venerdì 4 aprile 2025

Intelligenza artificiale: la sua razionalità non è vera intelligenza











L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL VAGLIO DEL REALISMO GNOSEOLOGICO

L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una delle più grandi sfide del nostro tempo, un’innovazione che promette di rivoluzionare la società e il modo in cui l’uomo interagisce con la realtà. Tuttavia, dietro i suoi apparenti benefici, si celano pericoli profondi, che toccano non solo l’ambito pratico, ma anche la dimensione etica e metafisica dell’essere umano. La filosofia medioevale, in particolare il pensiero di San Tommaso d’Aquino (1225-1274), ci offre una prospettiva utile per comprendere i limiti dell’IA. Egli affermava che l’intelletto umano possiede due capacità fondamentali: l’intellectus, che coglie immediatamente i principi primi della realtà, e il ratio, che li sviluppa attraverso la riflessione logica.

L’IA, per quanto avanzata, non possiede nulla di simile all’intellectus, poiché non intuisce la Verità, ma rielabora dati secondo schemi predefiniti. Detto diversamente, non possiede né coscienza né capacità di vera comprensione, ma solo di calcolo. Questa distinzione è essenziale per evidenziare la prima criticità dell’IA: la sua apparente razionalità non è vera intelligenza. Essa opera con modelli probabilistici, senza alcuna comprensione del bene e del male, della giustizia o della verità. Questo la rende pericolosa quando viene impiegata in ambiti decisionali cruciali, come la giustizia, la sanità o la sicurezza, poiché le sue risposte non nascono da un giudizio sulla realtá, ma da una fredda elaborazione statistica. Un altro rischio riguarda la perdita dell’autonomia umana.

L’IA rischia, infatti, di imporsi come una forza indipendente, in grado di condizionare la vita delle persone senza che esse ne comprendano il funzionamento. Gli algoritmi che regolano i social media, la finanza o il mercato del lavoro influenzano le nostre scelte in modo sottile, riducendo progressivamente la nostra libertà di giudizio. Ancora più inquietante è la prospettiva di un’umanità che si affida sempre più alle macchine per pensare al proprio posto. Secondo Sant’Agostino (354 d.C. – 430 d.C.), l’anima umana è capace di elevarsi alla conoscenza divina attraverso la contemplazione e la ricerca della Verità.

Tuttavia, se l’uomo delega il suo pensiero all’IA, rischia di perdere questa tensione verso l’alto, scivolando in una condizione di passività e conformismo. Invece di cercare il vero, egli potrebbe accontentarsi delle risposte rapide e preconfezionate offerte dalle macchine, dimenticando la profondità della riflessione filosofica e spirituale. Per correggere queste storture, occorre anzitutto recuperare una visione antropologica solida, che riaffermi la superiorità dell’intelligenza umana su quella artificiale.

L’IA deve essere considerata uno strumento, non un fine, e la sua progettazione deve essere guidata da principi etici chiari, che impediscano il suo utilizzo in modi disumanizzanti. Inoltre, è fondamentale tornare al realismo gnoseologico proprio del pensiero classico, affinché le nuove generazioni sviluppino una consapevolezza profonda idonea a dare un giudizio su quanto accade. Solo così potremo evitare che l’IA, invece di servire l’uomo, finisca per dominarlo.




Satana sconfitto al Campidoglio del Kansas — Ecco come è successo







di Jon Paul Fabrizio

Il 28 marzo, il movimento satanico ha tentato un’azione audace.

Un gruppo chiamato Satanic Grotto ha cercato di tenere una Messa nera all’interno dell’edificio del Campidoglio dello Stato del Kansas. La loro intenzione? Bestemmiare la Santa Messa e il Santissimo Sacramento in una sede simbolica dello Stato.

Tuttavia, i cattolici fedeli hanno mandato all’aria i loro piani malvagi. Immediatamente, la American Society for the Defense of Tradition, Family, and Property (TFP), insieme alla sua campagna Return to Order, si è mobilitata contro questo affronto demoniaco.

La forza di una petizione

La TFP ha lanciato quattro petizioni sui propri siti, chiedendo alla governatrice del Kansas, Laura Kelly, di impedire che la Messa nera avesse luogo all’interno del Campidoglio. Queste iniziative hanno raccolto oltre 95.000 firme, consegnate all’ufficio della governatrice il 27 marzo.

Pochi giorni dopo l’inizio delle petizioni, la governatrice Kelly ha annunciato che il permesso concesso al Satanic Grotto per tenere il sacrilegio all’interno del Campidoglio era stato revocato. Tuttavia, alle stesse persone è stato concesso un altro permesso per radunarsi all’esterno.

Anche questa soluzione restava inaccettabile. Alle 10:15 del mattino, i membri, i sostenitori e gli amici della TFP si sono riuniti all’ingresso sud del Campidoglio del Kansas per opporsi alla Messa nera satanica.

A tu per tu con il male

Al loro arrivo, i satanisti si stavano già preparando per i loro rituali. I contro-manifestanti hanno iniziato a cantare: “Cristo è Re”, a cui i figli delle tenebre hanno risposto: “Cristo è morto”. Hanno imprecato e bestemmiato ininterrottamente, sfruttando ogni occasione per offendere la dignità di Nostro Signore.

A un certo punto, il leader satanista Michael Stewart ha mostrato un’Ostia e ha iniziato a pronunciare bestemmie. Poi l’ha gettata a terra e ha iniziato a calpestarla. Tuttavia, un uomo coraggioso si è lanciato nella folla e ha consumato il Santissimo Sacramento.

Subito dopo, l’uomo che aveva salvato Nostro Signore è stato arrestato e portato via in manette.

Circa trenta minuti più tardi, nonostante il divieto, i satanisti si sono diretti verso l’ingresso del Campidoglio.

Era stato loro comunicato che potevano entrare solo se avessero accettato di non celebrare alcun rito religioso. Tuttavia, seguendo le orme del Padre della Menzogna, una volta nel salone principale hanno iniziato immediatamente a bestemmiare.

Un altro uomo coraggioso ha tentato di sottrarre il rituale satanico dalle mani di Michael Stewart. Come conseguenza, il capo satanista lo ha colpito in faccia. Subito dopo, la polizia lo ha bloccato a terra e lo ha arrestato.

Uno spettacolo meraviglioso

Il contrasto tra la bruttezza del culto al diavolo e la bellezza della Fede cattolica era impressionante.

I volontari della TFP hanno portato i loro caratteristici stendardi rossi, cartelli, striscioni e un’imponente statua della Madonna di Fatima. Quattro membri della TFP in abito cerimoniale hanno trasportato la statua, conferendo solennità alla recita del Rosario.

Centinaia di cattolici locali hanno partecipato all’evento, insieme a sostenitori provenienti da ogni parte del Paese. Persone dal Missouri, dal Texas, dalla Florida, dalla California, dalla Pennsylvania e da altre regioni si sono rifiutate di restare inattive mentre si consumava un attacco così vile alla Fede.

La manifestazione si è aperta con un discorso di Francis Slobodnik, residente in Kansas e sostenitore della TFP. Ha spiegato quanto fosse rimasto scioccato nell’apprendere che una Messa nera si sarebbe tenuta nel Campidoglio del suo Stato e come fosse stato ispirato a organizzare questo raduno di preghiera.

Anche l’ex membro del Congresso degli Stati Uniti Tim Huelskamp ha preso la parola, spiegando a tutti perché la protesta fosse così importante. Ha proclamato: “Il silenzio di fronte al male è già male!”

Dopo i discorsi, la folla si è unita per recitare quindici decine del Rosario, intervallate da canti mariani e patriottici. Il suono coinvolgente di cornamuse e tamburi ha infuso energia ed entusiasmo alla preghiera.

Terminato il Rosario, la folla ha recitato l’Atto di Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, chiedendo a Dio di proteggere lo Stato del Kansas dall’influenza demoniaca.

Nonostante i tentativi dei satanisti di intimidire i pacifici oranti, il loro zelo e la loro determinazione sono rimasti saldi.

Perché Satana ha perso il 28 marzo

Qualcuno potrebbe chiedersi come abbiano potuto perdere i satanisti, dato che hanno comunque realizzato la loro blasfemia sui gradini del Campidoglio. Ecco tre motivi chiave:I satanisti sono stati smascherati. Speravano di passare inosservati e compiere questo atto blasfemo. Le più grandi vittorie di Satana avvengono quando agisce in pubblico senza opposizione, perché così il culto diabolico finisce per apparire “normale” nella società. Questa volta, invece, hanno affrontato l’indignazione di migliaia di americani timorati di Dio e sono stati costretti sulla difensiva. Hanno ottenuto pubblicità negativa, venendo messi in luce per il loro comportamento apertamente anticattolico. Invece di compiere un passo avanti verso la legittimazione culturale, i satanisti si sono scontrati con un ostacolo.
I satanisti sono stati cacciati dall’interno del Campidoglio. Anche se sarebbe stato preferibile che fossero del tutto allontanati dal suolo del Campidoglio, celebrare una Messa nera all’interno avrebbe avuto un impatto molto più simbolico, implicando la complicità delle autorità. Invece, grazie alle petizioni della TFP, la governatrice Kelly ha sentito abbastanza pressione da revocare il permesso originale. Inoltre, Michael Stewart e gli altri satanisti non sarebbero stati arrestati se non ci fosse stata la protesta.
Ora i satanisti dovranno pensarci due volte prima di agire in pubblico. Sanno che, ogni volta che attaccheranno Dio pubblicamente, dovranno confrontarsi con migliaia di cattolici. Sarà sempre più evidente che l’America è una nazione timorata di Dio, e non un Paese che ama i demoni.

Il signor Slobodnik ha riassunto perfettamente l’evento:

“Il fondatore della TFP, il professor Plinio Corrêa de Oliveira, spesso ci ricordava che la testa del diavolo è stata creata per essere schiacciata dalla Vergine Maria. È esattamente quello che è accaduto oggi. Il diavolo ha mostrato il suo volto mostruoso in Kansas, e i cattolici fedeli lo hanno schiacciato senza indugio. Questo deve avvenire in tutta l’America. Ogni volta che il satanismo compare in pubblico, i cattolici devono difendere i diritti di Dio.”

La battaglia non è finita, ma il 28 marzo è stato dimostrato ancora una volta che, quando i cattolici prendono posizione, Satana perde sempre.



Fonte: Tfp.org, 29 marzo 2025. Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà – Italia.




giovedì 3 aprile 2025

Il Vescovo Strickland: la forza dell'adorazione eucaristica e le radici della crisi ecclesiale



Nella traduzione a cura di Chiesa e post-concilio da LifeSiteNews una recente articolata intervista rilasciata da Mons. Strickland. Dì 3 aprile 2025



(LifeSiteNews) 

Il Vescovo Joseph Strickland ha dichiarato che il passaggio dalla Messa Tradizionale alla Messa Novus Ordo ha portato a un declino nel sacerdozio, e ha criticato la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) per il fatto che i vescovi siano spinti a "dimenticare di essere successori degli apostoli".

L'ex vescovo di Tyler, Texas, rimosso dalla sua diocesi da Papa Francesco nel 2023 dopo aver criticato l'eterodossia del pontefice [qui], ha evidenziato l'approccio più "comodo" e meno "sacrale" della Messa Novus Ordo durante un'intervista di oltre tre ore rilasciata il 20 marzo a Conor Gallagher, CEO della casa editrice cattolica tradizionale TAN Books.

Nell'intervista, Strickland ha raccontato la sua infanzia nella piccola città prevalentemente protestante di Atlanta, nel Texas orientale, dove da bambino partecipava alla Messa in una chiesa missionaria che i suoi genitori avevano contribuito a fondare m raccontando che, quando aveva "del tempo libero in città andavo semplicemente in chiesa a pregare. Nessuno mi aveva detto che fosse una buona cosa da fare, lo sapevo e basta, perché essere cattolici era la cosa più preziosa che avevamo come famiglia."

Nell'intervista, Strickland ha rivelato che inizia ogni giorno con un'ora di adorazione eucaristica, arrivando a dedicarvi fino a tre ore al giorno quando era vescovo di Tyler. Ha attribuito proprio all'adorazione e al Santo Rosario la forza di "resistere" alle autorità ecclesiastiche corrotte e di affermare: "Se dovete rimuovermi, che sia, ma non farò passi indietro sulla verità che credo Cristo ci chieda di insegnare e condividere."

Il vescovo texano ha anche raccontato la sua storia vocazionale e come abbia frequentato un seminario "ortodosso" dopo il Concilio Vaticano II, dove tuttavia non ebbe "alcun contatto" con la Messa Tradizionale e "non gli fu insegnata" la centralità dell'Eucaristia per il sacerdozio.


La Messa Novus Ordo e la formazione sacerdotale alla radice dei problemi nella Chiesa


Strickland ha attribuito la crisi nella Chiesa moderna alla desacralizzazione della Messa e a una formazione che considera i sacerdoti come operatori sociali, precisando che i problemi nella Chiesa "sono davvero radicati in molti modi nella formazione dei sacerdoti a essere attivi, nel mondo, a fare cose buone, a creare banchi alimentari, e a occuparsi di tutte queste attività, avviando senza sosta programmi di ogni genere".

Tuttavia, Strickland ha rivelato di aver compreso, attraverso un approfondimento della sua vita di preghiera, "che essere sacerdote avviene principalmente all'altare eucaristico.", sottolineando, sebbene non gli sia stato insegnato: "Questo è il nucleo, questo è il sangue vitale, questo è l'epicentro della vita di un sacerdote" e lamentando trattarsi di una Chiesa in molti modi desacralizzata", anche con l'abbandono della Messa in Latino Tradizionale.

Le osservazioni di Strickland richiamano il Venerabile Papa Pio XII, che diceva: "Ci sono infatti molte forme di attività che un sacerdote può esercitare per la salvezza del mondo moderno; ma solo una di esse è senza dubbio la più degna, la più efficace e la più duratura nei suoi effetti: agire come dispensatore della Santa Eucaristia, dopo essersene prima abbondantemente nutrito." Il pontefice affermava : "La sua funzione non sarebbe quella propria di un sacerdote se, anche per zelo verso le anime, mettesse in secondo piano la sua vocazione eucaristica".


Strickland: il Concilio Vaticano II ha trasformato i sacerdoti in operatori sociali

Strickland ha affermato che, sulla scia del Concilio Vaticano II e con l'introduzione della Messa Novus Ordo, "penso che tutto questo abbia realmente iniziato a trasformare il sacerdozio in qualcosa di più simile a un operatore sociale, un brav'uomo che fa cose buone, ma non un sacerdote di Gesù Cristo."

"Ci sono molti fattori, ma credo che uno dei più cruciali sia che la liturgia non era più così sacrale," ha detto. "Questo era l'obiettivo: renderla più semplice, renderla più in sintonia con questo mondo."

"Non è più quell'evento mistico che realmente è ogni domenica, ma questa era l'enfasi, e penso che questo si sia riversato in ciò che fanno i sacerdoti, in ciò che fanno i vescovi," ha osservato.

Strickland ha spiegato di essere stato "formato decisamente come un sacerdote del Novus Ordo," descrivendo la nuova Messa come un "sacrificio eucaristico essenziale, dove non veniva enfatizzato il sacrificio, ma piuttosto l'incontro comunitario."

Ha anche raccontato come abbia iniziato a celebrare la Messa in Latino nel 2020, più di 30 anni dopo essere stato ordinato sacerdote. La sua prima Messa in Latino è stata "un'esperienza profonda," ha dichiarato Strickland. "Ricordo la consacrazione vera e propria, voglio dire, stai solo sussurrando comunque, ma riuscivo a malapena a pronunciare le parole. È stato molto emozionante."

"La Messa in Latino Tradizionale resterà con noi," ha dichiarato, prevedendo che "coloro che vogliono eliminarla totalmente" falliranno, citando il "focus soprannaturale" della liturgia tradizionale.

"Cerco di celebrare la Messa Novus Ordo con grande riverenza e grande attenzione al soprannaturale, ma la Messa in Latino Tradizionale, nella mia esperienza, dovresti quasi lottare contro la sua natura soprannaturale, sai, è semplicemente così che è," con le sue numerose genuflessioni, segni della croce, inchini e altri segni, ha detto il prelato.

La USCCB spinge i vescovi a "dimenticare di essere successori degli apostoli"
 
Nell'intervista con Gallagher, il Vescovo Strickland ha inoltre discusso di come i vescovi vengano formati per essere "manager" e "uomini d'affari".

Il momento cruciale di Strickland: scegliere la verità oltre il "modello manageriale"

Ha ricordato un momento decisivo intorno a dicembre 2016, a quattro anni dalla sua nomina a vescovo di Tyler, quando decise di rifiutare l'approccio di tipo "manageriale" impegandosi a proclamare la verità, indipendentemente dalle conseguenze.

Strickland ha riferito: "Ricordo il momento in cui, seduto nel mio ufficio, mi sono trovato a chiedermi: 'Vuoi essere il vescovo in stile manageriale, cosa che stavo osservando – partecipare a riunioni, entrare in commissioni, fare tutte queste cose – o vuoi insegnare la verità?'", affermando: "Sempre più, ciò che la verità significa per me è una persona, è Gesù Cristo, la Verità Incarnata, quindi sento davvero che stavo rispondendo a una chiamata a parlare per Cristo in modo molto chiaro, disposto a fare qualsiasi sacrificio per proclamare la Sua verità".

Ha continuato: "E così ho preso quella decisione e, come ho detto alle persone, per certi versi da allora è stato un vero inferno per certi versi, a causa dell'opposizione, ed è come se dicessero: 'Aspetta un attimo, stai uscendo dai ranghi, non stai seguendo il piano, non stai facendo il bravo manager'".

Il prelato texano ha rivelato di essere stato accusato di "mancanza di fraternità" verso gli altri vescovi perché "diceva cose scomode", sottolineando che la resistenza da parte della "Chiesa istituzionale" nei suoi confronti ha iniziato "davvero a intensificarsi" dopo la riunione della USCCB del novembre 2018, che ha seguito le scioccanti rivelazioni sugli abusi omosessuali riguardanti l'ex cardinale Theodore McCarrick.
Durante quella riunione, Strickland denunciò la promozione del sacerdote gesuita e attivista LGBT Padre James Martin, che ha criticato l'insegnamento cattolico sull'omosessualità, incoraggiato relazioni omosessuali e organizzato conferenze eterodosse e pro-LGBT. [a partire da qui]

Lo scontro di Strickland con la gerarchia ecclesiastica

Diversi vescovi, tra cui il Cardinale Blase Cupich di Chicago, il Cardinale Wilton Gregory, ex arcivescovo di Atlanta e Washington D.C., hanno invitato Martin a parlare nelle loro diocesi. Anche il Cardinale Robert McElroy, attuale arcivescovo di Washington D.C., e il Cardinale Joseph Tobin di Newark, hanno fortemente lodato il suo attivismo LGBT.

Nel corso della riunione Strickland ha interrogato gli altri vescovi: "Crediamo nella dottrina della Chiesa o no?".
Nell'intervista di giovedì ha dichiarato che purtroppo, i vescovi sono "incoraggiati a far parte della Conferenza Cattolica del Texas, a far parte della USCCB e, in qualche modo. a dimenticare di essere successori degli apostoli".

Proclamare coraggiosamente la verità è "un percorso molto diverso da come esercita l'episcopato un vescovo del XXI secolo rispetto a quello che segue la maggior parte dei vescovi e, francamente, un percorso diverso da quello che la Chiesa incoraggia" a causa "della struttura della USCCB.", aggiungendo: "E ho sentito vescovi dire: 'Beh, sai, non farò una dichiarazione. Cosa ha pubblicato la USCCB su questo?' È come se tu fossi l'apostolo della tua diocesi, dovresti sapere meglio di chiunque altro ciò di cui il tuo gregge ha bisogno, e per me non è stato questo il focus".

E ancora: "Allora sono stato accusato di non essere fraterno, ma... come vescovo dovrei semplicemente andare contro ciò in cui credo fondamentalmente sia la cosa giusta e, francamente, con alcune di questi argomenti penso di aver dimostrato di essere dalla parte giusta, ma non è così che la tendenza manageriale voleva che funzionasse."

Strickland ha notoriamente avuto uno scontro con la Conferenza Episcopale Cattolica del Texas, ad esempio, quando hanno pubblicamente osteggiato gli sforzi di una madre per salvare la sua bambina disabile, alla quale i medici avevano deciso di staccare il supporto vitale a causa della "qualità della sua vita." Ma il vescovo di Tyler ha esortato la Corte Suprema del Texas a proteggere la bambina, Tinslee Lewis, che alla fine è stata dimessa dall'ospedale nel 2022.

Il caso di Strickland è simile a quello del Vescovo Daniel Fernández Torres di Porto Rico [qui], un altro strenuo difensore dell'insegnamento cattolico rimosso da Papa Francesco nel 2022 senza alcuna spiegazione ufficiale, presumibilmente a causa del suo sostegno alle obiezioni di coscienza contro i vaccini COVID e perché non era sufficientemente "fraterno."

Il nunzio di Papa Francesco ha fatto pressione sul Vescovo Strickland perché tacesse

Il Vescovo Strickland ha raccontato a Gallagher di aver subito pressioni dal nunzio di Papa Francesco negli Stati Uniti, il Cardinale Christophe Pierre, e dalla leadership della USCCB affinché smettesse di parlare, precisando: "Ho ricevuto alcune telefonate dal nunzio che esortava: 'Vescovo Strickland, sa, deve calmarsi'". "È come dire, beh, se è la verità, non so se posso calmarmi."

Ha aggiunto che la sua rimozione è stata determinata da accuse di essere "irrispettoso verso Papa Francesco" e di "non essere fraterno." Strickland precedentemente aveva accusato Francesco di "minare il Deposito della Fede" e criticato le sue iniziative eterodosse, come il Sinodo sulla Sinodalità [vedi].

Il prelato ha detto nell'intervista che Papa Francesco "sembra essere andato oltre l'ambiguità fino a sfidare realmente ciò che la verità della Chiesa insegna," citando il suo appoggio alle "benedizioni" omosessuali e come "scriva note amichevoli" a Padre Martin.

Ha descritto la Chiesa sotto Francesco come "simile a una famiglia con un padre alcolizzato," sottolineando che "siamo rispettosi" verso l'autorità umana ma che "l'obbedienza alla fine è verso Dio.", affermando: "Alla fine ho fatto quella scelta. Devo essere obbediente alla verità che è Cristo".

"Non c'era alcuna citazione specifica" indicata come motivo della sua rimozione, ha detto Strickland, "ma direi, in generale, che stavo parlando in modi che trovavano dirompenti." Mentre: "Per la parte manageriale, non vuoi essere dirompente."

Strickland ha detto che pensa che il suo allontanamento "sia stato orchestrato per inviare segnali agli altri vescovi, perché si stavano riunendo il giorno dopo che è stato annunciato che ero stato rimosso o sollevato." Ed ha precisato: "Non mi si può dire di smettere di insegnare la Verità Incarnata perché non si adatta al modello sinodale nella Chiesa moderna. Mi è stato detto direttamente di smettere di parlarne, 'Smetti di parlare del Deposito della Fede.' È come dire: 'Smetti di svolgere la tua funzione.'"

"Personalmente non riesco a capire come qualcuno possa dire che il Deposito della Fede deve essere cambiato, e questo termine deve essere tolto dal Catechismo; Non riesco a capire come dobbiamo cambiare tutto questo, dobbiamo reinterpretare totalmente la Sacra Scrittura che conosciamo da secoli, non riesco a capirlo".

Cupich, McElroy, Tobin e Martin hanno tutti suggerito che il Catechismo della Chiesa Cattolica dovrebbe essere modificato per non dire più che l'omosessualità è "disordinata." Afferma Strickland: "Non conoscono il Gesù Cristo che conosco io. Credo di poterla mettere in questo modo. Ciò che Lui dice è in conflitto con questo."




Il rito antico attira i giovani e sbarca sul grande schermo



Arriva in Italia il primo episodio della trilogia La Messa di sempre. Titolo che collega passato e futuro, perché quella Messa non si è estinta, anzi viene riscoperta dalle nuove generazioni e parla anche ai lontani, come spiegano alla Bussola i curatori dell'edizione italiana, realizzata da Amicitia Liturgica, e mons. Nicola Bux.


Documentario




Quella Messa non è finita. E non accenna a finire nonostante i periodici tentativi di dichiarare estinto un rito bollato come “preconciliare”, ma che invece si ostina a risorgere specialmente tra i giovani. Tanto che la definizione di “Messa di sempre” (uno dei mille modi con cui è chiamata la liturgia tradizionale, tridentina, gregoriana e così via) oltre alla continuità con il passato sembra indicare un trend futuro: di sempre, cioè di ieri, di oggi e di domani.

La Messa di sempre è appunto il titolo con cui arriva sul grande schermo, anche per il pubblico italiano (grazie all’opera di Amicitia Liturgica e al contributo di numerosi benefattori), Mass of the Ages, una trilogia che racconta cos’è la liturgia tradizionale, perché è cambiata e soprattutto perché non è mai sparita, anzi manifesta uno slancio missionario che ne fa uno strumento efficace per la nuova evangelizzazione. Appuntamento questa sera, 3 aprile, alle 20:45 a Romano di Lombardia (BG) per la presentazione e la prima visione del primo episodio (Alla scoperta della Messa tradizionale), con l’intervento di mons. Nicola Bux, don Marco Begato e Julio Loredo (Multisala Starplex).

A La Bussola i curatori di Amicitia Liturgica spiegano innanzitutto il perché dell’iniziativa e del notevole impegno che comporta:
Questa trilogia si caratterizza per la freschezza di immagini, di testimonianze e interviste, che ne fa uno strumento attuale oggi, nel 2025. La Messa tradizionale offre una spinta per la nuova evangelizzazione e un documentario che ne parla a 360 gradi può essere un aiuto anche per i lontani, anche per chi non sa cosa sia la Messa in generale.

Come si articola la trilogia?
La prima parte è la presentazione della Santa Messa; il secondo episodio ripercorre cosa è accaduto negli anni del Vaticano II, quindi un confronto con la nuova Messa; infine il terzo testimonia i benefici che accompagnano la diffusione della Messa tradizionale nel mondo.

Da dove nasce l’idea di una edizione italiana?
L’inglese è la lingua più parlata, ma nella Chiesa la lingua ufficiale, de facto, è l’italiano, visto che molti preti o vescovi hanno studiato a Roma. Anche la produzione americana è stata contenta di collaborare vista la maggiore diffusione dell’italiano a livello ecclesiale. E poi noi italiani siamo un po’ restii a vedere un film in lingua originale con i sottotitoli.

Rispetto alla liturgia ordinaria che è più “parlata”, nella liturgia tradizionale parlano soprattutto le immagini, i gesti, l’orientamento, ecc. Immagino che questo renda più facile portare sullo schermo la Messa tradizionale...
Possiamo paragonarla a una sinfonia rispetto al semplice assolo di un solista. Una sinfonia di movimenti, di voci, di canto, di silenzio, in cui ciascuno (e ciascun elemento) fa la sua parte e non tutti devono far tutto (come nel corpo, dove la mano non pretende di fare il piede o viceversa). E trasmette una bellezza che rimanda a Qualcun altro, non si chiude nel cerchio dei partecipanti, anzi lascia trasparire una realtà molto più grande, che allarga la Chiesa militante, presente alla celebrazione, alla Chiesa trionfante del paradiso.
È una testimonianza che invita a mettersi in discussione, superando i preconcetti che spesso impediscono di accostarsi al rito antico: molti sacerdoti testimoniano che con questa Messa la loro vita è cambiata. “Nessuno me ne aveva mai parlato”, confidano, “e da quando la celebro ho iniziato a vivere spiritualmente qualcosa di nuovo, una più profonda intimità con Dio”.



Chiediamo anche a mons. Nicola Bux di spiegarci il "paradosso" (ma solo per chi non la conosce) della dimensione missionaria della liturgia tradizionale: vale ancora oggi, nel terzo millennio?
Il fatto che questa liturgia attiri tanti lontani, in particolare giovani, indica che ha una potenza comunicativa del fatto cristiano maggiore della forma ordinaria. Essa ha un'impatto di annuncio dell'essenziale, cioè che Dio è venuto nel mondo e si è fatto carne. E la liturgia non è altro che riproposizione costante di questa verità.

Allora la realtà non corrisponde alla ricorrente accusa di rubricismo?

L’affluenza soprattutto delle giovani generazioni smentisce questa narrazione, perché i giovani neanche sanno cos'è il rubricismo. È lo stesso che dire "nostalgici". Quando papa Francesco, per esempio, dice di non capire questi giovani, non si rende conto di dove va la storia. Il problema è che nella Chiesa è venuto meno il principio di realtà, caro a San Tommaso e anche a tanti che oggi ne parlano. Ma la realtà bisogna riconoscerla, come ha fatto Ratzinger che, da cardinale, girando per il mondo si è accorto che questa Messa non solo non era scomparsa, ma addirittura riprendeva vigore, continuava e si diffondeva e l’ha guardata senza pregiudizi, da uomo realista qual era. E la realtà è che chi pensava che l'antico rito sarebbe scomparso d'incanto si è dovuto ricredere.

Nel contesto attuale qual è il contributo del documentario La Messa di sempre? Perché può far bene anche a chi non frequenta la liturgia tradizionale?

Esso può contribuire a quella riforma della riforma di cui parlava Ratzinger, perché la correzione dei difetti o delle incompiutezze del nuovo rito non avviene innanzitutto a tavolino, ma nei fatti, con il bisogno di sacro. Che vuol dire che l’uomo ha bisogno di Dio, di avvertire la Sua presenza. Se il nuovo rito è carente sotto questo profilo (anche se personalmente faccio esperienza che lo si possa celebrare con dignità e devozione), il "buon contagio" sul nuovo rito parte dall'antico. Poi come sempre avvenuto nella storia della Chiesa, un giorno l'autorità dirà: “la ricreazione è finita, si torna all'ordine” – e rito è sinonimo di ordine (ordo) –, così avverrà la riforma della riforma preconizzata da Benedetto XVI.






mercoledì 2 aprile 2025

Nell’Oregon il suicidio assistito è sempre più facile




02 Apr 2025

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by Aldo Maria Valli

Stati Uniti 


Nel 2024 lo Stato americano dell’Oregon ha registrato un aumento dell’8% nelle prescrizioni di suicidi assistiti. La cifra, che fa seguito all’aumento del 30% registrato nel 2023, è contenuta nel rapporto annuale dell’Oregon Health Authority sul Death With Dignity Act (Legge sul morire con dignità) dello Stato. Lo scorso anno in Oregon i decessi dovuti al suicidio assistito hanno rappresentato circa l’1% di tutti i decessi.

Il rapporto pubblicato dall’authority mostra che nel 2024 sono state emesse 607 prescrizioni di farmaci letali ai sensi della legge sul suicidio assistito, rispetto alle 561 dell’anno precedente. Si sa che 376 persone sono morte dopo aver assunto questi farmaci, mentre nel 2023 il numero dei decessi è stato di 386. Di questi, 43 pazienti avevano ricevuto le loro prescrizioni negli anni precedenti.

Un dato preoccupante rivelato dal documento è che 23 persone morte nel 2024 dopo aver assunto farmaci letali avevano “superato la prognosi”, il che significa che dopo aver ricevuto la prescrizione erano sopravvissute per più dei sei mesi stabiliti come limite legale per definire una malattia come terminale.

L’83% dei deceduti in seguito a questa terapia aveva più di 65 anni e il 57% soffriva di cancro (in calo rispetto al 66% dell’anno precedente). Inoltre, ventidue persone decedute in Oregon dopo aver assunto la miscela di farmaci letali non erano residenti nello Stato. Ciò è stato possibile grazie all’eliminazione del requisito di residenza, approvata nel 2023 dal governatore democratico Tina Kotek.

Lois Anderson, direttrice esecutiva di Oregon Right to Life, ha definito i dati “devastanti”: “Ancora una volta, il rapporto sul suicidio assistito dell’Oregon mostra un aumento devastante delle prescrizioni letali sia per i residenti dell’Oregon sia per le persone provenienti da altri Stati. Il suicidio assistito legalmente invia un messaggio crudele secondo cui alcune vite, in particolare quelle degli anziani, delle persone con disabilità e condizioni mediche complesse, valgono meno. La vera dignità e compassione si manifestano nell’amore, nella cura e nella compagnia, non nell’offrire la morte come soluzione”.

Il rapporto indica che solo tre pazienti sono stati indirizzati a una valutazione psicologica o psichiatrica, una cifra che rimane costantemente bassa nei rapporti annuali. Anderson ha definito la situazione “profondamente preoccupante”: “Indipendentemente dall’età o dalle condizioni del paziente, una richiesta di suicidio dovrebbe immediatamente innescare una valutazione approfondita della salute mentale. Non offrire questo supporto di base a pazienti vulnerabili è inaccettabile”.

La dottoressa Angela Plowhead, psicologa abilitata specializzata nella valutazione delle capacità cognitive e decisionali, ha dichiarato a Oregon Right to Life che i disturbi dell’umore sono comuni tra le persone con diagnosi terminale, il che può portare a pensieri suicidi. Ha osservato che dovrebbe essere condotta una valutazione “rigorosa” dello stato mentale di chiunque richieda il suicidio assistito. I medici dovrebbero concentrarsi sul trattamento dei disturbi psicologici “in un modo che restituisca la speranza”, anziché offrire la morte come alternativa.

L’attuale legge dell’Oregon richiede che i pazienti ammessi al suicidio assistito abbiano almeno diciotto anni, siano “in grado di prendere e comunicare decisioni in merito alla propria assistenza sanitaria” e “abbiano ricevuto una diagnosi di una malattia terminale che, senza trattamento, porterà alla morte entro sei mesi”. Tuttavia, nella pratica, anche i pazienti affetti da malattie croniche che scelgono di interrompere il trattamento hanno diritto per legge al suicidio assistito.

Jessica Rodgers, direttrice della coalizione Patients Rights Action Fund, ha osservato durante una recente udienza legislativa che condizioni come l’anoressia e il diabete possono dare diritto al suicidio assistito in Oregon.

Dall’entrata in vigore della legge nel 1997, secondo il rapporto dell’OHA, a 4.881 persone sono stati prescritti farmaci letali e almeno 3.243 di queste (il 66%) sono morte dopo averli assunti.

Quest’anno nell’Oregon è stata presa in esame una nuova legge che amplierebbe notevolmente la portata del suicidio assistito. Il disegno di legge 1003 del Senato propone di ridurre il periodo di attesa obbligatorio da quindici giorni a sole quarantotto ore.

Questa proposta ha suscitato una forte opposizione da parte dei sostenitori pro-life, che hanno inviato ai legislatori più di settecento e-mail e presentato 174 testimonianze scritte.


lifesitenews






martedì 1 aprile 2025

Il "suicidio" del cattolicesimo politico






Ventotene e i Padri Fondatori: un equivoco



Di Stefano Fontana, 1 Apr 2025

Non cessa la discussione politica sul Manifesto di Ventotene, rinfocolata anche dalla questione di Romano Prodi che tira i capelli di una giornalista. Su quel Manifesto l’Osservatorio ha già pubblicato i propri interventi e ha già dato la propria valutazione. Si trattava di un progetto in aperta antitesi con i principi della Dottrina sociale della Chiesa, non avrebbe mai dovuto ricevere il sostegno dei cattolici, né i cattolici avrebbero dovuto essere in piazza del Popolo per ricordarlo, come purtroppo è avvenuto, e l’appello di Prodi a tenere conto del “senso della storia”, come egli ha detto alla giornalista “aggredita”, ossia di collocare il Manifesto nel suo tempo, non serve a giustificarlo.

Oggi non intendo quindi parlare ancora di Ventotene, ma di un argomento ad esso collaterale. Nel confronto recente su questo argomento quanti hanno criticato quel Manifesto lo hanno fatto dicendo che era in contrasto con gli obiettivi dei cosiddetti “Padri fondatori” dell’Unione Europea: Degasperi, Adenauer e Schumann. E siccome costoro erano cattolici, si sostiene che il progetto europeista sia esso stesso a fondamento cattolico. La critica a Ventotene si è così trasformata in una lode ai Padri fondatori cattolici e, di conseguenza, ad una valutazione positiva dell’attuale configurazione dell’Unione Europea che da essi sarebbe derivata. Ora, questo approdo dei discorsi su Ventotene non convince fino in fondo.

I partiti della Democrazia cristiana, a cui i tre Fondatori appartenevano, si concepivano come realtà politiche che prendevano voti a destra in chiave anticomunista, data la situazione internazionale del tempo, per trasferirli poi a sinistra. Degasperi stesso aveva detto che la Democrazia Cristiana è un partito di centro che inclina verso sinistra. In quei partiti c’era la piena accettazione della democrazia liberale, quindi di una laicità destinata a diventare laicismo, l’esclusione di una presenza dichiaratamente religiosa in politica e, come avrebbe scritto in seguito Augusto Del Noce, i partiti della Democrazia Cristiana avevano transitato il popolo cattolico verso un secolarismo – o, per meglio dire, un ateismo – di massa.

Anche il pensatore politico Piero Scoppola, nella sua opera “La nuova cristianità perduta”, pur da cattolico di sinistra, aveva sostenuto questa tesi. Come è noto, Antonio Gramsci aveva previsto questo esito, scrivendo su “L’Ordine Nuovo” che in questo modo i cattolici si sarebbero “suicidati”. Del resto, il “suicidio” del cattolicesimo politico, in questo caso italiano, era già iniziato durante la guerra con le iniziative di Franco Rodano che già nel 1943 aveva fondato il Movimento dei Cattolici comunisti, diventato poi nel 1944 la Sinistra Cristiana ed era poi proseguito ampiamente nel Dopoguerra e nei decenni successivi. Negli anni Sessanta e Settanta in tutta Europa i cattolici erano molto vicini a socialisti e comunisti. Sempre per quanto riguarda la Democrazia Cristiana italiana, l’ala sinistra del partito, e in modo particolare i “cattolici democratici” e i Dossettiani, ne fu a lungo la guida ideologica, mentre la destra del partito non esprimeva che un conservatorismo astratto.

Se osserviamo il posizionamento in Europa dei partiti politici eredi della Democrazia Cristiana, come per esempio la CDU tedesca, vi troviamo lo stesso percorso di secolarizzazione piena, attuata ideologicamente con l’assimilazione delle politiche di sinistra, per esempio in termini di Welfare assistenzialista e centralista, di approvazione di leggi contro la vita e la famiglia, della promozione di stili di vita individualisti ed edonisti. Il partito della Von der Leyen o del nuovo cancelliere Merz, il gruppo dei Popolari nel Parlamento europeo, sono gli eredi dei partiti che si chiamavano Democrazia Cristiana, che abbiamo visti sistematicamente alleati di Socialisti e Verdi e molto compenetrati in una ideologia politica laicista. Per questi motivi, non è corretto contrapporre nettamente Ventotene ai Padri Fondatori, perché dalla linea politica tracciata da questi ultimi è poi nata questa Unione Europea che oggi assomiglia molto a quanto previsto dal Manifesto di Ventotene.



(Foto: Monumento-Omaggio-ai-padri-fondatori-dellEuropa-Alcide-De-Gasperi-Robert-Schuman-Jean-Monnet-e-Konrad-Adenauer-foto-di-Geertivp-Wikipedia-Commons)



Dialogo interreligioso o sincretismo religioso e politico?



L'ubriacatura del Ramadan in salsa cattolica non conosce sosta. A Brindisi il pranzo di chiusura del mese islamico è stato fatto nella parrocchia di San Carlo, ma ad invitare i cattolici è stata la comunità musulmana. E il vescovo si è fatto fotografare accanto all'imam locale, già candidato Pd alle elezioni. A riprova che l'islamismo è un progetto politico.


Il Ramadan "cattomano"
Il vescovo presta la parrocchia all'imam candidato Pd



Andrea Zambrano01-04-2025

Dopo l’ubriacatura dei venerdì di Ramadan in parrocchia, non poteva mancare il vescovo che presta la parrocchia ai musulmani che per un giorno diventa casa dell’Islam. È successo a Brindisi dove nella Parrocchia San Carlo di Gesù (fr. Charles de Foucauld) è andato in scena l’evento più clamoroso di questa ultima tornata di “cattoislamismo”: il vescovo e l’imam, tutti assieme in parrocchia per festeggiare la fine del Ramadan e con loro pure l’Anpi e l’Arci. Che cosa c’entrino con questo evento l’associazione dei combattenti partigiani comunisti e la nota associazione ricreativa, sempre di derivazione comunista, è presto detto: ormai l’islamocomunismo si mescola volentieri ai buoni propositi del dialogo interreligioso dove a fare la figura dei gonzi sono sempre i cattolici.

Infatti, l’imam che ha partecipato al pasto domenicale, si scopre che è stato pure un candidato del Partito Democratico alle ultime elezioni amministrative del 2023. Oggi è imam e la sua attività politica precedente non deve aver creato alcun problema ai padroni di casa, cioè il parroco e il vescovo di Brindisi Giovanni Intini.

  

Tutto è chiaro fin dalla locandina di invito: «La comunità musulmana è onorata di invitarti alla Festa di Ramadan». Qualcuno potrebbe pensare che l’evento si svolgerà in un luogo che i musulmani della città pugliese hanno come ritrovo, ma qui casca l’asino: no, la location è proprio la parrocchia di San Carlo. Il curioso corto circuito che ne esce è quello per il quale non è la parrocchia a invitare i musulmani, ma i musulmani a invitare in parrocchia i cristiani. In casa loro. Un vero e proprio regalo fatto agli islamici, almeno per quel giorno, domenica, giorno dedicato al Signore. Un luogo che per un giorno diventa di conquista dell’Islam e sappiamo che cosa significhi questo nella testa di un musulmano, anche non necessariamente radicale o osservante.

Nelle foto postate per l’evento non si può non notare quella di una tavola imbandita con decorazioni a mezzaluna con dietro un muro dove sono appesi due quadretti della Beata Vergine Maria. E se qualcuno pensasse che la cosa possa stonare, questo è niente se si guarda la foto che ritrae il vescovo Intini accanto all’imam.


Solitamente si è soliti pensare che l’imam rappresenti, nell’Islam, il nostro sacerdote, dunque una figura religiosa, ma come è noto, evidentemente non ai gonzi di Brindisi, l’islamismo non è una religione, ma un progetto politico. Infatti, si viene a scoprire che l’imam in questione, tale Khaled Bouchelaghem, non è affatto una figura religiosa e basta, ma qualcosa di più.



Non è difficile, dopo aver fatto una piccola ricerca, scoprire che al di là della sua attività imprenditoriale in quel di Brindisi, il soggetto è stato tra i candidati in consiglio comunale del Partito Democratico nella scorsa tornata amministrativa, nella quale il candidato 5 stelle Roberto Fusco è uscito poi sconfitto nelle urne.

Dunque, Khaled Bouchelaghem, è stato almeno fino due anni fa, un attivista politico del Pd, tanto da finire pure candidato per il partito di Elly Schlein. Oggi, nel suo nuovo ruolo di imam, si fa fotografare accanto al vescovo come se fosse una guida religiosa sganciata da progetti politici e ideologie. Niente di più falso, ma questa è la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che queste iniziative non hanno nulla dell’autentico spirito del dialogo interreligioso, ma sono appannaggio dell’islamismo politico che occupa spazi, impone la sua socialità con la forza della persuasione e grazie all’ignoranza di tanti cattolici che pensano ancora che il dialogo sia un comandamento da onorare costi quel che costi.

Ma che l’operazione sia politica, fatta sotto gli occhi di un vescovo, che difficilmente non si può non inquadrare come complice, è anche la presenza di altre persone al pranzo di Ramadan.


Drissa Kone, ad esempio, è un immigrato maliano, che regge la Comunità africana. Ma sempre lui è membro del direttivo provinciale dell’Anpi. Ora, che il movimento partigiano abbia avuto un suo fulcro nevralgico in uno dei paesi più a sud d’Italia tanto da giustificare la presenza di un Anpi che ne tenga viva la memoria, è cosa che non risulta dai libri di storia.

Ma l’Anpi è da almeno 10 anni a questa parte, morti ormai tutti i partigiani, un’associazione che per rimanere viva deve giustificare un fascismo che in realtà non esiste. Così sposa volentieri tutte quelle cause che giustifichino agli occhi della società civile un rischio fascismo da combattere. E così troviamo il giovane Drissa impegnato in campagne contro il fascismo in Italia, ma pure in Etiopia, come recita la locandina di una mostra organizzata proprio dall’Anpi e che ha visto la presenza, tra i padroni di casa proprio del rappresentante della comunità africana locale e componente dell’Anpi.


Insomma, tra islamocomunismo e partigiani islamisti, il vescovo ha pensato bene di aprire le porte di un luogo di proprietà della Chiesa per questo discutibile connubio, in una miscellanea inestricabile di sincretismo religioso e politico.

Ma questo è solo uno degli aspetti più clamorosi del Ramadan che si è appena concluso. Come la Bussola ha documentato molte parrocchie sono state teatro di cene di fine Ramadan. A questo elenco si aggiunge anche l’ultimo evento in ordine di tempo andato in scena a Prato, dove il vescovo ha concesso agli islamici nientemeno che il cortile della chiesa di San Domenico dove la preghiera musulmana è risuonata domenica.

E questo è niente se si pensa che in alcuni paesi, ormai, i musulmani si prendono addirittura le chiese. Come è successo a Bruxelles, nel quartiere di Molenbeek. Per l’occasione a loro è stata data la chiesa di San Giovanni Battista che è diventata per un giorno un refettorio per il pasto serale dell’Iftar.

Sono lontani i tempi in cui i musulmani venivano fermati in armi a Lepanto e Vienna. Oggi la penetrazione sta avvenendo molto facilmente in una società assuefatta e grazie a partiti come il Pd che aprono volentieri
 le loro strutture alla militanza islamista.


Ma anche grazie alla complicità di una Chiesa che non sa più nemmeno che cosa significhi affermare la propria identità. E il caso di Brindisi lo dimostra e se si pensa che a pochi chilometri di distanza, giacciono i teschi dei martiri di Otranto, che diedero la vita per non piegarsi all’Islam, la cosa da grottesca, diventa persino sconcertante.