domenica 6 novembre 2016

Legem credendi lex statuat supplicandi... anche a proposito di terremoti?


 


Non voglio entrare nella polemica scatenata in questi giorni da infauste affermazioni, tra l'altro mal interpretate: lanciate dai microfoni di una radio cattolica, distorte e rilanciate ad arte da media laicisti e infine commentate da alti prelati della Segreteria di Stato vaticana - non di prima mano, ma sotto pressione di richieste di agenzie di notizie in cerca di conflitto -. Comunque qualche parola si può dire, anche per invitare alla "prudenza teologica" entrambi i partiti.
 
Capisco che il problema all'ordine del giorno sorga dall'accusa di legare uno specifico terremoto ad uno specifico peccato. Individuare con certezza un tale legame sarebbe evidentemente temerario se non ridicolo. Non si fa. Tra l'altro additare peccati commessi da alcuni e castighi subiti da altri sarebbe un torto al senso di giustizia.
 
D'altra parte però, il collegare in maniera generale gli eventi delle catastrofi naturali al peccato dell'uomo, questo è tutt'altro che pre-cristiano o indice di mancanza di fiducia nella misericordia di Dio. Dire che Dio non c'entra nulla con ciò che succede nel mondo equivale a rendere irragionevole il rivolgersi a lui nel bene come nel male.
 
Potremmo citare a proposito tutti i Papi recenti da Giovanni XXIII a Francesco e non pochi santi (ricordate le parole di Sant'Annibale Maria di Francia in previsione del terremoto di Messina?).
 
Limitiamoci invece ad esporre senza tanti commenti le preghiere del Messale (inserite da Clemente XI dopo il terremoto del centro Italia del 1703) e che i cattolici hanno usato per secoli, senza che nessuno dal Vaticano o altrove obiettasse alcunché a proposito della loro correttezza o ortodossia. Preghiere presenti perfino nel Messale approvato nel 1962 dal Papa buono in persona. Dovrebbero far riflettere e almeno fermare il montare di polemiche suscitate ad arte da chi vuol mettere l'un contro l'altro i fedeli di Cristo....
 
Ecco dunque come suonano le preghiere "In tempore terraemotus" cioè in tempo di terremoti. La traduzione è quella approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1965:


Oratio
Omnipotens sempiterne Deus, qui respicis terram et facis eam tremere: parce metuentibus, propitiare supplicibus; ut cuius iram terrae fundamenta concutientem expavimus clementiam contritiones eius sanantem iugiter sentiamus . Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum. Amen.

Secreta
Deus qui fundasti terram super stabilitatem suam, suspice oblationes et preces populi tui: ac trementis terrae periculis penitus amotis divinae tuae iracundiae terrores in humanae salutis remedia converte; ut, qui de terra sunt et in terram revertentur, gaudeant se fieri sancta conversatione caelestes. Per Dominum nostrum Iesum Christum, filium tuum.  Amen.

Postcommunio
Tuere nos, Domine quaesumus, tua sancta sumentes: et terram, quam vidimus nostris iniquitatibus trementem, superno munere firma; ut mortalium corda cognoscant et te indignante talia flagella prodire et te miserante cessare. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum. Amen.


O Dio onnipotente ed eterno tu guardi la terra ed essa trema; perdona chi ti teme, risparmia chi supplica, e, dopo aver temuto il tuo sdegno che scuoteva i cardini della terra, possiamo a lungo   esperimentare la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


O Dio che hai fondato e reso stabile la terra, accogli le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimosso completamente il pericolo del terremoto, muta la paura del tuo giusto sdegno in rimedio per la salvezza degli uomini; ed essi che vengono dalla terra e alla terra ritorneranno, si allietino al pensiero che con una vita santa diventeranno cittadini del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Amen.


Proteggi, o Signore, chi si ciba dei santi misteri; e la grazia celeste renda stabile la terra che, a cagione dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare; e sappiano gli uomini che dal tuo sdegno nascono questi flagelli e per la tua misericordia hanno fine. Per il nostro signore Gesù Cristo. Amen.




http://www.cantualeantonianum.com



CAVALCOLI, I TERREMOTI, MONS.GALANTINO E LA BIBBIA. UN TESTO PAGANO?

 



Marco Tosatti

Quanta pena fa vedere frati preti e vescovi accorrere pronti e compunti al linciaggio mediatico di un anziano sacerdote e teologo la cui colpa, probabilmente è stata quella di collegare, forse in maniera troppo diretta peccato originale e terremoto. Che i disastri naturali – parliamo di teologia, ovviamente – siano come le malattie, il dolore e la morte stessa il frutto della cacciata dall’Eden non dovrebbe stupire nessuno. Il grande mistero del dolore, e soprattutto della sofferenza dell’innocente, con cui è così difficile venire a patti, ha la sua spiegazione lì: nella caduta.

Che cosa ha detto il padre Cavalcoli? “Questi disastri sono conseguenza del peccato originale, si possono considerare come un castigo divino- dice. “Si ha l’impressione che le offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale…viene da pensare che siamo proprio…chiamiamolo castigo divino, ma inteso come un richiamo per ritrovare i principi della legge naturale”.

Penso che se padre Cavalcoli si fosse fermato a “legge divina” oggi non saremmo qui a discutere del caso. Ma – ahimè per lui – ha toccato il tema più sensibile e importante per i mass media e il partito al potere: le unioni civili, e quindi anche quelle omosessuali. Non c’è bisogno di dire altro.
Da un collegamento diretto – e certamente discutibile – fra un fatto di fede e un disastro naturale si è passati direttamente al linciaggio. A cui purtroppo si sono unite persone di Chiesa.

“Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”, ha detto il Sostituto alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo Angelo Becciu, “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo“. E ha aggiunto: “i terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa“.

Ma a questo si aggiunge che il padre Cavalcoli è in odore di essere un po’ tradizioale (peccato gravissimo nella Chiesa di oggi) e parlava su Radio Maria, anch’essa pochissimo modernista, progressista e misericordista. E quindi giù botte. In particolare da frati, preti e vescovi che invece di cercare di far capire cristiani e non cristiani il senso del collegamento “scandaloso” fra peccato e dolore hanno colto l’occasione per picchiare in testa a un fratello non della loro scuola.
Non poteva mancare il Segretario generale della CEI, Nunzio Galantino. L’uomo che ha salvato, contro la Bibbia, Sodoma e Gomorra.

“Quello di Cavalcoli è un giudizio di un paganesimo senza limiti”, ha sentenziato.
Che dire? Da quando Lutero ci ha messo in mano la Bibbia un’occhiata gliel’abbiamo data. Potranno discettare gli esperti se nel Vangelo ci siano collegamenti diretti fra sciagure e peccati dell’uomo. Ma che nella Bibbia un “Dio geloso” punisca attivamente e direttamente gli uomini, e in particolare quelli responsabili della rottura dell’alleanza, accade, e anche spesso.

Forse per mons. Galantino la Bibbia è un testo pagano. Se, come non è improbabile, lo troveremo dall’anno prossimo a capo della Conferenza Episcopale Italiana ne vedremo e sentiremo delle belle.
Un aggiornamento. Ci segnalano questo comunicato della Provincia domenicana:
CON DIO VICINI ALLE VITTIME DEL TERREMOTO
In merito alle dichiarazioni rilasciate da fr. Giovanni Cavalcoli in un programma dell’emittente Radio Maria, relativamente al terremoto nelle regioni dell’Italia centrale, ritenuto una punizione divina per i peccati dell’umanità, noi frati della Provincia San Domenico in Italia dell’Ordine dei Predicatori convintamente e con forza manifestiamo la nostra totale disapprovazione. Nonostante la distanza che ci separa da queste dichiarazioni sconclusionate, ci sentiamo in dovere di chiedere scusa a tutti coloro che si sono sentiti feriti e offesi. Intendiamo assicurare una volta di più la nostra vicinanza umana, il nostro aiuto materiale e la nostra fervente preghiera a tutte le vittime di questa immane tragedia.
L’originale è QUI

Insomma, tutti per uno uno per tutti….





http://www.marcotosatti.com/





 

DOMENICA 13 NOVEMBRE: Badia di Vaiano S. Messa in rito romano antico

 
Chiesa di San Salvatore nell'antica Abbazia di Vaiano (Prato)
 
 
 
Affresco cinquecentesco nella chiesa della Badia di Vaiano
che raffigura il Miracolo del Crocifisso di Beirut (si trova nel chiostro rinascimentale)



La Messa in rito romano antico in Latino, per il nono anno consecutivo, sarà celebrata a Vaiano domenica 9 novembre alle ore 11:30 nella chiesa dell'antica abbazia di San Salvatore in occasione della festa titolare di Cristo Salvatore.

La novità di quest'anno è che la S. Messa sarà celebrata per la prima volta direttamente dal giovane parrocco di Vaiano don Marco Locati, mentre il can. don Enrico Bini, parroco della chiesa pratese dello Spirito Santo, che è stato negli anni passati l'assiduo celebrante, assisterà durante la Messa e farà l'omelia.
Sono quattro le Chiese della diocesi di Prato in cui si celebra regolamente la S. Messa in rito antico in latino, in seguito al Motu Proprio "Summorum Pontificum" del 2007: la chiesa dello Spirito Santo a Prato (piazza del Collegio), ogni domenica e festa di precetto ore 17:00: la chiesa di Santa Cristina a Pimonte, ogni domenica ore 10:00: la chiesa di San Martino a Paperino la prima domenica del mese ore 16:00 e ogni giovedì ore 7:30; la chiesa del Sacro Cuore a Prato (Via Benincasa), tutti i primi venerdì del mese ore 21:00.

sabato 5 novembre 2016

DUE PAROLE SU LUTERO


 

 

Pubblichiamo in esclusiva l'interessante riflessione di don Enrico Bini  -presbitero della diocesi di Prato- sul pensiero di Martin Lutero


Canonico Enrico Bini

Da modesto discepolo di mons. Brunero Gherardini, uno dei maggiori esperti italiani sul pensiero di Martin Lutero, sono rimasto molto perplesso dai giudizi comparsi sulla stampa circa la personalità dell'agostiniano tedesco. 

La storiografia cattolica nel corso del Novecento ha maturato una valutazione più serena e meno oltraggiosa dell'opera luterana. Una maggiore conoscenza delle fonti storiche ha permesso di conoscere le luci e le ombre di Lutero, anzi certi storici cattolici come E. Lortz e R. Garcia Villoslada hanno scritto degli splendidi studi sugli esiti della riforma protestante, nel XVI secolo. Le finalità della teologia luterana inserite in un pensiero teologico non sistematico, ma ricco di spunti non è per niente facile da riassumere e non accetta facili semplificazioni.

Per esempio, quando si parla della finalità riformatrice di Lutero si dimentica che non si tratta di una conversione dei costumi morali personali o ecclesiali. Per il monaco agostiniano occorreva una riforma della dottrina, che egli ritenne di aver individuato nella famosa esperienza della torre di Wittemberg, con la giustificazione mediante la sola fede, che contiene l'unica ed esatta interpretazione dell'evangelo di Gesù Cristo. L'intuizione luterana fu di natura squisitamente spirituale, e credo si possa affermare venne intesa dal monaco come una necessità per la chiesa. La decisione per la riforma, secondo una nota espressione di Karl Barth, fu vissuta nel quadro di una missione profetico- escatologica della quale Lutero si sentì come investito, tanto che i suoi ammiratori contemporanei lo videro come un Elia redivivo.

Nessuno, in questi giorni, ha ricordato che mentre Lutero diffondeva le sue 95 tesi, da pochi mesi si era concluso il concilio Lateranense V, che intendeva riformare la curia romana, i religiosi e con un documento sulla predicazione della sacra scrittura nella chiesa. Ma questo non poteva bastare alla strada nuova tracciata e intuita da Lutero. Lo stesso concilio di Trento non ebbe alcuna remora ad usare il termine riforma, che è una delle espressioni più ricorrenti nei suoi documenti, ma sempre nel senso di una modifica delle strutture della chiesa, ma non del deposito dottrinale.

La seconda affermazione circa l'aver messo in mano del popolo la sacra scrittura esige una chiarificazione. La splendida traduzione luterana in lingua tedesca della bibbia venne intesa come possibilità per il libero esame del fedele, oltre all'interpretazione ecclesiale. Questo ha comportato la precoce dissoluzione del movimento protestante in molteplici comunità, in competizione anche armata tra di loro, soprattutto nei secoli XVII e XVIII.

La chiesa cattolica non temeva la scrittura al popolo, ma la sua privata interpretazione, ossia fuori dal perimetro indicato in maniera chiara dalla Dei Verbum, della tradizione e del magistero. Se la chiesa ha messo in guardia i fedeli, non l'ha fatto per timore della scrittura, ma al contrario perché ne riconosceva la testimonianza sigillata dalle dottrine dell'ispirazione e della inerranza. Se noi esaminiamo l'esatto intendimento del concilio di Trento, circa il valore della scrittura per la chiesa, si vede indicato in tre verbi: accogliere, venerare e conservare la Parola di Dio, invitando a evitare il disprezzo e l'irriverenza verso il sacro testo (sess. IV del 1546). Le parole del tridentino risuonano profetiche, pensando alle infinite interpretazioni a cui si è sottoposto l'annuncio biblico, nel pensiero protestante.

Questi due esempi ci devono far capire che Martin Lutero, non si presta a facili celebrazioni, che non passino per una conoscenza oggettiva del suo pensiero e dei condizionamenti storico-politici che lo determinarono, ma senza confusioni e troppo facili concordismi, che forse non sarebbero graditi neppure allo stesso riformatore di Wittemberg. Insomma, la personalità del monaco agostiniano sarà sempre un segno di contraddizione per molti in Israele, e qui risiede la ragione anche del suo fascino.

 

 





venerdì 4 novembre 2016

DIES IRAE, tra i tesori liturgici e musicali che sono stati sottratti ai fedeli. Troppo Medioevo...

 
 




Il Dies irae è una sequenza in lingua latina, molto famosa, attribuita dubitativamente a Tommaso da Celano. Sono in molti a ritenerla una composizione poetica medievale tra le più riuscite. C'è un salto di stile rispetto al latino classico: il ritmo è accentuativo e non quantitativo, e i versi sono rimati con rima baciata (AAA, BBB, CCC) a eccezione delle ultime due strofe. Il metro è trocaico. Descrive il giorno del giudizio, l'ultima tromba che raccoglie le anime davanti al trono di Dio, dove i buoni saranno salvati e i cattivi condannati al fuoco eterno. Il Dies irae è una delle parti più note del requiem e quindi del rito per la messa esequiale previsto dalla liturgia per la messa di rito tridentino.

Compare anche nella Liturgia delle Ore (come inno alternativo per l'ultima settimana del tempo ordinario) in una versione riveduta.



Giorno dell'ira, quel giorno che
dissolverà il mondo terreno in cenere
come annunciato da Davide e dalla Sibilla.

Quanto terrore verrà
quando il giudice giungerà
a giudicare severamente ogni cosa.

La tromba diffondendo un suono mirabile
tra i sepolcri del mondo
spingerà tutti davanti al trono.

La Morte e la Natura si stupiranno
quando risorgerà ogni creatura
per rispondere al giudice.

Sarà presentato il libro scritto
nel quale è contenuto tutto,
dal quale si giudicherà il mondo.

E dunque quando il giudice si siederà,
ogni cosa nascosta sarà svelata,
niente rimarrà invendicato.

In quel momento che potrò dire io, misero,
chi chiamerò a difendermi,
quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro?

Re di tremendo potere,
tu che salvi per grazia chi è da salvare,
salva me, fonte di pietà.

Ricorda, o pio Gesù,
che io sono la causa del tuo viaggio;
non lasciare che quel giorno io sia perduto.

Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai redento con il supplizio della Croce:
che tanto sforzo non sia vano!

Giusto giudice di retribuzione,
concedi il dono del perdono
prima del giorno della resa dei conti.

Comincio a gemere come un colpevole,
per la colpa è rosso il mio volto;
risparmia chi ti supplica, o Dio.

Tu che perdonasti Maria di Magdala,
tu che esaudisti il buon ladrone,
anche a me hai dato speranza.

Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa'
che io non sia arso dal fuoco eterno.

Assicurami un posto fra le pecorelle,
e tienimi lontano dai caproni,
ponendomi alla tua destra.

Una volta smascherati i malvagi,
condannati alle fiamme feroci,
chiamami tra i benedetti.

Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto a cenere,
prenditi cura del mio destino.

Giorno di lacrime, quello,
quando risorgerà dalla cenere

Il peccatore per essere giudicato.
perdonalo, o Dio:

Pio Signore Gesù,
dona a loro la pace. Amen.
 
 
 
 

 
tramite IL TIMONE 4 novembre 2016
 
 
 

giovedì 3 novembre 2016

Un aforisma di Benson

 
 


Il crollo simbolico della cattedrale di Norcia

Foto Roberto Settonce - LaPressecronaca30 10 2016  NorciaNuovo sisma in centro Italia: il crollo della cattedrale di Norcia Nella Foto le macerie della cattedralePhoto  Roberto Settonce - LaPressenews30 10 2016 Norcia - Italy earthquake Norcia Church of Norcia

 


Il terremoto ha squassato la Chiesa di Roma tanto 500 anni fa quanto oggi.
 
 
di Cristina Siccardi (02-11-2016)
 
Di tutte le chiese di Norcia, e la cittadina ne conta a decine, nessuna è rimasta illesa con l’ultimo terribile terremoto di domenica 30 ottobre, vigilia della celebrazione della Preghiera Ecumenica Comune, nella Cattedrale Luterana di Lund, con Papa Francesco e il Vescovo Munib Yunan, Presidente della LWF (Lutheran World Federation), che hanno firmato una Dichiarazione comune in cui si esprime “gratitudine” per «i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma», e «deplorazione» per la rottura dell’unità della Chiesa.
 
L’unità, come hanno sempre riportato i libri di storia e la storia della Chiesa, è stata spezzata da Lutero e la Chiesa ha dovuto addirittura aprire un Concilio per rispondere alle sue violente eresie. Il terremoto ha squassato la Chiesa di Roma tanto 500 anni fa quanto oggi. Ciò che Papa Francesco afferma è ponderato e meditato o tutto viene elargito secondo parametri sentimentalisti e pacifisti? Come si può essere «profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma»? A quali inganni sono sottoposti i fedeli? La manipolazione della credulità delle persone è evidente non solo da parte delle autorità laiche, ma ora anche da parte di quelle vaticane. La Chiesa ha subito un tragico terremoto mentre le case di Nostro Signore crollavano a Norcia, cuore del monachesimo occidentale, o venivano ferite e fiaccate in tutto l’ex Stato Pontificio.
 
Nursia, sorta probabilmente nel V-IV secolo a.C., divenne capoluogo settentrionale dei Sabini; nel 209 a.C. venne conquistata dai Romani che la cinsero con le mura. La viabilità antica fece della città un crocevia fondamentale degli itinerari tra la Flaminia e il medio Adriatico, evidenziando la funzione di cerniera che ne valorizzava il ruolo territoriale durato fino al XVI secolo. Sede di diocesi nel V secolo, venne devastata dai Goti, invasa dai Longobardi e dai Saraceni. Libero e fiorente Comune, prese definitiva configurazione fra l’XI e il XIV secolo e una nuova cinta muraria, edificata nel XIII secolo, in buona parte sopra quella romana, ne fissò la forma urbana.
 
Le vicende successive sono scandite dagli eventi sismici. Nel 1328 un terremoto rade al suolo Norcia medioevale, lasciando in piedi solo le possenti mura. La città viene nuovamente devastata nel 1567, nel 1703 e nel 1730. Proprio di quest’ultima epoca risale il regolamento pontificio antisismico, che proibiva di costruire case superiori a due piani: le nuove forme edilizie, che nelle residenze gentilizie sopperiranno alla contenutezza architettonica con la ricerca dell’ornato, diverranno carattere peculiare del tessuto abitativo, connotando il rinnovamento sette-ottocentesco di Norcia.
 
Già nell’alto Medioevo fulcro dell’impianto urbano, l’ampia piazza centrale era uno spazio sapientemente articolato in funzione degli edifici monumentali che la delimitavano, in una stratificazione di funzioni, stili ed epoche dal gotico trecentesco al rinnovamento ottocentesco. Della basilica di San Benedetto resta in piedi adesso solo la facciata tardogotica. La chiesa, eretta in età alto-medioevale, secondo la tradizione sulla casa dei genitori di San Benedetto e di Santa Scolastica, fu ricostruita nel 1389 e più volte ristrutturata.
 
La basilica, a croce latina, a una navata con abside semicircolare (poligonale all’esterno), fu completamente ristrutturata nel XVIII secolo e ancora dopo successivi terremoti. A sinistra dell’ingresso, sotto la cantoria, era collocato un affresco del Cinquecento, Madonna col Bambino, Santa Barbara e San Michele arcangelo; fra il primo e il secondo altare di destra Madonna col Bambino e i Santi Benedetto e Scolastica (XVI secolo). Nel braccio destro della crociera, all’altare, Madonna e santi nursini di Vincenzo Manenti. Nell’abside era collocato un grande coro ligneo cinquecentesco e due scalette laterali portavano alla cripta a tre navate: nella cappellina, in fondo alla navata sinistra, con frammenti di affreschi della fine del XIV secolo, la tradizione indica il luogo dove nacquero san Benedetto, patrono d’Europa, e santa Scolastica, patrona delle monache benedettine.
 
Cinquemila edifici di rilevanza artistica sono stati colpiti dalle scosse sismiche dal 24 agosto ad oggi, che hanno martellato Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo. Un’onda drammatica si è abbattuta anche su Roma, mettendo in pericolo San Paolo fuori le Mura (lesionato uno degli archi) e la cupola borrominiana di Sant’Ivo alla Sapienza, ma anche la chiesa di Sant’Eustachio, a poca distanza dal Pantheon, e quella di San Francesco nel rione Monti. Ai Castelli romani, invece, è stata chiusa San Barnaba, nel centro storico.
 
Simbolo di questo patrimonio distrutto della fede cattolica, grazie alla quale gli artisti hanno potuto produrre capolavori fra i più straordinari del pianeta, commissionati dalla Chiesa e realizzati per il culto, per dare maggior Gloria a Dio, per elevare le anime, è proprio la basilica di San Benedetto, al quale tutto il mondo Occidentale è debitore: grazie al santo monaco, con i suoi conventi e le sue abazie, è stata salvata la cultura classica durante le invasioni barbariche. L’elenco delle chiese minate dall’ultimo sisma è impressionante.
 
A Norcia la cattedrale di Santa Maria è crollata per tre quarti, la chiesa della Madonna Addolorata, santuario molto caro ai norcini, è completamente distrutto, così come la chiesa di Santa Rita. A pochi metri dalla basilica, la chiesa di Santa Maria Argentea è crollata per due terzi, travolgendo, fra tutto il resto, anche un organo settecentesco. La navata di San Francesco, chiesa del 1300, ha ceduto. Distrutta pure la pieve di San Salvatore a Campi di Norcia, gioiello medievale; lesioni profonde in Sant’Agostino.
 
La volta della chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice è crollata. A Rieti la Curia ha disposto la chiusura della Cattedrale di Santa Maria. A Castel Raimondo è inagibile la chiesa di San Biagio, chiuse anche la Sacra Famiglia e quella del cimitero. È crollata a Montegallo la Pieve di Santa Maria in Pantano. A Fermo sono inagibili le chiese della Misericordia, di San Zenone, dei Cappuccini, di San Francesco.
 
A Jesi è parzialmente crollata la volta di San Giuseppe, mentre a Fabriano si sono verificate lesioni in San Niccolò e nella chiesa del Sacro Cuore; mentre a Penna San Giovanni il campanile si è abbattuto sulla chiesa di San Giovanni, nella piazza principale. Seri danni hanno subito la concattedrale di San Catervo e la basilica di San Nicola a Tolentino. Ad Ascoli il campanile di Sant’Angelo Magno è gravemente lesionato; inagibile, invece, la chiesa di Porta Cartara. Il Duomo di Orvieto è stato chiuso perché oggetto di osservazioni a seguito di frammenti di intonaco distaccatisi dalle pareti. Ferite le chiese di Amelia, San Francesco, e di Guardea, Santissimi apostoli Pietro e Paolo e Sant’Egidio. Il campanile di Civita di Bagnoregio, borgo che da vent’anni viene restaurato con una mobilitazione internazionale, è crepato.
 
Il Papa, i cardinali, i vescovi, il clero rifletteranno su questi accadimenti o penseranno, come i razionalisti e positivisti, che le azioni umane non generano alcuna reazione divina? Che cosa ancora dobbiamo vedere crollare, dopo la fede, dopo la pratica religiosa, dopo la morale, dopo la famiglia, dopo le chiese? Nei documenti approvati dal Concilio di Trento (1545-1563) è presente la seguente scomunica alle tesi luterane della giustificazione per fede: «Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato per sola fede, nel senso che non si richiede nient’altro per cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione, e che non è assolutamente necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà: sia anatema» (DS, 1559, n. 9).
 
Lutero ha operato una rottura insanabile tra natura e Grazia, indulgendo anche a tesi di tipo gnostico-manicheo, per le quali la natura è da considerarsi irredimibile. In conclusione, ammesso che l’eresiarca sia partito in cerca di una fede più genuina, è giunto a negare il Santo Sacrificio dell’altare, i Sacramenti, i dogmi, la dottrina della Chiesa di Roma. La nostra ed unica Chiesa. Con Lutero non abbiamo nulla da spartire, così come con Ario, Mani, Marcione, Fra’ Dolcino.