sabato 11 febbraio 2023

Perché teologicamente è corretto pensare che l’Inferno e il Paradiso abbiano una bruttezza e una bellezza tangibili?



Full title: The Assumption of the Virgin Artist: Francesco Botticini Date made: probably about 1475-6


 11 FEBBRAIO 2023


di Corrado Gnerre

Può sembrare strano, ma attraverso l’osservazione di un fiore si può capire come non ci si debba meravigliare delle immagini tradizionali che la dottrina cattolica ha nei secoli offerto sull’aldilà: sul Paradiso, sull’Inferno e sul Purgatorio. Ma non solo la dottrina ufficiale, anche e soprattutto le visioni di molti santi. A proposito dell’Inferno, pensiamo a quella molto celebre raccontata dai Pastorelli di Fatima. Ma ce ne sono tantissime altre. Ne abbiamo pubblicata recentemente una di santa Veronica Giuliani (clicca qui). Famosa è anche quella raccontata da santa Faustina Kowalska nel suo Diario.

Molti oggi (e non solo teologi) storcono il naso nel leggere certe cose e le etichettano come espressioni infantili, eccessivamente terrorizzanti (se si tratta dell’Inferno o anche del Purgatorio) e -secondo loro- teologicamente inattendibili e scorrette.

E invece – se ci si riflette- questo tipo di visioni sono non solo attendibili, ma anche teologicamente corrette. Vediamo perché.

Prima di tutto il modo cattolico di concepire il mondo ultraterreno deve essere nella prospettiva dell’analogia. Certamente non si può concepire questo “mondo” in maniera totalmente univoca, ovvero pensandolo come una semplice prosecuzione di questa vita. E’ l’errore, per esempio, che fa l’Islam che concepisce il Paradiso come un’amplificazione dei piaceri di questa vita. Ma il mondo ultraterreno non può essere concepito nemmeno in maniera totalmente equivoca, cioè come qualcosa di totalmente altro. Questo errore, invece, lo commettono le religioni orientali, in particolar modo il Buddismo, dove il Nirvana vien non-pensato e non-detto, perché sarebbe solo “vuoto”. E sarebbe “vuoto” in quanto implicherebbe una spersonalizzazione totale dell’uomo e quindi il dissolvimento del soggetto che dovrebbe esperirne stato e condizione.

L’analogia cattolica, invece, si pone in una prospettiva intermedia: l’aldilà non è né una semplice continuazione di questa vita, né un qualcosa di totalmente diverso da questa vita.

Ovviamente in tutto questo c’è anche una logica ben precisa. La resurrezione dei corpi implica che l’aldilà non sia solo uno stato dell’anima, ma anche un “luogo”. Analogicamente… ma anche un “luogo”. Certo, è corretto sottolineare che la beatitudine del Paradiso così come la sofferenza nell’Inferno riguardino soprattutto la dimensione spirituale (per esempio la beatitudine sostanziale per il Paradiso e la pena del danno per l’Inferno), ma ciò non toglie che siano presenti anche una beatitudine “sensibile” (beatitudine accidentale) ed una sofferenza “sensibile” (pena del senso).

Detto questo, rimane ancora insoluto il riferimento al fiore dal quale siamo partiti. Che vuol dire che anche osservando un fiore si possono capire le caratteristiche del mondo ultraterreno? Rispondiamo ponendo un’altra domanda: perché un fiore è bello? Botanicamente si può rispondere perché deve attirare le api per l’impollinazione. Ma davvero basta una risposta di questo tipo? E si potrebbe aggiungere un’altra domanda: perché l’intera natura è bella? La risposta sta nel fatto che Dio, che è Somma Bellezza, creando, ha impresso il suo splendore e questo splendore non solo è manifesto, ma mediatamente (cioè come mezzo) deve ricondurre alla Somma Bellezza di Dio stesso. In questo anche un filosofo pagano (ma grande) come Platone ci può insegnare molto. Per diametrum, dicevano i latini (cioè viceversa), quando ci si allontana da Dio, la Bellezza si disperde e subentra la Bruttezza in tutte le sue declinazioni. Bello e Brutto non sono categorie astratte, ma elementi tangibili, che pedagogicamente devono vincolare perché l’uomo è stato voluto da Dio non solo come spirito ma anche come corpo. Tali categorie, metafisicamente fondate (per la Bruttezza indirettamente per rimozione) non si dissolveranno mai, ma subiranno una totale sublimazione.

Ecco perché il Paradiso non solo è il “luogo” della gioia totale, ma anche della Bellezza totale; così l’Inferno non solo è il “luogo” della sofferenza totale, ma anche della Bruttezza totale.





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