lunedì 2 gennaio 2017

«Cari confratelli, non abbiate paura a riscoprire la Messa tradizionale!»





La Lettera di Paix Liturgique
Lettera 87 del 2 Gennaio 2017 

 

LO SPLENDIDO APPELLO NATALIZIO DI UN SACERDOTE DIOCESANO


In questo inizio dell’anno 2017, nel corso del quale celebreremo il decimo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum, siamo lieti di divulgare lo splendido appello in favore della celebrazione della forma straordinaria del rito romano lanciato con fervore da un sacerdote diocesano sulle frequenze di Radio Maria. Un appello tanto più toccante perché partito da un luogo altamente simbolico: la città di Trento, che ha «canonizzato» la messa romana.

Martedì 29 novembre 2016, Radio Maria trasmetteva il rosario, i vespri e la messa (forma ordinaria) dalla chiesa della Santissima Annunziata di Trento, sita nei dintorni della Cattedrale dove si aprì, nel 1545, il famoso Concilio. In quell'occasione, don Rinaldo Bombardelli, rettore della chiesa nella quale s i celebra ogni domenica la forma straordinaria del rito romano, ha tenuto una bellissima predica sulla «ricerca di Dio», alla quale è chiamato ognuno di noi.

In particolare, don Rinaldo, sacerdote diocesano che celebra entrambe le forme del rito romano col desiderio di partecipare all’arricchimento spirituale dei suoi fedeli, proprio come auspicava Papa Benedetto XVI quando emanò il Summorum Pontificum, ne ha approfittato per invitare espressamente i suoi confratelli a «riscoprire la Santa Messa tradizionale» che attira tanto i giovani! Proposito stimolante, che siamo felici di offrire alla vostra meditazione e a quella dei nostri pastori.


***

Fratelli e sorelle,

Le letture di oggi ci parlano del desiderio di Dio, del bisogno di cercare Dio e finalmente di poterlo trovare nella persona di Gesù. Isaia parla di nazioni che lo cercano con ansia, Gesù si rivela essere Lui e nessun altro la nostra salvezza. Il profeta descrive nei particolari sia la nostalgia di Dio che alberga nel cuore degli uomini sia la pienezza che solo Dio può offrire loro.

C'è un bellissimo motto che risale ai tempi di San Benedetto che fonda gran parte della spiritualità benedettina e che descrive molto bene l'atteggiamento dell'uomo che desidera aprirsi al mistero di Dio: QUAERERE DEUM. Cercare Dio.

Oggi più che mai il compito della Chiesa di ciascuno di noi battezzati laici e sacerdoti, è quello di cercare Dio e aiutare i nostri fratelli a trovarlo insieme con noi. La cosa bella è che il Signore ci dà tanti aiuti e strumenti perché la nostra ricerca non sia vana o non si perda nelle mille preoccupazioni della vita e nei vicoli ciechi che troppo spesso essa ci offre.

La nostra bella fede cattolica ci offre la possibilità di poter ascoltare la sua parola vivente nel Vangelo, nel magistero millenario della Chiesa, nella sicurezza che ci offre la dottrina, nella grazia dei sacramenti, della preghiera e della liturgia.

E a proposito di liturgia.

In questa chiesa dedicata a Maria Santissima Annunziata a Trento, (senza nascondere una punta d'orgoglio per appartenere a quella chiesa Tridentina che ha avuto il dono di ospitare qui a poche decine di metri da dove vi sto parlando uno dei più grandi concili della storia della Chiesa, il Concilio di Trento, concilio che ha portato una grande riforma nella chiesa interpretata da uno stuolo di Santi e di Sante)... bene a proposito di liturgia abbiamo la grazia di celebrare qui tutte le domeniche la Santa Messa secondo il rito antico.

Una liturgia che contiene in sé nei suoi silenzi, nella sua sacralità, nella centralità che essa lascia al sacrificio di Gesù sulla Croce la risposta a quel Quaerere Deum, cercare Dio, di cui dicevo all'inizio. È una liturgia che attira molto i giovani, anche se questo può sembrare incredibile.

In realtà e qui mi permetto di dare un consiglio ai miei confratelli sacerdoti che ora mi stanno ascoltando: noi abbiamo tentato in tanti modi di attirare le giovani generazioni in chiesa e alla Santa Messa. Ricordo da piccolo le “messe beat”, poi talora le messe rock o le messe caratterizzate da particolari e talora stravaganti modi di attirare i giovani. Lo abbiamo fatto in buona fede, magari con grandi aspettative che spesso ci hanno lasciato delusi.

Cari confratelli sacerdoti, provate a riscoprire la Santa Messa Antica, oltre che essere un nutrimento straordinario per la nostra spiritualità sacerdotale essa attira, e molto, i giovani. Succede in tutto il mondo. Succede anche qui. Perché non dovrebbe succedere anche da voi?

Il mondo ha bisogno di Dio. Le nazioni cercano Dio. La Chiesa può e deve offrire Dio. È il nostro compito, è nostro preciso dovere ed è allo stesso tempo la gioia che riempie la nostra vita. Quella gioia ha un nome preciso: Gesù Cristo Figlio di Maria Santissima.

Ho cominciato la mia riflessione con un motto benedettino, la concludo con un altro motto questa volta attribuito a San Bruno fondatore dei monaci certosini: STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS, "La Croce sta ferma mentre il mondo vi gira atorno". Gesù è la via, la verità e la vita. Gesù è la nostra salvezza. Abbiamo avuto la fortuna, e Gesù ci chiama beati per questo, di aver visto, di aver sentito e così di avere creduto.

E quando le preoccupazioni, l'incertezza per il futuro, le angosce del presente, il peso del nostro passato rischieranno di chiuderci di nuovo il cuore guardiamo la Croce, guardiamo a Gesù. Aggrappiamoci ai sacramenti, in particolare la confessione e la Santa Messa.

La Croce sta ferma mentre il mondo vi gira attorno, e stare accanto alla Croce qualsiasi cosa accada, significa avere la possibilità di essere tra coloro che vedranno le luci dell'alba del mattino di Pasqua, le lacrime asciugarsi, lo spettacolo del trionfo della vita sulla morte.

Sia lodato Gesù Cristo!









domenica 1 gennaio 2017

LA STRANA TEOLOGIA DI WALTER KASPER (DAL «DIZIONARIO ELEMENTARE DEL PENSIERO PERICOLOSO»)



Pubblichiamo la voce Walter Kasper del nuovo Dizionario elementare del pensiero pericoloso (per richiedere il volume vedi QUI)


KASPER, WALTER

Walter Kasper nasce a Heidenheim nel 1933 da famiglia cattolica, entra ancora giovane in seminario dove compie gli studi superiori e viene ordinato sacerdote nel 1957. Studia nelle università di Tubinga e Monaco, consegue la laurea in teologia nel 1961 e la libera docenza nel 1964. Insegna teologia dogmatica a Munster dal 1964 al 1970 e a Tubinga dal 1970 al 1989. In questo periodo diviene membro della Commissione Teologica Internazionale e consulente teologico della Conferenza episcopale tedesca. Nel 1989 viene nominato vescovo di Rottenburg. Nel 1994 diventa copresidente della Commissione internazionale per il dialogo tra luterani e cattolici; il lavoro in campo ecumenico gli vale, nel 1999, la nomina a segretario del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, a seguito della quale Kasper si trasferisce a Roma.
Nel concistoro del 21 febbraio 2001 viene elevato alla dignità cardinalizia e poi nominato presidente del medesimo pontificio Consiglio, nonché Presidente della Commissione per le Relazioni Religiose con gli Ebrei. Il 1º luglio 2010, il papa Benedetto XVI ha accettato la sua rinuncia all’incarico per motivi d’età. 

Tra le sue opere principali ricordiamo: L’Assoluto nella storia. Nella tarda filosofia di Schelling (1964); Per il rinnovamento del metodo dogmatico (1967); Il Dogma sotto la Parola di Dio (1968); Fede e storia (1970); Mistero uomo (1973); Cristologie, oggi (1974, con Arno Schilson); Gesù, il Cristo (1974); Teologia del matrimonio cristiano (1977); Il Dio personale. Risposta al mistero dell’uomo (1978); Presenza dello Spirito. Aspetti della Pneumatologia (1979); Il Dio di Gesù Cristo (1982); Teologia e Chiesa (1987); Sacramento dell’unità. Eucaristia e Chiesa (2004).

Ha detto

● «Come già si osservava, Gesù non si è arrogato esplicitamente né la qualifica di Messia né quella di Figlio di Dio» (Gesù il Cristo, Queriniana, Brescia 2013, p. 225).

● Riguardo al concepimento verginale del Figlio di Dio nel grembo di Maria santissima, Kasper dapprima scrive dei «difficili problemi teologico-biblici che la tematica del concepimento verginale solleva», per cui la verginale maternità di Maria è «ancora aperta sul piano biblico» (ibid., pag. 353, n. 69), poi riconosce che «ogni negazione della dottrina ecclesiale di fede pone fondamentalmente in questione lo stesso principio della tradizione» (ibid.).

● «La conclusione che dobbiamo trarre da tutto quanto si è detto è che molte storie miracolose riferiteci dai Vangeli devono essere considerate leggendarie. […] Questi racconti non storici sono enunciati di fede sul significato salvifico della persona e del messaggio di Gesù» (ibid., p 118). Secondo Kasper, «Si ha l’impressione che il Nuovo Testamento abbia arricchito la figura di Gesù di elementi narrativi extra-cristiani per sottolinearne la grandezza e l’autorità» (ibid., p. 117). Inoltre, i miracoli «In se stessi non sono poi così chiari e non costituiscono necessariamente una prova della divinità di Gesù» (ibid., p. 129). E ancora: «Per tale ragione i miracoli non possono mai costituire una prova chiara della fede» (ibid., p. 130).

● «Nessun teste neo-testamentario asserisce di aver visto Cristo risorgere. […] gli enunciati della tradizione neo-testamentaria della risurrezione di Gesù non sono affatto neutrali: sono confessioni e testimonianze prodotte da gente che crede» (ibid., p. 176): il che sembra far pensare che possa trattarsi di testimoni poco affidabili proprio perché hanno la fede! Anche della scoperta del “sepolcro vuoto”, scrive: «Dobbiamo allora supporre che non si tratti di cenni storici, ma soltanto di artifizi stilistici, escogitati per richiamare l’attenzione e creare suspense» (ibid., p. 172). 

● «Nella stretta terminologia teologica, evangelizzazione è un termine generale ed una realtà molto complessa. Connota presenza e testimonianza, preghiera e liturgia, proclamazione e catechesi, dialogo e azione sociale. Ma la presenza e la testimonianza, la preghiera e la liturgia, il dialogo e l’azione sociale, che fanno tutti parte dell’evangelizzazione, non hanno lo scopo di aumentare il numero del Cattolici. Anzi l’evangelizzazione, compresa nel suo appropriato significato teologico, non implica alcun tentativo di proselitismo» (Riunione del Comitato internazionale per i rapporti tra cattolici ed ebrei, New York 1-4 maggio 2001, sessione “Scambio d’informazioni” sulla dichiarazione Dominus Iesus).

● «La sola cosa che desidero dire è che il documento Dominus Iesus non afferma che tutti debbano diventare Cattolici per essere salvati da Dio. Al contrario, dichiara che la grazia di Dio – che, secondo la nostra fede, è la grazia di Gesù Cristo – è a disposizione di tutti» (ibid.). 

● «[…] la Chiesa crede che l’Ebraismo, cioè la risposta fedele del Popolo ebreo all’alleanza irrevocabile di Dio, è per esso fonte di salvezza, perché Dio è fedele alle sue promesse» (ibid.)

Risposte

● Il Vangelo proclama la divinità del Verbo di Dio che poi si è fatto uomo in Gesù di Nazareth, Signore e Salvatore: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio […] e il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,1).
- Contrariamente a quanto affermato da Kasper, Gesù si è attribuito il titolo di Figlio di Dio: «Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. Gesù Rispose: Io lo sono”» (Mc 14,61-63).
- Gesù si dichiara esplicitamente Figlio di Dio: «Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1).
- Pietro riconosce la messianicità e la figliolanza divina di Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16) e Gesù conferma questo riconoscimento: «Beato te, Simone figlio di Giona…» (Mt 16,17). 

● L’unanime Tradizione della Chiesa, fondata sulla sacra Scrittura, lega indissolubilmente la verginità di Maria santissima con la sua maternità cosicché formano insieme un unico mistero, a sua volta inseparabile dall’evento dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di una vergine (Lc 1,34-35), così come annunciato secoli prima dal profeta Isaia: «Ecco una vergine concepirà e partorirà un Figlio» (7,14).

- Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) insegna che: «Fin dalle prime formulazioni della fede, la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l’aspetto corporeo di tale avvenimento» (n. 496); e aggiunge: «L’approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria» (CCC n. 499).

● I miracoli compiuti da Gesù sono i segni della sua potenza divina con i quali egli dimostra di essere il Figlio di Dio venuto nel mondo secondo la volontà del Padre (cfr. Gv 5,36; 10,52): mettere in discussione la realtà storica dei miracoli evangelici, anche se – come fa Kasper – non di tutti ma di molti, significa minare alle fondamenta la credibilità stessa della divina Rivelazione.

- Il Concilio Vaticano I (1869-1870) afferma: «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione (cfr. Rm 12,1), Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione: cioè fatti divini e in primo luogo i miracoli e le profezie che, manifestando in modo chiarissimo l’onnipotenza e la scienza infinita di Dio, sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti a ogni intelligenza» (Costituzione dogmatica Dei Filius sulla fede cattolica, III).

- Il suddetto concilio afferma: «Se qualcuno dice che i miracoli sono impossibili e che di conseguenza tutte le narrazioni che vi si riferiscono, anche quelle contenute nella Sacra Scrittura, devono essere annoverate tra le favole o i miti; o che i miracoli non possono mai essere conosciuti con certezza né servire per provare efficacemente l’origine divina della religione cristiana: sia anatema» (ibid., anatemi, III, 4).

- Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna: «Gesù accompagna le sue parole con numerosi “miracoli, prodigi e segni” (At 2,22) i quali manifestano che in lui il Regno di Dio è presente. Attestano che Gesù è il messia annunciato» (n. 547), e gli stessi miracoli «testimoniano che egli è il Figlio di Dio» (CCC n. 548).

- Affermare che i racconti evangelici di molti miracoli compiuti da Gesù siano “leggendari” e “non storici” sembra palesemente contraddire quanto insegna il Concilio Vaticano II (1962-1965): «La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr. At 1,1-2)» (Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, 19). Per la Chiesa, i Vangeli trasmettono fedelmente anche i fatti (miracoli) compiuti da Gesù.

● È ovvio che nessun uomo sia stato presente al momento della Risurrezione di Cristo, poiché il passaggio del Signore Gesù dalla morte alla vita nuova glorificata è avvenuto nel sepolcro dove il corpo esanime era sepolto e sigillato (cfr. Gv 20,13; Mt 28,11).

- La prova della realtà storica della risurrezione del Signore Gesù sta nelle innumerevoli manifestazioni del Signore risorto (cfr. 1 Cor 15,4-8). Per i Vangeli e per gli altri Libri del Nuovo Testamento è indubitabile l’esperienza degli apostoli e dei discepoli, per i quali quel Gesù che era indubbiamente morto si è manifestato loro come inequivocabilmente vivo, e vivo di una vita nuova, gloriosa, non più soggetta ai limiti della vita mortale (cfr. Lc 24,3; Gv 20,2).

- Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento» (n. 639); infatti «La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti […] prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta» (CCC n. 642).

● La Chiesa insegna: «Ma è pure notissimo il dogma cattolico, che cioè nessuno può salvarsi fuori della Chiesa cattolica, e che non possono ottenere la salvezza eterna quelli che sono pertinacemente contumaci verso l’autorità e le definizioni della medesima chiesa e quelli che sono separati dall’unità della chiesa stessa e dal romano pontefice, successore di Pietro…» (Pio IX, Enciclica Quanto conficiamur mœrore, 10 agosto 1863). Questa appartenenza può essere consapevole (in coloro che hanno ricevuto la vera fede nel battesimo di acqua e in essa perseverano) o inconsapevole (in coloro che vivono un “battesimo di desiderio”).

- Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «[…] ogni salvezza viene da Cristo Capo per mezzo della Chiesa che è il suo Corpo: […]. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo Corpo che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza […]. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare (Lumen Gentium, 14)» (n. 846). Naturalmente «Questa affermazione non si riferisce a coloro che, senza loro colpa, ignorano Cristo e la Chiesa» (CCC n. 847). Il motivo della necessità di appartenere alla Chiesa è il medesimo per cui è necessario appartenere a Gesù Cristo: il Signore Gesù infatti è l’unico salvatore del mondo e la Chiesa è il prolungamento della presenza e dell’azione di Cristo nel mondo.

● Il Signore Gesù prima di ascendere al Cielo invia i suoi apostoli e, in loro, tutti i discepoli di ogni tempo e luogo: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura: chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,6).

- Coerentemente con la parola del Signore Gesù, la Chiesa insegna che lo scopo dell’evangelizzazione è la conversione di tutti gli uomini all’unica vera fede, quella cattolica: «[…] è tuttavia compito imprescindibile della Chiesa, ed insieme sacro diritto, evangelizzare tutti gli uomini» (CCC, n. 848), e l’evangelizzazione ha come scopo che «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1 Tim 2,4)». Infatti «Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità» (CCC, n. 851).

● San Paolo ritiene tanto urgente la conversione dei suoi compatrioti e correligionari da pronunciare una delle affermazioni più ardite di tutta la sacra Scrittura: «Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne» (Rm 9,3); cioè san Paolo, con linguaggio iperbolico, dice che pur di portare a Cristo i suoi fratelli ebrei sarebbe disposto ad essere lui stesso separato da Cristo! Se questo è lo zelo del più intrepido degli apostoli per la conversione degli ebrei alla fede cristiana, come potrebbe la Chiesa non pensare e agire allo stesso modo?

- La Chiesa intera nella celebrazione del venerdì santo, cioè in uno dei momenti più solenni della sua vita liturgica, prega con queste parole: «Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione…»; ora, è evidente che non si può giungere alla piena redenzione senza riconoscere e professare la fede nel Redentore che ne è la sorgente.

- Il Magistero spiega che «Con la loro stessa esistenza i Dodici – chiamati da provenienze diverse – diventano un appello a tutto Israele perché si converta e si lasci raccogliere nell’alleanza nuova, pieno e perfetto compimento di quella antica» (Benedetto XVI, Udienza Generale, 15 marzo 2006). (Don Claudio Crescimanno)

venerdì 30 dicembre 2016

Basta bambini, largo ai cani (che sono meno impegnativi)






di Giorgio Celsi

Gli animali sono creature che meritano rispetto e protezione. Sanno essere utili e di compagnia, sanno farsi amare. Sono, poi, meno impegnativi, esigenti e problematici dei bambini. Quindi la società sconsideratamente edonistica in cui viviamo ce li propone come validi sostituti.

Un palazzo nel centro di Brescia riportava un cartellone pubblicitario con la scritta: «Mi fido. Lui gioca, tu fai la spesa», per pubblicizzare un dog parking. Sono rimasto sconcertato: ora, in certi supermercati, prima di andare a fare la spesa si può usufruire non più di un’area giochi per i bambini, bensì per i cani: è garantito che «verranno fatti giocare e coccolati da veri dog sitter!».

Quindi ci saranno delle persone impiegate per tenere compagnia ai cani. Mi sorge, allora, un dubbio: l’animale da compagnia è il cane o l’uomo?

Ma c’è una riflessione più profonda da fare, su tutto questo. C’è un messaggio che è passato, o sta passando. Qualcuno ci sta dicendo, sotto sotto, che i bambini devono essere sostituiti dal cane, a costo di mandare al macero gli ultimi barlumi di razionalità che ci sono rimasti.

Fatevi un giro in un parco pubblico. Vi capiterà senz’altro, purtroppo, di vedere adulti che trattano i cani da figli e i figli da cani: l’affetto, la sollecitudine e i sorrisi sono tutti per i fedeli amici a quattro zampe. Ai bambini, prevalentemente, lanciano sguardi torvi con qualche raccomandazione/ingiunzione acida tipo: «Non farti male, non gridare, non ti sporcare».

Provate a fare un giro nel centro affollato di una città con un cane: per quanto, oggettivamente, potrebbe essere piuttosto invadente e fastidioso, riceverà molte più dimostrazioni di simpatia del bambino che avete in carrozzina.

In certi locali “in” è interdetto l’ingresso ai bambini (che disturbano). Sempre meno si vieta, invece, l’ingresso agli animali. Persino nelle chiese (in quelle più “moderne”, ovviamente) è dato vedere qualche fedele che ascolta la Messa col cagnolino.

La denatalità mette in crisi troppe industrie; la disoccupazione incalza; le multinazionali non hanno i proventi da sempre ricavati. Ben vengano quindi le bestie sulle quali si giocano le ultime carte per allungare l’agonia del mondo lavorativo, convertendo la produzione e facendo leva sulla rinnegata maternità/paternità di quell’animale ex razionale che è divenuto l’uomo. E queste carte vengono giocate in maniera pesante, usando tutte le armi che vanno dalla propaganda subliminale alla impostazione politica.

Non si vuole capire, però, che il culto degli animali reca all’economia e all’intera collettività un bene effimero e solo temporaneo, perché i cani e i gatti non sostituiranno mai tutti quei bambini a cui viene impedito di nascere perché uccisi con l’aborto chirurgico e chimico (più di 6.000.000, solo in Italia, dall’entrata in vigore della legge 194: legge iniqua, che ha trasformato un “delitto” in un “diritto” e fatto pagare ai contribuenti questo genocidio di Stato).

Non ci rendiamo conto che ci stiamo avviando verso l’eutanasia sociale, verso un mondo di nonni senza nipotini, con poche carrozzine e molte carrozzelle, dove i bambini vengono sostituiti da cani e gatti. Secondo un rapporto Eurispes le famiglie italiane che posseggono animali domestici superano i 21 milioni. A questo inverno demografico (l’Italia è al penultimo posto al mondo come tasso di natalità) possiamo porre rimedio solo promuovendo la cultura della vita, riscoprendo il valore sociale della maternità e della famiglia naturale, smettendo di uccidere i bambini con l’aborto.

La civiltà di un popolo si misura sulla sua capacità di servire e difendere la vita. Alla politica dobbiamo chiedere la decisione chiara di investire risorse sulla famiglia, perché la Vita vince anche la crisi. Belle a riguardo sono le parole di Papa Francesco: «No ai matrimoni sterili per scelta, no alle coppie che decidono di non avere figli per essere più libere e più comode, magari preferendo tenere in casa un cane o un gatto». 





notizieprovita.it





giovedì 29 dicembre 2016

L'intolleranza dei tolleranti: vietato difendere la vita nascente nelle democrazie occidentali





Libertà di espressione? A Madrid l'attivista pro life Jesus Poveda è stato arrestato durante una manifestazione davanti alla clinica per aborti Dator. Il medico stava portando avanti una resistenza pacifica per impedire gli aborti. Gli agenti lo hanno ammanettato e portato in commissariato. Succede in una democrazia europea. Chissà per quanto tempo ancora tale.

Negli Stati Uniti la quarantaduenne Mary Wagner porta avanti la sua missione per dare voce ai senza voce più poveri, i bambini in grembo, così il 12 dicembre scorso è stata nuovamente arrestata, come da oltre dieci anni a questa parte, per aver cercato di dissuadere alcune donne dall’uccidere il figlio in grembo in una clinica abortiva canadese, infrangendo il divieto di manifestare entro un certo raggio di metri dall’ingresso dagli ospedali del paese.

Di seguito pubblichiamo alcuni articoli sulla questione tratti da www.lanuovabq.it



Multata la scuola che si opponeva al gender


di Tommaso Scandroglio
29-12-2016

Ne avevamo parlato a fine settembre. Il preside Juan Carlos Corvera del collegio “Giovanni Paolo II” ad Alcorcón, nella comunità autonoma di Madrid, scrisse una lettera ai genitori degli studenti lamentandosi che i politici si occupavano poco della famiglia e molto più della teoria del gender. Il rimando era alla legge Cifuentes, dal nome della sua prima firmataria, la quale tutela in più modi le rivendicazioni della comunità LGBT. Inoltre il preside aggiunse nella missiva indirizzata alle famiglie che “tanto lo jihadismo quanto il gender sono macchinazioni ideologiche che pretendono di costruire un altro tipo di uomo, ma che sono destinate alla dissoluzione e al fallimento”.

Tanto gli bastò per meritarsi un esposto in procura. Cristina Cifuentes, governatrice dell’Assemblea di Madrid e madrina della legge di cui sopra, così commentò le parole del preside: “Bisogna vedere fin dove arriva la libertà di espressione di questa persona. Libertà che senza dubbio ha, tuttavia bisogna anche considerare se tra i compiti di un direttore di un collegio rientri anche quello di fare pressioni sugli alunni e sui genitori”.

Ora si apprende che la scuola è stata condannata ad una multa di mille euro. Forse cifra insignificante sul versante economico, ma assai significativa su quello simbolico-culturale. Il preside ha fatto sapere che non intende pagare la multa. "Faremo appello – ha dichiarato Corvera nel programma TV “Il gatto e l’acqua” - crediamo che sia importante a motivo dell’affronto alla libertà di espressione da noi subito”. Poi ha aggiunto: “Non siamo di fronte ad un problema di discriminazione collettiva nei confronti delle persone LGBTI, siamo di fronte ad un problema di negazione del diritto alla libertà di espressione, di pensare diversamente e di criticare una legge con cui non siamo d'accordo. E’ una legge che mette la museruola alle persone che la pensano in modo diverso, che hanno una differente concezione della sessualità umana”.

L’attacco subito dall’istituto Giovanni Paolo II ha provocato la reazione di decine di associazioni le quali si sono riunite in una piattaforma a sostegno della battaglia legale intrapresa dal collegio denominata Piattaforma per le Libertà. La piattaforma in un comunicato stampa ha parlato di "flagrante violazione della libertà di espressione” e ha ricordato che la multa è stata applicata “nonostante il parere contrario delle autorità fiscali ed educative della Comunità di Madrid”.

Ciò che accade a Madrid non è un caso isolato in Spagna. Recentemente il Ministro dell’Istruzione per la comunità di Valencia ha disciplinato una serie di direttive per imporre la teoria del gender nelle scuole. Nel blog GWN giusto ieri davamo notizia che le direttive ministeriali prevedono “l’acquisizione di materiale didattico a favore della teoria del gender, il cambiamento della modulistica amministrativa (se lui si sente “lei” ad esempio anche le pagelle dovranno registrare questa diversa percezione dello studente), la facoltà di accedere alle toilette e spogliatoi maschili o femminili secondo il proprio piacere, l’uso di un linguaggio inclusivo da parte dei docenti, la spiegazione che esiste anche il sesso anale. Se poi la famiglia dello studente non accetta che il figlio voglia diventare un transgender è prevista anche una sorta di unità di cura che si recherà dalla famiglia stessa per farle cambiare idea. Se i genitori rimangono sulle loro posizioni possono essere anche querelati per abuso su minori”.

La morale gender è sempre quella: o ti adegui o ti adegui.



Protestare contro l'aborto: partono gli arresti





di Andrea Zambrano
29-12-2016

Arrestare i manifestanti è una chiara forma di coercizione delle opinioni tipica delle dittature. E in Spagna è avvenuto nella mattinata di ieri, quando la Chiesa ricordava la memoria dei Santi Innocenti. E’ in quell’occasione che, come già accaduto in passato, il dottor Jesus Poveda, uno degli attivisti pro life in terra iberica più noti e battaglieri, si è recato con alcuni militanti anti aborto, davanti al portone di ingresso della clinica Dator di Madrid, il più grande abortificio di Spagna.

Una protesta in forma di testimonianza attiva per segnare con un atto dimostrativo forte l’importanza della battaglia. Poveda si è seduto con un drappello di manifestanti, tra loro anche bambini e ha iniziato la sua protesta. Impensabile sperare che la cosa finisse lì configurandosi di fatto il reato di interruzione di servizio pubblico. Infatti dopo pochi minuti hanno fatto capolino alcuni agenti di Polizia, chiamati dal portavoce della stessa clinica, che hanno raggiunto il medico e dopo averlo fatto cadere a terra lo hanno arrestato e portato in commissariato in manette.

Poveda non è nuovo a iniziative di questo tenore. Le stesse che vedono dall’altra parte dell’oceano protagonista Mary Wagner, anche lei incarcerata per protestare contro l’aborto e convincere le donne a non uccidere i loro figli. La protesta di quest’anno aveva un preambolo di quelli da far tremare i polsi. Come dimostra la storia raccontata anche dalla Nuova BQ di Manuela, una donna alla quale era stata diagnosticata una malformazione del bimbo che portava in pancia proprio alla clinica Dator, che l’aveva così convinta ad abortire.

La donna era stata “intercettata” dall’equipe di Poveda che l’aveva convinta ad effettuare una ecografia presso una struttura diversa. Il risultato era stato sorprendente: il bambino non solo non era malformato, ma erano due gemelli sanissimi. Manuela ha scodellato i due bimbi poco prima di Natale e la sua storia è stata la molla che è servita a Poveda per lanciare le sue accuse alla Dator, colpevole, a suo dire, di presentare ecografie fasulle per indurre le donne ad abortire e fare così cassa.

Poveda ha spiegato al quotidiano Actuall la natura della sua iniziativa: “Durante l’anno diamo assistenza alle donne che vengono ad abortire mentre per un solo giorno all’anno, in occasione dei Santi Innocenti, invece di assistenza, facciamo resistenza affinché non entrino dentro lo stabile”. Ora, la prima osservazione che viene è che in fondo Poveda se la sia cercata. D’altra parte se ti metti a ostacolare un’attività resa lecita da una legge dello Stato, devi accettarne anche le conseguenze.

Vero, ma è altrettanto vero che l’aborto è l’uccisione di un innocente e in coscienza si dovrebbe fare tutto per fermare il male. Anche usare la forza pur se in forma pacifica? Annoso dilemma, ma il male è male. Fermarlo o accettarlo? Agli uomini di buona volontà e coraggio l’ardua sentenza senza dimenticare che quella dell’aborto è una legge dello Stato mentre quella di salvare una vita umana è una legge che viene prima di esso. In fondo anche Antigone, decidendo di dare sepoltura al fratello, sapeva di contravvenire ad una legge dello Stato. Ma l’ha fatto comunque per affermare una legge naturale superiore alle direttive mondane.

La protesta si è sviluppata in forma pacifica anche se “invasiva” da parte dei volontari mentre alcuni dipendenti dell’abortificio sono usciti fuori per minacciare gli attivisti. Poi l’arrivo della Polizia che lo ha portato, ammanettato, al commissariato madrileño di Tetuán.

Succede in una democrazia europea come la Spagna che sforna numeri da capogiro. Nel solo 2015 sono stati 100mila i bambini abortiti, un numero pari agli abitanti della città di Segovia. Una città scomparsa per sempre ogni anno che passa.



Il Natale in carcere di Mary, la Pulzella della vita





di Benedetta Frigerio
28-12-2016

E’ famosissima in Canada e negli Stati Uniti. E’ nota al mondo più progressista così come ai vertici del Vaticano. I primi la considerano una nemica pericolosissima, i secondi hanno dovuto accettare che è una santa. Perché anche quanti incolpano certi cristiani di integrismo di fronte a lei non hanno argomenti che reggano. La quarantaduenne Mary Wagner infatti non si è mai limitata a denunciare le ingiustizie, come è giusto fare, e a pregare, come certo occorre affinché la piaga più sanguinosa del nostro secolo si rimargini. No, lei il male se lo è sempre preso su di sé accettando di rinunciare a tutto pur di riparare lo scempio.

Wagner capì che questa era la sua missione durante la giornata mondiale della gioventù di Denver nel 1993, quando ad appena 19 anni si convertì sentendo san Giovanni Paolo II tuonare contro l’aborto e l’eutanasia, chiedendo ai giovani di “uscire per le strade e nei luoghi pubblici come i primi apostoli”. Avvertendo una grande chiamata la giovane non si sottrasse, anche se all’inizio pensò di doversi sacrificare per riparare all’aborto tramite una vita contemplativa. Ma la preghiera la condusse a comprendere che la sua missione per dare voce ai senza voce più poveri, i bambini in grembo, doveva essere pubblica. Così il 12 dicembre scorso Wagner è stata nuovamente arrestata, come da oltre dieci anni a questa parte, per aver cercato di dissuadere alcune donne dall’uccidere il figlio in grembo in una clinica abortiva canadese, infrangendo il divieto di manifestare entro un certo raggio di metri dall’ingresso dagli ospedali del paese.

Spesso incompresa, anche da coloro che si dicono antiabortisti, e che piuttosto che farsi interrogare dalla sua radicalità preferiscono parlare di dialogo e ponti, Wagner ha sempre redarguito anche i pro life più accaniti: “Dobbiamo fare tutto per Cristo”. Questa l’unica ragione valida per muoversi, scrisse tempo fa in una lettera pasquale dal carcere: “Cristo nascosto nelle dolorose sembianze dei poveri, così poveri che non riusciamo nemmeno a vederli o sentirli”. Incuriosito da questa “pulzella della vita”, il vescovo di Bombay, Oswald Gracias, fra i cardinali chiamati da Francesco per la riforma della curia, andò a trovarla in carcere nell’agosto del 2013. Uscito non ebbe più dubbi: “Mi si è chiarito che Mary ha una missione” e che il suo non “è un futile esercizio per combattere i mulini a vento e anche se avesse salvato una sola vita ne sarebbe valsa la pena”, perché “Dio la chiama a fare questo, a testimoniare il dono e la santità della vita umana”. Allora parlò anche il cappellano del carcere, Paul Hrynczyszyn: “Penso che sia una santa”, disse. Anche perché “aiuta molte donne a tornare alla fede”.

Dopo quest’ultimo arresto, per cui ha passato un altro Natale in prigione, il commento più bello è stato quello di una sua sostenitrice e amica, suor Immolatia, membro di una fraternità di missionarie che si occupa dei senzatetto e dei carcerati: “La mia risposta alle espressioni di disagio legate all’arresto è che l’amore radicale e sovversivo che Mary sta vivendo, il sacrificio personale e gli stenti sono necessari”. Come a dire che le anime hanno sempre un prezzo. Mary, anche questa scorsa volta è entrata nella clinica per pregare le madri di non uccidere i bambini in grembo, offrendo loro un mazzo di rose rosse e bianche, con una medaglia della Madonna miracolosa e un bigliettino con le informazioni per trovare aiuto nell’affronto della gravidanza. Siccome poi è girato il video dell’arresto, in cui Wagner ha il volto molto provato, suor Immolatia ha continuato: “Le persone me lo hanno descritto come afflitto e triste”. E “in effetti il suo volto è espressione del suo cuore agonizzante, ma bisogna che comprendiamo quale sia la fonte del suo dolore: era davanti a tante donne che avevano programmato la morte dei loro figli. Lei era lì testimone di questa scena orribile e il fatto che ha trovato cuori così duri e chiusi al Vangelo della vita è stato come una spada per l’anima di Mary”.

Ma a chi si è limitato allo sdegno di fronte all’arresto di Wagner la suora si è rivolta così: “L’unica risposta adeguata è quello che credo Gesù, come Mary, direbbe: “Non piangete per me, non lamentatevi per il mio arresto e detenzione, piangete piuttosto per questi, i più piccoli dei nostri fratelli e sorelle, i Santi Innocenti, che sono massacrati, fatti a pezzi, le cui grida fragili non vengono sentite, i cui corpi smembrati e insanguinati vengono gettati nella pattumiera o trattati come materiali da ricerca”. Soprattutto, “non considerate il suo sacrificio personale come il fatto di essere rinchiusi in una prigione provinciale. Perché Mary sebbene sia dietro a delle sbarre di ferro è più libera di tutti noi, diventando una prigioniera di amore e una testimone della santità della vita con il suo rifiuto di obbedire alle leggi ingiuste, con l’indirizzare la sua libertà verso Dio, a fianco dei senza voce e degli indifesi non nati e delle loro madri. Mary è libera nel vero senso della parola”.

E in effetti, la sua pace è tale che tante carcerate grazie a lei e con lei si riconciliano con Dio e ricominciano a pregare, soprattutto per bambini uccisi e per le loro madri. Anche solo questo dovrebbe bastare per lasciarsi interrogare. Almeno nel giorno in cui si ricordano i Santi innocenti che, nel nostro secolo, sono le vittime dell'aborto.











lunedì 26 dicembre 2016

"Non vogliamo turbare le altre religioni". E le scuole censurano il Natale







L'ideologia entra nelle scuola italiane. A Floro vietano ai bimbi di cantare "Astro del Ciel". E a Pontevico sparisce Gesù dalle canzoni di Natale. Così il Belpaese si sottomette al multiculturalismo



Sergio Rame - Lun, 26/12/2016

Adesso le scuole censurano il Natale. Non per colpa dei bambini, ovviamente.

Ma perché a dirigerle ci sono presidi o insegnanti troppo impegnati ad abbracciare i figli degli immigrati per difendere le proprie tradizioni. E così succede che gli alunni di una scuola di Flero, in provincia di Brescia, non hanno potuto cantare Astro del ciel per "non offendere altre fedi". Un episodio simile era successo una decina di giorni fa a Pontevico, altro Comune della provincia di Brescia, dove la dirigente scolastica Paola Bellini aveva pensato bene di sostituire le parole della famosa canzone Merry Christmas. Anziché "canta perché è nato Gesù", nelle fotocopie distribuite ai bambini della scuola elementare, per le prove di canto, si leggeva: "canta perché è festa per te".

Il nome di Gesù fa paura, tanto da essere bandito persino dalle canzoni di Natale. Gli episodi aumentano di anno in anno. E, sotto il Natale, ovviamente fanno molto più clamore. L'ultima polemica ha investito il "Saggio di Inverno" di Flero. Come racconta l'Ansa, ai bambini è stata vietata la canzone Astro del ciel. Hanno potuto intonare la melodia, ma senza cantarne le parole. Un'assurdità senza precedenti giustificata con la difesa delle altre religioni. "Anche se lo Stato e la scuola si dichiarano laici nella loro autonomia - ha commentato l'assessore alla cultura del comune Bresciano Elena Franceschin - vorremmo che nelle scuole sul territorio si facessero 'Concerti di Natale' e non 'Saggi d'inverno' dove i ragazzi si sentano liberi di cantare Astro del Ciel senza pensare di poter offendere od escludere gli scolari che appartengono ad altre culture o ad ad altre religioni o si dichiarano atei".

Quello di Flero, purtroppo, non è un episodio isolato. Nei giorni scorsi, a Pontevico, dalle canzoni di Natale era stata cancellato il nome di Gesù. "Nelle nostre classi abbiamo tanti Crocifissi e quadri che raffigurano la Madonna - si era giustificata la dirigente scolastica Paola Bellini - ma, accanto a questi simboli, devono coesistere pacificamente anche degli altri, o delle altre attenzioni nei confronti dei valori dell’intercultura". E poi aveva tuonato: "Gli adulti stanno strumentalizzando uno spettacolo di bambini. Hanno sporcato il lavoro dei miei insegnanti. Stanno diffamando quello che doveva essere un canto di gioia". In nome della multiculturalità e dell'accoglienza, però, vengono abbandonate la nostra storia e le nostre tradizioni. L'anno scorso, a Como, un prete aveva addirittura letto una sura del Corano durante la Santa Messa di Natale. Episodi isolati che raccontano la sottomissioni che l'Italia e gli italiani si stanno auto imponendo.





www.ilgiornale.it

Invece in Siria, nel centro storico di Aleppo, nella Cattedrale maronita di Sant'Elia il popolo cristiano si riunisce per la Divina Liturgia di Natale, nonostante la chiesa distrutta ed il freddo











domenica 25 dicembre 2016

Santo Natale 2016







«Et Verbum caro factum est, et habitávit in nobis: et vídimus glóriam ejus, glóriam quasi Unigéniti a Patre, plenum grátiæ et veritatis» (Joan. I, 1-14).


Santo Natale a tutti.





sabato 24 dicembre 2016

Natale. L’importanza di mantenere la Messa di Mezzanotte… a mezzanotte



Sono sempre più le parrocchie in cui la "Messa di Mezzanotte" è stata spostata alle 21 o le 22. Sì, è più pratico, ma così facendo stiamo perdendo qualcosa di antico e misterioso



Dopo tutti questi anni, lo ricordo ancora molto bene.

Mia madre mi svegliava verso le 10 di sera, mentre ero profondamente immerso nel tipico torpore invernale. Mi dava dei colpetti e mi diceva: “Gregory, alzati. È tempo di andare a Messa”. Con gli occhi ancora semichiusi, strisciavo giù dal letto e in qualche modo riuscivo a vestirmi. Poi mi trascinavo nella macchina, rigorosamente gelida, per andare tutti insieme – nel più totale buio e freddo – alla St. Patrick’s Church. Andavamo presto, perché il coro cantava i canti di Natale. La musica era magica, e tutto era illuminato. C’erano luci ovunque, candele ovunque, ghirlande, nastri ed alberi dappertutto. La chiesa puzzava di piante sempreverdi.

E per un’oretta circa, in bilico tra sonno e veglia, ascoltavo la musica e vedevo le luci. Sentivo attorno a me la calca delle persone nei loro cappotti di lana. I colori del Natale mi abbagliavano, e il freddo diceva alle mie ossa che il Natale era appena arrivato.
Prima di andare via, i miei genitori mi portavano di fronte alla scena della Natività, per salutare Gesù Bambino.

Quella era la Messa di Mezzanotte. Era mistica, magica (e lo è ancora). La mia liturgia preferita. Ancora oggi – quando nel freddo della notte ci prepariamo alla processione, insieme ai giovani che reggono solennemente torce e candele, col coro che canta in modo magistrale una storia che già conosciamo – intorno alle 23:55 della Vigilia il mio cuore si gonfia, e i miei occhi si riempiono.

Questo è il Natale. Lo è sempre stato. E lo sarà sempre.

Ma è un’esperienza che le persone vivono sempre meno. E ci sono molti bambini che non l’hanno mai vissuta.

L’altro giorno leggevo di come le chiese offrano messe aggiuntive nella Vigilia, per andare incontro alle giovani famiglie che non possono stare in piedi fino a tardi. Un’opportunità d’oro per le tante persone che non vogliono scomodarsi ad andare in chiesa di mattina, perché ci sono i regali da scambiarsi, bisogna preparare il pranzo e ci sono i parenti da andare a trovare.

Sono inoltre sempre più le parrocchie in cui la Messa di Mezzanotte è stata spostata verso le 21 o le 22… e dando uno sguardo al Messale Romano ci si rende conto che persino Roma sembra pensare che sia una causa persa. Quella che una volta era davvero la “Messa di Mezzanotte”, adesso è semplicemente una “Messa di notte”.

Sebbene ci siano motivazioni pratiche per anticipare la Messa – e comprendo che vogliate portare i figli alla Vigilia, che spesso è un vero spettacolo – penso che stiamo perdendo qualcosa. Qualcosa di antico, di misterioso, oserei dire di atavico.

Perché dovremmo perdere tempo con la Messa di Mezzanotte? Permettetemi di rispondere.

1. È meravigliosamente scomoda e illogica. Ma il Natale stesso è scomodo e illogico… l’Incarnazione, il Dio che si fa uomo, è un qualcosa di stupefacente. Va oltre la ragione. È miracoloso. È stupendo. Pone il grande mistero dell’amore di Dio per l’umanità in un posto improbabile: in un bambino, in una mangiatoia, nel periodo più morto e buio dell’anno. Vorremmo andare in letargo. Ma è proprio per questo che non dovremmo andarci. Il minimo che possiamo fare è dare a questo evento stellare – letteralmente, perché illuminato da una stella – l’attenzione che merita, che sia conveniente o meno.

2. Dobbiamo svegliarci. Lo dico di nuovo, il messaggio dell’Avvento è sempre stato quello di “prepararsi”, di “svegliarsi dal torpore”. La venuta di Cristo richiede che noi ci svegliamo per accoglierlo. Letteralmente. Ci chiama ad andare da Lui, come fecero i pastori che – vegliando sul loro gregge – accorsero per vederlo. Ci chiede di lasciare ciò che è comodo ed andare, ancora sonnolenti, a portare la grande e gioiosa notizia.

3. Niente proclama “Emmanuel”, Dio con noi, come le scintillanti luci della chiesa nel buio pesto della notte. Quando ci riuniamo in chiesa per annunciare al mondo la nostra gioia e per sentire gli angeli cantare, annunciamo anche la nostra fede in qualcosa di trascendente. Affermiamo la speranza. Esultiamo nella salvezza. Accogliamo questa meravigliosa contraddizione e condividiamola l’un con l’altro. I nostri antenati si riunivano insieme attorno ad un fuoco e si sentivano accolti, protetti, amati. Noi ci riuniamo attorno alla tavola del Signore e ci scaldiamo nel suo eterno dono, l’Eucaristia. Ne abbiamo bisogno.

Sì, lo so: non è così semplice. La vita è complicata, le tabelle di marcia possono essere davvero folli e il solo fatto di riuscire ad andare a Messa è un piccolo grande miracolo.

Ma c’è qualcosa di ispiratore, consolatore e semplicemente meraviglioso nell’adorare Dio nel bel mezzo della notte. Letteralmente, a mezzanotte. Dopotutto siamo pellegrini in cammino, e gran parte di questo cammino è percorso al buio. Nella paura, nella solitudine, nell’incertezza. Ma in questa notte sbarazziamoci di tutto questo. Ci inginocchiamo e preghiamo insieme, nonostante il buio, al cospetto della più grande luce che si possa immaginare, Emmanuel, cantando lodi al Re appena nato.

Penso che valga la pena svegliarsi per fare una cosa del genere.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]