pur avendo sane motivazioni per cui agire, comunque si utilizzano dei modi che vanno a ledere la dignità di vittime ed accusati. La chiarezza aiuterebbe più di qualunque cosa.
Il nuovo governo


Dopo nove anni di commissariamenti finalmente l’Istituto torna a camminare con le proprie gambe e il Capitolo Generale, il 13 maggio 2022 ha nominato il Rev.mo P. Immacolato M. Acquali quale nuovo Ministro Generale, il Rev.mo P. Massimiliano M. Zangheratti, Vicario Generale, e i rev.mi Padri Alfonso M. A. Bruno e Gianfrancesco M. Lim, quali Consiglieri Generali.


Auspichiamo che il carisma di San Francesco, San Massimiliano Maria Kolbe e la Vergine Immacolata possa far fiorire questo istituto.








mercoledì 8 giugno 2022

Pentecoste di fuoco e di sangue. La strage silenziosa dei cristiani in Nigeria




La violenza dilaga quasi incontrastata in Nigeria e negli ultimi anni la situazione è andata deteriorandosi in molti dei 36 stati di cui si compone la federazione. Nel nord-est due gruppi jihadisti, Boko Haram, affiliato ad al Qaeda, e Iswap, affiliato all’Isis, continuano a compiere attentati e attacchi per mettere in fuga i cristiani e per imporre il rispetto rigoroso della shari’a, la legge coranica che i 12 stati settentrionali a maggioranza islamica hanno adottato nel 2000, ma che secondo i jihadisti non è applicata radicalmente.

Anna Bono






di Miguel Cuartero Samperi, 8 Giugno 2022

Andare in Chiesa, partecipare alla Messa consci di poter morire. O meglio: Andare a Chiesa, partecipare alla Messa, finché qualcuno non interromperà sia la Messa che la nostra vita terrena con armi da fuoco e ordigni esplosivi.

Questa è l’esperienza di molti cristiani nel mondo. Questa è l’esperienza vissuta dai parrocchiani della Chiesa di San Francesco Saverio nella città di Owo, nel sud della Nigeria(*) il 5 giugno durante la Messa di Pentecoste proprio mentre recitavano il Credo, la professione di fede della Chiesa Cattolica. Cinquanta morti tra cui molti bambini. Uno spargimento di sangue, paura e terrore motivato dall’odio verso i cristiani che ora vivono impauriti sentendosi minacciati sia in chiesa che nelle loro case. “Viviamo nella paura del prossimo attacco. I cristiani non si sentono sicuri neanche nelle loro case. Un’ondata di violenze contro i cristiani nigeriani ha lasciato i fedeli paralizzati dalla paura e incapaci di condurre la propria vita normale” ha detto il sacerdote Sam Ebute ad ACS. Il governatore dello stato di Ondo, Arakunrin Akeredoluha, definito la strage un attacco “vile e satanico” contro gente di pace riunita in preghiera.

Su episodi come questi, carneficine indegne di un essere umano (proprie di animali selvaggi, assetati di sangue e mossi da istinti assassini) qualcuno vorrebbe il silenzio. Silenzio per evitare polemiche. Silenzio per evitare ritorsioni. Silenzio per evitare divisioni. Silenzio per rispettare il lutto e i morti. Silenzio perché di certi episodi è meglio non parlarne troppo. C’è chi vorrebbe silenziare anche le preghiere, perché i morti sono ormai morti e già godono della ricompensa celeste e della visione divina. Teologicamente ineccepibile, chapeau!

Eppure una simile strage dovrebbe toglierci il sonno. Come ha scritto il professore Leonardo Lugaresi: «La strage di cristiani avvenuta ieri, durante la Messa di Pentecoste, nella chiesa di San Francesco a Owo, in Nigeria, è il fatto più importante di questi tempi». Questa terribile notizia dovrebbe stare in cima alle scalette dei nostri notiziari e restarne per giorni, scatenare ondate di indignazione, sollecitare commenti e riflessioni, meritare approfondimenti, servizi, pubblicazioni, maratone di solidarietà, catene e fiaccolate di preghiere, viaggi papali e pronunciamenti delle autorità.

Niente di tutto ciò. Dormiamo tranquilli. I morti sono morti. Gli assassini – affermano i giornali che “attendono dettagli” – non sono ancora ben identificati e quando lo saranno li identificheranno come “gruppi radicalizzati”, “terroristi assoldati”, psicolabili. E quando emergeranno i presunti moventi derubricheremo il fatto come cronaca nera di un conflitto tribale. Qualcuno ha addirittura parlato di conflitti legati al riscaldamento globale che crea siccità e provoca una guerra per i pascoli. Acrobazie diplomatiche per non dire che gruppi islamici godono (credendo di dare culto al loro dio) nel perseguitare e massacrare i cristiani: uomini, donne e bambini.

Un silenzio omertoso su una persecuzione che dura da anni, mentre alziamo la voce per qualsiasi altra cosa succeda nel nostro mondo di fate, di principini e principessine, nella nostra civiltà dell’ammore e del rispetto umano, per ogni cosa che turbi il nostro quieto vivere da homo festivus, i nostri brindisi, il nostro fitness, i nostri halloween, i nostri gaypride, il nostro diritto a vivere sazi, soddisfatti, riposati, tonificati, sanificati e spensierati.

Facciamo chiasso per giorni e giorni su qualsiasi fatto di cronaca passeggera, vana, inutile. Dedichiamo giorni e settimane poi alle stragi del passato, con giornate dedicate ricche di eventi, film, libri, sfilate, esperienze, conferenze con l’auspicio che la storia ci insegni a non commettere gli stessi errori del passato. Ben venga se tutto questo ci potrà aprire gli occhi sull’odio e sulla violenza che oggi – non ieri né l’altro ieri – si scatena su una comunità che vive con coraggio la propria fede in tempi e luoghi ostili. Perché anche il presente, non solamente il passato, possa insegnarci qualcosa.

Quello dei cristiani in Nigeria (il paese con più omicidi di cristiani nel mondo), e in altri paesi musulmani (dove le discriminazioni, i sequestri, gli omicidi e le stragi sono all’ordine del giorno) è un genocidio invisibile, un grido muto, che non riuscirà a distrarci se non per qualche secondo, dai nostri aperitivi in riva al mare ma anche la nostra fede in modalità “low cost”.

Non ci distrarrà dalle nostre celebrazioni liturgiche stanche e sbrigative, dal nostro entusiasmo centellinato, dalle nostre riunioni sinodali, dai nostri piani pastorali, dalle nostre conferenze sui poveri e sui giovani. Così, anestetizzati al dolore altrui, al sangue altrui, così come al fuoco dello Spirito Santo, abbiamo finito per considerare normale una strage intollerabile. Volteremo pagina per occuparci di altro. A fare i conti con le famiglie spezzate e stroncate, col terrore, a cercare di sopravvivere in mezzo alla persecuzione e alle violenze quotidiane saranno altri, non noi.





È il momento della vera scuola cattolica. Uscire dal sistema per essere se stessi


08GIU

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by Aldo Maria Valli

Cari amici di Duc in altum, ricevo e vi propongo il testo dell’intervento introduttivo alla Giornata nazionale sull’educazione cattolica organizzata a Lonigo (Vicenza) dall’Osservatorio cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa.

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di Stefano Fontana

Il nostro Osservatorio è dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa. Perché allora vi abbiamo convocati per questa giornata sull’educazione e la scuola cattolica? Primo: perché il sistema si sta pericolosamente chiudendo attorno a noi diseducando sistematicamente e impedendo la vera scuola cattolica con il consenso dei cattolici. Secondo: perché oggi la vera rivoluzione avviene tramite l’educazione cattolica con ripercussioni poi in tanti altri ambiti della vita sociale e politica; se non salviamo la scuola cattolica non salveremo niente di cattolico nella vita pubblica. Terzo: perché esiste un ordine delle cose e questo ordine dice che la Chiesa, e quindi noi cattolici, ha un ruolo “sopraeminente” [Divini illius magistri] nell’educazione a cui non può rinunciare, un ruolo originario e fondante, precedente anche quello dei genitori i quali hanno un ruolo originario ma non fondante, e precedente a quello della Comunità politica [parlo di comunità politica e non di Stato…] che ha un ruolo derivato.

Il sistema nemico di questo quadro si rafforza, si coordina e si chiude a riccio, eliminando le vie d’uscita, le vie di autentica libertà educativa. Oggi lo Stato intende essere uno Stato Educatore, uno Stato Formatore, uno Stato Plasmatore. Il nostro Osservatorio ha appena pubblicato il libro Manuale della buona Educazione Civica [Fede & Cultura, Verona 2022] per lottare contro la nuova religione civile dello Stato Educatore che intende fare da Mamma ai nostri figli, insegnando loro che la mamma naturale non esiste, perché non esiste la famiglia naturale, perché non esiste un progetto naturale di sessualità … ma esiste, eccome, la Mamma Artificiale, lo Stato. Lo Stato si concepisce come un grande Utero Artificiale che genera i suoi propri figli, i cittadini, insegnando loro, tramite il nuovo insegnamento dell’Educazione civica, cosa significhi esserlo. Lo Stato è un grande Campo di Rieducazione.

Il percorso è durato qualche decennio ed ora sta diventando di innegabile evidenza. Dapprima lo Stato si dichiara neutro da principi e valori, poi si mette a colpire chi rimane convinto dei principi e dei valori, quindi si mette a educare o a rieducare secondo i propri principi e i propri valori. Nel nostro libro noi rovesciamo questi principi e questi valori, reagiamo alla religione civile del controllo sociale dall’interno delle coscienze, e ribadiamo la vocazione originaria e fondante della Chiesa a educare i nostri figli.
Lo Stato diseduca: insegna il relativismo e lo storicismo, parla di Dio solo per denigrarlo, inculca l’indifferentismo religioso, contrappone fede e ragione, mette in cattedra cattivi maestri così che san Tommaso è escluso mentre Heidegger campeggia, propone un volontarismo della morale, insegna il determinismo anziché il finalismo, parla solo di autori canonizzati dal sistema e lascia nei sotterranei i campioni della vera cultura (anche cattolica), falsifica sistematicamente la storia, usa la scienza per combattere la metafisica e la religione, deforma lo spirito critico rinchiudendolo nelle opinioni soggettive, non propone un quadro organico del sapere e genera giovani privi di sapienza.

Dato che oggi lo Stato dipende ormai molto da poteri sovrastatali e globali, esso si fa tramite di esigenze che lo travalicano. La transizione ecologica richiede che la scuola pubblica insegni l’ideologia ambientalista secondo i canoni di Davos, la transizione digitale chiede che la scuola si faccia strumento della società del controllo sociale secondo il modello cinese. Per scopi “educativi” funzionali al nuovo sistema il governo italiano ha disposto, contro ogni logica, che gli alunni tenessero ancora la mascherina in classe.

Nella Chiesa tutto ciò viene sostanzialmente appoggiato. Gli obiettivi 2030 di Davos e dell’Onu sono condivisi e la Chiesa dice che si sta impegnando per raggiungerli. Che l’educazione non spetti originariamente e fondativamente alla Chiesa oggi la Chiesa sembra non pensarlo più. La Chiesa è ancora interessata all’educazione ma non più alla educazione cattolica. Accetta che ad occuparsi di educazione sia il mondo ed essa si accontenta di collaborare in vista non della salvezza delle anime e della costruzione di una civiltà cristiana, ma per favore l’integrazione e la fratellanza universale.

Bisogna allora uscire dallo Stato e anche uscire dalle strutture e dalle dinamiche della Chiesa quando queste si presentano come funzionali alla nuova religione civile globalista di cui lo Stato è il principale strumento.

Fonte: vanthuanobservatory.com






domenica 5 giugno 2022

Sul significato di Occidente. Anglosfera, Russia, Cristianità




Immagine: Il Ratto di Europa, (Mosaico del III secolo d.C.),
rinvenuto a Byblos e conservato al Museo nazionale di Beirut.





Di Don Samuele Cecotti, 31 MAG 2022

Con la Nota del 20 aprile scorso [VEDI QUI], il nostro Osservatorio ha inteso portare il proprio contributo di chiarificazione attorno al significato di Occidente e, facendo ciò, delineare il quadro culturale per pensare la crisi attuale e una pace stabile e cristiana in Europa.

Secondo la migliore tradizione classico-scolastica si è proceduto, adottando l’explicatio terminorum come premessa ad ogni argomentazione, a denunciare le equivocità e a porre il discorso sulle solide basi di una comprensione definita di ciò che si dice Occidente.

Dalla Nota si può tuttavia, anzi si deve, ricavare anche lo spunto per una riflessione circa l’impegno socio-politico-culturale dei cattolici oggi.

Volendo sintetizzare l’ampio testo della Nota in brevi e nette asserzioni, possiamo iniziare la nostra riflessione con alcune semplici premesse:

– L’Occidente “essenziale” è la Civiltà nata dal provvidenziale incontro tra logos greco, ius romano e Divina Rivelazione ovvero l’Europa (dall’Atlantico agli Urali) + la Magna Europa (le proiezioni europee oltre il continente europeo) nella sua identità classico-cristiana;

– L’Occidente “essenziale”, ovvero la Civiltà cristiana europea, conosce una declinazione latina-romana e una greca-bizantina secondo l’antica divisione in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente cui si sovrappone, sul piano teologico-ecclesiale, lo scisma del 1054;

– Il Protestantesimo implica in se stesso l’impossibilità della Civiltà cristiana e dunque si pone come anti-Occidente “essenziale”[1];

– Comunemente oggi per Occidente si intende il sistema delle liberal-democrazie egemonizzate dall’Anglosfera (Stati Uniti d’America e Regno Unito + Australia, Nuova Zelanda e Canada);

– Tra l’Occidente “essenziale” e ciò che oggi si intende per Occidente vi è una radicale inconciliabilità;

L’inconciliabilità dottrinale tra l’Occidente “essenziale” e ciò che oggi si intende per Occidente è autoevidente appena si abbia compreso l’identità dell’Occidente “essenziale” come Cristianità e l’identità di ciò che oggi si intende per Occidente come il sistema delle liberal-democrazie (a guida anglo-americana) infatti tanto il liberalismo quanto il democraticismo sono ideologie della modernità, duramente condannate dal Magistero della Chiesa[2], che negano in radice l’idea stessa di res publica christiana, tanto sul piano ideale quanto su quello storico fattuale.

L’egemonia esercitata dall’Anglosfera su ciò che si dice oggi Occidente segnala, poi, la matrice protestante del sistema culturale-sociale-politico in oggetto, non nel senso che solo i Paesi (storicamente) protestanti siano oggi considerati Occidente, ma nel senso che è l’eredità filosofico-politica del protestantesimo a definire l’orizzonte ideologico del sistema. I Paesi e i popoli cattolici od ortodossi (ma anche islamici, buddhisti, scintoisti, etc.) ascritti all’Occidente sono così protestantizzati in forme e modi variabili che vanno dal proselitismo diretto (si veda l’azione esercitata negli ultimi cent’anni dagli USA in America Latina per diffondervi le sette protestanti) al mero intervento politico-culturale per ridefinire la politica, il diritto e la cultura locale secondo il paradigma protestante liberale (è ciò che è avvenuto in Italia, ma anche in Giappone, dal ’45 in poi) passando per il tentativo di protestantizzare dall’interno le istituzioni religiose-morali-culturali così da farne strumento del sistema “occidentale” (è innegabile, ad esempio, che la Chiesa Cattolica abbia subito un massiccio processo di protestantizzazione e di “conversione” liberale; analoga considerazione deve essere fatta, per l’universo greco-scismatico, riguardo al Patriarcato di Costantinopoli).

Dove non si opta per una diffusione diretta del protestantesimo si opera ugualmente per una protestantizzazione sistemica del Paese, della sua cultura politica e delle sue istituzioni religiose-morali. Ciò che non è mai consentito è la realizzazione d’un modello sociale-politico altro da quello laico-liberale; il mantenimento o il ristabilimento di una Weltanschauung alternativa a quella protestante liberale.

Sarà consentito in “Occidente” e dallo “Occidente” essere cattolici, ortodossi, ebrei, mussulmani, buddhisti, scintoisti, etc. ma in senso protestante liberale, ovvero come opzione volontaristica e come fatto privato. Non sarà invece mai consentito instaurare una Civiltà metafisicamente fondata, ovvero una Civiltà in senso classico. Non sarà dunque mai consentita la ri-nascita della Cristianità, della res publica christiana.

Compreso ciò, si deve con amarezza concludere che l’Occidente così come inteso oggi è il principale ostacolo alla restaurazione dell’Occidente “essenziale”. È proprio il sistema delle liberal-democrazie guidato dall’Anglosfera a opporsi radicalmente sempre e comunque ad ogni sforzo di instaurazione della res publica christiana. Tale sistema non può che volere e agire così: dalla prospettiva protestante e liberale la res publica christiana e la stessa Cristianità (civiltà e società organica con propria solida dottrina sintesi di Divina Rivelazione, filosofia greca e diritto romano) sono delle mostruosità inaccettabili. Impedirne la rinascita un dovere imperativo!

Carlo Magno redivivo sarebbe immediatamente giudicato come nemico dell’Occidente e così Teodosio il Grande, sant’Enrico Imperatore e tutti i grandi monarchi cristiani, da santo Stefano d’Ungheria sino al beato Carlo d’Asburgo, passando per san Luigi IX di Francia. Per non parlare dei grandi Papi della Cristianità come san Gregorio VII o Innocenzo III. Il Sacro Romano Impero, così come tutto ciò che è classificato Chiesa “costantiniana”, è oggi giudicato autocratico, illiberale e autoritario, teocratico e antidemocratico, ovvero implicitamente (se non esplicitamente) come non-occidentale, contrario ai valori dell’Occidente[3]. 

Quale Occidente?

L’Occidente inteso come modernità ideologica, quella modernità di cui Lutero fu padre, che da cinque secoli infesta l’Europa e da tre si è imposta, prima culturalmente nelle élites, poi politicamente-giuridicamente al seguito di rivoluzioni e baionette e, in fine, come pensiero comune indiscutibile.

L’odierno “Occidente” a guida anglo-americana ama presentarsi come liberal-democratico e così lo abbiamo inteso nella sua inconciliabile alterità con la Cristianità o Occidente “essenziale”. Sarebbe più giusto però parlare di ciò che si chiama comunemente Occidente come il sistema della modernità/postmodernità ideologica, infatti da Lutero al transumanesimo tutto trova spazio nel sistema “Occidente”. Tutto tranne l’ordine naturale e la res publica christiana.

L’Occidente attuale (in modo particolare l’Anglosfera e l’Europa occidentale che ne dipende più direttamente) si pone ormai come ideologicamente oltre la stessa liberaldemocrazia, si afferma ormai come sistema-processo sintetico di tutte le ideologie della modernità e della postmodernità. Si pensi solamente al marxismo, che trionfa oggi in Occidente nelle forme dello statalismo social-democratico, del neo-socialismo, del marxismo culturale neo-gramsciano e del trotskismo variamente declinato[4].

Durante la crisi-Covid se ne è avuta la prova sperimentale con le libertà liberali sospese e il mito della sovranità popolare sconfessato da una tecnocrazia sovranazionale capace di imporsi sulla quasi totalità del “mondo occidentale”. L’odierno Occidente resta liberaldemocratico nella sua autorappresentazione ma, pur senza rinnegare l’ideologia liberale e l’ideologia democraticistica che sono poste a fondamento, il sistema giuridico, politico e culturale è già abbondantemente oltre nel processo della Rivoluzione. Per capire il sistema “occidentale” odierno, più che le “vecchie” Costituzioni liberaldemocratiche, urge studiare l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, i documenti programmatici delle Organizzazioni internazionali e dell’UE, le pubblicazioni dei grandi think tank USA, oltre a saggi come La quarta rivoluzione industriale di Klaus Schwab e Homo deus. Breve storia del futuro di Yuval Noah Harari, senza dimenticare maîtres à penser meno pop ma non meno significativi come Jacques Attali o Bernard-Henri Lévy.

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Il nostro Osservatorio ha dedicato il suo 13° Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo a “Il modello cinese: capital-socialismo del controllo sociale” sottolineando come il capital-socialismo del controllo sociale realizzato dal Partito Comunista in Cina sia perseguito, per altra via e con diverse sfumature, non di meno dal sistema occidentale. La Cina in questo si pone come laboratorio sperimentale d’una nuova forma socio-politico-cultural-economica della modernità/postmodernità, non sotto l’aspetto della forma costituzionale (repubblica popolare a partito unico) o dell’ideologia manifesta (comunismo marx-leninista) ma come sistema totalitario sintesi di capitalismo e socialismo attraverso un massiccio impiego della tecnologia integrata alla psicologia di massa per un controllo capillare e una pervasiva opera di manipolazione delle coscienze.

In questo il modello cinese è più “occidentale” di quanto si possa immaginare e l’odierno Occidente è più “cinese” di quanto si voglia comunemente ammettere. Date le premesse attuali si rischia concretamente di avere, nei prossimi anni, lo scontro geopolitico tra Cina e “Occidente”[5] per l’egemonia globale nella forma di uno scontro di forza in presenza di una unica ideologia (quel capital-socialismo del controllo sociale che porta/porterà con sé anche l’opzione transumanista e tutto il corredo della Rivoluzione) declinata in senso radical, in Occidente, in senso mao-confuciano, in Cina. Saremmo in presenza di una non-alternativa o di una falsa alternativa portando le due vie entrambe al totalitarismo capital-socialista (transumanista)[6]

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Innanzi ad un simile quadro e a scenari tanto inquietanti qual è la posizione del cattolicesimo politico? Purtroppo si deve constatare l’assenza, da vecchia data, d’un reale cattolicesimo politico e ancor da più tempo l’assenza di Potenze che si concepiscano come Potenze Cattoliche. Il cattolicesimo è evanescente come dottrina politica e inesistente come forza geopolitica.

Tali evanescenza e inesistenza sono la conseguenza dell’imporsi storico della modernità ideologica in Europa e dell’accomodamento operato de facto tra cattolicesimo e Rivoluzione. Proprio l’accomodamento tra la Rivoluzione e il cattolicesimo, prima condannato poi tollerato in fine lodato e promosso anche in seno alla stessa Chiesa, ha fatto sì che il cattolicesimo politico non avesse più ragion d’essere. Oggi i cattolici in politica non sono portatori di una dottrina politica cattolica ma sono, piuttosto, esponenti delle diverse opzioni della postmodernità politica, solitamente tutte ricomprese nell’universo liberaldemocratico. Si giunge così al paradosso che i cattolici sono oggi i primi e più zelanti apologeti della liberaldemocrazia e dei suoi sviluppi odierni dimenticando completamente la radicale inconciliabilità tra liberaldemocrazia e res publica christiana, tra modernità/postmodernità ideologica e Cristianità.

La secolare battaglia tra la Cristianità (l’Occidente “essenziale”) e la Rivoluzione (l’Occidente come modernità/postmodernità ideologica), non possiamo nascondercelo, è stata vinta dalla Rivoluzione che oggi si pone come l’Occidente tout court, pretendendo pure di incarnare quanto di meglio dovrebbero desiderare gli stessi cristiani. La sconfitta è tale che non vi è oggi nessuna Potenza temporale che incarni il cattolicesimo politico e gli stessi cattolici da molto tempo sono indotti nella più gran parte a identificarsi con e a parteggiare per il proprio secolare gran nemico: la modernità/postmodernità ideologica assurta a “unico Occidente”. Una collettiva sindrome di Stoccolma che da decenni ottunde le menti dei più.

Precondizione a qualunque discorso sul cattolicesimo politico è la denuncia di questa sindrome collettiva di Stoccolma e il suo superamento. Ci può essere cattolicesimo politico solo ove i cattolici ricomincino a pensare secondo le categorie della Dottrina Cattolica (e non secondo i paradigmi ideologici della modernità/postmodernità) e a lottare per l’instaurazione della res publica christiana (e non per il sistema delle liberaldemocrazie), a concepire libertà e popolo secondo la tradizione politico-giuridica della Cristianità, a intendere lo Stato secondo quanto, ad esempio, insegnato da Leone XIII nell’Immortale Dei.

Volendo riassumere in pochi punti il cattolicesimo politico nella sua essenzialità potremmo elencare:Regalità sociale di Cristo;
Fondamento in Dio di ogni autorità, compresa quella politica;
Distinzione ma non separazione tra res publica e Chiesa;
Primato dello spirituale sul temporale e potestas in temporalibus della Chiesa;
Doveri pubblici di religione;
Giusnaturalismo classico e principio di legittimità (d’origine e d’esercizio);
Concezione etico-finalistica del diritto e della politica;
Finalizzazione della politica al bene comune metafisicamente inteso;
Principio di sussidiarietà nel riconoscimento di famiglia e corpi sociali, dei loro fini e delle connesse libertà naturali-tradizionali;
Concezione organica e gerarchica della società e della res publica;
Unità profonda della società nella unità della Verità Cristiana.

Non necessita neppure, essendo autoevidente, la dimostrazione della incompatibilità di tutti e singoli i punti con il sistema ideologico-(geo)politico oggi detto Occidente, con le sue premesse, con i suoi valori, con i suoi sistemi costituzionali.

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Se è sindrome di Stoccolma il pensarsi come cattolici “dalla parte dell’Occidente liberaldemocratico”, grave ingenuità sarebbe anche l’eleggere acriticamente a modello altre Potenze oggi operanti sulla scena del mondo. Purtroppo nessuna Potenza temporale incarna oggi il cattolicesimo politico, nessuna può essere presa a modello.

Certo vi sono Paesi dove maggiormente sviluppato è il senso critico verso l’ideologia liberal, i “nuovi diritti”, la globalizzazione, dove la distopia transumanista e il capital-socialismo del controllo sociale sono apertamente giudicati come pericoli da combattere. Si deve certamente notare che anche una Grande Potenza come la Russia, nella sua dirigenza politica e nella gerarchia ecclesiastica del Patriarcato di Mosca come nella cultura diffusa, presenta un elevato grado di consapevolezza critica circa il sistema ideologico-politico dell’Occidente moderno/postmoderno. Il sistema politico russo si presenta oggi come estraneo al laicismo liberale e alle derive radical dell’Occidente, volutamente la Federazione Russa si mostra in armonia con la Chiesa Ortodossa Russa e si concepisce come espressione di una Civiltà di cui il Cristianesimo è nota essenziale. Tutto ciò non può che essere guardato con interesse.

Tuttavia la Russia attuale è carica di contraddizioni, non solo sul piano della prassi politica ma anche a livello ideologico, contraddizioni che rendono il “modello russo” un insieme disomogeneo di moderno e antimoderno, di ideologico e di tradizionale, di rivoluzionario e di controrivoluzionario. Ciò detto, anche qualora tali contraddizioni fossero risolte a favore della tradizione (e ciò è, ovviamente, auspicabile), l’Impero russo si darebbe come una Potenza cesarea-bizantina, ovvero come una sorta di Impero Romano d’Oriente restaurato nella sua consistenza post 1054.

Sarebbe certamente un interlocutore interessante, offrirebbe certamente numerose opportunità di intesa e convergenza senza però essere identificabile come Potenza espressiva del cattolicesimo politico. Il cattolicesimo politico è altra cosa, è quella tradizione socio-politico-economico-giuridica stratificatasi nei secoli del medioevo latino (e proseguita nell’età barocca, specie nei domini asburgici delle Spagne e dell’Impero) che la Dottrina sociale della Chiesa ha come distillato nei grandi documenti sociali di papi quali Leone XIII.

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Da troppo tempo il cattolicesimo politico è scomparso dalla scena del mondo, da troppo tempo il cattolicesimo politico verace è stato surrogato da un liberaldemocratismo, con maggiori o minori innesti di socialismo, abusivamente gabellato per cattolicesimo. Il processo è antico e risale almeno a fine ‘700 per poi crescere nell’800 con il cattolicesimo liberale e l’americanismo sociale sino alla vittoria delle potenze liberal-massoniche (Inghilterra, USA, Francia e Italia) nella Prima Guerra Mondiale e il conseguente processo di assimilazione del cattolicesimo politico alla liberaldemocrazia. Processo che dopo la vittoria anglo-americana nella Seconda Guerra Mondiale ha visto una accelerazione potente e quasi senza ostacoli. Da 70 anni assistiamo ormai alla compiuta assimilazione del cattolicesimo politico alla liberaldemocrazia, ovvero alla estinzione suicida del cattolicesimo politico.

L’attuale crisi della globalizzazione e dell’unipolarismo (egemonia globale americana dopo il crollo dell’URSS), così come il ribollire interno dello stesso Occidente (si pensi al trumpismo in USA e ai movimenti sovranisti-populisti in Europa) aprono scenari interessanti per un riemergere del cattolicesimo politico sul piano delle masse popolari e, in prospettiva, delle stesse proiezioni geopolitiche.

Condizione previa per il darsi del cattolicesimo politico è la rottura di qualunque dipendenza dall’universo ideologico liberaldemocratico (o meglio moderno/postmoderno), il che implica la presa di distanza, sul piano delle istituzioni internazionali, da tutte quelle realtà che della liberaldemocrazia sono struttura proiettiva, per poter pensare nuovamente la politica e il diritto secondo le categorie classiche e cristiane. Necessario superare ogni complesso di inferiorità verso la modernità ideologica, guarire dalla sindrome di Stoccolma, ricominciare a lavorare per la Cristianità, per la res publica christiana.

Si deve anche avere il coraggio politico di porre talune questioni di rottura, ad esempio chiedersi se sia compatibile l’impegno per la res publica christiana con l’appartenenza a NATO, UE, OCSE o Consiglio d’Europa. O se, piuttosto, l’impegno per la res publica christiana non esiga l’impegno ad emanciparsi da istituzioni sovranazionali espressione di un paradigma ideologico, quello laico liberaldemocratico, inconciliabile con la concezione tradizionale del cattolicesimo politico. Porsi la questione senza complessi e rispondere con verità, senza autocensure.

In questo è interessante notare come già si diano esempi di governi conservatori-populisti, dalla chiara connotazione identitaria cristiana, che hanno compreso la necessità di pensare alternativamente al paradigma liberaldemocratico e di collocare il proprio Paese secondo una linea geostrategica altra da quella dell’Anglosfera, tra tutti il governo Orban in Ungheria e il governo Bolsonaro in Brasile. Numerosi poi i governi africani di ispirazione cristiana che ormai ricercano apertamente una via socio-politico-culturale alternativa a quella dell’Occidente liberal, riconosciuto incompatibile con il Cristianesimo e con i valori tradizionali (africani).

Gli stessi USA sono contemporaneamente il centro decisionale (politico, economico, militare, culturale) dell’Occidente, inteso come Rivoluzione, come modernità/postmodernità ideologica, e pure il campo di una battaglia culturale-politica vivacissima dove è messa in discussione proprio l’idea di quello stesso Occidente ideologico. Il trumpismo, ormai fenomeno ben più importante dello stesso Trump, rappresenta negli USA questa storica occasione per mettere in discussione il modello “occidentale” impostosi almeno negli ultimi cent’anni. Dentro il mondo trumpiano vi sono, infatti, punte critiche intellettualmente molto avanzate che giungono a mettere in discussione buona parte del sistema ideologico “occidentale” portando con sé, invece, paradigmi propri della Cristianità e della Dottrina sociale della Chiesa classica[7]. Trump è ben lontano dall’esprimere una idea politica cattolica ma il movimento che attorno a lui si muove consente finalmente di mettere in discussione l’idea di America e di Occidente sinora egemone e, così, offre lo spazio e dà agibilità politica ad un pensiero schiettamente cattolico in senso tradizionale.

I cattolici devono saper cogliere le opportunità offerte dal momento storico per uscire dalla cattività liberaldemocratica e ricominciare a pensare la politica secondo le categorie della Dottrina Cattolica. Le modalità di ciò non possono che variare da Paese a Paese, da situazione a situazione. L’azione possibile in Ungheria non lo sarà forse in Francia, quella possibile in un Paese dell’Africa cattolica non lo sarà in un Paese NATO, ciò che si potrà in Brasile non è detto sia realizzabile in un Paese dell’UE, ciò che si può sperare in una Nazione tradizionalmente cattolica è diverso da ciò che è realistico perseguire nelle Nazioni tradizionalmente protestanti. Con modalità, tempi, tattiche e strumenti diversi, anche molto diversi, da Paese a Paese, ovunque però i cattolici hanno la responsabilità storica di cogliere la presente crisi dell’Occidente moderno/postmoderno e di profittarne per scrollarsi di dosso le catene ideologiche della liberaldemocrazia e dei suoi inquietanti sviluppi. Solo emancipandosi dall’Occidente ideologico moderno/postmoderno si rende possibile all’Occidente “essenziale” di riaffacciarsi al mondo e si aprono possibilità di una rinnovata Cristianità. Ai cattolici d’oggi il compito di tale impresa!

Don Samuele Cecotti





[1] Per comprendere la forza radicale dissolutrice del Protestantesimo, la sua essenziale inconciliabilità con la Civiltà Cristiana rimandiamo a tre testi tra i molti che meriterebbero essere menzionati: J. Maritain, I tre riformatori; P. Correa de Oliveira, Rivoluzione e Controrivoluzione; D. Castellano, Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità.

[2] Le condanne magisteriali del liberalismo sono numerosissime e senza pari per durezza, dalla Mirari vos di Gregorio XVI alla Ubi arcano Dei di Pio XI, passando per la Quanta cura del beato Pio IX. Bastino le parole di papa Leone XIII che indica in Lucifero il capostipite dei liberali: «Ma già sono assai numerosi gli emuli di Lucifero – che lanciò quell’empio grido non servirò -, i quali in nome della libertà praticano un’assurda e schietta licenza. Sono siffatti i seguaci di quella dottrina così diffusa e potente che hanno voluto darsi il nome di Liberali traendolo dalla parola libertà» (Libertas praestantissimum).

[3] Per avere contezza dei “valori occidentali” non è necessario fare riferimento alla ormai celebre omelia del patriarca Cirillo I di Mosca (Ecco la “scandalosa” omelia del Patriarca di Mosca – Aldo Maria Valli), è sufficiente considerare l’autocoscienza stessa dei poteri atlantici: il capo del MI6 (il Secret Intelligence Service britannico) sir Richard Moore scriveva il 25 febbraio 2022: «With the tragedy and destruction unfolding so distressingly in Ukraine, we should remember the values and hard won freedoms that distinguish us from Putin, none more than LGBT+ rights». L’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Afghanistan non trova di meglio che issare la bandiera arcobaleno dell’orgoglio gay sull’ambasciata di Kabul poco prima della indecorosa ritirata americana dal Paese. E si potrebbe proseguire con altre decine o centinaia di esempi.

[4] Con il crollo dell’URSS, ad essere sconfitto fu il marx-leninismo sovietico, non il marxismo tout court (e neppure il marx-leninismo in se stesso) che ha preso stabilmente casa all’Ovest, dove era nato e da dove si era propagato verso est. Il diamat, ovvero il materialismo dialettico assunto a sistema filosofico ufficiale dell’URSS, non è certamente la forma speculativamente più forte e corrosiva di marx-leninismo, ne è piuttosto una versione “stabilizzata” al fine di fornire una impalcatura concettuale e metodologica all’allora regime sovietico. Altre forme di marxismo sono la social-democrazia (Seconda Internazionale) tanto diffusa nell’Europa continentale, il gramscismo (interpretazione italiana del marx-leninismo della Terza Internazionale), il trotskismo (Quarta Internazionale. Interessante notare come la Quarta Internazionale Comunista, teorizzatrice della “rivoluzione permanente mondiale” si svolse nel 1938 in Francia alla presenza di rappresentanti delle maggiori potenze di Europa e America), il maoismo, il marx-freudismo, etc. È un errore comune ma, non per questo meno grave e fuorviante, identificare il marxismo con il solo sovietismo (sul diamat si veda il saggio del 1948 Il materialismo dialettico sovietico di padre G.A. Wetter s.j.) dimenticando che l’intrinseca perversità del comunismo non è legata ad una statualità (quella sovietica) ma ad un paradigma ideologico ateo-materialista contrario a verità e giustizia presente tanto nel diamat sovietico quanto nel pensiero social-democratico, liberal-socialista, gramsciano, trotskista, maoista, marx-freudiano, etc.

[5] Non ci si dimentichi il legame profondo che lega USA e Cina comunista da almeno 50 anni. Furono gli USA, in funzione anti-sovietica, a favorire l’ascesa geopolitica ed economica della Cina comunista dagli anni ’70 in poi, sempre gli USA a volere la Cina nel WTO per farne un attore della globalizzazione, sempre gli USA (+ Europa occidentale) ad aver promosso l’industrializzazione della Cina negli ultimi 30 anni facendo del gigante comunista “l’industria manifatturiera globale”.

[6] Interessante notare quanto dichiarava il 15 agosto 2020 alla trasmissione tv Segnalibro (SEGNALIBRO PUNTATA DEL 15 AGOSTO 2020 GIULIANO DI BERNARDO – YouTube ) il professor Giuliano Di Bernardo, filosofo della scienza, già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, poi fondatore e Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia (l’unica obbedienza massonica italiana riconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra), in merito a Cina, governo mondiale, pandemia Covid, transumanesimo, uno-divino, etc.: https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/29380859/massoneria-gran-maestro-di-bernardo-stop-democrazia-uno-dio-cinese-pandemie.html

[7] A solo titolo d’esempio indichiamo i volumi Why Liberalism Failed di Patrick J. Deneen e The Tyranny of Liberalism di James Kalb e l’articolo The Catholic Case for Secession? di Eric Sammons (https://www.crisismagazine.com/2020/the-catholic-case-for-secession ). Si veda anche la elaborazione dottrinaria in sede giuridico-costituzionale e giusfilosofica del professor Adrian Vermeule.







giovedì 2 giugno 2022

Altre testimonianze sulla Messa antica




02GIU22


by Aldo Maria Valli

Anche oggi pubblichiamo i vostri contributi. Sono tanti e tutti significativi. Mostrano una porzione della Chiesa viva, che risponde alla sete di Dio insita nel cuore dell’uomo, soddisfatta solo dal Mistero del Santo Sacrificio della Messa.

Ricordiamo l’indirizzo per inviare le testimonianze: venietvide.missa@gmail.com

***

Ho iniziato a frequentare la Santa Messa vetus ordo ai tempi in cui nella mia città si celebrava con l’indulto. Poteva essere il 2003 o 2004. Mio figlio allora aveva quattro o cinque anni ed era sempre difficile tenerlo buono alla Messa domenicale. In parrocchia ci mettevamo in fondo, lo facevo pregare, gli spiegavo cosa stesse succedendo, ma il bambino dava frequenti segni d’irrequietezza.

Non so neppure chi mi disse che c’era una cappella di un convento in cui veniva celebrata la Messa antica.


Ci andai, senza conoscerla e senza sapere come si sarebbe comportato il bambino. Era una Messa cantata e alcune parti le conoscevo perché nella mia parrocchia di paese il gregoriano era ancora usato la domenica, ma sempre più di rado.

Sorpresa: il piccolo, in quel clima di silenzio, diventò un agnello, stette buono buono ed io potei pregare.


Poi venne il Summorum Pontificum, il bimbo crebbe e diventò chierichetto. Ora è seminarista e, a Dio piacendo, fra qualche anno assisterò alla sua prima Messa. Vetus odo, of course!

Lettera firmata

*

Egregio dottor Valli, grazie per questa possibilità di raccontare il personale incontro di ognuno con la liturgia antica. Leggo molto volentieri le testimonianze che pubblica. Non ne ho ancora letta nessuna di chierichetti e, allora, eccomi qui.

Sono un po’ cresciuto come chierichetto, veleggiando verso i cinquanta, ma, come si dice, in mancanza dei cavalli…


Venni a conoscenza della celebrazione di questa Messa per puro caso: anni fa trovai dei volantini alla libreria cattolica e decisi di andare un po’ a vedere.

Le prime volte me ne stavo in religioso silenzio, cercando di capire cosa si svolgesse sotto i miei occhi. Poi cominciai a scambiare qualche parola col sacerdote e finii con addosso una talare e una cotta, inginocchiato ai piedi dell’altare. E lo sono tuttora, tutte le domeniche e feste comandate. E anche se ogni tanto dimentico qualcosa o confondo qualche desinenza, non lascerei quel posto per nessun motivo al mondo: a un passo dal Mistero dei misteri, contemplo ogni gesto del sacerdote e, quando sono l’unico servente, rispondo a nome del popolo, di mia moglie, degli amici, presenti e anche assenti. A nome loro chiedo perdono nel Confiteor e adoro quell’Ostia Santa innalzata verso il cielo e verso la Croce. Su quei gradini dell’altare sembra proprio di stare ai piedi del Calvario e lo sguardo non può far altro che elevarsi verso la Croce e verso Dio.

Gianluca

*

Non entravo in chiesa da secoli e lo feci senza un particolare motivo. Passando, avevo udito del canto e forse per questo entrai. Nella piccola chiesa erano tutti inginocchiati, le donne con un velo di pizzo in testa. Nessuno si volse verso di me ed io, incuriosito, decisi di restare ancora un po’. Il prete stava all’altare e guardava in avanti. Tutti gli altri, seppure ai loro posti, sembrava lo seguissero come Mosè nel deserto.

Non capivo cosa dicessero né cosa dicesse il prete: faceva dei gesti a me ignoti, ma tuttavia eloquenti.


Mi fermai fino alla fine perché non riuscivo ad andare via.

Perché quella gente stava lì in quel modo così composto e solenne? Mai avevo assistito a una cosa simile.

Alla fine chiesi alla signora più vicina: “Ma è un rito cattolico?”. Sorrise e annuì senza aggiungere altro.

La domenica successiva tornai lì, e quella successiva pure. Imparai a poco a poco gesti, risposte, significati, ma tutto era già in quella prima volta: bastava immergersi.

Francesca

Le precedenti puntate sono apparse in Duc in altum il 7, 14, 21, 28 aprile e il 5, 12 e 26 maggio 2022
.







mercoledì 1 giugno 2022

Europa e cattolicesimo: un comune destino



Danilo Breschi*, 29 Maggio 2022

La storia è un processo continuo che si svolge a tappe. L’esito di ciascuna di esse si palesa pienamente a distanza di tempo. Solo allora, insegnava Hegel, la filosofia può sorvolare e decifrare la genealogia del fenomeno prodottosi fra una tappa e l’altra, le sue origini e la logica di sviluppo che l’ha caratterizzato. Questo procedimento di analisi deve essere applicato anche alle vicende che hanno coinvolto il cristianesimo cattolico negli ultimi ottant’anni. Tutto, infatti, ebbe inizio con la fine della seconda guerra mondiale. L’Europa morì nel 1945. Morì come civiltà, intendendo per essa ciò che scrisse Guglielmo Ferrero nel 1942: «La civiltà è una scuola di coraggio e la sua misura è data dal risultato degli sforzi che l’uomo fa per vincere le sue paure chimeriche e per riconoscere quali sono i veri pericoli che lo minacciano».

Non furono solo sconfitte la Germania nazista e l’Italia fascista, ma anche la Francia collaborazionista, così come complici con nazismo o fascismo furono molti paesi dell’Europa centrale ed orientale, non pochi dei quali caddero sotto il tallone di ferro del comunismo sovietico. Spagna e Portogallo, neutrali durante la guerra, rimasero ai margini. L’Inghilterra si rinsaldò nella propria convinzione di non far parte dell’Europa e la Brexit nel 2016 ha posto fine all’equivoco ingenerato dall’andamento della seconda guerra mondiale e dalla travagliata adesione nel 1973 all’allora comunità economica europea. Con il 1945 il secondo tentativo di suicidio compiuto dagli europei nel giro di venticinque anni andò infine a bersaglio. Dalle macerie non rinacque una vera e propria civiltà, sia per la divisione provocata dalla Guerra fredda, sia perché ad avviare il processo di integrazione europea fu la paura delle nazioni verso le altre e anche verso se stesse. Non una scuola di coraggio, bensì di paura. E di colpa.

A mano a mano che trascorsero gli anni, mentre l’Europa centro-orientale veniva soffocata e devitalizzata dalla cappa sovietica, l’Occidente europeo maturò un sempre più forte sentimento di colpa e una cultura della espiazione che si consolidò nel corso degli anni Sessanta con la presa di coscienza dell’immane tragedia della Shoah. Come potersi assolvere dall’aver compiuto il male assoluto? Tramite una continua opera culturale di pentimento ed espiazione rispetto ad un passato recente, ma anche remoto, che includeva l’Ottocento, letto soprattutto come colonialista ed imperialista. In tal senso si adoperò una schiera sempre più nutrita dell’intellighenzia europea, che mescolò il marxismo con esperienze rivoluzionarie e anticoloniali africane, latino-americane e asiatiche (dal castrismo al maoismo, passando per il fronte algerino di liberazione nazionale).

L’Europa diventava periferia. Le due superpotenze mondiali, Usa e Urss, si spartivano l’Europa in nome di due diversi principi elevati a miti contrapposti: la libertà e l’eguaglianza. La seconda poteva essere ottenuta solo per via rivoluzionaria, modificando violentemente i rapporti economici e sociali, ma anche estirpando costumi e mentalità complici del fascismo e del nazismo. Fu così che l’etica tradizionale subì rapidamente una profonda svalutazione, dal momento che la tragedia era stata di una portata tale che poco o nulla del passato poteva essere recuperato e salvato. Occorreva fare tabula rasa. Il progressismo abbracciò il rivoluzionarismo in nome dell’unica categoria temporale ancora carica di valori positivi: il futuro.

Nonostante l’assegnazione geopolitica all’Occidente americano, sul piano culturale l’Europa al di qua della cortina di ferro subì immediatamente il fascino del comunismo. L’Urss, grazie al contributo decisivo sul fronte orientale nella sconfitta del nazismo, poté presentarsi come potenza di riscatto dalle colpe commesse dagli europei dell’Ovest. Complice la propaganda sovietica, gli ambienti intellettuali euro-occidentali poterono rigenerarsi collegando il mito della rivoluzione d’Ottobre con quello del 1789 francese. L’illuminismo s’inverava nel comunismo. Il progresso splendeva ora ad Est. In Francia e in Italia una tale operazione ideologica fu favorita dai due grandi partiti comunisti. Nella nostra penisola si aggiunse un altro attore, la Chiesa cattolica apostolica romana. L’anticomunismo e l’antilaicismo furono le scelte del primo quindicennio successivo al 1945. Poi fu anch’essa travolta dalla conclusione dell’egemonia europea nel mondo e dal discredito di essere stata, l’Europa, terra che aveva generato fascismo e nazismo, più in generale quei nazionalismi e imperialismi che avevano innescato il duplice conflitto mondiale.

La Chiesa di Roma non poté certo ignorare un simile contesto storico. Si giunse così al Concilio Vaticano II. La parola d’ordine di Giovanni XXIII fu “aggiornamento”. L’ambiguità era a portata di mano, ma era inevitabile fare i conti con un mondo così radicalmente mutato. Come sempre la Chiesa lo capì molto prima di altri e tra il 1962 e il 1965 anticipò persino temi e tendenze che sarebbero dilagati dal ’68 in poi, fino ai giorni nostri. Quel che nel 2022 chiamiamo crisi dell’Europa è solo la luce emessa da una stella già da molto tempo esplosa. Dal 1945, esattamente. Il paradosso, se vogliamo, è che mentre l’Europa occidentale fuoriusciva dalla storia volontariamente e quella orientale forzatamente (e ciò spiega perché oggi, dopo il 1989, si muova in modo parzialmente differente), la Chiesa di Roma vi s’immergeva a pieno. Calcolo, forse, più che paradosso, perché l’avvicinarsi a linguaggi e stili della contemporaneità le consentì di tornare interlocutrice politica internazionale, se non protagonista, penetrando culturalmente le società europee almeno tanto quanto ne veniva a sua volta penetrata. L’età del disgelo vide questo inserimento e a fianco dei leader delle due superpotenze, Kennedy e Kruscev, figurava papa Giovanni XXIII.

Della compenetrazione tra comunismo e cattolicesimo l’Italia ha fornito l’esempio più rilevante, né poteva essere altrimenti in quanto sede del Vaticano e paese con il più forte ed influente partito comunista occidentale. La convergenza tra cattolici e comunisti italiani è stata un caso di studio a livello mondiale. All’indomani del Concilio e del prevalere di una sua lettura di tipo progressista si ebbe il passaggio in massa di un’intera generazione dalle file dell’associazionismo politico, sindacale, civile democristiano e cattolico ai gruppi di sinistra, prima extraparlamentare poi comunista. Solo per citare un esempio apparentemente secondario, ma in realtà alquanto eloquente: gennaio 1967, nella cattolicissima Trento un volantino traccia il parallelo tra gli studenti che protestano e la predicazione di Gesù Cristo. Stesso paragone verrà fatto dagli studenti del maggio francese, un anno dopo. Assai diffusa fu la convinzione di molti sessantottini di essere “figli del Concilio” e il vero testo di iniziazione alla contestazione studentesca italiana fu Lettera a una giovane professoressa di don Milani, autore anche dello scritto L’obbedienza non è più una virtù. Esaminando i documenti del Sessantotto si può constatare come i leader studenteschi fossero influenzati dagli esponenti del dissenso cattolico, quando non provenivano direttamente dalle loro file, e come citassero assai volentieri testi conciliari quali la Pacem in terris (1964) e la Gaudium et spes (1967), ma anche la Populorum progressio, enciclica che Paolo VI promulgò nel 1967.

Il passo decisivo nel connubio cattolico-comunista si consumò tra anni Settanta e Ottanta. Enrico Berlinguer, segretario del Pci fino alla morte, avvenuta l’11 giugno del 1984, svolse un ruolo decisivo. Se negli anni Cinquanta e Sessanta fu soprattutto il marxismo a insinuarsi nella cultura cattolica, nel ventennio successivo l’influenza procedette in senso contrario. Ciò accadde sia sul piano della Chiesa sia su quello del partito unico dei cattolici, la Dc. Con Berlinguer il Pci si trasformò da partito della classe operaia a più generico partito degli esclusi sociali dal mondo occidentale, capitalistico e borghese. Mentre il mondo sovietico si sclerotizzava sempre più vistosamente, Berlinguer conferì al Pci la natura di partito identificabile per un’idealità morale universale. In termini di struttura sociologica si è assistito alla sua rapida mutazione in partito dei lavoratori del pubblico impiego, sindacalmente tutelato, e della borghesia progressista, postmoderna e liberal. Contemporaneamente, la forma ideologica del Pci divenne sempre più simile a quella della Chiesa cattolica postconciliare, perché il postcomunismo perdeva il marxismo come scienza ma cercava altrove la residua utopia e un alternativo “principio speranza”.

Inteso in tal senso, il berlinguerismo è proseguito ben oltre la mutazione del Pci in Pds ed è giunto sino alla fondazione del Pd nel 2007. Si pensi al ruolo che ha avuto Romano Prodi nel processo di incubazione della fusione politica tra postdemocristiani (di sinistra) e postcomunisti. Nel Pd la cultura politica del cattolicesimo postconciliare ha infine prevalso, fornendo i principali contenuti ideologici. D’altronde, più che di un travaso si è trattato della saldatura di due parti divenute dagli anni Sessanta al Duemila sempre più omologhe e convergenti, perfettamente incastrabili l’una nell’altra. Il Sessantotto è stata l’idea di una rivoluzione occidentale che non si risolveva nella conquista del potere, ma nella trasformazione della coscienza collettiva. Si lottava non più in nome dei diritti della classe e della ragione, ma delle pulsioni e dei bisogni del corpo. Il ’68 è stato una rivoluzione culturale in senso antropologico: ha mutato radicalmente i rapporti tra uomo e donna, tra padri e figli, tra docenti e studenti. Nella sessualità ha trovato il grimaldello della liberazione dagli usi e costumi della tradizione. Dio, patria e famiglia sono stati i primi bersagli ad essere colpiti ed abbattuti.

Il mondo cattolico, dentro e fuori la Chiesa, aveva già da alcuni anni introiettato questa dismissione della tradizione che fino alla seconda guerra mondiale si era mantenuta complessivamente intatta a livello popolare, complice una società ancora prevalentemente rurale e premoderna. Comportamenti individualistici, edonistici, libertari e libertini nella morale e nei costumi erano fino a quel momento rimasti prerogativa della bohéme artistica, tardo-aristocratica o alto-borghese. Con i “trenta gloriosi” anni del secondo dopoguerra il benessere si era diffuso a macchia d’olio e nel caso italiano era stato addirittura travolgente. La delicata opera di aggiornamento avviata in sede conciliare dalla Chiesa cattolica si è intrecciata con qualcosa che andava ben oltre le intenzioni vaticane e ne è stata investita prepotentemente. Anzitutto a livello di base, nelle parrocchie, nelle diocesi, prima fuori dall’Italia poi anche nel cuore della cattolicità. Si è sottolineata la figura umana del Cristo a scapito del Dio giudice, la compassione e misericordia di Gesù verso i poveri e gli emarginati. Il buon samaritano è diventato la figura chiave di un solidarismo ecumenico e pacifista, che poteva dialogare con forme non violente di anticapitalismo e terzomondismo.

Ciò spiega in parte perché il pur lungo pontificato di Giovanni Paolo II, dal 1978 al 2005, e il più debole, come leadership politica, di Benedetto XVI, fino al 2013, non appaiano che parentesi rispetto ad un processo che il pontificato di Francesco sembra far riemergere e portare persino a conclusione. Una Chiesa, quella attuale, in cui a molti osservatori non risulta ben chiaro se il metodo di papa Bergoglio sia concepito per portare alla salvezza dell’anima oppure al benessere della persona, se da una spiritualità fondata sui diritti di Dio e i doveri dell’uomo si sia passati ad una centrata sui doveri di Dio e i diritti dell’uomo. Nel mondo cattolico il disorientamento è maggiore di quanto non traspaia dai media.

Nel secondo Novecento la Chiesa cattolica ha accettato la sfida della modernità. Probabilmente vi è stata una compenetrazione in cui ciascuna ha versato parte di sé nell’altra. Risultato: la Chiesa appare secolarizzata, la modernità cristianizzata, o meglio l’etica politica occidentale ha ritenuto di recepire Cristo come incarnazione di un Dio compassionevole e che indica agli europei la via del buon samaritano come cosa buona e giusta. Morto Dio, morto Marx, resterebbe un umanesimo compassionevole e solidaristico. Una questione resta aperta: qual è la differenza tra un cristiano e un ateo umanitario? Quale tra un cristiano e un massone filantropo? Forse la questione della ricerca della verità del Bene e del Male, della città dell’uomo e della città di Dio.


*Professore di Storia delle Dottrine Politiche

Danilo Breschi è professore associato di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), dove insegna Teorie dei conflitti, Fondamenti di politologia ed Elementi di politica internazionale.




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