mercoledì 2 aprile 2025

Nell’Oregon il suicidio assistito è sempre più facile




02 Apr 2025

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by Aldo Maria Valli

Stati Uniti 


Nel 2024 lo Stato americano dell’Oregon ha registrato un aumento dell’8% nelle prescrizioni di suicidi assistiti. La cifra, che fa seguito all’aumento del 30% registrato nel 2023, è contenuta nel rapporto annuale dell’Oregon Health Authority sul Death With Dignity Act (Legge sul morire con dignità) dello Stato. Lo scorso anno in Oregon i decessi dovuti al suicidio assistito hanno rappresentato circa l’1% di tutti i decessi.

Il rapporto pubblicato dall’authority mostra che nel 2024 sono state emesse 607 prescrizioni di farmaci letali ai sensi della legge sul suicidio assistito, rispetto alle 561 dell’anno precedente. Si sa che 376 persone sono morte dopo aver assunto questi farmaci, mentre nel 2023 il numero dei decessi è stato di 386. Di questi, 43 pazienti avevano ricevuto le loro prescrizioni negli anni precedenti.

Un dato preoccupante rivelato dal documento è che 23 persone morte nel 2024 dopo aver assunto farmaci letali avevano “superato la prognosi”, il che significa che dopo aver ricevuto la prescrizione erano sopravvissute per più dei sei mesi stabiliti come limite legale per definire una malattia come terminale.

L’83% dei deceduti in seguito a questa terapia aveva più di 65 anni e il 57% soffriva di cancro (in calo rispetto al 66% dell’anno precedente). Inoltre, ventidue persone decedute in Oregon dopo aver assunto la miscela di farmaci letali non erano residenti nello Stato. Ciò è stato possibile grazie all’eliminazione del requisito di residenza, approvata nel 2023 dal governatore democratico Tina Kotek.

Lois Anderson, direttrice esecutiva di Oregon Right to Life, ha definito i dati “devastanti”: “Ancora una volta, il rapporto sul suicidio assistito dell’Oregon mostra un aumento devastante delle prescrizioni letali sia per i residenti dell’Oregon sia per le persone provenienti da altri Stati. Il suicidio assistito legalmente invia un messaggio crudele secondo cui alcune vite, in particolare quelle degli anziani, delle persone con disabilità e condizioni mediche complesse, valgono meno. La vera dignità e compassione si manifestano nell’amore, nella cura e nella compagnia, non nell’offrire la morte come soluzione”.

Il rapporto indica che solo tre pazienti sono stati indirizzati a una valutazione psicologica o psichiatrica, una cifra che rimane costantemente bassa nei rapporti annuali. Anderson ha definito la situazione “profondamente preoccupante”: “Indipendentemente dall’età o dalle condizioni del paziente, una richiesta di suicidio dovrebbe immediatamente innescare una valutazione approfondita della salute mentale. Non offrire questo supporto di base a pazienti vulnerabili è inaccettabile”.

La dottoressa Angela Plowhead, psicologa abilitata specializzata nella valutazione delle capacità cognitive e decisionali, ha dichiarato a Oregon Right to Life che i disturbi dell’umore sono comuni tra le persone con diagnosi terminale, il che può portare a pensieri suicidi. Ha osservato che dovrebbe essere condotta una valutazione “rigorosa” dello stato mentale di chiunque richieda il suicidio assistito. I medici dovrebbero concentrarsi sul trattamento dei disturbi psicologici “in un modo che restituisca la speranza”, anziché offrire la morte come alternativa.

L’attuale legge dell’Oregon richiede che i pazienti ammessi al suicidio assistito abbiano almeno diciotto anni, siano “in grado di prendere e comunicare decisioni in merito alla propria assistenza sanitaria” e “abbiano ricevuto una diagnosi di una malattia terminale che, senza trattamento, porterà alla morte entro sei mesi”. Tuttavia, nella pratica, anche i pazienti affetti da malattie croniche che scelgono di interrompere il trattamento hanno diritto per legge al suicidio assistito.

Jessica Rodgers, direttrice della coalizione Patients Rights Action Fund, ha osservato durante una recente udienza legislativa che condizioni come l’anoressia e il diabete possono dare diritto al suicidio assistito in Oregon.

Dall’entrata in vigore della legge nel 1997, secondo il rapporto dell’OHA, a 4.881 persone sono stati prescritti farmaci letali e almeno 3.243 di queste (il 66%) sono morte dopo averli assunti.

Quest’anno nell’Oregon è stata presa in esame una nuova legge che amplierebbe notevolmente la portata del suicidio assistito. Il disegno di legge 1003 del Senato propone di ridurre il periodo di attesa obbligatorio da quindici giorni a sole quarantotto ore.

Questa proposta ha suscitato una forte opposizione da parte dei sostenitori pro-life, che hanno inviato ai legislatori più di settecento e-mail e presentato 174 testimonianze scritte.


lifesitenews






martedì 1 aprile 2025

Il "suicidio" del cattolicesimo politico






Ventotene e i Padri Fondatori: un equivoco



Di Stefano Fontana, 1 Apr 2025

Non cessa la discussione politica sul Manifesto di Ventotene, rinfocolata anche dalla questione di Romano Prodi che tira i capelli di una giornalista. Su quel Manifesto l’Osservatorio ha già pubblicato i propri interventi e ha già dato la propria valutazione. Si trattava di un progetto in aperta antitesi con i principi della Dottrina sociale della Chiesa, non avrebbe mai dovuto ricevere il sostegno dei cattolici, né i cattolici avrebbero dovuto essere in piazza del Popolo per ricordarlo, come purtroppo è avvenuto, e l’appello di Prodi a tenere conto del “senso della storia”, come egli ha detto alla giornalista “aggredita”, ossia di collocare il Manifesto nel suo tempo, non serve a giustificarlo.

Oggi non intendo quindi parlare ancora di Ventotene, ma di un argomento ad esso collaterale. Nel confronto recente su questo argomento quanti hanno criticato quel Manifesto lo hanno fatto dicendo che era in contrasto con gli obiettivi dei cosiddetti “Padri fondatori” dell’Unione Europea: Degasperi, Adenauer e Schumann. E siccome costoro erano cattolici, si sostiene che il progetto europeista sia esso stesso a fondamento cattolico. La critica a Ventotene si è così trasformata in una lode ai Padri fondatori cattolici e, di conseguenza, ad una valutazione positiva dell’attuale configurazione dell’Unione Europea che da essi sarebbe derivata. Ora, questo approdo dei discorsi su Ventotene non convince fino in fondo.

I partiti della Democrazia cristiana, a cui i tre Fondatori appartenevano, si concepivano come realtà politiche che prendevano voti a destra in chiave anticomunista, data la situazione internazionale del tempo, per trasferirli poi a sinistra. Degasperi stesso aveva detto che la Democrazia Cristiana è un partito di centro che inclina verso sinistra. In quei partiti c’era la piena accettazione della democrazia liberale, quindi di una laicità destinata a diventare laicismo, l’esclusione di una presenza dichiaratamente religiosa in politica e, come avrebbe scritto in seguito Augusto Del Noce, i partiti della Democrazia Cristiana avevano transitato il popolo cattolico verso un secolarismo – o, per meglio dire, un ateismo – di massa.

Anche il pensatore politico Piero Scoppola, nella sua opera “La nuova cristianità perduta”, pur da cattolico di sinistra, aveva sostenuto questa tesi. Come è noto, Antonio Gramsci aveva previsto questo esito, scrivendo su “L’Ordine Nuovo” che in questo modo i cattolici si sarebbero “suicidati”. Del resto, il “suicidio” del cattolicesimo politico, in questo caso italiano, era già iniziato durante la guerra con le iniziative di Franco Rodano che già nel 1943 aveva fondato il Movimento dei Cattolici comunisti, diventato poi nel 1944 la Sinistra Cristiana ed era poi proseguito ampiamente nel Dopoguerra e nei decenni successivi. Negli anni Sessanta e Settanta in tutta Europa i cattolici erano molto vicini a socialisti e comunisti. Sempre per quanto riguarda la Democrazia Cristiana italiana, l’ala sinistra del partito, e in modo particolare i “cattolici democratici” e i Dossettiani, ne fu a lungo la guida ideologica, mentre la destra del partito non esprimeva che un conservatorismo astratto.

Se osserviamo il posizionamento in Europa dei partiti politici eredi della Democrazia Cristiana, come per esempio la CDU tedesca, vi troviamo lo stesso percorso di secolarizzazione piena, attuata ideologicamente con l’assimilazione delle politiche di sinistra, per esempio in termini di Welfare assistenzialista e centralista, di approvazione di leggi contro la vita e la famiglia, della promozione di stili di vita individualisti ed edonisti. Il partito della Von der Leyen o del nuovo cancelliere Merz, il gruppo dei Popolari nel Parlamento europeo, sono gli eredi dei partiti che si chiamavano Democrazia Cristiana, che abbiamo visti sistematicamente alleati di Socialisti e Verdi e molto compenetrati in una ideologia politica laicista. Per questi motivi, non è corretto contrapporre nettamente Ventotene ai Padri Fondatori, perché dalla linea politica tracciata da questi ultimi è poi nata questa Unione Europea che oggi assomiglia molto a quanto previsto dal Manifesto di Ventotene.



(Foto: Monumento-Omaggio-ai-padri-fondatori-dellEuropa-Alcide-De-Gasperi-Robert-Schuman-Jean-Monnet-e-Konrad-Adenauer-foto-di-Geertivp-Wikipedia-Commons)



Dialogo interreligioso o sincretismo religioso e politico?



L'ubriacatura del Ramadan in salsa cattolica non conosce sosta. A Brindisi il pranzo di chiusura del mese islamico è stato fatto nella parrocchia di San Carlo, ma ad invitare i cattolici è stata la comunità musulmana. E il vescovo si è fatto fotografare accanto all'imam locale, già candidato Pd alle elezioni. A riprova che l'islamismo è un progetto politico.


Il Ramadan "cattomano"
Il vescovo presta la parrocchia all'imam candidato Pd



Andrea Zambrano01-04-2025

Dopo l’ubriacatura dei venerdì di Ramadan in parrocchia, non poteva mancare il vescovo che presta la parrocchia ai musulmani che per un giorno diventa casa dell’Islam. È successo a Brindisi dove nella Parrocchia San Carlo di Gesù (fr. Charles de Foucauld) è andato in scena l’evento più clamoroso di questa ultima tornata di “cattoislamismo”: il vescovo e l’imam, tutti assieme in parrocchia per festeggiare la fine del Ramadan e con loro pure l’Anpi e l’Arci. Che cosa c’entrino con questo evento l’associazione dei combattenti partigiani comunisti e la nota associazione ricreativa, sempre di derivazione comunista, è presto detto: ormai l’islamocomunismo si mescola volentieri ai buoni propositi del dialogo interreligioso dove a fare la figura dei gonzi sono sempre i cattolici.

Infatti, l’imam che ha partecipato al pasto domenicale, si scopre che è stato pure un candidato del Partito Democratico alle ultime elezioni amministrative del 2023. Oggi è imam e la sua attività politica precedente non deve aver creato alcun problema ai padroni di casa, cioè il parroco e il vescovo di Brindisi Giovanni Intini.

  

Tutto è chiaro fin dalla locandina di invito: «La comunità musulmana è onorata di invitarti alla Festa di Ramadan». Qualcuno potrebbe pensare che l’evento si svolgerà in un luogo che i musulmani della città pugliese hanno come ritrovo, ma qui casca l’asino: no, la location è proprio la parrocchia di San Carlo. Il curioso corto circuito che ne esce è quello per il quale non è la parrocchia a invitare i musulmani, ma i musulmani a invitare in parrocchia i cristiani. In casa loro. Un vero e proprio regalo fatto agli islamici, almeno per quel giorno, domenica, giorno dedicato al Signore. Un luogo che per un giorno diventa di conquista dell’Islam e sappiamo che cosa significhi questo nella testa di un musulmano, anche non necessariamente radicale o osservante.

Nelle foto postate per l’evento non si può non notare quella di una tavola imbandita con decorazioni a mezzaluna con dietro un muro dove sono appesi due quadretti della Beata Vergine Maria. E se qualcuno pensasse che la cosa possa stonare, questo è niente se si guarda la foto che ritrae il vescovo Intini accanto all’imam.


Solitamente si è soliti pensare che l’imam rappresenti, nell’Islam, il nostro sacerdote, dunque una figura religiosa, ma come è noto, evidentemente non ai gonzi di Brindisi, l’islamismo non è una religione, ma un progetto politico. Infatti, si viene a scoprire che l’imam in questione, tale Khaled Bouchelaghem, non è affatto una figura religiosa e basta, ma qualcosa di più.



Non è difficile, dopo aver fatto una piccola ricerca, scoprire che al di là della sua attività imprenditoriale in quel di Brindisi, il soggetto è stato tra i candidati in consiglio comunale del Partito Democratico nella scorsa tornata amministrativa, nella quale il candidato 5 stelle Roberto Fusco è uscito poi sconfitto nelle urne.

Dunque, Khaled Bouchelaghem, è stato almeno fino due anni fa, un attivista politico del Pd, tanto da finire pure candidato per il partito di Elly Schlein. Oggi, nel suo nuovo ruolo di imam, si fa fotografare accanto al vescovo come se fosse una guida religiosa sganciata da progetti politici e ideologie. Niente di più falso, ma questa è la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che queste iniziative non hanno nulla dell’autentico spirito del dialogo interreligioso, ma sono appannaggio dell’islamismo politico che occupa spazi, impone la sua socialità con la forza della persuasione e grazie all’ignoranza di tanti cattolici che pensano ancora che il dialogo sia un comandamento da onorare costi quel che costi.

Ma che l’operazione sia politica, fatta sotto gli occhi di un vescovo, che difficilmente non si può non inquadrare come complice, è anche la presenza di altre persone al pranzo di Ramadan.


Drissa Kone, ad esempio, è un immigrato maliano, che regge la Comunità africana. Ma sempre lui è membro del direttivo provinciale dell’Anpi. Ora, che il movimento partigiano abbia avuto un suo fulcro nevralgico in uno dei paesi più a sud d’Italia tanto da giustificare la presenza di un Anpi che ne tenga viva la memoria, è cosa che non risulta dai libri di storia.

Ma l’Anpi è da almeno 10 anni a questa parte, morti ormai tutti i partigiani, un’associazione che per rimanere viva deve giustificare un fascismo che in realtà non esiste. Così sposa volentieri tutte quelle cause che giustifichino agli occhi della società civile un rischio fascismo da combattere. E così troviamo il giovane Drissa impegnato in campagne contro il fascismo in Italia, ma pure in Etiopia, come recita la locandina di una mostra organizzata proprio dall’Anpi e che ha visto la presenza, tra i padroni di casa proprio del rappresentante della comunità africana locale e componente dell’Anpi.


Insomma, tra islamocomunismo e partigiani islamisti, il vescovo ha pensato bene di aprire le porte di un luogo di proprietà della Chiesa per questo discutibile connubio, in una miscellanea inestricabile di sincretismo religioso e politico.

Ma questo è solo uno degli aspetti più clamorosi del Ramadan che si è appena concluso. Come la Bussola ha documentato molte parrocchie sono state teatro di cene di fine Ramadan. A questo elenco si aggiunge anche l’ultimo evento in ordine di tempo andato in scena a Prato, dove il vescovo ha concesso agli islamici nientemeno che il cortile della chiesa di San Domenico dove la preghiera musulmana è risuonata domenica.

E questo è niente se si pensa che in alcuni paesi, ormai, i musulmani si prendono addirittura le chiese. Come è successo a Bruxelles, nel quartiere di Molenbeek. Per l’occasione a loro è stata data la chiesa di San Giovanni Battista che è diventata per un giorno un refettorio per il pasto serale dell’Iftar.

Sono lontani i tempi in cui i musulmani venivano fermati in armi a Lepanto e Vienna. Oggi la penetrazione sta avvenendo molto facilmente in una società assuefatta e grazie a partiti come il Pd che aprono volentieri
 le loro strutture alla militanza islamista.


Ma anche grazie alla complicità di una Chiesa che non sa più nemmeno che cosa significhi affermare la propria identità. E il caso di Brindisi lo dimostra e se si pensa che a pochi chilometri di distanza, giacciono i teschi dei martiri di Otranto, che diedero la vita per non piegarsi all’Islam, la cosa da grottesca, diventa persino sconcertante.





Così hanno invocato Pell i genitori del piccolo miracolato



Nico Spuntoni







fama di santità



Ecclesia 01_04_2025



Nuovi dettagli sulla disperata preghiera rivolta al cardinale per il bambino che rischiava di morire. La notizia fa il giro del mondo e aumentano i pellegrinaggi sulla tomba dell'ex arcivescovo di Sidney che un giorno potrebbe diventare il secondo santo australiano.



 

Aumentano i fedeli che si recano sulla tomba di George Pell situata nella cattedrale di St. Mary a Sydney. 
Tanti seguono l'invito che sormonta lo stemma dipinto a terra: «per favore, prega per me». L'iscrizione lo commemora per ciò che lo caratterizzò in vita: Vehementer amavit Dominum et Ecclesiam. Il cardinale australiano amò intensamente il Signore e la Chiesa, specialmente nei giorni difficili del suo calvario giudiziario e dell'ingiusta detenzione.

La notizia della guarigione di un bambino americano di 18 mesi dopo le preghiere dei genitori per l'intercessione di Pell sta facendo discutere l'Australia. C'è stata un'ondata di affetto da parte del mondo cattolico australiano per la figura dell'ex arcivescovo di Sydney divenuto già in vita un simbolo dopo il processo subìto da innocente per abusi su minori. C'è anche chi, commentando la notizia, ha riportato la propria esperienza e ha raccontato come, nei momenti difficili, chieda abitualmente l'intercessione di Pell.

La Nuova Bussola Quotidiana intanto ha appreso nuovi dettagli sul possibile miracolo avvenuto in Arizona. Come abbiamo ricostruito qualche giorno fa, il bambino era caduto tragicamente in una piscina smettendo di respirare per 52 minuti. Nei primi tre giorni d'ospedale, a quanto ci risulta, i genitori hanno intensamente pregato la guarigione del figlio per intercessione del presule australiano che avevano conosciuto qualche anno prima durante la presentazione di un libro. E questo è il testo della preghiera che la famiglia ha recitato in quelle prime 72 ore dopo l'incidente.


«Padre eterno, tu solo ci concedi ogni benedizione in cielo e in terra, attraverso la missione redentrice del tuo Figlio divino, Gesù Cristo, per opera dello Spirito Santo. In ogni epoca, Tu susciti uomini e donne che si distinguono in modo significativo per la missione della Chiesa. Proprio in questo modo, ti sei servito della vita e dell'opera del tuo servo, il cardinale George Pell. Egli ha ispirato un gran numero di cattolici e di altre persone di buona volontà a crescere nella virtù e a condurre una vita gradita a Te e al servizio dei loro fratelli e sorelle bisognosi. Li ha esortati a sostenere con coraggio la verità della Rivelazione divina, a qualunque costo, perché Tu hai parole di vita eterna. Se è secondo la Tua Volontà, Padre Eterno, glorifica il Tuo servo, il cardinale George Pell, concedendo il favore che ora richiedo per sua intercessione (la guarigione di Vincent). Rivolgo questa preghiera con fiducia nel Nome di Gesù, per i meriti della Sua Passione, Morte e Resurrezione».

La Nuova Bussola Quotidiana pubblica anche la foto della carta di preghiera utilizzata dai genitori del piccolo Vincent. Come ha spiegato l'attuale arcivescovo di Sydney, monsignor Anthony Colin Fisher, il bambino ha lasciato l'ospedale senza alcun danno al cervello, al cuore e ai polmoni. Gli stessi medici hanno parlato di miracolo, trovandosi di fronte ad un esito contrario ad ogni previsione.

Ed ora la storia di Vincent potrebbe diventare il primo miracolo attribuito all'intercessione del cardinale perseguitato dalla giustizia di una democrazia occidentale. La procedura canonica delle cause di beatificazione e di canonizzazione richiede almeno cinque anni dalla morte del soggetto interessato, ma la speranza di molti connazionali (e non solo) è che Pell – se dovessero esserci le condizioni – possa un giorno diventare il primo santo uomo dell'Australia e il secondo in generale dopo Mary MacKillop.



Fonte


lunedì 31 marzo 2025

Perché l'occidente si è ridotto a odiare se stesso. Firmato Joseph Ratzinger




Sintesi chiara sui dibattiti che hanno portato all'Europa di oggi. Dove ci si occupa dei tappi delle bottiglie mentre non si può criticare l'islam purché si verrebbe accusati di islamofobia. La svolta per l’Europa auspicata da Benedetto XVI all’indomani della caduta del muro di Berlino non c’è stata. Tanto il materialismo che il relativismo avevano proseguito nella loro inarrestabile avanzata. “Un odio che si può considerare solo come qualcosa di patologico”: il nuovo libro di Elio Guerriero. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.

Pubblichiamo un estratto di “Benedetto XVI. L’eredità dalla vita e dalle opere”, il nuovo libro di Elio Guerriero (Edizioni San Paolo, 254 pp., 20 euro). L’autore, storico e teologo, è stato a lungo direttore della rivista Communio.



Il 9 novembre del 1989, tra la sorpresa mondiale, cadeva il muro di Berlino, la cortina di ferro che, dagli anni Sessanta, separava l’Europa dell’est da quella dell’ovest. In realtà vi erano stati diversi segnali della disgregazione del potere sovietico in Europa. La sorpresa fu, comunque, enorme e, sulla scia dell’entusiasmo trascinatore di Giovanni Paolo II, Ratzinger si convinse che “è un dovere ineludibile per il teologo come per il pastore della Chiesa, entrare nel dibattito”. Accettò dunque di tenere conferenze, di scrivere articoli, di partecipare a dibattiti. Alla fine di questa lunga serie di interventi mise insieme ben tre volumi dedicati al futuro dell’Europa.

Svolta per l’Europa? risente dell’entusiasmo per la caduta del marxismo e della speranza di una nuova, vigorosa presenza del cristianesimo nell’antico continente. La caduta del comunismo imponeva, per il cardinale, due considerazioni previe. Con il marxismo era entrata definitivamente in crisi l’arroganza di quanti ritengono la materia l’elemento primo ed esclusivo di cui è composto l’uomo e l’universo. Il dogma della fiducia illimitata nel progresso non ha alcun fondamento razionale. Con queste premesse, l’Europa unita può riprendere il ruolo di irradiazione quale ha svolto per secoli. A condizione di compiere un duplice passaggio. Da una parte superare la crisi nei confronti della scienza che può generare un relativismo, una via di comodo che non si distanzia molto dal positivismo materialista. Dall’altra volgersi nuovamente al cristianesimo con il primato dato ai valori dello spirito e l’apertura in direzione della ragionevolezza del cosmo e dell’uomo. E’ questa, tra l’altro, la ragione ultima di una sana ecologia che vuole proteggere e non distruggere la natura. Di qui la convergenza di Ratzinger verso la nuova evangelizzazione dell’Europa tanto cara a Giovanni Paolo II. Una Europa così rinnovata potrà esportare non solo i ritrovati della tecnologia e dell’industria, ma anche i valori umani che dal cristianesimo possono ricevere nuovo impulso e sostegno. (…) La svolta per l’Europa auspicata da Ratzinger all’indomani della caduta del muro di Berlino non c’era stata. Tanto il materialismo che il relativismo avevano proseguito nella loro inarrestabile avanzata. I ripetuti richiami di Giovanni Paolo II a riscoprire l’unità del continente a partire dalla tradizione ebraico cristiana non erano andati al di là del plauso dei giovani in occasione delle giornate mondiali della gioventù. Se ne ebbe una conferma proprio durante l’anno giubilare del Duemila quando il presidente tedesco Roman Herzog rendeva pubblico il progetto di una carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, elaborato in vista dell’allargamento della comunità da 16 a 27 stati membri. Nell’introduzione il testo faceva riferimento all’“eredità culturale, umanistica e religiosa del continente”. La Francia, tuttavia, si oppose a questa formulazione in nome della laicità. Alla fine la carta dei diritti approvata dal parlamento europeo conteneva solo un generico riferimento al “patrimonio spirituale e morale dell’Europa”.

Ratzinger rimase profondamente deluso da questa scelta e in una conferenza tenuta a Berlino sempre nel 2000 osservava: “C’è qui un odio di sé dell’occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico”. Proprio i sostenitori del multiculturalismo, quegli stessi che si mostrano pieni di comprensione verso i valori degli altri continenti, nella nostra storia vedono solo ciò che è deprecabile e distruttivo. Nel 2004 si lavorava alla nuova costituzione dell’unione e di nuovo si evitò di citare Dio e le radici cristiane nel preambolo della nuova costituzione. Ratzinger ne prese atto, fece tuttavia notare che senza la fede anche la ragione è a rischio, così come perdono il loro sostegno le fonti della morale e del diritto. L’Europa diventa così più povera. Può ancora trasmettere al mondo i ritrovati della tecnica e del commercio, rinuncia tuttavia al ruolo di guida culturale che ha svolto per secoli. Quanto ai cristiani essi devono continuare ad offrire la loro testimonianza. Possono così divenire una minoranza creativa al servizio dell’Europa e dell’intera umanità. 




Germania / Sempre più marcato l’abbandono della Chiesa cattolica. E le ordinazioni sacerdotali sono ai minimi storici



31 Mar 2025


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by Aldo Maria Valli

In Germania il grande inverno della Chiesa cattolica continua a farsi sentire. La diminuzione dei fedeli sta avvenendo a un ritmo ormai più che allarmante. Secondo i dati preliminari pubblicati nei giorni scorsi dalla Conferenza episcopale tedesca, nel 2024 hanno ufficialmente lasciato la Chiesa 321.611 persone, cifra che supera di gran lunga quella dei nuovi ingressi (1.839) e dei rientri (4.743). Per la prima volta in questo secolo il numero dei cattolici è sceso sotto i venti milioni. In dieci anni la Chiesa tedesca ha perso quattro milioni di fedeli.

Attualmente, il numero totale dei cattolici nel Paese ammonta a 19,77 milioni, solo il 27,3% della popolazione. Ancora peggiore è il livello di pratica religiosa: solo il 6,6% dei fedeli partecipa regolarmente alla messa domenicale. Le percentuali di partecipazione più elevate si sono registrate nell’est del Paese, in diocesi come Görlitz (14,4%) e regioni come la Sassonia (12,2%), mentre in stati come il Saarland o la Renania-Palatinato la percentuale è solo del 4 o del 5%.

Per quanto riguarda i sacramenti, durante l’anno sono stati celebrati 116.222 battesimi, 152.280 prime comunioni, 105.041 cresime e 22.504 matrimoni. Ci sono stati anche di 212 mila funerali religiosi.

Il calo del numero dei sacramenti celebrati non è un fenomeno riguardante il 2024, ma fa parte di una tendenza al ribasso in atto ormai da diversi anni. Sebbene il rapporto non includa confronti diretti con gli anni precedenti, i dati disponibili evidenziano un calo sostenuto.

Tra il 2014 e il 2024 i battesimi sono diminuiti del 29,6%, le prime comunioni del 19,9% e le cresime del 30,0%. Ancora più marcato è stato il calo dei matrimoni cattolici, pari al 48,9%. Vale a dire praticamente la metà rispetto a dieci anni fa.

Le regioni più colpite dall’abbandono sono la Baviera (87.184), la Renania Settentrionale-Vestfalia (86.946) e il Baden-Württemberg (50.056). Al contrario, i numeri più bassi sono stati registrati negli stati nordorientali, come il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove i cattolici costituiscono una percentuale molto piccola della popolazione.

Tra le diocesi, Colonia guida la statistica dei ritiri con quasi 29 mila abbandoni, seguita da Monaco-Frisinga (27.475) e Friburgo (25.813).

Su circa 1.900 nuovi membri della Chiesa più di 1.600 provengono da contesti protestanti.

Per lasciare formalmente la Chiesa, in Germania un cattolico battezzato deve prenotare un appuntamento presso un ufficio del registro locale o un tribunale, fornire una serie di documenti e pagare una quota di circa 32 euro. Il richiedente riceve un certificato che conferma che non è più registrato e quindi non è soggetto al pagamento della tassa ecclesiastica. Nello stesso tempo, chi lascia la Chiesa riceve una lettera dalla diocesi in cui si viene informati che non si potranno più ricevere i sacramenti né sarà possibile ricoprire incarichi nella Chiesa o prestare servizio come padrini e madrine per battesimi e cresime.

Per la prima volta dal 2018, nel 2024 sono stati più i protestanti che i cattolici a essersi formalmente dissociati. In Germania la Chiesa protestante, una federazione di venti Chiese regionali luterane, riformate e unite, ha annunciato di aver perso circa 345 mila membri nel corso dell’anno.

Alla fine del 2024, in Germania si contavano 19,8 milioni di cattolici e quasi 18 milioni di protestanti, su una popolazione complessiva di circa 84 milioni.

Nella Chiesa cattolica anche le ordinazioni sacerdotali sono ai minimi storici. Nel 2024 nelle ventisette diocesi della Germania sono stati ordinati solo ventinove nuovi sacerdoti, record negativo per il Paese.

Il numero di ordinazioni è in diminuzione in Germania fin dal 1962, quando furono 557. Da allora la cifra annuale non era mai scesa sotto le trenta unità, ma ora anche quella barriera è stata infranta.

Nel 2004 le nuove ordinazioni furono 122, ridotte a 75 nel 2014. Nel 2022 furono 33, salite a 35 nel 2023.

L’anno scorso, undici delle ventisette diocesi tedesche non hanno avuto ordinazioni sacerdotali l’anno scorso. Tra esse c’è Limburg, guidata dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo Georg Bätzing, dove non ci furono nuove ordinazioni nemmeno nel 2023.

Anche la diocesi di Münster, suffraganea dell’arcidiocesi di Colonia e divisa geograficamente in due parti, non ha registrato nuovi sacerdoti per il secondo anno consecutivo. Attualmente non ha un vescovo dopo che il 9 marzo scorso il vescovo Felix Genn si è dimesso al compimento dei settantacinque anni.

Le diocesi tedesche con il maggior numero di nuovi sacerdoti nel 2024 sono state Treviri, con quattro, e Augusta, Colonia, Paderborn e Ratisbona, con tre ciascuna.

Fonti:

infocatolica

pillarcatholic




sabato 29 marzo 2025

Santa Messa in onore del beato Carlo d'Austria a Pistoia


Santa Messa 

in onore del beato Carlo d'Austria 


martedì 1 aprile all 21:00


chiesa Sant'Ignazio a Pistoia


Santa Messa nel giorno di nascita del beato Carlo d'Austria (1887-1922), beatificato il 3 ottobre 2004


«Animato dalle migliori intenzioni e anzitutto da una sincera e profonda volontà di pace, con le varie misure prese al principio del suo governo, che testimoniano della sua ferma fede politica, onestà e rettitudine […]. Merita osservare che il giovane sovrano giudicava la situazione delle potenze centrali con più senso critico e con più esattezza che la maggior parte dei suoi consiglieri militari e politici, i quali erano completamente abbagliati dalla propria propaganda di guerra e da quella dell’alleato germanico. E così né i suoi molteplici e intensi sforzi per la pace, né il tentativo di trasformare all’ultimo momento la monarchia in una Lega di stati nazionali poterono avere successo […]. Alto sulla città e sul porto di Funchal, in mezzo a una rigogliosa vegetazione meridionale […] è situato il piccolo santuario di Nostra Signora del Monte. La vista spazia sull’Atlantico, sulle cui due sponde un tempo, all’epoca della massima potenza di Casa d’Austria, si stendeva il dominio asburgico. Nella chiesa, in una cappella laterale, c’è un semplice sarcofago di metallo che nella sua semplicità ricorda le tombe nella cripta dei Cappuccini di Vienna. Come unico ornamento porta l’immagine della corona di spine e l’iscrizione FIAT VOLUNTAS TUA. Lì giace, sotto il segno della corona di spine, l’ultimo monarca della Casa d’Austria» 

(Adam Wandruszka, Gli Asburgo, trad. it. TEA, Milano 1999 [I ed. 1974], pp. 262-263).