giovedì 3 settembre 2015

Mons. Crepaldi: Dalla scuola potrà mai essere assente il Maestro?

 
 

 


S. E. Mons. Giampaolo Crepaldi
Presidente dell’Osservatorio  (03-09-2015)
 
Quando si parla di scuola e di educazione non bisognerebbe mai generalizzare. L’evento educativo è un rapporto di libertà che si configura in modo molto diverso nelle singole scuole, nelle singole classi, con i singoli insegnanti. I discorsi “in generale” rischiano quindi di non rendere ragione della realtà. Dire che la scuola non educa più, oppure che un certo tipo di scuola è finito rischia di suscitare il giusto rammarico di tanti docenti che nella loro azione educativa ci mettono l’anima, oppure di seminare sfiducia in tante famiglie che vivono un buon rapporto con la scuola dei loro figli.
Eppure, un qualche discorso generale sulla scuola bisogna pur farlo. Ci sono delle tendenze in atto molto evidenti che riguardato più o meno tutte le scuole, i governi sfornano leggi sulla scuola (da ultimo la legge cosiddetta della “Buona scuola” del governo italiano, licenziata dal Parlamento in via definitiva nel luglio di quest’anno), nella scuola continuano ad agire ideologie che seminano spesso visioni distorte. Di scuola in generale si può e si deve quindi parlare, pur tenendo conto che dentro questo quadro di ampio respiro ci sono tante situazioni diverse che non sono nemmeno inventariabili.
Questo numero del “Bollettino” intende impostare questo discorso generale e lo vuol fare a partire da due dati di fondo.

Il primo è che oggi siamo in presenza di una “emergenza educativa”, come ebbe a dire Benedetto XVI[1] e come sta ripetendo Papa Francesco. Questa emergenza non deriva da carenza di risorse o di strutture, da difetti legislativi o amministrativi. Certo, anche da questo, ma non solo e non principalmente da questo. Essa deriva da una carenza di visione delle cose, non sappiamo più chi sia quell’uomo che vogliamo educare. Una educazione cieca non può essere educazione, dato che l’educazione pretende una serie di interventi organici e non occasionali o casuali. Nelle scuole, soprattutto nelle scuole statali ma non solo, è assente un progetto antropologico, senza il quale ogni progetto educativo si riduce a progetto didattico ed ogni progetto didattico si riduce a semplice istruzione. Davanti ai problemi antropologici, etici, religiosi, che fatalmente emergono dall’insegnamento, la scuola di oggi si limita ad aprire una discussione. Davanti all’immenso campo dell’etica e della religione, la scuola pubblica si professa agnostica e, al massimo, fa propria la regola di Wittgenstein: “di ciò che si può dire bisogna parlare, di ciò che non si può dire bisogna tacere”. L’emergenza educativa deriva quindi dall’aver abbandonato l’idea che la scuola è luogo di ricerca e di trasmissione della verità[2].

Capita così che Dio sia escluso dalla scuola. La si chiama, di solito, “laicità epistemologica”. Ma escludendo Dio dalla scuola si esclude Dio dal sapere e il sapere perde la propria organicità e universalità. Da “quadro del sapere” si trasforma in una serie di rigagnoli senza contatti reciproci, di specializzazioni e percorsi senza un disegno comune. L’interdisciplinarietà viene intesa, di conseguenza, solo come accostamento metodologico tra le discipline per percorsi comuni estemporanei, o come la constatazione dell’esistenza di più punti di vista su uno stesso oggetto. Ma niente di costruttivo.  

L’emergenza educativa non si è però fermata al suo proprio livello. Come ha messo in evidenza un Comunicato del nostro Osservatorio, essa è avanzata e si è trasformata in “allarme educativo”[3]. Ciò è capitato da quando la scuola non si è limitata a gettare fuori da se stessa il senso – come è nel caso dell’emergenza educativa – ma ha voluto essa stessa produrne un altro. L’allarme educativo è scattato quando, come accaduto per esempio nella scuola francese con i ministeri della presidenza Hollande o in quella spagnola con il governo Zapatero, la scuola ha preteso di plagiare le menti degli alunni secondo un progetto ideologico. Più precisamente si è passati dall’emergenza educativa all’allarme educativo quando la scuola si è fatta strumento dell’ideologia del gender[4] e i ministeri hanno emanato linee guida che apparentemente erano diretti a combattere l’intolleranza e l’omofobia ma che in realtà avevano la pretesa di rieducare le coscienze e di diffondere ufficialmente una ideologia post-umana.

Questo è il primo dato di fatto di cui abbiamo tenuto conto: la realtà dell’emergenza educativa e il suo transito nell’allarme educativo. Tutto ciò getta una luce speciale sulla scuola statale che, in molti casi, sta diventando pericolosa. Un tempo la scuola statale era luogo di trasmissione di alcuni valori a base naturale sufficientemente condivisi; poi ha fatto propria la visione del relativismo e ha bandito ogni senso assoluto dalle proprie mura; quindi ha preteso di rieducare l’uomo nuovo, secondo una versione rivisitata degli obiettivi delle ideologie ottocentesche[5]. Da qui l’interesse, che anche questo fascicolo documenta, per nuove forme di educazione e di istruzione, come per esempio la scuola parentale che proprio per questo presentiamo in questo numero.

L’ideologia del gender, per esempio, è sempre più istituzionalizzata e penetra nella scuola statale in modo automatico e per inerzia. Se dovesse venire approvato dal Parlamento italiano il disegno di legge Fedeli – di cui si occupa specificatamente un articolo di questo fascicolo – l’insegnamento del gender diverrebbe obbligatorio. Già ci sono le Linee guida del ministero della pari opportunità sulla intolleranza relativi alle differenze di genere. Una legge come la Fedeli imbavaglierebbe ogni opposizione. I genitori devono sapere che, oltre ad una loro maggiore e più consapevole presenza nella scuola pubblica, ci sono altre possibilità per garantire una sana educazione ai loro figli e per far rientrare Dio nella scuola.

Il secondo dato di fondo è proprio legato a quest’ultima mia affermazione. In un mio libro recente ho cercato di chiarire prima di tutto a me stesso quale fosse la relazione tra la scuola e il Maestro Gesù Cristo. «La libertà di educazione è fondamentale in quanto pone o toglie la possibilità che l’anima del bambino sia iniziata alla verità piuttosto che all’errore, al bene piuttosto che al male, a Dio piuttosto che al Principe delle tenebre. Il problema non è solo quello delle scuole cattoliche, ma quello della educazione e del suo ruolo decisivo nella nostra vita. Se è possibile educare, allora tutto è rimediabile, ma se alle famiglie e alla Chiesa viene tolta la possibilità di educare è la fine per tutti e per tutto. Questo processo di spogliamento è purtroppo molto avanzato»[6].

E’ possibile una vera educazione pienamente umana in assenza del Maestro Gesù Cristo? Credo di no. Questo spiega perché i Pontefici hanno sempre rivendicato alla Chiesa una sua propria presenza nell’educazione e perché tanti santi educatori e fondatori di comunità educative, a cominciare da San Giovanni Bosco, hanno cercato di realizzare concretamente questa presenza. Non si pone sufficiente attenzione al fatto che nella disputa ottocentesca tra la Chiesa e lo Stato che rivendicava a sé il diritto-dovere di educare i cittadini c’era in gioco il posto di Dio nell’educazione, senza del quale, dicevano i Pontefici, vera educazione non ci può essere. Anche se questa pretesa ad una originaria titolarità educativa della Chiesa è poi venuta meno nel sentire comune ecclesiale, la sua presenza educativa non può essere considerata solo di supplenza nei confronti dello Stato, ma veramente originaria. Questo principio non è mai stato negato dal magistero anche recente.

I cattolici che in quegli anni lottavano contro la pretesa dello Stato di educare i propri cittadini “come se Dio non fosse” si comportavano – fatte le debite differenze di tempo – come i cattolici che oggi lottano contro la pretesa dello Stato di educare, o rieducare, i propri cittadini. I regimi politici sono cambiati, dallo Stato liberale si è passati allo Stato totalitario e poi a quello democratico, ma il “giuseppinismo”, ossia il tentativo dello Stato di allontanare la Chiesa dall’educazione per farne cosa esclusivamente propria, è ancora vivo e vegeto.

Un altro punto collega l’opposizione cattolica di allora a quella di adesso. L’educazione non può avere al proprio centro Cristo e quindi deve essere per diritto originario azione della Chiesa e non dello Stato. Questo però deve passare attraverso la famiglia, chiesa domestica e prima società naturale. Anche oggi le due priorità si sostengono a vicenda: riaprire la possibilità di una educazione cristiana avente come protagonista principale la famiglia.
Con queste osservazioni sullo Stato e sulla famiglia, abbiamo già toccato il problema politico della scuola e dell’educazione.

Nell’Appello politico agli italiani del nostro Osservatorio, dal titolo “Un Paese smarrito e la speranza di un popolo”[7], si parlava anche di scuola e di libertà di educazione. In esso si scriveva: «La necessità di spazi di responsabilità moralmente qualificata nel nostro Paese si nota, prima ancora che nelle attività economiche, sociali o amministrative, in quelle dove le persone misurano reciprocamente la propria libertà nella verità, prima fra tutte l’educazione. Servono spazi di libertà educativa, in cui i bambini e i giovani siano posti veramente davanti a delle proposte significative che ne sollecitino le risposte di vita. In cui i genitori siano attenti protagonisti e, prendendosi cura della crescita personale dei figli, maturino nello stesso tempo attitudini di collaborazione civica in quanto famiglia. In cui le famiglie spirituali della società possano elaborare proposte educative secondo le loro legittime aspirazioni. La più grande rivoluzione da farsi in Italia è quella della scuola. E si tratterebbe di una rivoluzione non solo educativa, ma politica nel senso più profondo del termine. Sprigionerebbe entusiasmo, partecipazione, impegno, adesione ad ideali, confronto e, soprattutto, la capacità di dare risposte, che poi si riverserebbe positivamente in altri campi della vita sociale. Favorirebbe l’iniziativa culturale, la circolazione delle idee, la mobilitazione dal basso, l’assunzione di responsabilità, la sana disputa ideale. Nulla in Italia sarebbe come prima se fosse attuata questa rivoluzione educativa»[8].

E’ anche per liberare le energie necessarie per questa rivoluzione politiche che abbiamo deciso di dedicare alla scuola questo numero del “Bollettino”.




[1] Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008.
[2] Cf G. Crepaldi, Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa, Prefazione del Cardinale Angelo Bagnasco, Cantagalli, Siena 20122, pp. 143-152.
[3] http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=1776
[4] Cf “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, VIII (2012) 3: L’ideologia del genere o la fine del genere umano.
[5] Molti commentatori sottolineano come la nuova ideologia del gender abbia sostituito il marxismo come prospettiva di palingenesi politica. Cf per esempio: Michel Pinton, Abrogation. Protéger le mariage après la loi Taubira. Abroger les racines de la loi, “Liberté Politique”, n. 65, Février 2015, p. 215.
[6] G. Crepaldi, A compromesso alcuno. Fede e politica dei principi non negoziabili, Cantagalli, Siena 2014, p. 25.
[7] Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, Un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani, Cantagalli, Siena 2014.





http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2195




[8] Ivi, pp. 35-49.

La Terza Guerra è già scoppiata: contro la Chiesa






di Ettore Gotti Tedeschi  
 
In questi ultimi tempi, tutti, mondo cattolico incluso, sembrano preoccupati di evitare una supposta prevedibile terza guerra mondiale, dovuta ai fondamentalismi religiosi, ai nazionalismi, razzismi, discriminazioni varie, che si sono drammaticamente accentuati grazie alla globalizzazione accelerata, al terrorismo internazionale, ecc.
 
Per evitarla (invece di definire strategie per contrastare e risolvere questi fatti) sembra essersi concordato di considerare prima “causa” di questo rischio ciò che la gnosi vuole abbattere da sempre: la fede cristiana. Nei riguardi del cattolicesimo l’azione è stata portata inizialmente su due temi: la relativizzazione della dignità dell’uomo e quella dei dogmi religiosi. Successivamente si è cercato di convincere a promuovere un adeguato ecumenismo per un mondo già multiculturale e multireligioso  e cominciare a lasciar pensare che la Verità nasca dal dialogo. Sembra essersi poi tentato di convincere la Chiesa a  garantire l’infallibilità della  coscienza individuale e ridimensionare quella della Autorità morale. Così come sembra deciso di far credere che i problemi di miseria morale siano conseguenti a quelli di miseria economica. La Chiesa vien stimolata pertanto a privarsi di ricchezze e distribuirle e a interrompere il processo di evangelizzazione. Questo viene spiegato razionalmente: evangelizzare è contrario alla realtà storica multi religiosa e multi culturale, ma anche priva di libertà il prossimo e lede pericolosamente le culture di altri popoli.
 
Sembra essersi deciso di lasciar accelerare il processo di immigrazione e dichiararlo necessario, opportuno e dovuto (per compensare il gap di popolazione, per multiculturalizzare sempre più …). E’ ormai evidente il processo inarrestabile di imposizione di leggi “civili” uniformi in tutto il mondo “civile”, per uniformare la visione ed il comportamento morale (origine dei conflitti). La Chiesa è incoraggiata (e sembra autoincoraggiarsi),  ad  occuparsi di consolare, e meno ad educare. Ma quello che è più grave è che tutto il mondo deve accogliere il programma “ambientalista” quale religione universale che accomunerà tutti i popoli della terra.
 
Scusate, si teme che scoppi una terza guerra mondiale o è già scoppiata e già vinta dalla gnosi del XXI secolo che ha travolto la cristianità? Si direbbe infatti che sia stata la gnosi a vincere il processo di evangelizzazione. A questo punto dovremmo fare una riflessione. Noi cattolici abbiamo sempre pensato che Dio scrivesse la storia, e questa storia fosse quella del conflitto eterno tra gnosi e Rivelazione. Abbiamo sempre pensato che fosse la coscienza formata a stabilire ciò che è bene e male, a determinare il senso della nostra vita e delle nostre azioni, così infatti il cristianesimo ha influenzato la storia, anche se contrastato dalla gnosi che ha sempre cercato di cancellare questo “senso”. Ma vorrei anche chieder al lettore di riflettere  che, nella storia degli ultimi duemila anni, riuscire ad universalizzare una fede, come la nostra, così “assurda” nella sua dimostrazione (si pensi: fondata sulla Incarnazione di Dio per concezione dello Spirito Santo, fondata sulla Resurrezione!), dove non poteva esser usata la logica, né la ragione (sic et simpliciter), né la menzogna, né la mera speranza, né la conquista – imposizione,  ebbene come si può non credere che la storia l’ha fatta Dio direttamente con la Grazia? Ed ora non ci crediamo più? Ma andiamo anche oltre. Chi abbraccia il cristianesimo non lo può fare per la ricerca del potere (chi ci ha provato ha perso), non per la ricerca del piacere, del successo, ecc.. Chi ha abbracciato il cristianesimo sapeva di dover distaccarsi dal mondo secondo il suo stato, sapeva di dover rinunciare, di dover sopportare le croci. Come si può pensare che il cristianesimo, da solo, senza Dio, sia sopravvissuto ed abbia fatto la storia con questi presupposti? Ma allora perché temiamo oggi questi tempi, queste sfide, queste nuove persecuzioni e pericoli?
 
La storia è stata fatta grazie allo sforzo di far conoscere la verità, ma questo sforzo è riuscito fintanto che ciò che è “temporale è stato subordinato allo spirituale”. Oggi affrontare i temi sopra esposti conseguenti alla globalizzazione (per semplificare) vogliono più che mai una verità da affermare per creare una vera società globale fondata sui veri diritti dell’uomo, non solo un aggregato insostenibile di culture senza nulla che le accomuni veramente. Perciò la gnosi, per accomunare, propone a tutti una forma di ambientalismo “pseudo religioso” e malthusiano. Ma noi siamo disposti a permetterlo? Ora, la storia dell’umanità va compresa cercando di comprendere il  ruolo della Chiesa, perché solo la Chiesa può esprimere il senso e l’ordine della creazione e ristabilirlo.
 
Se ciò non avvenisse, la nostra epoca storica diverrebbe sterile e persino dannosa per i nostri figli e discendenti, altro che un ambiente degradato lasceremo loro in eredità... Molto peggio, lasceremo loro una morale degradata, una civiltà degradata. Capiamo ciò? Se la Chiesa non fa magistero, il peccato originale esplode nel pensiero e nell’agire dell’uomo. Se la Chiesa lascia libera la coscienza dell’uomo di farsi contagiare dalle ragioni di supposte culture e mode dominanti, l’uomo si perde. Se la Chiesa non fa evangelizzazione, priva persone del diritto di conoscere Cristo. La storia non può esser fatta dal disordine gnostico e nichilista, non ci si  può limitare a osservare e dare opinioni che risultino gradite dalla cultura dominante, non ci si può occupare di consolare  e non di insegnare, di far pregare, di riaffermare e impartire Sacramenti. E’ scritto anche nell’Enciclica Lumen Fidei, è così che si riprendono le redini della storia. Non dobbiamo avere paura soprattutto. Ciò che va bene ai lupi non può andare bene agli agnelli…    
 
 
 
 
 
 
La nuova Bussola Quotidiana, 01-09-2015
 
 

mercoledì 2 settembre 2015

CIO’ CHE PIACE E CIO’ CHE NON PIACE A SATANA

    


Rivelazioni fatte dal demonio durante gli esorcismi
Padre Pellegrino Maria Ernetti, morto alcuni anni fa, era monaco benedettino dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore di Venezia, dove riceveva centinaia di persone alla settimana per essere esorcizzate. Era noto per i suoi studi biblici e teologici. Le sue conoscenze nelle varie scienze erano note e tali che costituirono punti sicuri di riferimento per i fedeli che accorrevano da lui non solo da tutta l’Italia, ma anche dall’estero, perché era il più preparato esorcista del nostro tempo.
 
Padre Pellegrino Ernetti, in un’intervista fattagli dal giornalista Vincenzo Speziale, diceva: “oggi il male (e tutti ce ne lamentiamo) sta dilatandosi sempre più in tutto il mondo e nelle più svariate e raffinate manifestazioni. Chi reagisce? Chi lotta? Chi prende le armi della fede? Non si ‘può pretendere di piantare il seme buono e che esso poi possa attecchire e produrre frutto, se prima non abbiamo dissodato questo terreno dalle spine e dai rovi del demonio. Vana sarebbe ogni pastorale che non comprendesse questa tattica di lavoro spirituale, perché gli eletti sono coloro che hanno vinto il dragone nel Sangue dell’Agnello. La pastorale comincia qui ed essa non consiste nel costruire grandi edifici, oratori, opere parrocchiali ecc., quando poi il sacerdote non si trova più nel confessionale, perché oggi, con varie scuse, i sacerdoti non sono più a disposizione delle anime, non confessano più, ritengono la Confessione come l’ultima cosa...! Questo è errato perché è il Sacramento più grande che ci sia, perché lotta contro il demonio lavando le anime nel Sangue di Gesù. La Confessione non toglie soltanto il peccato dall’anima, ma ci dà una corazza con cui possiamo lottare contro il demonio. Io ne ho una esperienza terribile! Quindi ricorriamo con frequenza a questo grande Sacramento. Chi ci purifica dai nostri peccati? Il Sangue di Cristo! Chi ci santifica? Il Sangue di Cristo! Chi ci dà la forza di lottare contro i nostri nemici spirituali? Il Sangue di Cristo! Ma chi amministra il Sangue di Cristo se non ci sono sacerdoti a disposizione nei confessionali? Essi pensano alle macchine, pensano a correre a destra e a sinistra, per non parlare di altre cose peccaminose”.
 
A questo punto il giornalista gli fa questa domanda: “Cosa piace al demonio, cosa dispiace al demonio?”. Padre Pellegrino rispose: “Ora stai attento. Gli esorcisti non hanno pensato a quello che mi sono sforzato di fare io, perché se l’avessero fatto tutti a quest’ora potremmo avere dei volumi su quello che vuole o non vuole il demonio. Io dopo aver esorcizzata una persona austriaca, ho cominciato a far registrare dai miei collaboratori tutto e così a poco a poco è venuto fuori da tanti esorcismi una catechesi del demonio. Ti prego di pubblicarla tutta, perché forse sarà il culmine di tutte le altre domande.
 
Iniziamo con “Ciò che piace al demoni”:
Primo - La particola sulla mano: “Così posso calpestare il vostro Dio, quel Dio che io ho ucciso, e posso celebrare le mie messe con i miei sacerdoti che ho strappato a lui”.
Secondo - I preti vestiti come netturbini, camuffati “così li porto dove voglio io, negli alberghi e nelle case private in cerca di donne e di omosessuali, e faccio commette re tanti sacrilegi, e li porto nel mio regno! Quanti, quanti preti mimetizzati sono nel mio regno! E non mi scapperanno più” (qui seguono delle risate a dir poco agghiaccianti).
Terzo - Le gonne corte. “Con le quali accalappio uomini e donne e riempio il mio regno... che contento.., che gioia”.
Quarto - La televisione:“Uh, la televisione.., è il mio apparecchio, l’ho inventato io... per distruggere le singole anime e le famiglie.., le separo, le disgrego con i programmi miei sottilissimi e penetranti... uh, la televisione è il centro di attrazione con cui attiro anche tanti preti, frati e suore specialmente nelle ore piccole, e poi non li faccio più pregare.,. In un attimo, mi presento in tutto il mondo.,. mi ascoltano e mi vedono tutti... mi aiutano assai bene i miei fedeli servi, i maghi, le streghe, cartomanti, chiromanti, astrologi… (I puntini indicano il prosieguo del discorso, e risate che di umano non hanno proprio nulla).
Quinto - Le discoteche: “Che bello.., sono i miei palazzi d’oro dove attiro le migliori speranze della società che io faccio mie distruggendo le loro anime e i loro corpi.. .quante migliaia e migliaia ne porto con me con l’alcool, con la droga e col sesso... oh, che continua mietitura. Le ho affidate a tanti politici, miei fedeli servi, a consacrati... Io sono il vero re del mondo, e non già il vostro Dio, che io ho crocifìsso’
Sesto - Il divorzio.., la separazione degli sposi: “Sono state inventate da me, ne rivendico la proprietà... E’ una delle mie più intelligenti scoperte... così distruggo la fa miglia e distruggo la società, dove io sono adorato come vero re del mondo... IL SESSO... IL SESSO... non ascoltate quell’uomo impiccato in croce che non vi dà niente... il vero piacere ve lo do soltanto io col sesso libero.., il mio regno è soprattutto libertà del piacere sessuale con cui regno sul la terra”.
Settimo - L’aborto.., l’uccisione degli innocenti: “Oh... urrah! urrah! E stata la mia trovata più bella e più gustosa! ammazzare gli innocenti invece dei colpevoli e degli omicidi della mafia! Distruggo l’umanità e così finiscono, prima di nascere, gli adoratori del vostro falso Dio... urrah! urrah!”.
Ottavo - La droga: “È il cibo più gustoso che io faccio mangiare ai giovani per renderli pazzi.., e così ne faccio quello che voglio.., ladri.., assassini,,, lussuriosi,,, feroci come me... dominatori del mondo.., miei ministri “.
Nono - Ma soprattutto mi piacciono e mi rallegrano quei teologi ed anche quei ministri di Dio che negano la mia esistenza e la mia opera nel mondo; e sono tantissimi!!! oh! che gioia, che gioia per me... lavoro tranquillo e sicuro… persino i teologi oggi non credono alla mia esistenza.., che bello.., e così negano anche quel loro Dio che era venuto per distruggermi… invece io l’ho vinto… l’ho inchiodato sulla Croce,., hahahahaha...! Bravi questi preti… bravissimi questi vescovi... bravissimi questi teologi.., sono tutti miei fedeli servitori… ne faccio quello che voglio... ormai sono miei… li porto dove voglio… vestiti da beccamorti…con la sigaretta sempre in bocca… profumati come gagà... in cerca di donnicciole facili.., con auto all’ultima moda… pieni di danaro… si ribellano ai dogmi del loro falso Dio e della falsa Chiesa di quel crocifisso mia vittima… sono i soldati più sicuri del mio regno, pieno pieno di loro... Con essi metto confusione e smarrimento nel popolo, che allontano sempre più dal falso Dio… e porto nel mio regno di odio e di disperazione eterna… per sempre con me, con me... ha ha ha ha ha ha!
Decimo - I politici che si dichiarano cristiani ma che cristiani non sono, perché sono miei e al mio servizio... Presentandosi però come cristiani, ingannano tante persone che li seguono dove io astutamente li porto... Vengono con me a rubare allegramente il denaro del popolo, denaro che costa sudore e lacrime di lavoro sofferto; denaro strappato alle famiglie povere con tasse inique, imposte da questi politici che ingrassano, sciupano, spendono e spandono senza limiti... del resto non sono stati questi politici che hanno firmato l’adulterio del divorzio e l’aborto?
Undicesimo - I politici che si chiamano laici: “sono gli avanguardisti del mio regno... Le menzogne, studiate ad arte, i soprusi diligentemente realizzati, i latrocini mafiosamente perpetrati, gli intrallazzi diplomaticamente eseguiti, il malcostume capillarmente diffuso con tutti i mass media, gli omicidi, i rapimenti organizzati a mano armata, la diffusione delle varie droghe mediante il silenzio rigidissimo dell’omertà politicamente organizzata, e tanti tanti altri delitti e disordini sociali, sono tutte opere che io realizzo mediante l’opera di questi politici, miei seguaci e untorelli fedelissimi... Hanno da me il mandato preciso di usare tutti i mezzi e le maniere più infernali per distruggere la società, purtroppo ancora legata a quel crocifisso che io ho impiccato sull’infame legno… distruggere, distruggere... Questi politici sono i miei discepoli e seguaci prediletti perché obbedientissimi al solo mio cenno, senza che neppure se ne accorgano… Sono essi che mi organizzano in tutte le città e paesi le logge massoniche più attive e subdole, più scaltre e di punta, sempre donando denaro, carriera e piaceri sessuali... Sono essi che ricevono i miei precisi comandi di penetrare e distruggere dall’interno la Chiesa... Quanti ecclesiastici hanno ceduto e continuano a cedere alle proposte e agli allettamenti di denaro e di carriera... Distruggere la chiesa è il mio primo e ideale progetto... Oh, che contento... che contento...! Con questi fedelissimi politici ho già da tempo iniziato a distruggere la società in ogni settore e grado e in tutti gli ambienti, destabilizzando gli ordini di pubblica sicurezza, di economia, di diplomazia, di relazioni sociali.., naturalmente sempre con le mie armi di ambizione, carriera, denaro, donne, piaceri... Oh che contento! che gioia! che vittoria.., hahahahaha”
Dodicesimo - Le sétte: “Una mia particolare predilezione sono le tantissime Sétte che io continuo a creare e a diffondere capillarmente in tutto il mondo. Sono i mezzi più immediati con i quali scardino la fede in quel falso vostro Dio da me crocifisso... creo così la babele nella fede... Il vostro PRETE BIANCO strilla e sbraita perché ha paura di me, ha paura che io gli tolga il trono già tanto vacillante... ma io ho già vinto, ho messo la babele nella fede, nei semplici come nei dotti, compresi preti, teologi e vescovi.., le mie sétte sono sempre più invincibili... la mia massoneria paga, paga molto bene ogni mio seguace... Sarò sempre vincitore io... e la babele nella fede sarà la mia vittoria... Nella sola vostra Italia ho più di 672 sétte e religioni mie che voi chiamate sataniche, che sono piene zeppe di anime a me votate e consacrate, e battezzate con il proprio sangue nel mio nome... Esse mi rendono quotidianamente il culto che io merito come sovrano della terra con preghiere, con inni e cantici e... con messe nere, durante le quali vinco calpestando e distruggendo quelle ostie nelle quali gli stupidi cristiani credono presente il loro crocifisso... Ma se così fosse, perché permette che io lo distrugga impunemente...? hahahahaha... Queste SÉTTE da me comandate insieme ai miei seguaci di stato maggiore del mio regno, convertono incessantemente i cristiani e li rendono miei fedeli seguaci... sono centinaia e centinaia che ad ogni ora, rinnegano la fede vostra per aderire alle mie sétte, ove io li accolgo a braccia aperte e dono loro tutti i miei piaceri e tutte le libertà di vivere il più lontano possibile dalla vostra Chiesa… è la vera felicità… la vera gioia che solo io posso dare a voi... Dall’alta, alla media, alla bassa Italia e nelle isole.., ovunque ho le mie sétte che lavorano indefessamente. D’altra parte, ormai, molte chiese e parrocchie sono senza prete… sono riuscito a distruggere e far morire le vocazioni… e le mie sétte suppliscono il prete... hahaha,,. Dai testimoni di Geova ai Centri età dell’Acquario, ai Steinerantroposofici, ai teosofici, ai Carolina, ai Cenacoli 33, ai Centri di Schamannesimo, ai Rosacroce, agli Arcobaleno, ai Gialli, agli Ergoniani, ai Scientology e tante e tante altre mie sétte e religioni che ogni giorno invento e creo, sono un vero esercito che lotta contro la vostra Chiesa… e vincerò vincerò... anche se il vostro crocifisso ha detto a voi che LE PORTE DELL’INFERNO NON PREVARRANNO, hahaha,,, E non bastando questo, mi sono infiltrato in certi gruppi-base che voi credete vostri... Invece sono miei, li ho già afferrati gettando nei singoli il mio isterismo parossistico… diventano tutti visionari falsi di cristi e di madonne che, come loro credono parlano… ma sono io che mi rivelo a loro... hahahaha “,
Tredicesimo - I teologi: I miei teologi, con le dottrine da me ispirate... Oh, questi sì che costituiscono la mia PUNTA DI DIAMANTE di prima trincea! Che teologi intelligenti! Essi hanno capito che quei dogmi rigidissimi, dettati da certi sciocchi capi ecclesiastici, in realtà sono delle falsità puerili, che crollano al semplice confronto con la realtà quotidiana... che bravi... bravissimi...! Del resto li ho portati ad insegnare le mie dottrine non soltanto nei seminari ordinari, ma persino nelle più alte e prestigiose Università Pontificie, persino in quella romana del vostro PRETE BIANCO (Università Lateranense). Da quando io regno, il vostro dio è morto, non esiste più. E finita così ogni legge costrittiva: tutti possono e devono vivere liberamente, come insegno io: libertà di idee, libertà di pensiero, libertà di azione... ognuno è liberissimo finalmente di agire e fare quello che crede e vuole ovunque e sempre e con chiunque... Non esiste più norma né regola... ciascuno è come sono io, padrone di tutto e di tutti: il vostro Dio è morto! E chi potrebbe negarlo, se lo stesso vostro crocifisso ha dichiarato che io, solo io sono IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO? E se lui stesso ha detto TUTTO IL MONDO È IN MIA INSINDACABILE BALÌA E PADRONANZA?... Finalmente questi teologi, i più intelligenti in assoluto, mi hanno dato ragione. Ma se Dio è morto, allora è chiaro che sono crollati tutti gli altri dogmi: la creazione, l’incarnazione, la risurrezione, l’immacolata, l’assunzione, l’eucarestia e tutti i sacramenti... tutte storielle inventate per tenere costretti gli allocchi cristiani... Ed ecco centinaia e centinaia dei miei teologi che hanno persino il coraggio di sfidare il PRETE BIANCO CON LETTERE E FIRME... CHE PROVI IL CONTRARIO, SE HA IL CORAGGIO E SE È CAPACE... E mentre questi grandi teologi sono con me, vi sono altri piccoli teologi untorelli che, per rivalsa, negano la mia esistenza, come fiaba da medioevo, rinviando tutte le mie presenze e manifestazioni a fatti unicamente psichiatrici e psichici... Bravissimi, questi teologi, questi preti e... tanti vescovi... bravissimi! E’ il servizio migliore che mi potete fare: farmi agire silenziosamente, senza minima mente lottare contro la mia presenza e le mie astuzie... bravissimi... fate sempre così, e io continuerò la mia opera infernale senza colpo ferire! I miei teologi intelligenti negano i dogmi della vostra chiesa, e teologi stupidi negano la mia esistenza... Che trionfo... Ha! Ha! Ha!... Ma allora dove sono più gli eretici di una volta? Nessuno! Né chi nega i dogmi, né chi nega me, eppure nell’elenco dei dogmi era anche quello della mia esistenza...! Ho vinto la vostra Chiesa “.
 
E adesso parliamo di ciò che invece dispiace al demonio: quello che ti raccomando, caro Vincenzo, è di non tralasciare nulla, neanche una virgola...
 
A) La confessione.., che stupida invenzione... Quanto mi fa male... mi fa soffrire... il Sangue di quel vostro falso Dio... quel Sangue come mi schiaccia... mi distrugge... lava le vostre anime e mi fa scappare (strilli orribili di pianto!)... Quel sangue, quel Sangue... è la mia pena più atroce... Però ho trovato quei preti che non ci credono più alla confessione e mandano i cristiani a ricevere quel falso Dio in peccato... Bene, bene, bravissimi... quanti sacrilegi faccio commettere...
B) Il pasto dove mangiate la carne e il sangue di quel crocifisso che ho ucciso io... E qui che io perdo le mie battaglie.., è qui che mi trovo disarmato... non ho più le forze per lottare.., quelli che si nutrono di questa carne e bevono di questo sangue diventano fortissimi contro di me, diventano invincibili alle mie scaltre seduzioni e tentazioni, sembrano diversi dagli altri, sembra abbiano una luce speciale e un’intelligenza velocissima... mi rifiutano subitaneamente e si allontanano da me e mi scacciano come se fossi un cane... che tristezza, che dolore aver a che fare con questi CANNIBALI... Ma io li perseguito ferocemente... e tanti vanno a mangiare quell’ostia in peccato... hahaha... che contento... che contento.., che gioia... odiano il loro Dio e lo mangiano hahahaha! Vittoria mia... vittoria… Quanto sono insensati quelli che perdono ore e ore di giorno e di notte, in ginocchio ad ADORARE UN PEZZO DI PANE nascosto in una scatola sull’altare di quel falso Dio. Quanta rabbia mi fanno queste persone! Mi distruggono tutte le opere che ottengo da tanti sacrileghi cristiani, preti, suore e vescovi... Quanti sacrilegi mieto in continuazione, è una mia incessante vittoria... Quanto dolore... Quanta rabbia queste adorazioni irrazionali...!
C) Odio il rosario… quell’arnese guasto e marcio di quella donna lì è per me come un martello che mi spacca la testa... ahiiiii! E l’invenzione dei falsi cristiani che non mi ubbidiscono, per questo seguono quella donnaccia! Sono falsi, falsi... in vece di ascoltare me che regno su tutto il mondo, questi falsi cristiani vanno a pregare quella donnaccia, mia prima nemica, con quell’arnese... oh quanto male mi fanno... Il male più grande di questo tempo per me sono le continue PRESENZE, LE APPARIZIONI di questa donnaccia in tutto il mondo; in tutte le nazioni appare e mi perseguita strappando dalle mie mani tante anime... migliaia e migliaia... per ascoltare i suoi falsi messaggi... Per fortuna mi difendono i vescovi e i preti che non credono a quella ignobile Donna... non credono e così apportano scompiglio... bravi, bravi questi miei apostoli dell’eresia... hahaha...
D) Ma ciò che maggiormente mi distrugge è L’ASINESCA OBBEDIENZA a quell’uomo VESTITO DI BIANCO che comanda a nome del falso redentore e del falso vostro salvatore.., che asini.., pecore... che conigli...! Obbedire a un uomo che ama quella donnaccia lì [si tratta di Giovanni Paolo II, n.d.r.], che mi perseguita da sempre... che vergogna... questo mi distrugge il mio regno... Ma io ho suscitato centinaia di preti, frati, teologi e vescovi che gli fanno guerra... guerra senza frontiere a quel pagliaccio bianco. Vincerò io, vincerò io... hahaha! Lo farò morire, assassinare... una brutta fine gli farò fare. E odioso ai miei seguaci, quel polacco che ama quella donnaccia lì... che propaganda il rosario di quella ignobile Donna come la sua preghiera preferita.., che vigliacco, che asino... mi schiaccia... ohohohohoh (urli di pianto)...!
E) “Molto mi preoccupano quelle servette con la testa fasciata che abbandonano tutti e tutto per chiudersi entro quattro mura, per sacrificare tutto ciò che è bello e buono per quel Dio che solo io sono riuscito a vincere... Giorno e notte si mortificano con veglie e digiuni incoscienti e inconsistenti, non dormono sufficientemente, non mangiano secondo la necessità dell’appetito e del corpo che reclama il vitto necessario, non parlano liberamente ovunque e sempre... taciturne... immusonite, piene di tristezza, la più disumana.., pregano, cantano e tutto questo sacrificio per chi lo fanno? Per quali motivi particolari, per quali fini, con quali risultati? La stragrande maggioranza, per fortuna, sono persone poco o punto intelligenti.., ottuse di mente... abuliche di volontà che si sono lasciate trascinare da qual che prete insoddisfatto... Povere donnicciole che non sanno e non conoscono il vero piacere del sesso con tutte le relative gioie che esso dona...! Povere servette, che non hanno sentito mai le sensazioni della carne, procurate dagli amplessi e dai baci dei miei uomini...! Eppure quante ne faccio cadere, le riduco ad una vita grama, sterile, prive di ogni fervore, gettandole nel massimo della tiepidezza... Sì, ne devo fare una strage... perché soprattutto di queste claustrali ho paura... ho una paura terribile...! Sono i nemici miei più terribili e agguerriti, mi strappano dalle mani tante anime di ogni sesso, di ogni classe e condizione... Che nemiche terribili... quando incominciano a pregare per la conversione di un’anima da strapparmi, non la smettono più... più... più... sono tenaci e caparbie! Se poi non bastassero le lunghe ed estenuanti preghiere alloro falso Dio crocifisso, del quale si chiamano spudoratamente sue SPOSE, allora incominciano con le estenuanti penitenze di ogni genere... che nemiche... che soldati di primo assalto! Ho tentato tante volte di diminuire le vocazioni a questa stupida vita.., ma purtroppo non ci sono ancora riuscito... sono troppe ancora le donnette stupide e sciocche, anche se tante volte sono perfino laureate e diplomate... Che nemiche...!
F) Ci sono poi i miei veri persecutori acerrimi e accaniti: sono quelli che si fanno chiamare ESORCISTI; che brutta genìa, che disgrazia nel mondo... per fortuna ce ne sono ancora pochi, pochissimi, perché io dissuado i vescovi a nominarli... e questi mi credono e mi ubbidiscono, anche contro il comando del loro Dio crocifisso che comandò loro: IN MIO NOME, SCACCIATE I DEMONI. Che buffone!!! Questi vescovi hanno paura di me, tanta, tantissima! Io già li possiedo... e non faccio fare a loro gli esorcismi contro di me, e neppure permetto loro che nominino esorcisti... che nemici feroci...! Molte volte sono riuscito a vendicarmi, a punirli, a schiaffeggiarli, a bastonarli, a fermarli con tante e svariate malattie, a volte anche gravi... Ma purtroppo, non cedono... non cedono... E quando essi si avvicinano alle mie prede, devo scappare... o presto o tardi devo fuggire... che preghiere fanno... e sempre in nome di quel loro Dio... e di quella loro donna madre del crocifisso... Oh, che dolori, che strazio per me...!”.
 
 
Ecco, caro Vincenzo, ciò che il demonio ha detto per bocca degli ossessi da me esorcizzati, alla presenza dei miei collaboratori e che ho registrato su nastro magnetico. Certo, gli argomenti non sono tutti, ne ho riportati soltanto alcuni, i più scottanti e importanti, che serviranno, spero, a far riflettere tutti coloro che vogliono vivere seriamente il proprio Battesimo, che è un sì a Dio e un no al demonio. La lista è tremenda e merita seria riflessione ed esame di coscienza da parte di tutti, ma soprattutto merita preghiera assidua e penitenza, la frequente pratica della confessione sacramentale, ove il Sangue di Gesù ci purifica e ci dona uno scudo fortissimo con cui vincere il nostro nemico.

 
 
 
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Settembre, mese dedicato agli angeli: la potente corona dei sette Arcangeli

 
 
 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Dio, vieni a salvarmi con i tuoi angeli. Signore, vieni presto in mio aiuto.
 
Per la Croce: Credo
 
Primo grano a forma di rosa:
Padre Nostro
Per i primi tre grani bianchi:
Ave Maria - per ottenere più fede
Ave Maria - per ottenere più speranza
Ave Maria - per ottenere più carità
 
Primo grano, Maria prima rosa mistica:
O Santo Arcangelo MICHELE, "Chi è come Dio?", guidaci nell'umiltà per combattere il demone della superbia, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù eucaristico, umile e mite di cuore, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
Ogni volta sui sette grani bianchi (ripetere 7 volte):
O Maria, Regina degli Angeli, intercedi per noi presso il Signore, per preparare la Sua Venuta Maestosa con i Suoi figli devoti, segnati dal sigillo regale dello Spirito Santo, tuo Sposo divino. Amen.
 
Secondo grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo GABRIELE, "Potenza di Dio", insegnaci a dare con generosità per combattere il demone dell'avidità, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, donatore di vita eterna, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
Terzo grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo RAFFAELE, "Medicina di Dio", guariscici da tutte le malattie e da tutti i peccati di impurità per combattere il demone della lussuria, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, santo e puro di cuore, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
Quarto grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo URIELE, "Fuoco di Dio", insegnaci ad essere pazienti per combattere il demone dell'ira, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, agnello paziente, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
Quinto grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo GEUDIELE, "Lode a Dio", guidaci nell'accettare i decreti divini per combattere il demone dell'invidia, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, esecutore perfetto dei decreti del Padre, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
Sesto grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo SEALTIELE, "Preghiera a Dio", insegnaci ad essere temperanti per combattere il demone della gola, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, perfetto in ogni azione, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
Settimo grano a forma di rosa:
O Santo Arcangelo BARACHIELE, "Benedizione di Dio", guidaci nello zelo per il Signore, per combattere il demone dell'accidia, affinché noi diventiamo a somiglianza di Gesù, impegnato nel fare la volontà del Padre, per appartenere alla sua dinastia regale. Amen.
 
 
PREGHIAMO:
O Signore Onnipotente, che ti manifesti umilmente nella Santa Eucaristia, per intercessione di Maria Santissima, Rosa Mistica e dei tuoi sette Arcangeli che giorno e notte ti lodano presso il Tuo Trono Santo, ti preghiamo concedici le tue sette sante virtù cristiane per essere fortificati nell'anima con l'unzione regale, di modo che possiamo sconfiggere tutte le cause dei nostri mali e garantirci sempre la tua divina provvidenza ora e sempre. Amen. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 1 settembre 2015

Lettera di Papa Francesco per il Giubileo. Assoluzioni anche dalla Fraternità San Pio X

 


 

Lettera del Santo Padre Francesco al Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione all’approssimarsi del Giubileo Straordinario della Misericordia



                                   

 
 
Al Venerato Fratello
Mons. Rino Fisichella
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
 
 
La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace.

Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo. Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso. Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione. Ugualmente dispongo che nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari si possa ottenere l’indulgenza. È importante che questo momento sia unito, anzitutto, al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia. Sarà necessario accompagnare queste celebrazioni con la professione di fede e con la preghiera per me e per le intenzioni che porto nel cuore per il bene della Chiesa e del mondo intero.

Penso, inoltre, a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova, ricevendo la comunione o partecipando alla santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare. Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà.

Ho chiesto che la Chiesa riscopra in questo tempo giubilare la ricchezza contenuta nelle opere di misericordia corporale e spirituale. L’esperienza della misericordia, infatti, diventa visibile nella testimonianza di segni concreti come Gesù stesso ci ha insegnato. Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo per la forza dell’amore del Padre che nessuno esclude. Si tratterà pertanto di un’indulgenza giubilare piena, frutto dell’evento stesso che viene celebrato e vissuto con fede, speranza e carità.

L’indulgenza giubilare, infine, può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. A loro siamo legati per la testimonianza di fede e carità che ci hanno lasciato. Come li ricordiamo nella celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine.

Uno dei gravi problemi del nostro tempo è certamente il modificato rapporto con la vita. Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre. Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza.

Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati.
Confidando nell’intercessione della Madre della Misericordia, affido alla sua protezione la preparazione di questo Giubileo Straordinario.


Dal Vaticano, 1° settembre 2015

FRANCISCUS
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Sinodo: IL NUOVO «INSTRUMENTUM LABORIS»


 


da redazione Instaurare omnia in Christo


Osservazioni a margine ma non marginali

 

Il 23 giugno 2015 è stato pubblicato un nuovo «Instrumentum laboris» come documento di preparazione per i lavori del Sinodo ordinario sulla famiglia, che si svolgerà dal 4 al 25 ottobre del corrente anno. Questo Sinodo ordinario, com’è noto, è stato preceduto dal Sinodo straordinario sulla famiglia, svoltosi nell’ottobre 2014.

Instaurare è intervenuto con opportune analisi ed osservazioni critiche sia quando è stata annunciata la distribuzione di un questionario (cfr. Instaurare, n. 2/2013), sia quando è stata resa nota la cosiddetta Relazione Kasper (cfr. Instaurare, n.1/2014), sia analizzando l’«Instrumentum laboris » n. 1 (cfr. Instaurare, n. 2/2014 e n. 3/2014), sia considerando le conclusioni provvisorie del Sinodo straordinario (cfr. Instaurare, n. 3/2014).

L’«Instrumentum laboris» n. 2 è stato redatto riportando passi della discussa, anzi contestata, Relatio finale del Sinodo straordinario, e «raccogliendo » indicazioni, suggerimenti, istanze (avanzate dopo la conclusione del Sinodo straordinario) dalle cosiddette «Chiese locali» (che questo documento chiama ora appropriatamente «Chiese particolari»). Nella Presentazione dell’«Instrumentum laboris» n. 2 si dichiara di aver tenuto conto anche di altri pareri, osservazioni e suggerimenti. In particolare di quelli di qualificati studiosi.

È di fatto impossibile considerare tutto il materiale a questo proposito elaborato. Di questo ne siamo consapevoli. Il fatto è che l’«Instrumentum laboris» n. 2 non tiene conto nemmeno di tutte le osservazioni critiche presentate in sede sinodale (già «scartate » dalla Relatio finale); non tiene conto degli argomenti offerti da diversi libri (noti alla Segreteria del Sinodo); non tiene conto di molte critiche avanzate da qualificati periodici che possono fondatamente dirsi cattolici. Si tratta di omissioni gravi, perché i contributi critici via via offerti avrebbero meritato e meritano veramente di essere considerati ponendo essi quasi sempre questioni fondamentali per il matrimonio e per la famiglia (cristiana). Probabilmente si tratta di omissioni «volute». Omissioni che rivelano il rifiuto del consiglio dato da san Paolo ai Tessalonicesi (Prima Lettera ai Tessalonicesi, 5, 21).

Omissioni che manifestano un lavoro incompleto che può «precostituire» un orientamento dei lavori del Sinodo ordinario e può favorire conclusioni preconfezionate. Tutto ciò sorprende. Sorprendono, però, ancora di più la metodologia adottata per la redazione del documento e alcune tesi sostenute nell’«Instrumentum laboris» n. 2. Qui – sia pure molto brevemente- verranno considerate solamente tre e si insisterà sulla questione metodologica già considerata anche nei precedenti numeri di Instaurare (cfr. particolarmente n. 3/2014).

 

1) La questione metodologica

 

Sul problema metodologico Instaurare si è soffermato nel n. 3/2014 con il saggio di Daniele Mattiussi (ripreso in traduzione spagnola dalla storica rivista Verbo di Madrid, a. LIII, n. 533-534, marzo-aprile 2015). La questione – è opportuno insistere – è di metodo e di contenuto ad un tempo, poiché la ratio che ha consigliato la distribuzione del questionario, prima, e la redazione dell’«Instrumentum laboris» n. 1, poi, investe la concezione stessa della Chiesa; è un metodo, quindi, che pone come centrale la questione ecclesiologica; è un metodo che riguarda la sostanza, non solo il modo di affrontare i problemi. Ciò è evidenziato anche dall’erroneo linguaggio talvolta usato: le Chiese particolari sono definite (e trasformate) in Chiese locali dall’«Instrumentum laboris» n. 1 e dalla Relatio Synodi. Non si ebbe allora né il «coraggio morale» né la coerenza di pensiero di chiamarle comunità di base. Tali, però, esse appaiono in questo «Instrumentum laboris» n. 1, quello elaborato per i lavori del Sinodo straordinario svoltosi nell’ottobre 2014. La Chiesa è trasformata, così, in associazione che ha titolo e potere di definire le proprie finalità. La verità, quindi, che la Chiesa è chiamata a custodire e tramandare non sarebbe quella rivelata da Gesù Cristo in maniera definitiva (anche se suscettibile di approfondimento, ma eodem sensu, eademque sententia), bensì quella democraticamente elaborata lungo i secoli della storia (e continuamente rinnovata) dalle comunità locali e sintetizzata dalla Chiesa universale. La Relatio Synodi sin dalle sue parti introduttive usa coerentemente, a questo proposito, un linguaggio nuovo. La convocazione del Sinodo, per esempio, che è strumento del Papa, non viene riconosciuta come assemblea di lavoro «sotto» il Papa ma «intorno» al Papa.

E l’«Instrumentum laboris» n. 2 (che pure parla correttamente di Chiese particolari e non locali) riprende e conserva questa impostazione che va oltre la vecchia e di tanto in tanto riproposta «dottrina della collegialità episcopale», rispecchiando piuttosto la nuova dottrina della «collegialità popolare»: «tutto il popolo – scrive, infatti, il cardinale Ballestrieri presentando questo strumento di lavoro – è stato coinvolto nel processo di riflessione e approfondimento» (Presentazione).

La verità, pertanto, sarebbe storica, non metastorica; dipenderebbe dal tempo e dai tempi, non sarebbe criterio di giudizio di essi. La Chiesa non sarebbe depositaria della verità (rivelata) ma strumento per la rivelazione del contenuto sempre cangiante del pensiero elaborato nella contemporaneità e dalla contemporaneità. L’«Instrumentum laboris» n. 2 riprende, a questo proposito, le contraddizioni presenti nella Relatio Synodi già segnalate (cfr. Instaurare n. 3/2014).

 

2) La questione del personalismo

 

Ai paragrafi n. 130 e n. 131 dell’«Instrumentum laboris» n. 2 viene recepita (e, quindi, fatta propria) un’espressione della Relatio Synodi dal significato e dalle conseguenze dirompenti. Si tratta di un’espressione entrata formalmente nella cultura europeo-occidentale alla fine del secolo scorso, a partire precisamente dagli anni ‘90 del Novecento. Essa si è imposta soprattutto per l’effetto irradiante di pronunciamenti di organismi internazionali e di sentenze sia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia delle supreme Corti degli Stati. In Italia, per esempio, è stata accolta e utilizzata in diverse sentenze soprattutto della Corte di Cassazione. A loro volta Organismi e Tribunali l’hanno accolta, utilizzata, imposta e divulgata perché essa piano piano si è diffusa nel modo di pensare generale in virtù di un insistente bombardamento ideologico che ha favorito «letture» discutibili di norme positive anche molto anteriori agli anni ‘90 del Novecento, ed ha «aperto» a nuovi costumi.

Si tratta dell’espressione «orientamento sessuale» (che taluni definiscono «identità erotica»), la quale sostituisce il sesso. Essa segna il passaggio dall’ordine naturale  all’«ordine» ideologico e rappresenta il tentativo di sostituire le relazioni sociali basate sulla natura con le relazioni meramente antropologiche. In altre parole si passa dal biologico al «culturale». Se tutto è «culturale» in senso antropologico (quindi, non umanistico), tutto è possibile e lecito, perché tutto dipende esclusivamente dalla volontà degli esseri umani. L’«Instrumentum laboris» n.2 recepisce, dunque, acriticamente un’espressione che, sul piano culturale, è «rivoluzionaria» in quanto si pone in aperto contrasto con l’ordine naturale, vale a dire con l’ordine della creazione. E ciò nonostante sia riconosciuta in questa tesi una contraddizione, sottolineata apertamente al n. 8 dello stesso «Instrumentum laboris». Il fatto è che la cultura cattolica è attualmente ipotecata dalla cultura liberale.

Essa è figlia di un’errata concezione della persona che non è quella «classica»; quella, per esempio, proposta da Severino Boezio (Rationalis naturae individua substantia), ma quella elaborata dalle dottrine apparentemente opposte ma sostanzialmente subordinate alle teorie individualistiche proposte dalla Modernità. Anche l’«Instrumentum laboris» n.2 è ipotecato dalla dottrina del personalismo contemporaneo (si vedano, in particolare, i nn. 7, 17, 35, 109), la quale è una forma di radicale individualismo. Questa porta a rivendicare come diritto la piena realizzazione della persona (rectius della sua volontà); a farne il centro di tutta la storia; a sostenere che ogni persona deve essere accolta con la sua «esistenza concreta», vale a dire «così come essa si manifesta»; a erigerla a «entità sacra» inviolabile nella sua sfera nella quale è interdetto ogni intervento fosse anche solamente magisteriale.

 

3) La questione dell’«irreversibilità»

Nella vita molte «cose» sono irreversibili. Irreversibile, per esempio, è la propria esistenza; irreversibile è la paternità o la maternità; irreversibile è un’offesa (il famoso «pugno dato» di manzoniana memoria); irreversibile è la morte. Altre «cose» sono definite tali, ma irreversibili non sono affatto. Non sono affatto irreversibili, per esempio, le situazioni di ingiustizia e di peccato, dalle quali non solamente si può uscire, ma si deve uscire. Come si vede la «irreversibilità» è data dalle «cose», non dalle definizioni, tanto meno dalle definizioni arbitrarie. Sorprende, pertanto, che la Segreteria del Sinodo «assuma» come irreversibili stati e condizioni che tali non sono. Chi leggesse l’«Instrumentum laboris», pubblicato il 23 giugno 2015, troverebbe con sorpresa la rinuncia a considerare la Chiesa madre e maestra. Meglio, troverebbe una implicita ma reale accettazione della trasformazione della Chiesa medesima.

Questo «Instrumentum laboris» n. 2 non dovrebbe limitarsi, infatti, a «registrare» la situazione sociologica della Chiesa militante. Esso, avendo per titolo e per oggetto «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo», non dovrebbe accontentarsi di «prendere atto» dell’effettività. Il titolo e l’oggetto imporrebbero di essere «propositivi», non «riassuntivi»; imporrebbero di presentare il matrimonio e la famiglia come essi sono secondo il loro ordine naturale e, perciò, come debbono essere. Invece nel documento si «oscilla» tra effettività e realtà; spesso si scambia la seconda con la prima,commettendo un errore teoretico e, conseguentemente, metodologico.

Considerando il problema dell’integrazione dei divorziati «risposati» civilmente nella comunità cristiana (n. 121), si afferma che è «opportuno un discernimento da parte dei pastori circa l’irreversibilità della situazione» dei divorziati risposati civilmente. Come dire che ci possono essere casi di adulterio o di adulterio/concubinato dai quali non si può uscire. Spesso, a tal fine, si invocano ragioni di giustizia. Per esempio le obbligazioni verso i figli. Non si considera nemmeno il dovere della fedeltà verso il vero coniuge; non si considerano nemmeno le obbligazioni verso i figli nati nel vero matrimonio. Si invocano queste obbligazioni solo per il secondo o terzo «matrimonio». Non ci si preoccupa dello scandalo pubblico che si procura vivendo in quella situazione dalla Segreteria del Sinodo considerata in taluni casi «irreversibile»; non si considera che non si vuole il bene della persona se si vive con questa in stato di peccato; non si porta attenzione sul fatto che a eventuali figli non è certo d’esempio la vita che si conduce in stato di adulterio o di adulterio/concubinato. Non può esserci «irreversibilità» in questi casi. Intendiamoci: ognuno deve rispondere di ciò che fa, delle obbligazioni legittime assunte. Non si possono, per esempio, mettere nel nulla i doveri verso i figli, anche verso i figli procreati nel cosiddetto secondo «matrimonio». I doveri vanno rispettati. Caso per caso bisognerà valutare come. Queste questioni non possono, però, essere erette a giustificazione del disordine morale. Tutti abbiamo il dovere di correggerci. L’unico modo di correggerci in questi casi è quello di abbandonare innanzitutto l’errore, assumendo tutte le responsabilità.

La Chiesa non può legittimare ciò che è contro l’ordine naturale e, quindi, contro la volontà di Dio. Gesù Cristo chiede, infatti, all’adultera di «non peccare più» (Gv. 8, 1-11); di abbandonare la sua situazione di peccato e di disordine. Questo abbandono è condizione del perdono. La misericordia postula, infatti, innanzitutto la conversione. Quando, dunque, si parla di «irreversibilità» è necessario precisare che cosa è irreversibile per non rendere tale il peccato. Se la Chiesa cercasse di rendere irreversibile il peccato tradirebbe la sua missione; si farebbe strumento di Satana, non di Dio; non sarebbe né madre né maestra. Essa non è chiamata a «giustificare» quanto accade nella storia ma a «giudicare» l’accaduto e la storia. In altre parole essa non può e non deve farsi discepola del «mondo», ma deve essere per esso luce e guida.

 

4) La questione del male e del peccato come possibili percorsi per il bene.

 

L’«Instrumentum laboris» n. 2 insiste nel proporre un orientamento già emerso nella Relatio Synodi, secondo il quale la Chiesa dovrebbe dotarsi di una nuova pastorale per i divorziati «risposati» e per i conviventi. Si tratterebbe di «cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze» (n. 98). In altre parole si tratterebbe di scoprire i germi «del Verbo che vi si trovano nascosti, per valorizzarli, fino alla pienezza dell’unione sacramentale» (n. 99). Dunque, anche il disordine morale sarebbe caratterizzato da elementi di bene, che andrebbero individuati. Anche il male, perciò, dovrebbe essere connotato come bene.

Al fondo di simili affermazioni sta la tesi gnostica, per la quale il male sarebbe un «momento» del bene, a questo necessario, Il pensiero gnostico moderno e contemporaneo riuscirebbe, così, in un intento che l’esperienza rivela impossibile: l’eliminazione del problema del male. Non è facile per l’uomo comune e ancor meno per il cristiano comprendere come l’adulterio possa essere un bene, sia pure germinale.

Nel caso dei divorziati «risposati» non si tratta di un matrimonio civile, cioè «naturale». Il «matrimonio» dei divorziati «risposati» è un non-matrimonio, vale a dire un matrimonio impossibile. È un «matrimonio» arbitrariamente ed assurdamente definito tale. Del matrimonio, perciò, non presenta e non può presentare elementi. Sul piano morale questo «matrimonio» presenta caratteristiche di male più gravi delle convivenze fra persone eterosessuali libere da vincoli e da obbligazioni. Nemmeno queste, comunque, presentano «germi del Verbo», perché rappresentano de facto il rifiuto del matrimonio senza, però, l’aggravante dell’infedeltà, del tradimento, del misconoscimento di obbligazioni naturali liberamente contratte.

 

5) Appunto conclusivo.

 

L’«Instrumentum laboris» n. 2 rivela una singolare concezione della morale sia per quel che attiene alle persone divorziate ma non risposate (n. 118) sia per quel che attiene ai divorziati «risposati» che vivono in continenza (n. 119). Per quel che attiene alle persone divorziate non risposate l’«Instrumentum laboris» n. 2 non opera alcuna distinzione. Non distingue, per esempio, tra divorzio subito e divorzio consensuale e/o richiesto. Il divorzio è sempre un male. Mai va accettato, nemmeno in condizioni limite. L’unico rimedio a un matrimonio fallito è la separazione cui, comunque, si può moralmente ricorrere solamente nei casi veramente limite. Quindi le persone divorziate possono avere responsabilità morali che vanno valutate.

Per quel che attiene ai divorziati risposati» va rilevato che, oltre alla valutazione della questione divorzio, il fatto di essere «risposati» è una colpa non lieve anche se si trovano a vivere in continenza. Questi non possono accedere ai sacramenti, perché, oggettivamente parlando, vivono in uno stato di peccato e di peccato pubblico. Ci sembra, pertanto, molto grave il suggerimento che fa seguito alla «catechesi telefonica» recentemente inaugurata, secondo la quale questi cristiani potrebbero accostarsi ai sacramenti anche se dovrebbero farlo in un luogo in cui non sia nota la loro condizione (n. 119).

La morale è una «cosa» seria,troppo seria per essere lasciata nelle mani di chi erroneamente si reputa suo signore. Nemmeno il Papa può cambiare l’ordine delle cose. Nemmeno lui è signore della morale.

 

 

Instaurare omnia in Cristo, Anno XLIV, n. 2, maggio agosto 2015