domenica 1 novembre 2020

Le litanie dei Santi nel Rito Romano antico





domenica 1 novembre 2020

Litanie dei Santi (Messale Romano Antico) - Regina Sanctorum omnium, intercede pro nobis!

La chiesa cattolica l’1 novembre fa memoria di tutti i santi. Come il rito è ripetizione, ma è sempre nuovo nel sacrificio di Cristo che è reso presente come fosse la prima ultima unica volta, così la 'santa routine' della ripetitività ci invita a solennizzare la Ricorrenza di oggi. I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine.
Una volta ancora estraiamo dai tesori della Chiesa quelle ricchezze spirituali che rischierebbero di cadere nell'oblìo se non le custodissimo, continuando a praticarle. Tra l'altro è di tutta evidenza come la pratica devozionale sia anche foriera di insegnamenti perché, oltre ai nomi dei Santi consegnati alla nostra memoria e a cui chiedere l'intercessione, ad ogni invocazione corrispondono verità di fede che la prassi consente di interiorizzare, anche ora che troppo si sorvola e spesso si taglia selvaggiamente.
Buona Festa di Ognissanti a tutti! 


Vedi precedenti nel blog [qui - qui]


Le Litanie proposte alla nostra devozione sono accompagnate da un commento storico-teologico (ripreso qui) rielaborato a partire dalle informazioni contenute nel Liber Sacramentorum del beato Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. Per aiutare la fluidità della recita ve ne ripropongo in calce il testo latino.

Litanie dei Santi

(dal Messale Romano Vetus Ordo)


Anticamente, ogni diocesi e ogni monastero aveva le proprie litanie dei Santi, con i nomi dei loro patroni e dei loro beati, che venivano recitate al termine dell'Ufficio Mattutino e durante le processioni. Quello Romano, compostosi attorno al III secolo, inizialmente con gli stessi nomi dei Santi ricordati nel Canone Eucaristico, presto prevalse sugli altri, assumendo diffusione pressoché universale nel rito latino, con poche aggiunte esplicitamente concesse.
La preghiera inizia con delle invocazioni direttamente alla SS. Trinità, secondo l'uso delle antiche ektenie: i Kyrie eleison vengono ripetuti due volte, giusta le prescrizioni antecedenti a S. Gregorio, e non tre come alla Messa.


Kyrie, eleison.
Christe, eleison.
Kyrie, eleison.
Christe, audi nos.
Christe, exaudi nos.
Pater de caelis, Deus, miserere nobis.
Fili, Redemptor mundi, Deus,
Spiritus Sancte, Deus,
Sancta Trinitas, unus Deus, Signore, abbi misericordia.
Cristo, abbi misericordia.
Signore, abbi misericordia.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici
Padre del cielo, Dio, abbi pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, Dio,
Spirito Santo, Dio,
Santa Trinità, unico Dio,


La prima ad essere onorata è ovviamente la beatissima e sempre vergine Genitrice di Dio, la quale è invocata ben tre volte con tre differenti titoli (che poi saranno i primi tre delle Litanie Lauretane): col nome di Maria, coll'attributo di Deipara e coll'attributo di Vergine, i quali sono i titoli spettanti alla Madre di Dio in tutte le preghiere antiche. Seguono le preghiere ai Santi Angeli e Arcangeli: seppure i padri della Chiesa, tanto orientali quanto occidentali, ci tramandano i nomi di altri Arcangeli, tratti dalle tradizioni giudaiche, quali Uriele, Gemaliele etc., la Chiesa Romana ha sempre considerato soltanto i tre di cui parla la Scrittura.
Si aggiungono poi il precursore del Messia, il Battista, il padre putativo di Gesù, San Giuseppe, e genericamente i patriarchi e i profeti d'Israele.


Sancta Maria, ora pro nobis.
Sancta Dei Genetrix,
Sancta Virgo virginum,
Sancte Michael,
Sancte Gabriel,
Sancte Raphael,
Omnes sancti Angeli et Archangeli,
Omnes sancti beatorum Spirituum ordines,
Sancte Ioannes Baptista,
Sancte Ioseph,
Omnes sancti Patriarchae et Prophetae Santa Maria, prega per noi.
Santa Genitrice di Dio,
Santa Vergine tra le vergini,
San Michele,
San Gabriele,
San Raffaele,
Santi Angeli ed Arcangeli tutti,
Sante schiere tutte degli spiriti beati,
San Giovanni Battista,
San Giuseppe,
Santi Patriarchi e Profeti tutti


Seguono poi i dittici dei Santi Apostoli, nel medesimo ordine in cui sono invocati nel Canone Romano. Lo Schuster nota come Barnaba, per via del suo stretto legame con San Paolo, preceda i due Evangelisti non discepoli in tutti gli elenchi pervenutici.


Sancte Petre,
Sancte Paule,
Sancte Andrea,
Sancte Iacobe,
Sancte Ioannes,
Sancte Thoma,
Sancte Iacobe,
Sancte Philippe,
Sancte Bartolomaee,
Sancte Matthaee,
Sancte Simon,
Sancte Thaddaee,
Sancte Matthia,
Sancte Barnaba,
Sancte Luca,
Sancte Marce,
Omnes sancti Apostoli et Evangelistae,
Omnes sancti discipuli Domini, San Pietro,

Seguono poi i nomi dei Martiri di Cristo: dopo i Santi Innocenti e il protomartire Stefano, compaiono alcuni dei martiri più celebrati a Roma, tra cui Fabiano e Sebastiano. Più tardiva è probabilmente l'introduzione dei Santi Gervasio e Protasio, i cui corpi furono rinvenuti da S. Ambrogio a Milano.


Omnes sancti Innocentes,
Sancte Stephane,
Sancte Laurenti,
Sancte Vincenti,
Sancti Fabiane et Sebastiane,
Sancti Iohannes et Paule,
Sancti Cosma et Damiane,
Sancti Gervasi et Protasi,
Omnes sancti martyres, 

Seguono poi i Santi Confessori, il cui culto è decisamente successivo a quello dei martiri. Essi, inizialmente visti come quelli che avevano patito esili, prigionie e tormenti ma non il martirio, sono generalmente coloro che hanno testimoniato con ardore la vera fede, senza però versare il proprio sangue per Cristo. I primi Santi non martiri a ricevere culto pubblico e memoria liturgica furono S. Silvestro Papa e S. Martino, ivi citati. Oggi, pur essendo i Confessori la grande maggioranza dei Santi della Chiesa, essi hanno solo un breve spazio nelle Litanie, perché a cagione della loro antichità sono mantenuti solo i primi Confessori: S. Gregorio Papa, S. Agostino d'Ippona, S. Ambrogio di Milano, e l'autore della Vulgata S. Girolamo. S. Nicola fu aggiunto nel Medioevo per via della grande devozione popolare sviluppatasi attorno al X secolo, ed è l'unico Santo Orientale (eccettuati ovviamente gli Apostoli) che ha il privilegio della memoria nelle litanie romane.


Sancte Sylvester,
Sancte Gregori,
Sancte Ambrosi,
Sancte Augustine,
Sancte Hieronyme,
Sancte Martine,
Sancte Nicolae,
Omnes sancti Pontifices et Confessores,
Omnes sancti Doctores, San Silvestro

Una breve sezione, aggiunta nel tardo Medioevo, è riservata ai fondatori dei maggiori ordini religiosi della Chiesa Cattolica. Altri ordini religiosi, i cui fondatori ivi non son ricordati, ottennero privilegio di citare il proprio (i Certosini possono nominare S. Bruno, etc.). Infine, si fa una memoria collettiva di tutti i Santi che sono stati religiosi a qualche titolo.


Sancte Antoni,
Sancte Benedicte,
Sancte Bernarde,
Sancte Dominice,
Sancte Francisce,
Omnes sancti Sacerdotes et Levitae,
Omnes sancti Monachi et Eremitae


Infine, secondo l'ordine né cronologico né logico delle litanie della Vigilia Pasquale nonché del Canone Romano, sono citate le Sante, e in particolare le Vergini Martiri, romane e non, dei primi secoli. La locuzione "Vedove" nell'invocazione generale alla fine fu introdotta per tutte quelle Sante che sono state canonizzate pur non morte vergini né subendo il martirio.


Sancta Maria Magdalena,
Sancta Agatha,
Sancta Lucia,
Sancta Agnes,
Sancta Caecilia,
Sancta Catharina,
Sancta Anastasia,
Omnes sanctae Virgines et Viduae

Dopo l'invocazione riassuntiva ai Santi e due brevi acclamazioni a Iddio, iniziano le suppliche di liberazione, nelle quali si chiede che il Signore buono e filantropo storni da noi ogni disgrazia umana, diabolica e naturale. Questa parte delle litanie è particolarmente importante nella processione delle Rogazioni, specie per le richieste inerenti al clima e alle calamità naturali, e si recita subito prima della benedizione dei campi.
Lo Schuster precisa che per "morte sempiterna" s'intende la morte dell'impenitente, sicuramente destinato alla dannazione perpetua.


Omnes Sancti et Sanctae Dei, intercedite pro nobis.
Propitius esto, parce nos, Domine.
Propitius esto, exaudi nos, Domine.
Ab omni malo, libera nos, Domine.
Ab omni peccato,
Ab ira tua,
A subitanea et improvisa morte,
Ab insidiis diaboli,
Ab ira et odio et omni mala voluntate,
A spiritu fornicationis,
A fulgure et tempestate,
A flagello terraemotus,
A peste, fame et bello,
A morte perpetua, 

[Santi e Sante tutti di Dio, intercedete per noi.
Sii indulgente, risparmiaci, o Signore.
Sii indulgente, ascoltaci, o Signore.
Da ogni malvagità, liberaci, o Signore.
Da ogni peccato,
Dalla tua ira,
Dalla morte improvvisa e inaspettata,
Dalle insidie del demonio,
Dall’ira, dall’odio e da ogni desiderio cattivo, Dallo spirito d’immondezza,
Dal fulmine e dalla tempesta,
Dal flagello del terremoto,
Dalla pestilenza, dalla carestia e dalla guerra, Dalla morte sempiterna]


In seguito, si chiede ancora l'aiuto di Dio, invocandolo in virtù dei misteri della Redenzione, secondo l'ordine e l'elenco proposto dall'antica anamnesi Romana della Consacrazione.


Per mysterium sanctae Incarnationis tuae,
Per adventum tuum,
Per nativitatem tuam,
Per baptismum et sanctum ieiunium tuum,
Per crucem et passionem tuam,
Per mortem et sepulturam tuam,
Per sanctam resurrectionem tuam,
Per admirabilem ascensionem tuam,
Per adventum Spiritus Sancti Paracliti,
In die iudicii, Per il mistero della tua santa Incarnazione,

[Per il tuo Avvento,
Per il tuo Natale,
Per il tuo Battesimo e il tuo santo digiuno,
Per la tua Croce e la tua Passione,
Per la tua Morte e la tua Sepoltura,
Per la tua santa Risurrezione,
Per la tua mirabile Ascensione,
Per la discesa dello Spirito Santo Paraclito,
Nel giorno del giudizio,]


Segue l'ektenia, secondo il modello che ancor oggi è contenuto nelle liturgie greche, e che tradisce l'origine antichissima di queste litanie; in queste orazioni si prega anzitutto per le nostre necessità, in secondo luogo per il Papa e per tutti gli Ordini Religiosi (intesi non già come congregazioni monastiche o conventuali, che non esistevano al tempo in cui fu scritta questa preghiera, ma bensì come vescovi, sacerdoti, monaci, diaconi e suddiaconi; si noti che in questo punto non si fa menzione del vescovo locale, a cagione del carattere prettamente romano di questa liturgia, per cui non occorreva nominare altri vescovi oltre al Papa), per l'umiliazione dei nemici di Dio (intesa come la loro conversione alla retta fede), per lα Santa Liturgia (chiamate col nome di servitium, calco del greco λειτουργία), etc.
Si conclude nuovamente colle invocazioni a Nostro Signore, comprese dell'Agnus Dei, e col Padre Nostro.


Peccatores, te rogamus, audi nos.
Ut nobis parcas,
Ut nobis indulgeas,
Ut ad veram paenitentiam nos perducere digneris,
Ut Ecclesiam tuam sanctam regere et conservare digneris,
Ut domum Apostolicum et omnes ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris,
Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris,
Ut regibus et principibus christianis pacem et veram concordiam donare digneris,
Ut cuncto populo christiano pacem et unitatem largiri digneris,
Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris,
Ut nosmetipsos in tuo sancto servitio confortare et conservare digneris,
Ut mentes nostras ad caelestia desideria erigas,
Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas,
Ut animas nostras, fratrum, propinquorum et benefactorum nostrorum ab aeterna damnatione eripias,
Ut fructus terrae dare et conservare digneris,
Ut omnibus fidelibus defunctis requiem aeternam donare digneris,
Ut nos exaudire digneris,
Fili Dei,

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
parce nobis, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
exaudi nos, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.

Christe, audi nos.
Christe, exaudi nos.
Kyrie, eleison.
Christe, eleison.
Kyrie, eleison.

Pater Noster …
Et ne nos inducas in tentationem.
Sed libera nos a malo. 

[Pur peccatori, ti preghiamo, ascoltaci.
Perché tu ci risparmi,
Perché tu ci perdoni,
Perché tu ti degni di condurci a vera penitenza,
Perché tu ti degni di preservare e governare la tua santa Chiesa,
Perché tu ti degni di preservare l’Apostolico Signore il Papa e tutti gli Ordini Religiosi nel santo zelo religioso,
Perché tu ti degni di umiliare tutti i nemici della Santa Chiesa,
Perché tu ti degni di far dono di pace e di vera concordia ai sovrani e ai principi cristiani,
Perché tu ti degni di donare pace ed unità a tutto il popolo cristiano,
Perché tu ti degni di ricondurre all’unità della Chiesa tutti gli erranti, e di portare tutti gli infedeli alla luce del Vangelo,
Perché tu ti degni di supportarci e preservarci nel tuo santo servizio liturgico,
Perché elevi le nostre menti ai desideri celesti,
Perché ricompensi coi beni eterni i nostri benefattori,
Perché salvi dalla dannazione eterna le anime nostre, dei nostri fratelli, parenti e dei nostri benefattori,
Perché tu ti degni di concedere e conservare i frutti della terra,
Perché tu ti degni di donare a tutti i fedeli defunti l’eterno riposo,
Perché tu ti degni d’esaudirci,
O Figlio di Dio,

Agnello di Dio, che porti su di te i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio, che porti su di te i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio, che porti su di te i peccati del mondo, abbi misericordia di noi.

Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici
Signore, abbi misericordia.
Cristo, abbi misericordia.
Signore, abbi misericordia.

Padre Nostro …
E non c’indurre in tentazione.
Ma liberaci dal Maligno.]


La recita del salmo LXIX in questo punto fu introduzione medievale, ma lo Schuster nota che il tono di questo salmo ben si adattava al clima nel quale la provvidenza volle che S. Mamerto istituisse per il bene del suo popolo le Rogazioni.


Deus, in adjutórium meum inténde: * Dómine ad adjuvándum me festína.
Confundántur et revereántur, qui quærunt ánimam meam. * Avertántur retrórsum, et erubéscant, qui volunt mihi mala.
Avertántur statim erubescéntes, * qui dicunt mihi: Euge, euge.
Exsúltent et læténtur in te omnes qui quærunt te, * et dicant semper : Magnificétur Dóminus: qui díligunt salutáre tuum.
Ego vero egénus et pauper sum:* Deus ádjuva me.
Adjútor meus, et liberátor meus es tu: * Dómine, ne moréris.
Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, * et in sæcula sæculórum. Amen 

[O Dio, vieni in mio aiuto: * Signore, affrettati ad aiutarmi.
Siano confusi e presi da timore quei che perseguitano l’anima mia. * Arretrino e arrossiscano quelli che mi voglion male.
Arretrino subito, rossi in volto, * quelli che mi dicono: Bene, bene.
Esultino e gioiscano in te tutti quei che ti cerano, * e sempre dicano: Sia esaltato il Signore, coloro che amano la tua salvezza. Io invece son povero, e indigente: * Iddio, aiutami!
Mio aiuto e mio liberatore sei tu: * O Signore, non tardare.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Com’era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.]


Seguono infine una serie di versetti d'invocazione, derivati dalle antiche litanie diaconali del rito romano, conservatesi sino al VII secolo almeno (mentre nei riti greci sopravvivono ancor oggi, in quelli latini restano solo nelle preci feriali dell'Ufficio Divino); particolarmente importante è la preghiera per gli assenti, raccomandata pure da S. Benedetto.


V. Salvos fac servos tuos.
R. Deus meus, sperantes in te.
V. Esto nobis, Domine, turris fortitudinis.
R. A facie inimici.
V. Nihil proficiat inimicus in nobis.
R. Et filius iniquitatis non apponat nocere nobis.
V. Domine, non secundum peccata nostra facias nobis.
R. Neque secundum iniquitates nostras retribuas nobis.

V. Oremus pro Pontifice nostro N.
R. Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.

V. Oremus pro benefactoribus nostris.
R. Retribuere dignare, Domine, omnibus nobis bona facientibus propter nomen tuum, vitam aeternam. Amen.
V. Oremus pro fidelibus defunctis.
R. Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.
V. Requiescant in pace.
R. Amen.

V. Pro fratribus nostris absentibus.
R. Salvos fac servos tuos, Deus meus, sperantes in te.
V. Mitte eis, Domine, auxilium de sancto.
R. Et de Sion tuere eos.
V. Domine, exaudi orationem meam.
R. Et clamor meus ad te veniat.
V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo. 


[V. Salva i tuoi servi.
R. O Dio mio, quelli che in te sperano.
V. Sii per noi, o Signore, una torre di fortezza.
R. Contro il nemico.
V. Il nemico non prevalga per nulla su di noi.
R. E il figlio dell’iniquità non s’appresti a farci del male.
V. Signore, non renderci conto dei nostri peccati.
R. E non darci ricompensa secondo le nostre iniquità.

V. Preghiamo per il nostro Papa N.
R. Il Signore lo preservi, gli dia forza e lo renda beato su tutta la terra, e non lo faccia cadere nelle mani dei suoi nemici.

V. Preghiamo per i nostri benefattori.
R. Degnati, o Signore, di ricompensare con la vita eterna tutti quelli che ci fanno del bene a motivo del tuo nome. Amen.
V. Preghiamo per i fedeli defunti.
R. L’eterno riposo donagli, o Signore, e la luce perpetua gli risplenda.
V. Riposino nella pace.
R. Amen.

V. Per i nostri fratelli assenti.
R. Salva i tuoi servi, o Dio mio, che sperano in te.
V. Mandagli aiuto, o Signore, dal tuo santuario.
R. E da Sion proteggili.
V. Signore, ascolta la mia preghiera.
R. E il mio grido giunga a te.
V. Il Signore sia con voi.
R. E con lo spirito tuo.]



Infine, si riportano le Collette Sacerdotali di conclusione, con la nota necessaria che, pur parte del rito delle Litanie dei Santi quando esse sono celebrate singolarmente, esse si omettono alle Rogazioni, essendo supplite dalla Colletta della Messa.


Oremus:
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere: suscipe deprecationem nostram; ut nos, et omnes famulos tuos, quos delictorum catena constringit, miseratio tuae pietatis clementer absolvat

Exaudi, quaesumus, Domine, supplicum preces, et confitentium tibi parce peccatis: ut pariter nobis indulgentiam tribuas benignus et pacem.

Ineffabilem nobis, Domine, misericordiam tuam clementer ostende: ut simul nos et a peccatis omnibus exuas, et a poenis quas pro his meremur, eripias.

Deus, qui culpa offenderis, paenitentia placaris: preces populi tui supplicantis propitius respice; et flagella tuae iracundiae, quae pro peccatis nostris meremur, averte.

Omnipotens sempiterne Deus, miserere famulo tuo Pontifici nostro N., et dirige eum secundum tuam clementiam in viam salutis aeternae: ut, te donante, tibi placita cupiat, et tota virtute perficiat.

Deus, a quo sancta desideria, recta consilia, et iusta sunt opera: da servis tuis illam, quam mundus dare non potest, pacem; ut et corda nostra mandatis tuis dedita, et, hostium sublata formidine, tempora sint tua protectione tranquilla.

Ure igne Sancti Spiritus renes nostros et cor nostrum, Domine: ut tibi casto corpore serviamus, et mundo corde placeamus.

Fidelium, Deus omnium Conditor et Redemptor, animabus famulorum famularumque tuarum remissionem cunctorum tribue peccatorum: ut indulgentiam, quam semper optaverunt, piis supplicationibus consequantur

Actiones nostras, quaesumus, Domine, aspirando praeveni et adiuvando prosequere: ut cuncta oratio et operatio a te semper incipiat et per te coepta finiatur.

Omnipotens sempiterne Deus, qui vivorum dominaris simul et mortuorum, omniumque misereris, quos tuos fide et opere futuros esse praenoscis: te supplices exoramus; ut pro quibus effundere preces decrevimus, quosque vel praesens saeculum adhuc in carne retinet vel futurum iam exutos corpore suscepit, intercedentibus omnibus Sanctis tuis, pietatis tuae clementia, omnium delictorum suorum veniam consequantur. Per Dominum nostrum Iesum Christum.

V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.
V. Exaudiat nos omnipotens et misericors Dominus.
R. Amen.
V. Et fidelium animae per misericordiam Dei requiescant in pace.
R. Amen. 


[Preghiamo:
O Dio, a cui si addice aver sempre misericordia e risparmiarci: accetta la nostra preghiera; acciocché noi e tutti i tuoi servi che son presi dai vincoli del peccato siamo assolti con clemenza dalla tua misericordia.

Ascolta, o Signore, te ne preghiamo, le preghiere dei supplici, e risparmia i peccati di chi ti loda; e donaci, benigno, pace e perdono.

O Signore, mostraci con clemenza la tua ineffabile misericordia, affinché tu ci mondi da tutti i nostri peccati e ci liberi dalle pene che a loro cagione abbiamo meritato.

O Dio, che sei offeso dalla colpa e placato dalla penitenza: guarda benigno alle preghiere del popolo che ti supplica, e storna da noi i flagelli della tua ira, che abbiamo meritato coi nostri peccati.

Dio onnipotente ed eterno, abbi misericordia del tuo servo, il nostro Pontefice N., e guidalo secondo la tua clemenza alla via dell’eterna salvezza, affinché, per tuo dono, desideri ciò che a te e gradito e sia perfetto nella virtù.

O Dio, da cui vengono i desideri santi, le idee buone e le opere oneste: dà ai tuoi servi quella pace che il mondo non è in grado di dare; affinché i nostri cuori sian dediti ai tuoi comandamenti, e, stornata la paura dei nemici, ogni tempo sia tranquillo per tua protezione.

Infiamma col fuoco del Santo Spirito le nostre viscere e il nostro cuore, o Signore, affinché ti serviamo con corpo casto, e ti siamo graditi con cuore puro. O Dio di tutti Creatore e Redentore, concedi la remissione dei peccati alle anime dei tuoi servi e delle tue serve tutte, perché con le loro devote preghiere ottengono il perdono che sempre hanno sperato.


Signore, guida le nostre azioni col tuo spirito, te ne preghiamo, e falle proseguire col tuo aiuto: affinché ogni azione e preghiera abbia in te il suo inizio e, una volta iniziata, il suo fine.

Dio onnipotente ed eterno, che hai egualmente potere sui vivi e sui morti, abbi pietà di tutti coloro che sai che saranno tuoi per fede e per opera: te ne preghiamo supplici, affinché coloro per cui abbiamo voluto innalzare orazioni, sia quelli che ancora il mondo presente trattiene nella carne, sia quelli che il mondo futuro ha già ricevuto, usciti dal corpo, per l’intercessione di tutti i tuoi Santi e per la tua clemenza, ottengano il perdono di tutti i loro peccati.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.


V. Il Signore sia con voi.
R. E collo spirito tuo.
V. Ci esaudisca il Signore Onnipotente e misericordioso.
R. Amen.
V. E le anime dei fedeli, per la misericordia di Dio, riposino nella pace.
R. Amen.]


* * *Il testo delle Litanie per la recita fluida e concentrata.


Kyrie, eléison. Kyrie, eléison.
Christe, eléison. Christe, eléison.
Kyrie, eléison. Kyrie, eléison.
Pater de cælis Deus, miserére nobis.
Fili, Redemptor mundi, Deus, miserére nobis Spiritus Sancte, Deus, miserére nobis
Sancta Trinitas, unus Deus, miserére nobis.
Sancta Maria, ora pro nobis.
Sancta Dei Genetrix, ora pro nobis.
Sancta Virgo virginum, ora pro nobis.
Sancte Michael, ora pro nobis.
Sancte Gabriel, ora pro nobis.
Sancte Raphael, ora pro nobis.
Omnes sancti Angeli et Archangeli, orate pro nobis.
Omnes sancti beatorum Spirituum ordines, orate pro nobis.
Sancte Ioannes Baptista, ora pro nobis.
Sancte Ioseph, ora pro nobis.
Omnes sancti Patriarchae et Prophetae, orate pro nobis.
Sancte Petre, ora pro nobis.
Sancte Paule, R. Sancte Andrea, ora pro nobis.
Sancte Iacobe (maior), ora pro nobis.
Sancte Ioannes, ora pro nobis.
Sancte Thoma, ora pro nobis.
Sancte Iacobe (minor), ora pro nobis.
Sancte Philippe, ora pro nobis.
Sancte Bartolomaee, ora pro nobis.
Sancte Matthaee, ora pro nobis.
Sancte Simon, ora pro nobis.
Sancte Thaddaee, ora pro nobis.
Sancte Matthia, ora pro nobis.
Sancte Barnaba, ora pro nobis.
Sancte Luca, ora pro nobis.
Sancte Marce, ora pro nobis.
Omnes sancti Apostoli et Evangelistae, orate pro nobis.
Omnes sancti discipuli Domini, orate pro nobis.
Omnes sancti Innocentes, orate pro nobis.
Sancte Stephane, ora pro nobis.
Sancte Laurenti, ora pro nobis.
Sancte Vincenti, ora pro nobis.
Sancti Fabiane et Sebastiane, ora pro nobis.
Sancti Ioannes et Paule, ora pro nobis.
Sancti Cosma et Damiane, ora pro nobis.
Sancti Gervasi et Protasi, ora pro nobis.
Omnes sancti martyres, orate pro nobis.
Sancte Sylvester, ora pro nobis.
Sancte Gregori, ora pro nobis..
Sancte Ambrosi, ora pro nobis.
Sancte Augustine, ora pro nobis.
Sancte Hieronyme, ora pro nobis.
Omnes sancti Pontifices et Confessores, orate pro nobis.
Omnes sancti Doctores, orate pro nobis.
Sancte Antoni, ora pro nobis.
Sancte Benedicte, ora pro nobis.
Sancte Bernarde, ora pro nobis.
Sancte Dominice, ora pro nobis.
Sancte Francisce, ora pro nobis.
Omnes sancti Sacerdotes et Levitae orate pro nobis.
Omnes sancti Monachi et Eremitae, orate pro nobis.
Sancta Anna, ora pro nobis.
Sancta Maria Magdalena, ora pro nobis.
Sancta Agatha, ora pro nobis.
Sancta Lucia, ora pro nobis.
Sancta Agnes, ora pro nobis.
Sancta Caecilia, ora pro nobis.
Sancta Catharina, ora pro nobis.
Sancta Anastasia, ora pro nobis.
Omnes sanctae Virgines et Viduae, orate pro nobis.
Omnes Sancti et Sanctae Dei, intercedite pro nobis.
Propitius esto parce nos, Domine.
Propitius esto, exaudi nos, Domine.
Ab omni malo, libera nos, Domine.
Ab omni peccato, libera nos, Domine.
Ab ira tua, libera nos, Domine.
A subitanea et improvisa morte, libera nos, Domine.
Ab insidiis diaboli, libera nos, Domine.
Ab ira et odio et omni mala voluntate, libera nos, Domine.
A spiritu fornicationis, libera nos, Domine.
A fulgure et tempestate, libera nos, Domine.
A flagello terraemotus, libera nos, Domine.
A peste, fame et bello, libera nos, Domine.
A morte perpetua, libera nos, Domine.
Per mysterium sanctae Incarnationis tuae, libera nos, Domine.
Per adventum tuum, libera nos, Domine.
Per nativitatem tuam, libera nos, Domine.
Per baptismum et sanctum ieiunium tuum, libera nos, Domine.
Per crucem et passionem tuam, libera nos, Domine..
Per mortem et sepulturam tuam, libera nos, Domine.
Per sanctam resurrectionem tuam, libera nos, Domine.
Per admirabilem ascensionem tuam, libera nos, Domine.
Per adventum Spiritus Sancti Paracliti, libera nos, Domine.
In die iudicii, libera nos, Domine.
Peccatores, te rogamus, audi nos.
Ut nobis parcas, te rogamus, audi nos..
Ut nobis indulgeas, te rogamus, audi nos.
Ut ad veram paenitentiam nos perducere digneris, te rogamus, audi nos.
Ut Ecclesiam tuam sanctam regere et conservare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut domum Apostolicum et omnes ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut regibus et principibus christianis pacem et veram concordiam donare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut cuncto populo christiano pacem et unitatem largiri digneris, te rogamus, audi nos.
Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris, te rogamus, audi nos.
Ut nosmetipsos in tuo sancto servitio confortare et conservare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut mentes nostras ad caelestia desideria erigas, te rogamus, audi nos..
Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas, te rogamus, audi nos.
Ut animas nostras, fratrum, propinquorum et benefactorum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, te rogamus, audi nos.
Ut fructus terrae dare et conservare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut omnibus fidelibus defunctis requiem aeternam donare digneris, te rogamus, audi nos.
Ut nos exaudire digneris, te rogamus, audi nos.
Fili Dei, te rogamus, audi nos.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.




Fonte 




martedì 6 ottobre 2020

PELLEGRINAGGIO A MONTENERO: sabato 10 ottobre 2020 - programma aggiornato




AVVISO IMPORTANTE!

Il Coordinamento Regionale Toscano “Benedetto XVI” conferma che SABATO 10 OTTOBRE 2020 si terrà il suo XIII pellegrinaggio annuale al Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero (LI).

Tuttavia PER DISPOSIZIONE DELLE AUTORITÀ COMPETENTI E DEL TUTTO INASPETTATAMENTE la S. Messa è stata spostata al pomeriggio.

Il ritrovo dei pellegrini sarà dunque alle ore 14:40 nel piazzale dei pullman in via Giovanni XXIII a Montenero Alto. La S. Messa sarà celebrata nella piazza antistante il Santuario alle ore 15:00: la celebrazione e il servizio liturgico saranno a cura dell’Istituto Cristo Re e Sommo Sacerdote (ICRSP). Si ricorda ancora che, a causa delle misure di distanziamento sociale, i posti sulla piazza saranno contingentati e non saranno distribuiti librettini per seguire la messa: il pdf scaricabile della messa sarà pubblicato a breve sul blog del Coordinamento.

Dopo la S. Messa, un momento di incontro si svolgerà nell’ampio giardino della Villa del Sacro Cuore (via Numa Campi a Montenero Basso).

Si invitano ancora i pellegrini a seguire con pazienza la normativa sanitaria vigente.

Il Coordinamento si augura che questo cambio di programma, purtroppo improvviso e imprevedibile, non crei ai pellegrini eccessivi disagi, dei quali comunque si rammarica, pur declinandone la responsabilità.









giovedì 17 settembre 2020

Un vescovo contro le misure sanitarie che limitano il culto






NEWS 15 settembre 2020 di Redazione Il Timone


Riportiamo un estratto dalla lettera che Monsignor Salvatore Cordileone ha inoltrato ai sacerdoti della diocesi per rimarcare la differenza di trattamento, in merito alle restrizioni Covid, tra la Chiesa e altri luoghi pubblici.


Il testo del vescovo di San Francisco si inserisce nello stesso spirito della lettera scritta ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo dal cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, con l’approvazione di papa Francesco, dove viene sottolineato che: «La Chiesa […] ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime»



MEMORANDUM PER: Preti dell’arcidiocesi
DA: Most Rev. Salvatore J. Cordileone, Arcivescovo di San Francisco
DATA: 13 Settembre 2020
OGGETTO: Riapertura messe al pubblico, parte 8

«In primo luogo, il sindaco ha annunciato che “i luoghi di culto possono consentire” a 50 persone di partecipare a funzioni religiose a partire dal 14 settembre. Certamente, il governo civile ha il potere di emanare regolamenti per proteggere il bene pubblico che si applicano a tutti allo stesso modo, inclusa la Chiesa. Non lo contestiamo. Allo stesso modo, il governo civile può emanare regolamenti per proteggere la salute pubblica che si applicano a tutti, inclusa la comunità religiosa, ma tali regolamenti devono essere ragionevoli e coerenti. Non possono essere così restrittivi da proibire efficacemente il culto pubblico. Si tratta di un’eccessiva interferenza del governo nella vita della Chiesa e di una violazione del nostro diritto al culto tutelato dal Primo Emendamento della Costituzione.

In secondo luogo, i numeri sono totalmente arbitrari: perché solo 50 persone? Se si mantiene la distanza sociale, perché c’è un limite? La città, infatti, ha consentito e addirittura partecipato a infinite proteste di piazza. I negozi al dettaglio hanno un limite misurato dalla capacità di osservare un adeguato distanziamento sociale. Ho indicato in passato come le nostre chiese possano essere uno spazio più sicuro di un negozio al dettaglio.

Il che mi porta al terzo e più importante punto: sembra che i credenti stiano ricevendo un trattamento punitivo. Domani, a San Francisco, le palestre al coperto dovrebbero aprire. I parchi pubblici rimangono aperti senza limite numerico, solo con la distanza e le maschere. Domani saranno aperte anche attività che richiedono un contatto personale prolungato, come parrucchieri, saloni per unghie e saloni di massaggi, ma per pregare in una chiesa è consentito l’ingresso a solo una persona alla volta.

Penso che tu sappia quanto ho lavorato dietro le quinte collaborando con il Comune per proteggere la salute della nostra gente e dei nostri vicini e per dimostrare la mia determinazione ad aderire ai principi della salute pubblica. Per questo ho deciso che non potevamo più tacere. Non possiamo semplicemente sederci e aspettare mentre la nostra gente viene trattata con questa mancanza di compassione per i loro bisogni e questa mancanza di rispetto per i loro diritti. Così ho formato un comitato strategico composto sia dal personale della Cancelleria che da altri sacerdoti e laici per consigliarmi sul modo migliore per far sentire la nostra voce in modo pacifico ma energico. Per i piani che stanno prendendo forma avrò bisogno del tuo aiuto per tre cose.

Il primo è incoraggiare i tuoi parrocchiani ad andare su FreeTheMass.com e firmare la petizione che chiede al sindaco di revocare le restrizioni ingiuste a San Francisco. […]

Secondo, domenica prossima, 20 settembre, tre parrocchie di San Francisco organizzeranno tre processioni eucaristiche […]. Da lì, l’intero gruppo camminerà insieme fino alla cattedrale e celebrerà diverse messe all’aperto (con maschere e buona distanza sociale).

” […] Terzo, abbiamo ordinato 100 striscioni in inglese, 15 in spagnolo e 5 in cinese con il motto: “Siamo essenziali: liberate la messa!”, chiedo a tutti voi di appendere questi striscioni sulla vostra chiesa come segno che la Chiesa sta parlando con una voce sola su questo argomento, proprio come abbiamo fatto con il disegno di legge che avrebbe costretto i sacerdoti a rompere il sigillo della confessione. La nostra gente deve sapere che la Messa può essere offerta in sicurezza e che noi vogliamo essere i suoi difensori.

È giunto il momento di mostrare alla nostra gente che ci preoccupiamo di offrire loro il Corpo e il Sangue di Cristo e di testimoniare alla Città che la fede è importante, specialmente per noi.»

lunedì 14 settembre 2020

La Congregazione per il Culto Divino: "si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti"






La Lettera della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, diffusa nella mattina di sabato 12 settembre, dopo l'approvazione del Sommo Pontefice, presenta delle sante e pie esortazioni per accrescere la nostra identità cattolica nel pieno rispetto, anche in tempo di coronavirus, della vigente disciplina eucaristica.
Staremo a vedere se le indicazioni della Congregazione vaticana saranno disattese ancora una volta dalle Conferenze Episcopali e dai singoli vescovi.
“La Speranza che non delude” (Rm 5,1-5) AC



DOMENICA 13 SETTEMBRE 2020

«Torniamo con gioia all’Eucaristia!»



La Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha inviato ai presidenti delle Conferenze episcopali una lettera — diffusa nella mattina di sabato 12 settembre — sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del covid-19.
Ne pubblichiamo di seguito il testo in italiano.


La pandemia dovuta al virus Covid 19 ha prodotto stravolgimenti non solo nelle dinamiche sociali, familiari, economiche, formative e lavorative, ma anche nella vita della comunità cristiana, compresa la dimensione liturgica.
Per togliere spazio di replicazione al virus è stato necessario un rigido distanziamento sociale, che ha avuto ripercussione su un tratto fondamentale della vita cristiana: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, 20); «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2, 42-44).


La dimensione comunitaria ha un significato teologico: Dio è relazione di Persone nella Trinità Santissima; crea l’uomo nella complementarietà relazionale tra maschio e femmina perché «non è bene che l’uomo sia solo» (Gn 2, 18), si pone in rapporto con l’uomo e la donna e li chiama a loro volta alla relazione con Lui: come bene intuì
sant’Agostino, il nostro cuore è inquieto finché non trova Dio e non riposa in Lui (cfr. Confessioni, I, 1).
Il Signore Gesù iniziò il suo ministero pubblico chiamando a sé un gruppo di discepoli perché condividessero con lui la vita e l’annuncio del Regno; da questo piccolo gregge nasce la Chiesa.
Per descrivere la vita eterna la Scrittura usa l’immagine di una città: la Gerusalemme del cielo (cfr. Ap 21); una città è una comunità di persone che condividono valori, realtà umane e spirituali fondamentali, luoghi, tempi e attività organizzate e che concorrono alla costruzione del bene comune.
Mentre i pagani costruivano templi dedicati alla sola divinità, ai quali le persone non avevano accesso, i cristiani, appena godettero della libertà di culto, subito edificarono luoghi che fossero domus Dei et domus ecclesiae, dove i fedeli potessero riconoscersi come comunità di Dio, popolo convocato per il culto e costituito in assemblea santa.
Dio quindi può proclamare: «Io sono il tuo Dio, tu sarai il mio popolo» (cfr. Es 6, 7; Dt 14, 2).
Il Signore si mantiene fedele alla sua Alleanza (cfr. Dt 7, 9) e Israele diventa per ciò stesso Dimora di Dio, luogo santo della sua presenza nel mondo (cfr. Es 29, 45; Lv 26, 11-12).
Per questo la casa del Signore suppone la presenza della famiglia dei figli di Dio.


Anche oggi, nella preghiera di dedicazione di una nuova chiesa, il Vescovo chiede che essa sia ciò che per sua natura deve essere: «[...] sia sempre per tutti un luogo santo [...].
Qui il fonte della grazia lavi le nostre colpe, perché i tuoi figli muoiano al peccato e rinascano alla vita nel tuo Spirito.
Qui la santa assemblea riunita intorno all’altare, celebri il memoriale della Pasqua e si nutra al banchetto della parola e del corpo di Cristo.
Qui lieta risuoni la liturgia di lode e la voce degli uomini si unisca ai cori degli angeli; qui salga a te la preghiera incessante per la salvezza del mondo.
Qui il povero trovi misericordia, l’oppresso ottenga libertà vera e ogni uomo goda della dignità dei tuoi figli, finché tutti giungano alla gioia piena nella santa Gerusalemme del cielo».


La comunità cristiana non ha mai perseguito l’isolamento e non ha mai fatto della chiesa una città dalle porte chiuse.
Formati al valore della vita comunitaria e alla ricerca del bene comune, i cristiani hanno sempre cercato l’inserimento nella società, pur nella consapevolezza di una alterità: essere nel mondo senza appartenere a esso e senza ridursi a esso (cfr. Lettera a Diogneto, 5-6).
E anche nell’emergenza pandemica è emerso un grande senso di responsabilità: in ascolto e collaborazione con le autorità civili e con gli esperti, i Vescovi e le loro conferenze territoriali sono stati pronti ad assumere decisioni difficili e dolorose, fino alla sospensione prolungata della partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia.
Questa Congregazione è profondamente grata ai Vescovi per l’impegno e lo sforzo profusi nel tentare di dare risposta, nel modo migliore possibile, a una situazione imprevista e complessa.


Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana, che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia, come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10).


Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile.
Appena possibile però, occorre tornare all’Eucaristia con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza. Questo tempo di privazione ci può dare la grazia di comprendere il cuore dei nostri fratelli martiri di Abitene (inizi del iv secolo), i quali risposero ai loro giudici con serena determinazione, pur di fronte a una sicura condanna a morte: «Sine Dominico non possumus».
L’assoluto non possumus (non possiamo) e la pregnanza di significato del neutro sostantivato Dominicum (quello che è del Signore) non si possono tradurre con una sola parola.
Una brevissima espressione compendia una grande ricchezza di sfumature e significati che si offrono oggi alla nostra meditazione:
— Non possiamo vivere, essere cristiani, realizzare appieno la nostra umanità e i desideri di bene e di felicità che albergano nel cuore senza la Parola del Signore, che nella celebrazione prende corpo e diventa parola viva, pronunciata da Dio per chi oggi apre il cuore all’ascolto;
— Non possiamo vivere da cristiani senza partecipare al Sacrificio della Croce in cui il Signore Gesù si dona senza riserve per salvare, con la sua morte, l’uomo che era morto a causa del peccato; il Redentore associa a sé l’umanità e la riconduce al Padre; nell’abbraccio del Crocifisso trova luce e conforto ogni umana sofferenza;
— Non possiamo senza il banchetto dell’Eucaristia, mensa del Signore alla quale siamo invitati come figli e fratelli per ricevere lo stesso Cristo Risorto, presente in corpo, sangue, anima e divinità in quel Pane del cielo che ci sostiene nelle gioie e nelle fatiche del pellegrinaggio terreno;

— Non possiamo senza la comunità cristiana, la famiglia del Signore: abbiamo bisogno di incontrare i fratelli che condividono la figliolanza di Dio, la fraternità di Cristo, la vocazione e la ricerca della santità e della salvezza delle loro anime nella ricca diversità di età, storie personali, carismi e vocazioni;
— Non possiamo senza la casa del Signore, che è casa nostra, senza i luoghi santi dove siamo nati alla fede, dove abbiamo scoperto la presenza provvidente del Signore e ne abbiamo scoperto l’abbraccio misericordioso che rialza chi è caduto, dove abbiamo consacrato la nostra vocazione alla sequela religiosa o al matrimonio, dove abbiamo supplicato e ringraziato, gioito e pianto, dove abbiamo affidato al Padre i nostri cari che hanno completato il pellegrinaggio terreno;
— Non possiamo senza il giorno del Signore, senza la Domenica che dà luce e senso al succedersi dei giorni del lavoro e delle responsabilità familiari e sociali.

Per quanto i mezzi di comunicazione svolgano un apprezzato servizio verso gli ammalati e coloro che sono impossibilitati a recarsi in chiesa, e hanno prestato un grande servizio nella trasmissione della Santa Messa nel tempo nel quale non c’era la possibilità di celebrare comunitariamente, nessuna trasmissione è equiparabile alla partecipazione personale o può sostituirla.
Anzi queste trasmissioni, da sole, rischiano di allontanarci da un incontro personale e intimo con il Dio incarnato che si è consegnato a noi non in modo virtuale, ma realmente, dicendo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56).
Questo contatto fisico con il Signore è vitale, indispensabile, insostituibile.
Una volta individuati e adottati gli accorgimenti concretamente esperibili per ridurre al minimo il contagio del virus, è necessario che tutti riprendano il loro posto nell’assemblea dei fratelli, riscoprano l’insostituibile preziosità e bellezza della celebrazione, richiamino e attraggano con il contagio dell’entusiasmo i fratelli e le sorelle scoraggiati, impauriti, da troppo tempo assenti o distratti.


Questo Dicastero intende ribadire alcuni principi e suggerire alcune linee di azione per promuovere un rapido e sicuro ritorno alla celebrazione dell’Eucaristia. La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli.


Si confida nell’azione prudente ma ferma dei Vescovi perché la partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia non sia derubricata dalle autorità pubbliche a un “assembramento”, e non sia considerata come equiparabile o persino subordinabile a forme di aggregazione ricreative.
Le norme liturgiche non sono materia sulla quale possono legiferare le autorità civili, ma soltanto le competenti autorità ecclesiastiche (cfr. Sacrosanctum Concilium, 22).


Si faciliti la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni, ma senza improvvisate sperimentazioni rituali e nel pieno rispetto delle norme, contenute nei libri liturgici, che ne regolano lo svolgimento.
Nella liturgia, esperienza di sacralità, di santità e di bellezza che trasfigura, si pregusta l’armonia della beatitudine eterna: si abbia cura quindi per la dignità dei luoghi, delle suppellettili sacre, delle modalità celebrative, secondo l’autorevole indicazione del Concilio Vaticano II: «I riti splendano per nobile semplicità» (Sacrosanctum Concilium, 34).


Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti, senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi. I fedeli nella celebrazione eucaristica adorano Gesù Risorto presente; e vediamo che con tanta facilità si perde il senso della adorazione, la preghiera di adorazione.
Chiediamo ai Pastori di insistere, nelle loro catechesi, sulla necessità dell’adorazione.


Un principio sicuro per non sbagliare è l’obbedienza. Obbedienza alle norme della Chiesa, obbedienza ai Vescovi.
In tempi di difficoltà (ad esempio pensiamo alle guerre, alle pandemie) i Vescovi e le Conferenze Episcopali possono dare normative provvisorie alle quali si deve obbedire.
La obbedienza custodisce il tesoro affidato alla Chiesa.
Queste misure dettate dai Vescovi e dalle Conferenze Episcopali scadono quando la situazione torna alla normalità.


La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità.
Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione.
Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime.

Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.


Dal Vaticano, 15 agosto 2020 Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria


Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa il 3 settembre 2020, al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha approvato la presente Lettera e ne ha ordinato la pubblicazione.


Robert Cardinale Sarah Prefetto


Prot. n.432/20

Fonte: L'Osservatore Romano QUI




giovedì 10 settembre 2020

ECCLESIA DEI MORIRÀ DEFINITIVAMENTE? RITORNO ALL’INDULTO?








10 Settembre 2020 Pubblicato da Marco Tosatti 

Marco Tosatti

“Ecclesia Dei” la commissione creata da Giovanni Paolo II nel 1988, e dedicata alla difesa del Vetus Ordo, dovrebbe scomparire definitivamente a ottobre, dopo una Plenaria in cui i cardinali ne sanciranno la definitiva soppressione, anche nella forma ridotta di ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Questo dicono voci autorevoli – ovviamente in attesa di una conferma – nei Sacri Palazzi; e la scomparsa di Ecclesia Dei però avrà conseguenze pesanti per quegli Istituti di vita religiosa che hanno inserito il Vetus Ordo, la Messa di sempre, nella loro vita e pratica. Infatti questi ultimi dovrebbero confluire nella Congregazione per i religiosi, nominalmente diretta dal card. Braz De Aviz, ma in realtà gestita dal Segretario, il francescano Carballo.

Non è un passaggio di poco conto: infatti questi istituti, che attualmente sono di diritto pontificio, diventeranno di diritto diocesano, e quindi totalmente soggetti alle preferenze – o non preferenze – del vescovo. Con tutte le conseguenze del caso. Infatti se prima Ecclesia Dei costituiva per loro una sorta di “ombrello” protettivo, una volta effettuato il cambiamento, e nel caso di un contrasto da dirimere con il titolare della diocesi, l’unica risorsa sarebbe quella di rivolgersi alla Segnatura Apostolica, guidata da quel cuor di leone del cardinale Dominique Mamberti…e che già in diverse occasioni si è fatta prevaricare dalla Corte pontificia.


Sembra questo, se confermato, un altro passo verso lo smantellamento nei fatti del Summorum Pontificum, cioè quel documento che permetteva il libero esercizio – previe alcune condizioni – del rito Vetus Ordo, senza che i vescovi potessero opporsi. Cioè un ritorno alla formula dell’indulto. E questo nonostante che sembra che due terzi delle risposte dei vescovi al recente questionario sulla messa di rito antico nella propria diocesi siano state positive e favorevoli agli Istituti che avevano scelto quel tipo di rito.

Come vi ricordate, nel gennaio 2019 era partito l’attacco a Ecclesia Dei, con un Motu Proprio. Mons. Guido Pozzo il responsabile di Ecclesia Dei, era stato incaricato di mettere ordine nella nuova vita della Cappella Musicale Pontificia, posta sotto la diretta gestione del Maestro delle Celebrazioni Pontificie, mons. Guido Marini.

I punti centrali del Motu Proprio sono questi:

“Considerando mutate oggi le condizioni che avevano portato il santo Pontefice Giovanni Paolo II alla istituzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei;

constatando che gli Istituti e le Comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria, hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita;

prendendo atto che le finalità e le questioni trattate dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sono di ordine prevalentemente dottrinale;

desiderando che tali finalità si rendano sempre più evidenti alla coscienza delle comunità ecclesiali,

colla presente Lettera Apostolica ‘Motu proprio data’,

Delibero
E’ soppressa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta.
I compiti della Commissione in parola sono assegnati integralmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in seno alla quale verrà istituita una apposita Sezione impegnata a continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela fin qui condotta dalla soppressa Pontificia Commissione Ecclesia Dei”.

I dubbi e le perplessità di cui si è parlato, relativi alla tutela dei diritti di coloro che chiedono la celebrazione Vetus Ordo potranno essere dissipati solo nel momento in cui la sezione speciale della Congregazione per la Dottrina della Fede di cui parla il Motu Proprio sarà costituita, e entrerà a regime. Si vedrà allora quale saranno volontà e potere di obbligare i vescovi refrattari a concedere quello che sembra uno dei diritti più basilari e fondamentali: pregare Dio come si vuole e si preferisce.

Lettera Apostolica in forma di Motu proprio circa la Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, 19.01.2019
[B0047]

Da oltre trent’anni la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita con il Motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio 1988, ha assolto con sincera sollecitudine e lodevole premura al compito di collaborare coi Vescovi e coi Dicasteri della Curia Romana, nel facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose, legati alla Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre, che desideravano rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche.1

In tal modo, essa ha potuto esercitare la propria autorità e competenza a nome della Santa Sede su dette società e associazioni, fino a quando non si fosse diversamente provveduto.2

Successivamente, in forza del Motu proprio Summorum Pontificum, del 7 luglio 2007, la Pontificia Commissione ha esteso l’autorità della Santa Sede su quegli Istituti e Comunità religiose, che avevano aderito alla forma straordinaria del Rito romano e avevano assunto le precedenti tradizioni della vita religiosa, vigilando sull’osservanza e sull’applicazione delle disposizioni stabilite.3

Due anni dopo, il mio Venerato Predecessore Benedetto XVI, col Motu proprio Ecclesiae unitatem, del 2 luglio 2009, ha riorganizzato la struttura della Pontificia Commissione, al fine di renderla più adatta alla nuova situazione venutasi a creare con la remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati senza mandato pontificio. E, inoltre, ritenendo, che, dopo tale atto di grazia, le questioni trattate dalla medesima Pontificia Commissione fossero di natura primariamente dottrinale, Egli l’ha più organicamente legata alla Congregazione per la Dottrina della Fede, conservandone comunque le iniziali finalità, ma modificandone la struttura.4

Ora, poiché la Feria IV della Congregazione per la Dottrina della Fede del 15 novembre 2017 ha formulato la richiesta che il dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X venga condotto direttamente dalla menzionata Congregazione, essendo le questioni trattate di carattere dottrinale, alla quale richiesta ho dato la mia approvazione in Audientia al Prefetto il 24 successivo e tale proposta ha avuto l’accoglienza della Sessione Plenaria della medesima Congregazione celebratasi dal 23 al 26 gennaio 2018, sono giunto, dopo ampia riflessione, alla seguente Decisione.

Considerando mutate oggi le condizioni che avevano portato il santo Pontefice Giovanni Paolo II alla istituzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei;

constatando che gli Istituti e le Comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria, hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita;

prendendo atto che le finalità e le questioni trattate dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sono di ordine prevalentemente dottrinale;

desiderando che tali finalità si rendano sempre più evidenti alla coscienza delle comunità ecclesiali,

colla presente Lettera Apostolica ‘Motu proprio data’,

Delibero
E’soppressa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta.
I compiti della Commissione in parola sono assegnati integralmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in seno alla quale verrà istituita una apposita Sezione impegnata a continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela fin qui condotta dalla soppressa Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
Il bilancio della Pontificia Commissione rientra nella contabilità ordinaria della menzionata Congregazione.

Stabilisco, inoltre, che il presente Motu proprio, da osservarsi nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di particolare menzione, venga promulgato mediante pubblicazione sul quotidiano L’Osservatore Romano uscente il 19 gennaio 2019, entrando in immediato vigore, e che successivamente sia inserito nel Commentario ufficiale della Santa Sede, Acta Apostolicae Sedis.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 17 Gennaio 2019, VI del Nostro Pontificato.

Francesco”.
§§§




sabato 5 settembre 2020

L’egualitaria Danimarca sta realizzando il “sogno” di uno stato senza figli down

 















Nel paese più felice e altruista l’anno scorso sono nati solo 18 bimbi con la trisomia 21: il 95 per cento delle donne li abortisce. La corsa alla civiltà perfetta e la logica di Sparta



Caterina Giojelli 5 settembre 2020 Società

L’uguaglianza va bene ma solo se vai bene, in caso contrario muori. È letteralmente quello che accade in Danimarca: il nuovo rapporto del Danish Central Cytogenetic Registry (Dccr) attesta che nel 2019 sono nati solo 18 bambini con sindrome di Down. Diciotto, il numero più basso che la storia del paese abbia mai registrato. Ricordate il titolone di Berlingske nel 2012? “Nel 2030 nascerà l’ultimo bambino Down”, annunciava il quotidiano assicurando che entro tale date la Danimarca sarebbe diventato uno stato “Down Syndrome free”. Come se debellare la malattia non significasse eliminare i malati, cioè la base dell’eugenetica.


NEI PAESI PIÙ FELICI AL MONDO NON C’È POSTO PER I DOWN

Stando al super illuministico World Happiness Report 2020 la Danimarca è il secondo paese più “felice” al mondo, secondo solo alla Finlandia: merito della realizzata uguaglianza sociale, il fortissimo spirito di comunità e il senso della responsabilità comune. Uguaglianza è la stella polare di questo come degli altri paesi che da anni dominano incontrastati la classifica (Finlandia, appunto, ma anche Norvegia, Svezia, Islanda), gli anni di vita in salute il dato oggettivo su cui misurare la felicità del popolo. Una stella diventata meteorite: di fatto non c’è posto per chi non è uguale agli altri, eliminare i difettosi e i malati è un diritto riconosciuto fin dal 2004, quando la Danimarca, primo paese al mondo, decise di rendere gratuito il ricorso alla diagnosi prenatale e screening per la trisomia 21 per tutte le donne in gravidanza. In capo a un anno, il numero dei nati con la sindrome di Down si era dimezzato.


Secondo il Danish National Board of Health, il 95 per cento delle danesi incinte a cui viene riscontrata un’anomalia cromosomica sceglie oggi infatti di default di abortire: dati del Dccr, che dal 1970 traccia e registra chiunque si sia sottoposto a test cromosomici prenatali o postnatali, test di genetica molecolare o test biochimici, su 1.000 bambini venuti al mondo l’anno scorso, solo lo 0,29 aveva la sindrome di Down. In Islanda si è già arrivati quasi al 100 per cento di popolazione sana: dato che si spiega con un numero ridotto di abitanti (circa 400 mila) dove il numero di bambini nati con la Trisomia 21 non supera i due all’anno e se ne nascono ancora, spiegava alla Cbs Hulda Hjartardottir, capo dell’unità di diagnosi prenatale dell’ospedale della capitale, è perché, per errore, «non vengono segnalati negli screening». Lo sappiamo, il problema non è nello strumento dei test: grazie alla diagnosi prenatale – spesso sono le stesse associazioni pro life a ricordarlo – è possibile salvare i bambini prematuri, preparare interventi tempestivi post partum in caso di fibrosi cistica o intervenire chirurgicamente in caso di spina bifida. Il problema, è brandire i test come arma eugenetica. Il che dice molto dei presupposti fondanti l’uguaglianza e l’accoglienza alla base della felicità collettiva.

DAL TEST ALL’ABORTO COL PILOTA AUTOMATICO

Come ha denunciato a TV2 News Grete Fält-Hansen, presidente della Landsforeningen Downs Syndrom, la propaganda sul senso della responsabilità comune si è tradotta nell’indisponibilità delle persone ad «andare a fondo» quando viene comunicato loro che aspettano un bambino con la sindrome di Down, un bambino “diverso”: le donne innescano il pilota automatico e non prendono in considerazione nessuna alternativa all’aborto, «il nostro obiettivo è allora qualificare la decisione. Questi dati impongono all’autorità sanitaria di assumersene la responsabilità e fornire informazioni aggiornate e variegate. Non possiamo avere una società che si rivolge automaticamente all’aborto a causa di una diagnosi».

Del paradosso scandinavo, che vede i paesi felici del Nord, le terre dell’indipendenza e delle libertà individuali, dove tutti affermano convintamente di fare quello che fanno per altruismo, dalle fecondazioni assistite a variazioni sul suicidio assistito, annegare poi negli antidepressivi, violenze sessuali, omicidi, suicidi, droghe, divorzi, è stato scritto molto. Dell’incapacità di farsi carico della vita dei fragili, ostacolo a un dispiegarsi della felicità collettiva, troppo poco: eppure la corsa allo Stato “Down Syndrome free” dovrebbe dirci tutto sulla realizzazione della civiltà perfetta, fondata sulla logica di Sparta e lo sterminio di quelli che Jérôme Lejeune, scopritore della sindrome di Down, chiamava i miei – i nostri – piccoli.




martedì 1 settembre 2020

Don Barsotti ci spiega come mai la Chiesa non abbia mai parlato come oggi, ma mai come oggi la sua parola sia stata così priva di efficacia









Selezionato dal volume “Fissi gli occhi nel sole” – Edizioni Messaggero

“La Chiesa da decenni parla di pace e non la può assicurare, non parla più dell’inferno e l’umanità vi affonda senza orgoglio. Non si parla del peccato, non si denuncia l’errore. 

A che cosa si riduce il magistero? Mai la Chiesa ha parlato tanto come in questi ultimi anni, mai la sua parola è stata così priva di efficacia. 

“Nel mio nome scacceranno i demoni …”. Com’è possibile scacciarli se non si crede più alla loro presenza? E i demoni hanno invaso la terra. 

La televisione, la droga, l’aborto, la menzogna e soprattutto la negazione di Dio: le tenebre sono discese sopra la terra. […]. 

Forse la crisi non sarà superata finché, in vera umiltà, i vescovi non vorranno riconoscere la presunzione che li ha ispirati e guidati in questi ultimi decenni e soprattutto nel Concilio e nel dopo-Concilio. 

Essi, certo, rimangono i “doctores fidei”, ma proprio questo è il loro peccato: non hanno voluto definire la verità, non hanno voluto condannare l’errore e hanno preteso di “rinnovare” la Chiesa quasi che il “loro” Concilio potesse essere il nuovo fondamento di tutto.”

Don Divo Barsotti