giovedì 11 novembre 2021

Un teologo domenicano scrive al Papa per testimoniare il tesoro della Santa Messa tradizionale







Da Chiesa e postconcilio di giovedì 11 novembre 2021

Lettera aperta del teologo domenicano p. Wojciech Gołaski: “Devo testimoniare il tesoro dei santi riti della Chiesa”

Nella nostra traduzione da Rorate Caeli, che ne fornisce il testo inglese, propongo la seguente lettera aperta a Papa Francesco di p. Wojciech Gołaski OP, già pubblicata in polacco. Indipendentemente da dove si colloca la questione della FSSPX, essa merita una lettura attenta per la sua formidabile critica alla “Traditionis Custodes”. Qui l'indice dei precedenti sulla TC.
 
Jamna, 17 agosto 2021
 
Sua Santità Papa Francesco
Domus Sanctae Marthae
La Santa Sede
Città del Vaticano

All'attenzione di:
Rev. Maestro Generale dell'Ordine, Gerard Francisco Timoner III OP
Rev. Provinciale della Provincia Polacca, Paweł Kozacki OP
SE Vescovo della Diocesi di Tarnów, Andrzej Jeż
Rev. Superiore della Casa di Jamna, Andrzej Chlewicki OP
Fratelli e sorelle nell'Ordine
Rev. Superiore del Distretto Polacco della Fraternità San Pio X, Karl Stehlin FSSPX
Omnes quos res tangit

Santissimo Padre,

Ho 57 anni fa e sono entrato nell'Ordine domenicano 35 anni fa. Da 29 anni ho preso i voti perpetui e sono sacerdote da 28. Della Santa Messa nella forma precedente alla riforma del 1970 avevo solo vaghi ricordi della mia prima infanzia. Sedici anni dopo la mia ordinazione, due amici laici (sconosciuti tra loro) mi hanno esortato a imparare a celebrare la Santa Messa tradizionale. Li ho ascoltati.

È stato uno shock per me. Ho scoperto che la Santa Messa nella sua forma classica:

- dirige tutta l'attenzione del sacerdote e dei fedeli verso il Mistero,
- esprime, con grande precisione di parole e di gesti, la fede della Chiesa su quanto accade qui e ora sull'altare,
- rafforza, con una potenza pari alla sua precisione, la fede del celebrante e del popolo,
- non induce né il sacerdote né i fedeli ad alcuna personale invenzione o creatività durante la liturgia,
li pone, al contrario, su un cammino di silenzio e contemplazione,
- offre per il numero e la natura dei suoi gesti la possibilità di incessanti atti di pietà e di amore verso Dio,
- unisce il sacerdote e i fedeli, ponendoli dalla stessa parte dell'altare e volgendoli nella stessa direzione: versus Crucem, versus Deum.
Mi sono detto: ecco cos'è la Santa Messa! E io, sacerdote da 16 anni, non lo sapevo! È stato un potente eureka, una scoperta, dopo la quale la mia idea della Messa non poteva rimanere la stessa.


Fin dall'inizio mi aveva colpito che questo rito fosse l'opposto dello stereotipo. Al posto del formalismo, libera espressione dell'anima davanti a Dio. Invece di apatia, il fervore del culto divino. Invece di distanza, vicinanza. Invece di estraneità, intimità. Invece di rigidità, sicurezza. Invece della passività dei laici, il loro legame profondo e vivo con il mistero (è stato attraverso i laici, in fondo, che sono stato condotto alla Messa tradizionale). Invece di una voragine tra sacerdote e fedeli, una stretta unione spirituale tra tutti i presenti, protetta ed espressa dal silenzio del Canone. Nel fare questa scoperta mi è apparso chiaro: questa stessa forma è il nostro ponte verso le generazioni che sono vissute prima di noi e ci hanno trasmesso la fede. In questa unità ecclesiale che trascende ogni tempo la mia gioia è stata enorme.


Fin dall'inizio ho sperimentato la potente forza di attrazione spirituale della Messa nella sua forma tradizionale. Non erano i segni in sé che mi attiravano, ma il loro significato, che l'anima sa leggere. Il solo pensiero della prossima celebrazione mi riempiva di gioia. Ho cercato ogni occasione per festeggiare con entusiasmo e desiderio. Ben presto maturò in me la certezza assoluta che, se fino alla fine dei miei giorni avessi celebrato la Messa (così come ogni Sacramento e cerimonia) solo nella sua forma tradizionale, non mi sarebbe mancata minimamente la forma postconciliare.


Se qualcuno mi avesse chiesto di esprimere con una sola parola i miei sentimenti sulla celebrazione tradizionale nel contesto del rito riformato, avrei risposto "sollievo". Perché era davvero un sollievo, di una profondità indescrivibile. Era come quello di chi, avendo camminato tutta la vita con scarpe con un sassolino che sfrega e irrita i piedi, ma che non ha altra esperienza del camminare, si offre, 16 anni dopo, un paio di scarpe senza sassolino e le parole: "Ecco", "Indossale", "provale!". Non solo ho riscoperto la Santa Messa, ma anche la sorprendente differenza tra le due forme: quella in uso da secoli e quella postconciliare. Non conoscevo questa differenza perché non conoscevo la forma precedente. Non posso paragonare il mio incontro con la liturgia tradizionale a un incontro con qualcuno che mi ha adottato ed è diventato mio genitore adottivo. È stato un incontro con una Madre che è sempre stata mia Madre, eppure non l'avevo conosciuta.


In tutto questo sono stato accompagnato dalla benedizione dei Sommi Pontefici. Avevano insegnato che il messale del 1962 «non era mai stato legalmente abrogato ed è rimasto quindi, in linea di principio, sempre consentito», aggiungendo che «ciò che era stato sacro per le generazioni precedenti è rimasto sacro e grande anche per noi, e non poteva improvvisamente diventare del tutto vietato nemmeno considerato dannoso. Spetta a tutti noi conservare le ricchezze che sono state sviluppate attraverso la fede e la preghiera della Chiesa e dare loro il posto che le spetta» (Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi, 2007). Ai fedeli veniva anche insegnato: “Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria si mantenga con l'onore ad essa dovuto”; è stato descritto come “un prezioso tesoro da custodire” (Istruzione Universae Ecclesiae, 2011). Queste parole facevano seguito a documenti precedenti che consentivano ai fedeli di utilizzare la liturgia tradizionale dopo le riforme del 1970, la prima delle quali Quattuor abhinc annos del 1984. Il fondamento e la fonte di tutti questi documenti rimane la Bolla di San Pio V, Quo primum tempore (1570).


Santo Padre, se, senza dimenticare il solenne documento di Papa Pio V, prendiamo in considerazione il lasso di tempo che copre le dichiarazioni dei suoi immediati predecessori, abbiamo una durata di 37 anni, dal 1984 al 2021, durante i quali la Chiesa ha detto ai fedeli, riguardo alla liturgia tradizionale, e sempre più fortemente: “C'è questa via. Puoi percorrerla."

Ho quindi intrapreso il cammino offertomi dalla Chiesa.


Chi percorre questa strada, chi vuole che questo rito, che è vascello della Presenza divina e della divina Oblazione, porti frutto nella propria vita, deve aprirsi interamente per affidare se stesso e gli altri a Dio, presente e operante in noi mediante il vascello di questo santo rito. Ed è questo che ho fatto, con completa fiducia.
Poi è arrivato il 16 luglio 2021.


Dai suoi documenti, Santo Padre, ho appreso che il sentiero che percorrevo da 12 anni aveva cessato di esistere.


Abbiamo affermazioni di due Papi. Sua Santità Benedetto XVI aveva affermato che il Messale Romano promulgato da san Pio V “deve essere considerato l'espressione straordinaria della lex orandi della Chiesa cattolica di rito romano”. Eppure Sua Santità Papa Francesco afferma che «i libri liturgici promulgati dai Papi san Paolo VI e san Giovanni Paolo II (...) sono l'unica espressione della lex orandi del rito romano». L'affermazione del successore smentisce quindi quella del suo predecessore ancora in vita.

Può un certo modo di celebrare la Messa, confermato dalla Tradizione immemorabile e secolare, riconosciuta da ogni Papa, compreso Lei, Santo Padre, fino al 16 luglio 2021, e santificato dall'esser praticato per tanti secoli, cessare improvvisamente di essere la lex orandi del rito romano? Se così fosse, significherebbe che tale caratteristica non è intrinseca al rito ma è un attributo esterno, soggetto alle decisioni di coloro che occupano posti di alta autorità. In realtà, la liturgia tradizionale esprime la lex orandi del rito romano con ogni suo gesto e ogni sua frase e con l'insieme che ne è composto. Anche l'espressione della lex orandi è garantita, come ha sempre ritenuto la Chiesa, dal suo uso ininterrotto da tempo immemorabile. Dobbiamo concludere che la prima affermazione papale [di Benedetto] ha solide basi ed è vera e che la seconda [di Francesco] è infondata ed è falsa. Ma nonostante sia falsa, le viene comunque conferito potere di legge. Questo ha delle conseguenze di cui scriverò di seguito.


Le concessioni sull'uso del Messale del 1962 hanno ora un carattere diverso rispetto a quelle precedenti. Non si tratta più di rispondere all'amore con cui i fedeli aderiscono alla forma tradizionale, ma di dare ai fedeli il tempo – quanto tempo, non ci è detto – per “tornare” alla liturgia riformata. Le parole del Motu Proprio e la sua Lettera ai Vescovi rendono del tutto chiaro che è stata presa, ed è già in atto, la decisione di eliminare la liturgia tradizionale dalla vita della Chiesa e gettarla nell'abisso dell'oblio: non si può usare nelle parrocchie, non si devono formare nuovi gruppi, bisogna consultare Roma se la devono dire nuovi preti. I vescovi ora devono davvero essere Traditionis Custodes, “custodi della Tradizione”, e non nel senso di tutori che la proteggono, ma più precisamente nel senso di custodi di un carcere.

Mi consenta di esprimere la mia convinzione che ciò non accadrà e che l'operazione fallirà.
Quali sono i motivi di questa convinzione? Un'attenta analisi di entrambe le Lettere del 16 luglio mette in luce quattro componenti: hegelismo, nominalismo, fede nell'onnipotenza del Papa e responsabilità collettiva. Ognuna è una componente essenziale del suo messaggio e nessuna di esse è riconciliabile con il deposito della fede cattolica. Poiché non possono essere riconciliati con la fede, non saranno integrati in essa né in teoria né in pratica. Esaminiamoli per ordine.


1) Hegelismo. Il termine è convenzionale: non significa letteralmente il sistema del filosofo tedesco Hegel, ma qualcosa che deriva da questo sistema, cioè la comprensione della storia come un processo buono, razionale e inevitabile di continui cambiamenti. Questo modo di pensare ha una lunga storia, da Eraclito e Plotino, a Gioacchino da Fiore, fino a Hegel, Marx e ai loro eredi moderni. La caratteristica di questo approccio è quella di dividere la storia in fasi, in modo tale che l'inizio di ogni nuova fase sia unito alla fine di quella precedente. I tentativi di "battezzare" l'hegelismo non sono altro che tentativi di dotare queste presunte fasi storiche dell'autorità dello Spirito Santo. Si presume che lo Spirito Santo comunichi alla generazione successiva qualcosa di cui non ha parlato alla precedente, o addirittura che impartisca qualcosa che contraddice ciò che ha detto prima. In quest'ultimo caso, dobbiamo accettare una delle tre cose: o in certe fasi la Chiesa non ha obbedito allo Spirito Santo, oppure lo Spirito Santo è soggetto a cambiamento, o porta in sé delle contraddizioni.

Un'altra conseguenza di questa visione del mondo è un cambiamento nel modo in cui comprendiamo la Chiesa e la Tradizione. La Chiesa non è più vista come una comunità che unisce i fedeli trascendendo il tempo, come sostiene la fede cattolica, ma come un insieme di nuclei appartenenti alle varie fasi. Questi gruppi non hanno più un linguaggio comune: i nostri antenati non avevano accesso a ciò che lo Spirito Santo ci dice oggi. La stessa tradizione non è più un messaggio continuamente studiato; consiste piuttosto nel ricevere sempre nuove cose dallo Spirito Santo. Veniamo poi ad ascoltare invece, come nella Sua Lettera ai Vescovi, Santo Padre, della “dinamica della Tradizione”, spesso con un'applicazione ad eventi specifici. Ne è un esempio quando scrive che "l'ultima tappa di questa dinamica è il Concilio Vaticano II, durante il quale i vescovi cattolici si sono riuniti per ascoltare e discernere la via indicata alla Chiesa dallo Spirito Santo". Questo ragionamento implica che una nuova fase richiede nuove forme liturgiche, perché le prime erano adatte alla fase precedente, che è finita. Poiché questa sequenza di tappe è sancita dallo Spirito Santo, attraverso il Concilio, coloro che si aggrappano alle vecchie forme pur avendo accesso a quelle nuove si oppongono allo Spirito Santo.

Tali opinioni, tuttavia, sono contrarie alla fede. La Sacra Scrittura, norma della fede cattolica, non fornisce alcun fondamento per una tale comprensione della storia. Piuttosto, ci insegna una comprensione completamente diversa. Il re Giosia, avendo appreso della scoperta dell'antico libro della Legge, ordinò che la celebrazione della Pasqua si svolgesse in conformità ad esso, nonostante un'interruzione di mezzo secolo (2 Re 22-23). Allo stesso modo, Esdra e Neemia al loro ritorno dalla cattività babilonese celebrarono con tutto il popolo la Festa dei Tabernacoli, rigorosamente secondo gli antichi documenti della Legge, nonostante fossero trascorsi molti decenni dalla precedente celebrazione (Ne 8). In ogni caso, gli antichi documenti della legge servivano a rinnovare il culto divino dopo un periodo di disordine. Nessuno ha chiesto un cambiamento nel rituale per il fatto che erano arrivati nuovi tempi.

2) nominalismo. Mentre l'hegelismo influenza la comprensione della storia, il nominalismo influenza la comprensione dell'unità. Il nominalismo implica che l'introduzione dell'unità esteriore (attraverso una decisione amministrativa dall'alto verso il basso) equivale al raggiungimento dell'unità reale. Questo perché il nominalismo abolisce la realtà spirituale cercando di coglierla e regolarla con misure materiali. Lei scrive, Santo Padre, che: «È per difendere l'unità del Corpo di Cristo che sono costretto ad annullare la facoltà concessa dai miei predecessori». Ma per raggiungere questo traguardo, la vera unità, i suoi predecessori hanno preso la decisione opposta, e non senza ragione. Quando si comprende che la vera unità include qualcosa di spirituale e di interno, e quindi differisce dalla mera unità esterna, non la si cerca più semplicemente nell'uniformità di segni esterni. Non si ottiene così la vera unità, ma l'impoverimento, e l'opposto dell'unità: la divisione.

L'unità non risulta dalla revoca delle facoltà, dalla revoca del consenso e dall'imposizione di limitazioni. Il re Roboamo di Giuda, prima di decidere come trattare gli israeliti, che desideravano che migliorasse la loro sorte, consultò due gruppi di consiglieri. I più anziani raccomandavano la clemenza e una riduzione dei fardelli delle persone: l'età, nella Sacra Scrittura, simboleggia spesso la maturità. I giovani, che erano contemporanei del re, raccomandavano di aumentare i loro fardelli e l'uso di parole dure: la giovinezza, nella Scrittura, simboleggia spesso l'immaturità. Il re seguì il consiglio dei giovani. Ciò non è riuscito ad assicurare l'unità tra Giuda e Israele. Al contrario, iniziò la divisione del paese in due regni (1 Re 12). Nostro Signore ha sanato questa divisione con la mitezza, sapendo che la mancanza di questa virtù aveva causato la scissione.

Prima della Pentecoste, gli apostoli valutavano l'unità secondo criteri esterni. Questo approccio è stato corretto dal Salvatore stesso, il quale, in risposta alle parole di san Giovanni: “Maestro, abbiamo visto un uomo scacciare gli spiriti maligni nel tuo nome e non glielo abbiamo permesso, perché non era uno di noi», rispose «Non glielo proibite, perché chi non è contro di noi è con noi» (Lc 9,49-50, cfr Mc 9,38-41). Santo Padre, lei aveva molte centinaia di migliaia di fedeli che “non erano contro” di lei. E ha fatto così tanto per rendere loro le cose difficili! Non sarebbe stato meglio seguire le parole del Salvatore che, dell'unità, indicano un fondamento spirituale più profondo? L'hegelismo e il nominalismo diventano spesso alleati, poiché la comprensione materialistica della storia porta alla convinzione che ogni tappa debba terminare irrevocabilmente.

3) Credere nell'onnipotenza del Papa. Quando papa Benedetto XVI ha concesso maggiore libertà all'uso della forma classica della liturgia, ha fatto riferimento a una consuetudine e usus secolare. Questi fornirono alla sua determinazione una solida base. La decisione di Sua Santità non poggia su tali fondamenti. Al contrario, revoca qualcosa che è esistito e ha resistito per molto tempo. Lei scrive, Santo Padre, che trova sostegno nelle decisioni di San Pio V, ma egli ha applicato criteri esattamente opposti ai suoi. Secondo lui, ciò che era esistito e durato secoli sarebbe continuato indisturbato; solo ciò che era più recente è stato abrogato. L'unica base rimasta alla sua decisione è quindi la volontà di una persona dotata di autorità papale. Può questa autorità, per quanto grande, impedire agli antichi usi liturgici di essere espressione della lex orandi della Chiesa romana? San Tommaso d'Aquino si chiede se Dio può far sì che qualcosa che una volta è esistito, non sia mai esistito. La risposta è no, perché all'onnipotenza di Dio non appartiene la contraddizione (Summa Theologiae, p. I, qu. 25, art. 4). Analogamente, l'autorità papale non può far sì che rituali tradizionali che hanno espresso per secoli la fede della Chiesa (lex credendi) improvvisamente, un giorno, non esprimano più la legge della preghiera della Chiesa stessa (lex orandi). Il Papa può prendere decisioni, ma non quelle che violano un'unità che si estende al passato e al futuro, ben oltre la durata del suo pontificato. Il Papa è al servizio di un'unità più grande della propria autorità. Perché è un'unità donata da Dio e non di origine umana. È dunque l'unità che prevale sull'autorità, e non l'autorità sull'unità.

4) Responsabilità collettiva. Indicando i motivi della sua decisione, Santo Padre, lei avanza varie e gravi accuse contro coloro che esercitano le facoltà riconosciute da Papa Benedetto XVI. Non è specificato, tuttavia, chi perpetra questi abusi, né dove, né in quale numero. Ci sono solo le parole "spesso" e "molti". Non sappiamo nemmeno se sia la maggioranza. Probabilmente no. Eppure non la maggioranza, ma tutti coloro che si avvalgono delle suddette facoltà sono stati colpiti da una sanzione penale draconiana. Sono stati privati ​​del loro percorso spirituale, immediatamente o in un momento futuro non specificato. Ci sono sicuramente persone che abusano dei coltelli. Occorre dunque vietare la produzione e la distribuzione di coltelli? La sua decisione, Santo Padre, è molto più grave dell'ipotetica assurdità di un divieto universale di fabbricare coltelli.

Santo Padre: perché lo fa? Perché ha attaccato la santa pratica dell'antica forma di celebrare il Santissimo Sacrificio di Nostro Signore? Gli abusi commessi in altre forme, diffuse o universali che siano, non provocano nulla se non parole, dichiarazioni espresse in termini generali. Ma come insegnare con autorità che «la scomparsa di una cultura può essere altrettanto grave, o anche più grave, della scomparsa di una specie vegetale o animale» (Laudato sì 145), e poi qualche anno dopo, con un solo atto, destinare all'estinzione gran parte del patrimonio spirituale e culturale della Chiesa? Perché le regole di “ecologia profonda” da lei formulate non trovano applicazione in questo caso? Perché invece non si è chiesto se il numero sempre crescente di fedeli che assistono alla liturgia tradizionale possa essere un segno dello Spirito Santo? Non ha seguito il consiglio di Gamaliele (At 5). Invece li ha colpiti con un divieto senza neppure una vacatio legis.

Il Signore Dio, modello per i governanti terreni e, in primo luogo, per le autorità ecclesiastiche, non usa la sua potenza in questo modo. Così parla la Sacra Scrittura a Dio: “Poiché la tua forza è principio di giustizia: e poiché di tutti sei Signore, con tutti sei indulgente (…): perché il tuo potere lo eserciti quando vuoi» (Sap 12,16-18). Il vero potere non ha bisogno di dimostrarsi con la durezza. E la durezza non è attributo di alcuna autorità che segua il modello divino. Il nostro stesso Salvatore ci ha lasciato un insegnamento preciso e affidabile su questo (Mt 20, 24-28). Non solo il tappeto è stato strappato, per così dire, da sotto i piedi delle persone che camminavano verso Dio; è stato fatto un tentativo di privarli del terreno stesso su cui camminano. Questo tentativo non avrà successo. Nulla che sia in conflitto con il cattolicesimo sarà accettato nella Chiesa di Dio.

Santo Padre, è impossibile sperimentare la terra sotto i piedi per 12 anni e affermare improvvisamente che non c'è più. È impossibile concludere che la mia stessa Madre, ritrovata dopo molti lunghi anni, non sia mia Madre. L'autorità papale è immensa. Ma anche questa autorità non può far cessare mia Madre di essere mia Madre! Una sola vita non può sopportare due rotture che si escludono a vicenda, una delle quali apre un tesoro, mentre l'altra sostiene che questo tesoro deve essere abbandonato perché il suo valore è scaduto. Se dovessi accettare queste contraddizioni, non potrei più avere alcuna vita intellettuale e, quindi, neppure una vita spirituale. Da due affermazioni contraddittorie può derivare qualsiasi affermazione, vera o falsa. Ciò significa la fine del pensiero razionale, la fine di ogni nozione di realtà, la fine della comunicazione effettiva di qualsiasi cosa a chiunque. Ma tutte queste cose sono componenti fondamentali della vita umana in generale, e della vita domenicana in particolare.

Non ho dubbi sulla mia vocazione. Sono fermamente deciso a continuare la mia vita e il mio servizio nell'Ordine di San Domenico. Ma per farlo devo essere in grado di ragionare correttamente e logicamente. Dopo il 16 luglio 2021 questo non è più possibile per me all'interno delle strutture esistenti. Vedo con tutta chiarezza che il tesoro dei santi riti della Chiesa, la terra sotto i piedi di coloro che li praticano, e la madre della loro pietà, continua ad esistere. Mi è diventato altrettanto chiaro che devo testimoniarlo.

Non mi resta ora altra scelta che rivolgermi a coloro che fin dall'inizio dei cambiamenti radicali (cambiamenti, si noti, che vanno ben oltre la volontà del Concilio Vaticano II) hanno difeso la Tradizione della Chiesa, insieme col rispetto della Chiesa per le esigenze della ragione, e che continuano a trasmettere ai fedeli il deposito immutabile della fede cattolica: la Fraternità Sacerdotale San Pio X. La FSSPX si è mostrata disponibile ad accogliermi, nel pieno rispetto della mia identità domenicana. Mi sta fornendo non solo una vita di servizio a Dio e alla Chiesa, un servizio non ostacolato da contraddizioni, ma anche un'opportunità per oppormi a quelle contraddizioni che sono nemiche della Verità e che hanno attaccato la Chiesa con tanta forza.

C'è uno status di controversia tra la FSSPX e le strutture ufficiali della Chiesa. È una disputa interna alla Chiesa, e riguarda questioni di grande importanza. I documenti e le decisioni del 16 luglio hanno fatto convergere la mia posizione su questo tema con quella della FSSPX. Come ogni controversia importante, anche questa deve essere risolta. Sono determinato a dedicare i miei sforzi a questo fine. Considero questa lettera parte di questo sforzo. I mezzi usati non possono che essere un umile rispetto per la Verità e la mitezza, entrambe scaturenti da una fonte soprannaturale. Possiamo così sperare nella soluzione della controversia e nella ricostruzione di un'unità che abbracci non solo coloro che vivono ora, ma anche tutte le generazioni, passate e future.


La ringrazio per l'attenzione che ha riservato alle mie parole e imploro, Santissimo Padre, la sua benedizione apostolica.

Con filiale devozione in Cristo,

FR. Wojciech Golaski, OP
  
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]





A Bergamo tornano i «sensuali» esercizi spirituali della pastora battista e del suo compagno (organizzati da tre Parrocchie cattoliche!)






Da Messainlatino di GIOVEDÌ 11 NOVEMBRE 2021



Bergamo è continua fonte di stupore, purtroppo non sempre positivo.

Già due anni fa ci eravamo occupati (QUI) dei sé dicenti «esercizi spirituali» per «adulti, genitori, catechisti ed educatori» tenuti in due Parrocchie cittadine dalla signora Lidia Maggi, eretica (senza offesa: ciò afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2089) pastora battista e curatrice del sito internet alzogliocchiversoilcielo.com, nel quale – lo ricordiamo – è pubblicato il suo personale «Credo» (QUI), una lunga sequenza di eretici vaneggiamenti al limite della dissacrazione e comunque incompatibili con la dottrina cattolica.

Ma si vede che l’esperimento di due anni fa è tanto piaciuto che anche quest’anno i tre Parroci (don Patrizio Moioli, Parrocchia di San Giuseppe, di cui già ci occupammo QUI; don Andrea Mazzucconi, Parrocchia di San Tomaso apostolo; don Mario Enrico D’Ambrosio, Parrocchia di Campagnola, di cui già ci occupammo QUI) hanno deciso di proporre ai loro fedeli (con particolare attenzione alle «giovani coppie», si legge sul volantino) non solo la eretica pastora ma anche il suo compagno (e tale è per la Chiesa Cattolica, poiché non risultano canonicamente sposati), anch’egli pastore battista.

Sappiamo benissimo che la Diocesi bergamasca da anni sta attraversando una grave crisi vocazionale (e ci si chieda il motivo…), per cui pochi o nessun sacerdote riesce a trovare tempo libero da impegni per esercitare il suo munus docendi nei confronti della anime a lui affidate, ma certamente consegnare queste anime al «nemico» ci pare davvero troppo.




Messe da parte la confessione sacramentale, l’esposizione e l’adorazione del Santissimo Sacramento, la benedizione eucaristica, la recita del Santo Rosario e soprattutto la Santa Messa (tutte pie pratiche dalle quali la pastora rifugge orgogliosamente), la locandina del triste evento già racconta molto di ciò che sarà. 

Oltre all’immagine (Birthday, 1915) in primo piano di Marc Chagall, pittore di religione ebraica dalle note simpatie leniniste, la citazione maliziosa del Cantico dei Cantici («Mi baci con i baci della sua bocca»: 1, 2) e la sua successiva spiegazione («Ci mettiamo in ascolto del poema del Cantico per comprendere più a fondo l’evangelo in esso racchiuso. Alla scuola di quella sapienza, ci interrogheremo sul corpo, sul desiderio, sulle relazioni e su come tutto questo centri con la fede») poco o nulla hanno a che condividere con la fede cattolica e con il tempo di penitenza e riflessione dell’Avvento a cui – probabilmente – questi cosiddetti «esercizi spirituali» intendono introdurre.

Concludiamo con la stessa riflessione di due anni fa alla medesima notizia. Ci auguriamo che il Vescovo di Bergamo nulla sapesse di questa gravissima iniziativa dei suoi tre Parroci e lo supplichiamo di intervenire immediatamente per bloccare questa pericolosa predicazione eretica tra i fedeli della sua Diocesi, pregando affinché i tre maldestri Parroci coinvolti – dopo un intenso mese ignaziano affidato, questa volta, ad un sacerdote cattolico – ritornino guide salde e consapevoli tra il loro sbandato gregge.


L.V.






mercoledì 10 novembre 2021

È ora di imitare i nostri antenati: non mollare mai!


Il primo incontro formale della FIUV
Zurigo nel 1967



Riprendiamo da Chiesa e postconcilio di mercoledì 10 novembre 2021

P. Kwasniewski, Traditionis Custodes: da un tempo di pace a un tempo di lotta

Peter Kwasniewski, su OnePeterFive, ha pubblicato una riflessione in tre parti sul Motu Proprio Traditionis Custodes. Riprendo di seguito l'intero trittico, nella traduzione di Vincenzo Fedele. Ringrazio il lettore per la segnalazione.

***


Peter Kwasniewski, 28 Luglio 2021

(Nota dell’editore: questa è la prima parte di una serie in tre parti: “Condurre una vita cattolica tradizionale in un’epoca di guerra civile”. )


Le ultime due settimane sono state molto emozionanti per molti cattolici. Abbiamo provato rabbia, e giustamente. Abbiamo parlato incessantemente di ciò che era accaduto, di ciò che potrebbe accadere in futuro, di come potremmo rispondere e del significato di tutto ciò.

Ma presto o tardi, lo shock iniziale svanisce e la rabbia si placa, lasciando spazio – in fin troppe anime – alla tristezza, alla depressione, allo sconforto, alla letargia o, peggio ancora, alla tentazione di arrendersi. Perché questa è davvero la cosa peggiore che i cattolici amanti della tradizione potrebbero fare: smettere di pregare, lavorare e combattere per il cattolicesimo tradizionale e il suo coronamento, la Messa tridentina.

Si vede sui social la differenza tra i collerici e i malinconici, tra gli instancabili combattenti e gli sfiniti panchinari. I collerici continueranno a combattere fino all’ultimo respiro, ma il malinconico potrebbe fare spallucce e dire: “Oh bene, immagino che ora che Francesco ha dato al mio vescovo il potere di assassinare la Messa, e il mio vescovo l’ha uccisa, non mi rimane che cercarmi una chiesa che si trovi a meno di mezz’ora di macchina e dove si celebra il miglior Novus Ordo della zona, e sopportare la musica mediocre e la moltitudine di ministri laici. È finita: la Messa Tradizionale Latina è morta. Il nostro movimento è colato a picco e la vita deve pur andare avanti”.

Credetemi, comprendo chi prova sentimenti di frustrazione e stanchezza, il desiderio di smettere di litigare, il desiderio di vivere una “vita normale” (o almeno di fingere di poterlo fare dopo il motu proprio). Alcuni cercano persino di persuadersi che hanno sbagliato ad innamorarsi della grande tradizione cattolica, che gli sono stati “troppo attaccati” per ricercare il proprio bene, e che questa potrebbe essere l’espiazione che propone la divina Provvidenza.

Amici, questo non è lo Spirito di Dio che parla: “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza” (2 Tm 1,7). Quel modo di parlare a noi stessi è una voce di sconforto che ci abbatte e non ci solleva, una voce che ci allontana dalla gloria di Dio che si è rivelato a noi per avvicinarci a Sé e per aiutare a ricostruire la Sua chiesa crollata. In ogni cuore tradizionalista è stato piantato un seme di risveglio e di consapevolezza, di stupore e di gratitudine, destinato a crescere e a portare frutti abbondanti per noi stessi e per gli altri, «per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,12). Non dobbiamo allontanarci da quella “gloria che scorre dall’alto dei cieli” o precipitare in una spirale che non giova a noi stessi né a coloro che ci circondano.

Come ha fatto la Messa tridentina, ed anche le altre buone consuetudini tradizionaliste ad approdare nella nostra vita, in questo secondo decennio del XXI secolo? Come mai sono ancora qui quando cinquant’anni fa Paolo VI tentò di sopprimere quasi totalmente l’eredità liturgica del cattolicesimo? Come poteva un papa che cavalcava secoli di ultramontanismo – che, per così dire, “ha calpestato Trento con Trento” – non essere riuscito a centrare quello cui ambiva?

C’è stata una ed una sola ragione: i nostri antenati nel movimento tradizionalista hanno resistito, hanno protestato, si sono sacrificati e hanno lavorato duramente per mantenere vivo il patrimonio della Chiesa quando coloro che erano preposti ad esserne i guardiani erano invece indifferenti o si attivavano per espellerlo. Questi uomini e queste donne hanno consumato i gradini delle case dei vescovi e delle cancellerie. Hanno pubblicato opuscoli e hanno fatto i conferenzieri, hanno viaggiato per incontrarsi, si sono tenuti in contatto attraverso le nazioni quando farlo era più laborioso di quanto lo sia adesso per noi, hanno mandato loro rappresentanti a bussare a tutte le porte di Roma. Non si sono mai fermati. La santa caparbietà dei primi tradizionalisti, la loro ostinata determinazione, il loro rifiuto di accettare un no come risposta, è ciò che ha salvato la Messa (insieme a molto altro) e le ha permesso di raggiungere voi e me oggi.

Faremo lo stesso per i nostri figli e nipoti, per i cattolici di un lontano futuro?
In questo momento, siamo gli anelli viventi della catena di trasmissione. Se lungo la strada potrà realizzarsi un Summorum Pontificum II (o qualcosa di ancora migliorativo) lungo la strada, noi saremo responsabili di creare le condizioni a che ciò avvenga, rifiutandoci di andarcene, rifiutando di farci calpestare dalla gerarchia della Chiesa.

Trovo che pochi tra coloro che frequentano la Messa tradizionale ai nostri tempi, specie i giovani e le giovani famiglie, conoscano bene la lunga battaglia combattuta per salvare la Messa in latino contro avversari incredibilmente in sovrannumero, con pochissime risorse, truppe eterogenee e pochi preziosi leader. Dobbiamo conoscere la nostra storia.

Fin dagli albori del movimento tradizionalista alla metà degli anni ’60, quando la Messa fu seriamente messa in gioco dall’interno, una minoranza di cattolici preoccupati cercò di conservare le grandi tradizioni ecclesiastiche: il latino, il canto gregoriano, la celebrazione ad orientem, il cerimoniale completo, i paramenti appropriati, il complesso corpo teologico-liturgico della preghiera cattolica affinato e maturato nei secoli. La pubblicazione nel 1969 della Costituzione apostolica Missale Romanum di Paolo VI – un documento denominato in modo più sottile, ma non meno mendace, rispetto alla Lettera apostolica di Francesco Traditionis Custodes – ha galvanizzato il nascente movimento, che è passato dalla difesa di questa o quella qualità del culto tradizionale alla difesa della totalità del patrimonio racchiuso nei libri liturgici precedenti (la lex orandi), compresa la dottrina che esprimono (lex credendi) e lo stile di vita che sottendono (lex vivendi).

Per tutti gli anni ’70 e ’80, fu una disperata battaglia in salita. Laici letterati, mendicando le briciole che cadevano dalla mensa del padrone, rivaleggiavano contro potenti vescovi e cardinali che, il più delle volte, sbattevano loro la porta in faccia. Petizioni sono state redatte e sottoscritte, spesso senza alcun risultato. Lettere sono state pubblicate più e più volte su giornali e riviste. Quando non erano ignorate, queste lettere ricevevano risposte umilianti e la condiscendente replica, da parte dei liturgisti diocesani, era: “Ti ci abituerai e presto la amerai!” (Vuoi vedere un esempio? Controlla “qui”. Stiamo ascoltando cose analoghe oggi da cattolici ben intenzionati che proprio non comprendo). Non importava che i tradizionalisti abbiano sempre avuto i migliori argomenti, come si può assaporare nell’episodio di William F. Buckley Jr.’s Linea di tiro con Michael Davies e Malachi Martin; non avevano potere, nessuna posizione, non avevano credibilità, non avevano i numeri.

Voglio condividere con voi alcuni ricordi inviatimi di recente da un anziano inglese che ha vissuto la rivoluzione. Prendete nota con attenzione:

Ora che la Messa antica è sotto la diretta minaccia di un papa, potrebbe essere un buon momento per informare le giovani generazioni, che sono la maggioranza nelle parrocchie TML, della storia del movimento delle messe latine e delle lotte apparentemente impossibili in quei primi giorni in cui tutto sembrava perduto. Questo è un momento veramente inquietante, pensavo che queste sensazioni ce le fossimo lasciate alle spalle. Ho iniziato a servire la messa nel 1952 ed avevo vent’anni quando iniziarono a imporsi i cambiamenti. Amavo la Messa e la Benedizione e non potevo credere a quello che stava accadendo; era come se la Chiesa fosse impazzita. Negli anni ’60 sembrava che tutta la gioventù fosse drogata con droghe di tutti i tipi, per esempio l’LSD. Sono stato contattato in diverse occasioni per “vedere se ero interessato”. La mia risposta era sempre la stessa: l’unica droga di cui avevo bisogno era l’incenso; nessun altro si è più avvicinato. Di norma incontravo solo incomprensione.

Durante i giorni molto cupi degli anni ’70 e ’80, ho assistito alla distruzione sfrenata di deliziose chiese parrocchiali, ma ero una voce che gridava nel deserto – per coniare una frase – nella mia parrocchia e nella mia diocesi. Sacerdoti e ministranti furono messi in guardia dal fraternizzare con me; un vescovo mi disse che la mia costante critica alla liturgia della Chiesa avrebbe allontanato la mia famiglia dalla pratica religiosa. Con l’Indulto inglese ci furono concesse tre messe all’anno in una parrocchia di campagna il mercoledì sera alle 19:30, ma senza pubblicizzarle. Una volta ne abbiamo chiesto un’altra perché di mercoledì cadeva una festa speciale di alcuni martiri inglesi. Il Vescovo era molto arrabbiato e ci disse che se non avessimo smesso di fare pressioni su di lui avrebbe bloccato tutto!

Ho incontrato Michael Davies nel 1980 e ci scrivevamo regolarmente e alla fine siamo diventati grandi amici. Negli anni ’80 è iniziato il disgelo e la temperatura ha continuato a migliorare gradualmente fino al 2007, quando finalmente è uscito il sole. Questo documento scandaloso del nostro attuale pontefice (un pontefice non dovrebbe essere un “costruttore di ponti”?) è destinato a fallire e ci sono i primi segnali positivi che così sarà. Qualsiasi prelato anziano vedrà attraverso questo motu proprio e ne prenderà le distanze. Dovranno essere discreti ma lo faranno. Il mio vescovo è stato velocissimo nel sottolineare che non vede la necessità di cambiare nulla. Abbiamo già combattuto per la Messa e dobbiamo rifarlo. Non è il momento dello sconforto, ma il momento di agire e di rimboccarsi le maniche per sconfiggere quest’ultimo assassino liturgico.


Consiglio di prendersi del tempo per scoprire di più su come è stato e che lungo viaggio è stato:
“L’indulto ‘inglese’ del 1971: un ricordo” di Alfred Marnau
“La resistenza non è mai inutile: un’intervista a Christian Marquant, fondatore di PaixLiturgique”—racconta tutto sui primi giorni del movimento tradizionalista francese, inclusi momenti emozionanti di rivolte laiche e sequestri di chiese.
“I tradizionalisti francesi ci mostrano come riprenderci le nostre chiese quando sono chiuse dai vescovi” di Peter Kwasniewski.
“Scheda di autorizzazione alla messa in latino del 1985”; “Modulo di richiesta del permesso di messa in latino dal 1985”; “Richiesta di fotocopia: fogli di autorizzazione di messa in latino".
“Un’esortazione contro lo scoraggiamento, da mio padre” di Gregory DiPippo.
“ Tradizionalismo cattolico americano ”: una breve storia di Stuart Chessman in sei parti Chi desidera una “immersione profonda” potrebbe prendere una copia di Una Voce di Leo Darroch: la storia della Foederatio Internationalis Una Voce, un libro che illustra ampiamente l’incomprensione, l’ostruzionismo, l’animosità e il doppio gioco che hanno incontrato gli amanti della tradizione in ogni passo del loro cammino. Più leggiamo su questa generazione eroica e sugli ostacoli che hanno superato, più saremo ispirati a fare ai nostri giorni ciò che loro hanno fatto ai loro.

[Aggiornamento: un altro libro che mi sarebbe dovuto venire in mente mentre stavo scrivendo questo è il volume estremamente divertente And Rightly So: Selected Letters and Articles of Neil McCaffrey. I brani degli anni Sessanta e Settanta sulla vita della Chiesa e sul cambiamento liturgico sono documenti particolarmente preziosi.]

Una cosa che dobbiamo tenere in primo piano nelle nostre anime: ciò per cui stiamo combattendo è buono, sacro, cattolico e degno della nostra più profonda devozione. Non può essere improvvisamente proibito o dichiarato pericoloso. E noi non siamo disobbedienti se cerchiamo di tenercelo stretto. Il movimento tradizionale non esisterebbe affatto se, all’inizio della fase finale della “riforma liturgica”, i cattolici non fossero andati ostinatamente contro i desideri e anche le determinazioni legali di Paolo VI e di altri vescovi. Paolo VI cominciò a cedere appena un po’; e Giovanni Paolo II riconobbe che le aspirazioni dei tradizionalisti erano giuste; Benedetto XVI ha poi aperto il tesoro a tutti. Quell’iniziale “disobbedienza” non fu condannata una volta per tutte; la sua legittimità fu infine accettata, perché i tradizionalisti avevano combattuto sulla base di veri principi e per veri beni di cui la Chiesa ha ed avrà sempre bisogno.

Non è diverso oggi nel 2021. Dobbiamo fare esattamente come fecero i nostri antenati nel movimento tradizionale, e non essere intimoriti dalle minacce di nessuno, non rimanere dissuasi dall’animosità di nessuno, non farci scoraggiare da nessun ostacolo, non rimanere sedotti da nessuna alternativa che ci venisse descritta come “abbastanza buona” o “tollerabile“.

Nella seconda parte di questa serie, parlerò di come la nostra situazione sia diversa dalla loro e del tipo di obiezioni o tentazioni che potrebbero portarci fuori rotta.


* * *
 
Parte II
Passare da un tempo di pace a un tempo di lotta


Peter Kwasniewski, 30 Luglio 2021


Il cavaliere fantasma, 1870-93
Sir John Gilbert (d.1897)


Nella prima parte di questa serie, ho parlato di alcune delle tentazioni che devono affrontare i cattolici tradizionali nell’era della Traditionis Custodes e ho indicato chi ci ha preceduto nel movimento come fonti di speranza, coraggio e guida per noi oggi. Hanno perseverato contro imponenti ed inaspettate difficoltà che potrebbero ricordare una delle grandi scene di battaglia de Il Signore degli Anelli, su cui qualsiasi “analisi razionale” avrebbe portato alla conclusione che: è tutto finito, Sauron ha trionfato. Ho anche incluso collegamenti a storie strazianti di ciò che i cattolici ordinari hanno dovuto fare e patire solo per partecipare a una messa in latino di tanto in tanto.

Queste storie dell’orrore di decenni fa non sono riconducibili alla situazione che viviamo oggi! Sì, lo so: siamo di nuovo sotto assedio, da parte di un papa che si è dimostrato implacabilmente ostile a qualsiasi altro modo di vivere il cattolicesimo che non sia quello che si accorda con la sua agenda mondialista, interreligiosa umanistica, progressista che tutti accoglie. Sì, è vero: soffia su di noi il vento gelido della disapprovazione ufficiale dopo decenni di graduale disgelo sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Ma questa volta siamo molti di più: milioni di laici e migliaia di sacerdoti e religiosi amanti della TML in tutto il mondo
. Occupiamo posizioni all’interno di seminari e cancellerie. In alcuni casi, abbiamo buoni rapporti e persino influenza verso vescovi che apprezzano la nostra fedeltà, il nostro zelo, la nostra intelligenza ed il nostro amore per Cristo e la Sua Chiesa. Abbiamo conquistato le posizioni grazie all’erudizione e alla credibilità intellettuale: per ogni libro scritto da un progressista, ce ne sono dieci di migliori scritti da conservatori o da tradizionalisti. Nella Chiesa, almeno, l’agenda liberale è stanca, invecchia e si scaglia con l’energia di un animale che è alla fine.

Se papa Francesco e i suoi alleati credono davvero di poter strappare l’amore per la sacra tradizione dal cuore di milioni di cattolici, clero, religiosi e laici, semplicemente con un pronunciamento papale e un cipiglio sinistro, sono più da compatire per le loro illusioni che accusati della loro malizia. In effetti, più ci provano, più questo amore brillerà incandescente. Non saranno in grado di vincere questa battaglia di logoramento. Come abbiamo visto più e più volte, molti vescovi capiscono come stanno le cose e, per illuminato interesse se non sempre per simpatia, sono disposti a mantenere un rapporto pacifico con i tradizionalisti.

Detto questo, il mondo post-Traditionis sarà comunque un campo di battaglia. Divamperà qua e là in un intenso conflitto. Alcuni sacerdoti saranno sospesi, spogliati delle loro facoltà, esiliati. Tra questi, alcuni si chiameranno fuori e altri andranno nelle catacombe, celebrando la messa nei salotti o nei boschi. Le comunità parrocchiali grandi e fiorenti possono subire la deprecata mannaia. I buoni vescovi, prudentemente dispensati dalle onerose disposizioni della Traditionis, in caso di ritiro forzato o canonico, possono essere sostituiti da cloni bergogliani.

La cosa più terrificante di tutte, le comunità religiose prospere e le società di vita apostolica possono trovarsi perseguitate, denunciate, gravate da commissari, costrette a cambiare le loro costituzioni. Né gli estremisti né coloro che cercheranno di cooperare avranno vita facile: i primi rischieranno di essere dispersi ai quattro venti, i secondi di essere adulterati in burattini del regime. Anche in questo caso, non sto dicendo che questo certamente accadrà ovunque e per tutti, ma che potrebbe capitare a chiunque, ovunque. Saranno necessari dei miracoli per ritornare liberi e si pregherà perché avvengano.

Per diversi secoli, i cristiani della Chiesa primitiva furono perseguitati e poi tollerati, perseguitati e tollerati, dagli imperatori romani. Non si poteva mai essere sicuri di cosa avrebbe portato il prossimo imperatore. Purtroppo, come molti hanno sottolineato, il papato si è politicizzato alla maniera di un paese che viene sballottato avanti e indietro tra i contrasti di partiti politici avversi.

Possiamo anche pensare alla situazione dei cattolici in Inghilterra al tempo della Riforma. In pochi decenni il paese passò da un regime ostile ai cattolici ad una tregua sotto la regina Maria, solo per essere di nuovo ricacciato giù nel regno della protestante Elisabetta, sotto la quale tanti martiri versarono il loro sangue.

Anche per noi il regno di Benedetto è stato seguito da quello di Francesco, e non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Le cose potrebbero andare molto peggio: ho sentito voci su ulteriori soppressioni liturgiche previste e che, ad intermittenza, mi fanno congelare e ribollire il sangue. Il compito essenziale del cristiano , però, rimane quello di sempre: credere, seguire e testimoniare Cristo, anche a costo della vita.

Il nostro pericolo più grande sta nell’essere diventati morbidi.

Diciamolo chiaro: gli occidentali moderni sono morbidi. Parlando in generale, le nostre vite sono facili, comode e convenienti, con la sofferenza che è esclusa dove e quando sia possibile. Siamo circondati da una tecnologia affascinante, che ci ipnotizza e ci accontenta. Abbiamo mille ragioni e modi per rimandare il lavoro “extra”, le sofferenze “inutili”, le imposizioni “scomode”.

Più specificamente, molti giovani tradizionalisti oggi sono nati, come dire, con un cucchiaio d’argento, in una parrocchia gestita dalla Fraternità o dall’Istituto, o in una diocesi dove i giovani sacerdoti portavano il TML nelle loro parrocchie. Nelle parti del mondo in cui i vescovi hanno implementato il Summorum Pontificum o almeno si sono astenuti dal bloccarlo, abbiamo goduto della disponibilità di messe in più località, forse con brevi tragitti d’auto. A volte possiamo scegliere tra una Messa solenne qui e una Messa solenne là. In tali aree, i cattolici hanno potuto godere e contare su un ampio accesso alla tradizione cattolica.

Quelli di noi, quindi, che non hanno mai dovuto “combattere per il rito” potrebbero non essere ancora gli uomini duri che hanno invece dovuto essere i nostri antenati, che hanno perseverato in mezzo a condizioni disperate. Non si sono lasciati scoraggiare da sanzioni minacciose o lusinghe («oh certo, ti faremo un Novus Ordo latino ad orientem una volta al mese!») e non lo faremo nemmeno noi. Se siamo un po’ morbidi, Traditionis Custodes è stato il nostro campanello d’allarme mandatoci dal cielo. “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma diventato uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato» (1 Cor 13,11). In un periodo di pace, ci sono modi più dolci per maturare; ma non scegliamo noi i tempi in cui viviamo, e la Divina Provvidenza ha scelto noi per questo tempo. Come mi scrisse un sacerdote carmelitano:

In effetti questi sono tempi pericolosi. Può darci coraggio il ricordare che Dio, dall’eternità, ha voluto e scelto di vivere in e attraverso questa epoca malvagia, in modo da aggrapparci fedelmente alla luce della Fede e tenere viva la fiaccola in mezzo a questa oscurità senza precedenti, per la santificazione e salvezza nostra e della prossima generazione. Questi sono i tempi che formano i santi tra coloro che sono generosi e perseveranti nel servizio divino.

La maggior parte di noi non avrà il privilegio di versare il proprio sangue per Cristo. Ma in quest’epoca della Chiesa, molti sono ora chiamati a un martirio secco o bianco per amore della sua gloriosa Tradizione, vergognosamente emarginata da coloro che più dovrebbero amarla e proteggerla. Ora non è il momento di chiedere: “Ne vale la pena?” Occorre farlo “con tutti i mezzi”. Rorate Caeli ha twittato il 25 luglio: “Ogni domenica che dedichi a recarti a una messa in latino non è solo una benedizione infinita dall’alto, ma è anche, in termini umani, un atto sia controrivoluzionario che contro-culturale, tutto racchiuso in uno. Non dovresti essere lì, ed è più che mai per questo che si suppone che tu debba essere lì.”

Dovremmo resistere al consiglio, politicamente corretto, ma infido: “Rinuncia alla lotta; non fare della Messa un idolo…” Questo implica che ogni volta che amiamo qualcosa abbastanza da vivere per essa, da combattere e morire per essa, ne facciamo un idolo, come se solo Dio potesse meritare un impegno così totale. Ma questo è falso. Sebbene solo Dio debba essere adorato, ciò non significa che solo Lui meriti il nostro impegno. Dovremmo essere pronti a morire per nostra moglie, nostro figlio o il nostro vicino; per il bene della virtù; per amore della verità; per la nostra Patria. Dovremmo essere pronti a vivere e morire per la Messa o per qualsiasi sacramento o dogma della Fede.

Dovremmo avere questa disposizione perché queste cose, pur non essendo Dio, sono da Lui e per Lui, unendoci a Lui come una foto o una lettera ci unisce a una persona amata, o come un volto ci unisce al cuore della persona che brilla attraverso quel volto. Se non comprendiamo questo punto, presto condanneremo il matrimonio e i voti religiosi, come fecero alcuni eretici alla ricerca di un “puro amore di Dio”. Non siamo una setta di buddisti che cercano di fuggire dalla realtà in carne e ossa, ma cattolici che vedono il mondo in modo sacramentale.

La battaglia sulla tradizione è una battaglia sulle realtà, non sulle idee, sulle opinioni o sulle preferenze. Abbiamo una pesante responsabilità per questi beni creati; Nostro Signore ci assicura che il nostro giudizio finale dipende, in larga misura, da ciò che abbiamo fatto gli uni con gli altri e da come abbiamo investito i preziosi “talenti” (minas, letteralmente, un’enorme quantità di denaro) a noi affidati.

Né dobbiamo prestare attenzione a coloro che ci accusano di mancare di umiltà a causa della nostra posizione ecclesiale. Parte dell’umiltà è aggrapparsi alla verità senza imbarazzo o ripensamenti, riconoscendola come un dono che abbiamo ricevuto senza alcun nostro merito, e poi trattandola non come un possesso privato ma come un bene comune da condividere: noi riconosciamo non solo che ciò che era sacro e grande lo è ancora oggi, ma che tutti i cattolici dovrebbero saperlo: – è un bene di cui beneficiano tutti, vicini e lontani, ora e sempre.

Possono portarci via i nostri edifici, ma non possono portarci via la fede che li ha costruiti e che può ricostruirli di nuovo. Possono toglierci temporaneamente la Messa dei secoli, ma non possono spegnere l’amore della Messa che sopravviverà all’odio dei nostri nemici. Possono violare i nostri diritti di figli della Chiesa, ma non possono cancellare la nostra dignità soprannaturale di figli di Dio. Possono spogliarci delle risorse umane, ma non possono impedire il nostro ricorso alla Santa Madre di Dio e a tutti i santi che adorano l’Agnello sul suo trono e che intercederanno sempre per coloro che amano la Tradizione immemorabile, come hanno fatto loro.

Non perdiamoci mai d’animo mentre passiamo da un tempo di relativa pace a un tempo di lotte clandestine e di aperto conflitto, armati da Cristo con «l’armatura di Dio, affinché [noi] possiamo resistere nel giorno malvagio e stare in piedi dopo aver superato tutte le prove. Rimaniamo ben fermi, cinti i fianchi di verità, e rivestiti con la corazza della giustizia… tenendo sempre in mano lo scudo della fede… l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito” (Ef 6:11– 17.

Nella parte finale di questa serie, esaminerò i passaggi pratici che possiamo intraprendere e raccomanderò l’attrezzatura per la campagna di lotta.


* * *

Parte III
Prepararsi per la lunga campagna




Peter Kwasniewski, 4 Agosto 2021

Nella prima parte ho parlato di quanto sarebbe facile scoraggiarsi davanti al rinnovato assalto alla tradizionale Fede cattolica, e quanto beneficio possiamo trarre dal prendere esempio dal comportamento dei tradizionalisti della prima ondata, che hanno tenuto viva la Messa latina in quelli che furono veramente i giorni più bui. Nella seconda parte, ho parlato dei pericoli che affrontiamo, specialmente il pericolo più sottile, la nostra stessa morbidezza, un effetto collaterale di quattordici anni di (relativa) pace liturgica. L’improvviso cambiamento della politica papale ha colto molti impreparati e, entro certi limiti, sono stati facili bersagli per i cosiddetti “apologeti cattolici” che cercano di ficcare in qualunque gola a portata di mano una versione indigesta dell'”infallibilità papale”. Per reagire in modo appropriato, dobbiamo trovare il tempo per la preghiera, per lo studio e per l’azione.

Vorrei iniziare con un consiglio semplice. (Un consiglio che, più di una volta, ho dovuto fare a me stesso). Calmatevi e non rovinatevi la salute. I problemi che il papa ha scatenato con la Traditionis Custodes potrebbero richiedere da quattordici mesi a quattordici anni per essere risolti, semplicemente non lo sappiamo. Come in ogni grande guerra (si pensi alla prima o alla seconda guerra mondiale), ci saranno molte battaglie personali, alcune le vinceremo, altre le perderemo.

Non facciamoci prendere dal panico per questa o quella svolta degli eventi
. Ricordate che in questa guerra siamo tutti insieme fino alla fine, quando la Tradizione avrà la vittoria assicurata dall’assistenza divina. A chi sta cercando di adulterare il cristianesimo – quello che p. John Hunwicke chiama “Bergoglionismo”: non importa nulla della tradizione, ma è destinato al fallimento come tutti i costrutti puramente umani. Quindi possiamo permetterci di prenderci del tempo per pregare, per pensare, per prepararci, per fare strategie, per fare rete, per realizzare operazioni su piccola e grande scala, e per pregare ancora di più.

L’ingiustizia inflitta alla Chiesa deve essere contestata e combattuta in ogni modo moralmente ammissibile, mentre continuiamo a nutrirci delle ricchezze che abbiamo a disposizione, alcune delle quali, come il tradizionale Ufficio divino, non possono mai esserci portate via da alcun potere sulla terra.

Cominciamo con la preghiera. Per prima cosa occorre continuare ad assistere alle Messe in latino, dovunque si possa ed ogni volta che sia possibile. Se la possibilità che avevamo nelle vicinanze è stata cancellata dalla mappa, potrebbe essere necessario stare alla guida un po’ di più. Conosco famiglie per le quali il lungo cammino verso la Messa in latino è diventato un’occasione per conversare, ascoltare catechesi o buona musica, pregare o trovare il tempo per una buona lettura spirituale. O un mix di queste opportunità. Dimostriamo con questo ciò a cui teniamo di più.

Cerchiamo di trarne giovamento per trasmettere la Fede nelle abitudini famigliari ed anche come insegnamento. Il Benedictus del Sophia Institute, una pubblicazione mensile su abbonamento con i propri della messa, le meditazioni, le preghiere quotidiane ed articoli per ogni giorno del mese, potrebbe costituire un perfetto fondamento devozionale per casa vostra. Sophia uscirà presto con i calendari delle messe latine in formato poster deluxe a colori, con miniature in stile medievale, che diventeranno rapidamente un mezzo prezioso e pratico per vivere seguendo l’anno liturgico.

Chiedete ai sacerdoti solidali di far battezzare i vostri figli con il vecchio rito. Cercate la possibilità della Cresima tradizionale. Nessun tentativo formale è stato fatto per controllare questi aspetti. Se e quando dovesse accadere, troveremo nuove soluzioni.

Iniziate a pregare una parte dell’Ufficio Divino tradizionale. Il Breviarium Romanum è costoso se si acquista il set completo di tre volumi, ma Angelus Press offre estratti: Vespri, Compieta e una selezione che chiamano Ufficio Divino. Il Monastic Diurnal, che contiene le ore del giorno secondo la Santa Regola di San Benedetto, è molto più abbordabile (è quello che uso come oblato). [N.d.T. -Gli editori ed i volumi che l’articolo cita, sono riferiti all’ambito USA, ma analoghi supporti sono a nostra disposizione sui vari siti cattolici tradizionali facilmente consultabili ed a costi abbordabili. Stesso consiglio per quanto attiene al “Benedictus” del Sophia Institute citato prima. Gli analoghi in italiano non mancano di certo. Basta cercarli – Il medesimo consiglio vale per i libri recensiti nel seguito. In molti casi sono tradotti anche in italiano e ce ne sono molti altri]. Il Piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria è un’altra valida opzione. Una buona strategia per i principianti è iniziare con l’ufficio di Prima, e seguirlo con la lettura quotidiana del Martirologio Romano, suggestivo richiamo al trionfo della grazia di Dio in mezzo alle prove più atroci. Ciascuno di questi libri dell’Ufficio tradizionale è di gran lunga superiore alla Liturgia delle Ore, che è stata rovinata nella riforma liturgica ancora più estesamente della Messa stessa. Un vecchio libro dell’ufficio includerà i versetti imprecatori o maledetti dei Salmi, [N.d.T. – sono i versetti cosiddetti “difficili”] che sono stati rimossi chirurgicamente dalla Liturgia delle Ore, come se Dio avesse commesso un errore quando ha consegnato queste preghiere per Israele e la Chiesa. Quando preghiamo queste potenti parole in unione con i santi di tutte le età, il Signore non solo comprenderà il loro corretto significato, ma saprà, infallibilmente, come realizzarle.

Per i giorni in cui la “Messa dei secoli” non è disponibile, imparate a pregare una “Messa asciutta” a casa, sia come metodo di preghiera personale che come devozione familiare. Se nel vostro quartiere è disponibile l’Adorazione, praticate le Ore Sante per il ripristino della tradizione, il rinnovamento della gerarchia della Chiesa nella fede e nella santità, e in riparazione delle bestemmie e dei sacrilegi contro la Santissima Eucaristia. Pregate il Rosario in famiglia, magari accompagnato da brevi meditazioni (di cui “questo” può essere un esempio).

Di tanto in tanto si potrebbe usare la seguente “Preghiera per il Movimento Tradizionale”:

O Signore, ricorda nel Tuo Regno N. e N. [nomi di individui o comunità], e tutti i religiosi, il clero e i laici del mondo che sono dedicati o attirati ai venerabili riti di Roma. Benedici tutti noi, governaci, difendici, purificaci e moltiplicaci per il bene delle anime, per la restaurazione della tua Chiesa e per la gloria del tuo santo nome. Amen.

Coloro che non possono recarsi a una messa tradizionale in latino a una distanza ragionevole in auto dovrebbero cercare una parrocchia cattolica orientale o una parrocchia dell’ordinariato anglicano. [N.d.T. Da noi sono assenti le parrocchie anglicane, ma qualcuna del cattolicesimo orientale si può trovare, oppure si può sopperire con quelle della Fraternità Sacerdotale di San Pietro o con FSSPX, come consigliato nel seguito. Il vero consiglio è di usare la fantasia per cercare occasioni di vero incontro con Dio]. Dal momento che il Vaticano ha affermato più di una volta che la partecipazione alle cappelle della FSSPX è consentita, questa sarebbe un’opzione in un luogo in cui le messe tradizionali diocesane siano state rimosse o non ci siano mai state.

Dopo la preghiera, la prossima cosa più importante è che studiamo un po’ la Fede tradizionale. La Messa latina, insieme a tutta la vita sacramentale-mistico-culturale di cui è il centro, è qualcosa di ricco, profondo e sottile. Mentre molti dei suoi benefìci sono ovvi, altri richiedono tempo per apprezzarli e quando nutriamo le nostre menti con i migliori libri sull’argomento, impariamo a vedere e ascoltare molto di più e impariamo a spiegare e difendere ciò che amiamo. Per quattordici anni ci siamo spesso accontentati di lasciare che la tradizione parlasse da sola (e sicuramente funzionava, visto l’ aumento delle presenze alle celebrazioni della Messa tradizionale), ma ora che siamo sotto attacco frontale e la banda papale sta lanciando accuse di “disobbedienza”, “giudizio privato” et similaria, dobbiamo rafforzare la componente intellettuale.

Ci sono così tanti libri utili che questo potrebbe trasformarsi rapidamente in un elenco gigantesco (e, per questo, potrebbe essere inteso come intimidatorio). E, guarda caso, un elenco del genere è già stato pubblicato su OnePeterFive. Qui, vorrei citare solo alcuni titoli che sono particolarmente preziosi per i cattolici amanti della tradizione in questo frangente:

#1. La Messa tradizionale di Michael Fiedrowicz
: storia, forma e teologia del rito romano classico. Il miglior libro da leggere, nessuno escluso, proprio su quello che dice il suo sottotitolo. Se vuoi un testo accessibile ed intellettualmente a prova di bomba per toccare con mano quella che chiamiamo la “Messa Tridentina” è la più bella fioritura di un continuo sviluppo nella tradizione cattolica romana e che San Pio V non ha “creato un nuovo messale” dopo Trento, è proprio questo. È una gioia da leggere, con nuove scoperte da fare in ogni pagina. È così bello che la Fraternità Sacerdotale di San Pietro lo ha adottato, infatti, come testo principale per i propri studi liturgici. La virtù speciale di questo libro è che ti porta prima attraverso i percorsi meravigliosi con cui la Provvidenza ha costruito la nostra Messa, poi esamina la funzione, la logica e il simbolismo di ciascuna delle sue parti e gli aspetti principali, e infine espone la saggezza divina contenuta nel messale, contrapponendola alla difettosa lex orandi del Novus Ordo. Un tour de force!


#2. Niente di superfluo di fr. James Jackson
: una spiegazione del simbolismo del rito di San Gregorio Magno è un commento continuo sulle parti, le preghiere, gli oggetti e le azioni della tradizionale Messa latina. Jackson apprezza che la Messa sia una “poesia”, la più grande poesia che il nostro mondo abbia mai visto, una poesia scritta da nostro Signore Gesù Cristo e dallo Spirito Santo nel corso di venti secoli. Fa emergere il dramma della liturgia come solenne ripresentazione dei sacri misteri della vita, morte e risurrezione di Nostro Signore e fa partecipare al loro inesauribile dinamismo. La Messa tradizionale non è semplicemente santa (anche se lo è, al massimo grado); non è semplicemente dottrinalmente pura, ampia e degna di fiducia (è anche questo senza alcun dubbio); è soprattutto bella, ordinata e armoniosa, eleva i sensi, l’immaginazione, la memoria, l’intelletto, la volontà al di sopra di se stessi e sconfina nella Gerusalemme celeste. Dopo aver letto Niente di superfluo, non penserete né incontrerete mai più la Messa allo stesso modo. Questo libro, che rispetto a quello di Fiedrowicz è più devozionale e poetico, ne integra molto bene gli aspetti storici e dottrinali.


#3. Frutto di trent’anni di esperienza, studio e riflessione, il mio libro Reclaiming Our Roman Catholic Birthright: The Genius and Timeliness of the Traditional Latin Mass è stato scritto come un “manuale di apologetica” basilare per il TLM, fornendo argomenti ai suoi sostenitori e rispondendo ad ogni obiezione che si possa sentire. Visto che la conoscenza liturgica tra la popolazione cattolica in generale è ai minimi storici, mi preoccupo di spiegare i miei termini (da cui il glossario) e cerco di evitare di dare tutto per scontato. Mentre il focus è sulla Messa, sono frequenti i riferimenti agli altri riti sacramentali, all’Ufficio divino, alle benedizioni, agli esorcismi e, in generale, all’intera “forma” della vita cattolica tradizionale, che segue la grande legge: lex orandi, lex credendi, lex vivendi. Il libro affronta quindi l’intero problema dell’ “aggiornamento” [N.d.T. – in italiano nell’originale inglese] del Vaticano II che è come inacidito con la desacralizzazione e nella secolarizzazione. Il libro vuole essere anche concreto e pratico. Ad esempio, il capitolo 2 riassume perché la Messa antica “è così com’è”… come “funziona” per la gloria di Dio e la nostra santificazione… e perché funzionerà sempre ; il capitolo 3 spiega i vari modi di partecipare fruttuosamente alla Messa tradizionale; i capitoli 17-20 sono diretti ai genitori, spiegando loro perché la Messa antica è così importante per formare le menti ed i cuori dei bambini e approfondendo come i genitori possono aiutare i loro figli ad assimilare le sue ricchezze; il capitolo 22 parla del perché coloro che sono a favore della vita dovrebbero essere anche a favore della tradizione.


#4. In difesa della messa romana. Fr. Raymond Dulac. Questa preziosa collezione riunisce il meglio dei combattivi e persuasivi articoli di F. Dulac del periodo 1967-1972, scritti in difesa della superiorità del messale tradizionale e del diritto perpetuo dei sacerdoti di avvalersene. Secondo questo canonico, il rito romano classico non era proibito e non può essere proibito, un giudizio che è stato rivendicato, decenni dopo, da Benedetto XVI. Consiglio questo libro proprio perché proviene dai primi tempestosi anni dell’imposizione del Novus Ordo Missae, a cui resistevano intelletti acuti e grandi cuori cattolici come Fr. Dulac. Poiché il motto del pontificato di Francesco sembra essere “Ritorno agli anni ’70!”, i migliori testi di quel periodo parlano direttamente della nostra situazione attuale, quando il papa tenta ancora una volta di dire che c’è un solo “rito romano”, il moderno rito di Paolo VI.


#5. Annibale Bugnini, riformatore della liturgia. Yves Chiron. Chi ha sentito parlare di Bugnini tende a pensare a lui o come ad un malvagio massone intrigante deciso a distruggere la fede cattolica o come un burocrate di grande talento che ha guidato agevolmente una complessa riforma liturgica alla sua felice conclusione. Il primo punto di vista è discutibile e il secondo punto di vista è semplicemente stupido. Questa biografia ben studiata, ma pietosamente compatta, ritrae una figura più complessa e umana, guidata da teorie razionaliste e pastorali su come dovrebbe essere la liturgia, ma in corsa contro le resistenze che hanno portato, infine, alla sua emarginazione. Nel mettere in relazione la vita e l’opera di un uomo che fu singolarmente influente nella riscrittura senza precedenti della totalità del culto cattolico romano, Chiron assembla e riassume la riforma liturgica del ventesimo secolo, papa per papa, comitato per comitato, libro per libro. È davvero una delle storie più sorprendenti – e inquietanti – nella storia del cattolicesimo. Man mano che apprendiamo di più su come è stata prodotta la salsiccia “nuova e migliorata”, sugli ingredienti che sono stati messi dentro e sulle persone che lavorano nella fabbrica, abbiamo sempre più motivi per dire “no grazie, non voglio neanche assaggiarla”.


#6. L’amore per il papato Roberto De Mattei e la resistenza filiale al papa nella storia della Chiesa. Date le circostanze che stiamo attraversando, dobbiamo conoscere i casi in cui i papi hanno incasinato, dottrinalmente o prudenzialmente, e sono stati legittimamente respinti dai membri della Chiesa. È confortante – sia nell’accezione attuale della parola (consolante, rassicurante) sia nel suo senso antiquato (rafforzante, galvanizzante) – sapere che ci sono precedenti per tale resistenza, e sapere come si presentavano. La Divina Provvidenza mette in primo piano le persone giuste al momento giusto.


#7. Christus Vincit del vescovo Athanasius Schneider: il trionfo di Cristo sulle tenebre dell’età. Quando le persone mi chiedono: “Cosa dovrei leggere per capire l’attuale crisi della Chiesa, come siamo arrivati qui e come ne usciamo?”, consiglio sempre questo libro, che è scritto con la chiarezza, la forza d’animo, la gentilezza e l’ortodossia per la quale il vescovo Schneider è famoso (e che abbiamo apprezzato ancora una volta in opera nella sua reazione al motu proprio [qui]).


Coloro che desiderano spunti per ulteriori letture troveranno, in fondo al mio libro Reclaiming Our Roman Catholic Birthright, una “Bibliografia selezionata” organizzata in sette categorie: Generale; Messali o Guide; Per i lettori più giovani; Teologia Liturgica; Storia; fantascienza; Risorse in linea.

Vorrei fare eco ad una recente affermazione del Dr. Joseph Shaw : “Il modo migliore per rispondere alla Traditionis Custodes è continuare con il lavoro di restaurazione della Tradizione”. Continua parlando dell’addestramento dei chierichetti e dei ministranti e del rammendo dei paramenti.

Partecipa personalmente, per quanto possibile, alla tua comunità per la Messa tradizionale e aiuta a costruirla attraverso eventi sociali, culturali ed educativi. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro come mai prima d’ora e abbiamo bisogno di opportunità per le nostre famiglie per interagire.

Scrivete lettere, in positivo e rispettose, al vostro vescovo ed ai sacerdoti della vostra diocesi amici della tradizione. Dite loro quanto amate la Messa in latino, e perché; come vi ha condotto a una vita di preghiera più profonda; come vi ha avvicinato a Gesù nella Santissima Eucaristia; come ha aiutato la vostra famiglia, i figli, il coniuge; come vi ha aiutato a costruire una comunità con altre famiglie; le opere di misericordia corporale o spirituale cui ha dato origine. Dite loro che conoscete convertiti o riconvertiti che sono stati ricondotti alla Fede dall’antica liturgia.

I vescovi hanno bisogno di sentire questo, hanno bisogno di ricordare gli innumerevoli buoni frutti che la saggia politica di Benedetto XVI ha permesso di far fiorire. Anche i sacerdoti hanno bisogno di “sentire” i fedeli. Conoscere i bisogni, il sostegno e la gratitudine del popolo di Dio li fortifica nell’ora della prova e li rinvigorisce a continuare a lavorare per riavere la Messa in latino, o per rafforzarla là dove ancora persiste. Inoltre, è più probabile che facciano la cosa giusta quando le cose potrebbero andare di male in peggio.

(Sconsiglio di scrivere al papa, perché riceve molte lettere che non guarda mai, e con noi non è assolutamente comprensivo. Infatti odia il nostro tradizionalismo, quindi molte lettere, se le notasse, non farebbero altro che confermare i suoi pregiudizi. Dedicate i vostri sforzi alla scena locale, alla scena diocesana o regionale).

Il vostro vescovo ha proibito la messa in latino? Prendete spunto dai tradizionalisti francesi: radunate un paio di centinaia di persone (o anche di più, se si riesce ad organizzarli) e marciate fino alla casa o all’ufficio del vescovo, e restate lì per un po’, intonando canti, pregando il Rosario, testimoniando pacificamente con cartelli.
Chiedetegli di uscire e parlare con voi. Non urlare o minacciare. Dimostrategli che esistiamo e che non smetteremo mai di chiedere il culto tradizionale della Chiesa. Potrebbe anche essere possibile offrire la Santa Messa all’aperto, nelle piazze, nei parcheggi, davanti alle chiese chiuse, come nella foto principale di questo articolo, che mostra i fedeli di Saint-Germain-en-Laye che celebrano la Messa fuori da un chiesa che era stata chiusa contro di loro.

Fate contare le vostre donazioni. Non date un centesimo a nessuna diocesi che non sostiene espressamente la Messa antica. Sostenete gli individui, i monasteri, le comunità e le società che la mantengono in vita e ce la offrono. Se conoscete sacerdoti “accantonati”, invitateli a casa vostra per dire la Messa. I cattolici di tutto il mondo hanno iniziato a costruire cappelle domestiche per i giorni di ricusazione che potrebbero essere imminenti. Sostenete questi sacerdoti con la vostra amicizia, con pasti e con aiuti.

Infine, farò eco a ciò che Fr. Zuhlsdorf ha detto tante volte sul suo blog: i cattolici tradizionali hanno tutte le ragioni per impegnarsi in opere di misericordia spirituale e corporale, in opere concrete di carità. Facciamo già molto nell’area pro-life ma ci sono altre opportunità che possiamo promuovere nei nostri locali. Non si dica mai (almeno da parte delle persone oneste) che i “cattolici della messa in latino” sono “interessati solo alla liturgia e non ad aiutare gli altri”. Eventuali coniugi con una famiglia numerosa di cui occuparsi stanno già donando al mondo una bella immagine di Cristo e della Chiesa, suprema testimonianza di carità e risposta eroica alla chiamata di Dio; ma molti di noi, di sicuro, potrebbero fare di più di quanto stiano già facendo nella sfera non liturgica.

Se prendiamo tutte le categorie (preghiera, studio, azione) e tutti i suggerimenti in ciascuna di esse, sono un sacco di cose e potrebbero sembrare opprimenti. Ma non sto dicendo che tutti debbano fare tutto, e certamente non tutte in una volta. Come dice il proverbio cinese, un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo. Rendiamo più centrale la nostra vita di preghiera, un piccolo passo alla volta. Facciamo spazio a un po’ di studio, cinque o dieci pagine alla volta. Facciamo un po’ più di spazio per attività con altri cattolici che la pensano allo stesso modo. Scopriremo che, con il passare dei mesi e degli anni, la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore si rafforzeranno, così come la nostra capacità di rispondere alla crisi nella Chiesa.

“Sappiate che il Signore ha riservato per sé i pii; il Signore ascolta quando lo chiamo. Arrabbiati e non peccare… Offri giusti sacrifici e confida nel Signore… In pace mi coricherò e mi addormenterò; poiché tu solo, o Signore, mi fai abitare al sicuro» (Sal 4).

(Traduzione di Vincenzo Fedele)








La scure della misericordia si abbatte sulla Tradizione: il Vicariato di Roma vieta la Messa antica





Da Messainlatino MARTEDÌ 9 NOVEMBRE 2021

Traditionis Custodes nel mondo CONTRO la Tradizione. PESSIMO documento del Vicariato di Roma VIETA il Triduo Pasquale (e non solo) #traditioniscustodes


Pochi minuti fa abbiamo ricevuto – e ci risulta autentico perchè l'abbiamo trovato pubblicato sul sito della diocesi di Roma, qui – un documento che si configura come la peggiore (almeno finora) e più restrittiva attuazione del Traditionis Custodes. 

Non poteva che venire dalla diocesi di Roma, che da cuore della Cristianità è divenuta epicentro dell'insensata guerra contro la liturgia tradizionale. 

Il documento del Vicariato, datato 7 ottobre, vieta esplicitamente sacramenti e sacramentali secondo il Rituale romanum e vieta il Triduo Pasquale ANCHE nella Parrocchia Personale di Ss.ma Trinità dei Pellegrini, della FSSP, oltre che nella Basilica dei Santi Celso e Giuliano, affidata all'ICRSS, e agli altri luoghi di culto dove si celebra in rito tradizionale.

La "sollecitudine pastorale" richiamata in questo genere di documenti è sempre meno credibile. Nella Chiesa del "liberi tutti", nel pontificato del "chi-sono-io-per-giudicare" la scure della misericordia si abbatte soltanto su coloro che sono legittimamente ancorati nella tradizione della Chiesa. 

E continueranno a esserlo nonostante questa guerra insensata e ideologica, così come gli orientali restano legittimamente ancorati alla loro tradizione e alle loro venerabili liturgie. Proviamo a immaginare se in una parrocchia greco-cattolica vietassero proprio i riti pasquali dicendo loro: "A Pasqua niente Divina Liturgia, potrete andare solo alla Messa romana". Non avrebbero ragione a sollevarsi?
 
Intanto la Fraternità San Pio X starà stappando lo champagne: dopo anni passati a dire agli altri di non fare accordi con Roma e a vantarsi della propria autonomia, adesso vedranno aumentare il numero di fedeli che la "sollecitudine pastorale" di Francesco spedisce tra le loro braccia.
 
Tempi duri per i fedeli romani e non solo. In bocca al... alla Pachamama!

Stefano


Sotto la foto del documento:






 

martedì 9 novembre 2021

Perché la metafisica potrebbe risolvere il pasticcio della polarizzazione attuale





Da Chiesa e postconcilio 9 novembre 2021


La crisi della Chiesa è un dato di fatto, innegabile e concreto. Molte sono le cause, ma tre le principali: la perdita della dottrina, la perdita della bellezza e la perdita della metafisica, intesa quale contemplazione e comprensione, per quanto ci è umanamente possibile, del Sacro, dell'ontologia divina, dell'Essere immutabile ed eterno. È il ripudio della metafisica greca, di Parmenide, di Platone, di Aristotile, di Plotino. Il ripudio della Patristica che, da Giustino a Boezio ad Agostino, su quella metafisica costruì l'edificio della filosofia cristiana. E, ovviamente, il ripudio di San Tommaso e della Scolastica. Vedi precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui





John Horvat 

Questi sono tempi antimetafisici. La maggior parte delle persone non se ne rendono conto perché non sanno nulla di metafisica e di come essa influisce sulle loro vite. Tuttavia, rifiutare la metafisica ha conseguenze tragiche per gli individui e la società in generale.

Un mondo antimetafisico dà origine a individui che non riescono a riflettere profondamente sulle cose, sfiorando appena la superficie della vita. Tali abitudini portano poi a non avere certezze, convinzioni e principi.

Anche la società ne soffre, perché non ci può essere unità quando non ci sono certezze, convinzioni e principi. Quando questo fenomeno avanza, si verifica la polarizzazione, perché le persone non riescono più a capire le cose che potrebbero unirle.


Come definire la metafisica

La metafisica che manca all'America non dovrebbe essere qualcosa di complicato, ci vorrebbe soltanto che si affrontasse la nozione fondamentale delle cose. La metafisica è la scienza che determina la vera natura delle realtà, permettendo così alle persone di percepire il significato, la struttura e i principi di qualsiasi cosa esistente. Con questo fondamento, è facile stabilire certezze e quindi facilitare l'unità e la comunicazione.

Senza rendersene conto, il bambino innocente esplora costantemente le frontiere della metafisica nella ricerca di conoscere il mondo. Nel corso della vita, le persone virtuose affinano le loro nozioni della realtà e agiscono di conseguenza.

La chiave consiste nel conoscere le cose come sono. Per esempio, un concetto metafisico di libro sarebbe quello di considerarlo come un insieme rilegato di fogli di carta scritti o stampati. Applicando questo concetto alla vita quotidiana, la persona classifica come libro tutto ciò che è conforme a questa nozione generale. Qualsiasi discussione su un libro al di fuori di questa idea porta all'assurdo e al distacco dalla realtà.

Quando si rimane all'interno di questa nozione di ciò che è un libro, si può immaginare e produrre un'immensa varietà di libri, dai magnifici e splendidi libri ai libri banali; libri grandi, regolari e in miniatura; libri da sfogliare e libri non appetibili; libri rari, nuovi e usati. Così, la metafisica è il fondamento della logica, della discussione e del dibattito. Rende possibile il progresso ancorando le nozioni delle cose alla realtà. Permette all'immaginazione creativa di svilupparsi anche se ci tiene lontani da pericolose fantasie scollegate dalla realtà. Togli la metafisica e non ci sarà una comprensione comune che possa permettere la comunicazione. E ciò pone le basi per il caos.

Il mondo moderno ha da tempo un problema con la metafisica. Infatti, la modernità cerca di dominare la natura, non di capirla. Vuole piegare la natura alla volontà dell'umanità. I suoi filosofi hanno visto le definizioni e le categorie metafisiche come restrittive e tendono a minimizzarle. L'uomo moderno delle società industriali ha limitato la sua comprensione delle cose a ciò che aiuta a dominare la natura. Tutto ciò che è più profondo viene liquidato come irrilevante. La volontà di dominio porta al desiderio di determinare le cose in base alla soggettività personale.


La postmodernità distrugge la metafisica

La postmodernità iniziata negli anni sessanta ha cambiato tutto. Se la modernità dominava la natura, la postmodernità l’annienta. I suoi filosofi non rispettano né regole né limiti. Essi "decostruiscono" ogni narrazione e verità storica in modo che, abbattendole, non sopravviva nessun insieme coerente.

La postmodernità annienta la metafisica perché non riconosce la natura di nulla. Anzi, essa celebra l'assurdità. Così, la nozione di "libro" può diventare qualsiasi cosa una persona determini che sia, anche se è un lampione. Un uomo non è un uomo ma un qualcosa che può essere determinato dal pronome preferito. Niente può essere conosciuto con certezza.

Così, la cultura popolare riflette una società non ancorata alla realtà e alle certezze, dove tutto è possibile. In un mondo così, l'immaginazione sfrenata regna. Le cose più bizzarre possono essere chiamate arte o musica. Dove l'assurdità troneggia, l'unità diventa impossibile.


Niente da condividere né da amare


Sant'Agostino una volta definì un popolo come "una moltitudine di esseri razionali uniti dall'accordo di condividere le cose che amano". Finché le persone possono concordare che le cose da amare rispondono a nozioni oggettive, una società unita è possibile. Le persone potrebbero essere in disaccordo sull'espressione delle cose amate. Potrebbero anche andare avanti nell'unità proponendo manifestazioni più sublimi di tali cose. Le società costituite in questo modo possono progredire.

La società liberale moderna ha accettato di condividere le cose nei modi più superficiali in modo da fare spazio al suo profondo individualismo e al progresso industriale. Ahimè, almeno i liberali classici erano d'accordo che ci fossero cose condivisibili... e che fossero cose. La postmodernità distrugge la società perché non crede che le cose abbiano nature determinate. Pertanto, non c'è niente da condividere o da amare. C'è solo lo scontro caotico di percezioni soggettive improntate a passioni sfrenate.

Quando le percezioni non sono ancorate alla metafisica, nulla può essere definito. Società di quel genere cadono a pezzi. Un mondo antimetafisico è incomprensibile e inospitale.


La caduta nell'assurdo


La marcia verso l'assurdo si sta sviluppando da tempo. Il rifiuto di riconoscere la natura delle cose deriva dal mancato riconoscimento di una causa divina e intelligente. Quando la modernità si è staccata da Dio e dalla sua Provvidenza, ha colpito il cuore della vera metafisica. La scienza ha dominato la natura e gradualmente ha detronizzato il Dio della natura.

Senza Dio, Creatore di tutte le cose, diventa impossibile capirne la natura, la ragione e lo scopo nell'ordine dell'universo. La creazione ha senso solo alla luce del Creatore.

Il processo di decostruzione e annientamento della postmodernità sta raggiungendo la sua fine con il rifiuto e persino l'odio del Creatore e dell'ordine che ha stabilito nell'universo, raggiungendo un punto di non ritorno.


La metafisica ieri e oggi


La civiltà cristiana fu un'epoca di metafisica. Le persone capivano la natura delle cose perché vedevano il Creatore riflesso nella sua creazione e desideravano conoscerlo meglio attraverso le sue opere. Inoltre, percepivano la società umana come parte integrante di un universo divinamente ordinato e posizionato nel tempo. La saggezza della Provvidenza di Dio governava questo universo, spesso attraverso cause secondarie. Soprattutto, Dio era il punto supremo di unità, amato e condiviso dai popoli.

Oggi i problemi della società non possono essere ridotti a crisi economiche, politiche o persino culturali. Soprattutto, c’è una crisi metafisica che mina le certezze, i principi e il senso. Menti e società frammentate ne sono il risultato.

Man mano che l’attuale società raggiungerà le sue ultime fasi di decadenza, il prezzo della negazione della realtà si rivelerà sempre più grande, risvegliandoci dalla follia e dalla catastrofe. Una crisi metafisica di vaste proporzioni attende un mondo che a suo rischio e pericolo ha ignorato a lungo le questioni esistenziali.

Così, ci deve essere un ritorno all'ordine ristabilendo la metafisica che ci permetta di conoscere la natura delle cose. Dio Creatore sarà allora riconosciuto e le persone condivideranno di nuovo le cose che amano. Questo renderà la società ancora una volta unita e ci sarà pace.



- Fonte: tfp.org, 14 Ottobre 202. Traduzione a cura di TFP - Italia







Samantha, una nuova Eluana vicina all’eutanasia





La vicenda di Samantha D’Incà, 31 anni, in coma: il giudice tutelare autorizza a staccarle la spina, assecondando la richiesta dei genitori. Il Corsera intervista la madre facendo uno spot al referendum dei Radicali, che però non c’entra nulla con il caso. E senza dire una parola sulle migliaia di famiglie che assistono i propri cari fino alla loro morte naturale.




Tommaso Scandroglio, 09-11-2021

12 novembre 2020. Samantha D’Incà, allora trentenne, esce di corsa per andare al lavoro e inciampa. Si rompe un femore. La madre di Samantha, Genzianella Dal Zot, così commenta: «Un incidente banale, una tragica fatalità cui è seguita l’operazione a Belluno, il ritorno a casa per la riabilitazione e poi un inspiegabile crollo, una polmonite bilaterale estranea al Covid, il collasso dei polmoni, l’ipossia cerebrale, la tremenda peregrinazione tra gli ospedali di Feltre, Belluno e Treviso culminata nel coma da cui Samantha non ha mai fatto ritorno, nonostante le cure di luminari veneti e altoatesini». Samantha da quasi un anno non è più cosciente.

Il Corriere della Sera naturalmente non racconta mai le vicende di quelle migliaia di famiglie che non vogliono la morte dei propri cari, ma decidono di stare loro accanto finché spireranno in modo naturale, bensì solo le storie di genitori, figli, coniugi che desiderano staccare la spina ai loro congiunti. E così raccoglie la testimonianza della madre, la quale, con comprensibilissimo sconforto, ammette: «Quel giorno, a Treviso, grazie alla macchina che “esclude il corpo” la scienza e la medicina hanno salvato mia figlia. Ma quello stesso giorno è iniziato il suo e il nostro calvario. Sono sua madre: ho sperato fino all’ultimo che si risvegliasse; ma se potessi tornare indietro, dopo aver vissuto ciò che ho vissuto, vorrei un epilogo diverso». L’epilogo diverso si chiama eutanasia. Il Corsera allora confeziona un’intervista che è un vero e proprio spottone per il referendum dei Radicali che però, come vedremo tra un attimo, non c’entra nulla con questa dolorosa vicenda.

Giorgio D’Incà, il padre della giovane donna, è stato nominato amministratore di sostegno. Secondo la legge 219/2017 è il rappresentante legale dell’incapace che ha diritto di vita e di morte sul suo assistito. E il padre è intenzionato a chiedere l’eutanasia per sua figlia. Il giudice tutelare Umberto Giacomelli ha fatto sapere che questa decisione del padre corrisponde alla stessa volontà di Samantha, così ricostruita da famigliari e amici, dato che la giovane non ha redatto le Dat. «Mia figlia - riferisce la madre - non avrebbe mai voluto vivere così, ricordo le sue parole quando in tivù scorrevano le immagini di Eluana e Dj Fabo». Basta poco per finire al Creatore: un commento buttato lì quando si guarda la Tv potrà esserci fatale. Per vendere casa occorrono notai, rogiti, bolli e controbolli, firme e controfirme e, invece, per dar via la propria vita bastano alcuni semplici ricordi di amici e parenti. E poco importa verificare se nello stato attuale Samantha potrebbe aver cambiato idea. Ma in realtà dal punto di vista giuridico le volontà reali o presunte della donna sono irrilevanti. Il giudice ha specificato che staccare la spina sarebbe il desiderio di Samantha, ma ciò non è richiesto dalla legge. E infatti il rappresentante legale può decidere anche in assenza di volontà espresse per iscritto o ricostruite del futuro de cuius (l. 219/17, art. 3 c. 3).

Sempre la madre poi aggiunge in merito alla decisione di ricorrere all’eutanasia realizzata tramite l’interruzione dei presidi vitali: «Finalmente ci hanno creduto e ci concedono questo atto d’amore». Il giornalista chiede perché parli di concessione. La risposta: «Perché questo è, così vuole la legge. È stato devastante ed umiliante vedere in questi mesi che davanti al letto di Samantha tutti potevano decidere di lei, i medici, gli avvocati, i giudici, tutti tranne noi». Ma la legge non applica una concessione, bensì assegna un vero e proprio ius vitae ac necis, un vero e proprio diritto di vita o di morte in capo ai rappresentanti legali, ovviamente nel rispetto di alcune tempistiche. Dunque è il padre il soggetto principale a cui spetta la decisione, non i medici, gli avvocati e i giudici.

Poi il giornalista chiede se la legge 219 vada cambiata. «Sì, per questo sono stata tra i primi a Belluno a firmare il referendum per l’eutanasia legale. E come me hanno fatto Giorgio, Manuel, la mia terza figlia Pamela, che ha due anni più di Samantha, tanti parenti, molti amici». Ma il referendum voluto dai Radicali non c’entra nulla con il caso di Samantha. Il referendum è volto a permettere di depenalizzare l’omicidio del consenziente ex art. 579 Cp. Nel caso di Samantha il consenso non si potrebbe ottenere in alcun modo e quindi l’art. 579 non c’entra nulla. Anzi, passato il referendum, chi uccidesse una persona che, come la giovane donna, non potrebbe esprimere un consenso valido finirebbe in carcere per omicidio. Per le persone che versano nelle condizioni di Samantha, qualora si volesse optare per l’eutanasia, c’è proprio la legge 219, quella che la madre della donna vorrebbe cambiare, che permette di interrompere qualsiasi presidio vitale. Quindi grande confusione sugli aspetti giuridici. Ma poco importa, l’essenziale è lanciare il messaggio che in Italia l’eutanasia non è permessa, il resto sono solo sottigliezze da giuristi.

Nel racconto confezionato dal Corsera ovviamente non mancano i soliti cliché. Chi è contro l’eutanasia è una persona fredda e indifferente. Ancora la madre: «Oltre al medico c’è l’uomo e qui, accanto a persone in grado di dire una parola buona, comprensiva, ce ne sono state altre fredde come il ghiaccio, trasudavano indifferenza. Non accettavano la nostra scelta e non hanno fatto nulla per nasconderlo». Non solo i medici pro vita sono da criticare, ma anche i politici pro vita che comunque in questa vicenda non sono intervenuti, un’assenza benedetta dalla madre di Samantha: «Meglio così, avendo visto certe scene da voltastomaco di cui alcuni politici si sono resi protagonisti con Eluana. Ancora ricordo con ribrezzo quello che disse che avrebbe potuto avere figli…».

Infine una domanda, anzi, la domanda: «Lei crede in Dio?». La risposta: «Non più. Al di là, c’è il nulla. Pura fantascienza». A noi invece pare fantascienza volere la morte della propria figlia, anche quando il cuore è in frantumi.







Il Modello cinese è già qui









 Esce il 13mo Rapporto dell’Osservatorio Van Thuân

Stefano Fontana, 9 novembre 2021

È uscito il 13mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân [Cantagalli, Siena 2021, pp. 222, euro 16]. Quest’anno è dedicato al “Modello cinese”, un modello di capital-socialismo del controllo sociale costruito in Cina ma in esportazione in tutto il mondo. Per molti versi il Modello cinese è già qui, anche in Occidente, anche in Italia: il nuovo socialismo finanziario, il Great Reset di Davos, gli attacchi alla proprietà privata, il controllo dei movimenti con scuse sanitarie, il congelamento della democrazia, il superamento delle religioni in un’unica religione.

Anche quest’anno il Rapporto dell’Osservatorio coglie nel segno: Il Modello cinese è di attualità e sembra attirare molti. I Paesi africani lo importano con l’illusione di ridurre così la povertà, i governi occidentali per procedere verso una democrazia della sorveglianza, gli imprenditori occidentali perché hanno bisogno del mercato cinese che sembra funzionare così bene senza democrazia, il Vaticano non accenna al problema dei diritti umani in Cina per non disturbare, i governi socialisti latinoamericani svendono alla Cina posizioni chiave nel campo energetico e della ricerca. Se la Cina ha costruito un grande data-base per il controllo dei fedeli delle varie religioni, in Francia e in Danimarca le omelie sono sottoposte al vaglio governativo e in Italia la liturgia è decisa dal ministero degli interni.

Il Modello cinese vuole essere una convivenza tra capitalismo e socialismo, accentramento e autonomia, ordine e libertà, tra ateismo e tradizioni religiose. L’economia non è statalista ma ugualmente centralista. Il controllo dei movimenti e della stessa vita dei cittadini è totale. L’ordine è considerato il fine che giustifica la sospensione dei diritti umani e delle libertà individuali. Le religioni tradizionali sono tollerate ma solo se accettano la “sinizzazione” atea. La Cina si dice comunista ma fa affari con ogni mezzo sui mercati economici e finanziari. Si dice atea ma firma accordi segreti col Vaticano. Può controllare in pubblico e fingere di tollerare in privato. Può dire di essere rivoluzionaria e conservatrice nello stesso tempo: continuare la rivoluzione culturale e stoppare ogni manifestazione di piazza.

Il Rapporto, che presenta anche un intervento del cardinale Zen, contiene otto saggi sul Modello cinese e otto cronache dai cinque continenti che rendicontano sulla sua esportazione fuori della Cina. Il Rapporto documenta che la Cina è ormai una grande potenza militare (Gianandrea Gaiani), che la sua presenza nei vertici degli Organismi internazionali è massiccia (Luca Pingani), che sta conducendo una vera e propria occupazione del continente africano, che ha trasformato Hong-Kong da isola di libertà a provincia della Cina comunista (Stefano Magni). Documenta anche che il Modello cinese ha dei punti deboli o addirittura, come dice nel suo saggio nel Rapporto Steven Mosher, il giornalista americano che negli anni Ottanta del secolo scorso aveva per primo informato l’Occidente delle aberrazioni della politica del figlio unico, starebbe per crollare. Si spinge anche a prefigurare i prossimi sviluppi geo-strategici con il saggio di Gianfranco Battisti. Ma soprattutto, mostra lo strano appeal che il Modello cinese sta avendo nel mondo e in particolare nei Paesi occidentali. Daniel Martins lo documenta nell’America Latina, Silvio Brachetta nelle democrazie europee, Paolo Gulisano nelle politiche anti-pandemiche, Anna Bono in Africa, Andrea Mariotto in Italia. La Cina vuole essere il mondo, il Modello cinese è la “via della Cina”, come scrivono i Curatori Riccardo Cascioli e Stefano Fontana nella Sintesi introduttiva al Rapporto. Il Modello cinese è un artificio politico di cui la Cina si avvale per esportare se stessa senza dichiararlo. Nessuno, fuori della Cina, vuole che la Cina diventi il mondo, eppure molti vogliono imitare nel proprio Paese il Modello cinese, che è pur sempre la via per cui la Cina diventi il mondo.

Il Modello cinese è comunismo, ateismo, materialismo, ferrea ideologia
… ma gioca di intelligenza e questo spiega come esso possa penetrare nella cultura occidentale ed europea, la cui democrazia è fortemente in crisi di identità e in cui già sono in atto atteggiamenti politici da Modello cinese. La giornalista RAI Giovanna Botteri, che a Trump non ne risparmiava una, non dice nulla sui laogai ora che è corrispondente da Pechino, le manifestazioni oceaniche degli abitanti di Hong-Kong non hanno trovato sponda in Occidente e nemmeno in Vaticano, quando la città di Fiume in Croazia ha bloccato il controllo cinese del porto ha fatto scalpore proprio perché è stata l’unica a farlo, eppure si sa che c’è un piano cinese di occupazione dei porti.

Il precedente Rapporto – il 12mo – dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân era dedicato ad ambientalismo e globalismo ed ha avuto una grande diffusione, questo – il 13mo – è dedicato al Modello cinese e merita attenzione perché si tratta, in fondo, del principale argomento politico globale del mondo di oggi.

Stefano Fontana



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